Sbaragli: voglio vincere una tappa al Giro

Sbaragli

Sbaragli vuole vincere al Giro

Sbaragli vuole vincere una tappa al Giro d’Italia 2018

Sbaragli, passato dalla Dimension Data per approdare alla Israel Cycling Academy, ha come obiettivo per il 2018 quello di conquistare una tappa al Giro d’Italia.

“Alla Dimension Data ho trascorso cinque anni meravigliosi. Con me si sono comportati sempre bene, ma appena ho saputo che c’era l’ipotesi di andare alla Israel Cycling Academy non ho esitato ad accettare. Qui posso avere più opportunità e questa squadra è davvero speciale” ha dichiarato a Marca.

Molto probabilmente Kristian e la sua Israel Cycling Academy riceveranno una wild card per prendere parte alla corsa rosa che prenderà il via proprio da Israele (da Gerusalemme): “sono convinto di correre il Giro d’Italia. Per me sarà il mio grande obiettivo, anche se sarà difficile vincere. Ho intenzione di dare il massimo per essere in forma e ho intenzione di migliorare gara dopo gara la mia condizione”.

Kristian si è poi soffermato sul compito etico del team: “oltre a svolgere il nostro dovere di atleti abbiamo una missione più universale: quella di tenere alto il valore dell’amicizia tra popoli e identità diverse. Nessuno, a occhio, è eterogeneo quanto lo siamo noi. Rappresentiamo sedici nazionalità, cinque continenti, quattro religioni. È la prima volta che Israele si presenta alla prova del professionismo con una propria squadra”. Insomma quella del Giro sarà l’opportunità di portare un messaggio di pace nel mondo.

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Lappartient contro Moscon: non c’entra col ciclismo!

Lappartient contro Moscon e il caso FDJ: parole di fuoco del presidente UCI

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon, il presidente dell’UCI non risparmia le critiche al ciclista del Team Sky. Tutto è partito ad Aprile quando un tweet di Sebastian Reichenbach della FJD accusò Gianni Moscon di aver insultato Kevin Reza per questioni raziali durante il Tour de Romandie.
Come noto la vicenda costò a Gianni una sospensione stabilita internamente dal Team Sky della durata di ben sei settimana. Tutto sembrava risolto ma alla scorsa Tre Valli Varesini il caso si è riaperto per via di una caduta che ha coinvolto lo stesso Reichenbach che ha accusato Gianni Moscon di averlo volontariamente fatto cadere.

Lappartient contro Moscon: le parole

Secondo quanto riportato dal sito web cyclingnews.com il numero uno del ciclismo mondiale si sarebbe espresso in modo molto netto contro il corridore italiano: “Sto controllando il caso molto attentamente. Se dopo aver rivolto frasi razziste ha spinto un collega fuori strada, per me il corridore non ha niente a che spartire con il ciclismo”.

Tutto ruota intorno alla situazione creatasi alla Tre Valli Varesini e all’inchiesta che l’UCI sta portando avanti, Reichenbach che nella caduta si è fratturato il gomito. Per avere un quadro completo delle due vicende, il presidente dell’UCI ha aperto dei fascicoli per capire meglio la situazione. David Lappartient ha intenzione di applicare delle punizioni a Gianni Moscon sui casi che lo coinvolgono, come riportato anche dal Times.

Sulla testa di Gianni Moscon già pesano i tanti attacchi della stampa francese che sul caso non si è certo tirata indietro, anzi ha decisamente attaccato frontalmente il corridore del Team Sky appuntandogli anche la colpa del famoso “traino” ai Mondiali di Bergen. L’anno di Moscon non è stato sicuramente piacevole fuori dalle corse (non ultimo un infortunio fastidioso) mentre sulle strade tutto è andato oltre le aspettative.

 

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Katusha Alpecin dieci anni e una nuova maglia

Katusha Alpecin festeggia il decennale con una maglia tutta nuova

Katusha Alpecin

Katusha Alpecin: la nuova divisa

Katusha Alpecin presenta la maglia per festeggiare i dieci anni di attività del team: il design è identico a quello della annata appena terminata, con il rosso a fare assolutamente da padrone. Rispetto all’anno scorso, però, viene modificata la tonalità di colore della parte superiore del busto: non ci sarà più il consueto color bianco sostituito da un pallido celeste difficile da cogliere in un veloce colpo d’occhio.

L’occasione della celebrazione per la nuova maglia è stata anche il momento per svelare i piani di Ilnur Zakarin in vista della nuova stagione. Il russo ha dichiarato come suo obiettivo stagionale il Tour de France andando contro quelle che erano le sue parole di qualche settimana fa in cui pareva essere il Giro d’Italia l’obiettivo principale del capitano della Katusha Alpecin.

Il russo però non ha completamente chiuso le porte alla sua partecipazione alla corsa rosa, eventualmente con velleità inferiori alle precedenti: “andrò in Francia per fare del mio meglio, l’obiettivo è entrare nei primi cinque della classifica generale ma so che non sarà per nulla facile. Per mie caratteristiche so che nella terza settimana posso dare qualcosa in più degli altri, tutto dipenderà da che posizione in classifica avrò in quel momento. Altre corse a tappe? Non so ancora se prendere parte a Giro o Vuelta, vedremo cammin facendo”.

 

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Letizia Paternoster ospite da Fabio Fazio

Letizia Paternoster regina del 2018, ospite a “Che tempo che fa”

Letizia Paternoster

Letizia Paternoster

Letizia Paternoster è il fenomeno sportivo dell’anno, magari non tanti nell’Italia “nel pallone” se ne sono resi conto ma lei ha dimostrato coi fatti come con la dedizione allo sport si può arrivare ai massimi livelli. Originaria di Cles, Trentino, Letizia è una ragazza giovanissima: è nata il 22 luglio 1999 e ha ancora molto tempo per farci sognare.

E’ stata nostra ospite in primavera e ora anche i media nazionali si stanno rendendo conto delle sue incredibili capacità, in nomination come atleta dell’anno del La Gazzetta dello Sport,  sarà ospite di Fabio Fazio nel programma di successo “Che tempo che fa“.

Letizia Paternoster: Gazzetta Sport Awards

Che Letizia Paternoster sia un fenomeno del pedale è cosa nota a chi segue il ciclismo, fin da quando ha iniziato a correre a sei anni, è stato un susseguirsi di successi. Agli Europei su pista ha fatto l’en plein agli con 5 ori su altrettante gare, ai Mondiali di Bergen di medaglie ne ha conquistate altre quattro.
Ora a soli 18 anni sta per conquistare il titolo di Donna dell’Anno ai Gazzetta Sport Awards (in questo momento la pistard trentina guida la classifica Kiara Fontanesi del motocross e Sofia Goggia dello sci).

Letizia Paternoster: ospite da Fazio

Dopo la presenza di Vincenzo Nibali ecco che il conduttore re dell’ammiraglia di casa Rai si è accordo di questo splendido scricciolo in grado di colpire per la sua forza e la sua bellezza. Una ragazza che molto potrà dare al ciclismo rosa per aumentare la sua popolarità. Se infatti andiamo a considerare il rapporto successi/esposizione in tv in nostro ciclismo al femminile meriterebbe ben altro palcoscenico. Il nostro portare è da sempre in prima linea nel dare spazio alle nostre ragazze (la testimonianza è l’intervista, appunto a Letizia, prima della sua esplosione clamorosa di questo 2017).

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Sacha Modolo urtato da un’auto in allenamento

Sacha Modolo urtato da un’auto: per fortuna solo una botta

Sacha Modolo urtato

Sacha Modolo urtato

Sacha Modolo, velocista della Education First-Drapac , è l’ultima vittima (solo in ordine di tempo) di un incidente sulla strada durante l’allenamento quotidiano. Il corridore, mediante il proprio profilo Facebook, ha raccontato di essere stato urtato da un’automobile mentre era fermo al semaforo aspettando il verde.

Fortunatamente il forte corridore italiano se l’è cavata con un grande spavento e una batto ma non sempre le cose vanno così “bene”. Quello che ha visto suo malgrado protagonista Sacha Modolo è solamente l’ultimo di un lungo elenco di incidenti patiti da ciclisti (famosi e non) lungo le strade del nostro paese. Pedoni e ciclisti sono sicuramente gli “utenti deboli” della strada ma, invece di essere trattati con un occhio di riguardo e attenzione, pare che sia esattamente l’opposto. I ciclisti in particolare vengono spesso visti come nemici dell’automobilista e, lo abbiamo detto, spesso la maleducazione arriva anche de chi è su due ruote che non rispetta il codice della strada ma purtroppo ormai sembra essere scattata la “caccia” al ciclista.

Resta sempre viva la necessita, promossa dall’Assocorridori, di approvare una Legge che sia in grado di tutelare i ciclisti lungo le strade della penisola. Forse più importante sarebbe lavorare per creare una nuova generazione di guidatori partendo dalle scuole, insegnando ai futuri utenti della strada come perdere 30 secondi per sorpassare una bicicletta (o fermarsi per far attraversare un pedone) non cambia la vita all’automobilista ma può evitare un incidente dalle conseguenze magari drammatiche.

Sacha Modolo urtato: il racconto su Facebook

Partito in bici alle 10:15 arrivato a casa alle 17:30. Peccato che la metà delle ore le abbia passate con i vigili prima e al pronto soccorso poi. FERMO a un semaforo lungo la MIA carreggiata vengo investito da dietro da un auto che, o non mi ha visto o pensava di passare con il rosso (non ho ben capito cosa volesse fare). Si ferma abbassa il finestrino mi guarda, NON DICE UNA PAROLA E RIDE. Scende il passeggero (visibilmente una escort) e con sarcasmo minimizza l’accaduto dicendo “tanto è solo una bici e te non hai niente, cosa vuoi che sia”. Capendo che non avrei concluso nulla ho fatto le foto al mezzo, dicendo che chiamavo i carabinieri. Il conducente è SCAPPATO lasciando a piedi la compagna/escort che, incamminandosi in pasticceria, con disinvoltura risponde “fate quello che volete tanto io non lo conosco e non so chi sia”.
Allibito chiamo i carabinieri che mi dicono di chiamare il 118, che mi dice che non sono grave e non uscivano e di chiamare i carabinieri che, a loro volta, dopo averli richiamati mi dicono che escono solo il pomeriggio e di chiamare il 118 (peggio della canzone Alla fiera dell’est!!). Chiamo i carabinieri di Conegliano i quali avvisano a Castelfranco di mandarmi qualcuno. Chiamo la polizia locale di Asolo, che comunque era stata avvisata da Conegliano, ed è stata l’unica a mandarmi una pattuglia, anche se inizialmente erano impegnati. Tramite il numero di targa riusciamo ad avere le generalità dell’uomo. A suo carico verranno sporte le dovute denunce! Fortunatamente io me la cavo “solo” con una forte botta alla schiena! Ringrazio la famiglia che si è fermata di sua spontanea volontà per testimoniare l’accaduto. Dispiace dire che siamo sempre in pericolo e costretti a condividere la strada con gente come quest’uomo!

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Francesco e Ignazio Moser al Maurizio Costanzo

Francesco e Ignazio Moser ospiti da Costanzo

Francesco e Ignazio Moser

Francesco e Ignazio Moser

Francesco e Ignazio Moser sono stati ospiti della trasmissione “Maurizio Costanzo Show” andato in onda giovedì 7 dicembre in cui le frecciatine da padre a figlio non sono assolutamente mancate.
Il campione delle due ruote ha nuovamente ammesso di non aver per nulla gradito la partecipazione del figlio al Grande Fratello VIP e men che meno le tematiche che hanno reso popolare Ignazio Moser.
“Mia moglie era un po’ dispiaciuta tanto che non ha mai guardato la trasmissione e anche io ho fatto lo stesso. Però gli amici e le amiche ci chiamavano e necessariamente abbiamo scoperto cosa accadeva nella casa del Grande Fratello”.

 

La tensione pare essersi un po’ stemperata tra Ignazio Moser e il padre: “Sì, ho incontrato la Rodríguez e le ho detto che se vuole le faccio da maestro di sci. A mio figlio ho detto di portarla alla prossima vendemmia”.

In effetti l’idea di babbo Moser è quella che il figlio entri definitivamente nell’attività di famiglia avendo compiuti studi di agraria ed essendo Francesco ormai in pensione. Francesco e Ignazio Moser hanno evidentemente caratteri e stili molto diversi ma sicuramente stabiliranno il giusto equilibrio per gestire il post del Grande Fratello VIP

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Sofia Cilenti: il ciclismo mi ha salvato la vita

Sofia Cilenti: battuto il cancro torna in sella!

Sofia Cilenti

Sofia Cilenti

Sofia Cilenti, torinese di nascita, inizia a correre da giovanissima nelle fila del «Velo Club Eporediese». Il ciclismo le piace fin da subito, si diverte ma vince anche: “di quei primi anni ricorderò per sempre il secondo posto conquistato ai Campionati Italiani di velocità su pista”. Sofia è brava e ha grinta da vendere, non la si vede mai mollate. Queste doti la spingono sempre più vicina al sogno di diventare una pro.
Sofia Cilenti approda come Allieva alla Canavesi Ornavasso (“grande vittoria a Marcallo Con Casone”), poi nelle Junior con la Ju Sport con la quale ottiene diversi piazzamenti. Tutto sembra andare alla perfezione ma poi nel 2012, in un giorno come gli altri ma che come gli altri non sarà ecco comparire una stanchezza prolungata, poco spiegabile.

Sofia Cilenti: la malattia

Gli esami clinici sembrano essere una triste sentenza: linfoma del sangue. Una patologia rarissima per una ragazza cosi giovane. Una mazzata che avrebbe steso chiunque. Figuriamoci una ragazzina che dovrebbe pensare a tutto meno che alle malattie. Una ragazzina che dovrebbe godere della sua bicicletta, delle amiche di scuola dei primi amori si trova a dover affrontare un bivio tremendo: la malattia da una parte la passione per la vita e la bicicletta dall’altra.

Quante volte in allenamento lo scricciolo si sarà trovata ad un bivio scegliendo la strada più dura per allenare quella viscerale passione per la bicicletta. Ora a questo bivio puoi metterci la stessa determinazione che hai nell’affrontare una salita, uno sprint, un allungo devi giocartela per bene e questo Sofia Cilenti lo sa e lo affronta.

“In quei momento cosi difficili e bui senti che le cure stesse ti scalfiscono lentamente, il dolore e la debolezza diventano compagni quotidiani di vita. Il pellegrinaggio da casa all’ospedale per le cure ti offuscano i pensieri – ricorda lo scricciolo – e a volte capita di voler cedere ma io ho trovato la mia forza nella cosa che più amavo: la bicicletta”.

Sofia Cilenti: il ritorno in sella

Due anni di terapie devastanti per il corpo e lo spirito, terapie inevitabili per sconfiggere la malattia e poi il momento più bello: “ricorderò per sempre l’attimo in cui sono rimontata in sella, pochi chilometri ma fantastici. Ero io sulla bici, sola, libera. Mio padre mi seguiva a distanza ma mi sono sentita nuovamente me stessa, è stata una emozione unica”.

Sofia Cilenti: il presente

Sofia Cilenti non ha mai mollato un centimetro in questa lotta e oggi può finalmente godersi l’approdo in maglia “Conceria Zabri” di Manuel Fanini dopo una breve parentesi alla Servetto Foooton.
“I miei obiettivi? Tanti, in primis voglio essere d’aiuto alle mie compagne, sono felice di essere nel team. Poi mi piacerebbe ottenere qualche bel piazzamento, sarà una stagione ricca di obiettivi e voglio godermi ogni momento”.

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Pedala coi Campioni nel nome di Scarponi

Pedala coi Campioni in memoria di Michele Scarponi

Pedala coi Campioni

Pedala coi Campioni

Pedala coi Campioni, oggi a Brinzio in provincia di Varese si disputerà l’evento benefico, che si ripete dal 2000 che quest’anno vuole omaggiare la memoria del grandissimo Michele Scarponi, l’Aquila di Filottrano, scomparso lo scorso mese di aprile in seguito a un incidente stradale che ha segnato il mondo del ciclismo. Saranno in oltre 1500 per questa manifestazione diventata un classico dell’Immacolata, 1500 persone che sfideranno il freddo per testimoniare lo stesso amore per le due ruote che aveva Michele.

A tutti i partecipanti verranno distribuiti pettorale e gli altri oggetti con la scritta ‘Scarponi nel Cuore’, con disegno dell’aquila e al via della pedalata ci saranno davvero tanti campioni: Giacomo Nizzolo, Eugenio Alafaci, Simon Clarke, Luca Chirico, Carmelo Foti, Ivan Santaromita e Danilo Napolitano a cui si affiancheranno gli ex pro Cristiano Frattini, Tupack Casnedi, Daniele Nardello, Dario Andriotto, Andrea Peron e Oscar Mason.

Ritrovo nel comune di Brinzio alle 9 e via alle 10 dopo la benedizione della Madonnina del Brinzio, 45 km da percorrere ad andatura cicloturistica con tanto amore per le due ruote. Al termine della pedalata ci sarà l’estrazione dei vincitori delle maglie messe in premio dai pro.

Pedala coi Campioni si rinnova ogni anno come appuntamento imperdibile per gli amanti delle due ruote del varesotto e non solo, tanti partecipanti arriveranno anche da fuori della Provincia di Varese.

 

 

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Elettrostimolazione e ciclismo, analisi dell’allenamento muscolare

Elettrostimolazione e ciclismo: come influenza l’allenamento muscolare

Elettrostimolazione e ciclismo: pro e contro

Elettrostimolazione e Ciclismo

Elettrostimolazione e Ciclismo

Elettrostimolazione e ciclismo in molti ci avete chiesto informazioni circa le tecnica di allenamento o di rinforzo muscolare con elettrostimolazione e la relativa efficacia. Spesso l’elettrostimolazione viene ricondotta a sedicenti maghi televisivi che, agli albori degli anni novanta, proponevano soluzioni miracolose per aumentare la massa muscolare senza sforzo. In genere, venivano proposti personaggi che leggendo libri o guardando la tv con gli elettrodi attaccati alla pelle ottenevano corpi degni di sculture greche. Queste immagini, degne della trasmissione satirica Mai dire TV, hanno contribuito alla pessima nomea dell’elettrostimolazione, portando la gente a costosi acquisti che disattendevano l’idea promossa dalla pubblicità venendo accantonati.

Elettrostimolazione e ciclismo: cos’è?

Elettrostimolazione è una tecnica di mantenimento, miglioramento o ripristino del trofismo muscolare sia in ambito sportivo che riabilitativo che consiste nell’applicazione di elettrodi adesivi sulla cute che ricopre i muscoli da allenare. L’apparecchio genera un dunque un campo elettrico tra i due elettrodi ed un flusso di corrente dall’anodo al catodo nei tessuti muscolari, il flusso di corrente genera la contrazione muscolare.

Naturalmente, come per l’allenamento tradizionale, la contrazione indotta dal sistema deve fornire l’adeguato stress metabolico (e meccanico) alla fibra muscolare.

Elettrostimolazione e ciclismo: scegliere lo strumento

Attualmente, in commercio si trovano disparate tipologie di elettrostimolatori a diverse fasce di prezzo e mediante diversi canali di vendita. Non vogliamo spingere l’acquisto verso un canale o un negozio specifico ma ci sentiamo di privilegiare il negozio di prossimità anche per la possibilità di godere di consulenza e assistenza post vendita.

Nei muscoli sani, privi di patologie neuromuscolari, le correnti tradizioni (rettangolari) prodotte da questi strumenti, ricalcano il movimento naturale del muscolo e si prestano all’attività desiderata.

  • BATTERIE: Tecnicamente suggeriamo l’acquisto di un elettrostimolatore con batteria dedicata, da preferirsi a quello con pile stilo, questi consentono stabilità di resa e riduzione dei costi di gestione.
  • CANALI: Altro parametro di analisi è la presenza di 4 canali cosi che si riescano a stimolare la gamba o il braccio destro e sinistro contemporaneamente. Il costo incrementa lievemente ma la performance sarà sicuramente migliore (consentendo, per esempio, di lavorare su tutto il gruppo muscolare degli arti inferiori)
  • PROGRAMMI ALLENAMENTO: devono essere presenti programmi specifici per i muscoli degli arti superiori e per gli arti inferiori, a cui sarebbe buona cosa si aggiungessero attività specifiche per i muscoli del tronco o posturali (prevalentemente con fibre lente).
  • PROGRAMMI DEFATICANTI: indispensabile la presenza di almeno un programma che consenta il rilassamento muscolare o defaticamento, per il training aerobico e per la capillarizzazione.
  • PROGRAMMI TENS: un plus dello strumento, consentono ridurre il dolore muscolare locale.

Elettrostimolazione e ciclismo: Dove posizionare gli elettrodi?

Nei manuali di cui gli elettrostimolatori sono dotati, esistono sempre foto o disegni per il posizionamento ma bisogna considerare che ogni soggetto si diversifica dagli altri. Senza fare un trattato scientifico è facile comprendere come anatomicamente ogni soggetto ha una morfologia muscolare differente ma tutti presentano una zona in cui le fibre del sistema nervoso periferico “entrano” nel ventre muscolare per portare lo stimolo alle fibre. La stimolazione (e quindi gli elettrodi) andrebbe applicata in coincidenza di questi punti viceversa la contrazione sarà ridotta e il comfort decisamente basso, costringendoci ad abbassare il livello di stimolo e rendendo del tutto inutile il trattamento. Se ne deduce che ritenere univoco il punto di appoggio degli elettrodi è stupido oltre che inefficace

Alcuni kit per l’elettrostimolazione sono corredati di appositi programmi per l’individuazione del punto di applicazione (detto punto motore) mediante l’ausilio di specifici accessori.

Un metodo empirico per determinare il punto di appoggio ideale degli elettrodi è il seguente:

  • applicare una buona quantità di gel conduttivo agli  elettrodi
  • farli scivolare sul muscolo mentre la stimolazione è in corso
  • individuare  il punto di massima contrazione e minor fastidio

 Elettrostimolazione e ciclismo: dove, come, quando

E’ importante eseguire la seduta di elettrostimolazione eseguita in un ambiente confortevole e considerare che per tutta la durata del trattamento è meglio muoversi o contrarre i muscoli soggetti del trattamento. Contrarre il muscolo mentre vi si applica un impulso elettrico potrebbe essere doloroso.

Dovendo applicare degli elettrodi che richiedono adesività e conducibilità elettrica meno peli vi sono tra la cute e l’elettrodo meglio è. La cute deve essere pulita e l’elettrodo deve essere fatto accuratamente aderire alla cute. Il rispetto delle polarità degli elettrodi (polo rosso positivo – polo nero negativo) è spesso regolamentata dai manuali degli elettrostimolatori ma va detto che negli apparecchi moderni è inviata un’onda bifasica simmetrica e non esiste differenza tra dove mettere il rosso e dove il nero.

Elettrostimolazione e ciclismo: i programmi

Tutto si basa sull’obiettivo che si intende ottenere e la maggior parte degli elettrostimolatori propone una serie di programmi pre-impostati. I più comuni sono: “riscaldamento”, “capillarizzazione, “defaticamento” o “forza muscolare”.

Naturalmente è fondamentale stabilire quale deve essere la giusta ampiezza di stimolazione: posto che, come detto, ognuno di noi è diverso da altri soggetti sarà fondamentale comprendere quando e quanto aumentare l’intensità e quando, invece, fermarsi.

 

 

 

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Misuratori di Potenza: stop di Alberto Contador

Misuratori di Potenza: Contador conferma la sua contrarietà

Misuratori di Potenza

Misuratori di Potenza

Misuratori di Potenza, prosegue la “lotta” per eliminare questo strumento reo di togliere un po’ di poesia e fascino al ciclismo moderno. L’ultima posizione arriva da Tucson dove si è sviluppato il Training Camp della Polartec-Kometa di Alberto Contador.

Inizialmente il destinatario delle “polemiche” era il team Sky di Froome, ma ora quasi tutti i team pianificano le proprie tattiche in base ai dati del misuratore di potenza.

Lo strumento, già vietato nelle gare su pista, secondo i detrattori andrebbe rimosso anche dalle competizioni su strada. In realtà in pista viene usato “in differita”: i dati vengono raccolti ma non visualizzati durante le gare.

Ora, non tutti i problemi di carenza di spettacolarità dipendono dagli strumenti elettronici ma in parte ne sono influenzati. Naturalmente tutto poi dipende dalla mentalità del corridore (ve lo immaginate il Pirata che non scatta per un dato sul computerino?), dalle condizioni di gara e dalle forze dei team ma è palese che, al momento, tecnologia e profondità di organico premiano il Team Sky.

Misuratori di Potenza: intervenire sulla lunghezza delle tappe?

Una via alternativa, e forse più premiante, potrebbe essere quella proposta da Francesco Moser una quindicina di anni fa e sposata oggi da Alberto Contador: ridurre la lunghezza delle tappe.

A inizio millennio la proposta era legata alla triste piaga del doping: meno chilometri, meno fatica, meno ricorso al doping. Oggi potrebbe consentire a più corridori di essere competitivi incrementando la rosa di potenziali vincitori delle tappe e aumentandone velleità e “garra” agonistica. Pensate a un neo pro, abituato a corse brevi e razzenti, trovarsi in un tappone dolomitico di 180 km, dovrebbe necessariamente riporre l’ascia di guerra con il solo obiettivo di non naufragare. Una tappa di 100 km, anche costellata di salite, potrebbe essere invece più abbordabile e incentivante per gli attacchi.

La Vuelta ha adottato molte volte questo criterio, aumentando anche il dislivello in gara. I risultati sono stati buoni ma un po’ “snaturanti” del nostro sport. Evidentemente una soluzione per aumentare la qualità delle corse va trovata e come ogni soluzione ha i pro e i contro del caso. Se parlassimo con i “diesel” del gruppo (per parlare del recente passato pensiamo a Miguelon Indurain) ci direbbero che questa soluzione è errata, se parlassimo con i corridori più razzenti sposerebbero questa idea.

Ora non ci sentiamo di proporre una panacea ai mali del ciclismo ma forse piccoli accorgimenti avrebbero più successo che i paventati “cambiamenti epocali” come la riduzione delle settimane di corsa da tre a due per Giro e Vuelta.

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