A Peschici trionfa Izagirre, sfortunati Visconti e Conti

Gorka Izagirre festeggia a Peschici

Parla spagnolo l’ottava tappa del Giro d’Italia 2017: ad imporsi sul traguardo di Peschici è stato Gorka Izagirre Insausti della MovistarTappa finalmente molto emozionante dopo un avvio di Giro tutto sommato un po sonnolento, fin dalla partenza, infatti, si è scatenato un continuo di attacchi e contrattacchi che hanno decisamente movimentato la tappa.

La prima ora di corsa ha segnato una media di addirittura 56 chilometri orari con il gruppo nervoso e tanti team pronti a provare la fuga; al chilometro 60 circa parte la fuga buona composta da tredici atleti a cui si sono aggiunti altri 3 fuggitivi del gruppo. Il gruppo di testa ha rapidamente guadagnato fino a 3 minuti, ma dietro il gruppo non si è arreso tirato dagli uomini Gazprom e Wilier che non avevano rappresentanti davanti.

Luis Leon Sanchez del team Astana, uno dei più brillanti dei fuggitivi ha cercato l’azione solitaria facendo il vuoto sui tornanti del GPM con alle sue spalle il gruppetto in continuo fermento con 12 atleti che comprendeva anche  Kristian Sbaragli, Giovanni Visconti,Valerio Conti e  Lukas Postlberger. Vedendosi inseguito Leon Sanchez si è rialzato proseguendo con il gruppo.

Il gruppo degli inseguitori ha iniziato ad alzare il ritmo e sull’erta finale si sono presentati in 4 con Valerio Conti che scivola sull’asfalto (forse per via di una scritta) e ostruisce Giovanni Visconti, ad approfittarne è  Izagirre che allunga e resiste alla rimonta di un volitivo Visconti che si piazza in seconda posizione.

Tutto invariato in classifica generale, da segnalare un pimpante Landa Meana che ha provato ad allungare sui migliori in classifica ma senza successo.

Tanta sfortuna e delusione per Valerio Conti maglia rosa virtuale: “Avevamo fatto una tappa perfetta con gli attacchi giusti e restati in tre ci credevo veramente, poi quella scivolata che ha rovinato tutto”.

La maglia rosa, Bob Jungels, è stata vittima di una caduta in discesa, un po di preoccupazione per le sue condizioni anche se ha concluso la tappa assieme ai primi.

 

 

Grandi nomi al Tour of California: Majka eTalansky per la generale, Sagan, Kittel e Kristoff per le tappe

 

Il logo del Tour of California

Fa l’esordio nel World Tour il Giro della California e per l’occasione presenta una lista partenti da leccarsi i baffi. Saranno in tanti i pretendenti a un ruolo di protagonista nella corsa americana aperta a più scenari, ecco una analisi della starting list.

Sarà giocoforza assente Julian Alaphilippe, di cui vi abbiamo raccontano le vicissitudini fisiche, ma per le volate sarà presente il campione del mondo Peter Sagan (vincitore dell’edizione 2015) che già da solo garantisce spettacolo e imprevedibilità. A battagliare per gli sprint ci saranno anche Alexander Kristoff, fresco vincitore del GP Francoforte e Marcel Kittel sempre tosto quando si tratta di arrivi al cardiopalma.

Attenzione a John Degenkolb che ha ben impressionato a Francoforte, Andrew Talansky quarto all’arrivo dello scorso anno e Samuel Sanchez, classe e talento da vendere lo scorso anno posizionatosi sesto in classifica generale. Sicuro protagonista sarà il corridore della Bora Rafal Majka (bronzo ai Giochi Olimpici di Rio 2016) e molta curiosità suscita Sam Oomen corridore olandese del Team Sunweb con un solo anno di professionismo alle spalle ma di cui si dice un gran bene.

Promette di far bene Peter Kennaugh, anche se non si hanno informazioni chiare circa il suo stato di forma s attuale, mentre nelle volate di gruppo si metteranno sicuramente in evidenza e i nostri Elia Viviani, che poche settimane fa ha ottenuto la prima vittoria stagionale al Giro di Romandia, e Riccardo Minali.

Il percorso dell’AMGEN Tour of California

L’Amgen Tour of California 2017, scatterà domenica 14 maggio da Sacramento, per concludersi sabato 20 a Pasadena.

La tappa inaugurale di Sacramento di 167 chilometri sarà interamente pianeggiante, con un circuito cittadino finale, la seconda tappa seppur breve (solo 143 km) vede posti, nella sua parte centrale, ben 5 GPM, tra i quali spicca il Monte Hamilton a quota 1.274 metri.

Per la terza giornata di corsa è in programma la Pismo Beach – Morro Bay, una frazione adatta alle ruote veloci e c’è da aspettarsi magari un colpo di Peter Sagan, più adatta alle fughe da lontano la quarta frazione che porterà la carovana da Santa Barbara a Santa Clarita, per un totale di 159 chilometri.

Sarà alla quinta tappa che usciranno gli uomini di classifica con il primo arrivo in salita: a meno di 10 km dal traguardo ci sarà l’ascesa finale con pendenza media oltre l’8%, che si conclude ai quasi 2.000 metri di Mt. Baldy, dove è posta la linea d’arrivo. A seguire la cronometro sul  lungolago di Big Bear Lake, 24 chilometri con la particolarità che saranno in altura, infatti non si andrà mai sotto i 2.000 metri, e questo fattore potrebbe incidere sulla prestazione di diversi corridori.

L’ultima tappa con arrivo a Pasadena presenta 3 GPM e sarà tutto furché scontata.

 

 

Amets Txurruka annuncia il ritiro dalle corse

 

Il basco Amets Txurruka

Amets Txurruka getta la spugna, dopo tanti mesi infruttuosi alla ricerca di un contratto lo spagnolo ha deciso di annunciare il suo ritiro dalle corse.

Amets Txurruka Ansola nato a Markina-Xemein nel novembre del 1982, professionista dal 2006 con la maglia della squadra  italo-sudafricana Barloworld nel 2007 è passato nella Euskaltel-Euskadi, storica formazione di soli atleti baschi. Fin da subito dimostra il suo carattere combattivo e già nel primo anno in “arancione” conquista il l Premio della Combattività al Tour de France.

Nella “Fundación Ciclista Euskadi-Euskadiko Txirrindularitza Iraskundea”, nome completo della Euskatel, ricopre di principalmente il ruolo di gregario e  di cacciatore di fughe. Nel 2013 non ottiene però il rinnovo con la squadra basca e si accasa ad una formazione spagnola Caja Rural (Professional Continental Team). Nella stagione d’esordio con la nuova maglia  torna  al successo aggiudicandosi una tappa e  la classifica generale della Vuelta a Asturias.

Nel 2016 passa alla Orica Greenedge dove si mette in mostra con una serie di piazzamenti che però, vista anche la non più giovanissima età, non gli sono valsi un contratto per questa stagione.

 

 

 

 

 

Sylvain Chavanel vince alla Quattro Giorni di Dunkerque

Silvain Chavanel fa sue tappa e maflia

Vittoria di Sylvain Chavanel sul traguardo di Le Portel nella quarta tappa della Quattro Giorni di Dunkerque.

Il transalpino, classe 1979 già vincitore di tre tappe al Tour de France, grazie ad una azione da perfetto finesseur a poco meno di sei chilometri dall’arrivo è riuscito a staccare i suoi compagni di fuga, che erano partiti nell’ultima difficoltà che proponeva la tappa, per festeggiare a braccia alzate.

Il tentativo dei fuggitivi è partito nell’ultimo passaggio sul Mont d’Ecaul ed era composto da una decina di uomini, poi la fucilata di Chavanel ha fatto saltare il banco. Al secondo posto è giunto Samuel Dumoulin che ha vinto lo sprint per la seconda piazza davanti a Clément Venturini, quarto il nostro Mauro Finetto.

La vittoria di Chavanel ha portato la Direct Energie a quota diciassette vittorie da inizio 2017, certamente un bel numero che testimonia la bella programmazione e il buon lavoro tattico della squadra francese.

Chavanel ha conquistato anche la maglia rosa di leader della 4 Jours de Dunkerque con 10″ su Venturini e 11″ su Dumoulin.

Giro d’Italia vittoria di Caleb Ewan

Caleb Ewan conquista la settima tappa del Giro

E’ Caleb Ewan l’uomo del giorno al Giro d’Italia,  il corridore della ORICA – Scott ha conquistato la settima tappa resistendo, negli ultimi metri, alla rimonta di Fernando Gaviria e Sam Bennett che non sono riusciti però ad avere la meglio sull’australiano.

La tappa è stata caratterizzata dalla fuga di Giuseppe Fonzi (Wilier – Selle Italia), Dmitriy Kozonchuk (Gazprom – RusVelo) e Simone Ponzi (CCC Sprandi Polkowice), partiti fin dalle battute iniziali della tappa e che hanno conquistato un buon vantaggio. Al quarantesimo chilometro però un guaio meccanico ha costretto Pozzi e fermarsi per poi farsi riprendere dal gruppo principale

Mentre davanti i fuggitivi spingono a tutta, dietro il gruppo scottato dalla fuga di ieri controlla, con l’impegno dei team dei velocisti, il loro vantaggio che non sale mai oltre i quattro minuti e che, a 19 chilometri dall’arrivo viene completamente annullato portando inevitabilmente all’arrivo in volata che va a premiare Ewan.

Non cambia comunque la classifica generale con Bob Jungels (QuickStep – Floors) che conserva la maglia rosa: “Anche oggi è stata una tappa difficile, ho preferito correre davanti negli ultimi 10 km per essere al sicuro. Non siamo delusi di non aver vinto con Fernando Gaviria, ha fatto un ottimo sprint e la squadra ha lavorato bene per lui. Non c’è vergogna nell’essere battuti da Caleb Ewan che è un ottimo sprinter”

Fernando Gaviria oggi secondo

Nessun rimpianto per il secondo di giornata, Gaviria, che ammette:  “Ho commesso un errore nel finale ma devo dire che oggi Ewan aveva le gambe che giravano meglio delle mie e ha meritatamente conquistato la tappa. C’è un po’ di rammarico ma ho la convinzione che oggi abbia certamente vinto il più forte”

 

Quintana e la Movistar pronti per il Blockhaus

Quintana attende ill Blockhaus

Dopo sei tappe del Giro d’Italia 2017 il morale in casa Movistar è alto, la tappa di oggi poteva nascondere qualche insidia per Nairo Quintana e soci con la bagarre in gruppo e il vento dare fastidio invece tutto è andato per il meglio. Il colombiano è stato sapientemente scortato dai compagni di squadra e i bookmakers fanno scendere le quote per Nairo.

Fra poco, per l’esattezza domenica, però il gruppo arriverà sul Blockhaus, 13,6 km di salita lunga e dura e li si dovrebbe accendere il confronto diretto tra gli uomini di classifica, e soprattutto i grandi duellanti, Nibali e Quintana, non potranno nascondersi.

Strada stretta e tornanti caratterizzano la salita,  i primi 3 km sono i meno insidiosi con pendenza al 6%. Poi il gioco diventa per duri: 10 km con pendenza media del 9% e picchi che sfiorano il 15%. Leggera contropendenza ai 500 metri dall’arrivo prima di affrontare il rettilineo finale di 200 metri con pendenza all’8%. Traguardo a 1674 metri sul livello del mare.

Daniele Bennati, fido scudiere di Quintana: “Nairo sta bene, la condizione è ottima per tutta la squadra, sull’Etna non era possibile provare ad attaccare perché la salita non permetteva di fare la differenza mentre il Blockhaus è molto più duro e nelle gambe di tutti ci saranno già dieci giorni di corsa. Credo che qualche distacco potrà uscire”

Giro d’Italia: il giorno della fuga di Silvan Dillier

Silvan Dillier vince al Giro d’Italia

E’ stata una giornata segnata dalla  lunghissima fuga di un gruppo ristretto quella di oggi al Giro d’Italia. La corsa non fa quasi tempo a partire che, pronti e via, partono all’attaccano Mads Pedersen e Jasper Stuyven (Trek – Segafredo) assieme Lukas Postlberger (Bora – Argon18). I tre, nonostante il forte vento che ha accolto la carovana rosa in Calabria, riescono a guadagnare subito un buon margine sul gruppo principale che è fortemente segnato dalla bagarre.

Al spalle dei fuggitivi si gettano all’inseguimento prima  Enrico Barbin (Bardiani – CSF), Matteo Busato (Wilier – Selle Italia) e Matej Mohoric (UAE Team Emirates), raggiunti da Jasper De Buyst (Lotto Soudal) ma la loro azione ha poca fortuna in quanto dietro il gruppo è molto nervoso. Vanno cosi all’attacco il nostro Simone Andreetta (che abbiamo intervistato qualche giorno prima della partenza) e Silvan Dillier (BMC) che piano piano riescono a guadagnare sia sul gruoppo principale che sui fuggitivi, tanto da raggiungerli.

La squadra del leader della classifica Bob Jungels (Quick-Step Floors) non si interessa di curare i fuggitivi di giornata e il vantaggio di questi si dilata fino a raggiungere quasi i nove minuti (al transito al Traguardo Volante di Mileto). Visto l’immobilismo della squadra belga sono i team dei velocisti a prendere in mano la situazione con Cannondale – Drapac e Wilier – Selle Italia a spingere per limare il ritardo.

I fuggitivi non desistono però e nonostante a dar man forte per gli inseguitori inizino a collaborare anche CCC Sprandi, Astana e Dimension Data il buco non si colma ed allora il tentativo giunge fino in fondo.

La volata finale del gruppetto è da cardiopalma e la  sesta tappa del Giro d’Italia 2017 si conclude con la vittoria di Silvan Dillier che batte per pochi centimetri in una volata ristretta Jasper Stuyven mentre al terzo posto si piazza l’ex maglia rosa Lukas Postlberger (Bora-hansgrohe).

 

 

Niente Tour per Julian Alaphilippe

Julian Alaphilippe salterà il Tour de France

La Quick Step Floors ha  comunicato l’assenza di Julian Alaphilippe al prossimo Tour de France, in programma dal prossimo 1 luglio.

Il ventiquattrenne francese in questa stagione ha conquistato una vittoria di tappa e un posto ne primi 5 alla Parigi-Nizza oltre al terzo posto nella Milano-Sanremo ma, a seguito di una caduta durante il Giro dei Paesi Baschi il transalpino, diventato professionista nel 2014, è stato costretto a fermarsi per via di una fortissima e violenta botta al ginocchio destro.

In un primo momento lo staff medico che lo ha preso in cura aveva optato per un periodo di riposo conservativo che apparentemente poteva garantire il recupero senza necessità di interventi chirurgici. Evidentemente cosi non è stato e Alaphilippe è stato sottoposto a un intervento chirurgico presso una clinica di Herentals, in Belgio.

Per il bravo corridore francese saranno necessario almeno due settimane di riposo totale e poi dovrà sottoporti a riabilitazione che non gli consentiranno di salite in sella prima dell’inizio di giugno

“Purtroppo il Tour de France era il mio obiettivo dichiarato per questa stagione, ho saltato già le classiche del nord ed ero convinto di potermi presentare alla Grand Boucle per fare bene, sono veramente a terra! Ora però devo concentrarmi su di me e cercare di tornare in forma per la seconda parte della stagione per togliermi qualche soddisfazione”.

 

 

Intervista ad Elisa Longo Borghini

Elisa Longo Borghini bronzo a Rio 2016Ospitiamo oggi Elisa Longo Borghini una delle atlete di punta del ciclismo tricolore. Nata ad Ornavasso provincia del Verbano-Cusio-Ossola nel 1991, a discapito della giovane età vanta una serie di vittorie di tutto rispetto e in questo 2017 si è imposta alle Strade Bianche.

Ciao Elisa, grazie per la tua disponibilità, sei ancora giovanissima ma hai già un palmares da campionessa, ricordi il momento in cui hai deciso di praticare il ciclismo come sport?

Ciao e grazie mille per avermi detto di avere già un palmares da campionessa e per darmi della ” giovanissima” 🙂 Ho iniziato a correre a nove anni e lo stimolo principale è arrivato da mio fratello che  già andava in bici e io volevo emularlo.

Il 7 agosto 2016 data indimenticabile, conquisti il bronzo ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, che emozioni provi a pensarci a distanza di qualche mese?

Per me è stata un’ emozione incredibile e se ci penso ancora adesso mi vengono i brividi. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta!

Hai un campione o una campionessa del ciclismo che ti ha ispirato?

Non ho idoli particolari, non li ho mai avuti sinceramente. Ho però una persona che mi ha sempre ispirata che è mio fratello Paolo. Lui ha fatto il professionista undici anni e per me è stato un esempio di sport e di vita.

Il ciclismo è uno sport individuale a squadre ma spesso i legami che si creano nel gruppo sono indissolubili, come ti rapporti con le tue compagne di squadra?

Nella mia squadra, la Wiggle High5, c’è un bellissimo ambiente. Noi ragazze andiamo molto d’ accordo e in gara lavoriamo molto bene. È importante avere un buon rapporto perché l’ armonia rende il lavoro migliore!

Ciclismo vuol dire sacrificio, in sella e giù dalla sella, perché una ragazza dovrebbe seguire le tue orme e puntare al ciclismo come sport?

I sacrifici sono alla base di ogni sport, non solo del ciclismo. Lo sport dovrebbe essere inteso anche come veicolo di valori e quindi come educazione della persona.

Cosa ami fare nei momenti liberi dall’attività agonistica?

Quando non corro, mi alleno. Quando non mi alleno cerco di passare più tempo possibile con le persone che amo: la mia famiglia, il mio ragazzo e i miei amici. C’è poco tempo, è vero, ma ho imparato a dare importanza alla qualità piuttosto che alla quantità di ore passate con i miei cari.

Che musica ami ascoltare?

La musica mi piace tutta. Quando voglio rilassarmi a volte ascolto un po’ di musica classica. I miei gruppi preferiti sono i Coldplay e gli Oasis.

Come ti vedi tra vent’anni?

Penso che tra vent’ anni non sarò più una ciclista 😉 Spero di avere una famiglia e di fare la poliziotta. Ora sono nel gruppo sportivo Fiamme Oro e per me è un grande onore. Alla fine della carriera sportiva vorrei prestare servizio; è un modo per “ripagare” chi ha creduto nelle mie capacità e supportato nella mia attività sportiva

Recensione: El Diablo Racconta di Beppe Conti

La copertina de “El Diablo racconta”

E’ da pochissimo uscito in edicola il libro di Beppe Conti “El Diablo Racconta – Chiappucci una vita in fuga”, edito da Graphot Spoon River

Chi non ricorda quel caldo sabato pomeriggio di Luglio sulle strade del Tour? Come dimenticare Claudio Chiappucci ,che qualche anno prima da illustre sconosciuto aveva fatto impazzire i tifosi francesi portando quasi fino a Parigi la maglia gialla, dominare il Sestriere con un’azione folle, pazza, d’altri tempi, in puro stile “Diablo”.

Beppe Conti confeziona un libro stupendo, carico di racconti e di aneddoti direttamente dalla voce di Claudio e di chi ha vissuto quegli anni al suo fianco. Indimenticabili i racconti della Milano – Sanremo del ’91, del Sestiere, dei mondiali, dei Giri e dei Tour, le storie dei compagni e dei rivali.

Tantissimi i contributi dei colleghi tra cui Mario Cipollini, Franco Chioccioli, Moreno Argentin, Davide Cassani e tanti altri. Davvero un libro da non perdere per i “Chiappucciani” ma in generale per tutti gli amanti del ciclismo epico.

Un libro che si legge tutto d’un fiato e che ti lascia dentro quel senso di lucida follia che ha da sempre segnalo le imprese del Diablo.

In italia mi avevano già chiamato l’omino di ferro, l’uomo bionico, Calimero, lo stakanovista, Giamburrasca. Ma El Diablo è il più bello”