Mondiali di Varese 2008, Ballan Campione del Mondo

Mondiali di Varese 2008 e il trionfo di Alessandro Ballan

Mondiali di Varese 2008 il trionfo azzurro di Alessandro Ballan che succede al mitico Paolo Bettini, medaglia d’argento per Damiano Cunego che completa la festa 

Mondiali di Varese 2008: Alessandro Ballan

Mondiali di Varese 2008: Alessandro Ballan

Mondiali di Varese 2008, l’arrivo a braccia alzate di Alessandro Ballan a Varese succede ai due trionfi consecutivi di Paolo Bettini, a Salisburgo (nel 2006) e a Stoccarda (nel 2007).22 anni dopo il successo di Moreno Argentin, un veneto torna sul gradino più alto ad Mondiale.

E’ una bella giornata a Varese, il sole splende e l’aria è “frizzantina” e la nostra nazionale è quella con più pressione addosso, non solo corre in casa ma arriva da due trionfi consecutivi e gli occhi di tutti sono puntati su Paolo Bettini alla ricerca di uno storico tris mondiale.

La sveglia della nostra truppa non è stato dei più morbidi: alle 6.35  gli ispettori dell’Uci sono andati nell’albergo di Solbiate Olona  dove è ospitata la Nazionale per effettuare i controlli antidoping, sono stati testati Cunego, Rebellin, Bosisio, Paolini e Bettini.  Nessun problema naturalmente, solo un po’ di movimento imprevisto.

Due le principali difficoltà del circuito cittadino di 17,35 km da percorrere 15 volte per una distanza totale di 260,25 km: l’ascesa di via Montello, 1150 m con pendenza media del 6,5% e la salita dei Ronchi, 3130 m con una pendenza media del 4,5%.

Sul tracciato sono assiepati già molti appassionati quando dal “Mapei Cycling Stadium” di Viale Ippodromo il gruppo prende il via.

Un terzetto di carneadi, come d’abitudine, va in fuga: Il lussemburghese Poos, l’ucraino Chuzhda, il venezuelano Ochoa Quintero che arrivano ad ottenere un vantaggio di 17 minuti.

La reazione del gruppo è affidata agli italiani guidati da Marzio Bruseghin e Gabriele Bosisio, alle spalle dei gregari tricolori, c’è naturalmente Paolo Bettini per controllare la situazione ed evitare inutili sorprese subito dietro la “corazzata spagnola” e i belgi che stanno a guardare.  Il vantaggio dei fuggitivi di giornata cala inevitabilmente sotto l’impulso dei nostri atleti.

Mondiali di Varese 2008: la gara entra nel vivo

Mondiali di Varese 2008: il Logo

Mondiali di Varese 2008: il Logo

Attorno all’undicesimo giro parte il forcing di Bruseghin e Paolini, il gruppo inizia a sgranarsi e al dodicesimo passaggio sul Montello i tre davanti vengono ripresi. Ecco che arriva la Frustata del nostro Damiano Cunego, che costringe i belgi e gli spagnoli a impegnarsi in prima persona con lui Bettini, Knees, Moinard e Rodriguez

A metà del dodicesimo giro ci prova Alessandro Ballan, assieme a lui Damiano Cunego e Paolo Bettini per i nostri colori, per la Spagna ci sono Don Alejandro Valverde assieme a Manuel Garate e Purito Rodriguez oltre che dal belga De Weert, dal russo Kolobnev e dal croato Miholjevic e Fabian Wegmann. Il gruppetto ha una vantaggio di circa centocinquanta metri sul gruppone guidato dai Belgi.

Lungo la discesa del Montello, ecco che si muove uno dei protagonisti attesi della vigilia: Oscar Freire allunga fino a riportare il gruppo sugli attaccanti. Si forma quindi un gruppo di circa quaranta elementi. Al Tredicesimo passaggio sui Ronchi forza ancora il ritmo un instancabile Marzio Bruseghin che fa staccare Andy Schleck.

Mondiali di Varese 2008: il finale

All’ultimo passaggio al Cycling Stadium si capisce che tutto sarà deciso dall’ultimo passaggio sui Ronchi e noi ci arriviamo con tre elementi pronti a battagliare: Cunego, Rebellin e Ballan mentre dietro Freire, Valverde e Bettini si marcano a vicenda

Se si dovesse arrivare in volata le fiche sono puntate su Cunego ma l’obiettivo è “far casino” per usare un’espressione alla Bettini.

Ed ecco che quando la si aprire la battaglia su Rochi è Davide Rebellin, reduce dall’argento alle Olimpiadi di Pechino, che seleziona il gruppo e si fa da parte.

Ai meno 4 km dal traguardo in testa rimangono in 6 e i nostri ci sono ma tutti si aspettano una volata a ranghi ridotti. Il gruppetto sembra controllarsi ma il surplus di uomini in azzurro deve pagare dividendi: con tre uomini davanti non si può far rientrare Freire e soci.

I chilometri passano e l’arrivo è sempre più vicino quando ai meno 2 chilometri, proprio al passaggio di Piazza Monte Grappa, Alessandro Ballan fa una magia: molla una rasoiata terribile, da finisseur purissimo. Alla Tv Auro Bulbarelli impazzisce letteralmente. Sul circuito si levano le urla della gente: Alessandro sembra imbattibile e sui maxi schermi disseminati in città le immagini sono il preludio al trionfo.

Ballan resiste ed entra nel Mapei Cycling Stadium già in delirio e pronto ad alzare in alto al cielo l’urlo di trionfo. E’ l’ennesimo capolavoro di un’Italia letteralmente fantastica che ha condotto la corsa dall’inizio alla fine come meglio non si sarebbe potuto fare.

La Nazionale di Franco Ballerini è l’unica che ha attacco mentre i favoriti del Belgio e Spagna sono rimasti a guardare. Ballan, corridore 29enne di Castelfranco Veneto, taglia il traguardo a braccia levate conquistando il secondo successo nel suo 2008 (dopo una vittoria alla Vuelta Espana).

La giornata campale dell’Italia è completata dal secondo posto di un fantastico Damiano Cunego (che sul podio finale sembra incupito per l’opportunità personale persa) e dal quarto di un sempre verde Rebellin.Terzo chiude il danese Matti Breschel.

E Paolo Bettini? Il due volte campione del mondo chiude con quattro minuti di ritardo da Ballan, taglia il traguardo assieme a Freire e Valverde. Paolo sa di aver corso come doveva, di averci provato e quando capisce che la fuga buona è quella davanti si alza e da spazio ai compagni. Quando viene a sapere della vittoria di Ballan mentre attraversa Piazza Monte Grappa alza le braccia ed esulta assieme alla folla prima di tagliare il traguardo per l’ultima volta col volto segnato dalle lacrime.

Il sole tramonta su Varese e sul Cycling Stadium la gente festante torna a casa felice per il terzo mondiale consecutivo conquistato dai nostri atleti.

 

Mondiali di Varese 2008: le parole dei campioni

“Ancora non ci credo, è una cosa incredibile. Devo ancora rendermi conto di quel che ho fatto. La gente mi ha spinto a urla negli ultimi due chilometri. È qualcosa di speciale. Vincere qui, a Varese, con questo pubblico e questa squadra è fantastico. Devo ancora rendermi conto di quel che ho fatto. Eravamo partiti tutti uniti per Paolo Bettini ma  era controllato dalla Spagna e ci ha dato il via libera. Negli ultimi due giri è uscita la stanchezza,  ho avuto un inizio di crampi ma la gente mi ha spinto fino all’arrivo. È vero, ho conquistato poche vittorie, però sono stato protagonista al Fiandre e alla Roubaix, terzo a una frazione al Tour e ho vinto alla Vuelta. Sapevo di stare bene, eravamo in tre davanti e, uno scatto dopo l’altro, è andata bene al sottoscritto. Ancora stento a crederci”

Alessandro Ballan (Campione del Mondo 2008)

 

“Paolo ha fatto una grande carriera, ma oggi era troppo marcato e il nostro ruolo era quello di entrare nelle fughe senza un riferimento preciso. Alessandro ha sfruttato l’occasione giusta, sarebbe stato il colmo perdere questo Mondiale con davanti tre uomini. Questo argento per me vale molto e ho davanti ancora tanti.

Ogni anno la mia convocazione è oggetto di critiche ma le scelte di Franco sono state ripagate dai risultati e anche oggi abbiamo dimostrato che noi italiani sappiamo correre meglio di tutti”.

Damiano Cunego (medaglia d’argento ai Mondiali 2008)

 “Abbiamo dimostrato cosa sia la Nazionale italiana. A Pechino c’era sfuggita la vittoria, ma avevamo corso bene. Oggi abbiamo fatto un capolavoro. Ora posso smettere sereno perché ho capito di far parte di una squadra vera, di una Nazionale di grandi campioni che tante volte si sono messi al mio servizio e oggi lo hanno dimostrato. Lascio il testimone a un corridore che nella carriera non ha vinto tanto, ma ha sempre scelto le giornate giuste per salire sul gradino più alto”

Paolo Bettini (due volte campione del Mondo)

 

Davide Martinelli porta i farmaci agli anziani

Davide Martinelli consegna i farmaci a Lodetto

Davide Martinelli  professionista dell’Astana ha deciso di rendersi utile consegnando in bicicletta i farmaci agli anziani del paese di Lodetto

Davide Martinelli (fonte Instagram)

Davide Martinelli (fonte Instagram)

Davide Martinelli ciclista professionista in forza al Team Astana ha deciso di aiutare gli abitanti del suo paese natale, Lodetto, 1500 persone, poco distante da Rovato in piena “zona rossa” per il Coronavirus. Nel paese di Lodetto non ci sono farmacie e gli anziani hanno, chiaramente difficoltà nello spostarsi per via della quarantena.

Il neo professionista dell’Astana ha deciso di dare il servizio di consegna dei farmaci facendo da “staffetta” tra la farmacia e le case degli anziani. Zaino in spalla, casco in testa e cuore grande, Davide è passato dal ruolo di ciclista professionista a quello di volontario per le consegne dei farmaci.

Martinelli, bronzo europeo nella mista ad Alkmaar 2019, ha voluto mettersi in gioco per gli altri:

“Ho pensato che sarebbe stata la mia occasione per rendermi utile e ripagare tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi anni, e dare una mano a chi ne ha bisogno”.

Il paese di Martinelli dista circa 4 km dalla prima farmacia, una distanza incolmabile per gli anziani, meno di un riscaldamento per un professionista del pedale.

“Ho avuto l’onore di poter andare in farmacia a ritirare dei medicinali per una coppia di anziani, in totale 30 minuti e una decina di km, a quando glieli ho consegnati sull’uscio di casa ho sentito un grazie, che ancora ora mi rimbomba in testa”

Martinelli indossa sempre mascherina e guanti per la tutelare la propria salute e quella degli altri e probabilmente la soddisfazione di questa cosa è superiore a quella di una qualunque vittoria.

Grazie Davide da parte di tutta la redazione di www.ciclonews.biz.

 

Zwift cosa è questa applicazione? La guida completa

Zwift cosa è questa applicazione?

Zwift indoor cycling software che permette di visualizzare su uno schermo il nostro andamento e di sfidare con un avatar gli altri utenti

Zwift

Zwift: il Logo

Zwift cos’è? E’ una interessante ed innovativa applicazione indoor cycling software che non si limita a gestire un allenamento ma consente di entrare a far parte di una comunità di appassionati di “gare virtuali” che proietta il ciclista in un “gioco” che unisce l’attività sportiva al social network. Ricorda tanto i videogiochi che venivano usati da ragazzi, ma a differenza di questi non serve un joystick ma servono le gambe!

Intentiamoci subito, questo software è sviluppato per chi ama il ciclismo e lo pratica anche a casa sui rulli o nelle palestre. Grazie all’impiego di un tablet o di un cellulare il ciclista indoor può vedere il proprio avatar pedalare il base al ritmo imposto sui pedali. La cosa divertente è che, grazie alla connettività, possiamo sfidare un amico lontano o sconosciuti in giro per il mondo.

L’utente di Zwift non ha bisogno di attrezzature di ultimissima generazione: i sensori possono essere applicati su quasi tutte le biciclette da corsa (o MTB) con rulli. I sensori vanno a modificare la difficoltà in base al percorso scelto.

Mark Zuckerberg, ideatore di Facebook ha pubblicamente elogiato le elevate potenzialità dell’app dopo averla usata per la riabilitazione da un infortunio.

Questa applicazione non è per ora molto famosa ma la sua diffusione sta lentamente aumentando e anche i dati relativi ai tempi di impiego sono interessanti: la durata media dell’allenamento supera l’ora. Probabilmente l’aspetto “giocoso” e competitivo dell’applicazione consente di generare ripetitività nell’accesso al servizio.

Di contro va detto che la necessità dell’impiego dei rulli (e quindi il vincolo dell’indoor è per certi versi limitane) rendono zwift cycling meno fruibile agli utenti della strada e meno avvezzi alle spin bike zwift.

Tempo il Team Professionistico della Dimension Data ha reso noto di aver impiegato l’applicazione per allenarsi in vista della Vuelta Espana.

Zwift: come iniziare?

Prima di tutto è indispensabile registrarsi al sito zwift.com e creare il proprio avatar attraverso la scelta di maglia e accessori che nel corso dell’uso dell’app verranno implementati: più pedali più gadget vengono “sbloccati”.

Al momento della configurazione iniziale verranno chiesti alcuni valori anagrafici e dati come peso, altezza, soglia di potenza, ecc. E’ importante che i dati inseriti siano corretti e veri in quanto inserimenti scorretti andranno ad inficiare le vostre performance in quanto l’app si basa sul rapporto peso/potenza. Purtroppo per questa specificità in molti operano con comportamenti irregolari barando sui dati di settaggio.

In sede di settaggio è possibile creare collegamenti con altre app come, ad esempio, Strava.

Fatta la registrazione è importante installare sul PC, sul tablet o sullo smartphone l’apposita Applicazione

Zwift: cosa serve per usarlo?

Sostanzialmente serve la vostra bicicletta, un rullo (interattivo e non interattivo), e l’apposita app. I rulli interattivi più moderni sono in grado di inviare le informazioni della pedalata direttamente allo strumento e di modificare automaticamente la resistenza in base al percorso mentre quelli “classici” richiedono un sensore di velocità da mettere sulla ruota.

Zwift funziona su strumenti dotati di sistema operativo iOS, Android o Windows. è possibile utilizzare l’app anche sulle Smart Tv e le Apple TV

 

Zwift quali percorsi sono disponibili?

L’applicazione vi permette di pedalare in 6 ambienti, uno virtuale denominato Watopia che presenta diverse tipologie di percorse (dai 4 ai 120km) e 5 reali: 

– Yorkshire – Percorso dei Mondiali
– Innsbruck .- Percorso dei Mondiali
– Richmond – Percorso dei Mondiali
– Londra – Percorso delle Olimpiadi
– New York – Central Park
– Bologna – Tappa iniziale del Giro 2019

L’applicazione non permette di scegliere tra i vari percorsi ma ne mette a disposizione due alla volta: Watopia è sempre presente, mentre il secondo è a rotazione.

Questa App da la possibilità di pedalare “fianco a fianco” con altri ciclisti virtuali creando molto “engagement” tra i partecipanti consentendo di ricercare i propri amici. Funzionale a questo è l’appliazione  Zwift Companion, che rende la ricerca decisamente immediata.

 

Zwift costo dell’applicazione e buoni omaggio

Abbonarsi a Zwift costa  14,99 euro al mese ed è utilizzabile sia da ciclisti abituali che per principianti in quanto il percorso è selezionabile in base al proprio livello di preparazione. L’applicazione mette a disposizione un periodo di prova di una settimana e in molti casi, acquistando rulli “smart”, è possibile ottenere un buono di un mese free.

L’abbonamento è mensile e quindi per chi preferisce allenarsi sui rulli solo in inverno è possibile scegliere per quanti mesi abbonarsi.

Zwift e i professionisti

Zwift è l’applicazione del momento, complice la quarantena da Coronavirus, ad inizio 2020 ha segnato il record di utilizzo anche da parte di molti atleti professionisti, soprattutto del mondo della strada. In realtà l’uso da parte dei “pro” è diffuso anche in condizioni di normalità in quanto il rullo consente di lavorare in un ambiente asettico che consente di mantenere wattaggi costanti per tempi definiti ottenendo perfetti lavori specifici.

Meno diffuso è l’uso tra i biker in quanto l’importanza della componente reale (e di techinca) è nettamente preponderante. Spesso l’uso di parti del corso diverse dalle gambe (core, braccia, ecc) è richiesto nella MTB e l’attività sui rulli certamente questo non lo prevede.

Zwift sviluppi futuri

L’applicazione potrebbe fortemente beneficiare della realtà virtuale magari mediante l’ausilio di visori per sessioni lunghe di allenamenti o competizioni in VR.  L’obiettivo del CEO Eric Min è quello di creare una vera e propria piattaforma di fitness fortemente orientata ai social network.

Zwift Run per i runner indoor

Non solo ciclismo ma anche una vera e propria community completa per runner a cui è possibile accedere gratuitamente e che cresce di giorno in giorno. Anche in qusto caso ci si potrebbe trovare di fronte ad una fitness app rivoluzionaria che potrebbe mutare il rapporto degli utenti con la palestra.

Niente più semplice musica o uno schermo ma sfide virtuali con gli altri utenti della palestra o altri runner indoor nel mondo per dare più stimoli allenanti.

Ecco perché Zwift, piattaforma per il fitness nata in ambito gaming sta lentamente prendendo popolarità anche in Italia grazie alla sua tecnologia “multiplayer” che permette di rendere accattivante anche l’attività fisica al chiuso.

Jason Watts entra a far parte del TSG biker team

Jason Watts entra nel TSG biker team

Jason Watts, vincitore Overall del Vans BMX Pro Cup, entra a far parte del TSG biker team

Jason Watts fonte comunicato stampa

Jason Watts fonte comunicato stampa

NTSG, l’azienda di protezioni per action sport, è onorata di annunciare l’ingresso di Jason Watts nel proprio team di bike.

NTSG è un’azienda “rider driven”, ovvero guidata da veri e propri appassionati di action sport e gli atleti che sponsorizza sono di vitale importanza perché sono coinvolti attivamente nella creazione o nel miglioramento dei propri prodotti.

Jason Watts, nato a Brisbane, Australia, a soli 13 anni abbandona lo skate dopo essere stato folgorato dalla passione per le 2 ruote. Conosciuto da tutti per essere tra i pochi fortissimi goofy-footed rider, scala in poco tempo la classifica fino a diventare nel 2019 il vincitore Overall del Vans BMX Pro Cup.

Nella nuova collezione primavera/estate 2020 trovi le nuove ginocchiere Tahoe A
Kneeguard Tahoe A
Kneeguard Tahoe A, studiate per riders di park, dirt e all-mountain, sono la scelta giusta per la protezione completa delle ginocchia di ogni biker. Grazie al design confortevole non interferiscono in nessun modo sulla pedalata ed ogni trick può essere chiuso senza traccia di errore.

Kneeguard Tahoe ha una struttura in neoprene elastico conformante con imbottiture laterali ed imbottitura rimovibile in morbida schiuma ACF (ARTi-LAGE) che attutisce gli impatti e protegge le delicate giunture del ginocchio.
La comoda chiusura con strap a 360° protegge in maniera confortevole anche nelle condizioni più impervie grazie alla chiusura superiore a strappo in velcro che gira intorno al ginocchio e la chiusura inferiore NBR antiscivolo.

Queste ginocchiere sono la protezione giusta sia per le sessioni nei bike park, che per le escursioni in montagna, ma possono essere indossate anche per sentirsi più protetti durante gli spostamenti quotidiani.

Guarda qui il video di Jason e ispirati per il prossimo trick !!

FONTE COMUNICATO STAMPA

The Hidden Path: serie su Maxime Marotte

The Hidden Path: la serie dedicata al biker Marotte

The Hidden Path la serie tv su Maxime Marotte ideata da Julbo in cui il biker si racconta tra allenamenti massacranti, timori, gioie e il sogno a Cinque Cerchi

Maxime Marotte ph credit: Felix LeBlanc

Maxime Marotte ph credit: Felix LeBlanc

 

The Hidden Path la web serie per raccontare il backstage della preparazione di un atleta di mountain bike che si allena in vista dell’appuntamento olimpico. Quattro puntate in cui Maxime si racconta tra allenamenti massacranti, timori, gioie e naturalmente il sogno a Cinque Cerchi, seppur sfumato e rinviato di un anno.

Dopo aver lanciato Rush e Fury, i nuovi occhiali progettati per la mountain bike, Julbo presenta una nuova serie web “insider” per vivere il dietro le quinte nella preparazione di Maxime Marotte, il biker francese al vertice del movimento mondiale della disciplina. Maxine invita gli appassionati dell’off-road a vivere con lui tutte le fasi della preparazione: disciplina, passione, divertimento e soprattutto, sentimenti autentici di un campione.

A poche settimane dall’inizio della stagione internazionale della mountain bike prevista per l’inizio di giugno, Maxime Marotte si trova sempre più vicino al suo picco di forma. Una preparazione iniziata nei mesi autunnali con diverse sessioni di training, alternando resistenza, tecnica di guida, allenamento ad alta intensità e preparazione mentale. Le prime gare della stagione hanno confermato le buone sensazioni del biker alsaziano, e tutto lasciava pensare ad una grande stagione, con l’appuntamento clou alle Olimpiadi di Tokyo, ma come si sa, i programmi sono stati tutti stravolti e i Giochi dei Cinque Cerchi rinviati di un anno. Rinvio che comporta un nuovo percorso di qualificazioni molto impegnativo, perché la Francia è una nazione con cinque atleti elite candidabili alla prova cross-country delle Olimpiadi, e si stacca il biglietto per il Giappone solo se si sta nelle prime tre posizioni.

Il 33enne biker nato a Mulhouse ha un conto aperto con i Giochi: a Rio 2016 chiuse al quarto posto e questa sfida rappresenta qualcosa di più per Maxime, che ha chiuso la scorsa stagione al 7° posto nel ranking mondiale.

È nata così la sfida della stagione 2020 di Maxime Marotte, e la nuova serie web di Julbo intitolata “The Hidden Path” racconterà questo emozionante scenario. Nei quattro episodi, gli spettatori saranno accompagnati in un’avventura umana che racconta le sensazioni e le emozioni di un atleta che lavora duramente per conquistare un posto ai Giochi Olimpici.

«Il movimento francese legato alla mountain bike è in forte crescita e noi biker di vertice siamo “osservati speciali” da un vasto pubblico che vuole sapere tutto di noi: ci incoraggia, ci sostiene, ci applaude e questo progetto è anche un modo per ringraziare i tifosi» ha spiegato Maxime, promotore lui stesso del progetto. Ma c’è dell’altro.

«Sì è vero. Con questo progetto volevo anche mostrare come sono arrivato a questo livello: non mi vedo come un campione “naturale”, un atleta che ha raggiunto il successo fin da piccolo. C’è voluto molto lavoro per salire la piramide e arrivare al livello più alto – commenta Maxime – Non è stato facile, ma è qui che mi trovo oggi. Spero che mostrare questo “percorso” in immagini possa ispirare altri giovani atleti».

Sono stati i valori comuni che hanno portato alla stretta collaborazione tra Julbo e Maxime in questa produzione video, ambiziosa ma estremamente avvincente.

«Maxime è entrato nella squadra Julbo solo pochi mesi fa, e da subito c’è stata sintonia – ha spiegato Lucie Lacroix, responsabile del marketing sportivo di Julbo – e il desiderio di unire le forze attorno a questa idea è diventato presto evidente a tutta la squadra».

 

Nelle produzioni “The Hidden Path” ovvero “Il Cammino Nascosto” la qualità delle immagini e l’autenticità delle scene ne fanno un progetto unico che appassionerà tutti i biker alla ricerca di emozioni anche di fronte allo schermo del PC o alla televisione di casa.
L’episodio 1 di The Hidden Path – Calma prima della tempesta, è on-line a partire da oggi primo aprile sulla piattaforma Youtube al link https://www.youtube.com/watch?v=62h1eEhmqxY

Le puntate successive sono così calendarizzate:

Episodio 2 “Step Into the Ring Again”: 23 aprile

Episodio 3 “Insieme si va oltre”: 20 maggio

Episodio 4 “Una gara decisiva”: 11 giugno.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Albert Zweifel, il mito del ciclocross

 

Albert Zweifel, il mito del ciclocross

Albert Zweifel è riconosciuto come uno dei principali campioni a livello mondiale di  ciclocross con cinque titoli mondiali e oltre 300 vittorie in carriera

Albert Zweifel

Albert Zweifel

Albert Zweifel nasce a Rüti in Svizzera, il 7 giugno 1949, ed è unanimemente considerato come uno dei miglior ciclocrossista della storia. Professionista dal 1973 al 1989 è stato letteralmente un fenomeno del pedala ma, in realtà, in molti lo avevano invitato a lasciar perdere col ciclismo ma grazie al suo amore per il pedale è riuscito ad andare oltre le “etichette” iniziali.

Hans Heusser, presidente del club dove è cresciuto Albert non nasconde di aver egli stesso suggerito  a Zweifel di cambiare sport ma Albert, nonostante un inizio carriera da dimenticare non ha mollato arrivando sul tetto del mondo,

Albert Zweifel lavora come meccanico in una carrozzeria ma nel tempo libero dedica anima e cuore al ciclismo fuoristrada che in quegli anni si coniuga con il ciclocross. A poco meno di diciotto anni prende parte ai mondiali di Zurigo 1967 fra i dilettanti. Quel giorno il giovane Albert non completa la gara ma getta le basi per il suo lento ma inesorabile cammini verso i vertici del ciclocross mondiale.

La costanza nell’allenamento lo porta a continui seppur lenti progressi; spirito di abnegazione e volontà indomita accompagnano Albert Zweifel fino a diventare un punto fermo della categoria dilettanti dove al Mondiale di Londra 1973 ottiene un galvanizzante quinto posto.

Forte di quell’ottimo risultato che lo consacra come il terzo miglior atleta di Svizzera a livello open, passa tra i pro con la formazione francese Sonolor iniziando a competere su strada e ottenendo la convocazione per i Mondiali di Barcellona nella prova in linea.

Persona attenta e intelligente, Albert dimostra una meticolosa attenzione ai dettagli: assume un massaggiatore personale, cura personalmente la manutenzione della propria bicicletta e si dedica allo studio dell’alimentazione per migliorare le proprie performance in sella. Lo svizzero cerca di non lasciare nulla al caso, sa che il talento a sua disposizione non basta per arrivare al top e quindi lavora sodo con allenamenti specifici: rulli, corse dietro moto, sollevamento pesi e corse sulla neve, tutte cose avveniristiche per il ciclismo degli anni ’70 che gli consentono di ottenere quelli che in tempi moderni chiameremo “marginal gains”.

Albert è un atleta a 360 gradi, attento e meticoloso riuscirà a ottenere una longevità pressoché unica ottenendo successi e soddisfazioni non solo nell’amato ciclocross ma anche nel ciclismo su strada dove chiude per ben 4 volte nella top ten del Giro di Svizzera.

La sua passione per il ciclocross nel 1974 lo vede secondo al campionato nazionale Svizzero e decimo nella prova iridata nei paesi baschi vinta da Albert Van Damme. Nel 1975 arriva la consacrazione del suo valore ottenend ben 8 vittorie in stagione e il secondo posto assoluto ai Mondiali di Melchnau vinti da quel fenomeno di Roger De Vlaeminck che in quegli anni gareggiava a sua volta nel “fango”.

Nel 1976 arriva finalmente la conquista della maglia iridata si Mondiali di Chazay-d’Azergues, in Francia mettendosi alle spalle il forte connazionale Peter Frischknecht. Quella vittoria è l’apripista per un fantastico poker di vittorie mondiali consecutive: Hannover nel 1977 davanti a Frischknecht, Paesi Baschi nel 1978 sempre davanti a Frischknecht e Saccolongo, 1979

Nell’edizione padovana dei mondiali di ciclocross, Zweifel entra nella storia con un’impresa che ricorda a tutti quella del mitico Renato Longo a Zurigo nel 1967: 4 minuti al secondo, 8 al terzo e gli altri con margini superiori ai dieci minuti sino a chi prende giri di distacco!

La vittoria Saccolongo interrompe la serie di successi iridati dello svizzero sulla cui strada si inserisce il fenomenale belga Roland Liboton, un fenomeno precursore del ciclocross attuale.

Liboton vince i quattro Mondiali successivi precedendo lo svizzero nel 1982, nell’83 e nel 1984: i due si equivalgono la il belga è più veloce tanto da batterlo in due occasioni in volata.

Nel 1986 la rassegna iridata si svolge a Lambeek, nel Brabante Fiammingo la terra di Roland, sotto una pioggia incessante che trascina i corridori in una prova di resistenza nel fango. Roland in quel fango ci affonda mentre nella durezza estrema della rassegna iridata esce il trentaseienne Albert Zweifel che nelle difficoltà sa esaltarsi. Albert da a tutti la biada e vince davanti ad un giovanissimo elvetico, Pascal Richard di quindici anni più giovane. Per Albert Zweifel è il ritorno all’iride per la quinta volta in carriera e ben sette anni dall’ultima affermazione personale e a dieci dalla prima.

Dopo aver vinto cinque titoli mondiali e oltre 300 corse in carriera nel 1988, dopo il quarto posto mondiale, Zweifel decide di dire addio al ciclismo.

Giulio Ciccone lancia raccolta fondi

Giulio Ciccone mette all’asta le sue maglie

Giulio Ciccone mette in palio le maglie del Tour per finanziare l’acquisto di un respiratore per il Policlinico SS. Annunziata di Chieti

Giulio Ciccone (fonte pagina facebook)

Giulio Ciccone (fonte pagina facebook)

Giulio Ciccone, personaggio emergente del ciclismo italiano ha decisio di lanciare una raccolta fondi finalizzata all’acquisto di un respiratore per il Policlinico SS. Annunziata di Chieti, la città d’origine del corridore della Trek-Segafredo.

L’emergenza sanitaria per il Coronavirus ha svegliato molti sportivi che hanno istituito delle raccolte fondi o delle aste benefiche per cercare di supportare il sistema sanitario, le associazioni o la protezione civile.

Giulio Ciccone è stata una delle sorprese del ciclismo italiano durante lo scorso Tour de France, e proprio le maglie gialle indossate per la Grande Boucle 2019 saranno messe in premio per l’operazione di solidarietà con l’istituto ospedaliero piemontese. Giulio oltre alle maglie gialle ha messo in palio anche due divise della Trek-Segafredo.

Per partecipare alla raccolta fondi, si può cliccare qui e procedere alla donazione“

Ecco il post su Twitter del ciclista:

La campagna di raccolti fondi che ho lanciato per il Policlinico SS. Annunziata di Chieti si sta avvicinando al 50% del suo obiettivo di 10.000 €. Grazie per il vostro aiuto. Conto su di voi per dare una spinta e arrivare alla cifra per l’acquisto del respiratore. Per riuscirci, ho deciso di regalare due maglie gialle ricevute al Tour de France 2019 e due maglie della Trek-Segafredo. Come? primi due che, al termine della campagna, avranno donato il contributo maggiore, riceveranno le maglie gialle; al terzo e al quarto, le maglie Trek-Segafredo. Se qualcuno ha già donato e vuole aumentare il proprio contributo, potrà fare una nuova donazione e, ovviamente, le cifre saranno sommate. Controllerò personalmente!”

Felice Gimondi: le maglie in asta per Bergamo

Felice Gimondi le sue maglie per aiutare Bergamo

Felice Gimondi prova ad aiutare la sua Bergamo: la figlia Norma mette all’asta delle maglie per raccogliere fondi assieme a tanti altri campioni 

Felice Gimondi, bergamasco doc, il suo paese natale era Sedrina, attraverso la figlia Norma prova ad aiutare una delle aree più terribilmente colpite dall’epidemia di Coronavirus. La Bergamasca, decisamente flagellata dal Covid19 lotta disperatamente per uscire dalla pandemia e per limitare il numero dei decessi che ha raggiunto proporzioni impressionanti.

Per venire in contro alle esigenze della terra di Felice Gimondi, la figlia Norma ha deciso di scrivere una lettere aperta a La Gazzetta dello Sport per promuovere un’asta benefica con le maglie del campione bergamasco.

“Abbiamo deciso di avviare una raccolta fondi per comprare un respiratore per l’ospedale Papa Giovanni XXIII” – afferma Norma Gimondi in un video pubblicato sul gruppo  Facebook “Passione per il ciclismo”.

Il gruppo facebook si fortemente attivato in aste benefiche per raccogliere fondi per gli ospedali della bergamasca.

Nella lettera viene spiegata la scelta della prima maglia che viene posta in asta

“ho iniziato con l’ultima maglia che ha vestito papà: quella del team MTB della Bianchi, del quale era presidente e anche ciclista, la portava sempre. Partiamo da una base d’asta di 60 euro con rilanci di cinque. 

I soldi andranno a iniziative legate alla terra natia di Felice:

“Dobbiamo raccogliere i soldi per comprare un respiratore da donare all’ospedale Papa Giovanni XXIII che porta il nome del nostro Papa, il nostro riferimento. Servono 10mila euro e cercheremo di poter fornire materiale medico di ogni tipo”.

Un gesto di cuore tipico delle persone di cuore quali sono i bergamaschi e che rende ulteriormente onore alla memoria di un campione che mai potrà essere dimenticato dagli sportivi italiani.

 

Xavier Tondo Volpini e la sua tragica morte

Xavier Tondo Volpini muore per un incidente domestico

Xavier Tondo Volpini, una carriera in ascesa interrotta da un tragico incidente domestico proprio nel momento più alto della carriera

Xavier Tondo

Xavier Tondo

Xavier Tondo Volpini nasce a Valls in Catalunya, il 5 novembre 1978 dopo la consueta trafila nelle categorie giovanili passa tra i professionisti nel 2003 nelle fila della Paternina-Costa de Almería, squadra fondata a seguito della scissione della squadra italiana Amica Chips-Costa de Almería.

Dopo la prima stagione tra “i grandi”, Xavier passa alla formazione portoghese Barbot-Gaia per poi approdare, l’anno seguente alla 2005 conquistò Catalunya-Angel Mir con cui conquista il suo primo successo alla Volta ao Alentejo ed un interessantissimo quinto posto nella prestigiosa Subida al Naranco.

Il 2006 vede il passaggio alla formazione Continental Relax-GAM con cui ottiene un brillante quinto posto alla Vuelta al País Vasco. Xavier Tondo nel settembre 2006 dovrebbe essere al via della Vuelta Espana ma nel mese di luglio, durante un allenamento nei Pirenei, ha un incidente con un camoscio in cui si procura una brutta frattura alla caviglia dovendo rinunciare alla corsa iberica e mettendo fine alla sua stagione agonistica.

Il 2007 vede lo spagnolo firmare per due stagioni con la formazione Continental portoghese LA-MSS conquistando la vittoria al Troféu Joaquim Agostinho e al Giro del Portogallo. L’anno seguente, a dimostrazione delle sue importanti doti di scalatore conquista la  nella Subida al Naranco e ottiene il secondo posto nella classifica generale della Vuelta Asturias.

Il nome di Xavier Tondo Volpini è ormai sulla bocca di molti e nel 2009 arriva la chiamata della formazione iberica Andalucía-Cajasur: è la svolta della carriera per il talento spagnolo. Ad inizio anno arriva il successo in una frazione della corsa argentina Tour de San Luis ed il secondo posto nella classifica finale della Vuelta a Andalucia dove conquista anche il cronoprologo. Nelle corse spagnole Tondo è una garanzia, ottiene un bel sesto posto alla Vuelta a Castilla y León, l’ottavo posto al Giro di Catalunya e il quarto alla Vuelta Murcia.

Nell’estate del 2009, Xavier si mette in mostra anche ai campionati nazionali su strada dove chiuse sesto per poi ottenere il terzo nella Vuelta a la Comunidad de Madrid ed il secondo classifica finale della Vuelta Burgos. Questa serie di performance valgono alla LA-MSS la chiamata per la Vuelta Espana 2009 dove Tondo è però vittima della sfortuna ed un incidente lo costringe ad un precoce ritiro.

Il passaggio alla Cervélo

Dopo l’annata entusiasmante Tondo viene messo sotto contratto dal Team Professional Cervélo con cui conquista subito una frazione della Parigi-Nizza ottenendo la sua prima vittoria in una corsa ProTour. Al Giro di Catalunya Xavier chiude secondo in generale alle spalle del “Purito” Rodriguez e viene convocato per il Giro d’Italia 2010 dove ottiene il terzo posto nella frazione con arrivo al Terminillo e dove lavora per il capitano Carlo Sastre

Ormai divenuto un leader della formazione viene chiamato a correre la Vuelta a Espana 2010 chiudendo al sesto posto della classifica generale (sarà poi quinto per via della squalifica di Ezequiel Moschera).

Xavier Tondo passa alla Movistar

Il 2011 vede la fusione del Team Cervélo con la Garmin da cui sorge la Garmin- Cervélo, Tondo non viene confermato ma, a 31 anni, passa nella prestigiosa formazione iberica Movistar del Manager Eusebio Unzuè che, privata del capitano Alejandro Valverde per vicende legate al doping (Operacion Puerto), vede in Xavier uno dei corridori di punta per il Tour de France. Dopo aver inanellato una serie di ottime prestazioni (sesto al Giro di Catalunya e quinto al Giro dei Paesi Baschi) conquista la vittoria finale alla Vuelta Castilla y Leon (sua ultima affermazione in carriera). Per preparare al meglio la grande boucle rinuncia alle classiche delle Ardenne per concentrarsi su una serie di allenamenti specifici in  Sierra Nevada.

Xavier Tondo: la morte

Al training camp c’è anche Valverde che trova il compagno in forma strepitosa tanto da faticare a tenerne il ritmo. Il 23 maggio 2011 Xavier ha in programma un allenamento a Granada con Alejandro Valverde e Josè Rojas Gil e, assieme all’amico Benat Intxausti, si prepara per uscire.  La Movistar sta preparando il Giro del Delfinato quale antipasto per il Tour. Sono circa le 10 del mattina quando i due amici caricano le biciclette sull’auto di Tondo e si accingono ad uscire dal garage. Tondo inserisce la retro ma la porta del garage fatica ad aprirsi, scende dal veicolo per capire come mai non si sia azionato il meccanismo per aprire il portone.

Tondo prova ad aprire il portone manualmente ma nel frattempo l’auto si mette in marcia e lo schiaccia contro la porta del garage; è questione di secondi fatali, Intxausti prova a prendere i comandi dell’auto per interromperne il moto ma quando l’auto si riporta in avanti il corpo di Xavier cade pesantemente al suolo.

Intxausti prova a soccorrere l’amico ma tutto è inutile, l’amico Xavier spira tra le sue braccia lasciando la moglie Silvia proprio nel periodo di massimo fulgore della propria carriera ciclistica.

Pierino Gavazzi in terapia intensiva per il Covid19

Pierino Gavazzi e la corsa più dura

Pierino Gavazzi positivo al coronavirus si trova in terapia intensiva, il figlio Mattia conferma la lotta del padre contro il Covid19

Pierino Gavazzi

Pierino Gavazzi

Pierino Gavazzi, ex professionista del pedale tra gli anni ’70 ed ’80, trovato positivo al Coronavirus è in un reparto di terapia intensiva. La notizia è già di qualche giorno ma ora il figlio Mattia, anche lui ciclista professionista, ha voluto rompere il silenzio per raccontare il dramma che sta vivendo la sua famiglia.

Pierino ha 69 anni ed è ricoverato presso l’Ospedale San Rocco di Ome, in provincia di Brescia. Gavazzi Senior ha manifestato per alcuni giorni una febbre persistente a cui hanno fatto seguito problemi respiratori. A raccontare l’evoluzione drammatica che ha portato a difficoltà di saturazione direttamente a La Gazzetta dello Sport è il figlio Mattia Gavazzi:

 

“lunedì 16 marzo abbiamo chiamato i soccorsi, che lo hanno portato a Ome. Ci sono volute diverse ore prima che potesse essere ricoverato, in filano c’erano già altre tre ambulanze. Mio padre era sotto ossigenoterapia in ambulanza e, dopo che è stato sottoposto al tampone, è risultato positivo al Covid19”.

Un vero dramma umano quello che ha colpito i Gavazzi, mercoledì le condizioni dell’ex ciclista sono peggiorate tanto da ritenere, da fonti mediche che hanno avvisato i famigliari, che le sue condizioni erano critiche.

 “non ci ha nascosto che avremmo dovuto prepararci anche al peggio. La mattina dopo la telefonata hanno messo il casco a mio padre per cercare di fargli avere più ossigeno. Con lui riusciamo ad avere brevi contatti telefonici, in uno ha detto alla mamma che non vede l’ora di vederci e tornare a casa. attualmente mio padre non ha dolori ma è molto, molto affaticato”.

La zona in cui vivono i Gavazzi è una delle aree del paese più martoriate da questo maledetto virus, nessuno ne è risparmiato, tutte le famiglie sono in qualche modo toccate dalla malattia e dalle nefaste conseguenze della stessa:

“ci arrivano spesso chiamate di conoscenti che hanno avuto qualche perdita, le sirene delle ambulanze sono diventate ormai un triste sottofondo delle nostre giornate” ha raccontato Mattia.