Giuseppe Faraca il cosentino in maglia bianca

Giuseppe Faraca ciclista e artista cosentino

Giuseppe Faraca detto Pino ciclista calabrese in grado di conquistare la maglia bianca al Giro d’Italia 1981, la storia, le vittorie, la carriera

Giuseppe Faraca

Giuseppe Faraca

Giuseppe Faraca detto Pino nasce a Cosenza il 29 agosto 1959 primo di sette fratelli (cinque maschi e due femmine), figlio di Francesco Faraca noto nel ciclismo dilettantistico dei primissimi anni 80 nella San Pellegrino, con Gastone Nencini. La casa di famiglia è in cima a un cucuzzolo e così salendo e scendendo nasce l’istinto dello scalatore. La passione è un modo per restare vicino al padre oltre che lo strumento per conquistare la libertà

La sua prima bici “normale”, è una 14, color verde tipo Legnano che gli viene però rubata davanti a casa mentre la prima bici da corsa è una Atala.

Dopo la trafila giovanile passa nei dilettanti nel 1976 per restarci sino al 1980. In quegli anni è un vero e proprio cannibale, si aggiudica circa cento vittorie tra cui spiccano il Trofeo Adolfo Leoni del 1978, il Giro della Campagna 1980, la Targa Crocifisso sempre di quell’anno. Pino stabilisce il record di scalato della Bologna-Raticosa, percorsa in 1.18’52 che resiste per 21 anni fino al 2001.

Le sue performance gli valgono la chiamata, nel 1981, della Hoonved-Bottecchia di Dino Zandegù diventando il secondo calabrese a passare pro, dopo Giuseppe Canale e prima del mitico Michele Coppolillo.

Il primo anno tra i grandi è luminoso: sesto al Giro dell’Etna, quinto al Giro della Puglia sino alla convocazione per il Giro.

Alla corsa rosa 1981 Giuseppe Faraca esordisce con il botto vincendo la cronometro a squadre da Lignano Sabbiadoro a Bibione. Nella quarta tappa con arrivo a Recanati, Pino è con i migliori mentre Guidone Bontempi, che indossa la maglia bianca, arriva al traguardo staccato e il ragazzo di Cosenza indossa per due giorni la maglia bianca di miglior giovane, la conserva per due giorni e poi deve cederla al compagno di squadra Aliverti al termine della tappa di Rodi Gargano. Tutto perso? Per nulla, nella tappa del Terminillo la Bianchi-Piaggio attacca con Prim, Contini e Baronchelli. Pino si stacca ma arriva assieme alla maglia rosa Saronni a circa un minuto da Baronchelli. La maglia bianca è nuovamente sulle spalle di Faraca che la tiene sino all’ Arena di Verona, nel giorno del trionfo di Battaglin. In generale Pino chiude undicesimo davanti a Beccia, suo capitano, e Dino Zandegù attirando la simpatia dei tifosi ed addetti ai lavori e, con un po’ più di fortuna, avrebbe potuto fare anche meglio.

Semplice e genuino, “Quando sono partito per il Giro d’Italia neppure sapevo cosa fosse la maglia bianca!” confesserà anni più tardi.

Le sue doti gli valgono le attenzioni della nazionale italiana di Alfredo Martini in vista della spedizione per i Mondiali di Praga ma una terribile caduta al Giro dell’Appennino 1981 gli fa perdere il posto in squadra. Pino resta in coma per una settimana a causa di un trauma cranico e il suo rendimento seguente è per sempre caratterizzato da quel tragico accadimento.

“Di quel Giro dell’Appennino non ricordo praticamente nulla, solo mia madre quando mi sveglia dal coma” racconterà molti anni dopo.

In tanti lo definiscono il “Bahamontes italiano” sia per la somiglianza con lo scalatore spagnolo per via dei tratti somatici e sei capelli nerissimi che per le doti in salita. Svanito il sogno azzurro Pino prova a recuperare con estrema tenacia tanto da essere al via del Giro d’Italia 1982 senza fortuna.

Anche il 1983 è un anno difficile per Giuseppe Faraca a causa di una serie di disavventure e così, constatato il declino, lo scalatore cosentino appenda la bicicletta al chiodo nel 1986. Se una porta si chiude, nella vita accade che si aprano dei portoni ed ecco che Pino inizia una nuova carriera, quella di artista.

Sin da piccolo, infatti, Pino ha una passione e una dote per il disegno tanto da essersi diplomato al liceo artistico e non aver abbandonato la pittura nemmeno nel periodo agonistico.

Il Maestro Faraca apre uno studio e una galleria d’arte nel centro storico di Cosenza e le sue tele diventano note agli intenditori. Nudi femminili, figure stilizzate e colori vivi ma anche il ciclismo con evidenti richiami al futurismo sono i temi che imperversano nella sua produzioni.

Nel 2013 il Giro passa per Cosenza ed Ernesto Colnago gli commissiona il quadro “Oltre il 2012” per la fiera di Milano.

Pino rimane anche fra le bici grazie ad suo negozio dove vende bici firmate e bici firmate anche da lui: le “Faraca”.

Nel maggio 2016 Pino ci lascia, a soli 56 anni, dopo una lotta serrata con un brutto male che lo ha colpito, come accaduto per suo padre, da giovanissimo

 

 

Team Sunweb verso le sfide del 2020 nonostante la perdita di Dumoulin

Team Sunweb come sarà il dopo Dumoulin?

Team Sunweb verso le sfide del 2020: dopo la perdita di Dumoulin punterà su Matthews, Benoot oltre a Rivera nel team femminile

Team Sunweb: Il logo

Team Sunweb: Il logo

Team Sunweb inizia a pianificare il suo 2020 dopo la presentazione della squadra olandese avvenuta ad Amsterdam. Sarà strano probabilmente essere al via della nuova stagione World Tour senza l’atleta simbolo delle ultime annate ma gli impegni tra uomini, donne e team di sviluppo potranno riservare soddisfazioni.

Il Team Sunweb ha confermato i colori rosso e nero per le divise della nuova stagione mentre è entrato come sponsor secondario il marchio BinckBank che si affianca a Sunweb Holidays mentre lo sponsor tecnico sarà Craft e le biciclette saranno, come di consueto, fornite da Cervelo.

La presentazione si è svolta nel centro  “House of Mobility” creato dalla società madre Pons di Cervelo, per mostrare tutte le forme di trasporto.

Lo scorso anno ha riservato poche gioie agli olandesi (ma iscritti con licenza tedeschi) (solo 9 successi in stagione) con Dumoulin che, a causa dell’incidente occorsogli durante la prima settimana del Giro d’Italia, ha corso solo 27 giorni. I successi della Sunweb sono passati dalle gambe di Matthews che ha ottenuto la seconda vittoria consecutiva al Grand Prix Cycliste de Québec e Nikias Arndt che ha conquistato una frazione alla Vuelta.

Il 2020 è quindi l’anno del cambiamento con la speranza che Wilco Keldermann e Sam Oomen possano dire la loro nelle corse a tappe e che Michael Matthews riesca a fare meglio dello scorso anno in volata e nelle classiche.

Tutto da valutare l’impatto di Søren Kragh Andersen che si concentrerà sulle classiche mentre il nostro Alberto Dainese, campione europeo Under23, farà parte della batteria dei giovani talenti assieme a Nils Eekhoff, Martin Salmon e Mark Donovan.

La formazione femminile sarà nuovamente capitanata dall’americana Coryn Rivera alla quale di affianca Alison Jackson chiamata a non far rimpiangere Lucinda Brand unitasi alla  Trek-Segafredo.

 

Samuele Manfredi continua nel recupero

Samuele Manfredi: “È in salita, ma vediamo la cima”

Samuele Manfredi ad un anno esatto dall’incidente di cui è stato vittima prosegue nella strada del recupero

Samuele Manfredi

Samuele Manfredi

Samuele Manfredi non ha perso la voglia di lottare e di stupire ad un anno esatto di distanza dal terribile incidente che lo ha coinvolto. L’atleta loanese è impegnato in un lungo e faticoso percorso riabilitativo ma non perde energie: “È un’ardua salita, ma vediamo la cima” ha dichiarato.

Talento puro del ciclismo italiano, Samuele si è visto sbarrare la strada esattamente un anno fa da un’auto con cui ha impattato quando la strada dei “pro” si era aperta grazie ad un accordo con la squadra «pro» transalpina Groupama-FDJ.

Il mondo del ciclismo è stato fortemente vicino a Samuele:

“avverto la vicinanza anche a tanti eventi a cui mi hanno chiamato”.

Manfredi sta procedendo con il percorso riabilitativo presso il Centro del Risveglio di Cona di Ferrara e ha da poco preso parte al Galà del Ciclismo” di Ovada dove è stato insignito della Coppa di Legno il riconoscimento iconico dell’evento. L’evento è organizzato da Fabrizio Tacchino e Samuele è stato felicissimo dell’invito:

“Sono contento di aver preso parte all’evento, cerco di seguire il ciclismo,se l’attività di fisioterapia lo consente seguo le corse con un occhio di riguardo per la mia Groupama FDJ”.

Samuele, come faceva in sella, è un vulcano di entusiasmo e di energia “devo sempre usare il padellone” anche nel percorso di recupero dall’incidente.

Samuele ha poi parlato del ciclismo in generale:

“Vincenzo Nibali? Un punto di riferimento, il migliore degli italiani. Peter Sagan? Il mio idolo, l’ho incontrato sul palco alla premiazione della Gand-Wevelgem Juniores: un momento indimenticabile “.

 

 

 

Arlenis Sierra resta all’Astana Women’s Team

Arlenis Sierra resta all’Astana Women’s Team

Arlenis Sierra atleta cubana nella rosa dell’ Astana Women’s Team per la stagione 2020 assieme alla connazionale Yeima Torres

L’Astana Women’s Team è orgogliosa di annunciare che anche nel 2020 la cubana Arlenis Sierra difenderà i colori della squadra in quella che sarà la sua quarta stagione con la formazione italo-kazaka. Era stata proprio l’Astana ad aprire le porte del ciclismo femminile ai massimi livelli ad Arlenis Sierra che negli ultimi anni si è consacrata come una delle migliori atlete al mondo: nel 2019 il bilancio si è concluso con ben 10 vittorie all’attivo, tra cui la splendida Cadel Evans Great Ocean Road Race nel mese di gennaio, la prova in linea dei Giochi Panamericani ad agosto e la classifica generale finale del Giro della Toscana a settembre. «Questa squadra ha fatto e sta facendo tantissimo per me, è come una seconda famiglia e questa è cosa più importante» spiega Arlenis Sierra.

Nel 2020 Arlenis Sierra inizierà nuovamente la sua stagione in Australia disputando il Santos Tour Down Under, la nuova Race Torquay, la Cadel Evans Great Ocean Road Race ed infine il Women’s Herald Sun Tour. Uno dei grandi obiettivi di Arlenis Sierra per il prossimo anno sarà la partecipazione ai Giochi Olimpici, la seconda in carriera dopo il 28° posto a Rio de Janeiro 2016: sono stati proprio i suoi ottimi risultati a far qualificare Cuba che avrà un solo posto a disposizione, ma il percorso può adattarsi alle caratteristiche di Sierra che sogna di essere protagonista in Giappone.

Il prossimo anno Arlenis Sierra non sarà l’unica atleta cubana nell’organico dell’Astana Women’s Team: ad affiancarla ci sarà anche la 32enne Yeima Torres, che ha debuttato con la maglia del team italo-kazako già quest’anno alla Vuelta a Guatemala e poi nel finale di stagione ha fatto le prime esperienze internazionali fuori al continente americano disputando il Giro dell’Emilia, il GP Beghelli ed il Tour of Guangxi. In carriera Torres ha conquistato diverse medaglie ai Campionati Nazionali di Cuba dove nel 2019 è stata terza nella prova a cronometro.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Vincenzo Nibali pronto per la stagione 2020

Vincenzo Nibali: i programmi per la stagione 2020

Vincenzo Nibali si appresta alla sua prima stagione con la maglia della Trek-Segafredo tra Giro d’Italia, Olimpiadi e Mondiali

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali (fonte pagina facebook)

Vincenzo Nibali è un uomo deciso e, come ogni anni, ha ben definito gli obiettivi principali della stagione ormai alle porte. Lo squalo dello stretto andrà ad affrontare una stagione assolutamente impegnativa sia per il cambio di colori che per un calendario che quest’anno è impreziosito dalla presenza della prova Olimpica di Tokyo 2020.

Secondo le parole del CT Davide Cassani sarà proprio quella nipponica una delle pietre su cui costruire l’esito del prossimo anno. La delusione del brutto scivolone ai meno 10 chilometri a Rio 2016 è rimasta viva nel cuore e nell’anima del siciliano che da quel giorno ha la testa orientata sui cinque cerchi olimpici.

Come avvenuto quattro anni fa, per dedicare le giuste energie alle Olimpiadi, Vincenzo ha deciso di prendere parte ad una sola grande corsa a tappe: il Giro d’Italia 2020. La corsa rosa è strategicamente ben messa nel calendario mondiale mentre il Tour de France è troppo a ridosso della prova di Tokyo per poter pensare di far classifica e arrivare pronto nel Sol Levante (la Grande Boucle termina una manciata di giorni prima dello start della corsa per la medaglia).

L’inizio stagione di Nibali dovrebbe ricalcare quello del 2019 con una partenza soft e un graduale ma netto incremento delle prove per arrivare pronto per il Tour of the Alps e la Liegi-Bastogne-Liegi, altro grande pallino del siciliano.

Se, come abbiamo detto, il Tour non è inserito nell’agenda di Nibali, è probabile che per affinare la preparazione Enzo prenda parte dal Giro di Polonia.

Terminata la prova olimpica per Vincenzo sarà studiata la possibilità di iscriversi alla Vuelta Espana come trampolino per il mondiale (che si correrà in Svizzera). La corsa iberica è da sempre un ottimo viatico per farsi trovare pronto alla rassegna mondiale ma tutto dipenderà dall’esito delle precedenti corse.

I Mondiali 2020 di ciclismo si svolgeranno ad Aigle-Martigny con la prova Elite maschile fissata per il 27 settembre

Il percorso della rassegna iridata sarà decisamente duro con 244 km e 4384 metri di dislivello complessivo. La salita del Col de la Petite Forclaz, lunga 4 km con una pendenza media del 10,2% e massima del 14,5%, potrebbe ben sposare le doti di Vincenzo Nibali “svizzero di adozione”.

Bahrain McLaren svela i nuovi colori

Bahrain McLaren presenta le divise 2020

Bahrain McLaren presenta le divise 2020 prodotte da Le Col, il nuovo kit avrà come colori prevalenti arancione, rosso e nero; prosegue l’abbinamento con  le biciclette Merida

Bahrain Mclaren (fonte pagina Twitter)

Bahrain Mclaren (fonte pagina Twitter)

 

Bahrain McLaren è questo il nuovo nome della formazione del Bahrain. La partnership presentata già da tempo con la scuderia di Woking, in Inghilterra è ora arrivata a comparire sulle maglie (prodotte da Le Col).

La scorsa settimana è arrivata la conferma che il team Bahrain-Merida del 2019 diventerà per il 2020  Team Bahrain McLaren. La partnership è legata al comune proprietario della formazione ciclistica de del Team di Formula 1 che appartengono al fondo sovrano del regno del Bahrain.

L’arrivo del nuovo team manager Rod Ellingworth e l’addio a Vincenzo Nibali, approdato alla Trek-Segafredo, sono stati l’innesco della rivoluzione che ha portato alla firma di tre pezzi da novanta come Mark Cavendish , Mikel Landa e Wout Poels.

Oltre alla perdita dello squalo dello stretto il rooster del 2020  Team Bahrain McLaren non potrà contare su Rohan Dennis licenziato  per aver lasciato prematuramente il Tour de France a seguito di incomprensioni e che ha firmato con il Team Ineos.

 

Compleanno in sella per Teocchi a Faè di Oderzo

Compleanno in sella per Teocchi a Faè di Oderzo

Secondo weekend invernale di gara per l’atleta del Team Bianchi Countervail al 18° Ciclocross Internazionale del Ponte

Teocchi

Chiara Teocchi tornerà in sella alla Zolder Pro Disc domenica 8 dicembre per la 4° tappa del Master Cross Selle SMP. La portacolori del Team Bianchi Countervail prenderà parte al 18° Ciclocross Internazionale del Ponte in programma a Faè di Oderzo (Treviso).

Un modo speciale di celebrare il compleanno per Chiara Toecchi che è nata l’8 dicembre 1996. Dopo il debutto stagionale al 41° GP Guerciotti e all’11° Trofeo Cooperativo Edilizia, l’atleta bergamasca sarà al via alle 13:50 a Faè di Oderzo. “Dopo il debutto guardo con fiducia a questa gara” ha dichiarato Chiara Teocchi.

LE BICI DEL TEAM
Il Team Bianchi Countervail è equipaggiato da Bianchi con i seguenti modelli:

  • Methanol CV RS, progettata per essere la migliore XCO e XCM racing bike senza compromessi e dotata dell’innovativo ed esclusivo sistema Bianchi CV powered by Countervail che elimina le vibrazioni.
  • Methanol CV FS, pensata come la mountain bike full-suspension racing più completa del cross country mondiale, progettata con sistema Bianchi CV powerd by Countervail.
  • Zolder Pro disc, ultima evoluzione della piattaforma in carbonio che Bianchi ha sviluppato per il ciclocross, abbinando leggerezza e resistenza per ottenere la miglior prestazione.

Santa Cruz lancia la campagna a favore della MTB

Santa Cruz per la Mountain Bike

Santa Cruz lancia la nuova campagna e per sostenere l’accesso e la manutenzione dei trails di tutto il mondo

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1 milione di dollari in tre anni. Questo l’impegno che Santa Cruz Bicycles prende per sostenere l’accesso e la manutenzione dei trails di tutto il mondo aiutando le attività a beneficio dei ciclisti e delle loro comunità locali. “E vogliamo ispirare gli altri a fare lo stesso!”

“PayDirt consiste nel supportare le organizzazioni di base per svolgere il lavoro silenzioso di patrocinio per costruire o mantenere i percorsi che tutti noi apprezziamo. Qualsiasi gruppo che ha un’idea o esegue un progetto che aumenta l’accesso o migliora l’esperienza della mountain bike può richiedere il fondo PayDirt. A partire da oggi.”

Con queste poche righe poco meno di un mese fa dall’HQ di Santa Cruz Bicycles in California veniva presentata questa nuova straordinaria iniziativa che incarna tutto il “Santa’s life style” riconosciuto in ogni parte del mondo.

A partire dal 19 novembre è stata aperta la procedura di candidatura dei progetti a cui tutte le organizzazioni/associazioni possono partecipare chiedendo lo speciale finanziamento stanziato da SCB.

“Prenderemo in considerazione qualsiasi progetto che aumenti l’accesso alle mountain bike; sia che si tratti di costruire percorsi, supportare le organizzazioni locali di trail e MTB con i loro sforzi di sensibilizzazione, costruttori di trail o fornire opportunità e servizi con lo scopo di avere più bikers sui sentieri e più spesso.”

FONTE COMUNICATO STAMPA

Nicholas Pettinà Racconta La Sua Malattia

Nicholas Pettinà e La Sua Malattia

Nicholas Pettinà biker del CS Carabinieri racconta La Sua Malattia: “Un’esperienza Che Dà Valore Aggiunto Alla Vita”

Nicholas Pettinà biker del CS Carabinieri due anni fa ha subito un intervento al cervello a  causa di un tumore benigno e dopo solo due mesi è salito sulla sua mtb Olympia con l’obiettivo di fare 100 km. Segno zodiacale Ariete, Nicholas Pettinà ha una testa durissima, che gli ha permesso di superare momenti difficilissimi andando contro tutto e tutti perché: “La testa va dove non arrivano le gambe”.

Perchè hai deciso di raccontare la tua storia?
Desidero far conoscere il mio percorso perchè voglio aiutare le persone a comprendere che ci sono tante strade diverse per raggiungere un obiettivo, a costo di essere una voce fuori dal coro.

Come ti sei accorto della malattia?
Dal 2015 avevo dei disturbi che non sono stati subito compresi: mal di testa che andavano e venivano e mi sentivo sempre spossato. Quando mi hanno diagnosticato il tumore al cervello è stata una botta tremenda.
Per fortuna ho trovato persone che mi hanno rassicurato sulla buona riuscita dell’intervento, perché il tumore era benigno, nella zona migliore per essere operato, frontale, molto definito e non ramificato. L’intervento è stato effettuato a luglio del 2017, un intervento rivoluzionario (mi svegliavano durante l’operazione per verificare il mio stato di coscienza) che garantiva il massimo del successo.

E naturalmente la tua vita è cambiata…
Sì! È cambiato tutto perché è come se il tumore dovesse ricomparire e quindi mi do anima e corpo alla vita, a quello che mi piace fare, perché se finisce non posso più tornare indietro. Ho una compagna e un figlio di 19 mesi. Prendo delle medicine che modificano l’umore e non è facile per le persone che mi stanno accanto.

La mountain bike che ruolo ha giocato?
In tutto questo la mtb mi è stata di grande aiuto: a settembre, andando contro tutti, sono salito in mtb con l’obiettivo di pedalare per 100 km. Ce l’ho fatta ma son tornato cadavere dalla stanchezza. Non è stato un bene perché si è abbassato il punto dell’incisione che non si era ancora consolidato. Lo so sono un testardo ma forse è proprio questa mia testa durissima che mi ha salvato la vita.

Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Sicuramente un valore aggiunto alla mia vita. Sono molto più consapevole e ho una forza d’animo che prima non avevo. Come per esempio il fatto di allenarmi da solo, più facile a dirsi che a farsi.
Quando però si ha una profonda consapevolezza di sè si arriva dove le gambe non arrivano. Ho ottenuto dei risultati inequivocabili allenandomi da solo: 10° assoluto nel ranking di coppa del mondo mtb.

Quali sono ora i tuoi obiettivi? Marathon o cross country?
Quando ho iniziato a gareggiare il mio obiettivo era stare con il gruppo dei primi e un po’ alla volta spingevo sempre più in là il mio limite. E’ solo il cross country che ti permette di fare questo.
Ecco perché considero la specialità xc come la massima espressione del ciclismo in termini di tecnica e di forza esplosiva. Tutto il resto poi viene facile, come è stato per me nella specialità marathon. Nel ciclismo su strada con la tattica puoi vincere anche quando non sei al 100%, nel cross country non hai nessuna chance se non sei al 100% e in più hai il rischio degli imprevisti come le forature, e nessuno che ti cambia la ruota in corsa.
Dallo scorso anno mi dedico solo al cross country per esigenze di squadra, tra l’altro è la disciplina che mi piace di più in assoluto. Non rinnego le mie esperienze Marathon, che mi hanno arricchito, fatto acquisire più sicurezza  nella gestione della gara. Ho fatto un buon mondiale mtb marathon, un’ottima Dolomiti Superbike e anche delle prestigiose gare a tappe, come il Mongolia Bike Challenge, che mi hanno dato molta soddisfazione.

Parliamo un po’ della tua Olympia F1 X, che hai definito un “mezzo super”
Sì! Preferisco di gran lunga la mtb full alla mtb front, per questo ho definito la F1 X un “mezzo super”. A oggi Olympia ha aggiornato questo modello ma resta un telaio eccezionale. I percorsi all’estero di coppa del mondo xc sono molto più difficili che in Italia e se anche la mtb full in carbonio pesa qualcosina in più rispetto alla front mi ripaga in termini di stress fisico. Uso sempre la full, anche negli allenamenti che sono piuttosto lunghi, dalle 6 alle 7 ore, è davvero comoda. Ho fatto solo due gare con la front. La F1 X, inoltre, con l’ammortizzatore centrale basso, dà molta sicurezza e stabilità in discesa. La consiglio a tutti perché va benissimo anche in pianura per chi si vuole divertire, trovo una scelta molto azzeccata averla mantenuta in gamma: è un prodotto di grande qualità e il prezzo non è male.

Un consiglio ai tuoi fan?
Solo una frase di un mio amico che mi ha accompagnato e aiutato nei momenti più difficili: “Quando ti dicono che non puoi farcela è perché ti stanno mostrando il loro limite, non il tuo”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Tom Boonen successore di Patrick Lefevere alla Quick-Step?

Tom Boonen potrebbe prendere il posto dal 2022?

Tom Boonen sarà l’erede di Patrick Lefevere alla Deceuninck Quick-Step? Il direttore sportivo non esclude l’affascinante ipotesi

Tom Boonen (fonte pagina twitter)

Tom Boonen (fonte pagina twitter)

Tom Boonen sarà l’erede di Patrick Lefevere alla Deceuninck  Quick-Step? Il manager compirà 65 anni a gennaio e rimarrà con la squadra almeno fino al 2021 ma poi servirà un suo sostituto e il nome del belga è in prima fila nella lista dei papabili.

Lefevere dal 2020 andrà in pensione ma ha già in programma di restare in forza sino al 2021 per supportare i suoi campioni Julian Alaphilippe, Remco Evenepoel e il neo acquisto Sam Bennett. Il manager ha parlato ai microfoni di Sporza durante i Kristallen Fiets Awards che si sono tenuti in Belgio.

“Andare in pensione? Sì, finalmente ottengo qualcosa dallo stato per il quale ho lavorato per tutta la vita ma nella realtà cambierà poco. Mi sento giovane e continuerò a fare quello che ho sempre fatto” ha detto il manager che lavora per la Quick-Step (prima Mapei).

La formazione belga arriva da una stagione 2019 da incorniciare contrassegnata da ben 68 successi, roba da leccarsi barba e baffi e tanto del merito va proprio a Lefevere che ha assemblato un super team che è stato premiato nella manifestazione belga.

“Trovo sempre difficile essere sul podio senza il mio team ma qualcuno doveva pur ritirate il premio. Sono orgoglioso del team che abbiamo creato, certo a volte devi salutare grandi campioni per questioni di bugdet come accaduto con Philippe Gilbert, ma riesco sempre a trovare sostituti che non deludono” ha detto Patrick.

Attualmente il budget della formazione belga è inferiore a quello della Ineos ma, grazie al contributo dei due brand Quick Step (title sponsor dal 2003 al 2011 e poi dal 2017) e Deceuninck (che produce sistemi in PVC), sfiora i 20 milioni di euro. Insomma cifre importanti che richiedono tanto impegno e competenza e quando Lefevere saluterà non sarà probabilmente sufficiente un solo sostituto: “è un lavoro per due o tre persone” ha raccontato il manager.

Lefevere ha voluto commentare ai microfoni di Het Laatste Nieuws la voce su Tom Boonen ritiratosi nel 2017 con tre vittorie nel Giro delle Fiandre, quattro a Parigi-Roubaix e il titolo del Campionato mondiale 2005: “so che è interessato alla cosa e lo ha più volte detto, il suo talento e carisma potrebbero essere adatti”.