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Abdel-Kader Zaaf e la sbronza la Tour de France

Redazione - Michele 4 Giugno 2020 4 min read

Abdel-Kader Zaaf ciclista algerino noto per una “ciucca”

Abdel-Kader Zaaf, ciclista algerino, soprannominato casseur de baraque, divenuto popolare per la sua grinta e per una presunta sbornia al Tour de France 1950

Abdel-Kader Zaaf nasce a Chitouane (Sidi Bel Abbes), Algeria il  28 gennaio 1917,  prende parte a quattro edizioni del Tour de France con la formazione dell’Africa del Nord a cavallo tra gli anni ’40 e ’50.

L’algerino si fa notare grazie ad alcuni buoni risultati nelle corse del nord-Africa: Tour d’Algérie, Tour du Maroc, Tour d’Afrique du Nord. Queste performance gli valgono l’ingresso nelle gare europee dove conquista 27 vittorie tra cui spiccano, tra le altre, la Ronde des Champions à Tarbes, una frazione al Circuit du Mt.Ventoux e il Circuit de la Côte d’Or.

Dopo l’esordio nel 1948 concluso con un mesto abbandono già alla prima frazione, Zaaf è al via del Tour de France 1950 vinto dal passista-scalatore e finisseur svizzero Ferdi Kübler (unica vittoria per lui in Francia) davanti al belga Stan Ockers.

Il 27 luglio 1950 si corre la 13esima tappa, che porta il plotone da Perpignan a Nîmes lungo 215km. Il caldo è terribile e il corridore algerino (anche se di nazionalità francese sino al 1962), stimolato da un clima che gli ricorda casa, decide di dare letteralmente spettacolo entrando nella leggenda della Grande Boucle.

Il giorno prima Kubler ha indossato la maglia gialla, togliendola dalle spalle di Fiorenzo Magni costretto all’abbandono assieme nazionale dell’Italia per decisione di Gino Bartali, e per lui Zaaf non costituisce di certo un pericolo in quanto in classifica ha già accumulato più di due ore di distacco nonostante il quinto posto conquistato nello sprint del giorno precedente.

Fa un caldo boia lungo le strade francesi, siamo a fine luglio e l’asfalto quasi si scioglie al bordo della strada. I “forzati del pedale” sono al limite dell’asfissia, una fontanella d’acqua, una borraccia passata da un tifoso ha la stessa valenza di un’oasi nel deserto, spesso è semplicemente un miraggio.

Zaaf va in fuga assieme all’Algerino, ma Marsigliese di adozione, Marcel Molinès. Il vantaggio del duetto nord-Africano arriva a superare i sedici minuti ma ad un tratto il povero Abdel-Kader ha un malore probabilmente dovuto ad un mix di sole eccessivo e anfetamine.

Zaaf collassa al bordo della strada e viene soccorso da alcuni contadini della zona, accorsi per il richiamo della corsa. Vedendolo sofferente e non avendo a disposizione dell’acqua, decidono di offrire allo sventurato del vino.

Abdel-Kader Zaaf è mussulmano e, come imposto dalla sua fede, non ha mai toccato alcool in vita sua; l’impatto con la bevanda alcoolica è il colpo di grazia alle sue condizioni di salute. Dopo poco il ciclista si riprende e risale in sella: l’algerino è come un pugile messo all’angolo, stordito dal caldo, l’alcool e le sostanze assunte inforca la bicicletta in senso contrario a quello della corsa.

In gruppo si diffonde la notizia che il ciclista sta pedalando in totale stato di ebrezza: una storia su cui la stampa può ricamarci sopra dettagli buffi ma con ogni probabilità non veritieri.

Viene fermato dal “camion scopa”, il ciclista, dicono, puzza di vino come una vecchia spugna, la leggenda dell’epoca vuole che abbia bevuto una bottiglia intera di un vino liquoroso di nome cartagène ma nessuno dei giornalisti presenti conferma questo accaduto e forse la storia è semplicemente una scappatoia per nascondere l’uso di sostanze stimolanti.

E’ Molinés a tagliare il traguardo di Nimes a braccia levate mentre lo sventurato Zaaf deve salutare la corsa francese diventando, però, noto ai tifosi e conquistandosi il ruolo di testimonial per alcune bevande.

La storia della “ciucca” di Zaaf viene poi smontata in quanto sarebbe stato semplicemente cosparso di sale e, sì, di vino per abbassare la sua temperatura corporea. Insomma il ciclista mussulmano non ha ingerito vino ma inevitabilmente “puzza” di alcool.

L’algerino l’anno seguente è di nuovo ai nastri di partenza del Tour, questa volta viene riconosciuto per la “cotta” dell’anno precedente ma diviene famoso con il nomignolo di “casseur de baraque” (demolitore di baracche).

Zaaf nella Carcassonne-Montpellier, in un’altra giornata con temperature folli, va in fuga sul Col d’Uscalts. Gli resiste solo lo svizzero Hugo Koblet mentre Fausto Coppi prende una grande scoppola che gli costa la vittoria finale. L’algerino è una vera furia, non risparmi uno sforzo ma alla fine è Koblet a trionfare.

L’algerino qualche giorno dopo, nella Gap-Briancon, prova a sfidare Fausto Coppi in una azione: il campionissimo dopo una risata accetta il “singolar tenzone” partendo da un lato della strada con Zaaf sull’altro. Quando Fausto si volta non vede più l’algerino, presto sfiancato dal ritmo imposto dal piemontese. Zaaf diventa l’idolo del pubblico francese per la sua grinta ma chiude all’ultimo posto in classifica generale a quasi cinque ore dal vincitore Hugo Koblet.

Nel 1952 l’algerino è ancora al via della Grande Boucle e si ritira al termine della tappa del Sestriere conclusa in ultima posizione ma mantiene il rispetto e la simpatia degli appassionati transalpini.

Abdel-Kader Zaaf è deceduto  il 22 settembre 1986 in Algeria

 

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