Jolien D’Hoore tappa e maglia in Norvegia

Jolien D’Hoore fa doppietta al Ladies Tour of Norway 2017

Jolien D’Hoore

Jolien D’Hoore

Jolien D’Hoore, la campionessa belga della Wiggle High5, ha trionfato nella frazione del Ladies Tour of Norway 2017, da Halden a Mysen per 101 km precedendo Gracie Elvin (Orica-Scott) e Christine Majerus (Boels-Dolmans). Ottimo questo posto per la nostra Elisa Balsamo: la 19enne della Valcar PBM si è lasciata alle spalle Marianne Vos (WM3 Energie) e Chloe Hosking (Alé Cipollini).

Grazie all’abbuono di tappa la D’Hoore fa il doppio colpo balzando anche al comando della classifica generale, nella quale ha ora 2″ su Vos, 6″ sull’ex leader Ellen Van Dijk (che aveva conquistato il prologo iniziale ad Halden sulla distanza di 3400 metri).

 

 

 

Creare una generazione di ciclisti? si può!

Creare una generazione di ciclisti nel nostro paese sarebbe un salto in avanti

Creare una generazione di ciclisti

Ciclismo amatoriale

Creare una generazione di ciclisti nel nostro paese ? Missione difficile ma non impossibile. Certo se si osservano le percentuali odierne di italiani che usano la bicicletta si trovano percentuali da prefisso telefonico. Se si togli a questo numero la quota dei “ciclisti della domenica” o dei cicloamatori il quadro è, rispetto a molti paesi europei, sconfortante.

Molti utilizzatori delle due ruote italici, poi, non lo fanno per indole ma solo per “necessità” il che crea il panorama di un paese privo di cultura ciclistica.

Creare una generazione di ciclisti, come?

Se si osserva uno dei paesi più virtuosi per l’uso della bicicletta, l’Olanda (vedi articolo sul maxi parcheggio di Utrecht) è facile capire come l’uso della bicicletta sia uno degli insegnamenti, quasi degli imprinting che i genitori fanno ai figli. Purtroppo l’Italia ha la cultura che anche solo per andare alla scuola vicino a casa sia necessario impiegare l’auto. Politiche della mobilità dei bambini dirottandoli verso il “piedibus” o il “bicibus” potrebbe modificare la loro visione dello spostamento. Non più auto-centrico ma bici-centrico.

La rivoluzione culturale parte dalle nuove generazioni, non basta creare una pista ciclabile, spesso senza fatta senza logica né collegamenti idonei per creare una generazione di ciclisti, certo è un passo avanti ma non basta.

Sarebbe bello se, oltre alla sperata norma “salva ciclisti” si provasse a cambiare la cultura dello spostamento, non delle nostre generazioni ormai sedimentate sul trasporto con auto, ma sulle prossime generazioni con una attenta pianificazione della visione di “spostamento”.

 

 

 

Alexis Vuillermoz vince il Tour du Limousin 2017

Alexis Vuillermoz vince il Tour du Limousin 2017, doppietta Wanty nell’ultima tappa

Alexis Vuillermoz

Alexis Vuillermoz

Alexis Vuillermoz vince il Tour du Limousin 2017 mentre sul sul terzo gradino del podio finale si classifica il nostro  Francesco Gavazzi (Androni-Sidermec).

L’ultima tappa è caratterizzata da tanti scatti che vedono tra i protagonisti anche atleti di primo piano come Mathieu Van Der Poel (Beobank – Corendon), ma a riuscire nell’azione buona sono due esponenti della Wanty – Groupe Gobert:  Guillaume Martin e Jérôme Baugnies, che arrivano ad avere un vantaggio fino a tre minuti, prima di entrare nel circuito finale con il gap inferiore ai due minuti.

I due mantengono un buon vantaggio mentre da dietro si muovono  il francese Roman Seigle della FDJ e i due italiani Mauro Finetto (Delko Marseille-Provence KTM) e Matteo Busato (Wilier Triestina-Selle Italia) ma ad aggiudicarsi la tappa è Guillame Martin, il ciclista filosofo (il francese vanta una Laurea, appunto, in filosofia) che taglia il traguardo davanti al compagno di fuga e di squadra Baugnies.

Con il nono posto odierno e con gli abbuoni conquistati ai traguardi intermedi, Alexis Vuillermoz sorpassa Elie Gesbert (Fortuneo-Oscaro) e conquista la classifica generale del Tour du Limousin 2017 in cui al terzo posto c’è Francesco Gavazzi.

 

Kasper Asgreen vince al Tour de l’Avenir

Kasper Asgreen vince la prima tappa al Tour de l’Avenir

Kasper Asgreen

Kasper Asgreen

Kasper Asgreen vince la frazione inaugurale della cinquantaquattresima edizione del Tour de l’Avenir. La tappa è stata caratterizzata da una fuga che oltre ad Asgreen comprendeva Franck Bonnamour e Valentin Madouas (Francia), Georg Zimmermann (Germania), Alan Riou (Bretagna), Egan Bernal e Daniel Martínez (Colombia), Matthew Teggart (Irlanda), Tobias Foss (Norvegia), Pascal Eenkhoorn (Paesi Bassi) e Pavel Sivakov (Russia) fresco vincitore del Giro d’Italia under 23 e al centro di non poche polemiche per aver abbandonato il BMC Development Team.

Quando mancavano 2.5 km alla conclusione il danese è scattato e ha lasciato sul posto i compagni di avventura, poi ripresi dal gruppo.Il finale è stato serrato. Kasper Asgreen in fuga solitaria, sfruttando le sue grandi doti da cronoman (di recente ha vinto l’oro europeo Under23 in questa disciplina), riesce a contenere la rimonta del gruppo e ad imporsi a braccia alzate con 4 secondi di vantaggio sul grupponeregolato da  Kristoffer Halvorsen (Norvegia), il quale ha preceduto l’azzurro Imerio Cima.

Con i migliori è arrivato anche Matteo Fabbro, capitano dell’Italia che punta alla classifica generale: il giovane scalatore passerà professionista nel 2018 con la Katusha-Alpecin.

Domani è in programma la seconda tappa, con partenza da Inzinzac-Lochrist ed arrivo a Bignan dopo di 132.4 km teoricamente adatta alle ruote veloci del gruppo.

Utrecht il parcheggio bici più grande del mondo

Utrecht apre il parcheggio bici più grande del mondo

Utrecht

Il parcheggio di Utrecht

Utrecht ha inaugurato un parcheggio per sole biciclette record: è il più grande al mondo. Tutto è partito con i lavori  di progettazione e riqualificazione della nuova stazione ferroviaria della città. L’idea che nella mentalità italiana può sembrare una “follia” (in totale potrebbero essere 12.000 le biciclette ospitabili), in realtà è frutto di uno studio approfondito in quanto ad Utrecht così come ad Amsterdam e a L’Aia, il problema del sovraffollamento di biciclette non è uno scherzo e le amministrazioni sono alla ricerca di soluzioni più o meno innovative.

Il progetto era partito nel 2013 e ora prende vita l’intero progetto che prevede nuovi spazi per la cultura e il tempo libero, edifici a ridotte emissioni, la riapertura di un canale che era stato chiuso negli anni ’70 oltre che al succitato parcheggio.

Va considerato che ad Utrecht il 40% degli spostamenti su distanze inferiore ai 5km avviene a mezzo bicicletta questo spiega l’impellente necessità di garantire parcheggi adeguati sia numericamente che dal punto di vista delle strutture per le nostre amate due ruote.

Samuel Sanchez posivito al GHRP-2

Samuel Sanchez posivito ad un controllo antidoping.

Samuel Sanchez posivito

Samuel Sanchez

Samuel Sanchez posivito all’antidoping,  lo annuncia la BMC comunicando di aver ricevuto notifica ufficiale dall’Uci di una potenziale violazione anti-doping per la presenza di GHRP-2 e del suo metabolita (ormone della crescita), in un controllo anti-doping fuori competizione.

Come accaduto prima di Giro quando furono fermati Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni e prima del Tour quando toccò ad André Cardoso, anche prima della Vuelta sale alla ribalta un caso di positività ma ben diverso è lo spessore di colui che non partirà all’appuntamento iberico.

In attesa delle controanalisi, Samuel Sanchez – che ha 39 anni ed è stato vincitore dei Giochi Olimpici a Rio 2016 – è stato  sospeso dal team, con effetto immediato.  Al posto dell’esperto asturiano la compagine statunitense ha convocato Loïc Vliegen, il ventitreenne belga affronterà dunque la sua prima corsa di tre settimane in carriera.

Nairo Quintana: resto alla Movistar!

Nairo Quintana: resto alla Movistar anche nel 2018!

Nairo Quintana

Nairo Quintana

Nairo Quintana ha voluto tranquillizzare tutti i fans personali e della Movistar con un tweet in cui ha dichiarato di restare nel team iberico anche per il prossimo anno. Con questa mossa, il colombiano ha spento tutte le voci e le indiscrezioni di mercato che lo volevano pronto a rompere il proprio contratto con il team di Eusebio Unzué.

Il 27enne corridore colombiano ha spiegato con poche parole che il prossimo impegno sarà quello di rappresentare la Colombia al Campionato del Mondo di Bergen mentre per il 2018 l’obiettivo sarà il Tour de France da conquistare con la Movistar.

Nairo Quintana è reduce da una stagione abbastanza deludente con una prova un po’ incolore al Giro d’Italia e con un Tour de France del tutto anonimo, i tanti movimenti di mercato che stanno coinvolgendo i big delle due ruote (tra tutti lo spagnolo Landa che ha firmato con la Movistar) avevano creato non poche voci attorno al colombiano anche sulla scorta di alcune indiscrezioni di riviste specialistiche che avevano ipotizzato una pesante litigata tra Nairo e Unzué.

Claudio Cucinotta intervistato da Ciclonews

Claudio Cucinotta intervistato da Ciclonews circa la preparazione atletica dei corridori

Claudio Cucinotta intervistato

Claudio Cucinotta

Ospite di oggi è Claudio Cucinotta ex professionista dal 2006 al 2010 con le maglie di Tenax, LPR e De Rosa. Dopo l’attività agonistica, Claudio Cucinotta si è dedicato allo studio della preparazione atletica ed attualmente collabora con la Bardiani CFS.

Ciao Claudio e grazie per la tua disponibilità, come è nata la tua passione per il ciclismo?

Grazie a voi per l’ospitalità, ho iniziato a correre da G3, avevo provato molti sport precedentemente, ma alla fine quello che mi è piaciuto di più sin da subito è stato il ciclismo.

Hai avuto una carriera come professionista, quali ricordi conservi di quel periodo?

Ho fatto 5 anni da professionista, i ricordi più belli sono quelli legati alle 3 vittorie (tappa al Giro di Slovenia e 2 tappe al Giro del Giappone), alle volate tirate a Petacchi, e alle gare in Belgio, le mie preferite per la tipologia di percorso e per il calore e l’interesse degli spettatori.

Il ciclismo è uno sport di fatica, come valuta Claudio Cucinotta il modo di approcciarsi a questo sport nelle categorie giovanili?

Il ciclismo giovanile è ricco di sfaccettature e non è mai facile generalizzare. Sicuramente ci sono alcune realtà in cui le pressioni e l’esasperazione nei confronti dei ragazzi sono troppo elevate, ma anche altre in cui l’aspetto ludico e formativo sono preponderanti, come dovrebbe essere quando si ha a che fare con ragazzi giovani. L’obiettivo di queste categorie dovrebbe essere quello di far appassionare i ragazzi al ciclismo e allo sport in generale, e di formarli per essere in grado di affrontare nel miglior modo possibile qualsiasi situazione, nello sport come nella vita.

Che importanza ha, secondo Claudio Cucinotta, la multidisciplinarità (Mtb, pista, strada) per rendere completo un giovane corridore?

Proprio la multidisciplinarietà rappresenta probabilmente il metodo migliore per formare degli atleti che sappiano guidare la bici in ogni condizione, creando in loro un grande bagaglio di esperienze che potranno applicare nelle più svariate situazioni. Ultimamente l’esempio più evidente ed utilizzato è quello di Sagan: probabilmente sarebbe andato forte in bici anche se da piccolo avesse corso solo su strada o magari anche se avesse giocato a golf, ma sicuramente non avrebbe acquisito la padronanza del mezzo che dimostra nelle situazioni più estreme. La tecnica di guida dipende dalle capacità coordinative, la cui possibilità di apprendimento è massima proprio nelle fasce di età corrispondenti alle categorie giovanili. Pertanto, più esperienze motorie faranno i ragazzi in questo periodo della loro vita, e maggiore sarà il bagaglio tecnico che potranno portare con loro nelle categorie successive.

Come è cambiato il ciclismo e la preparazione del ciclista da quando Claudio Cucinotta era un  pro ad oggi?

Sono passato professionista nel 2006 e ho fatto l’ultimo anno nel 2010, non sono passati quindi tantissimi anni. Nonostante ciò, qualcosa è cambiato nei metodi di allenamento, soprattutto grazie alla diffusione praticamente totale del misuratore di potenza. La tendenza è quella di privilegiare allenamenti ad alta intensità a discapito della quantità. La “vecchia scuola” prevedeva allenamenti molto lunghi, anche oltre le 7 ore a volte, ad intensità relativamente basse. Adesso è difficile vedere professionisti che si allenano per più di 6 ore (io personalmente difficilmente faccio andare oltre le 5h – 5h30′), ma all’interno di esservi sono numerosi tratti affrontati ad intensità di gara e a volte anche superiori.

Quanto è importante la tecnologia per studiare le prestazioni degli atleti e predisporre piani ad hoc?

La tecnologia è fondamentale sia per l’atleta, per riuscire ad allenarsi con precisione alle intensità corrette, che per il preparatore, che può analizzare con estrema precisione ciò che l’atleta fa, sia in allenamento che in gara. In questo modo, grazie all’interazione tra atleta e allenatore, e al controllo da parte di entrambi dei parametri soprattutto di potenza, sarà possibile impostare con maggior precisione i programmi di allenamento, per far arrivare l’atleta nelle migliori condizioni possibili quando realmente conta. Ovviamente non stiamo parlando di matematica, ma di esseri umani, pertanto non sempre è possibile prevedere tutti i fattori che determinano una prestazione. È proprio in questo che entrano in gioco la sensibilità e l’esperienza dell’allenatore e dell’atleta. Ovviamente stiamo parlando di atleti evoluti, dilettanti o professionisti. Come già detto nelle categorie giovanili non dovremmo parlare di allenamento ma di divertimento, i primi allenamenti strutturati e specifici potrebbero iniziare (più a scopo didattico che di miglioramento della performance, a parere mio) dalla categoria allievi. Mi capita spesso di avere richieste da parte di genitori di ragazzi esordienti, o addirittura giovanissimi, di testare i propri figli per impostare una programmazione dell’allenamento: mi sono sempre rifiutato di farlo, cercando di far capire ai genitori che a quell’età è troppo presto, i ragazzi devono divertirsi e imponendo loro degli allenamenti troppi strutturati, rischiano di annoiarsi e di abbandonare il ciclismo precocemente per mancanza di divertimento.

Quali sono le principali differenziazioni nei programmi che svolgono le varie “tipologie” di ciclisti?

L’allenamento ovviamente si differenzierà in base alla tipologia di atleta e la disciplina praticata. È ovvio che l’allenamento per un velocista della pista sarà profondamente diverso rispetto a quello di uno scalatore, mentre saranno molto più simili quelli di un biker che fa marathon e di uno stradista scalatore. Ci saranno molti elementi in comune anche tra due stradisti, ad esempio un velocista ed uno scalatore: dopotutto, i percorsi che affrontano, ad esempio in un grande Giro, sono gli stessi, quindi anche un velocista dovrà allenarsi in salita, ed uno scalatore abituarsi a fare volate in pianura. Si differenzieranno invece alcuni allenamenti specifici, volti al miglioramento delle doti di sprint nel primo, e alle salite nel secondo. Molto diversi saranno invece gli allenamenti di un velocista della pista e di un velocista su strada: il primo deve affrontare un torneo di velocità o un keirin in cui dovrà affrontare 4-5 volate massimali di 20″-30″ in un giorno, il secondo dovrà fare una sola volata ma al termine di una tappa di 200km, magari anche con 2000m di dislivello. La tipologia di allenamento andrà quindi adattata soprattutto al modello prestativo della gara che si dovrà affrontare, e ovviamente alle caratteristiche dell’atleta.

Come si gestisce la fase di recupero dopo un grande giro?

La questione della fase di recupero dopo un grande Giro è molto delicata e complicata. Come rispondo nella maggioranza dei casi quando mi viene fatta una domanda specifica sull’allenamento, la risposta è “dipende”. Dal tipo di atleta (ha fatto classifica? Ha tirato tutto il giro per il leader? O è un velocista che ha dovuto far fondo a tutte le sue energie per arrivare alla fine?), da come ha finito il giro (in crescendo o in calando?), e da quando dovrà rientrare alle gare. Non è possibile pertanto dare una risposta univoca, in quanto “dipende” dai fattori sopra elencati.

Elie Gesbert vince al Tour du Limousin

Elie Gesbert conquista la prima tappa del Tour du Limousin

Elie Gesbert

Elie Gesbert festeggia al traguardo

Elie Gesbert, ventiduenne della Fortuneo-Oscaro, coglie il secondo successo stagionale, dopo quello ottenuto al Tour de Bretagne, nella prima tappa del Tour du Limousin. Secondo i pronostici ci si attendeva una voltata per decidere la prima frazione ma cosi non è stato.

Dopo 45 km di corsa sono usciti dal gruppo in due: Flavien Dassonville (HP BTP-Auber 93) e, appunto, Gesbert. I due hanno portato avanti la fuga con decisione e il loro vantaggio arriva a sfiorare i cinque minuti. Quando le squadre dei velocisti organizzano l’inseguimento è ormai troppo tardi e, sullo strappetto conclusivo, il più giovane dei due ha staccato l’avversario, che in precedenza aveva provato l’assolo nel tratto in pianura.

A trionfare è quindi Elie Gesbert, alle sue spalle Dassonville mentre la terza piazza va al campioncino del ciclocross (e non solo) Mathieu Van Der Poel (Beobank – Corendon). Miglior italiano è Francesco Gavazzi giunto ottavo.

 

Stephen Wooldridge morto a soli 39 anni

Stephen Wooldridge morto all’età di 39 anni, era stato olimpico per l’Australia

Stephen Wooldridge morto

Stephen Wooldridge

Stephen Wooldridge morto all’età di soli 39 anni nella sua Australia, nazione per cui era stato oro alle Olimpiadi di Atene 2004. Nel 2015 l’australiano era stato inserito nella NSW Sports Hall of Fame in onore alle sue performance di altissimo livello in pista e su strada. Stephen Wooldridge era un ex membro del Comitato Olimpico Australiano per il ciclismo ed aveva radici in tutta la Comunità ciclistica Australiana.

La carriera di Wooldridge nel ciclismo iniziò molto giovane presso il St George Cycling Club nel New Galles del sud, Phil Bates (presidente del club) ha dichiarato “Steve è stato un grande corridore e uomo è rimasto fortemente legato al club di origine nonostante i successi olimpici e mondiali non ha mai fatto mancare il suo appoggio all’Alma Mater, non potremo mai dimenticare la sua figura positiva”.

John Coates,Presidente dell’AOC, lo ricorda cosi: “Stephen Wooldridge dopo aver smesso con l’attività agonistica è rimasto sempre molto legato al mondo del ciclismo australiano, si è sempre impegnato per la raccolta fondi per finanziare l’attività delle squadre nazionali su pista”.

Persona solare e sempre sorridente era noto per la sua generosità d’animo, lascia la moglie e due figli