Angliru la salita del Chava

Jimenez sull'Angliru nel 1999

Jimenez sull'Angliru nel 1999

Angliru la salita di  José Maria Jimenez

Angliru, la tappa regina della Vuelta Espana, introdotta nel 1999 fu il momento di massimo splendore di Jose Maria “El Chava” Jimenez

Angliru è un nome che incute timore, in Spagna ma in tutto il mondo. Una delle salite più micidiali al mondo assieme al Mortirolo e il Monte Zoncolan, una di quelle salite che se le vinci ti aprono le porte della gloria. I suoi 12 km e i suoi dislivelli feroci, con pendenze che superano il 20%, hanno permesso di scrivere epiche vittorie e dolorose sconfitte.

Uno dei simbolo dell’Angliru è il campione spagnolo Josè Maria “El Chava” Jimenez.  E quando nel 1998 gli organizzatori, che stavano lanciando la corsa iberica come alternativa credibile a Giro d’Italia e Tour de France, decisero di inserirla l’anno successivo il loro obiettivo era quello di far sfidare i due scalatori top del momento: Marco Pantani e, appunto, Jimenez. La “scoperta” si questa terribile salita arriva grazie ad un articolo di  Mario Ruiz del 1996 sulla rivista “Ciclismo a Fondo” e intitolato: Affronta la vetta più dura della Spagna“.

SE C’È QUALCUNO CHE DEVE AVERE PAURA, NON SONO DI CERTO IO. NON C’È DA PREOCCUPARSI SE QUEL GIORNO SI AFFRONTA IL PERCORSO CON IL RAPPORTO ADEGUATO” (JOSE’ MARIA JIMÉNEZ)

Purtroppo in quel settembre del ’99 Marco non fu presente per le note vicende di Madonna di Campiglio mentre il Chava arrivò in grande spolvero. Era un giorno piovoso, il cielo era grigio come un blocco di ghisa. Davanti a tutti c’era Pavel Tonkov che si stava involando alla vittoria di tappa. Quando arrivò il tratto più duro, quello che ti spacca le gambe con pendenze sopra il 20% ecco che Jimenez affianca Roberto Heras e si ricorda di essere lo scalatore numero uno di Spagna. Si alzò sui pedali e leggero, iniziò a tagliare le nuvole basse e in un paio di chilometri piombò sul russo, la volata finale fu sua senza nemmeno battaglia. Pavel ripreso in quella maniera abbassò bandiera bianca.

Dopo l’arrivo El Chava era felice:

 “Ero in debito con me stesso, con il team e con i tifosi e questa è stata la mia vittoria più grande.Gli organizztori avevano messo questa salita pensando a me e non potevo deluderli”.

Ancor più significativa e toccante la dedica:

“Voglio dedicare questa vittoria a Marco Pantani. So che sta vivendo un momento difficile e mi mi piacerebbe incoraggiarlo”

 

Nonostante firma prestigiose come appunto quelle di Heras, Contador o Simoni, questa resterà per sempre la montagna di Josè Maria Jimenez, il “Pantani di Spagna”

Quello fu uno dei momenti migliori della carriera del Chava, atleta dalla classe cristallina ma tormentato nell’anima. Era un campione Jimenez ma la sua testa non reggeva l’ambiente. Nel 2002 disse al suo DS Eusebio Unzue che non se la sentiva più di correre in bicicletta. Aveva bisogno si isolamento, gli sarebbe mancata la folla che lo incitava, le urla del pubblico ma il vuoto che sentiva dentro di sé lo spinse a quella scelta. Si sposò nel 2003, si trasferì in campagna per trovare serenità ma non vi riuscì.

Venne ricoverato alla San Miguel, una clinica psichiatrica di a Madrid gestita da suore. Quel luogo divenne la sua casa fino alla notte del 6 dicembre di quell’anno. “Mi fa male la testa” disse al fratello Juan Carlos. Alle otto e mezza di quella stessa sera El Chava si alzò sui pedali e salutò tutti per sempre.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *