Il Caso Fiorenzo Magni recensione del libro

Il Caso Fiorenzo Magni, la recensione di Ciclonews

Il Caso Fiorenzo Magni, scritto da Walter Bernardi ed edito da Ediciclo ripercorre la storia del “Terzo Uomo” del ciclismo italiano a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Il caso Fiorenzo Magni

Il caso Fiorenzo Magni

Il Caso Fiorenzo Magni,è la storia del cosiddetto “terzo uomo” che sfidava Fausto Coppi e Gino Bartali. Un lottatore nato tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Leone delle Fiandre”. Magni ha vinto moltissimo nonostante due rivali di tale livello e nonostante la guerra abbia segnato la sua vita.

Il libro racconta un fatto che esula dallo sport, Il Caso Fiorenzo Magni che parte dalla “Strage di Valibona” in cui alcuni fascisti circondano un gruppo di partigiani e tre antifascisti vengono uccisi tra cui Lanciotto Ballerini, un mito della Resistenza toscana

Nel mese di gennaio del 1947, si svolge il processo e tra gli accusati c’è un giovane ciclista di nome Magni originario di Vaiano ma risulta essere latitante.

L’avvocato di Magni chiama Bartali a testimoniare ma Gino non si presenta mentre Alfredo Martini va in aula. Fiorenzo viene assolto ma questa vicenda, soprattutto nella sua terra di origine genererà odio nei suoi confronti. Per molto Magni sarà “il fascita”.

L’autore del libro, Walter Bernardi, ripercorre questa vicenda di sport e politica grazie ad una attenta analisi documentale degli atti processuali e alle testimonianze di alcuni vecchi partigiani.

Una vicenda, quella de “Il Caso Fiorenzo Magni”, che racconta perfettamente come il nostro paese sia uscito dagli anni della guerra non solo ferito nell’animo e nel corpo ma anche profondamente diviso da un sentimento di rancore intestino che ancora oggi fatica a placarsi.

La prefazione del libro è curata dallo storico britannico John Foot esperto di storia italiana che in passato ha accuratamente studiato questa complicata storia di ciclismo, guerra e divisione tra popolazione civile.

“Una ricostruzione coraggiosa che ha come obiettivo di fornire finalmente un’onesta ridefinizione della vita dell’uomo Magni e, al contempo, di contribuire a mettere fine, nei luoghi in cui il campione Magni è nato e cresciuto, a quel processo di rimozione collettiva che ne ha caratterizzato la damnatio memoriae sportiva”

Benjamin Netanyahu in bicicletta per il Giro

Benjamin Netanyahu pronto per il Giro d’Italia

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ha deciso di salire in bicicletta per promuovere  il Giro d’Italia 2018 ad Israele

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu, primo ministro del Governo Israeliano, scende in prima linea per promuovere l’arrivo del Giro d’Italia nel suo paese. Il leader politico ha fatto diffondere un video su twitter il cui inforca una bicicletta da corsa.

“Il Giro si appresta ad arrivare in Israele. Devo far pratica. Sono uscito ad allenarmi con la squadra israeliana che per la prima volta partecipa alla competizione. Che forza ha questo gruppo…in bocca al lupo” recita il tweet.

Gerusalemme è tutto pronto per ospitare la partenza del Giro d’Italia 2018 che il 4 maggio scatterà proprio dalla Città Santa

Nel video si può osservare Benjamin Netanyahu incontrare la squadra israeliana “Israeli cycling Academy” quest’anno invitata appositamente alla corsa rosa e pedalare assieme agli atleti bianco-azzurri. Prima però il premier offre scampoli delle sue doti di ciclista: uno scatto e una impennata su due ruote (naturalmente si è utilizzata una controfigura).

Le prime tre tappe del Giro d’Italia 2018 si svolgeranno quindi ad Israele e sarà la prima volta che la competizione prenderà il via fuori dall’Europa, un evento sicuramente che aumenta l’importanza della corsa rosa e che ha destato anche l’attenzione di Lance Armstrong oltre che ad una serie di polemiche.

L’evento consentirà anche l’attribuzione a Gino Bartali, da parte del Yad Vashem, il Museo della Shoà di Gerusalemme, del titolo di cittadino onorario di Israele. Il ciclista toscano contribuì, infatti, alla salvezza di circa 800 persone durante l’occupazione nazista in Italia.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha definito la corsa ciclistica come “un evento fondamentale nei festeggiamenti del settantesimo anniversario della Fondazione dello Stato di Israele.”

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Chi è Benjamin Netanyahu?

Benjamin Netanyahu, (oprannominato Bibi – בנימין נתניהו) è nato a Tel Aviv nel 1949 ed è attualmente il primo ministro del Governo di Israele, membro della Knesset e leader del Likud, primo premier nato in Israele dalla sua fondazione.

Eletto per ben 4 volte Primo ministro è il secondo Premier più longevo dopo David Ben-Gurion. Dopo aver studiato negli Stati Uniti al Massachusetts Institute of Technology e l’Università di Harvard ha lavorando in seguito presso l’ambasciata israeliana di Washington.

E’ stato soldato specializzato in antiterrorismo dal 1967 al 1972 ed è poi diventato il leader del partito conservatore Israeliano (Likud) e principale esponente dell’ala nazionalista del paese.

Nel 1996, per la prima volta, gli Israeliani elessero in maniera diretta il loro Primo Ministro e Netanyahu fu eletto dopo un’ondata di attacchi terroristici contro i civili israeliani, negoziò con Yasser Arafat giungendo agli accordi di Wye River restando in carica fino al 17 maggio 1999

Fu Ministro delle Finanze ma rassegnò le sue dimissioni per protesta contro il piano di ritiro dalla Striscia di Gaza messo in atto dall’allora Primo Ministro Ariel Sharon

Dal maggio 2006 è il portavoce ufficiale dell’opposizione nella Knesset. Nel marzo 2009 torna in carica, nonostante non abbia vinto le elezioni, per l’accordo concluso con il capo dell’estrema destra Avigdor Lieberman.

 

Gino Bartali cittadino onorario di Israele

Gino Bartali cittadino Israeliano onorario

Gino Bartali cittadino onorario di Israele verrà nominato Mercoledì 2 maggio in una cerimonia organizzata dall’ambasciata d’Italia e dal Museo Yad Vashem

Gino Bartali cittadino onorario di Israele

Gino Bartali cittadino onorario di Israele

Gino Bartali cittadino onorario di Israele, la partenza dell’edizione 101 del Giro d’Italia da Gerusalemme sarà dedicata alla memoria di “Ginettaccio”. Il campione toscano durante la seconda guerra mondiale si prodigò nel trasporto di documenti, nascosti all’interno della canna della bicicletta, serviti a salvare la vita di circa 800 cittadini di religione ebraica.

Non era un segreto che Gino Bartali non fosse entusiasta dell’ascesa del Partito Fascista in Italia anzi lo stesso campione toscano si rifiutò di dedicare a Benito Mussolini la vittoria del Tour del 1938, nonostante l’insistenza dei fascisti.

Pur avendo molto da perdere non esitò nemmeno un secondo nell’accettare la rischiosa richiesta del cardinale di Firenze, l’arcivescovo Elia Dalla Costa, di unirsi a una rete segreta che offriva un passaggio sicuro agli Ebrei e alle altre persone in pericolo.

Gino Bartali, dall’inverno del ‘43 al giugno del ’44, si mise al servizio della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà offendo la sua comprovata resistenza civile, oltre che fisica indossando la maglia della staffetta salvifica.

Documenti falsi venivano stampati ad Assisi dalla tipografia assisana, vicina alla cattedrale di Santa Chiara, di Luigi Brizi e il figlio Trento e consegnati a Bartali che li custodiva (al prezzo della propria vita) nella canna della bicicletta, sotto il sellino o nel manubrio fino al “traguardo” di Firenze.

Nell’autunno del 1943 Gino Bartali venne fatto prigioniero polizia fascista ma nessuno controllà la sua bicicletta e fu proprio questa dimenticanza che consentì al campione di salvarsi.

Nel 2006 è stata conferita alla memoria di Gino Bartali, dal Presidente della Repubblica di allora Ciampi, la Medaglia d’oro al valore civile e nel 2013 gli è stata assegnata dallo Stato di Israele l’importantissima onorificenza di Giusto fra le Nazioni ed ora ecco arrivare quest’altro importantissimo riconoscimento.

Queste le parole che Simmy Allen, portavoce dello Yad Vashem, ha riferito alle agenzie di stampa: “La legge sui Giusti delle nazioni consente a Yad Vashem la prerogativa di conferire anche, in casi particolari, una cittadinanza onoraria di Israele a chi fosse ancora in vita, oppure postuma ai suoi congiunti. Si tratta di una procedura molto rara e che viene usata con il contagocce”.

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti recensione

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti di Ilario Luperini

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti ultimo libro Ilario Luperini in cui si narrano le vicende del Giro d’Italia, ecco la recensione.

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti è l’ultima fatica letteraria di Ilario Luperini storico appassionato di ciclismo che ha messo su carta la sua visione del ciclismo e del Giro d’Italia.

Sono tre i nuclei narrativi attorno ai quali si stende il libro: le suggestioni della corsa, i sogni, le sconfitte e le vittorie; i dubbi e le riflessioni su quello che ne sarà del nostro sport segnato dal doping e dall’esasperazione della tecnica; le emozioni di tempi lontani e di luoghi storici.

Il libro analizza quel sentimento che permane negli appassionati che, incuranti di distanze e avversità meteo si spingono lungo le strade del Giro per vivere in diretta, in un battito di ciglia, il passaggio del plotone.

La partecipazione lungo le strade del Giro ha il sapore di una grande festa popolare, fatta di canti, di carne alla brace, di abbondanti bevute. Una festa in cui il tifo si sposa alla voglia di passare qualche ora spensierata, in cui il vicino di gomito, con il quale si è gareggiato fino a un momento prima alla ricerca del posto migliore di osservazione, non è mai un avversario, anche se tiene per un campione diverso”.

Il ciclismo, sport popolare e popolano per definizione, viene raccontato come una odissea epica e poetica che corre nelle vene degli appassionati e lungo sentieri di asfalto per la penisola.

Il libro risulta scorrevole, impregnato di passione e di amore per le due ruote. Scritto da un appassionato per degli appassionati ripercorre perfettamente questo fenomeno popolare di epica memoria.

“Nel 2018 il Giro partirà da Israele. E sarà dedicato a Gino Bartali per le sue imprese extra sportive che hanno consentito di salvare molti ebrei. Una buona notizia, in nome dell’antirazzismo. Un sentimento che dovrebbe essere patrimonio di tutto il paese. Ma purtroppo così non è. Molti sono i preoccupanti episodi di rigurgiti razzisti, uniti a revival di revisionismo storico di bassa lega, di vera e propria cialtroneria”.

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti : L’autore

Ilario Luperini, laureato in lettere e storico dell’arte, per dodici anni ha insegnato nelle scuole superiori e per ventisette ha diretto scuole artistiche in Toscana. Fin da molto piccolo ha seguito con passione le vicende del ciclismo, sia amatoriale che professionistico, scrivendone in numerosi articoli e pubblicazioni. Da trent’anni segue il Giro d’Italia in molte tappe, specialmente in quelle di montagna; negli ultimi dieci lo fa come corrispondente della rivista «Il Grandevetro».

 

Editore: ETS
Anno edizione: 2017
Pagine: 98 p., ill. , Brossura
EAN: 9788846751362
Prezzo: € 10,00

Calcio e ciclismo, sport diversi. Passione uguale

Calcio e ciclismo: tifosi illustri sui pedali

Calcio e ciclismo due sport di passione, tanti calciatori amano il ciclismo e tanti ciclisti amano il calcio. Scopriamolo!

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e ciclismo due sport popolari fatti di passione, tante differenze (stipendi, tifosi, ecc.) ma anche tante similitudini. Vi immaginate Vincenzo Nibali in curva a tifare il Milan? Beh non pensiamo che vi accadrà di trovarlo tra gli ultras del calcio ma a San Siro ogni tanto fa capolino (ed è stato anche ospite a Milanello): “Tifoso è una parola grossa – confessa il siciliano – perché non sempre riesco a seguire le partite ma ho la passione per i rossoneri, mia sorella invece è sfegatata”.

Milanista è anche Filippo Pozzato che anche sui social non manca mai di sottolineare il suo amore per i colori rossoneri. Milanista era anche il grande Marco Pantani che spesso fu ospite della squadra negli anni ’90. Fabio Aru ha giocato al pallone nel Villacidro Calcio per poi dedicarsi al ciclismo è un appassionato rossonero.

Sull’altra sponda di Milano si colloca Moreno Moser. “Ho l’Inter nel cuore da bambino – rivela – e mi dispiace non poterla vedere sempre giocare”. Interista era il povero Michele Scarponi

La rivalità Milan-Inter “divideva” anche gli immortali Fausto Coppi e Gino Bartali che il 14 gennaio del 1952 saltarono giù dalla bici per aiutare il Polesine alluvionato con una partita di calcio benefica che si disputò a Milano all’Arena civica: vinse la squadra del Campionissimo 6-0 e l’ultima rete la segnò proprio Coppi. L’arbitro del match era Peppino Meazza, guardalinee Costante Girardengo.

Cadel Evans, ex ciclista australiano Campione del Mondo a Mendrisio,  grazie alla sua amicizia con Squinzi è simpatizzante del Sassuolo.

Vincenzo Albanese è simpatizzante del Napoli Calcio tanto che qualche tempo fa fu lo stesso allenatore del Napoli a manifestare la simpatia per il corridore inviandogli una maglia della squadra autografata e ricevendo la divisa di Vincenzo

Calcio e ciclismo: allenatori su due ruote

Francesco Guidolin, uno dei migliori allenatori di calcio italiani, è un grandissimo appassionato di ciclismo, segue sempre il Giro d’Italia il Tour de France, le classiche ed è solito cimentarsi nelle scalate in bicicletta.

Davide Nicola ex allenatore del Crotone lo scorso 7 aprile aveva promesso di fare un Giro d’Italia in bicicletta in caso di salvezza della sua squadra e così è stato: da Crotone ha percorso 1300 km complessivi arrivando a Torino. Eusebio Di Francesco ex calciatore e oggi allenatore dell’ A.S. Roma prima del pallone si innamorò del ciclismo grazie a Vito Taccone. Luis Enrique già allenatore della Roma e del F.C. Barcelona si è da poco dedicato alle competizioni amatoriali di Mountain Bike.

Bruno Pizzul voce storica della nazionale italiana di calcio ha da sempre una passione per le due ruote: “ciclismo e calcio sono più simili di quanto sembra, il ciclismo può sembrare uno sport individuale ma è lavoro di team”. Claudio Pasqualin, avvocato vicentino, procuratore sportivo, opinionista di Rai, Mediaset e Sky e uomo storico del pallone è un grande amante del ciclismo e promotore dei Mondiali Veneto 2020.

Israel Cycling Academy: un messaggio di Pace

Israel Cycling Academy

Israel Cycling Academy

Israel Cycling Academy la squadra più multietnica del mondo

Israel Cycling Academy, squadra professionistica israeliana invitata al prossimo Giro d’Italia, è la più multietnica e multiculturale del mondo: comprende ventiquattro atleti di cinque continenti e ben tre religioni.

In una recente cerimonia, presieduta da Chemi Peres – figlio del defunto presidente Simon Peres presso il Centro Peres per la Pace e l’Innovazione, i fondatori dell’Israel Cycling Academy (Sylvan Adams e Roni Baron) sono stati insigniti del titolo di “Ambasciatori di Pace”.

Tra i membri del team anche il nostro Kristian Sbaragli, originario di Empoli: “Siamo una squadra davvero particolare e sono contento di farne parte anche perché è un’occasione di approfondimento culturale oltre che professionale”.

Israel Cycling Academy: parla l’Ambasciatore italiano

Gianluigi Benedetti, Ambasciatore italiano a Tel Aviv ha preso parte alla cerimonia citando il mitico Gino Bartali: “sarebbe orgoglioso di sapere che il Giro d’Italia sta godendo di una fama senza precedenti a livello mondiale e, soprattutto, sta compiendo un Aliyah”

Il termine deriva da Aliyah laReghel (עליה לרגל), che significa “pellegrinaggio”, per via della salita che si doveva compiere per raggiungere Gerusalemme durante i tre pellegrinaggi prescritti per le festività di Pesach, Shavuot e Sukkot. Per l’azione opposta, l’emigrazione da Israele, si utilizza il termine Yerida (“discesa”).

Matteo Moschetti intervista per Ciclonews

Matteo Moschetti si racconta a www.ciclonews.biz

Matteo Moschetti

Matteo Moschetti

Matteo Moschetti, Campione Italiano degli Under 23 e fresco vincitore della Coppa d’Inverno, il prossimo anno andrà a correre nella Polartec-Kometaformazione di sviluppo Continental della Trek-Segafredo, voluta da Alberto Contador, e diretta da Ivan Basso. In questa intervista ci racconta della sua passione per il ciclismo.

Ciao Matteo e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi e grazie a voi per questo spazio. Il mio primo approccio con lo sport è stato col calcio. Come tanti bambini la mia passione era per il pallone e dunque i miei genitori mi hanno iscritto ad una scuola calcio. Nel frattempo, però, un caso amico di famiglia che era presidente del Velo Sport Abbiategrasso cercava di convincermi, senza troppi risultati, a provare con il ciclismo. Francamente a me piaceva il pallone e “la corte” cadde prima ancora di iniziare. Poi un giorno andai a vedere una corsa di mio cugino e come per magia scattò la voglia di provare a correre. Chiesi ai miei genitori di portarmi a provare per una squadra di ciclismo ma all’inizio erano contrari. Poi, grazie alla mia insistenza, acconsentirono e cominciai a correre in bici senza mollare il pallone almeno fino alla terza media quando decisi che il ciclismo sarebbe stato il mio sport.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Sicuramente il ciclismo è uno sport duro e impegnativo sotto questo aspetto. Richiede uno stile di vita ben preciso e tante volte difficile da comprendere per un adolescente. Però devo dire che tutto ciò non mi è mai pesato anzi, mi ha permesso di vivere esperienze ed emozioni incredibili con delle squadre in cui prima che compagni si era, e tuttora si è, amici. L’unica cosa che, forse, un po’ rimpiango è quella di non aver partecipato alle gite scolastiche negli ultimi anni di superiori, forse all’epoca qualche giorno “tranquillo” potevo concedermelo

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a un ragazzo che vuole iniziare?

Il ciclismo e la bici a livello umano ti danno davvero tanto. Questo sport mi ha permesso di conoscere tanta gente, tante culture e modi di pensare diversi dal mio. Credo che questa sia una cosa fondamentale per un ragazzo: imparare a conoscere il “mondo” che ci circonda oltre l’ambito degli amici o della famiglia, aprire gli occhi al mondo. Ho imparato che se lavori tanto, in silenzio e quotidianamente prima o poi quel lavoro darà i suoi frutti, anche se a volte può non sembrare così. Insomma consiglieri il ciclismo a tutti i ragazzi e le ragazze perché è una grande scuola di vita

C’è una corsa che Matteo Moschetti ricorda con più piacere?

Sono tante le corse che ricordo con piacere, da spettatore e appassionato ricordo con molto piacere il mondiale di Stoccarda in cui vinse Paolo Bettini, andai in Germania a vederlo con la mia famiglia, fu un esperienza incredibile. Per quanto riguarda la mia carriera, di sicuro la vittoria nel Campionato Italiano di questo giungo, una giornata indimenticabile

Cosa fa Matteo Moschetti nel tempo libero?

Nel poco tempo libero che ho a disposizione mi piace uscire con i miei amici, stare in compagnia e passare delle serate tranquille. Sono un ragazzo tranquillo, mi piace guardare film,  leggere qualche libro e poi mi piace viaggiare anche se la stagione è talmente lunga che mi rimangono solo poche settimane all’anno per farlo.

Che rapporto hai con la musica?

Mi piacciono quasi tutti i tipi di musica, ne ascolto tantissima, sopratutto mentre mi alleno, aiuta a concentrarti, a rilassarti e a volte perché a riflettere. Se dovessi farti qualche nome direi sicuramente, Jovanotti i Coldplay, Samuel e i the Script

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Direi Gino Bartali, che oltre ad essere stato un grande campione è stato anche una grande persona. Mi ha colpito la sua storia, penso sia un esempio da seguire. E poi anche Gianni Bugno, un corridore con una classe infinita

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti a cui ti ispiri?

Si, certo mi piacciono molti sport e quando riesco lì seguo anche in TV. Ogni tanto vado a giocare a calcio e in montagna a sciare anche se ultimamente ho dovuto un po’ abbandonarle perché sono attività rischiose. Un mito a cui mi ispiro al di fuori del ciclismo è Pietro Mennea, ha fatto del sacrificio e della forza di volontà due punti di forza

Quali sono  prossimi obiettivi professionali di Matteo Moschetti?

I miei prossimi obbiettivi, sono quello di ben figurare la prossima stagione con la mia nuova squadra la Polartec Kometa, migliorare a livello fisico ma sopratutto psicologico, cercando di costruire una mentalità vincente e da leader che mi possa permettere di fare un ulteriore passo in avanti!

Il ciclismo piange Andrea Bartali

Andrea Bartali

Andrea Bartali

Ad una settimana dal via ufficiale del Tour de France il ciclismo piange la morte di Andrea Bartali, primogenito dell’indimenticato Ginetaccio. Andrea in questi ultimi anni, aveva preso a cuore la storia del padre, con l’obiettivo di dare ulteriore luce alla storia di Gino soprattutto nelle sue pieghe extrasportive.
Andrea si è impegnato molto nel rendere onore alle storie del padre in particolare legate alle vicende della seconda guerra mondiale e al supporto che il padre diede agli Ebrei italiani vittime delle discriminazioni razziali, Gino, grazie al lavoro di Andrea venne nominato “Giusto tra le Nazioni“.