Filippo Simeoni l’uomo che accusò Lance Armstrong

Filippo Simeoni ebbe la forza di accusare il “Re” Lance Armstrong

Filippo Simeoni e l’attacco di Lance Armstrong una triste storia di ciclismo degli anni 2000, l’italiano andò contro il texano e Michele Ferrari

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni quel 23 luglio 2004 se lo ricorderà per tutta la vita non c’è alcun dubbio così come ricorderà per sempre il 27 giugno 2008 quando da vero outsider fece suo il Campionato Italiano di Bergamo e forse anche  17 gennaio 2013 non sarà dimenticato facilmente.

Torniamo a quel mese di Luglio 2004, al Tour de France si corre la diciottesima tappa da Annemasse a Lons-le-Saunier di 166 km. La classica tappa di trasferimento, posta tra Montagna dura e la dura prova a  cronometro del giorno dopo. In condizioni di normalità i leader lasciano fare, chi riesce entra nella “fuga buona” sperando di inserire il proprio nome nell’albo d’oro.

Sono da poco passati 30 chilometri dalla partenza ed ecco che si muove qualcuno: partono in sei, Lotz, Garcia Acosta, Flecha, Fofonov, Mercado e Joly. Il vantaggio sale fino ad un minuto e a quel punto dal plotone esce una maglia bianconera della Domina Vacanze, è Filippo Simeoni che ci aveva provato, senza successo nella tappa di Guéret.

Alla ruota di Simoeni ecco che incredibilmente c’è la maglia gialla, davanti alla tv ogni amante delle due ruote rimane folgorato: che ci fa il leader della generale ad inseguire un “gregario”?

Simeoni è sorpreso quanto gli spettatori e il pubblico a bordo strada ma continua a tirare, lo fa per circa 14 km e si riporta sui fuggitivi. Lance Armstrong non gli concede il cambio, sta alla ruota fino al ricongiungimento coi primi.

“Bravo Simeoni, bel numero” esclama Armstrong con aria strafottente. La scena è ripercorsa anche nel noto film “The Program” di Stephen Frears ma non in modo completo perché, dopo la battuta, Lance va a parlottare con gli altri uomini in fuga. In particolare parla con il più anziano, Garcia Acosta.

Lo stesso Simeoni ricorda: “Acosta si lascia scivolare al mio fianco: se Armstrong resta qui la nostra fuga è condannata. Lui dice che se ti stacchi tu si stacca anche lui, il gruppo vi ripiglia e a noi ci lascia andare. Mi sono staccato per non danneggiare dei colleghi, è finita che ha vinto Mercado e il gruppo è arrivato a 11 minuti. Potevo vincere io, o almeno provarci, e Armstrong me l’ha impedito. Questo, nel film, emerge poco”.

Fatto sta che, come detto, Filippo Simeoni si lasciò sfilare fino ad essere riassorbito da plotone e a quel punto arrivò il completamento della provocazione del texano: ” mi disse che avevo sbagliato due volte, mettendo in mezzo Ferrari e poi querelando lui per diffamazione. “Ho tanti soldi e tanti bravi avvocati, posso rovinarti quando voglio”. Poi, quando il gruppo riprese lo strano duo, Lance fece il gesto della bocca cucita.

Dopo l’umiliazione da parte dell’allora intoccabile Lance ecco arrivare le offese dei colleghi “La cosa che mi ha fatto più mal – ha dichiarato Simeoni – qualcuno si è scusato altri no. Quella sera ho pensato di ritirarmi, poi ci ho ripensato perché ero la vittima e non il colpevole”.

Poi sull’arrivo ai Campi Elisi: “nell’ultima tappa, quella sì di trasferimento per tradizione, ho attaccato quando Armstrong stava facendo le foto coi bicchieri di Champagne, in testa al gruppo. E i suoi si sono tirati il collo per venirmi a prendere. Poi Ekimov mi ha fatto il gesto delle corna, ma io ero soddisfatto, la provocazione era riuscita. Ci ho provato anche dopo, sui Campi Elisi, sempre per provocare, per far vedere che ero vivo, ma sapevo che per me ci sarebbe stato disco rosso.

Il gesto intimidatorio di Armstrong assolutamente antisportivo ed intimidatorio voleva essere una pubblica umiliazione per Simeoni, ma si rivelò un boomerang che portò molti a domandarsi quali fossero le vere ragioni di un simile comportamento.

Invece di chiudere la vicenda, Armstrong non fece altro che portare alla ribalta la vicenda dei suoi rapporti con il Dottor Ferrari tant’è che pare che qualche giorno dopo lo stesso Lance ammise di “aver fatto una cazzata” ad un giornalista de La Gazzetta dello Sport.

Ma cosa ne sa Filippo Simeoni di EPO e di Michele Ferrari? Ne sa, ne sa perché “Ancora da dilettante vado in Abruzzo dal dottor Santuccione e mi faccio spiegare come funziona l’Epo. Me lo spiega, ma resisto alla tentazione. Passo professionista con la Carrera di Marco Pantani e Claudio Chiappucci. E le cose quadrano ancora meno. A fine ‘96 mi decido e vado dal dottor Ferrari, che in gruppo chiamano dottor Mito, il più bravo allievo del professor Conconi. Ferrari è un grande, nel suo campo. Affascina. Prima del Giro del Trentino e dopo adeguati trattamenti mi dice che posso finirlo nei primi cinque. Finisco quinto. Al Giro d’Italia vado forte ma per una tendinite mi devo ritirare quando sono diciassettesimo in classifica”.

All’inizio Simeoni non si pone problemi ma poi “La molla mi è scattata nel ‘99, quando hanno perquisito la casa del dottor Ferrari e poi, in base alle cartelle cliniche, le case dei corridori che si erano rivolti a lui. Anche la mia, all’alba. Carabinieri che rovistano nel frigorifero, aprono i cassetti, mia madre agitata che mi dice: Filippo, cos’hai combinato? Li ho capito che sbagliavo e non si poteva continuare su quella strada”.

C’è stato un processo che ha coinvolto Filippo Simeoni: “ho confermato la testimonianza, mi hanno squalificato per nove mesi, poi ridotti a quattro”. Dopo la sospensione è riuscito senza doping, a vincere due tappe alla Vuelta e, a 37 anni, il campionato italiano. Poi l’anno successivo arriva l’esclusione del Giro da campione d’Italia a favore di una squadra galiziana: “Ho scritto a Berlusconi, che era premier, e non mi ha risposto. Avrei dovuto scrivere a Napolitano. Sono andato in federazione e ho restituito polemicamente la maglia tricolore. E per questo mi hanno squalificato tre mesi. Nel 2009 ho chiuso”.

Quando accadde il fatto dell’inseguimento al Tour 2004 stava uscendo “L.A. Confidential, i segreti di Lance Armstrong” di David Walsh giornalista del Sunday Times e Pierre Ballester, ex giornalista de L’Équipe. Nessuno renderà a Filippo Simeoni quella tappa ma il 17 gennaio 2013 sarà unìaltra data che il corridore ricorderà: quel giorno durante un’intervista con Oprah Winfrey il texano ammise per la prima volta di aver fatto uso di sostanze dopanti!

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