Végétalex sigillante per pneumatici

Végétalex di Effetto Mariposa

Végétalex è un sigillante per pneumatici a base vegetale con elementi riparanti esclusivamente naturali

Végétalex di Effetto Mariposa

Végétalex di Effetto Mariposa

Impossibile non amare la regione del Mediterraneo, con il suo clima soleggiato ed il cibo delizioso e naturale. Prendiamo le olive, per esempio: sono buone in molti modi, per produrre olio, come antipasto… e per riparare forature!
Questo accade con il nuovo Végétalex di Effetto Mariposa, un sigillante per pneumatici a base vegetale rapidamente biodegradabile, contenente semi di olive finemente macinati come elementi per la riparazione.

Perché l’abbiamo creato

Il nostro sigillante per pneumatici Caffélatex ha un corposo palmarès di vittorie a dimostrazione delle sue prestazioni, insieme a moltissimi utilizzatori soddisfatti, in tutto il mondo. Dato che dovremmo fare tutti del nostro meglio per ridurre il nostro impatto sull’ambiente, abbiamo iniziato a lavorare su di un sigillante a base vegetale che fosse allo stesso tempo rispettoso della natura e molto efficace – in modo simile a Caffélatex – contro le forature. Ci sono voluti più di due anni di sviluppo, ma ora possiamo dire che Végétalex ha superato le nostre aspettative.

Elementi riparanti a base vegetale

La maggior parte dei sigillanti per pneumatici impiega polimeri liquidi lentamente biodegradabili (come il lattice naturale o sintetico) per riparare le forature; Végétalex invece contiene solo particelle e fibre di origine vegetale – semi di oliva e fibre di cellulosa finemente macinate – per offrire un eccezionale effetto di chiusura dei fori. Questa miscela, tenuta insieme dalla gomma xantana (prodotta da zuccheri semplici), ripara forature che vanno dalle piccole porosità dello pneumatico ai tagli più grandi (fino a 5 mm) in modo rapido e permanente.

Di lunga durata

La durata è stata una delle priorità del progetto “Végétalex”. Non affidandosi alla solidificazione di un polimero liquido per riparare le forature ma ad un sofisticato mix di diverse forme e dimensioni di particelle naturali con gomma xantana, Végétalex rimane efficace per molto tempo all’interno degli pneumatici. Partendo da 3 mesi negli scenari peggiori (pneumatici molto porosi nella stagione calda e piccola quantità di sigillante), Végétalex continuerà a riparare le forature per più di 6 mesi all’interno della maggior parte degli pneumatici. Ciò lo rende adatto anche per applicazioni all’interno di camera d’aria.

Leggero

Végétalex è stato messo a punto per ottenere un’elevata mobilità, in modo che una piccola quantità faccia molto in termini di copertura della superficie interna dello pneumatico.

Per Végétalex, consigliamo di utilizzare circa il 20% in più rispetto alle quantità consigliate dall’app iCaffelatex per Caffélatex. Ad esempio, per uno pneumatico tubeless-ready 29×2.10 (54-622) iCaffélatex consiglia un minimo di 70 ml di Caffélatex o 84 ml di Végétalex.

Compatibile con l’uso di cartucce di CO2

Végétalex non viene danneggiato dall’uso delle cartucce di CO2.

Biodegradabile e totalmente privo di plastica

Végétalex non contiene ammoniaca o altri prodotti chimici aggressivi, non è tossico né corrosivo. Végétalex non contiene macro o microplastiche, niente particelle di gomma (notare che la gomma riciclata si decompone molto lentamente!), nessuna fibra aramidica (che rimarrà nell’ambiente per lungo tempo…): tutti gli ingredienti di Végétalex sono altamente biodegradabili. Végétalex non provoca reazioni allergiche nelle persone allergiche ai prodotti realizzati con lattice di gomma naturale. Tuttavia, può contenere tracce di frutta con guscio.

Bassa manutenzione

Essere in grado di “dimenticare” il sigillante per pneumatici è il sogno di tutti gli utentilizzatori di tubeless. Soprattutto per quelli di noi che non pedalano troppo spesso, il dubbio che il sigillante sia ancora liquido all’interno dei nostri pneumatici (o meno) può rovinare il piacere di un’uscita.
Noi diciamo che Végétalex sia l’ideale per le e-bike perché gli e-biker spesso hanno a che fare con biciclette più complesse, batterie ed elettronica; un sigillante a bassa manutenzione è sicuramente un cambiamento in positivo. Utilizzando pneumatici con spessori generosi, come quelli specifici per le e-bike, Végétalex durerà facilmente un’intera stagione di pedalate, in modo da poter dedicare meno tempo alla manutenzione della bicicletta e più tempo alla guida.

Facile da pulire

Végétalex non contiene coloranti o polimeri a rapida solidificazione, quindi è molto facile da rimuovere dalle superfici. Anche una volta asciutto, Végétalex può essere pulito con acqua saponata ed una spazzola.

Dimensioni, prezzo, disponibilità

Végétalex sarà disponibile a partire da settembre 2020, in bottiglie da 1000 ml.
Prezzi consigliati al pubblico: 24,99 € – 29,99 CHF – 24 GBP – 29,99 USD – 59,99 AUD – 45,99 CAD

Suggerimenti aggiuntivi

È importante agitare bene la bottiglia di Végétalex prima di iniettare il sigillante negli pneumatici.
Se è necessaria una protezione aggiuntiva, ad esempio per un giro di più giorni su terreni rocciosi e ricchi di spine, consigliamo di aggiungere 30 ml di prodotto alla quantità consigliata.

Végétalex è fatto in Italia

FONTE COMUNICATO STAMPA

Fausto Bertoglio vincitore del Giro d’Italia 1975

Fausto Bertoglio vincitore del Giro d’Italia 1975

Fausto Bertoglio da gregario alla Brooklyn al successo del Giro d’Italia 1975, ripercorriamo la sua carriera professionale

Fausto Bertoglio

Fausto Bertoglio

Fausto Bertoglio nasce a Brescia il 13 gennaio 1949, inizia a pedalare con la bicicletta della sorella poi, un giorno, in paese passa una corsa giovanile. I ragazzi affrontano il Passo della Forcella, sterrato, in una giornata piovosa: ecco che scatta l’amore per le due ruote. Qualche anno dopo un parente dal Belgio gli porta una bicicletta da corsa ed ecco che Fausto inizia a correre e si mette in luce sin dalla categoria allievi quando, a 16 anni, si laurea campione italiano. Nel 1972, tra i dilettanti, ottiene la vittoria della prestigiosa Settimana Ciclistica Bergamasca con cui conferma le sue doti di uomo per le corse a tappe e dopo la quale viene chiamato tra i professionisti con la Brooklyn di Franco Franco Cribiori.

Il passaggio “tra i grandi” non è indolore, Fausto da’ battaglia ma nelle prime due stagioni non ottiene vittorie e nel 1975 passa alla Jollj Ceramica di Marino Fontana

Fausto Bertoglio vince il Giro d’Italia 1975

Il 1975 è la terza stagione tra i “pro” per Fausto Bertoglio che si schiera al Giro d’Italia al fianco di Giovanni Battaglin in una corsa rosa “orfana” di Merckx influenzato che rinuncia per febbre (e con lui l’intera Molteni) e di Francesco Moser che punta al Tour de France.

E’ un Giro particolare quello voluto dal Direttore Vincenzo Torriani con un tracciato favorevole al secondo dell’anno precedente, ovvero Baronchelli ma quell’anno Gianbattista non brilla e i protagonisti sono altri.

La lotta è principalmente tra Giovanni Battaglin, capitano della Jollj Ceramica e lo spagnolo Francisco Galdos ma tra i due litiganti si inserisce proprio Fausto Bertoglio.

A Prati di Tivo, Battaglin vince la tappa con 21” su Francisco Galdós e prende la maglia rosa ma giorno dopo, nell’ultimo chilometro,  fora, Bertoglio non se ne accorge e con il gruppo lanciato, prosegue fino al traguardo. La maglia passa allo spagnolo e Bertoglio finisce quinto in generale: scatta la polemica giornalista sulla lotta interna alla Jolli:

 “Oh, se mi credete, altrimenti prendo la mia valigia e vado a casa. Non sto a discutere tanto, se mi credete…” spiega Fausto alla squadra e la storia si chiude.

Il team resta unito e nella cronometro individuale Forte dei Marmi-Forte dei Marmi,prima del giorno di riposo, è Battaglin a tornare a vestire la maglia rosa.

Durante il giorno di riposo il team prova la scalata e Fausto Bertoglio pensa “la tappa è mia”. La cronoscalata è il punto forte di Fausto da dilettante è un leone nelle prove coi suoi 66kg scarsi. La crono è tosta e arrivato in cima Fausto capisce di aver fatto bene, prima ancora dell’arrivo della maglia rosa Battaglin, il telecronista Guerrino Farolfi gli comunica di aver i miglior tempo e poco dopo è Adriano De Zan che comunica la nuova maglia rosa: Fausto Bertoglio!

Bertoglio è chiamato a difendere l’insegna del primato nell’ultima tappa. Il 7 giugno 1975 sul Passo dello Stelvio, lungo i 48 terribili tornanti, lo scontro tra il bresciano di San Vigilio di Concesio e lo scalatore iberico, Francisco Galdos, è da epica dello sport. Tra due pareti di neve lo scontro negli ultimi 10 chilometri della tappa è da antologia del ciclismo e manda in visibilio il pubblico che sostiene l’italiano con cartelloni che azzardano un paragone: “Fausto come Coppi”.

Al termine della corsa il margine tra Bertoglio e Galdos è di 41 secondi a favore dell’italiano che può festeggiare l’insperata vittoria.

E’ un anno magico per Fausto che vince anche la Volta Ciclista a Catalunya e ottiene il secondo posto alla prestigiosa Coppa Bernocchi. Inevitabile la chiamata della nazionale italiana per i Campionati del mondo di Yvoir dove però è costretto al ritiro.

L’anno seguente non è ricco di successi come il precedente, riesce comunque a conquistare il terzo posto nella classifica generale del Giro e il nono al Tour. La conquista della Coppa Placci gli vale una nuova convocazione per i Campionati del Mondo in cui è costretto, però, al ritiro.

Nel ’77 la Jolly Ceramiche va in crisi finanziaria ed è costretta a chiudere i battenti e Bertoglio passa alla Selle Royal di Carlino Menicagli per poi approdare, nel 1979, alla San Giacomo-Benotto di Primo Franchini con cui arriva settimo al Giro.

A termine del ’79 Fausto resta senza squadra e si trova a programmare il dopo ciclismo, inizia a preparare il negozio dove andrà a lavorare quando un giorno riceve la chiamata di Francesco Moser: “mi serve una mano al Giro“. Fausto accetta e riprende ad allenarsi, prende parte al Giro del Trentino e alla Milano-Vignola e poi lavora la fianco di Moser.

Al termine del 1980 Fausto Bertoglio si ritira dal ciclismo professionistico.

Aleksandr Vlasov vince il Ventoux Dénivelé Challenge 2020

Aleksandr Vlasov trionfa sul Mont Ventoux

Aleksandr Vlasov conquista la seconda edizione del Ventoux Dénivelé davanti a Richie Porte, buona prova per Fabio Aru

Aleksandr Vlasov (fonte profilo Facebook)

Aleksandr Vlasov (fonte profilo Facebook)

Aleksandr Vlasov trionfa in cima al monte calvo nel Ventoux Dénivelé Challenge 2020, corsa alla seconda edizione ma che ha già acquisito un fascino particolare. La gara, partita da Vaison-la-Romaine aveva come punto focale l’ascesa finale ad una delle salite simbolo del Tour de France, appunto il Mont Ventoux 19,4 km al 7,9% di pendenza media).

Il 24enne è tornato alla vittoria a distanza di 174 giorni dall’ultimo squillo nella seconda tappa del Tour della Provenza.

Il talentuoso ciclista dell’Astana ha allungato quando alla vetta mancavano circa quattro chilometri raggiungendo il fuggitivo di giornata, Guillaume Martin della Cofidis, involandosi in solitaria verso la vittoria. Alle sue spalle non è andato in porto l’inseguimento del tasmaniano della Trek-Segafredo, Richie Porte, che ha chiuso in seconda posizione con18” di distacco dal vincitore precedendo proprio Martin. Per l’Astana è il secondo squillo in pochi giorni dopo la vittoria di Gorka Izagirre sul traguardo di Varese al Gran Trittico Lombardo.

Da segnalare la bella prestazione del nostro Fabio Aru che ha chiuso in quinta posizione con un gap 1’38”. Il corridore della UAE Emirates si è messo in luce restando a lungo nel gruppo dei big e nel finale ha resistito egregiamente alla sfuriata di Aleksandr Vlasov e di Porte e precedendo sul traguardo del Mont Ventoux i due colombiani Nairo Quintana giunto ottavo a 1’57” e Miguel Angel Lopez dodicesimo a 2’54”.

Dopo la delusione parziale della partecipazione alla Vuelta a Burgos, il sardo si è ben disimpegnato in questa scalata e può guardare con maggior fiducia ai suoi prossimi impegni. Una menzione meritano anche le performance di Edward Ravasi che ha chiuso 19esimo e di Giovanni Carboni della Bardiani-CSF-Faizanè che ha fatto ancora meglio chiudendo sedicesimo.

 

 

 

 

 

Milano-Sanremo 2020: annunciati gli iscritti

Milano-Sanremo 2020 la starting list ufficiale!

Milano-Sanremo 2020: Nuovo percorso per La Classicissima con gli ultimi 36 chilometri invariati con Cipressa e Poggio. Al via 27 squadre di 6 corridori ciascuna

 

Annunciati gli iscritti alla 111a Milano-Sanremo presented by Vittoria di sabato 8 agosto, che vedrà al via molti campioni del pedale a partire dal vincitore della passata edizione, Julian Alaphilippe. Tra i nomi di spicco i vincitori delle passate edizioni Vincenzo Nibali (2018), Michał Kwiatkowski (2017), Arnaud Demare (2016 e fresco vincitore della Milano-Torino presented by EOLO) e Alexander Kristoff (2014).
Fernando Gaviria, Wout van Aert (vincitore della Strade Bianche EOLO sabato e terzo alla  Milano-Torino presented by EOLO), Caleb Ewan (secondo alla Milano-Torino presented by EOLO), Peter Sagan, Philippe Gilbert, Greg Van Avermaet, Elia Viviani, Alberto Bettiol, Michael Woods, Sam Bennett e Mathieu van der Poel completano la rosa dei favoriti della vigilia.

I TEAM AL VIA
Al via 27 squadre di 6 corridori ciascuna, 19 UCI WorldTeams, 2 aventi diritto e 6 wild card

UCI WORLDTEAMS – 19

  • AG2R LA MONDIALE (FRA)
  • ASTANA PRO TEAM (KAZ)
  • BAHRAIN – MCLAREN (BRN)
  • BORA – HANSGROHE (GER)
  • CCC TEAM (POL)
  • COFIDIS (FRA)
  • DECEUNINCK – QUICK-STEP (BEL)
  • EF PRO CYCLING (USA)
  • GROUPAMA – FDJ (FRA)
  • ISRAEL START-UP NATION (ISR)
  • LOTTO SOUDAL (BEL)
  • MITCHELTON – SCOTT (AUS)
  • MOVISTAR TEAM (ESP)
  • NTT PRO CYCLING TEAM (RSA)
  • TEAM INEOS (GBR)
  • TEAM JUMBO – VISMA (NED)
  • TEAM SUNWEB (GER)
  • TREK – SEGAFREDO (USA)
  • UAE TEAM EMIRATES (UAE)

AVENTI DIRITTO – 2

  • TOTAL DIRECT ENERGIE (FRA)
  • CIRCUS – WANTY GOBERT (BEL)

WILD CARD – 6

  • ANDRONI GIOCATTOLI – SIDERMEC (ITA)
  • ALPECIN – FENIX (BEL)
  • BARDIANI CSF FAIZANÈ (ITA)
  • GAZPROM – RUSVELO (RUS)
  • TEAM ARKEA – SAMSIC (FRA)
  • VINI ZABÙ KTM (ITA)

INFO UTILI PER I MEDIA
Il ritiro accrediti avverrà venerdì 7 agosto dalle 14.00 alle 18.00 presso CN l’HUB – L’HUB di Comunità Nuova, via Luigi Mengoni, 3 (Milano) e sabato 8 agosto al ritrovo di partenza di Piazza Castello dalle 8.30 alle 10.30 presso il van Gazzetta.
La Sala Stampa in arrivo si trova presso il Palafiori, Corso Garibaldi (Sanremo). Il ritiro degli accrediti sabato mattina 8 agosto è previsto dalle 11.00 alle 13.00.
Vi preghiamo di ricordare che non verranno accettate richieste di accredito in loco.

Al seguente link sarà possibile vedere la conferenza stampa post gara della Milano-Sanremo presented by Vittoria: https://webtvksoft.tv/classicheagosto-pressconference/
Si prega di notare che la conferenza stampa non ha un orario preciso ma tendenzialmente avverrà almeno mezz’ora dopo la fine della corsa.

IL PERCORSO
La Milano-Sanremo presented by Vittoria dopo 110 anni cambia percorso e incontra il mare solamente a Imperia dopo aver attraversato la Pianura Padana e gli Appennini più a occidente del consueto. Dopo la partenza da Milano si attraversa la Lomellina su strade pianeggianti, larghe e rettilinee. Dopo Alessandria la corsa attraversa il Monferrato per poi passare nelle Langhe e affrontare la prima lunga asperità di giornata, la salita di Niella Belbo. Le pendenze sono dolci, ma sono presenti, specie nella parte iniziale tratti ripidi e la salita è lunga quasi 20 km (media 3%). Dopo Ceva inizia la lunga e facile ascesa al Colle di Nava (3.9 km al 3% nel finale). Segue la veloce picchiata su Pieve di Teco seguita dal falsopiano a scendere fino a Imperia. Salita e discesa si svolgono su strade larghe. L’attraversamento di Langhe e Monferrato presenta tratti ristretti. A Imperia si rientra nel percorso classico per affrontare la Cipressa (affrontata per la prima volta nel 1982) da San Lorenzo al Mare e poco dopo il Poggio di Sanremo (affrontato per la prima volta nel 1961).

Ultimi km
A 9 km dall’arrivo inizia la salita del Poggio di Sanremo (3,7 km a meno del 4% di pendenza media con punte dell’8% nel tratto che precede lo scollinamento). La salita presenta una carreggiata leggermente ristretta e quattro tornanti nei primi 2 km. La discesa è molto tecnica su strada asfaltata, ristretta in alcuni passaggi, con un susseguirsi di tornanti, di curve e controcurve fino all’immissione nella statale Aurelia. L’ultima parte della discesa si svolge nell’abitato di Sanremo. Ultimi 2 km su lunghi rettilinei cittadini. Da segnalare a 850 m dall’arrivo una curva a sinistra su rotatoria e ai 750 m dall’arrivo l’ultima curva che immette sul rettilineo finale di via Roma, tutto su fondo in asfalto.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Tour de Pologne: rovinosa caduta, Jakobsen in coma

Tour de Pologne: rovinosa caduta, Jakobsen in coma

Tour de Pologne: rovinosa caduta, Jakobsen in coma. Dylan Groenewegen viene squalificato dalla gara

Tour de Pologne 2020

Tour de Pologne 2020

La prima tappa del Tour de Pologne – UCI Worldtour termina con un grave incidente ad alta velocità. Negli ultimi 150 metri, Dylan Groenewegen e Fabio Jakobsen stavano lottando per la vittoria quando il corridore del team Jumbo-Visma ha deviato la sua traiettoria provocando la caduta del velocista della Deceuninck – Quick-Step e facendolo urtare pesantemente le transenne. Molti corridori che erano nel gruppo di testa sono stati coinvolti nell’incidente.

L’UCI ha ritenuto inaccettabile il comportamento di Dylan Groenewegen e lo ha squalificato assegnando la vittoria di tappa a Fabio Jakobsen.

Czeslaw Lang, in rappresentanza deIl’organizzazione, afferma:

“Ho seguito la situazione sin dall’inizio. Sono appena tornato dall’ospedale Santa Barbara di Sosnowiec. Dopo aver parlato con il direttore dell’ospedale, posso dire che sono un po’ più sollevato. Vista la caduta temevamo il peggio, ma ora sappiamo che la situazione è grave ma stabilizzata. Anche il commissario di gara coinvolto nell’incidente che ha subito un trauma cranico è conoscente ed è ora in condizioni stabili. Voglio ringraziare sentitamente i medici e il personale ospedaliero per la tempestiva cura e assistenza e augurare a tutti gli atleti coinvolti nell’incidente una pronta guarigione ”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Olga Shekel è la nuova campionessa ucraina a cronometro

Olga Shekel campionessa ucraina a cronometro

Olga Shekel, atelta dell’Astana Woman’s Team per la prima volta ha conquistato il titolo di Campionessa Ucraina della prova a cronometro individuale

Nel corso della sua carriera era già salita sul podio e aveva ottenuto diversi buoni piazzamenti, ma la vittoria in questa gara le era sempre sfuggita: fino ad oggi, quando Olga Shekel per la prima volta ha conquistato il titolo di Campionessa Ucraina della prova a cronometro individuale; per l’Astana Women’s Team diventano quattro le vittorie conquistate in questo 2020. La gara si è disputata sulla distanza di 25.1 chilometri e Shekel ha dimostrato di aver superato molto bene la difficile giornata della Strade Bianche in cui era stata costretta a ritirarsi per il caldo, la polvere e la durezza del percorso: la 26enne di Rivne ha coperto la distanza di gara in 37’33” e ha distanziato la più vicina della avversarie di circa un minuto.

«Questa vittoria la dedico a mio marito Vadim, oggi è il suo compleanno e volevo proprio fargli questo bel regalo perché in ogni momento la sua vicinanza ed il suo supporto mi danno forza per quello che faccio come atleta». Venerdì pomeriggio Olga Shekel proverà a fare il bis nella prova in linea del Campionato Nazionale: assieme a lei ci sarà anche l’altra ciclista ucraina dell’Astana Women’s Team, la 29enne Maryna Ivaniuk.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Filippo Graglia, intervista all’autore di All’orizzonte un toubabou

Filippo Graglia, intervista all’autore di All’orizzonte un toubabou

Filippo Graglia, intervista a cuore aperto con l’autore del bellissimo libro All’orizzonte un toubabou 25000 km di emozioni in bici 

Filippo Graglia  (fonte profilo Facebook)

Filippo Graglia (fonte profilo Facebook)

Filippo Graglia ha da poco pubblicato il suo libro dal titolo All’orizzonte un toubabou 25000 km di emozioni in bici, il racconto (certamente qualcosa di più) di un incredibile viaggio in sella ad una bicicletta lungo l’Africa tra avventure e incontri meravigliosi.

Abbiamo “chiacchierato” con Filippo in una mattina di agosto e le sue parole ci hanno riportato alle pagine del suo splendido libro (acquistabile anche su Amazon o presso la stupenda Enoteca Graglia di Castelnuovo Don Bosco), un vero inno al viaggiare in bicicletta e al saper accettare le diversità affrontandolo con il sorriso.

Ciao Filippo, anzitutto grazie per le belle emozioni che ci ha regalato il tuo libro e per la gentilezza con cui hai accetto l’invito per questa intervista

Grazie a voi ragazzi, è un piacere fare questa chicchierata!

 “Sono quello che vivo“ hai scritto sul tuo blog, chi era Filippo Graglia prima di questo viaggio e chi è Filippo oggi?

Filippo prima del viaggio era ingegnere aerospaziale e fino a un mese prima della partenza ho lavorato in un’azienda aeronautica poco distante da Torino. Oggi la mia figura è evoluta: ho scritto un libro e ora sto imparando a fare formaggi in alpeggio.

Con quale bicicletta hai effettuato il tuo viaggio?

Il telaio è Salsa Fargo. Assieme con Ciclocentrico, negozio di Rivoli, abbiamo allestito un mezzo che potesse affrontare quasi ogni tipo di strada: ruote da 3 pollici, dropbar, dinamo al mozzo e qualche trucchetto qua e là per migliorare la funzionalità della bici. Ho viaggiato in bikepacking, quindi con borse appese al telaio; rendono la bici molto più maneggevole dei normali bagagli da cicloviaggio.

Come si è allenato Filippo Graglia per una simile avventura? Fisicamente e mentalmente

Nessun allenamento specifico, fisico o mentale. Ho continuato a fare quello che ho sempre fatto: qualche giro in bici, due/tre sessioni di arrampicata in palestra, alcune uscite in montagna. Con un viaggio in bici mi posso permettere di partire con poco allenamento, strada facendo arriva sempre!

Spesso un simile viaggio è una “fuga” mentre il tuo viaggio mi pare segnato dalla voglia di scoperta e di confronto con un altro mondo. Cosa fa scattare la molla per decidere di mollare un lavoro sicuro e partire una simile avventura?

Si esatto, la mia è stata tutt’altro che una fuga. Per certi versi anzi, abbandonare la mia “vita precedente” è stato difficile. Eppure la scelta di partire per me è stata assolutamente naturale, un normale prosieguo del mio cammino di vita. È uno di quei momenti che bisogna però saper cogliere, e se richiede di lasciarsi alle spalle certe comodità e una stabilità affettivo/lavorativa… ben venga.

Quanto era pianificato del tuo viaggio e quanto (credo tanto) è stato dettato dall’istinto, dal momento?

Ti rispondo dicendo che al principio pensavo che se fossi arrivato fino a Gibilterra, sarei già stato felice e soddisfatto; ovviamente non è andata così. L’itinerario andava programmato per sommi capi (e qui una mappa cartacea è stata fondamentale) in modo conoscere le date di ingresso e uscita nei vari paesi, per questioni legate ai visti. Giorno per giorno il tragitto poteva essere casuale oppure seguivo un itinerario se mi ispirava particolarmente. In questo modo sono riuscito a garantirmi una immensa libertà.

All'orizzonte un toubabou Di Filippo Graglia

All’orizzonte un toubabou Di Filippo Graglia

Nelle pagine del tuo libro quello che traspare è la sensazione di accoglienza (a parte rare eccezioni), credo che il tuo libro possa essere d’insegnamento per molti che vivono in un costante clima di odio verso “l’altro”, cosa ne pensi?

L’idea che mi son fatto è che in molti casi questo odio sia frutto dell’ignoranza. Lo straniero spaventa, lo straniero infetta la nostra cultura, le nostre usanze. E alcuni politici sfruttano questa ignoranza per diffondere odio. Ciò è probabilmente frutto della nostra storia, della nostra cultura e del nostro pensiero. Anche la loro accoglienza ha queste origini. L’accoglienza è alla base della cultura e religione (uno dei cinque pilastri dell’Islam è il pellegrinaggio, e l’accoglienza e il supporto dei pellegrini è fortemente favorita). Penso che a tutti noi farebbe bene viaggiare un po’ di più, per scoprire e apprendere questa semplice verità.

Si parla di Africa, ma forse è più corretto parlare di “Afriche”. Tante nazioni, spesso in conflitto o sfruttate, qual è il filo conduttore che unisce tutti i paesi che hai attraversato (se c’è!)?

Verissimo, non è una sola Africa. Kapuscinski scriveva che È solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa”.  Nonostante ciò gli aspetti comuni alle varie etnie sono parecchi; spesso le similitudini si applicano a popolazioni residenti in una stessa latitudine. I popoli della foresta saranno più simili che non i popoli del Sahel. Troviamo similitudini nella gerarchia sociale (ho conosciuto capi villaggio quasi ovunque) ma anche nelle lingue parlate (così come nel resto del mondo, anche in Africa varie lingue hanno una radice simile). Anche il modo di trasportare gli oggetti è quasi ovunque lo stesso: su di un cercine posto sul capo. Solo dove la foresta è più fitta (alcune regioni dell’Africa centrale) le merci sono trasportate a spalle.

L’amicizia è un altro concetto che permea il tuo viaggio. Amici “di pedalate”, amici italiani conosciuti lungo il viaggio e amici autoctoni conosciuti nel villaggio. Quanto ti ha arricchito in termini umani questo viaggio?

Questo viaggio si fonda sull’amicizia, senza di essa sarebbe probabilmente fallito. Il fatto di dovermi porre sempre e in ogni situazione nelle mani di un altro, di dover dare fiducia, mi ha aiutato molto per stringere nuovi legami. Inizi un rapporto esponendoti, mostrando una versione schietta e sincera di te, e la gente apprezza ciò.

L’odore che più ricordi? Il colore del cielo che non potrai mai dimenticare? Il cibo più strano che hai mangiato? Il villaggio che porterai sempre nel cuore?

È stato un viaggio di percezioni, in cui i profumi hanno svolto un ruolo fondamentale.Ho tanti odori in mente, ma il primo che mi son ricordato è quello della salsa di arachidi, condimento diffusissimo in buona parte dell’Africa Occidentale, che è stata la mia pietanza per parecchi mesi. Con la popolazione più povera che mangia soltanto una volta al giorno, io talvolta mi trovavo a mangiare lo stesso piatto a colazione, pranzo e cena.

I cieli d’Angola non li scorderò mai: blu intenso con grandi nuvole bianchissime, in costante movimento. Una scenografia magnifica sotto cui pedalare. Talvolta mi trovavo ad inseguirne l’ombra su una strada bianca, talvolta mi fermavo e semplicemente contemplavo.

Cibi strani ne ho trovati parecchi: si mangia quel che si trova. Una sera pantegana, un’altra sera scimmia, quando va bene qualche antilope. (che poi strano in questo caso è soltanto legato alla consuetudine: l’africano trovava strano il fatto che io mangiassi la pasta con del sugo, e non come contorno a un piatto di carne o in un panino con fagioli e uova…)

Tanti sono i villaggi che ricordo con piacere. Spesso il ricordo è legato principalmente alle persone incontrate, non al paese in sé.

Il tuo viaggio non è stato certamente una passeggiata ma le pagine del tuo libro raccontano di tanta umanità e accoglienza. Viviamo in un mondo in cui tanti giocano con la paura della gente, quanto di sbagliato nel preconcetto della paura dell’ignoto?

Non necessariamente la paura dell’ignoto è condannabile. Fortunatamente l’ignoto mi ha sempre richiamato con intensità: l’ignoto è una scoperta, un’opportunità. Eppure è normale che qualcuno sia spaventato da ciò. La paura porta con sé una grande forza; se questa viene male indirizzata, può essere un gran catalizzatore di repulsione, e di odio.

Spesso quando eri in “difficoltà” con la lingua hai usato il sorriso per entrare in empatia con gli abitanti del posto. Quanto manca a noi Europei la capacità di sorridere a chi ci chiede aiuto?

Spesso un sorriso si ricambia con un altro sorriso. In un mese e mezzo trascorso a pedalare per l’Italia ne ho ricevuti tantissimi, e tanti sono stati i gesti di gentilezza ricevuti. E rispondendo a una domanda che mi ero fatto anche io in precedenza, sì, anche in Italia ci son persone che ti aprono la porta di casa pur senza sapere chi tu sia… perché il sorriso è davvero il linguaggio universale.

Hai qualche nuovo viaggio che frulla nella tua testa?

Sempre! In questo momento avrei dovuto essere negli USA, per un thru-hike di 5000km. Magari l’anno prossimo… Intanto sto guardando per quest’inverno, COVID permettendo, qualche paese caldo, possibilmente nella penisola arabica.

Démare ha vinto la 101^ Milano-Torino

Démare conquista la Milano-Torino 2020

Démare corridore francese si è imposto allo sprint sul traguardo di Stupinigi della Milano-Torino 2020 davanti a Ewan e van Aert

Arnaud Démare (Groupama-FDJ) ha vinto la volata che ha chiuso la 101esima edizione della Milano-Torino presented by EOLO di fronte alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, dimora della famiglia sabauda, dove soggiornò anche il generale francese Napoleone Bonaparte.
Quattro anni dopo aver conquistato la Milano-Sanremo, Démare si presenta in forma per provare ad aggiungere un secondo successo nella Classicissima ma l’asso australiano Caleb Ewan (Lotto-Soudal) e il vincitore della Strade Bianche EOLO Wout van Aert (Team Jumbo-Visma), secondo e terzo oggi, sono pronti a prendersi la rivincita in via Roma.

RISULTATO FINALE
1 – Arnaud Démare (Groupama-FDJ) – 198km in 4h18’57”
2 – Caleb Ewan (Lotto Soudal) s.t.
3 – Wout van Aert (Team Jumbo – Visma) s.t

Il vincitore Arnaud Démare, ha dichiarato in conferenza stampa: “Sono in forma così come tutta la squadra, la vittoria di oggi è importante perchè ci da ulteriore fiducia in vista della Milano-Sanremo. Non so veramente se il nuovo percorso sia meglio o peggio per i velocisti. Non conosco la nuova salita, il Colle di Nava sarà una scoperta un po’ per tutti. Ci adegueremo al nuovo percorso, non sono preoccupato.
Saremo al via con sei corridori per squadra, questo potrebbe far esplodere la corsa o al contrario bloccarla. Con meno corridori in fuga potrebbe essere una Milano-Sanremo ancora più controllata del solito.”

Il secondo classificato Caleb Ewan, ha dichiarato: “Non mi piace arrivare secondo ma sono contento di come sono andate le cose per questa che è la mia prima gara dopo cinque mesi, soprattutto in vista di sabato. All’ultima curva ero dove volevo essere. La mia squadra mi ha messo in una buona posizione. Ho solo dovuto fare una volata un po’ troppo lunga per me”.

Wout van Aert, terzo al traguardo, ha detto: “Sono soddisfatto del mio risultato, soprattutto visti i tanti velocisti forti che c’erano oggi. Avrei potuto fare leggermente meglio con un posizionamento migliore ma fa parte del gioco. Ero stanco sabato dopo la Strade Bianche anche se negli ultimi due giorni mi sentivo meglio. È davvero bello fare una gara come quella di oggi a metà settimana: super veloce e con poco vento. È stata un’ottima preparazione per sabato. Sono fiducioso per la Milano-Sanremo”.

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Gian Matteo Fagnini velocista e gregario perfetto

Gian Matteo Fagnini: la storia del velocista lecchese

Gian Matteo Fagnini forte velocista lecchese decide di mettersi al servizio di Mario Cipollini prima e di Erik Zabel poi, un esempio di gregario

Gian Matteo Fagnini

Gian Matteo Fagnini

Gian Matteo Fagnini nasce a Lecco l’11 ottobre 1970 e sale presto in bicicletta facendo tutta la trafila delle giovanili sino ad approdare tra i dilettanti. Gian Matteo si mette in luce conquistando alcune prestigiose corse di categoria: la Coppa d’Inverno nel 1990, la Firenze-Viareggio e la Coppa Cicogna nel ’91 e la Ruota d’Oro del 1992. Viene convocato per i Giochi del Mediterraneo 1993 in Francia dove conquista la medaglia d’oro nella prova su strada (Agde-Roussillon) precedendo il francese Jean Christophe Currit e lo spagnolo David Garcia.

Le sue doti gli valgono la chiamata della Mercatone Uno per la stagione 1994 dove mette in luce le sue doti di uomo di fatica e di velocista e proprio in volata riesce a conquistare il suo primo successo nella seconda frazione della Euskal Bizikleta battendo allo sprint Stefano Zanini.

Il 1995 è segnato da due importanti vittorie alla Vuelta Ciclista a Costa Rica e al successo mancato nell’ultima frazione del Tour de France quando viene bruciato da una vecchia volte come Djamolidine Abdoujaparov.

La sua forza in volata gli vale la chiamata alla Saeco in cui il re delle volate, Mario Cipollini, lo vuole come uomo per il suo inarrestabile “treno”. Proprio con il suo aiuto nasce il famoso treno rosso” della Saeco di cui Gian Matteo Fagnini è l’essenziale e insostituibile ultimo uomo, quello che apre la volata per il Re Leone.

E’ un cambio di prospettiva che porta Gian Matteo Fagnini dal ruolo di velocista a quello di gregario di lusso, scelta non facile in quanto consiste in una teorica rinuncia alla gloria personale per mettersi al servizio del capitano unico.

Le soddisfazioni non mancano con il Re Leone che diventa il numero uno per le volate ma, seppur non con numeri fantasmagorici, arrivano anche successi personali: nel 1997 Gian Matteo vince la 1ª semitappa Volta a la Comunitat Valenciana a Valencia mentre nel 1998, complice un percorso particolarmente selettivo del Giro d’Italia, Mario Cipollini è costretto al ritiro e il velocista lecchese riesce a conquistare ben due frazioni. E’ il Giro di Marco Pantani ma Fagnini conquista la 20esima tappa con arrivo a Mendrisio e la passerella finale di Milano. Il Giro 1998 regala al lecchese anche il successo nella maglia azzurra dell’Intergiro.

Il ’99 è un anno caratterizzato dai piazzamenti con un secondo e terzo posto nelle frazioni della Tirreno-Adriatico ed un secondo posto dietro a Laurent Jalabert nella volata delle Terme Luigiane del Giro.

Il suo instancabile lavoro al servizio del capitano gli vale la chiamata della corazzata tedesca Team Deutsche Telekom che cerca una valida spalla per Erik Zabel e proprio grazie al lavoro di Gian Matteo Fagnini il velocista teutonico conquista la Milano-Sanremo 2000.

Con i colori della Telekom arriva la vittoria al Rund um Köln davanti a Bert Grabsch e una tappa alla Vuelta a Asturias.

Terminata l’esperienza alla formazione tedesca, Fagnini decide di fare “la chiocchia” per i giovani velocisti prima con la maglia della Domina Vacanze (2004) e poi con quelli della Naturino (2005).

Gian Matteo Fagnini decide di chiudere l’attività agonistica al termine della stagione 2005.

Selle Liv da MTB, Sylvia e Sylvia SL

Selle Liv da MTB, Sylvia e Sylvia SL

Selle Liv da MTB: leggere e resistenti, sono progettate per affrontare al massimo ogni percorso off – road e studiate per le esigenze femminili

 

Liv, brand dedicato ad aiutare le donne a scoprire nuovi orizzonti attraverso il ciclismo, presenta due nuove selle pensate per la mountain bike: Sylvia e Sylvia SL. Liv ha sviluppato delle tecnologie uniche che permettono di progettare selle in grado di rispondere perfettamente alle necessità e alle preferenze delle donne: qualunque sia la loro posizione o lo stile di guida, e indipendentemente dalla durata della loro avventura o dal livello di esperienza, grazie a Liv le cicliste possono godere della comodità e delle performance di una sella che sembra fatta apposta per loro.

Testate sul campo e sviluppate in collaborazione con atlete e cicliste professioniste, le nuove selle Sylvia e Sylvia SL garantiscono prestazioni elevate, e si dimostrano all’altezza dei percorsi più impegnativi. Rifinite con dettagli ricercati come i bordi imbottiti e una superficie liscia e slanciata su cui muoversi liberamente, queste selle permettono di trovare facilmente la posizione di guida più adatta al proprio stile. Entrambi i modelli sono stati progettati con un design leggermente inclinato e con un naso più lungo per un migliore appoggio e controllo su ogni tipo di terreno. Inoltre, entrambe le selle presentano un maggiore imbottitura nella zona delle ossa ischiatiche tale da rendere la sella comoda e allo stesso tempo molto performante. Inoltre, sono dotate della High Elastic Particle Technology, che dona le sensazioni di un prodotto creato su misura, e che supporta e protegge al meglio le delicate parti del corpo che rimangono a contatto con la sella durante le uscite in bicicletta.

Liv Sylvia

Liv Sylvia

Sylvia – prezzo consigliato: €39,99
Peso: 335 grammi
Telaio: Acciaio
Misura telaio: 7mm
Scafo: PP
Larghezza: 150mm
Lunghezza: 277mm
Stack Height: 43mm

Liv Sylvia SL

Liv Sylvia SL

Sylvia SL – prezzo consigliato: €89,99
Peso: 265 grammi
Telaio: SST
Misura telaio: 7mm
Scafo: Nylon
Larghezza: 150mm
Lunghezza: 277mm
Stack Height: 42mm