Lutto nel mondo del ciclismo: Addio Fabrizio Fabbri

Lutto nel ciclismo: è morto Fabrizio Fabbri

Lutto nel mondo del ciclismo si è spendo Fabrizio Fabbri. Il saluto e il ricordo commosso da parte della grande famiglia Adispro

Fabrizio Fabbri (fonte comunicato stampa)

Fabrizio Fabbri (fonte comunicato stampa)

Il ciclismo piange la morte di un personaggio importante. Presso l’Ospedale di Cisanello a Pisa si è spento Fabrizio Fabbri, esempio di uomo virtuoso, buon corridore e grande direttore sportivo. Il Presidente Adispro Davide Goetz assieme al Segretario Mario Chiesa e a tutti i direttori sportivi dell’Associazione si stringe nel dolore alla famiglia di Fabrizio Fabbri.

“A nome di tutta la grande famiglia di Adispro, e di tutti i direttori sportivi, in qualità di Presidente dell’Associazione, sono a porgere le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di Fabrizio Fabbri, grande direttore sportivo e amico di noi tutti, per la sua prematura scomparsa. Un maestro nel suo operato di direttore sportivo, uno di quelli che hanno tracciato la strada della nostra Associazione e della professione di direttore sportivo. Non a caso cinque anni fa egli aveva ricevuto tra i vari riconoscimenti per la sua brillante e onorata carriera, anche il premio Timone D’Oro consegnatogli proprio dalla nostra Associazione. Un caro amico, Fabrizio Fabbri, che resterà sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti per il suo operato nel ciclismo e i suoi insegnamenti” dichiara il Presidente Adispro Davide Goetz.

Tantissime le testimonianze di affetto da parte dei direttori sportivi di Adispro, di chi ha lavorato con lui e di chi ha potuto apprendere il mestiere di direttore sportivo avedolo avuto come maestro da corridore.

Il personaggio Fabrizio Fabbri
Fabrizio Fabbri è stato un bel campione del ciclismo degli anni ’70. Era nato a Ferruccia di Agliana (Pistoia) il 28 settembre 1948. Iniziò a distinguersi da allievo, nei dilettanti, poi il passaggio nei professionisti. Grande temperamento, al servizio di campioni come Francesco Moser e Felice Gimondi, ma anche in grado di mettere la ruota davanti a tutti e vincere belle corse, in tutto una ventina. Ricordiamo il Giro di Puglia a tappe, due volte il Gp Industria e Commercio a Prato, la Tre Valli Varesine ed il Giro dell’Appennino, una tappa al Giro di Svizzera e tre al Giro d’Italia da lui disputato nove volte.

Ha preso parte a sei Campionati Mondiali su strada, dal 1973 al 1978, vestendo la maglia azzurra della Nazionale Italiana, miglior piazzamento 13° a Montreal. Disputò anche un Tour de France e due Giri di Spagna. Ma il ciclismo lo ricorda anche come grande amico di Alfredo Martini, nonché apprezzato direttore sportivo con la Casini Vellutex nei dilettanti, prima dei dieci anni (dal 1993 al 2002) trascorsi con la Mapei guidando fior di campioni compreso il compianto Franco Ballerini. Ha ricevuto vari riconoscimenti per la sua carriera, come il Premio Filotex ed il Timone D’Oro nel 2014 da parte dell’Adispro. Una persona disponibile, che amava conversare e che da anni risiedeva con la famiglia a Quarrata.

I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata come Fabrizio Fabbri desiderava e la salma sarà cremata.

 

Justine Mattera cade in bicicletta con Moser

Justine Mattera caduta in bicicletta

Justine Mattera è caduta mentre pedalava in sella alla sua bicicletta durante una gara in compagnia di Francesco Moser

Justine Mattera

Justine Mattera (fonte instagram)

Justine Mattera e il ciclismo hanno ormai da anni un rapporto speciale, la bella star americana, diventata volto noto della televisione tricolore si è infatti avvicinata con passione allo sport del pedale.

La passione per il ciclismo è costata a Justine una bruttissima caduta che solo per puro caso non ha avuto conseguenze drammatiche. A raccontare gli accadimenti è stata la stessa Mattera attraverso un post sul suo profilo del noto social network, Instagram.

Justine Mattera ha pubblicato una sua foto con il fianco coperto da lividi e i cerotti che coprono le ferite riportate nella caduta. La star americana stava prendendo parte ad una gara ciclistica in compagnia dell’ex campione Francesco Moser.

“Ma quanta gente può vantare un incidente in bici fatto con Francesco Moser? Sia ieri che oggi ho partecipato alla Pedalata Mediolanum. Oggi è stato complicato perché c’era molto vento ma la sfida mi piace. Oggi la pedalata era difficile, sempre vento contro da Broni a Novi Ligure, io con i miei 46 kg ero stremata all’arrivo”, ha scritto su Instagram.

“Aggiungi che il gruppo (di solo maschi) andava a 35km/ora. A 3km dall’arrivo Moser voleva insegnarmi il ‘cambio all’americana’ – ha raccontato Justine Mattera -. Una tecnica a ‘catapulta’ usata spesso in pista. ‘Non fa per me’ (nonostante sia americana?) è un eufemismo. Ho fatto un volo, ma un volo che pensavo di essermi spaccata gomito destro ed anca destra (avevo sbucciato la sinistra settimana scorsa) Ok. Non l’ho imparato ma non ho pianto nemmeno e con la mia bici (Anche lei con freno a disco compromesso) sanguinanti (see photo) abbiamo finito la pedalata. Non mi dite che non ci sono due senza tre! Francesco mi riparlerà eventualmente?”, ha concluso Justine.

Poi un pensiero alla sicurezza: “I pericoli del mestiere, Ma a 48 anni si può? Questa volta la colpa della caduta non è stata mai. Mi raccomando la sicurezza prima di tutto. A volte pure noi sopravvalutiamo le nostre capacità. Non fate questo sbaglio”.

 

Justine Mattera ha fatto recentemente parlare per un suo intervento al programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio in onda su Radio 2.  La showgirl che sta mietendo successi sui social network ha raccontato delle sue esperienze: “qualcuno che mi chiede foto di piedi, o addirittura che vorrebbe vedere i capezzoli! Instagram mi ha fatto rivalutare facendomi lavorare tanto di più facendomi tornare in voga. Mi sono scoperta come modella, sui social servono strategia e creatività e il mio profilo sta avendo successo grazie alla mia ironia e al mio essere passionale”.

Justine Mattera e Fabrizio Cassata

Alcune foto troppo piccanti hanno però scatenato la gelosia del compagno Fabrizio Cassata:

“recentemente abbiamo discusso per alcuni commenti di amici, abbiamo fatto un compromesso con le foto in slip ma poi ho provato a dimenticarmene” ha spiegato Justine che intanto si gode la sua passione per il fitness e per la bicicletta che le consentono un fisico invidiabile.

Record dell’ora nel ciclismo la storia completa

Record dell’ora la storia di questa prova

Record dell’ora la storia di questa prova: dal primato di Henri Desgrange a quello di Victor Campenaerts passando per tante imprese memorabili

Record dell'Ora, Francesco Moser

Record dell’Ora, Francesco Moser

Record dell’ora è una disciplina del ciclismo su pista in cui un’atleta è chiamato a percorrere, nel lasso di tempo di un’ora, la maggior distanza partendo da fermo. Trattasi chiaramente di una prova a carattere individuale in cui sono utilizzate biciclette a “scatto fisso” il che rende la scelta del rapporto da impiegare una delle variabili tattiche per aumentare la possibilità di offrire la migliore performance possibile.

Va ricordato che, secondo il regolamento ufficiale, la distanza percorsa viene sancita rilevando il tempo alla conclusione del giro successivo dopo lo scattare del sessantesimo minuto di corsa.

Record dell’ora nel ciclismo: la storia

Questa sfida venne ideata dal giornalista e ciclista francese Henri Desgrange (che poi divenne patron del Tour de France) bel 1893. Proprio Desgrange fu il primo a stabilire il record percorrendo 35,325 km. La prova andò velocemente a colpire la fantasia degli appassionati e dei ciclisti e divenne un vero e proprio culto in pochi anni e già ad inizio del XIX secolo il record superò la barriera dei 40 chilometri percorsi. Alla vigilia del primo conflitto mondiale Oscar Egg stabilì il Record dell’Ora di 44,247 chilometri che durò quasi vent’anni.

Nel 1933 Francis Faure superò il primato stabilito da Egg con 45,055 km utilizzando una bicicletta reclinata motivo per cui il suo record venne annullato l’anno successivo, fu quindi Giuseppe Olmo nel 1935 il primo a superare la barriera dei 45 chilometri.

Nel 1942 in piena Seconda Guerra Mondiale, Fausto Coppi, al Velodromo Vigorelli di Milano fissò il primato a 45,798 chilometri. Il primato del Campionissimo durò ben 14 anni quando fu Jacques Anquetil a prendersi il record ma, sempre nello stesso anno, Ercole Baldini, ancora dilettante, riportò in Italia il primato.

Nel 1972 Eddy Merckx, che sfiorò la barriera dei 50 chilometri stabilendo il nuovo primato in 49,431. Dodici anni dopo, a Città del Messico, ecco i due famosi record di Francesco Moser con le altrettanto famose “ruote lenticolari”.

Nove anni dopo (il 17 luglio 1993) uno sconosciuto dilettante scozzese, tale Graeme Obree, con una bicicletta da lui progettata e realizzata (denominata Old Faithful) che gli consentiva una posizione in sella particolarmente aerodinamica conquistò il Record dell’ora percorrendo 51,596 km.

Dopo essere stato spodestato da Chris Boardman a meno di sette giorni dal record, il 27 aprile 1994 fu ancora Graeme Obree a stabilire il primato, fermandosi a 52,713 km.

Le biciclette avveniristiche impiegate in quegli anni ridiedero smalto a questa prova tanto che si susseguirono i tentativi degli specialisti della cronometro da Miguel Indurain a Tony Rominger

Nel 1995 l’UCI decise di vietare la posizione in sella utilizzata da Obree e nel 2000 decise di annullare i record ottenuti grazie a biciclette speciali. I record con bici “non conformi” vennero categorizzati come “Miglior prestazione umana sull’ora” così che il vero Record dell’Ora tornò ad essere quello di Merckx del 1972.

Nel 2000 Boardman, ormai prossimo al ritiro, decise di provare il record con una bicicletta tradizionale e ottenne il nuovo primato con 49,441 chilometri ossia solo 10 metri in più del belga. Cinque anni dopo un semi-sconosciuto polacco Ondřej Sosenka, fece registrare il nuovo record a 49,700 km.

Nel 2014, l’UCI apre la possibilità di impiegare biciclette da pista facendo tornare interesse attorno al Record dell’Ora.

Il 18 settembre 2014 Jens Voigt, quarantenne ciclista tedesco, nel velodromo svizzero di Grenchen percorse 51,115 km ma dopo appena un mese ad Aigle Matthias Brändle arriva a percorrere 51,852 km.

L’8 febbraio 2015, Rohan Dennis, fresco vincitore del Tour Down Under, ottiene il primato di 52,491 km.

Il 2 maggio è la volta del britannico Alex Dowsett di migliorare il record 52,937 km sul velodromo di Manchester. Poco più di un mese ed è Sir Bradley Wiggins a suo il record dell’ora percorrendo 54,526 km sulla pista del velodromo olimpico Lee Valley VeloPark di Londra.

Il 16 aprile 2019, in Messico è il belga Victor Campenaerts a superare il limite dei 55 km, portando il record a 55,089 km migliorando la prestazione di Wiggins di 563 metri

Record dell’ora: la ricerca tecnologica

Il tentativo di record dell’ora di Eddy Merckx segnò l’inizio della sperimentazione (a volte anche esasperata) di nuove tecnologia. In quell’occasione Ernesto Colnago presentò una bicicletta ultraleggera (poco più di 5kg di peso totale). In realtà quella bici esasperava il peso senza puntare all’aerodinamicità vero elemento cardine delle prestazioni contro il tempo.

Nel record del 1984 di Moser il mondo conobbe le “ruote lenticolari applicate ad una bicicletta in cui era l’aerodinamica il punto forte (il peso era uguale alla bicicletta usata da Fausto Coppi) assieme alla rigidità del telaio.

Incredibile fu la soluzione adottata da Graeme Obree con una bici che permetteva la posizione posizione “a uovo” particolarmente favorevole dal punto di vista aerodinamica. La leggenda vuole che per costruirla, lo stesso Obree utilizzò pezzi della lavatrice di casa.

Moser provò a riprendersi il record utilizzando una bicicletta non riuscendovi (ma stabilendo il proprio primato personale). Proprio questa esasperazione della forma delle biciclette spinse l’UCI a cancellare i record stabiliti dopo la prova di Mercks del ’72.

Altro campo di sperimentazione è legato alla collocazione geografica dei velodromi. L’aria rarefatta presente in altura limita la resistenza dell’aria così molti record sono stati registrati a Città del Messico posta ad oltre 2000 metri sopra il livello del mare.

La consapevolezza che la rarefazione dell’aria comporta problemi respiratori di non poco conto ha spinto i ciclisti a tornare a velodromi a livello del mare (come nel caso del record di Wiggins).

Eddy Merckx: complimenti a Campenaerts!

Eddy Merckx sul nuovo record dell’ora: incredibile!

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, celebra il successo del connazionale Victor Campenaerts nel Record dell’Ora.

Eddy Merckx

Eddy Merckx

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, ha pubblicamente elogiato il connazionale Victor Campenaerts della Lotto Soudal che ieri ha stabilito il nuovo Record dell’Ora coprendo la distanza di 55.089 chilometri e battendo il precedente primato di Bradley Wiggins del 2015 di 563 metri.

I complimenti di Merckx hanno un doppio valore non solo per la grandezza riconosciuta del “Cannibale” ma anche perché proprio Eddy fu l’ultimo belga a detenere il Record dell’Ora stabilito nel 1972.

“Devo dire congratulazioni – ha detto Merckx ai microfoni di  VTM Nieuws – È un traguardo incredibile superare i 55 chilometri. Tanto di cappello a Victor, perché so perfettamente cosa vuol dire pedalare così per un’ora.”

Il record di Merckx di 49.431 km aveva resistito per 12 anni e, come nel caso di Campenaerts, era stato stabilito in Messico ma nel caso del Cannibale presso il velodromo all’aperto a Città del Messico utilizzando una bicicletta pressoché da strada.

Fu il nostro Francesco Moser nel 1984 a strappare il record al belga stabilendo prima la distanza di 50.809 km, per poi alzare il proprio record quattro giorni dopo a 51.151 km. Il trentino aveva adoperato, una speciale bicicletta entrata nella storia grazie all’impiego delle “ruote lenticolari” (a disco pieno invece che a raggi) che fecero proprio in quell’occasione il loro debutto (la bicicletta è oggi esposta presso il Museo del ciclismo alla Madonna del Ghisallo).

Nel corso degli anni altri atleti segnarono nuovi primati ma le biciclette impiegate vennero successivamente ritenute “fuori legge” così che il record tornò sulle spalle proprio di Eddy Merckx fino a quando ma il britannico Chris Boardman fu nuovamente in grado di batterlo nel 2000.

 

Nel 2014, le regole sono state nuovamente riviste consentendo di impiegare biciclette da pista come quella impiegata da Campenaerts nella sua impresa.

A salutare festosamente il nuovo record è stato anche Sir. Bradley Wiggins che, pur perdendo il proprio primato, non ha mancato di mandare al belga i propri complimenti: “Chapeau, Victor, my man”, ha twittato sul proprio acciunt l’inglese (@SirWiggo) aggiungendo un’emoji di un  pugno.

 

110 anni in rosa di Luca Marianantoni, recensione

110 anni in rosa di Luca Marianantoni edito da Pendragon

110 anni in rosa Storie, imprese e statistiche del Giro d’Italia dalla prima edizione a oggi di Luca Marianantoni edito da Pendragon, la recensione

110 anni in rosa

110 anni in rosa

110 anni in rosa sono il racconto statistico, ma non solo, di un viaggio che accompagna il nostro paese durante il mese di maggio e giungo. Un viaggio da favola chiamato Giro d’Italia divenuto un patrimonio culturale del nostro Paese, un fatto di costume e di storia contemporanea.

Luca Marianantoni nel suo libro edito da Pendragon ha voluto riassumere con storie e statistiche tutte le edizioni della corsa rosa, attribuendo ad ogni edizione un punteggio in stelle (come per i ristoranti stellati).

Luca Marianantoni in 110 anni in rosa coniuga la passione per il racconto con quello per i dati, ne esce un libro “veloce”, di facile lettura e di apprezzabile consultazione statistica. Il tutto è corredato con immagini significative di ogni edizione.

Marianantoni confeziona un libro, impreziosito dalla con prefazione di Francesco Moser, che consente a giovani e meno giovani di scoprire dettagli della corsa a tappe italiana a volte dimenticati, il tutto affiancato dai risultati di tappe, maglie e classifiche.

L’opera è assolutamente completa ma allo stesso tempo facilmente fruibile da chi vuole conoscere tutto sulle 1970 tappe disputate fino al 2018.

Se anche a voi accade di trovarsi a discutere con amici del “ti ricordi al Giro del….” o “ti ricordi della tappa di…”, ecco se anche voi avete nella testa e nel cuore il Giro d’Italia, non potete perdervi questo interessantissimo volume.

Il libro 110 anni in rosa Storie, imprese e statistiche del Giro d’Italia  è acquistabile sul sito di Pendragon http://www.pendragon.it/libro.do?id=2778 e sui maggiori siti di e-commerce come Amazon, IBS, Libraccio, ecc.

 

La Moserissima in bici con lo sceriffo!

La Moserissima nel circuito delle ciclostoriche d’Italia

La Moserissima inserita nel mitico circuito delle più suggestive ciclostoriche d’Italia da affrontare con bici ideate e ‘costruite’ dallo “Sceriffo” Francesco Moser

La Moserissima

La Moserissima

Il Giro d’Italia d’Epoca riproporrà “La Moserissima” del 13 luglio come tappa del Trentino-Alto Adige, inserendola nel mitico circuito delle più suggestive ciclostoriche d’Italia.

Il percorso della ciclopedalata vintage internazionale – da affrontarsi rigorosamente con biciclette da corsa d’epoca costruite prima del 1987 – è interamente ideato e ‘costruito’ dallo “Sceriffo” Francesco Moser, ciclista italiano più vincente di tutti i tempi. Un binomio indissolubile – quello tra i Moser e la bicicletta – che proseguirà anche in occasione della quinta edizione della prova dedicata alla celebre famiglia di ciclisti. Appassionati di ogni genere potranno così radunarsi a Trento e partecipare saldando la quota di 35 euro entro il 30 aprile, mentre per gli affiliati al Giro d’Italia d’Epoca sarà a disposizione la tariffa speciale di 25 euro.

La Moserissima” ha portato nella città tridentina una miriade di fuoriclasse nel corso degli anni, la scorsa edizione con partenza dalla scenografica Piazza Duomo permise infatti di vedere all’opera Mario Cipollini, quella precedente Giuseppe Saronni, per una volta al fianco di Francesco Moser non come avversario (anche se non ne siamo del tutto sicuri…). Il fascino del vintage viene riportato in auge dall’evento nato su iniziativa di APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e ASD Charly Gaul Internazionale in collaborazione con la famiglia Moser, per celebrare il ciclismo del passato e le grandi gesta dei campioni che furono.

A “La Moserissima” – dolce intermezzo fra la cronometro di Cavedine di venerdì 11 luglio e “La Leggendaria Charly Gaul” di domenica 13 luglio, entrambe prove UCI Gran Fondo World Series – le vere protagoniste saranno la città di Trento e la valle attraversata dal fiume Adige, terreni di caccia per corridori viste la miriade di piste ciclabili e le strade bianche immerse nel verde rigoglioso della natura del Trentino nel caldo mese dedicato a Giulio Cesare. Quella de “La Moserissima” e delle amiche ciclostoriche del Giro d’Italia d’Epoca è un’immagine pulita, ne sono l’emblema i lauti ristori proposti, con un buon bicchiere di vino ad aumentare l’allegria e l’atmosfera di festa della manifestazione. Nessun tipo d’agonismo, a Trento si viene per praticare sport divertendosi.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Moser: ciclisti contromano, troppo pericoloso

Moser contro la nuova regola del codice della strada

Moser contro la nuova regola del codice della strada, invece di consentire il contromano meglio creare uno spazio per le biciclette

Moser (fonte pagina Facebook)

Moser (fonte pagina Facebook)

Moser da sempre persona schietta e diretta non ha mancato di dire la sua opinione sulle novità che verranno introdotte dal nuovo codice della strada. I relatori stanno lavorando su queste novità ma già alcune fanno fortemente discutere. In particolare si prevede che nei centri abitati con limite di velocità non superiore i 30 km/h, le biciclette possano transitare anche contromano “indipendentemente dalla larghezza della carreggiata e dalla massa dei veicoli autorizzati al traffico.

Verrà lasciata libertà ai sindaci di stabilirne le esatte modalità che dovranno poi essere segnalate con degli appositi cartelli stradali.

La novità è sicuramente clamorosa e potenzialmente molto controversa e, a tal proposito, Francesco Moser ha voluto dire la sua:

“mi sembra una decisione potenzialmente molto pericolosa, quando si va in bicicletta o in automobile non bisogna mai distrarsi ma immagino che trovarsi di fronte un ciclista contro mano sia indubbiamente pericoloso” ha raccontato l’ex ciclista ai cronisti de La Repubblica.

Se è vero che una mobilità più sostenibile è assolutamente auspicabile va comunque tenuto a mente che regole permissive potrebbero accentuare i rischi di incidente:

“dove non sono presenti percorsi ciclabili la soluzione unica, secondo il mio parere, è l’apposizione di una striscia orizzontale di un metro e mezzo dalla strada, segnalata con colori ben visibili a determinare lo spazio dedicato alle biciclette – ha suggerito Moser – qualcuno sostiene che la possibilità di andare contromano aiuta i ciclisti a ridurre i tempi di pedalata ma farlo a discapito della sicurezza non ha senso. I ciclisti sono gli utenti deboli della strada e questo va sempre ricordato”.

Ciclista contro Cavallo: le sfide dei ciclisti

Ciclista contro Cavallo: la sfida di Chris Anker Sorensen

Ciclista contro cavallo, il danese Chris Anker Sorensen ha vinto la insolita (ma non troppo) prova già affrontata da Bartali, Moser, Chiappucci e Freire

Ciclista contro cavallo: Sorensen

Ciclista contro cavallo: Sorensen

Ciclista contro Cavallo vi siete mai chiesti se un ciclista può battere un possente equino? Noi no e pensiamo nemmeno voi ma la sfida improbabile ogni tanto solletica le fantasie dei ciclisti. L’ultimo, solo in ordine di tempo, a tentare la bizzarra sfida è stato il ciclista professionista danese, Chris Anker Sorensen, che lo scorso fine settimana ha deciso di sfidare il cavallo “Armani”.

Il duello ha avuto luogo in un’ippodromo appena fuori da Odense, in Danimarca, dove Chris Anker Sørensen, vincitore di tappa al Giro d’Italia, ha affrontato un purosangue lungo un percorso di 1 km. L’esibizione è stata infatti l’ultima uscita del danese come ciclista professionista prima di riagganciare i tacchetti per diventare un commentatore ciclistico nella sua nativa Danimarca.

La vittoria è andata ad Armani ma solamente al fotofinish, è stata molto combattuta e sicuramente divertente per chi vi ha assistito.

Uomo contro Cavallo: Guillermois e Roche

Non è la prima volta che i ciclisti si affrontano contro i cavalli. L’ex ciclista della Direct-Energie, Romain Guillemois, ha corso un cavallo chiamato “Timoko” in una gara in Francia l’anno scorso.

Nonostante un coraggioso sforzo di Guillemois (anche se non è mai sembrato andare a tutto gas), il cavallo ha ottenuto la vittoria abbastanza comodamente in quello che deve essere stato qualcosa di un anti-climax per gli spettatori.

Una sfida simile si è svolta nel 2014 quando il corridore irlandese, Nicolas Roche, è stato sconfitto da un cavallo in un entusiasmante testa a testa a Leopardstown, in Irlanda. Fu una gara più equilibrata, poiché a Roche fu permesso di correre sulla strada asfaltata che circondava l’ippodromo.

Ciclista contro Cavallo: da Bartali a Chiappucci e Fraire

Ciclista contro cavallo: Chiappucci

Ciclista contro cavallo: Chiappucci

Non solo atleti stranieri hanno preso parte a questa singolare prova di velocità. La prima sfida similare che si ricorda avvenne a San Siro il 9 marzo 1894 tra Buffalo Bill e il ciclista Romolo Buni: vince il cavallo. Nel 1948 fu la volta di Gino Bartali che battè Egan Hanove all’ippodromo di Bologna e, sempre all’ Arcoveggio, il trottatore Orbiter perde da Bartali nel 1953.

Nel 1978, a Follonica, scende in pista Moser, che ha la meglio Atollo. Nel 1984 ci fu vittoria ancora di Francesco Moser su Larson, sauro guidato da Sergio Brighenti all’Ippodromo di San Siro davanti a 20.ooo spettatori.

Nel 1995 fu la volta di Claudio “El Diablo” Chiappucci di sfidare e battere, sulla distanza del chilometro, Peace Kronos, considerata la migliore trottatrice femmina in attività dell’epoca.

La sfida tra il ciclista di Uboldo e Peace Kronos non fu memorabile in quanto il cavallo, portato dal driver Enrico Dall’Olio “ha rotto” già alla prima curva mentre Chiappucci “lanciato” dall’auto è diventato imprendibile. Il pubblico infatti non gradì la cosa e iniziò a fischiare. La sfida venne ripetuta pochi minuti dopo: la seconda volta Peace Kronos non ha rotto, ma El Diablo ha rivinse agevolmente: con il tempo di 1′ 11″6 a 50,279 km/h.

Chiappucci nel 2010 ci riprova contro la figlia del mitico Varenne, Lana del Rio vincitrice del Derby 2008 e guidata da Santo Mollo. La sfida è improba in quanto, all’Ippodromo di Vinovo (TO), El Diablo deve competere su sabbia e la cavalla ha la meglio. L’ ultimo a cimentarsi è Oscar Freire nel 2004 a Valencia: il tre volte iridato piega Duc du Rietort.

Chissà cosa ne avrebbero detto i mitici “Pomata” e “Mandrake” del notissimo film Febbre da Cavallo di una sfida di un ciclista contro cavallo? Sicuramente non sarebbe mancata una loro “Mandrakata” per indovinare il vincente dell’improbabile sfida tra “Soldatino” e il ciclista di turno!

Mangiare, Bere e Pedalare di Beppe Conti: recensione

Mangiare, Bere e Pedalare la nostra recensione del libro

Mangiare, Bere e Pedalare un libro in cui si intrecciano storie di ciclismo, amicizia e buon cibo. Un Giro d’Italia enogastronomico scritto dal grandissimo Beppe Conti

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare non è solamente un libro sul cibo o sul ciclismo, è un intreccio di momenti, di ricordi scritto da Beppe Conti ed edito da Graphot con prefazione di Angelo Striuli Spesso chi segue una corsa ciclistica sa bene che il pranzo è un momento da consumare velocemente, senza quasi godersi il cibo per poi ripartire in auto o in moto a seguire i corridori ma è altrettanto vero che il ciclismo e la buona tavola spesso vanno di pari passo in nottate epiche a raccontare aneddoti e storie di campioni passati e presenti accompagnati da buon cibo e buon vino.

Il libro, invece, parla di buona cucina. Buona cucina fatta all’interno di locali che intrecciano la loro esistenza con quella di grandi campioni del ciclismo. Locali in cui sono accaduti fatti degni di nota, locali dove si sono fermati a pranzare campioni degni di essere ricordati o dove lo spesso “oste” è un ex ciclista.

Mangiare, Bere e Pedalare parte nel suo racconto dalla città del Campionissimo, Castellania, esplorando le zone care a Fausto Coppi, l’Alessandrino e il Piemonte. Nel libro si unisce la buona tavola a ricordi di campioni da Hinault a Merckx da Bugno a Chiappucci, da Moser a Saronni dagli indimenticabili Marco Pantani e Michele Scarponi a Fabio Aru e Vincenzo Nibali.

Un libro da non perdere per gli amanti delle curiosità legate al ciclismo e per chi ama provare le emozioni della tavola in posti sparpagliati qua e la per lo stivale con il comune denominatore dell’amore per il ciclismo.

 

  • Editore: Graphot
  • Anno edizione: 2018
  • In commercio dal: 24/04/2018
  • Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788899781262

 

Moser scacco al tempo. Un film su Francesco

Moser scacco al tempo, presentato a Milano

Moser scacco al tempo, presentato a Milano, in attesa di essere proiettato al pubblico al prossimo Festival di Trento, il documentario sul fuoriclasse trentino

Moser scacco al tempo

Moser scacco al tempo

Moser scacco al tempo è un docu-film opera del regista Nello Correale, con il contributo di Barilla, Mediolanum ed Enervit. L’azienda lombarda è la protagonista della parte finale della storia quando si racconta del record dell’ora di Città del Messico datato 1984.

Il film è stato presentato in anteprima assoluta ieri a Milano per poi venir proiettato al pubblico durante il prossimo Trento Film Festival.

 

Oltre al grande Francesco, uno dei protagonisti di “Moser scacco al tempo” è proprio il Trentino, racconto attraverso le vigne del campione di ciclismo che fanno da cornice a lunghi tratti della narrazione. Viene poi alzato a protagonista il paese di Palù di Giovo. Terra natale dei Moser, dodici fratelli con la bicicletta nel sangue.

Da Aldo, il primo a correre in bicicletta, una dinastia proseguita con il figlio Ignazio (ora “protagonista” televisivo) e con il nipote Gilberto Simoni, vincitore della corsa rosa nel 2001 e 2003.

Meravigliose le parole della moglie Carla: “Ogni tanto quando camminiamo insieme inizia ad andare più veloce quasi come se volesse scattare. E io devo dirgli: ‘Francesco, guarda che qui non conta arrivare primi’. Solo così rallenta”.

“In questo documentario ho trovato quello che è Francesco Moser come uomo e come sportivo – ha dichiarato il Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi – è ambasciatore dei trentini, di come siamo fatti: ci sono i valori della terra, della famiglia, i valori del far fatica, della caparbietà, dell’ostinazione, i valori dell’ambiente naturale, dell’attaccamento al proprio mondo ma anche valori dell’innovazione, ovvero di voler scoprire frontiere nuove”.

Partendo dall’esordio nel professionismo passando per le tre vittorie consecutive alla Parigi-Roubaix fino al ritiro in Trentino “Moser scacco al tempo” racconta le battaglie e i successi di uno dei ciclisti italiani più amati di sempre.