Tour de France 2020 partenza da Nizza e tanta montagna

Tour de France 2020 da Nizza a Parigi

Tour de France 2020 svelato il percorso di una edizione che si annuncia per scalatori: analisi del percorso, starting list e favoriti

Tour de France 2020

Tour de France 2020

Tour de France 2020 è stato svelato oggi il percorso della corsa a tappe più importante al mondo che prenderà il via sabato 27 giugno 202920 da Nizza.

L’edizione numero 107 della Grande Boucle prevede otto tappe di montagna con quattro arrivi in salita, nove tappe pianeggianti, tre tappe collinari e solamente una cronometro individuale per il penultimo giorno di corsa.

Come di consueto le asperità francesi saranno distribuite tra Massiccio Centrale, il Giura, i Vosgi e, naturalmente Pirenei ed Alpi.

Dopo Le Grande Depart Nizzardo la corsa si dirigerà verso nord affrontando il primo arrivo in vetta già nella quarta frazione ad Ocières-Merlette a 1.875 m sulle Alpi. Il plotone percorrerà poi la Francia centrale per raggiungere i Pirenei per due frazioni di alta montagna (Loudenvielle e Laruns).

Dopo una nuova risalita verso nord è previsto il primo giorno di riposo dopo il quale si affronterà la costa occidentale in cui potranno arrivare non poche insidie del vento. Dopo un nuovo passaggio nel centro del paese, attraverso il Massiccio Centrale e l’arrivo di a Puy Mary, sarà la volta del clou della corsa con il mitico Grand Colombier e gli arrivi di Méribel e La Roche-sur-Foron.

Fondamentale sarà la cronometro sui ripidi pendii di La Planche des Belles Filles nei Vosgi. La domenica è previsto il tradizionale show sugli Champs-Élysées..

Tour de France 2020 anticipato

In considerazione dell’evento dei Giochi Olimpici di Tokio 2020, il Tour de France vedrà la partenza anticipata i una settimana rispetto al solito. Come detto il via sarà il 27 giugno e la conclusione domenica 19 Luglio a Parigi per consentire agli atleti olimpionici di assimilare il fuso orario nipponico.

Tour de France 2020: i favoriti

Considerando le tante asperità che il gruppo dovrà affrontare è inevitabile considerare questa edizione come particolarmente favorevole agli scalatori, su tutti  i ‘padroni di casa’ Julian Alaphilippe (che ha già dato spettacolo nel 2019) e Thibaut Pinot. L’uomo da battere sarà naturalmente Egan Bernal che dovrà verdersela con la concorrenza interna di Chris Froome (intenzionato a raggiungere il gotha del ciclismo mondiale) e Geraint Thomas. Le speranze azzurre saranno legate ai “soliti” Nibali ed Aru sperando in una ulteriore crescita di Ciccone

Tour de France 2020: le tappe

1a tappa, sabato 27 giugno: Nizza-Nizza (156 km)
2a tappa, domenica 28 giugno: Nizza-Nizza (187 km)
3a tappa, lunedì 29 giugno: Nizza-Sisteron (198 km)
4a tappa, martedì 30 giugno: Sisteron-Orcieres Merlette (157 km)
5a tappa, mercoledì 1° luglio: Gap-Privas (183 km)
6a tappa, giovedì 2 luglio: Le Teil-Mont Aigoual (191 km)
7a tappa, venerdì 3 luglio: Millau-Lavaur (168 km)
8a tappa, sabato 4 luglio: Cazeres-Loudenvielle (140 km)
9a tappa, domenica 5 luglio: Pau-Laruns (154 km)
Lunedì 6 luglio, riposo
10a tappa, martedì 7 luglio: Ile d’Oleron-Ile de Rè (170 km)
11a tappa, mercoledì 8 luglio: Chatelaillon-Poitiers (167 km)
12a tappa, giovedì 9 luglio: Chauvigny-Sarran (218 km)
13a tappa, venerdì 10 luglio: Chatel-Guyon-Puy Mary/Pas de Preyrol (191 km)
14a tappa, sabato 11 luglio: Clermont Ferrand-Lione (197 km)
15a tappa, domenica 12 luglio: Lione-Grand Colombier (175 km)
lunedì 13 luglio, riposo
16a tappa, martedì 14 luglio: La Tour du Pin-Villard de Lans (164 km)
17a tappa, mercoledì 15 luglio: Grenoble-Meribel (168 km)
18a tappa, giovedì 16 luglio: Meribel-La Roche sur Foron (168 km)
19a tappa, venerdì 17 luglio: Bourg en Bresse-Champagnole (160 km)
20a tappa, sabato 18 luglio: Lure-La Planche des Belles Filles (cronometro individuale, 36 km)
21a tappa, domenica 19 luglio: Mantes la Jolie-Parigi/Champs Elysèes (122 km)

Tour de France 2020: il sito

Per tutte le informazioni consultare il sito ufficiale https://www.letour.fr/en/

Red Bull Rampage 2019: countdown

Red Bull Rampage 2019: il conto alla rovescia

Red Bull Rampage 2019, il più grande spettacolo di MTB freeride, il conto alla rovescia è partito: Appuntamento il 25 ottobre

I più abili freerider del mondo tornano nel deserto di rocce rosse dello Zion National Park, Utah, per la Red Bull Rampage 2019. Tra dieci giorni esatti creeranno le loro linee uniche lungo la montagna offrendo uno spettacolo da pelle d’oca a tutti gli appassionati che potranno seguirli in diretta da tutto il mondo grazie a Red Bull TV. L’appuntamento in Italia è a partire dalle ore 18 di venerdì 25 ottobre su www.redbull.com/it-it/events/rampage.

Giunta alla quattordicesima edizione, Red Bull Rampage si conferma la più grande prova di abilità e forza mentale della mountain bike, nella quale i rider più coraggiosi sono chiamati ad affrontare i trail più esposti e pericolosi del mondo. I 21 finalisti insieme ai loro team (composti da due persone), daranno forma e sostanza alle loro linee, trascorrendo quattro giorni scavando e modellando le sezioni da cui scenderanno, e altri quattro giorni di pratica per perfezionare la loro linea dei sogni, che poi percorreranno nella finale. Sarà una battaglia epica come è stata negli anni passati, per smorzare l’attesa è possibile rivedere le run vincenti della passate edizioni su www.redbull.com e leggere i profili di tutti i finalisti.

Il più grande spettacolo di MTB freeride è un test di abilità e resistenza mentale unico, nel quale i migliori atleti della disciplina si mettono alla prova in uno dei luoghi più esigenti del pianeta, l’evento si è evoluto fino a diventare il titolo più ambito della mountain bike freeride. Il teaser dell’evento 2019 rende bene l’idea.

Tra i protagonisti più attesi ci sarà il canadese Brett Rheeder, vincitore della passata edizione, i suoi connazionali Brandon Semenuk, Tom van Steenbergen, Graham Agassiz, Reece Wallace e Kurt Sorge, lo spagnolo Andreu Lacondeguy, gli americani Cam Zink, Carson Storch, Ethan Nell, Tyler McCaul, Reed Boggs, DJ Brandt e Kyle Strait, il belga Thomas Genon, il polacco Szymon Godziek, l’inglese Brendan Fairclough, il francese Vincent Tupin e il messicano Johny Salido. Purtroppo sia Gee Atherton che Antoine Bizet non saranno al via a causa di infortuni, al loro posto troveremo in gara lo spagnolo Bienvenidos Aguado Alba e lo svedese Emil Johansson. Il primo ha realizzato il best trick nelle qualifiche, il secondo è noto per le sue performance nel Crankworx e per la vittoria nel Red Bull Joyride.
Tutto ormai è pronto. Il conto alla rovescia è iniziato, lo spettacolo sta per iniziare.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Parigi-Roubaix 1996, vittoria di Museeuw o dell’ammiraglia?

Parigi-Roubaix 1996 tripletta Mapei

Parigi-Roubaix 1996 la corsa che a distanza di anni fa ancora discutere per la vittoria di Museeuw “decisa” in ammiraglia

Parigi-Roubaix 1996

Parigi-Roubaix 1996

Parigi-Roubaix 1996, è il 14 aprile e quel giorno è destinato a restare nella storia del ciclismo per un evento che a suo tempo fece decisamente scalpore. In quegli anni, non c’è dubbio, uno degli squadroni del plotone è la Mapei di Giorgio Squinzi. Il team di Patrick Lefevere vede il suo terreno di caccia preferito nelle classiche del Nord.

Nel 1995 la Mapei ha trionfato al Giro delle Fiandre con Johan Museeuw e con Franco Ballerini proprio alla Roubaix. Andrea Tafi è in rampa di lancio pronto a dire la sua così come Gianluca Bortolami che ha il physique du rôle per imporsi nelle classiche ecco che “l’inferno del Nord” non può che essere nel mirino del team italiano.

Il 1996 è in realtà iniziato maluccio per la Mapei con la sorpresa di Gabriele Colombo della Gewiss che conquista la Sanremo (Museeuw giunge ottavo), con Michele Bartoli e Fabio Baldato (MG Maglificio) che bruciano sempre il belga al Giro delle Fiandre. L’unica soddisfazione per Lefevere arriva alla Gand-Wevelgem dove Tom Steels conquista la vittoria in volata ma la Mapei non può e non deve accontentarsi, l’obiettivo sono le classiche Monumento.

Andrei Tchmil (già vincitore nel 1994) è uno dei favoriti per la vittoria assieme ad Ekimov, l’Italia ripone le proprie speranze in Michele Baldato e Stefano “Zazà” Zanini ma tutti devono guardarsi dall’atleta della Motorola, George Hincapie.

Al via del 263,5 km che uniscono Compiegne a Roubaix la Mapei punta forte su Museeuw, Ballerini, Tafi e Bortolami per riscattare l’inizio di stagione sottotono.

Parigi-Roubaix 1996: le prime fasi

Il clima è nervoso sin dalla partenza e bastano solamente 25 chilometri per dar fuoco alle polveri. Partono in 21 tra cui spiccano Knaven della TVM, Wauters della Lotto, O’Grady della Gan, il nostro Saligari dell’MG mentre la Mapei può contare su Peeters e Willems. Dietro lavora sodo la Telekom di Erik Zabel che controlla il margine degli uomini di testa sino al ricongiungimento

Dopo quasi 100 chilometri in testa sono in poco più che quaranta con tutti i big davanti, nei pressi di Troisvilles è Zabel a provare il colpo di mano, lo seguono Desbiens, Peeters e Museeuw a cui si aggiunge  Serpellini della Panaria. Dietro il gruppo reagisce con veemente e, all’inizio della Foresta di Aremberg il margine è di soli 20 secondi e il pubblico impazzisce al passaggio del gruppo.

Terminata il mitico tratto simbolo della Roubaix tutto è ancora da decidere con tutti i big che possono giocarsi la vittoria finale. A quel punto la Mapei inizia ad alzare il ritmo che da 100 elementi si assottiglia sino a poco più di 20 corridori che potranno giocarsi il successo.

La Mapei è la più rappresentata con Leysen, Tafi, Ballerini, Bortolami e, naturalmente, Museeuw. Oltre ai cinque atleti Mapei ecco Zanini, Serpellini, Baldato, Ekimov, Hincapie, Leysen, Tchmil, Boscardin, Michaelsen, Holm, Corvers, Camin, Milesi, Moncassin, Desbiens e Gorini.

Parigi-Roubaix 1996: la fuga Mapei

La formazione di Patrick Lefevere è presente in massa e pronta a dar battaglia e così è quando ai meno 76 chilometri dall’arrivo allungano Bortolami, Tafi e Museeuw. E’ un’azione di una forza tremenda quella orchestrata dalla formazione di patron Giorgio Squinzi, i tre lavorano evidentemente di comune accordo e scavano un solco incolmabile dagli inseguitori Tchmil, Zanini, Ballerini ed Ekimov. Ballerini ha la gamba che va da sola ma la logica di squadra vuole che stia bello tranquillo a controllare le mosse di Tchmil.

Alle spalle dei tre uomini Mapei sono Zanini e Ballerini che allungano senza che Ekimov e Tchmil riescano a seguirli. Il margine dei tre si riduce a meno di un minuto, che si stia riaprendo la corsa?
Ai meno dieci Musseuw fora ma Tafi e Bortolami lo attendono e il pubblico ha capito che il tram vuole entrare nel velodromo in parata. La leggenda vuole che parta una “trattativa” tra Squinzi a casa e Lefevere in ammiraglia per capire che “far vincere”.

I tre Mapei entrano in parata nel Velodromo di Roubaix e, come da ordini si scuderia, è Museeuw a cogliere la vittoria mentre le immagini TV mostrano l’espressione di disappunto di Tafi e il labiale di Bortolami che fa comprendere che il risultato finale è stato deciso in ammiraglia: un “Andrea non fare cazzate! suggerisce Bortolami.

Forse un simile dominio da parte della Mapei avrebbe meritato un epilogo più lineare e trasparente.

“Hanno deciso i ragazzi – spiega Fabrizio Fabbri – c’è stato un gran parlottare ma solo per decidere la seconda e la terza posizione. I ragazzi hanno accettato che Museeuw fosse il vincitore e debbo ringraziarli per l’alto senso di professionalità”.

L’ atteggiamento della formazione italiana fa indignare molti tifosi (anche italiani) ed i giornali (soprattutto italiani) non mancano di stigmatizzare la scelta “a tavolino” scatenando la rabbia di Giorgio Squinzi:

“Sono nauseato o esco dal ciclismo o faccio una squadra con soli stranieri”.

La verità vera non si saprà forse mai ma la sensazione comune è che un ordine d’arrivo della centesima Parigi-Roubaix è stato “dettato” via telefono o quanto meno concordato.

A Montalcino è una vittoria di Elia Favilli

SOUDAL-LEE COUGAN vittoria a Montalcino

Seconda vittoria consecutiva in Toscana per SOUDAL-LEE COUGAN Racing Team, dopo la Sinalunga Bike, con Elia Favilli

Favilli GF del Brunello

Favilli GF del Brunello

 

Secondo successo in sette giorni per SOUDAL-LEE COUGAN Racing Team che dopo essere andato a segno nella Sinaunga Bike con Cristian Cominelli, si è ripetuto nella classicissima della Val d’Orcia con Elia Favilli.
Come un colpo di fucile.  Grazie a un’azione di potenza Elia Favilli ha fatto la differenza sulla salita più dura del percorso e ha cambiato la storia della Granfondo del Brunello e della Val d’Orcia che per il secondo anno consecutivo ha visto sul podio del vincitore un atleta della squadra toscana.
Un forcing, quello imposto dal corridore in maglia bianco-rosso che, dodici mesi dopo la vittoria di Daniele Mensi, ha confermato SOUDAL-LEE COUGAN Racing Team padrone della storica gara senese che Favilli aveva già chiuso sul podio negli ultimi due anni, secondo nel 2017 e terzo l’anno scorso.

La vittoria in terra toscana premia anche il grande lavoro di squadra del team di Montemurlo, impeccabile nella condotta di gara.  Il livornese, classe 1989, alla quarta affermazione stagionale è giunto in perfetta solitudine al traguardo nel borgo di Montalcino in perfetta solitudine.



“Sono contento di aver vinto questa gara e del mio poker stagionale, erano alcune settimane che sentivo che la condizione era ottima.  Oggi i miei compagni sono stati perfetti, questa vittoria è per loro e per tutto il team” –  ha spiegato Favilli – “Nei primi chilometri Daniele e Stefano mi hanno dato una mano a stare davanti, poi sulla salita più dura ho alzato il ritmo ed ho fatto la differenza.  Sembrava filasse tutto liscio, fino a quando ho sentito calare la pressione di una gomma, fortunatamente ha tenuto fino alla fine e sono arrivato al traguardo, riuscendo a conservare un buon margine di vantaggio”

Soddisfazione anche per Stefano Valdrighi, terzo, raggiante per il primo podio alla Granfondo del Brunello e della Val d’Orcia.  Fino all’inizio della seconda salita il giovane biker della Garfagnana ha chiuso i varchi nel gruppo, poi quando Favilli ha allungato, è rimasto in battaglia per la terza posizione, staccando il diretto avversario negli ultimi 500 metri.

Solo un quinto posto per il vincitore del 2018, Daniele Mensi, attardato da un problema meccanico, risultato decisivo ai fini dell’ordine d’arrivo.

“Abbiamo corso bene e avremmo potuto fare anche di più, senza il problema meccanico a Mensi” – ha commentato soddisfatto il manager Stefano Gonzi – “Ormai la stagione si sta chiudendo ma credo che i risultati che abbiamo conquistato sin qui possono darci serenità e soddisfazione.  Manca ancora una gara, domenica all’Isola d’Elba, ma siamo già pronti per guardare avanti, c’è il 2020 da preparare nel migliore dei modi!”

FONTE COMUNICATO STAMPA

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita. A Dino Signori le scarpe con cui il colombiano ha vinto il Tour de France 2019

Dopo il terzo posto nella Classica d’Autunno, Il Lombardia, Egan Bernal ha fatto tappa da Sidi. La visita al quartier generale Sidi di Maser (Treviso), per il corridore colombiano ha rappresentato l’ultima “tappa” di una stagione lunga, emozionante e soprattutto vincente prima di volare a Parigi per la presentazione del Tour 2020 e poi staccare per un breve periodo di vacanza.

Un’annata da incorniciare per Egan Bernal che è il campione di oggi e di domani: prima le vittorie alla Paris-Nice e al Tour de Suisse, poi il trionfo al Tour de France e infine un bel finale di stagione con la vittoria al GranPiemonte e il terzo posto a Il Lombardia.

Le calzature Sidi Shot con cui Bernal ha vinto la Grande Boucle 2019, diventando il primo corridore colombiano a riuscire nell’impresa, hanno fatto ritorno a casa. Bernal infatti ha autografato e regalato queste scarpe a Dino Signori fondatore e proprietario di Sidi, azienda che tutt’ora guida assieme alla figlia Rosella.
Quella del 2019 è la vittoria numero 15 al Tour de France della storia Sidi. Un numero che testimonia il prestigio di questo brand Made in Italy che rappresenta la storia e il presente delle calzature da ciclismo ma che allo stesso tempo è già proiettato, con impegno e passione, verso sfide future.

“Bernal ha dimostrato non solo di essere un talento ma anche di essere un campione. Non si vince un Tour de France per caso a soli 22 anni. Ci vogliono testa, gambe e doti fuori dal comune. Mi piace il suo modo di correre ma anche il suo comportamento quando scende dalla bicicletta. Siamo orgogliosi di averlo con noi e l’augurio è di ottenere ancora grandi vittorie insieme” dice Dino Signori.

Bernal & Sidi. “Dopo l’esperienza in mountain bike, da quando ho iniziato a correre tra i prof su strada ho sempre utilizzato le calzature Sidi. Mi sono subito trovato benissimo. Dal punto di vista del design e della tecnologia è difficile poter volere di più e poi come calzata si adattano perfettamente al mio piede. La scarpa, come la sella, è un aspetto molto delicato per noi corridori. Io non amo cambiare, infatti con uno o al massimo due paia di scarpe cerco di correre tutta la stagione” spiega Egan Bernal.

Bernal e la maglia gialla. “Mi ha cambiato la vita. A 22 anni ho vinto il Tour de France, sono il primo atleta della mia nazione a esserci riuscito. E’ un sogno diventato realtà. In Colombia questo mi ha dato grandissima notorietà. Non è un peso per me, mi piace però è anche una grande responsabilità. Io quest’anno al Tour fino al giorno che ho preso la maglia gialla dopo il Col de l’Iseran non pensavo di vincere. Ero partito con l’obiettivo di fare bene e aiutare la squadra, magari dimostrando che nel 2020 avrei potuto vincere. Chiaramente una volta che ho indossato la maglia gialla ho solo pensato a dare il massimo e tenerla fino a Parigi” dice Bernal.

Il 2020 e il futuro. “Adesso guarderò le presentazioni di Tour e Giro poi assieme al team decideremo i programmi per la prossima stagione. Nel futuro per il momento voglio restare concentrato sulle grandi corse a tappe anche se quest’anno ho chiuso bene la stagione con le corse di un giorno, al Piemonte e al Lombardia. Per le classiche c’è tempo, magari un giorno in futuro mi piacerebbe puntare alla vittoria di un Lombardia o di una Liegi. Invece per quanto riguarda il mio debutto 2020 dovrebbe essere in febbraio al Tour Colombia” continua Bernal.

Bernal e l’Italia. “Ho un rapporto speciale con l’Italia. Sono cresciuto qui ciclisticamente, ho imparato la lingua, ho tanti amici, tanti tifosi, mi piace la cucina. Soprattutto ho un bellissimo ricordo dei miei esordi con il team Androni e il diesse Giovanni Ellena, che è un grande amico, sono loro che mi hanno dato fiducia e lanciato nel grande ciclismo prima di approdare alla mia squadra attuale, il Team Ineos” dice il colombiano.

Il Team Ineos e tanti campioni (con Bernal in squadra ci sono Froome, Thomas e per il 2020 ci sarà anche l’arrivo del vincitore del Giro d’Italia Carapaz). “Forse è un problema per chi ci guarda da fuori, per noi no. Poter contare su tanti corridori forti per noi non è una debolezza, anzi è un punto di forza. La stagione è lunga, ci sono tanti obiettivi e ci possono essere anche degli imprevisti. Alla fine è sempre la strada che mette i corridori al loro posto e le gambe a decidere chi è il più forte” conclude Bernal.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Revolt E+ Pro, la prima E-Bike Gravel di Giant

Revolt E+ Pro la Gravel di Giant

Revolt E+ Pro nnovativa E-bike che combina le più recenti tecnologie di Giant con il design e le caratteristiche tipiche delle biciclette gravel.

Revolt E+ Pro

Revolt E+ Pro

Giant, leader mondiale nelle tecnologie per il ciclismo, presenta la nuovissima Revolt E+ Pro, una versatile E-bike drop-bar progettata per affrontare qualsiasi tipo di terreno, come strade, ghiaia e sterrato e con una forte vocazione per i viaggi. Progettata con un telaio in alluminio ALUXX SL, offre una guida fluida e veloce, unita alle nuove tecnologie del motore sviluppato con Yamaha sara’ in grado di percorrere distanze maggiori con una sola carica della batteria, la Revolt E+ Pro è la scelta ideale per affrontare percorsi urbani, strade accidentate o lunghi viaggi bikepacking.

Il cuore della Revolt E+ Pro è il sistema Hybrid Cycling Technology di Giant, un sistema motore che combina l’energia elettrica a quella umana per fornire un’esperienza di pedalata intelligente, naturale e performante. La sua potenza è generata grazie al nuovo motore SyncDrive Pro, che aiuta i ciclisti ad affrontare al meglio le ripide salite riuscendo a mantenere velocità medie ancor più elevate e a percorrere distanze più lunghe sempre.

Grazie all’utilizzo di sei sensori, il motore eroga la potenza in base all’input del ciclista e alla tipologia di supporto scelta. La Revolt E+ Pro è dotata di cinque modalità di assistenza (Eco, Basic, Active, Sport, Power) e offre una percentuale massima di supporto pari al 360 percento. Questo significa che, in modalità Power ad esempio, un input del 100% di coppia nominale corrisponde ad un supporto del 360 percento dovuto alla pedalata assistita. Il motore di questa bicicletta è stato progettato per fornire una risposta rapida e diretta all’input del pedale, producendo 80Nm di coppia motrice in meno di 19 millisecondi.

La tecnologia Smart Assist della Revolt E+ Pro misura l’input di pedalata e valuta le condizioni del terreno da percorrere per determinare l’esatta quantità di potenza necessaria per una pedalata fluida e naturale. Fornisce anche assistenza nella pedalata ad alte cadenze, assicurando al biker un supporto completo sia in salita che in discesa, su strade asfaltate, ghiaia o sterrato.

Il nuovo display e centro di controllo RideControl EVO facilita la visione dei dati di guida come la velocità, la distanza percorsa, l’autonomia stimata e la carica della batteria. Questo dispositivo montato sul manubrio è dotato di una scocca in alluminio resistente agli urti e di una porta di ricarica USB. Può essere aggiornato in modalità wireless via Bluetooth, così da rimanere sempre aggiornati con il software più recente.

La nuova batteria compatta EnergyPak Smart integrata ha una capacità di 375Wh. Per le avventure più lunghe, si può aumentare la capacità della batteria di ben 250Wh tramite l’EnergyPak Plus Range Extender. Infine, il nuovo carica batterie EnergyPak 6A Fast Charger permette una ricarica rapida, sicura ed efficiente, consentendo di recuperare fino all’80% della capacità totale in circa 90 minuti.

Il telaio di questa bicicletta, che si ispira ai modelli gravel della linea Giant Revolt, è progettato per dare ai ciclisti la massima efficienza, comfort e controllo nella guida durante le avventure su lunghe distanze. Esso è realizzato in alluminio ALUXX SL, prodotto negli stabilimenti Giant specializzati nella lavorazione di questo materiale, attraverso tecniche di produzione brevettate. La Revolt E+ Pro è inoltre dotata di un reggisella D-Fuse in materiale composito, che presenta una sezione a D che aumenta la rigidità nella parte posteriore della bici, migliorando il comfort e riducendo al minimo l’affaticamento e le piccole vibrazioni. Inoltre predispone degli attacchi per il porta pacchi e le borse da viaggio.

La Revolt E+ Pro è equipaggiata con la nuova trasmissione Shimano GRX a 11 velocità e freni a disco idraulici, che offrono elevate prestazioni sia in cambiata che nella frenata sui vari tipi di terreno, anche i piu’ polverosi. Dispone inoltre di ruote Giant eX2 WheelSystem, sviluppate appositamente per le E-bike e di pneumatici tubeless (45c) per la massima efficienza negli spostamenti, maggior comfort e un rischio ridotto di foratura degli pneumatici.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Fabio Enrique Parra Pinto ciclista scalatore colombiano anni 90

Fabio Enrique Parra Pinto forte scalatore colombiano

Fabio Enrique Parra Pinto, risultati e carriera del forte scalatore colombiano che battagliò con lo spagnolo Pedro Delgado

Fabio Enrique Parra Pinto

Fabio Enrique Parra Pinto

Fabio Enrique Parra Pinto nasce il 22 novembre 1959 a Sogamoso, Boyacá, in Colombia. Fabio inizia a pedalare in tenera età e a 17 anni conquista i “Classici Salesiani” e arriva quarto ai “Classici Nazionali”.

L’anno seguente partecipa alla Vuelta de la Juventud senza però brillare ma, nell’edizione del 1978 ottenne il secondo posto del generale e l’anno successivo, a meno di 20 anni, viene incoronato campione della Vuelta de la Juventud diventando una certezza.

Il 1979 è anche l’anno del debutto alla Vuelta Colombia dove chiude al 14esimo posto in classifica generale e vincendo la classifica dei debuttanti.

Nel 1980 conquista l’ottavo posto al Tour of Colombia dove vince anche la prova a cronometro battendo Rafael Antonio Niño che poi vincerà quell’edizione.

Nella seconda tappa del RCN Classic, Fabio Parra, è vittima di un brutto incidente che però non gli preclude la partecipazione al Tour del Costa Rica dove ottiene il secondo posto nella classifica generale.

Il 1981 è un anno positivo per Parra Pinto che a soli 21 anni riesce a conquistare il prestigioso Tour of Colombia conquistando la nona frazione da Fresno e Manizales lungo un percorso di montagna vedendosela con atleti del calibro di Alfonso Flórez, Luis Herrera, Pacho Rodríguez e Rafael Antonio Niño capitano dello stesso Parra. Sempre in quell’anno chiude secondo al RCN Classic dopo una lotta serrata con giovane Luis Herrera.

Nel 1982 arriva ancora un secondo posto alla RCN Classic, questa volta dietro Luis Herrera mentre al Giro di Colombia, dopo aver ben figurato nella prima parte deve accontentarsi di un poco brillante nono posto in generale. Quell’anno chiude 4 ° nella Vuelta Antioquia ed è secondo al Giro de La Valsesia, in Italia

Dopo un anno di assenza dalle corse, il 1984 lo vede nuovamente protagonista con la vittoria della classifica finalela Vuelta Antioquia (in cui vince anche una tappa) a cui segue la conquista della Vuelta Cundinamarca. Alla Coors Classic negli Stati Uniti chiude quarto nella generale vincendo, però, la classifica della montagna.

Fabio Enrique Parra Pinto viene selezionato dalla Colombia per prendere parte ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984.

 

Fabio Enrique Parra Pinto al Café de Colombia

Le ottime performance come dilettante valgono a Parra la chiamata nella formazione Café de Colombia per la stagione 1985 andando a formare una formidabile accoppiata con l’altra stella colombiana Luis Herrera. Fabio conquista un interessante secondo posto al Giro di Colombia vincendo la frazione più impegnativa da Armenia e Ibagué.

Alla Vuelta Espana, il colombiano arriva senza troppe pressioni ma riesce a conquistare  il quinto posto in generale al suo esordio in una grande corsa a tappe conquistando anche un bel terzo posto nella nona frazione da tra Logroño a Balneario de Panticosa.

Nel Tour de France le prestazioni della formazione colombiana sono superlative, Luis Herrera conquista la maglia a pois ed è sesto in generale mentre Fabio Parra è ottavo in generale e conquista la classifica della maglia bianca di miglior giovane. Parra il 10 luglio conquista la frazione più lunga da Morzine a Lans nel Vercons di 269 chilometri.

Nel 1986, Parra è ottavo alla Vuelta España, vince la classifica generale e quella di miglior scalatore alla Boyacá Classics.

L’87 vede la formazione colombiana creare due veri e propri team: uno, guidato da Herrera con l’obiettivo del Giro di Colombia e la Vuelta a Espana e uno, guidato da Parra che punta al RCN Classic e al Tour of Switzerland. Il meglio delle due formazioni si unisce poi per il Tour de France.

Parra conquista il prologo a San Andres, la cronometro a Cali e la classifica finale del RCN Classic diventando il primo ciclista a conquistare tutte le gare del calendario ciclistico colombiano. Al Tour de Suisse vince la classifica di miglior scalatore ed è terzo in generale (a 7 secondi dal vincitore)

Al Tour de France grazie al quarto posto nella cronoscalata al Mont Ventoux e al terzo posto nellatappa di Plagne riesce ad arrivare sesto in generale a Parigi.

 

Enrique Parra il Tour de France 1988

A seguito di queste prestazioni è il team Kelme ad offrirgli un contratto per la stagione 1988 in cui sarà capitano della formazione spagnola.

La stagione nazionale lo vede chiudere al settimo posto la Cundinamarca Classic e al quarto nel Giro di Colombia.

In Europa in primavera chiude al quinto posto la Vuelta vincendo la tappa con arrivo a Cerler e ottiene il suo miglior risultato assoluto al Tour de France.

La corsa francese parte con una brutta caduta che rischia di rovinare i progetti dello scalatore colombiano che nell’undicesima tappa con traguardo a Morzine ha lanciato un attacco solitario sul Col du Galibier arrivando con un buon margine.

Il giorno successivo sull’Alpe d’Huez si trova in testa assieme a Theunisse, Rooks e Delgado e inizia un forcing che viene vanificato dalla confusione fatta dai numerosi tifosi e dalle moto dell’organizzazione che lo ostacolano oltremodo impedendogli di conquistare un’altra vittoria di tappa.

Grazie a questi due exploit il colombiano sale al terzo posto in generale per poi battagliare con Steve Bauer durante la cronoscalata e la tappa di Luz Ardiden. Grazie alla sua costanza, chiude il Tour ottenendo il terzo posto a Parigi alle spalle del forte spagnolo Pedro Delgado e dell’olandese Steven Rooks e davanti all’amico Luis Herrera (che chiude sesto in generale).

Negli anni successivi emergerà che Pedro Delgado sarebbe stato positivo nel controllo antidoping dopo la 15a tappa e Gert-Jan Theunisse. Nel 1999 Steven Rooks confesserà di aver fatto uso di doping ma Parra non ha mai rivendicato la vittoria per il Tour del 1988.

Enrique Parra Vuelta 1989

Nel 1989 Parra arriva secondo nella classifica generale della RCN Classic (conquista la terza tappa) a soli 4 secondi da Álvaro Mejía così come alla Vuelta Colombia (dove conquista due frazioni).

Dopo aver ottenuto il decimo posto alla Settimana Catalana si presenta alla Vuelta per centrare la vittoria in un’edizione della corsa spagnola più combattuta di sempre. Parra si deve “accontentare” del secondo posto alle spalle del solito Pedro Delgado.

Dopo una bella tappa ai Laghi di Covadonga, Fabio perde terreno nella cronometro di Valdescaray. Nell’ultima frazione Fabio prova di tutto per vincere e la salita alla Navacerrada è teatro di uno scontro memorabile tra Delgado e Parra. Nella discesa i compagni Omar Hernández e Alberto Camargo sapientemente mossi da Rafa Carrasco sull’ammiraglia Kelme, aiutano Parra che diventa leader virtuale ma il successivo tratto pianeggiante ridà a Delgado la prima posizione grazie anche all’insperato supporto di corridori di altre squadre (su tutti il russo Ivan Ivanov)

Il giorno successivo, prima di iniziare la passerella finale, un fotografo immortala Delgado che confabula con Ivanov, forse consegna una busta sollevando i sospetti del pubblico.

Il 1990 è l’ultimo con i colori della Kelme e Parra arriva 5 ° nel Giro di Spagna, 5 ° nel Dauphine Libere e 13 ° nel Tour de France

Enrique Parra il finale di carriera

Nel 1991, Parra è firma con la Seguros Amaya di Laudelino Cubino. Ottiene il quarto posto al Giro di Colombia, il quinto alla Vuelta ma al Tour è costretto al ritiro a seguito di una terribile caduta.

Nel 1992 vince il Tour of Colombia e chiude settimo alla Vuelta di Spagna prima di dare il proprio saluto al ciclismo professionistico.

Eddy Merckx cade in bicicletta: è in ospedale

Eddy Merckx vittima di una caduta

Eddy Merckx vittima di una caduta in bicicletta mentre pedala con amici, trasportato in Ospedale è sotto controllo, tutto sembra a posto

Eddy Merckx

Eddy Merckx

Eddy Merckx è stato vittima di una caduta mentre con alcuni amici stava pedalando. Il cannibale era nel suo Belgio e si stava dilettando nella consueta uscita domenicale assieme ad alcuni amici storici, per ragioni ancora da accertare il Cannibale è caduto a terra riportando un trauma cranico.

Eddy Merckx, 74 anni, è stato soccorso dagli amici e poi dai locali operatori sanitari per poi essere trasportato, in ospedale a Dendermonde, vicino Gent.

Il quotidiano ‘Het Nieuwsblad’ ha confermato che il cinque volte vincitore del Tour de France ha riportato un trauma cranico e nella giornata odierna verrà sopposto ad ulteriori esami ed accertamenti clinici. C’è molta prudenza nel valutare le condizioni del mitico Merckx che, lo ricordiamo, posta anche un pacemaker.

L’emittente televisiva belga Sporza ha contattato l’amico di Eddy, Paul Van Himst, che ha spiegato lo stato attuale: “Ho contattato Claudine, la moglie di Eddy, ieri sera, secondo la donna la situazione è sotto controllo e tutto è a posto comunque il Cannibale sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti”.

Bauke Mollema, impresa Monumentale

Bauke Mollema impresa al Lombardia

Bauke Mollema attacca quando mancano due km dalla cima del Civiglio (18,5 km dall’arrivo) e fa il vuoto conquistando il Lombardia

Bauke Mollema (Trek-Segafredo) ha vinto la sua prima Classica Monumento con un attacco sulla salita del Civiglio quando mancavano 18,5 chilometri dall’arrivo, per poi tagliare in solitaria il traguardo di Como. Nel finale l’olandese ha respinto i tentativi di Alejandro Valverde (Movistar Team) e Egan Bernal (Team INEOS) che hanno completato il podio del 113^ Il Lombardia NamedSport.

RISULTATO FINALE
1 – Bauke Mollema (Trek – Segafredo) – 243 km in 5h52’59” media 41,305 km/h
2 – Alejandro Valverde (Movistar Team) a 16″
3 – Egan Bernal (Team INEOS) a 16″
4 – Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) a 16″
5 – Michael Woods (EF Education First) a 34″

LE PILLOLE STATISTICHE

  • Bauke Mollema ottiene la 4^ vittoria olandese a Il Lombardia NamedSport. I precedenti: Jo De Roo nel 1962 e 1963 ed Hennie Kuiper nel 1981.
  • Alejandro Valverde è l’unico atleta nella storia ad ottenere un podio al Lombardia NamedSport a più di 39 anni d’età. Il precedente record per il podio più anziano al Lombardia apparteneva a Franco Bitossi: terzo nel 1977 a 37 anni e 37 giorni. Sono solo tre gli atleti ad aver ottenuto un podio al Lombardia a più di 37 anni d’età. Oltre a Valverde e Bitossi, Fausto Coppi, secondo nel 1956 a 37 anni e 36 giorni. Fu l’ultimo Lombardia di Coppi.
  • Bernal sul podio del Lombardia NamedSport a 22 anni e 272 giorni. Per trovare un altro atleta più giovane sul podio bisogna andare indietro di 11 anni, al 2008, quando il suo connazionale Rigoberto Uran chiuse al terzo posto a 21 anni e 265 giorni.

Il vincitore Bauke Mollema, ha dichiarato in conferenza stampa: “Dopo il mio attacco il vantaggio è aumentato velocemente, forse dietro si sono guardati un po’ troppo. Sapevo che sarei passato per primo sul Civiglio poi quando ho sentito di avere ancora 20″ di vantaggio ho capito che avevo buone possibilità di vincere. Conoscevo bene la discesa e ho provato a spingere a tutta fino al traguardo. L’ultima salita non è stata troppo dura. A un certo punto ho intravisto Roglic ma era ancora lontano. Conquistare una Classica Monumento è un ottimo modo per finire la stagione. Inoltre i miei genitori erano qui a Como ed è stato ancora più speciale”.

Il secondo classifficato Alejandro Valverde, ha detto: “Sono contento del secondo posto. Mollema ha attaccato nel momento giusto e poi ha mantenuto un buon ritmo, ha corso bene. Dietro non ci siamo organizzati; vari corridori hanno provato a riportarsi sotto ma sono stati tutti tentativi individuali, non c’è stato accordo. Avevo le gambe per fare un po’ meglio, avrei potuto anche vincere ma sfortunatamente è andata così”.

Primo al passaggio sul Ghisallo, Fausto Masnada (Androni Giocattoli – Sidermec) si è aggiudicato il Premio Todisco in memoria del giornalista de La Gazzetta dello Sport Pier Luigi Todisco scomparso nel 2011

Il terzo, Egan Bernal, ha detto: “Stamattina non pensavo che sarei salito sul podio. È un risultato veramente positivo, Il Lombardia è la prima Classica Monumento in cui chiudo tra i primi tre. Sono contento di questo risultato e del modo con cui finisco la stagione. Mollema ha fatto una grande accelerazione, ha guadagnato qualche secondo ed è riuscito a mantenere il vantaggio andando a tutta. Un giorno mi piacerebbe vincere una Classica Monumento come questa ma so che non sarà facile, il percorso è veramente impegnativo. Ho solo 22 anni, sicuramente proverò a fare del mio meglio nei prossimi anni per diventare un corridore più completo”.

Antonio Rossi, Sottosegretario con delega ai Grandi Eventi Sportivi della Regione Lombardia ha consegnato al vincitore Mollema la maglia celebrativa dedicata a Felice Gimondi.

Questa mattina alla partenza da Bergamo Norma Gimondi e Maurizio De Grassi, marito di Federica Gimondi, hanno ricevuto alla presenza di Mauro Vegni e Loredana Poli, Assessore del Comune di Bergamo, due litografie realizzate dall’artista Riccardo Guasco, raffiguranti Felice Gimondi

FONTE COMUNICATO STAMPA – Foto Credit: LaPresse

Androni Giocattoli Sidermec vince ancora la Ciclismo Cup

Androni Giocattoli Sidermec campione d’Italia

Androni Giocattoli Sidermec vince ancora la Ciclismo Cup con biclette Bottecchia la soddisfazione è grande per la squadra e i fornitori

Androni campione d'Italia 2019

Androni campione d’Italia 2019

Con grande piacere e orgoglio si conferma per Bottecchia per il terzo anno consecutivo il titolo di Campioni d’Italia con il team Androni Giocattoli Sidermec!

Dopo una grande stagione, EMME 4 Squadra bici ufficiale del team, si riconferma bici Campione d’Italia con la conquista della Ciclismo Cup.

 

È finita con il Gran Piemonte di ieri pomeriggio la Ciclismo Cup. Ed è finita ancora nella bacheca dell’Androni Giocattoli Sidermec che per il terzo anno consecutivo si laurea Campione d’Italia a squadre. L’Androni Giocattoli Sidermec ha difeso con successo anche nell’ultima corsa la leadership, chiudendo la challenge tricolore della Lega Professionistica al primo posto con 29 punti di vantaggio sul team secondo classificato. Sul palco, oltre alla premiazione del team che ha ricevuto l’ultima maglia rossa di leader, poco prima ci era salito già Fausto Masnada per vestirsi della maglia bianca di miglior under 25 sempre della Ciclismo Cup.

 

Questo straordinario traguardo sigilla una stagione ricca di successi per il team Campione d’Italia, che non ha mai smesso di lottare mettendosi in mostra in tutte le composizioni internazionali. Più di trenta podi stagionali in tutto il mondo tra cui Vuelta al Tachira (Venezuela), Tour de Langkawi (Malesia), al Circuit de la Sarthe (Francia), Tro-Bro Léon (Francia), Tour of the Alps (Italia), Tour de Bretagne (Francia), Giro dell’Appenino (Italia), Giro d’Italia (Italia), Vuelta Aragon (Spagna), Tour of Bihor (Romania), Tour of Hungary (Ungheria), National Championship Croatia (Croazia), Sibiu Cycling Tour (Romania), Tour du Limousin (Francia), Tour of China e Tour of Taihu Lake (Cina).

La stretta collaborazione con il team ha permesso a Bottecchia di perfezionare la bici in dotazione, EMME 4 Squadra, realizzando una vera e propria macchina da competizione. Grazie alle tecnologia Monolith, che permette di avere un vero unico monoscocca in totale assenza di punti di giunzione, questo telaio riesce a raggiungere performance elevatissime, massimizzando elasticità, reattività e leggerezza.

FONTE COMUNICATO STAMPA