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Massimo Ghirotto ciclista padovano, la storia

Redazione - Michele 25 Giugno 2022 7 min read

Massimo Ghirotto ciclista padovano, vincitore di tappe in tutti i grandi giri e quarto al mondiale di Agrigento 1994

Massimo Ghirotto nasce a Boara Pisani il  25 giugno 1961. Scopre la passione per il ciclismo osservando una fiammante bicicletta esposta in una vetrina di un vecchio meccanico di paese.

Massimo inizia a pedalare nel tempo libero, poi in sella ad una bici da donna vince una corsa ai mitici “Giochi della Gioventù”. L’alunno Ghirotto si dimostra particolarmente portato per lo sport del pedale tanto da iniziare a maturare un vero e proprio amore per il ciclismo.

Pedalata dopo pedalata,  affina la sua passione ed a sedici anni entra nella “Mantovani velo club” di Rovigo nella categoria allievi per poi passare tra gli juniores nel 1978 con il G.S. Principe di Boschi Sant’Anna conquistando il Trofeo Città di Badia Polesine, il Trofeo di Roverchiara ed il G.P. Leandro Faggin.

Anche nel 1979 Massimo prosegue nella sua crescita e, a fine stagione, parte per il servizio militare, nella Compagnia Atleti dove può allenarsi e prendere parte alle corse.

Nel 1980 Massimo Ghirotto fa il su suo debutto tra i dilettanti con il Velo Club Mantovani di Rovigo con cui, dopo un primo anno di adattamento alla nuova categoria, nel 1981 conquista il Giro delle tre Provincie in terra toscana, la prestigiosa Astico-Brenta ed il titolo di Campione Veneto di 2° serie. Viene selezionato dalla nazionale italiana per disputare il Giro della Jugoslavia e prende parte al suo primo Giro d’Italia per dilettanti.

Massimo Ghirotto dimostra una grande propensione alla fatica e un instancabile senso del dovere che lo porta ad essere apprezzato da compagni e dirigenti che vedono nel suo rigore e nella sua dedizione una dote sempre più rara.

Nel 1982 il padovano passa al V.C. Mantovani Esoform venendo schierato al Giro d’Italia classificandosi al settimo posto finale e partecipando ai Campionati del Mondo nella prova in linea e nella 100 km a squadre con Bottoia, Cesarini e Pagnin chiudendo al settimo posto finale.

Le sue buone prove tra i dilettanti gli valgono, nel 1983, la chiamata dei professionisti da parte della Gis Gelati di Giorgio Vannucci, direttore sportivo, che ha come capitano Francesco Moser, un vero e proprio mito per il giovane Massimo.

Già al primo anno tra “i grandi” ottiene un interessantissimo secondo posto al Giro di Toscana alle spalle del belga  Alfons De Wolf che ne dimostra le capacità e il potenziale e vince il Campionato Italiano a squadre. L’anno seguente il ciclista veneto è vittima di una brutta caduta durante il Giro delle Fiandre che lo costringe  a riposo forzato per tre mesi e che gli impedisce di essere al via del Giro d’Italia.

Nel 1985 passa alla corazzata Carrera Jeans di Roberto Visentini e Guido Bontempi. In quell’anno è trentesimo alla Milano-Sanremo e fa il suo esordio al Giro d’Italia, completando la corsa al 125esimo posto, ed al Giro di Svizzera chiudendo 81esimo.

Nel 1986 è ancora ai nastri di partenza di Giro ottenendo un terzo posto nella tappa di Cosenza alle spalle di Greg LeMond e Beppe Saronni e completa la cosa al 25esimo posto della generale.

Ghirotto vince una tappa al Giro di Svizzera 1986

Al Giro di Svizzera ottiene, nonostante sia febbricitante, la vittoria nella tappa finale da Bodele a Zurigo precedendo sull’arrivo di due secondi Mario Noris. Ghirotto è anche terzo al Giro di Toscana alle spalle di Claudio Corti e Roberto Visentini

Il 1987 il Giro d’Italia in casa Carrera è segnato dalla divisione tra Stephen Roche e Visentini e Ghirotto si schiera con l’italiano. Massimo fa il suo esordio al Tour de France contribuendo alla vittoria nella cronometro a squadre di Berlino della sua Carrera.

Il veneto conquista tre vittorie personali: al Trofeo Matteotti con 20 secondi di vantaggio su Tullio Cortinovis, alla Coppa Placci precedendo Pierino Gavazzi ed al mitico Trofeo Baracchi assieme a Bruno Leali. Grazie alle sue doti di prezioso e instancabile gregario viene convocato dalla nazionale italiana per i mondiali di Villach 1987 vinti da Stephen Roche.

Nel 1988 chiude al 18esimo posto il Giro d’Italia dopo aver “rischiato” di vestire la maglia rosa al termine della quinta frazione e a giugno conquista il successo al G.P. Industria e Artigianato di Larciano davanti a Stefano Colagè e Gianbattista Baronchelli.

Massimo Ghirotto vince una tappa al Tour de France 1988

Al Tour de France il padovano è sempre protagonista nelle volate, è secondo per un pelo nella Neuchatel-Lievin vinta dall’olandese Nijdam ed il 17 luglio ottiene una rocambolesca vittoria nella quattordicesima tappa, la Blagnac-Guzet Neige: dopo 100 chilometri di fuga lo scalatore scozzese Robert Millar ed il francese Bouvatier sbagliano clamorosamente strada e a pochi metri dall’arrivo è il padovano a “infilare” entrambe gli avversati ottenendo il successo di tappa. Massimo ottiene la convocazione per i Campionati del mondo di ciclismo su strada che si disputano a Ronse in Belgio in cui a vincere è Maurizio Fondriest.

Massimo Ghirotto vince una tappa alla Vuelta 1989

L’anno seguente ottiene la sua prima vittoria alla Vuelta a España nella settima settima tappa da Ávila a Toledo davanti all’olandese Mathieu Hermans ed allo spagnolo José Luis Laguia ed è terzo nella nona frazione con arrivo a Gandìa dietro a Reimund Dietzen e Javier Murguilday. Al Giro d’Italia il padovano sfiora il successo nella 19esima tappa sul traguardo di Tortona quando è preceduto solamente dal danese Skibby.

Ghirotto vince una tappa al Tour 1990

Nel 1990, sempre in maglia Carrera, vive una stagione ricca di soddisfazioni personali:  vince il Giro del Veneto davanti allo svizzero Pascal Richard, il Giro dell’Umbria sull’argentino Daniel Castro, il GP Sanson e, soprattutto fa sua la vittoria nell’ottava tappa del Tour de France da Besancon a Ginevra precedendo, in una voltata a due, l’iberico Eduardo Chozas.

Ghirotto vince una tappa al Giro d’Italia 1991

Nel 1991 Massimo Ghirotto vince la quarta tappa del Giro del Trentino da Molveno ad Arco e, al Giro d’Italia, conquista la Prato-Felino davanti a Michele Moro diventando uno degli atleti in grado di vincere una tappa in tutte e tre le grandi corse a tappe.

Massimo Ghirotto vince la Wincanton Classic 1992

Il 1992 lo vede protagonista vittorioso ancora al Giro del Veneto davanti ad Alberto Elli, alla Tre Valli Varesine precedendo gli elvetici Thomas Wegmüller e Herbert Niederberger, alla Cronoscalata della Futa-Memorial Gastone Nencini e, soprattutto, alla Wincanton Classic, nota anche come Leeds International Classic o Rochester International Classic, precedendo sul traguardo Laurent Jalabert e Bruno Cenghialta. Quell’anno fa parte della vittoriosa spedizione azzurra ai Mondiali di Benidorm in cui a conquistare la maglia iridata è Gianni Bugno.

L’anno seguente abbandona la Carrera per approdare alla ZG Mobili con cui bissa il successo alla Tre Valli dell’anno precedente precedendo i connazionali Francesco Casagrande e Bruno Cenghialta. e conquista l’arrivo di Oropa al Giro d’Italia davanti al forte Marco Giovannetti. il padovano viene nuovamente convocato per i Mondiali che si disputano ad Oslo ’93 e vedono trionfare un giovanissimo Lance Armstrong.

Nel 1994 Massimo conquista nuovamente una vittoria al Giro d’Italia nella Lavagna-Bra davanti al danese Rolf Sorensen e ottiene il primo posto in classifica generale alla Vuelta a los Valle Mineros precedendo Francesco Casagrande e Michele Bartoli.

Massimo Ghirotto quarto al Mondiale 1994

Massimo Ghirotto viene nuovamente convocato in nazionale, questa volta per i Mondiali di Agrigento, e proprio in quell’occasione vive uno dei momenti di massimo fulgore. L’Italia, orfana di Gianni Bugno positivo alla caffeina, si affida a Chiappucci, Bortolami e Fondriest ma Maurizio non è in giornata, Gianluca cade e solo El Diablo risponde presente.

A tre giri dalla fine Davide Cassani gli chiede come sta, il Ghiro è in forma e risponde “molto bene”, a quel punto il CT Alfredo Martini gli dice di fare la sua corsa. Massimo ha esperienza da vendere nelle prove iridate, è alla quinta presenza, e sa cosa si deve e cosa non si deve fare in una simile corsa. I più in forma sono Sorensen, Armstrong Leblanc, Chiappucci e Virenque ma si controllano a vista.

Al penultimo giro, sulla rampa finale, Massimo prova uno scatto secco a cui resistono solo Leblanc e Sorensen, nettamente più forti in una eventuale volata. Ghirotto non collabora e da dietro rinviene Chiappucci con Armstrong, Virenque e Konyshev. Nell’ultima salita parte Leblanc, Massimo urla al Diablo di seguirlo ma Claudio indugia e allora è il Ghiro a seguirlo.

Al primo scatto Ghirotto c’è, al secondo pure ma al terzo allungo del francese il serbatoio è vuoto e la luce si spegne quando mancano poco più di venti metri dal piano. Leblanc è un treno e non vedere più nessuno a ruota centuplicando le sue energie. Alla fine Massimo deve “accontentarsi” di chiudere al quarto posto alle spalle di Chiappucci, Virenque e, appunto, il vincitore Leblanc: medaglia di cartone, quel giorno gli dei non gli sorridono.

Il 1995 è il suo ultimo anno da professionista e, sceso di sella, decide di dedicarsi alla direzione sportiva dapprima con la Roslotto e poi con la Bianchi.

In occasione del Giro 2010 si unisce alla squadra di RadioRai seguendo il commento tecnico in sella alla moto, tappa per tappa, portando un contributo importantissimo nel racconto della corsa.

Nel 2011 collabora assieme al senatore della Lega Nord Michelino Davico e l’ex ciclista Matteo Cravero ad organizzare la corsa ciclistica denominata “Giro di Padania”.

 

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Tags: Carrera Jeans Massimo Ghirotto

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