Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

Bruno Zanoni ciclista bergamasco fu maglia nera nel 1979

Bruno Zanoni, corridore bergamasco, fu campione italiano nell’inseguimento ma è noto per essere stato l’ultima maglia nera.

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni ora fa il ristoratore a Laigueglia ma negli anni 70 fu uno dei più fedeli gregari di Gianbattista Baronchelli, l’uomo che conquisto per sei anni di fila il Giro dell’Appennino.

Nel 1973 Zanoni divenne campione italiano nella categoria dilettanti nell’inseguimento e ai Mondiali su Pista di Monteroni del 1976 chiuse settimo nell’inseguimento individuale.

La sua popolarità tocco il massimo splendore non per una vittoria ma per… un ultimo posto per certi versi storico. Correva l’anno 1979 e lungo le strade del Giro d’Italia ad imporsi fu Beppe Saronni ma una fetta di popolarità la ottenne anche Bruno che quell’anno chiuse la corsa all’ultimo posto vestendo la maglia nera, divisa sicuramente popolare ma che proprio quell’anno venne assegnata per l’ultima volta.

Il fascino della maglia nera è particolare tanto che l’organizzazione del Giro ha reintrodotto un premio per l’ultimo in generale. Nessuna maglia, perché il regolamento non lo consente in quando ne sono consentite solamente quattro e ci sono già quelle rosa, bianca, ciclamino e verde ma il più “lento” del gruppo viene identificato con un numero bianco su fondo nero.

“Colsi quel riconoscimento nel 1979, l’anno successivo l’organizzazione cancellò la speciale competizione forse anche per il tanto clamore che suscitava”

ha dichiarato l’ex ciclista ai microfoni dell’emittente televisiva ligure Primocanale.

“Quanta nostalgia e per non dimenticare talenti straordinari, a Laieguglia, abbiamo creato il muretto delle due ruote. I grandi ciclisti della nostra corsa, e non solo, appongono la loro firma sulla piastrella. E il tempo pare non passare mai”

spiega Bruno che nel ’79 lottò a suon di “colpi di freno” con Rosola e Porrini chiudendo a tre ore da Saronni.

“Quella maglia non piaceva per nulla a mia mamma Speranza che non gradiva che fossi bollato come il bradipo del gruppo. Mi ripeteva sempre: essere ultimi non è una bella cosa o una qualità di cui vantarsi” – ricorda Zanoni – quando capì che quel curioso primato mi dava il ruolo di personaggio più popolare dle giro dopo Saronni cambiò un po’ idea”.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

“Ricordo che tre giorni dopo la conclusione de Giro mi comunicarono che non sarebbe stato più assegnato il riconoscimento all’ultimo, ufficialmente per togliere i ciclisti più lenti del gruppo dal pubblico ludibrio ma forse la vera ragione era che la maglia nera toglieva un po’ di luce alla rosa” spiega Zanoni.

La maglia nera viene proposta per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale e da quel momento nasce la leggenda di Malabrocca ultimo al Giro del 1946 a ben 4 ore da Gino Bartali

L’anno successivo il distacco fu addirittura di sei ore da Fausto Coppi. Nel 1948 non fu al via del Giro ma nel ’49 Malabrocca ci riprovò venendo però “battuto” da Sante Carollo. L’ultima maglia nera fu quella di Giovanni Pinarello, nel 1951, ma venne riproposta appunto nel’79, per dare un segno di riconoscimento alla «sconcia fatica dei gregari».
“Ero caduto nelle prime tappe, al Sud ma non mi persi d’animo e pensai a mantenere l’ultima posizione: chiusi 111°, ultimissimo ad oltre 3 ore da Saronni” ricorda a distanza di quasi 40 anni.

Terminata la corsa rosa Bruno Zanoni venne ospitato da Raffaella Carrà e Mike Buongiorno e prese parte a molti circuiti in cui viene accolto come una star:

“Moser e Saronni quell’anno fecero 33 circuiti io 31, roba da non credere se penso che il mio capitano Roberto Visentini ne fece venti meno di me. In gruppo c’erano gli sfottò e qualche malumore ma io ringrazierò sempre quella maglia che mi faceva guadagnare 250 mila lire a circuito. A fine stagione decisi di smettere, avevo solo 27 anni ma avevo ottenuto il massimo che potevo e mi ero stufato di portare acqua ai capitani. Mi sono dedicato all’hotel di mia moglie, lavoro alla reception dove accolgo tutti, soprattutto gli ultimi”.

 

 

 

 

 

Ciclista contro Cavallo: le sfide dei ciclisti

Ciclista contro Cavallo: la sfida di Chris Anker Sorensen

Ciclista contro cavallo, il danese Chris Anker Sorensen ha vinto la insolita (ma non troppo) prova già affrontata da Bartali, Moser, Chiappucci e Freire

Ciclista contro cavallo: Sorensen

Ciclista contro cavallo: Sorensen

Ciclista contro Cavallo vi siete mai chiesti se un ciclista può battere un possente equino? Noi no e pensiamo nemmeno voi ma la sfida improbabile ogni tanto solletica le fantasie dei ciclisti. L’ultimo, solo in ordine di tempo, a tentare la bizzarra sfida è stato il ciclista professionista danese, Chris Anker Sorensen, che lo scorso fine settimana ha deciso di sfidare il cavallo “Armani”.

Il duello ha avuto luogo in un’ippodromo appena fuori da Odense, in Danimarca, dove Chris Anker Sørensen, vincitore di tappa al Giro d’Italia, ha affrontato un purosangue lungo un percorso di 1 km. L’esibizione è stata infatti l’ultima uscita del danese come ciclista professionista prima di riagganciare i tacchetti per diventare un commentatore ciclistico nella sua nativa Danimarca.

La vittoria è andata ad Armani ma solamente al fotofinish, è stata molto combattuta e sicuramente divertente per chi vi ha assistito.

Uomo contro Cavallo: Guillermois e Roche

Non è la prima volta che i ciclisti si affrontano contro i cavalli. L’ex ciclista della Direct-Energie, Romain Guillemois, ha corso un cavallo chiamato “Timoko” in una gara in Francia l’anno scorso.

Nonostante un coraggioso sforzo di Guillemois (anche se non è mai sembrato andare a tutto gas), il cavallo ha ottenuto la vittoria abbastanza comodamente in quello che deve essere stato qualcosa di un anti-climax per gli spettatori.

Una sfida simile si è svolta nel 2014 quando il corridore irlandese, Nicolas Roche, è stato sconfitto da un cavallo in un entusiasmante testa a testa a Leopardstown, in Irlanda. Fu una gara più equilibrata, poiché a Roche fu permesso di correre sulla strada asfaltata che circondava l’ippodromo.

Ciclista contro Cavallo: da Bartali a Chiappucci e Fraire

Ciclista contro cavallo: Chiappucci

Ciclista contro cavallo: Chiappucci

Non solo atleti stranieri hanno preso parte a questa singolare prova di velocità. La prima sfida similare che si ricorda avvenne a San Siro il 9 marzo 1894 tra Buffalo Bill e il ciclista Romolo Buni: vince il cavallo. Nel 1948 fu la volta di Gino Bartali che battè Egan Hanove all’ippodromo di Bologna e, sempre all’ Arcoveggio, il trottatore Orbiter perde da Bartali nel 1953.

Nel 1978, a Follonica, scende in pista Moser, che ha la meglio Atollo. Nel 1984 ci fu vittoria ancora di Francesco Moser su Larson, sauro guidato da Sergio Brighenti all’Ippodromo di San Siro davanti a 20.ooo spettatori.

Nel 1995 fu la volta di Claudio “El Diablo” Chiappucci di sfidare e battere, sulla distanza del chilometro, Peace Kronos, considerata la migliore trottatrice femmina in attività dell’epoca.

La sfida tra il ciclista di Uboldo e Peace Kronos non fu memorabile in quanto il cavallo, portato dal driver Enrico Dall’Olio “ha rotto” già alla prima curva mentre Chiappucci “lanciato” dall’auto è diventato imprendibile. Il pubblico infatti non gradì la cosa e iniziò a fischiare. La sfida venne ripetuta pochi minuti dopo: la seconda volta Peace Kronos non ha rotto, ma El Diablo ha rivinse agevolmente: con il tempo di 1′ 11″6 a 50,279 km/h.

Chiappucci nel 2010 ci riprova contro la figlia del mitico Varenne, Lana del Rio vincitrice del Derby 2008 e guidata da Santo Mollo. La sfida è improba in quanto, all’Ippodromo di Vinovo (TO), El Diablo deve competere su sabbia e la cavalla ha la meglio. L’ ultimo a cimentarsi è Oscar Freire nel 2004 a Valencia: il tre volte iridato piega Duc du Rietort.

Chissà cosa ne avrebbero detto i mitici “Pomata” e “Mandrake” del notissimo film Febbre da Cavallo di una sfida di un ciclista contro cavallo? Sicuramente non sarebbe mancata una loro “Mandrakata” per indovinare il vincente dell’improbabile sfida tra “Soldatino” e il ciclista di turno!

Doodle Google omaggia i cento anni di Gino Bartali

Doodle Google omaggia il campione toscano

Doodle Google omaggia i centro anni dalla nascita del mitico Gino Bartali nella home page del noto motore di ricerca

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle Google omaggia i centro anni di Gino Bartali con un l’ambitissimo logo temporaneo del noto motore di ricerca. Sono in tanti oggi a celebrare i cento anni dalla nascita del mitico Ginettaccio vincitore di 3 Giri d’Italia e due Tour de France oltre che mattatore nelle “classiche monumento” con 4 Sanremo e 3 Lombardia.

Il nome di Bartali è leggenda nel mondo del ciclismo e dello sport mondiale ma la popolarità dell’atleta toscano, le cui gesta sono narrate anche in numerosi libri (esiste anche un fumetto) va oltre i meriti sportivi. Il nome di Gino entra nella leggenda “politica” del nostro paese per aver quantomeno  calmato gli animi (se non evitato la guerra civile) dopo l’attentato a Palmiro Togliatti a cui furono sparati colpi di pistola da parte di Antonio Pallante, un fanatico anticomunista.

La popolarità extrasportiva di Bartali prende vigore a livello mondiale per la vicenda, per tanti anni taciuta, del suo supporto a favore di molte famiglie ebree fiorentine vittime delle persecuzioni razziali durante la seconda guerra mondiale.

In particolare il campione toscano, fece da “corriere” tra l’arcivescovado di Firenze e il convento francescano di Assisi portando documenti indispensabili per fornite identità nuove ai perseguitati.

Il maggio scorso, in occasione della partenza dell’ultimo giro d’Italia da Gerusalemme, Gino ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele dopo essere stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni conferito dallo stesso Stato d’Israele qualche anno prima.

Ora Google omaggia con un Doodle la figura di Gino con l’onore dell’immagine in home page, sicuramente una moderna celebrazione di un grande Uomo.

Doodle: cosa sono?

doodle sono dello modificazioni del logo di Google che il noto motore di ricerca presenta sulla propria home page in occasione di particolari eventi o ricorrenze. I Doodle possono essere mondiali o risultare differenti in base alla nazione di accesso

Il primo della storia venne dedicato il 30 agosto 1998 al Burning Man, un festival della durata di otto giorni che si svolge ogni anno dal 1986 a Black Rock City.

I doodle successivi sono usciti dall’estro di a Dennis Hwang, allora stagista presso Google e oggi affermato disegnatore (di doodle e non solo).

Sono diversi i personaggi famosi che sono stati celebrati da Google tra gli altri, si ricordano nomi del calibro di Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Andy Warhol, Nikola Tesla, Mahatma Gandi oltre ad atleti come Ayrton Senna e, appunto, Gino Bartali.

Doodle: il significato?

La parola in inglese significa “scarabocchio” ovvero i disegni che si fanno quando si è al telefono o durante noiose riunione. In origine il termine significava “sciocco”(dal tedesco dödel) da cui la canzone Yankee Doodle cantata dalle truppe inglesi durante la prima Guerra di Indipendenza Americana poi diventato canto patriotico statunitense.

 

 

La Rosiere: tappa e maglia a Thomas

La Rosiere dominio Sky a 360 gradi

La Rosiere, tappa nel segno del Team Sky che conquista tappa e maglia con Geraint Thomas e brilla con Chris Froome che tallona Dumoulin

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere parla il britannico, nella undicesima tappa del Tour de France, dopo le tappe soporifere di pianura in cui anche il Team Sky aveva sonnecchiato ecco deflagrare la potenza della squadra d’oltre manica.

A esulare è Geraint Thomas che taglia il traguardo a braccia alzate, conquistando la tappa e contemporaneamente la leadership in classifica generale. Alle spalle del vincitore ecco arrivare  Tom Dumoulin (Sunweb), che attacca da lontano, ma che chiude appaiato a Chris Froome (Sky) che gestisce la corsa da leader. Vincenzo Nibali arriva con un distacco di circa un minuto dal vincitore.

La tappa di oggi prevede in 108 km  oltre quattromila metri di dislivello per chiudere a 1855 metri d’altitudine. Prima del via commemorazione di due grandi del ciclismo: Gino Bartali e Fabio Casartelli.

Se i chilometri in programma sono pochi è palese che la tappa esplode in fretta, partono dunque in tanti tra cui Damiano Caruso e Tejay Van Garderen (BMC), Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Julian Alaphilippe (Quick Step Floors) e Serge Pauwels (Dimension Data) insieme a molti altri. Il gruppo lascia fare e i fuggitivi prendono un buon vantaggio.

La Rosiere: Team Sky padrone della corsa

La Sky detta un ritmo costante (ma non eccessivo) prima sulla Montée de Bisanne e poi sul Col du Pré. Entra in scena la Movistar che prova a mandare in avan scoperta due uomini, il ritmo si alza e perdono il contatto la maglia gialla Greg Van Avermaet (Bmc) e un deludente Rigoberto Uran (EF Drapac).

Poco dopo parte l’attacco di Alejandro Valverde, che ritrova il compagno Soler e arriva a  guadagnare fino a due minuti su Froome & soci.  Imbatido, maglia gialla virtuale per diversi chilometri, vede però il suo margine calare nel tratto in discesa, dove ad allungare è Tom Dumoulin (Sunweb) spalleggiato dal giovane Soren Kragh Andersen.

All’attacco della La Rosiere,  in testa ci sono Caruso, Nieve, Barguil e Valgren con alle spalle i due Movistar e i due Sunweb. Sulle rampe sempre più dure il tanti nel gruppo dei big mollano il colpo (Mollena, Jungels, Yates, Zakarin e lo stesso Valverde).

Ai meno cinquemila metri dell’arrivo parte l’allungo di Thomas che in un sol boccone raggiunte prima Dumoulin e poi Nieve per andare a trionfare a braccia levate. Alle spalle del vincitore arrivano la Farfalla di Maastricht e il Kenyano Bianco. Il nostro Caruso chiude con una sontuosa quarta piazza davanti all’iberico Nieve.

Nibali, Quintana e Bardet perdono 59″ e di chilometri per recuperare ne hanno ma il sentore è che il Team Sky stia mettendo le mani anche sul Tour de France 2018

Da segnalare che vanno fuori tempo massimo Marcel Kittel già in polemica con il team e Mark Cavendish.

Sia lodato Bartali. Il mito di un eroe del Novecento

Sia lodato Bartali recensione del libro di Stefano Pivato

Sia lodato Bartali la storia di un mito intramontabile tra sport, politica, religione e tanti vittorie raccontata da Stefano Pivato

Sia lodato Bartali

Sia lodato Bartali

Sia lodato Bartali! Fu quello il titolo di un noto quotidiano il 24 luglio 1948 quando Ginettaccio conquistò il Tour de France.

Sia lodato Bartali è il titolo della fatica letteraria di Stefano Pivato che analizza i risvolti sportivi, umani e politici di una straordinaria impresa sportiva come la conquista del Tour ’48.

Il titolo riletto a distanza di 60 anni può sembrare quasi esagerato se non addirittura ironico ma le cronache di quei giorni diedero il risalto che merita l’impresa di Bartali che in quei giorni era oggetto di venerazione quasi religiosa. E religioso il buon Gino lo era profondamente in contrapposizione con il suo “rivale” Fausto Coppi assolutamente laico e, anzi, additato addirittura come “comunista”.

Il trionfo di Bartali al Tour venne avvolto dall’aurea del miracolo in quanto avrebbe placato i rigurgiti di rivoluzione che fecero seguito al ’attentato al leader comunista Palmiro Togliatti.

Il mondo cattolico aiutò alla creazione della fama di magnifico atleta cristiano attorno a Gino Bartali contrapponendolo all’eroe sportivo muscolare del fascismo (Bartali è stato nominato cittadino onorario di Israele per aver portato in salvo centinaia di ebrei).

Stefano Pivato racconta con maestria le vicende sportive e non solo che vedono protagonista Ginettaccio a colpi di pedali e di battute con il nemico-amico Fausto.

Stefano Pivato rievoca la storia della mitica vittoria al Tour de France del 1948 sotto una luce diversa da quella classica.

a storia della mitica vittoria al Tour de France del 1948, che lo santificò come patrono della riconciliazione per aver miracolosamente placato gli animi ribollenti dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, deve però essere riscritta. Almeno in parte.

Scrive Stefan Pivato, “né il 14 luglio e neppure nei giorni successivi ci sarebbe stata la rivoluzione” tanto che lo stesso partito comunista italiano venne preso alla sprovvista dalle rivolte di piazza. Nessuna guerra civile dunque tanto che già il 16 luglio l’ordine è ripristinato e la vittoria di Gino arriverà il 25luglio.

Insomma “tra l’attentato e la vittoria finale di Bartali sono trascorsi undici giorni e le piazze sono pacificate da tempo” quindi la vittoria di Gino aiutò a stemperare gli animi ma non evitò la rivoluzione (che mai ci sarebbe stata).

A breve si festeggeranno i 70 anni da quel fantastico trionfo tricolore in terra francese ed è bello omaggiare, senza la retorica che spesso l’ha coperta, questa vittoria cara allo sport italiano. Stefano Pivato celebra l’impresa di Gino che il quel caldo luglio del 48 riuscì, con la sua impresa a far sorridere e unire nella gioia sportiva un paese diviso dall’ideologia.

Un libro da leggere con calma e attenzione per scoprire i tanti aspetti meno noti di una vicenda spesso raccontata ma non sempre analizzata nel profondo e nelle pieghe della vicenda.

 

Sia Lodato Bartali: chi è Stefano Pivato?

Storico e saggista, professore universitario, già Rettore dell’Università di Urbino, è tra i fondatori dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Storico Nazionale “Parri” di Milano.

 

Gino Bartali a fumetti, recensione del libro

Gino Bartali a fumetti edito da Becco Giallo Editore

 Gino Bartali a fumetti di Andrea Laprovitera e Iacopo Vecchio edito da Becco Giallo ecco la nostra recensione del libro

Gino Bartali a fumetti

Gino Bartali a fumetti

Gino Bartali a fumetti non lo avevamo davvero mai visto e questa “novità” ci ha assolutamente entusiasmato. Le lotte epiche tra Ginettaccio e Fausto Coppi hanno infiammato i cuori dei nostri nonni che ci hanno narrato le gesta di questi due campioni. I due ciclisti più iconici di sempre sono stati raccontati su giornali, libri, serie televisive che ne hanno reso eterna la memoria.

L’uscita in libreria di questo fumetto dedicato a Gino Bartali cambia il modo di raccontare la storia di un campione mai troppo celebrato. Ci siamo immaginati giovani generazioni di studenti, intenti a prendere il treno o l’autobus per andare a scuola che, grazie all’opera di Andrea Laprovitera e Iacopo Vecchio possono imbattersi in una epopea ciclistica mondiale.

Il libro è piacevole, presenta fantastiche illustrazioni e riserva una carrellata assolutamente esaustiva e ben assemblata della vita del campione toscano. Ci siamo riscoperti adolescenti nel godere di un fumetto con la consapevolezza di un adulto che ama le due ruoto nel godere del racconto dell’incredibile vita di “Ginettaccio” Bartali.

Davvero complimenti ai due autori e alla Becco Giallo Editori che propone interessanti riletture in chiave “comics” della vita di Gino Bartali ma anche di tantissimi personaggi illustri.

 

Andrea Laprovitera
Nato a Orvieto nel 1971, scrittore e sceneggiatore di fumetti, ha pubblicato con Rizzoli Lizard (Il Treno, 2010), Tunué (Il Maestro nel 2008, Quartieri nel 2010, L’uomo che sfidò le stelle nel 2011), con la casa editrice francese Clair de Lune (Sonny & Sambo, 2009), Kappa Edizioni (Che notte quella notte, una vita swing, una biografia di Fred Buscaglione, nel 2012), Nicola Pesce (Il vecchio e il mare, 2016), Kleiner Flug (La linea d’ombra, 2017), Shockdom (Flop & Morgana, 2018).

Iacopo Vecchio
Nato a Pavia nel 1981, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera diplomandosi in Nuove Tecnologie per l’Arte, e successivamente la Scuola
del Fumetto di Milano. Illustratore e fumettista, ha pubblicato per Comma 22, Tunué, Round Robin e Hop Edizioni.

 

 

Maglia a Pois simbolo del Tour de France

Maglia a Pois uno degli emblemi della Grande Boucle

Maglia a Pois è uno dei simboli del Tour de France che identifica il miglior scalatore della corsa francese, ecco la storia di questo emblema

Maglia a Pois

Maglia a Pois

Maglia a Pois, uno dei grandi classici del Tour de France. Sicuramente la maglia più ambita e simbolica dopo il “Sacro Graal” della maglia gialla di leader della generale. I colori nel ciclismo hanno una funzione fondamentale, in quasi nessun altro sport il leader di una gara o il campione di una nazione (o del mondo) acquisiscono il diritto di competere con una maglia diversa. Questo, invece, avviene nel mondo del ciclismo da sempre.

Se per i leader della generale si tende a scegliere una maglia monocromatica, la gialla al Tour, la rosa al Giro e la rossa (prima color amarillo) alla Vuelta, per identificare il miglior scalatore la corsa più famosa al mondo, il Giro di Francia appunto, ha deciso di creare una maglia assolutamente originale.

Maglia a Pois nasce solo nel 1975!

Se la classifica della montagna fu inserita per la prima volta nel 1933, per vedere una maglia dedicata al leader della specialità bisogna arrivare al 1975. L’idea di premiare il miglior “grimpeur” della corsa francese nacque dalla indiscutibile capacità di Vicente Trueba, ciclista spagnolo, di affrontate le salite (la stessa abilità non era però presente nelle discese). Ad ogni modo l’allora direttore della corsa francese, Henri Desgrange, decise che il corridore in grado di transitare per primo sulle vette della corsa venisse premiato con un riconoscimento.

Inizialmente al primo a transitare sul GPM veniva attribuito un bonus in termini di tempo da far valere sulla classifica generale. Dopo qualche anno venne tolto il bonus ma l’organizzazione continuò a stilare una speciale classifica per i più abili scalatori della corsa.

Maglia a Pois tra Chocolat Poulain e montagne

Solo nel 1975, l’organizzazione decise di introdurre un segno distintivo per il leader della classifica della montagna. L’idea di griffare la divisa con dei pois rossi fu dell’allora sponsor di maglia la ditta produttrice di cioccolato Chocolat Poulain che voleva aumentare la visibilità del proprio marchio. Fino ad allora, il leader doveva accontentarsi di un punto rosso sulla sua divisa, poi i punti aumentarono creando una istrionica maglia ora simbolo nel mondo.

“Ci fu un dibattito sul colore”, ricorda Albert Bouvet, allora direttore della corsa “Ho immaginato una maglia che mostrava le alte vette del Tour de France come il Galibier dove era il monumento Henri-Desgrange (fondatore della gara) “.

Dopo essere arrivata sulla strada nel 1975, la maglia a pois divenne presto popolare, così che la Poulain, le cui scatole inizialmente avevano un cerchio blu su uno sfondo arancione, decise di modificare il packaging dei propri prodotti.

La maglia fu indossata per la prima volta dall’olandese Joop Zoetemelk il 27 giugno 1975, quasi inconsapevolmente. In cima alla modesta salita del Bomerée, all’uscita della città belga di Charleroi, Joop anticipò Eddy Merckx conquistando il diritto a vestire questa nuova e particolare divisa. Sul traguardo di Parigi fu il belga Lucien Van Impe a transitare con questa maglia che sarebbe diventata storica.

Maglia a Pois: Virenque e gli altri

La bellezza e il fascino della maglia “Maglia a Pois Rouge” divenne subito assoluto per gli scalatori, uno dei ciclisti francesi più amati della storia, Richard Virenque , è quasi identificato con questa maglia. Virenque, con sette successi, è infatti il corridore che ha vinto più volte l’ambita classifica seguito da Bahamontes e Van Impe (6 vittorie).

Fra gli italiani, troviamo con due successi Fausto Coppi e  GinoBartali (che vinsero nello stesso anno la generale e la classifica della montagna) Massignan e Chiappucci, mentre con una vittoria Nencini, Bellini e Battaglin, ultimo azzurro ad aver conquistato la classifica dei GPM nel 1979.

Maglia a Pois: gli sponsor

Dal 1975 ad oggi l’appeal della maglia à pois rouge è via via aumentato non solo nei confronti dei corridori che la vedono come un simbolo di cui fregiarsi ma anche per gli sponsor che la vedono come una importante promozione per il proprio brand.

  • 1975-1978: Chocolat Poulain
  • 1979-1981: Campagnolo
  • 1982-1984: Chocolat Poulain
  • 1985-1989: Café de Colombia
  • 1990: pitture Ripolin
  • 1991-1992: Coca-Cola Light
  • 1993-2008: supermercati Champion
  • 2009-: supermercati Carrefour

Maglia a Pois: Tour de France e non solo

L’idea di far indossare una maglia a pois al leader della classifica della montagna, partita dal Tour de France ha fatto “moda” tanto da essere utilizzata da molte altre competizioni in giro per il mondo. In particolare, premiano il miglior gripeur con una maglia a punti le seguenti manifestazioni:

Vuelta Espana (dal 2010)
Critérium du Dauphiné
Critérium international
Paris-Nice (dal 2002)
Quatre Jours de Dunkerque
Giro di germania
Tour de l’Avenir
Giro dei Paesi Baschi
Tour of Bejin (dal 2011)
Tour de Martinique

Gli italiani al Tour de France, recensione del libro

Gli italiani al Tour de France di Giacomo Pellizzari

Gli italiani al Tour de France scritto da Giacomo Pellizzari, un libro che ripercorre le gesta dei nostri atleti nella corsa più famosa al mondo

Gli italiani al Tour de France

Gli italiani al Tour de France

Gli italiani al Tour de France è un libro scritto dalle sapienti mani di Giacomo Pellizzari (che abbiamo avuto il piacere di intervistare lo scorso anno in occasione dell’uscita di Storia e geografia del Giro d’Italia) ed edito da UTET.

Storicamente la Grande Boucle è la corsa più ambita dai ciclisti di tutto il mondo, un evento che per popolarità è secondo solo ai Mondiali di Calcio e ai Giochi Olimpici. La dicotomia tra Tour e Giro è nota a tutti gli amanti del ciclismo. La corsa rosa è quasi una festa popolare (anche se negli ultimi anni l’organizzazione sta facendo passi da giganti) mentre, anche un po per lo sciovinismo francese, la corsa in giallo ha da sempre i crismi dell’evento pubblicizzato e pompato.

La rivalità che negli anni ha diviso italiani e francesi nel tifo per i propri atleti ha aiutato a generare il mito del Tour de France tra i ciclisti tricolori tanto da essere cantati “… e i francesi ancor si incazzano”.

Tante storie di corridori italiani si sono intrecciate nel corso degli anni con la Grande Boucle, dalle più belle alle più drammatiche. Dalla prima vittoria tricolore data 1924 con Ottavio Bottecchia all’ultima di Vincenzo Nibali, da Fausto Coppi a Gino Bartali è stato un susseguirsi di emozioni. Dalla rivalità tra Gianni Bugno e Claudio Chiappucci che forse favorì Miguel Indurain alla storica accoppiata Giro-Tour di Marco Pantani del 1998, il libro ripercorre come in fotogrammi attimi diventati storici.

Non può magare un ricordo dell’indimenticato e indimenticabile Fabio Casartelli tragicamente morto per una terribile caduta nella discesa dal Portet d’Aspet

Gli italiani al Tour de France  è il racconto di un grande viaggio (anzi di 104 grandi viaggi) alla caccia di un sogno tra polvere, fatica, lotte, delusioni amarezze e tante gioie che, dai periodi del ciclismo pionieristico ed epico ad oggi, da sempre affascina i ciclisti di tutto il mondo.

 

Il Caso Fiorenzo Magni recensione del libro

Il Caso Fiorenzo Magni, la recensione di Ciclonews

Il Caso Fiorenzo Magni, scritto da Walter Bernardi ed edito da Ediciclo ripercorre la storia del “Terzo Uomo” del ciclismo italiano a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Il caso Fiorenzo Magni

Il caso Fiorenzo Magni

Il Caso Fiorenzo Magni,è la storia del cosiddetto “terzo uomo” che sfidava Fausto Coppi e Gino Bartali. Un lottatore nato tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Leone delle Fiandre”. Magni ha vinto moltissimo nonostante due rivali di tale livello e nonostante la guerra abbia segnato la sua vita.

Il libro racconta un fatto che esula dallo sport, Il Caso Fiorenzo Magni che parte dalla “Strage di Valibona” in cui alcuni fascisti circondano un gruppo di partigiani e tre antifascisti vengono uccisi tra cui Lanciotto Ballerini, un mito della Resistenza toscana

Nel mese di gennaio del 1947, si svolge il processo e tra gli accusati c’è un giovane ciclista di nome Magni originario di Vaiano ma risulta essere latitante.

L’avvocato di Magni chiama Bartali a testimoniare ma Gino non si presenta mentre Alfredo Martini va in aula. Fiorenzo viene assolto ma questa vicenda, soprattutto nella sua terra di origine genererà odio nei suoi confronti. Per molto Magni sarà “il fascita”.

L’autore del libro, Walter Bernardi, ripercorre questa vicenda di sport e politica grazie ad una attenta analisi documentale degli atti processuali e alle testimonianze di alcuni vecchi partigiani.

Una vicenda, quella de “Il Caso Fiorenzo Magni”, che racconta perfettamente come il nostro paese sia uscito dagli anni della guerra non solo ferito nell’animo e nel corpo ma anche profondamente diviso da un sentimento di rancore intestino che ancora oggi fatica a placarsi.

La prefazione del libro è curata dallo storico britannico John Foot esperto di storia italiana che in passato ha accuratamente studiato questa complicata storia di ciclismo, guerra e divisione tra popolazione civile.

“Una ricostruzione coraggiosa che ha come obiettivo di fornire finalmente un’onesta ridefinizione della vita dell’uomo Magni e, al contempo, di contribuire a mettere fine, nei luoghi in cui il campione Magni è nato e cresciuto, a quel processo di rimozione collettiva che ne ha caratterizzato la damnatio memoriae sportiva”

Benjamin Netanyahu in bicicletta per il Giro

Benjamin Netanyahu pronto per il Giro d’Italia

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ha deciso di salire in bicicletta per promuovere  il Giro d’Italia 2018 ad Israele

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu, primo ministro del Governo Israeliano, scende in prima linea per promuovere l’arrivo del Giro d’Italia nel suo paese. Il leader politico ha fatto diffondere un video su twitter il cui inforca una bicicletta da corsa.

“Il Giro si appresta ad arrivare in Israele. Devo far pratica. Sono uscito ad allenarmi con la squadra israeliana che per la prima volta partecipa alla competizione. Che forza ha questo gruppo…in bocca al lupo” recita il tweet.

Gerusalemme è tutto pronto per ospitare la partenza del Giro d’Italia 2018 che il 4 maggio scatterà proprio dalla Città Santa

Nel video si può osservare Benjamin Netanyahu incontrare la squadra israeliana “Israeli cycling Academy” quest’anno invitata appositamente alla corsa rosa e pedalare assieme agli atleti bianco-azzurri. Prima però il premier offre scampoli delle sue doti di ciclista: uno scatto e una impennata su due ruote (naturalmente si è utilizzata una controfigura).

Le prime tre tappe del Giro d’Italia 2018 si svolgeranno quindi ad Israele e sarà la prima volta che la competizione prenderà il via fuori dall’Europa, un evento sicuramente che aumenta l’importanza della corsa rosa e che ha destato anche l’attenzione di Lance Armstrong oltre che ad una serie di polemiche.

L’evento consentirà anche l’attribuzione a Gino Bartali, da parte del Yad Vashem, il Museo della Shoà di Gerusalemme, del titolo di cittadino onorario di Israele. Il ciclista toscano contribuì, infatti, alla salvezza di circa 800 persone durante l’occupazione nazista in Italia.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha definito la corsa ciclistica come “un evento fondamentale nei festeggiamenti del settantesimo anniversario della Fondazione dello Stato di Israele.”

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Chi è Benjamin Netanyahu?

Benjamin Netanyahu, (oprannominato Bibi – בנימין נתניהו) è nato a Tel Aviv nel 1949 ed è attualmente il primo ministro del Governo di Israele, membro della Knesset e leader del Likud, primo premier nato in Israele dalla sua fondazione.

Eletto per ben 4 volte Primo ministro è il secondo Premier più longevo dopo David Ben-Gurion. Dopo aver studiato negli Stati Uniti al Massachusetts Institute of Technology e l’Università di Harvard ha lavorando in seguito presso l’ambasciata israeliana di Washington.

E’ stato soldato specializzato in antiterrorismo dal 1967 al 1972 ed è poi diventato il leader del partito conservatore Israeliano (Likud) e principale esponente dell’ala nazionalista del paese.

Nel 1996, per la prima volta, gli Israeliani elessero in maniera diretta il loro Primo Ministro e Netanyahu fu eletto dopo un’ondata di attacchi terroristici contro i civili israeliani, negoziò con Yasser Arafat giungendo agli accordi di Wye River restando in carica fino al 17 maggio 1999

Fu Ministro delle Finanze ma rassegnò le sue dimissioni per protesta contro il piano di ritiro dalla Striscia di Gaza messo in atto dall’allora Primo Ministro Ariel Sharon

Dal maggio 2006 è il portavoce ufficiale dell’opposizione nella Knesset. Nel marzo 2009 torna in carica, nonostante non abbia vinto le elezioni, per l’accordo concluso con il capo dell’estrema destra Avigdor Lieberman.