Nibali cade e si ritira: frattura di una vertebra

Nibali cade per colpa di una moto e si frattura una vertebra

Nibali cade durante la salita all’Alpe d’Huez per colpa di una moto, termina la gara ma gli esami rivelano una frattura che lo costringe al ritiro dal Tour de France

Nibali cade ed è costretto al ritiro

Nibali cade ed è costretto al ritiro

Nibali cade colpito da una motocicletta dell’organizzazione. Nibali soffre, si rialza, recupera terreno su tutti, taglia il traguardo limitando i danni ma, trasportato in ospedale, è costretto al ritiro.

La notizia che non avremmo mai voluto dare! Vincenzo non solo ha pagato la caduta con secondi perduti ma deve dire addio alla corsa francese.  Gli esami svolti presso l’Ospedale di Grenoble hanno purtroppo confermano la prima diagnosi dopo la caduta provocata da una moto ai -4 km.

L’incidente che ha quindi compromesso non suo il grande pomeriggio del siciliano ma e ha messo fine al suo Tour de France: e ci auguriamo non vada a compromettere l’avvicinamento al Mondiale di Innsbruck.

Il’corridore siciliano  ha riportato una frattura alla decima vertebra toracica, la conferma è arrivata dalla Bahrain Merida, in un comunicato:

“Domattina Vincenzo tornerà in Italia dove, nei prossimi giorni, si sottoporrà ad ulteriori esami clinici”.

Lo stesso Vincenzo sul suo profilo Facebook ha voluto informare i fans: “Ciao Ragazzi sono di ritorno in hotel, purtroppo l’esito del referto medico non è buono, mi è stata confermata la frattura alla vertebra, domani tornerò a casa per un periodo di recupero. Grazie per tutto il vostro affetto dimostrato nei miei confronti! Alla prossima👍🏻”

 

Nibali cade per colpa di una moto o dell’organizzazione?

Non vogliamo fare polemica, non vogliamo perché sarebbe poi facile dire che polemizziamo solo perché a dover lasciare la corsa è il nostro Vincenzo Nibali. Non facciamo polemica ma è un dato di fatto che la tanto promossa organizzazione del Tour da un po’ di anni sta commettendo molti errori. Ci ricordiamo tutto l’incredibile accadimento al Tour de France del 2013 quando sul traguardo di Bastia (in Corsica) il bus della Orica GreenEdge  viene fatto transitare sul traguardo e s’incastra letteralmente sotto l’arco dell’arrivo.

Lo scorso anno una motocicletta ha perso dell’olio sul tracciato della prova a cronometro di Dusselfort e nessuno ha proceduto a pulire, risultato? Terribili cadute e Valverde che quasi si ammazza e deve salutare la Grande Boucle.
Nel 2016 a rischiare grosso per colpa del Caos in corsa è Froome che cade (assieme a Porte) rompe la bici e causa “ingorgo” non riesce ad avere un cambio tanto da doversi improvvisare maratoneta.
Senza citare l’auto dell’organizzazione che nel 2011 fece cadere Juan Antonio Flecha e buttò nel filo spinato il corridore olandese  Johnny Hoogerland

Oggi l’episodio di Vincenzo Nibali fatto cadere da una moto in mezzo ad una assoluta baraonda causata da tifosi al limite dell’incivile in carenza di transenne in una delle salite più note al mondo.
Insomma lo sciovinismo francese è forse ormai una cosa da riporre in un cassetto di fronte ad una corsa in cui troppo, troppo spesso la situazione scappa di mano agli organizzatori. Una corsa che muove milioni e che si auto celebra come la più bella del mondo non può permettere che tifosi esaltati corrano in mezzo al tracciato, spesso in condizioni alterate senza mettere in campo alcun controllo. Fumogeni accesi, gente vestita da clown e moto che vanno all’impazzata, è questa la corsa più bella del mondo? Noi continuiamo a preferire il giro.

 

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Nibali caduto per colpa di una moto

Nibali caduto, scoppia la polemica per l’organizzazione precaria

Nibali caduto per colpa di una motocicletta della Gendarmeria Francese, impazzano le polemiche sui social network, Joaquim Rodríguez non le manda a dire

Nibali caduto

Nibali caduto

Nibali caduto proprio mentre dimostra di essere uno dei più in forma in una delle tappe più mitiche del Tour de France con arrivo all’Alpe d’Huez. Nibali caduto per colpa di una moto… della Gendarmeria Francese.

La dinamica dell’incidente non è ancora del tutto chiato chiara, ma pare che la Bahrein Merida abbia chiesto alla giuria del Tour di annullare il ritardo accumulato da Nibali nella 12a tappa: 13’’ dal vincitore Geraint Thomas.

Tanta sfortuna per  Vincenzo Nibali vittima suo malgrado di uno stupido incidente proprio nelle fasi più concitate della tappa. Come detto le immagini non sono chiarissime ma sembra proprio che la caduta sia imputabile a una moto della Gendarmerie che per fare largo agli atleti tra le ali di folla in delirio abbia colpito e fatto cadere lo Squalo, ripreso poi dalle telecamere della TV dolorante mentre veniva aiutato a rialzarsi.

I fatti si sono accaduti a meno 3,5 km dalla conclusione in concomitanza con l’inizio dell’area transennata, tifosi con fumogeni accesi (ma quando capiranno l’idiozia di questa abitudine????) e motociclette impazzite sono stare un mix fatale per il corridore della Bahrain-Merida (che sembrava proprio in gas)

Nibali caduto: parla lo Squalo dello Stretto

” C’era Bardet davanti che aveva attaccato. Stavano passando le moto della polizia e io ho seguito Froome che stava attaccando a sua volta, ma c’è stato un rallentamento e sono finito a terra. Sono cose che possono accadere perché c’è tanto pubblico in questi restringimenti. Stavo bene, ci credevo fortemente, la gamba girava bene, avevo buone sensazioni. Ho fatto un attacco per vedere se qualcuno reagiva, ma l’idea era di scattare nel finale”

Nibali caduto, Rodriguez si arrabbia

Ecco che scoppiano le polemiche ed arriva un tweet di protesta di Joaquim Rodríguez, preparatore della Bahrain Merida, che dice senza mezzi termini: “Caro Tour, cosa avreste fatto se fosse accaduto a Froome?”

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Ciclismo nuovo velodromo in Italia? 

Ciclismo nuovo velodromo autorizzato dalla Federazione

Ciclismo nuovo velodromo, Federazione Ciclistica Italiana ha autorizzato l’inizio dei lavori che si completeranno prima di Tokio 2020

Ciclismo nuovo velodromo per gli atleti azzurri

Ciclismo nuovo velodromo per gli atleti azzurri

Ciclismo nuovo velodromo per gli atleti azzurri? Dopo le brutte notizie legate al Velodromo di Montichiari che si susseguono ormai da mesi, ecco arrivare una bella ventata di aria fresca. E’ notizia di oggi, infatti, che la Federazione Ciclistica Italiana, nella figura del Segretario Generale Maria Cristina Gabriotti, ha autorizzato l’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo Velodromo di Spresiano.

Entro l’estate avverrà la posa della prima pietra, ci vorranno 18 meri per la realizzazione dell’opera dall’accordo tra la Federazione Ciclistica Italiana e Pessina Costruzioni, dopo i 9 mesi dedicati alla progettazione.

I lavori, secondo quanto previsto dall’accordo, dovrebbero concludersi per gennaio 2020, in tempo per la preparazione delle Olimpiadi di Tokyo (in programma dal 24 luglio al 9 agosto 2020).

Il Velodromo avrà le caratteristiche di un impianto di categoria 1, secondo la normativa UCI, con capacità fino a 6.000 posti e sarà idoneo allo svolgimento di manifestazioni quali Campionati del Mondo e competizioni Olimpiche.

Il progetto si alimenterà con finanziamento pubblico e verrà realizzato in base alle disposizioni della finanza di progetto, l’aggiudicatario si farà carico della gestione per 50 anni con l’obbligo di lasciare gratuitamente a disposizione l’impianto alla FCI per 150 giorni l’anno.

Ciclismo nuovo velodromo: le dichiarazioni

“Con estrema soddisfazione salutiamo la nascita del secondo impianto coperto dedicato al ciclismo. Un obiettivo raggiunto grazie alla determinazione della Federazione e alla buona volontà di tutti i soggetti coinvolti. Mi auguro che presto il ciclismo italiano possa ospitare altri eventi internazionali, oltre a garantire un secondo velodromo per l’attività delle nostre Nazionali con uno standard logistico di eccellenza, già per le prossime Olimpiadi di Tokyo” le parole del presidente della FCI Renato Di Rocco.

“L’avvio dei lavori del Velodromo è per noi motivo di grande emozione. Un’opera unica nel suo genere in Italia per grandezza e livello”, dichiara Massimo Pessina, Presidente di Pessina Costruzioni. “Un impianto che non solo edificheremo ma che avremo in gestione per i prossimi decenni e in cui ci prepariamo fin da subito ad ospitare gare nazionali ed internazionali di altissimo livello. Sarà un Velodromo all’avanguardia sia dal punto di vista architettonico che dei materiali, una struttura da molto tempo attesa dalla Federazione, dai ciclisti e da tutti gli appassionati di questo sport”, conclude Pessina.

 

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101 racconti d’Italia in salita e discesa #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia un bellissimo libro fotografico

101 racconti d’Italia, progetto digitale di Banca Mediolanum racconta con storie immagini l’avventura del Giro d’Italia

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro è un libro edito da Mondadori Electra e nato da un digitale di Banca Mediolanum, sponsor della corsa rosa, in cui vengono narrate 100+1 storie di ciclismo e vita.

Sono tanti i volti noti che con i loro racconti, i loro aneddoti, testimonianze e pensieri hanno dato forma al libro che abbina ad ogni racconto un’immagine scattata durante il Giro d’Italia. Il libro è un viaggio lungo l’Italia, un viaggio tra le persone e le loro emozioni scandite dal passaggio delle biciclette rosa.

Adorni, Bettini, Fondriest, Moser, sono alcuni degli ex corridori che hanno prestato il loro volto e la loro memoria per la stesura di questo particolarissimo libro che racchiude tre le sue pagine un viaggio lungo 4 anni attraverso le strade del bel paese. Un viaggio, come detto, fatto di memorie ma anche di scatti digitali per raccontare la passione del popolo del ciclismo pronto a tutto pur di godere dello spettacolo “corsa più bella del mondo nel Paese
più bello del mondo”.

Il concept del libro vuole l’uomo, con il suo volto, protagonista della storia tra passione, emozioni e folklore locale. Il progetto online è cresciuto con il passare dei giorni anche grazie alla cassa di risonanza dei social network come Facebook, Twitter e Instagram.

Il progetto ha infatti voluto espressamente coinvolgere il pubblico con l’hashtag #storiedalgiro diventando così espressione del volto che lo stesso sponsor vuole mostrare del suo essere banca. L’idea, spinta da un team di ragazzi del marketing di Banca Mediolanum, è diventato un caso di studio in alcune Università che si occupano di comunicazione.

Sfogliare le pagine di 101 racconti d’Italia porta il lettore a gustare i sapori e gli odori delle zone che il Giro percorre osservando le foto dei protagonisti. Leggere gli aneddoti riportati trasporta il lettore in un momento di fantasia collettiva e gioia quale è il Giro d’Italia

101 racconti d’Italia: parla Massimo Doris

“La passione per il Giro d’Italia me l’ha trasmessa mio padre – dichiara Massimo Doris, amministratore
delegato di Banca Mediolanum – portandomi fin da piccolo ad assistere al passaggio della corsa a bordo
strada. Una passione che sedici anni fa si è trasformata nella sponsorizzazione della Maglia dedicata al
miglior scalatore e con essa la possibilità di valorizzare il nostro impegno sul territorio con clienti e
appassionati che nel mese di maggio popolano le strade del Giro. Il libro #StorieDalGiro è il risultato e la
testimonianza di questa continua contaminazione tra digitale e reale.”

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Thomas conquista l’Alpe, la Gendarmeria fa cadere Nibali

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez bissando la vittoria di La Rosiere, Nibali cade per colpa di una moto ma perde meno di quanto pensabile

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez ottenendo una splendida doppietta dopo aver vinto a La Rosiere, una bella vittoria per il gallese che mette tutti alle sue spalle nella 12^ tappa del Tour de France 2018.

Tra i migliori bene a Tom Dumoulin (Sunweb), Romain Bardet (Ag2R La Mondiale), Froome (Sky) e Mikel Landa (Movistar) mentre un capito a parte lo merita la incredibile situazione che ha coinvolto, suo malgrado, il nostro Vincenzo Nibali.

Doveva essere la giornata più spettacolare del trittico alpino e lo show non è mancato, per merito dei corridori e per colpa dell’organizzazione, ma andiamo per ordine. La tappa di oggi prevedeva Madelaine, Lacets de Montvernier e Croix de Fer per concludersi in vetta alla mitica Alpe d’Huez a quota 1850 metri (dislivello totale di 5000 metri).

Alla partenza manca Rigoberto Uran (EF Drapac), in grande difficoltà fin dalle prime tappe che ha deciso di alzare bandiera bianca. Fin dalle prime battute prende il largo una fuga comprendente alcuni uomini interessanti tra cui: Alejandro Valverde e Andrey Amador (Movistar), Steven Kruijswijk e Robert Gesink LottoNL-Jumbo), Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), Serge Pauwels (Dimension Data), , Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Rafal Majka (Bora – Hansgrohe), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), Tejay Van Garderen (BMC), Julian Alaphilippe (Quick Step Floors), Gorka Izagirre (Bahrain-Merida),

Kruijswijk, scollina in cima alla Croix de Fer con tre minuti sui primi inseguitori mentre il gruppetto dei migliori è a sei minuti. Il vantaggio dell’olandese comincia a calare sulla spinta dei big.

Ai meno dieci dall’arrivo ci prova Nibali ma si rialza quasi subito, è poi la volta di Nairo Quintana con il medesimo esito per via del forcing del Team Sky comandato dal giovane Egan Bernal che porta i big  ricucire lo strappo che aveva creato Kruijswijk per poi lasciare campo a Thomas e Froome.

La caduta di Vincenzo Nibali

Quando manca davvero poco alla vetta tra fumogeni e tifosi incivili che spingono e urlano ecco l’incredibile: una moto della Gendarmeria Francese nel tentativo di rimontare il gruppetto fa cadere lo Squalo dello Stretto. Vincenzo batte violentemente sull’asfalto, appare dolorante ma riparte con ancora più rabbia. Davanti c’è il bel gesto di  Froome, Thomas, Bardet e Roglic che decidono di aspettarlo ma ecco che il francese se ne infischia di tutto e parte all’attacco dando il via alla bagarre.

Ad imporsi è ancora Thomas che si conferma il più energico in salita e che consolida la leadership in generale. Con il medesimo tempo tagliano la linea d’arrivo Dumoulin, Bardet, Froome e Landa, mentre Nibali chiude a 13″ assieme a Roglic. A 47″ giunge uno spento Quintana.

In generale  Thomas ha un vantaggio di 1’39” sul compagno di squadra di Froome, 1’50” su Dumoulin e 2’37” su Nibali.

Vincenzo a fine tappa si dimostra fin troppo diplomatico: “C’era Bardet davanti che aveva attaccato. Stavano passando le moto della polizia e io ho seguito Froome  ma c’è stato un rallentamento e sono finito a terraSono cose che possono accadere perché il pubblico era davvero molto, peccato perché stavo bene, le gambe giravano e l’idea era proprio quella di attaccare nel finale”.

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La via della rinascita di Luigi Cecchinelli   

La via della rinascita. In bici fino a Roma lungo la via Francigena: recensione

La via della rinascita. In bici fino a Roma lungo la via Francigena di Luigi Cecchinelli storia di un miracolo che ti cambia la vita

La via della rinascita.

La via della rinascita.

La via della rinascita. In bici fino a Roma lungo la via Francigena di Luigi Cecchinelli è arrivato sulla scrivania un martedì mattina, ora di sera il libro era stato divorato dal sottoscritto.

Avevamo letto la storia di Luigi e ci aveva incuriositi, leggerla su carta ci ha commossi. Il libro non è solamente il diario di una meravigliosa avventura on the road ma è la narrazione di una rinascita, dello spirito di rivalsa e del desiderio di riappropriarsi della vita che  solo un grande shock può realmente generare.

Parliamoci chiaro, a tutti a noi è capitato di dire “da domani cambio tutto” con la voglia di vivere più intensamente la propria vita. Parliamoci altrettanto chiaro, quasi nessuno lo fa se non di fronte ad un cambiamento spesso imposto.

Ecco per Luigi Cecchinelli quel cambiamento è arrivato nel 2011. Luigi è un 38enne, impiegato al Comune di Pontedera. Luigi è un 38enne come tanti, vive la sua vita ma poi un brutto giorno viene investito sul ciglio della strada. Il suo ricordo, la sua scatola nera si interrompe con le sirene dell’ambulanza che lo sta portando in condizioni disperate in ospedale. Luigi viene operato, resta in coma per qualche giorno.

Signora, è andata bene a suo marito… le consiglio di andare ad accendere un cero a Montenero. Quando va bene, dopo questi incidenti si esce sulla sedia a rotelle” sono le parole che il chirurgo dice alla moglie di Luigi.

Un miracolo, un miracolo non indolore. La riabilitazione è dura e sofferta ma l’accadimento negativo è un momento catartico nella vita di Luigi Cecchinelli

La via della Rinascita, in bici fino a Roma lungo la via Fancigena prodotto da ArtEventobook Edizioni racconta della realizzazione dell’obiettivo che Cechinelli si era riproposto: percorrere il famoso percorso dei pellegrini.

Se la salvezza per Luigi ha del miracoloso, similarmente miracolosi sono gli accadimenti che si possono trovare lungo la Francigena o lungo altri percorsi come il Cammino di Santiago.

Ma questi camminamenti fisici, mentali e spirituali non sono pregni solo di miracoli ma anche di normalità e quotidianità oltre che di rapidi e maglifici incontri. Il libro racconta la “normalità” degli accadimenti tipici di queste avventure: problemi, forature, fatica, sofferenza, freni rotti e ricambi esauriti.

Poco cambia se vi mettete in cammino per fede, per spirito d’avventura o, come è accaduto a Luigi, per entrambe le cose, la certezza è che il percorso di plasma l’anima, ti fa scoprire il bello, il bello della natura, il bello delle persone, il bello di raggiungere un obiettivo che solo qualche anno prima poteva sembrare non solo arduo ma impossibile.

La via della rinascita è la testimonianza di una persona che ha compreso l’importanza del vivere pienamente anche gli aspetti apparentemente più banali della quotidianità ed è uno sprone a tutti quelli che vogliono provare questa straordinaria avventura on the road.

La via della Rinascita: dove comprarlo!

ll libro può essere ordinato in ogni libreria (isbn. 9788896356463)o direttamente alla Casa Editrice ArtEventBook edizioni  (info@arteventbook.it) o sul portale IBS.

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Doodle Google omaggia i cento anni di Gino Bartali

Doodle Google omaggia il campione toscano

Doodle Google omaggia i centro anni dalla nascita del mitico Gino Bartali nella home page del noto motore di ricerca

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle Google omaggia i centro anni di Gino Bartali con un l’ambitissimo logo temporaneo del noto motore di ricerca. Sono in tanti oggi a celebrare i cento anni dalla nascita del mitico Ginettaccio vincitore di 3 Giri d’Italia e due Tour de France oltre che mattatore nelle “classiche monumento” con 4 Sanremo e 3 Lombardia.

Il nome di Bartali è leggenda nel mondo del ciclismo e dello sport mondiale ma la popolarità dell’atleta toscano, le cui gesta sono narrate anche in numerosi libri (esiste anche un fumetto) va oltre i meriti sportivi. Il nome di Gino entra nella leggenda “politica” del nostro paese per aver quantomeno  calmato gli animi (se non evitato la guerra civile) dopo l’attentato a Palmiro Togliatti a cui furono sparati colpi di pistola da parte di Antonio Pallante, un fanatico anticomunista.

La popolarità extrasportiva di Bartali prende vigore a livello mondiale per la vicenda, per tanti anni taciuta, del suo supporto a favore di molte famiglie ebree fiorentine vittime delle persecuzioni razziali durante la seconda guerra mondiale.

In particolare il campione toscano, fece da “corriere” tra l’arcivescovado di Firenze e il convento francescano di Assisi portando documenti indispensabili per fornite identità nuove ai perseguitati.

Il maggio scorso, in occasione della partenza dell’ultimo giro d’Italia da Gerusalemme, Gino ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele dopo essere stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni conferito dallo stesso Stato d’Israele qualche anno prima.

Ora Google omaggia con un Doodle la figura di Gino con l’onore dell’immagine in home page, sicuramente una moderna celebrazione di un grande Uomo.

Doodle: cosa sono?

doodle sono dello modificazioni del logo di Google che il noto motore di ricerca presenta sulla propria home page in occasione di particolari eventi o ricorrenze. I Doodle possono essere mondiali o risultare differenti in base alla nazione di accesso

Il primo della storia venne dedicato il 30 agosto 1998 al Burning Man, un festival della durata di otto giorni che si svolge ogni anno dal 1986 a Black Rock City.

I doodle successivi sono usciti dall’estro di a Dennis Hwang, allora stagista presso Google e oggi affermato disegnatore (di doodle e non solo).

Sono diversi i personaggi famosi che sono stati celebrati da Google tra gli altri, si ricordano nomi del calibro di Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Andy Warhol, Nikola Tesla, Mahatma Gandi oltre ad atleti come Ayrton Senna e, appunto, Gino Bartali.

Doodle: il significato?

La parola in inglese significa “scarabocchio” ovvero i disegni che si fanno quando si è al telefono o durante noiose riunione. In origine il termine significava “sciocco”(dal tedesco dödel) da cui la canzone Yankee Doodle cantata dalle truppe inglesi durante la prima Guerra di Indipendenza Americana poi diventato canto patriotico statunitense.

 

 

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La Rosiere: tappa e maglia a Thomas

La Rosiere dominio Sky a 360 gradi

La Rosiere, tappa nel segno del Team Sky che conquista tappa e maglia con Geraint Thomas e brilla con Chris Froome che tallona Dumoulin

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere parla il britannico, nella undicesima tappa del Tour de France, dopo le tappe soporifere di pianura in cui anche il Team Sky aveva sonnecchiato ecco deflagrare la potenza della squadra d’oltre manica.

A esulare è Geraint Thomas che taglia il traguardo a braccia alzate, conquistando la tappa e contemporaneamente la leadership in classifica generale. Alle spalle del vincitore ecco arrivare  Tom Dumoulin (Sunweb), che attacca da lontano, ma che chiude appaiato a Chris Froome (Sky) che gestisce la corsa da leader. Vincenzo Nibali arriva con un distacco di circa un minuto dal vincitore.

La tappa di oggi prevede in 108 km  oltre quattromila metri di dislivello per chiudere a 1855 metri d’altitudine. Prima del via commemorazione di due grandi del ciclismo: Gino Bartali e Fabio Casartelli.

Se i chilometri in programma sono pochi è palese che la tappa esplode in fretta, partono dunque in tanti tra cui Damiano Caruso e Tejay Van Garderen (BMC), Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Julian Alaphilippe (Quick Step Floors) e Serge Pauwels (Dimension Data) insieme a molti altri. Il gruppo lascia fare e i fuggitivi prendono un buon vantaggio.

La Rosiere: Team Sky padrone della corsa

La Sky detta un ritmo costante (ma non eccessivo) prima sulla Montée de Bisanne e poi sul Col du Pré. Entra in scena la Movistar che prova a mandare in avan scoperta due uomini, il ritmo si alza e perdono il contatto la maglia gialla Greg Van Avermaet (Bmc) e un deludente Rigoberto Uran (EF Drapac).

Poco dopo parte l’attacco di Alejandro Valverde, che ritrova il compagno Soler e arriva a  guadagnare fino a due minuti su Froome & soci.  Imbatido, maglia gialla virtuale per diversi chilometri, vede però il suo margine calare nel tratto in discesa, dove ad allungare è Tom Dumoulin (Sunweb) spalleggiato dal giovane Soren Kragh Andersen.

All’attacco della La Rosiere,  in testa ci sono Caruso, Nieve, Barguil e Valgren con alle spalle i due Movistar e i due Sunweb. Sulle rampe sempre più dure il tanti nel gruppo dei big mollano il colpo (Mollena, Jungels, Yates, Zakarin e lo stesso Valverde).

Ai meno cinquemila metri dell’arrivo parte l’allungo di Thomas che in un sol boccone raggiunte prima Dumoulin e poi Nieve per andare a trionfare a braccia levate. Alle spalle del vincitore arrivano la Farfalla di Maastricht e il Kenyano Bianco. Il nostro Caruso chiude con una sontuosa quarta piazza davanti all’iberico Nieve.

Nibali, Quintana e Bardet perdono 59″ e di chilometri per recuperare ne hanno ma il sentore è che il Team Sky stia mettendo le mani anche sul Tour de France 2018

Da segnalare che vanno fuori tempo massimo Marcel Kittel già in polemica con il team e Mark Cavendish.

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Kittel e Katusha guerra fredda?  

Kittel e Katusha Alpecin da colpo a flop?

Kittel e Katusha Alpecin sono ai ferri corti, dopo essere stato il colpo del mercato del team il velocista tedesco ha deluso il DS Konyshev

Kittel e Katusha storia di un amore non sbocciato

Kittel e Katusha storia di un amore non sbocciato

Kittel e Katusha storia di un amore non sbocciato? Quello che sembrava essere un incredibile colpo di mercato oltre che mediatico ora pare un flop assoluto. Le qualità del velocista tedesco e le sue doti mediatiche (lo sponsor Alpecin è connazionale di Marcel) avevano fatto brillare gli occhi dei manager della squadra ma ora la gestione del tedesco pare un problema.

Arrivati a metà stagione Marcel Kittel ha ottenuto la miseria i due vittorie di tappa della Tirreno Adriatico e tante, troppe delusioni nelle altre corse. In una prima settimana di Grande Boucle adatte alle ruote veloci il tedesco non è riuscito a graffiare e la situazione è esplosa con molte critiche legate non tanto ai pochi risultati ma soprattutto per l’atteggiamento del velocista.

Kittel e Katusha: Konyshev si arrabbia

Konyshev: “Kittel è un egoista!”

Giunto in maglia Katusha con l’etichetta del colpo di mercato, il velocista tedesco non ha legato con il team, l’intesa con i compagni del “treno” non è mai sbocciata tanto che non vi è mai stato uno sprint esaltante come avveniva lo scorso anno con la divisa della Quick Step.

Oltre ai problemi di feeling coi compagni ecco arrivare quelli con il Direttore Sportivo Dmitri Konyshev che ha rilasciato una dura intervista all’Equipe

“Gli paghiamo un sacco di soldi ma lui è solo egoista – ha tuonato il russo – durante la riunione tecnica prima della cronometro a squadre di Cholet giocava con lo smartphone assolutamente disinteressato di quello che stavo dicendo alla squadra”.

Kittel e Katusha: ‘Gestiamo il problema internamente’

Marcel Kittel non ha potuto negare gli attriti con il team ma si è risentito del fatto che il team abbia reso noto la situazione: “avrebbe potuto parlare direttamente con me ogni giorno, senza rendere pubblica la cosa. Questo atteggiamento rende le cose più difficili, sono sorpreso dei modi utilizzati” ha detto ai microfoni di Cyclingweekly.

“Non voglio mettere un punto interrogativo sul mio futuro nel team Katusha Alpecin anzi penso che questo sia solo in incidente di percorso da gestire internamente. Siamo al Tour e la corsa viene prima di tutto, non possiamo lasciare che le cose ci sfuggano di mano” ha concluso Kittel.

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Sia lodato Bartali. Il mito di un eroe del Novecento

Sia lodato Bartali recensione del libro di Stefano Pivato

Sia lodato Bartali la storia di un mito intramontabile tra sport, politica, religione e tanti vittorie raccontata da Stefano Pivato

Sia lodato Bartali

Sia lodato Bartali

Sia lodato Bartali! Fu quello il titolo di un noto quotidiano il 24 luglio 1948 quando Ginettaccio conquistò il Tour de France.

Sia lodato Bartali è il titolo della fatica letteraria di Stefano Pivato che analizza i risvolti sportivi, umani e politici di una straordinaria impresa sportiva come la conquista del Tour ’48.

Il titolo riletto a distanza di 60 anni può sembrare quasi esagerato se non addirittura ironico ma le cronache di quei giorni diedero il risalto che merita l’impresa di Bartali che in quei giorni era oggetto di venerazione quasi religiosa. E religioso il buon Gino lo era profondamente in contrapposizione con il suo “rivale” Fausto Coppi assolutamente laico e, anzi, additato addirittura come “comunista”.

Il trionfo di Bartali al Tour venne avvolto dall’aurea del miracolo in quanto avrebbe placato i rigurgiti di rivoluzione che fecero seguito al ’attentato al leader comunista Palmiro Togliatti.

Il mondo cattolico aiutò alla creazione della fama di magnifico atleta cristiano attorno a Gino Bartali contrapponendolo all’eroe sportivo muscolare del fascismo (Bartali è stato nominato cittadino onorario di Israele per aver portato in salvo centinaia di ebrei).

Stefano Pivato racconta con maestria le vicende sportive e non solo che vedono protagonista Ginettaccio a colpi di pedali e di battute con il nemico-amico Fausto.

Stefano Pivato rievoca la storia della mitica vittoria al Tour de France del 1948 sotto una luce diversa da quella classica.

a storia della mitica vittoria al Tour de France del 1948, che lo santificò come patrono della riconciliazione per aver miracolosamente placato gli animi ribollenti dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, deve però essere riscritta. Almeno in parte.

Scrive Stefan Pivato, “né il 14 luglio e neppure nei giorni successivi ci sarebbe stata la rivoluzione” tanto che lo stesso partito comunista italiano venne preso alla sprovvista dalle rivolte di piazza. Nessuna guerra civile dunque tanto che già il 16 luglio l’ordine è ripristinato e la vittoria di Gino arriverà il 25luglio.

Insomma “tra l’attentato e la vittoria finale di Bartali sono trascorsi undici giorni e le piazze sono pacificate da tempo” quindi la vittoria di Gino aiutò a stemperare gli animi ma non evitò la rivoluzione (che mai ci sarebbe stata).

A breve si festeggeranno i 70 anni da quel fantastico trionfo tricolore in terra francese ed è bello omaggiare, senza la retorica che spesso l’ha coperta, questa vittoria cara allo sport italiano. Stefano Pivato celebra l’impresa di Gino che il quel caldo luglio del 48 riuscì, con la sua impresa a far sorridere e unire nella gioia sportiva un paese diviso dall’ideologia.

Un libro da leggere con calma e attenzione per scoprire i tanti aspetti meno noti di una vicenda spesso raccontata ma non sempre analizzata nel profondo e nelle pieghe della vicenda.

 

Sia Lodato Bartali: chi è Stefano Pivato?

Storico e saggista, professore universitario, già Rettore dell’Università di Urbino, è tra i fondatori dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Storico Nazionale “Parri” di Milano.

 

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