Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta di Martin Angioni

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta la nostra recensione

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta di Martin Angioni è un libro divertente in cui ogni appassionato di bici può trovare affinità

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta (Utet Gruppo DeAgostini, 256 pagine, 16 euro) è un interessante libro scritto da Martin Angioni figlio di un colonnello cagliaritano vincitore della medaglia d’oro nell’equitazione alle Olimpiadi di Tokyo del ’64.

Martin Angioni, ex CEO Amazon Italia e socio di Yougardener, analizza in un libro autobiografico le ragioni che lo spingono ad inforcare la bicicletta per soffrire su una lingua di asfaltgo in salita sotto la pioggia o lungo un sentiero sterrato. Motivazioni di ordine fisico e mentale che sono poi le medesime “giustificazioni” che ognuno di noi presenta quando qualcuno gli chiede: “ma chi te lo fa fare”?

Quella per la bicicletta è una passione da coltivare, magari anche difficile da far nascere ma che se nasce non ti lascia più.

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta ha quasi contenuti filosofici, una delle motivazioni che può sentiamo appartenerci è la numero 48, “è bello partire in bici senza saper dove andare”, insomma a quanti di noi accade nel fine settimana di vestirci di tutto punto e uscire senza avere la minima idea di dove pedalare finendo in luoghi sconosciuti e stupendi.

Le 98 ragioni per cui vado in bicicletta nasce evidentemente lungo i chilometri percorsi dall’autore in sella alla propria bicicletta, pensando e ragionando sulla funzione di uno degli hobby più diffusi: il ciclismo.

Martin Angioni mette su carta la propria passione per la bicicletta che non l’ha abbandonato nemmeno quando lavorava a New York o a Parigi intrecciando la propria biografia con citazioni letterarie, storie di ciclismo e pensieri filosofici.

Naturalmente ognuno di noi potrà ritrovarsi in alcune motivazioni del pedalare mentre ad altre necessariamente non troverà riscontro in quanto personali dell’autore.

Ne esce un libro assolutamente leggibile, interessante e in grado di generare importanti spunti di riflessione uscendo dal semplice libro “che parla di ciclismo e biciclette” per allargare la visione sulla vita.

 

Martin Angioni chi è?

Martin Angioni vanta nel suo curriculum studi in economia e commercio a Torino (è stato alunno anche di Elsa Fornero), esperienze di management internazionale, nella banca d’affari JPMorgan a New York e Londra.

Martin Angioni lavora per Mondadori Electa come amministratore delegato presso la sede di Milano. Angioni diventa country manager di Amazon nel febbraio 2011 lavorando a Parigi sino  al 2012, prima che aprisse la sede di Milano della nota multinazionale

Attualmente è socio in Yougardener  punto di riferimento per gli appassionati di giardinaggio

 

 

 

 

 

Francesco Guccini ciclista e poeta

Francesco Guccini racconta il ciclista nel suo libro

Francesco Guccini musicista e poeta contemporaneo ha omaggiato il ciclismo nel suo libro Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto

Francesco Guccini

Francesco Guccini

Francesco Guccini nel suo libro Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto omaggia il ciclismo con un racconto. Il suo debutto musicale risale  al 1967 con l’LP Folk beat n. 1 che lo ha fatto in breve tempo entrare tra esponenti di spicco della scuola dei cantautori italiani.

Francesco Guccini non è solamente un cantautore tra i più noti nel belpaese ma ha fatto dell’ecletticità un punto fermo della sua decennale carriera.

Guccini cantante non è però l’unica forma artistica nota al modenese che nella sua attività carriera ha pubblicato diversi libri di successo (oltre ad apparire come attore e regista in alcuni lungometraggi). L’autore modenese ha dedicato, all’interno di un suo libro, intitolato “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto” pubblicato dalla Mondadori nel 2015, un racconto al ciclismo.

Con uno stile tipicamente “gucciniano”, un italiano ricco di termini dialettali, filo conduttore di tutte le sue opere vengono narrate le vicende di un “fervente sportivo ciclista”.

Francesco Guccini riesce con la sua abilità narrativa e lessicale a narrare le gesta di persone comuni che risiedono nella sua esperienza personale (e soprattutto giovanile) raccogliendole lungo le strade della vita per immortalarle nero su bianco.

“Qualche tempo prima di morire aveva scritto il testo del proprio santino funebre, una sorta di epitaffio che, non fidandosi di fratelli o nipoti, i quali avrebbero potuto trovare quelle parole troppo altisonanti o, peggio, ridicole, aveva fatto stampare personalmente e affidato a un esecutore testamentario”

“Questi racconti, come le foto di un tempo, vogliono parlare di persone che sono passate, che ci sono state, che hanno il diritto di essere ricordate” racconta l’autore modenese.

Francesco Guccini: L’Ultima Thule

Nell’album L’Ultima Thule datato 2012 metafora dell’approdo definitivo compare il seguente testo: “È domenica e in bici con lui hai più anni e respiri l’odore
delle sue sigarette e del fiume che morde il pontile”.

Denise Mueller-Korenek 296 km/h in bicicletta: è record

Denise Mueller-Korenek la più veloce al mondo in  bici

Denise Mueller-Korenek l’essere umano più veloce al mondo in sella a una bici tocca i 296 km orari

Denise Mueller-Korenek

Denise Mueller-Korenek

Denise Mueller-Korenek lo scorso 16 settembre ha ottenuto la velocità record di 296 chilometri all’ora in sella alla sua bicicletta.

Mai un essere umano era riuscito a raggiungere una simile velocità utilizzando un mezzo a propulsione umana. Denise ha ottenuto una velocità superiore a quella che può raggiungere un Boeing 747 in fase pre-decollo.

La prova che ha dell’incredibile si è svolta a Bonneville Salt Flats, un grande deserto di sale dell’Utah luogo noto per tentativi di record del genere.

Non è la prima volta che Denise Mueller-Korenek affronta una simile sfida, nel 2016 era riuscita a toccare la velocità di 236 km/h diventando la prima donna a raggiungere quella velocità in bicicletta.

Restava, dunque, da battere il primato assoluto di Fred Rompelberg che nel 1995 aveva raggiunto la velocità di 268 km/h.

Denise Mueller-Korenek dopo aver primeggiato a livello giovanile su strada, pista e in MTB ha deciso di intraprendere la carriera di imprenditrice. Poi, circa 5 anni fa, ha deciso di tornare al suo antico amore per il ciclismo.

Ora a 45 e con 3 figli grandi nella sua testa è entrata l’idea di provare un record ai limiti dell’impossibile: raggiungere la velocità di 281km all’ora. È anche andata ben oltre le previsioni toccando i 296!

Il primo a provare a diventare il più veloce essere umano su una bicicletta fu Charles Minthorn Murphy, nel 1899.

Murphy riuscì a convincere una compagnia ferroviaria a mettergli a disposizione una locomotiva e una area di ferrovia libera da impegni. Dopo una serie di problematiche riuscì a toccare la velocità di 96 Km/h ossia 60 miglia all’ora tanto da ottenere il soprannome di “Mile-a-Minute Murphy” (Murphy un miglio al minuto)

 

Denise Mueller-Korenek: l’impresa

Dopo l’impresa di Murphy (che rischiò di finire sotto la locomotiva) si cercò un altro mezzo a motore da seguire (come avviene oggi nel Keirin con il derny).

Per raggiungere i quasi 300 chilometri all’ora ci vogliono sicuramente motori più potenti di quelli di una motocicletta, quasi quelli di un’auto da Formula 1. Ecco che per riuscire nell’impresa Denise Mueller-Korenek si è avvalsa di un dragster da circa 800 cavalli di potenza.
Alla guida del bolide c’era il pilota professionista Shea Holbrook  e Denise ha utilizzato una speciale bicicletta, lunga circa due metri (peso circa 15 kg) e prodotta in fibra di carbonio di uno spessore tre volte superiore a quella delle bici da corsa.

Le ruote della bicicletta avevano il diametro di quelle di una bici da bambino, ma con montati dei copertoni simili a quelli da motocross con un sistema di trasmissione a doppia catena.

La corona è cinque volte più grande di quella più grande di una bicicletta da corsa senza, naturalmente, alcun rapporto. Le condizioni rendono impossibile partire da fermi.

Mueller-Korenek è partita attaccata al dragster e, raggiunta una velocità tale da poter pedalare si è staccata, stando attenta a restare in scia, perché uscirne o rallentare troppo avrebbe voluto dire sbattere contro un “muro d’aria”.

Sul veicolo di Holbrook è stato montato un video per controllare la Mueller-Korenek che pedalava con un casco da moto e una tuta in Kevlar.

Poche le comunicazioni tra i due, semplici movimenti del capo per dare l’ok ad accelerazioni o per far rallentare.

Al momento manca infatti la verifica da parte del Guiness World Record ma è una sola formalità che la “mamma razzo” deve attendere per fregiarsi di essere stato l’essere umano più veloce in sella a una bicicletta.

“E’ stata una corsa pazzesca non pensavo di poter arrivare a 183,9 miglia all’ora, ma questo risultato mi ripaga dei tanti anni dedicati a diventare l’umano più veloce su una bicicletta al mondo”,

 

Le foglie morte 2018 Randonnée e Ciclostorica

Le foglie morte 2018 gara organizzata dalla ASD Cicli Turri

Le foglie morte 2018 Randonnée e Ciclostorica organizzata il 21 ottobre 2018 dalla ASD Cicli Turri lungo tre percorsi: 160, 100 e 65 km

Le foglie morte 2018

Le foglie morte 2018

Le foglie morte 2018, Trofeo Alessandro Merindiani – randonnèe e ciclostorica in programma il prossimo 21 ottobre 2018.

L’edizione 2018 si snoderà lungo tre percorsi: 160, 100 e 35 km, quest’ultima distanza dedicata alla ciclostorica e alle famiglie. La partenza e l’arrivo della manifestazione saranno nel comune di Cardano al Campo.

Alla “foglie morte 2018” possono partecipare i tesserati ciclosportivi e master F.C.I., Enti di Promozione Sportiva che abbiano sottoscritto accordo con FCI per l’anno in corso o a Federazioni ciclistiche straniere regolarmente tesserati, in età compresa tra i 17 (anno solare) ed i 69 anni (anno solare).

Possono partecipare a “Le foglie morte 2018”, i non tesserati, in possesso di certificato medico di idoneità sportiva agonistica per attività ciclistiche, sottoscrivendo tramite la Società Organizzatrice la tessera giornaliera ACSI, che include l’assicurazione obbligatoria responsabilità civile verso terzi (dettagli sul sito http://ciclismo.acsi.it) e il codice etico, i cui moduli sono scaricabili dal sito http://lefogliemorte.it.

I partner della manifestazione saranno: Isostad, Mitchelton Scott, Varese Sport Commission e Camera di Commercio di Varese

La partenza e l’arrivo della manifestazione saranno nel comune di Cardano al Campo in provincia di Varese

Previsto un gustoso “Pasta party” finale in area coperta e riscaldata e un ricco ristoro lungo il percorso.

Parte del ricavato della manifestazione, sarà devoluto all’associazione Amici Centro Studi Sclerosi Multipla Onlus Ospedale di Gallarate.

Le foglie morte 2018: costi di iscrizione

Il costo dell’iscrizione è di

  • € 14,00 uomini per le iscrizioni effettuate online entro la data termine per le iscrizioni online.
  • € 18,00 uomini per le iscrizioni effettuate giorno stesso della manifestazione.
  • Le donne potranno partecipare gratuitamente
  • Supplemento di € 15,00 per la copertura assicurativa obbligatoria riservata ai cicloturisti.

Il costo dell’iscrizione comprende:

  • un numero di cartellino
  • un punto di ristoro lungo il percorso
  • doccia, servizio spogliatoio presso la sede di arrivo della manifestazione
  • servizio pasta party presso la sede di arrivo della manifestazione

Le foglie morte 2018: organizzazione Cicliturri

L’Associazione Sportiva Dilettantistica CICLITURRI, è un gruppo ciclistico amatorial e nato nel 1989 nella città di Gallarate (VA volontà di un gruppo di amici capitanati da Pierino Turri. Oltre alla randonnée e ciclostorica ‘le foglie morte’, la ASD Cicli Turri organizza anche la famosa Varese Van Vlaanderen, la più partecipata randonnée della provincia di Varese.

 

Bike da te, come costruirsi una bicicletta!

Bike da te recensione del libro di Jenni Gwiazdowski

Bike da te, uscito per # logosedizioni e scritto da Jenni Gwiazdowski, è una simpaticissima e illustratissima guida per costruire una bici a scatto fisso fai da te

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te? E perché no? Avete mai immaginato di potervi costruire una bicicletta fai da te? Proprio qualche giorno fa, sentendo due amici discutere in treno sulla nuova bicicletta, abbiamo sentito nelle parole di uno dei protagonisti emergere il timore di dover “smontare” un pezzo della propria amata bicicletta. Immaginatevi se questa persona avesse avuto in mano Bike da te ovvero una guida pratica e intuitiva per costruirsi una bicicletta, forse i suoi timori sarebbero svaniti!

La bicicletta in questi anni sta vivendo una seconda giovinezza complice la “moda” che sta spingendo (lentamente) gli italiani a tenersi in allenamento con il ciclismo oltre che una nuova idea ”green”e le condizioni economiche di molte persone in netta discesa-

Bike da te vuole dare, in modo semplice ma efficace, l’ispirazione e la guida per personalizzare in modo assoluto la propria bicicletta a scatto fisso. Il libro è una guida adatta a tutti, dall’utente più esperto a chi ha difficoltà a riconoscere i dettagli e le componenti tipiche di una bicicletta.

Ogni pagina è ricca di suggerimenti e di immagini dettagliate, espresse con una grafica semplice, moderna ed efficace. L’attività viene presentata quasi come un “diario” personale della scrittrice il che rende tutto più “friendly” e “maneggevole” portando il lettore ad incrementare la propria dimestichezza con gli attrezzi più in uso in una officina per biciclette.

Sarà una entusiasmante avventura imparare a smontare una bici vintage per usarne i componenti per assemblarli con pezzi nuovi per creare una bicicletta sicura e affidabile (e assolutamente personalizzata) con cui stupire amici e parenti. Al termine del per corso non solo avrete restaurato un “ferro vecchio” ma sarete diventati autonomi anche per gestire i tipici guai meccanici che occorrono ai ciclisti.

 

Bike da te: Jenni Gwiazdowski

Jenni Gwiazdowski è fondatrice e direttrice di London Bike Kitchen, un laboratorio di fai-da-te aperto di proprietà e gestito da un meccanico in cui puoi lavorare sulla tua bici invece di darla a qualcun altro aperto nel marzo 2012

Yoga per ciclisti di Lexie Williamson

Yoga per ciclisti edito da Ediciclo la nostra recensione

Yoga per ciclisti di Lexie Williamson edito da Ediciclo è un interessante manuale per migliorare l’elasticità in sella

Yoga per ciclisti

Yoga per ciclisti

Yoga per ciclisti dal 6 settembre in libreria è un interessante manuale prodotto da Ediciclo che tratta esercizi di allungamento e tecniche di respirazione finalizzati a migliorare la prestazione in sella alla bicicletta.

Lexie Williamson, ha predisposto un manuale, corredato da pratiche illustrazioni, che presenta fondamentali esercizi per l’allungamento, il potenziamento e le tecniche di respirazione o finalizzate al miglioramento della performance atletica del ciclista moderno.

Lo yoga negli ultimi dieci hanno ha visto un forte incremento dei praticanti in tutte le fasce della popolazione ed è stato adottato da molti ciclisti su strada che desiderano aumentare la flessibilità, l’efficienza respiratoria e la concentrazione mentale.

Yoga per ciclisti” è rivolto a ciclisti di tutti i livelli che sono interessati a sviluppare una nuova consapevolezza del proprio corpo grazie a questo manuale che guida il lettore passo passo all’esecuzione di movimento precisi.

Tutti gli esercizi di allungamento, le posizioni di potenziamento e le tecniche di respirazione o recupero fanno diretto riferimento all’impatto sulla performance atletica. Prefazione di Hayley Winter.

Un libro fortemente sconsigliato a chi pedala con l’occhio solo alla “performance” che da questo libro potrebbe trarne un nuovo modo di approcciarsi alla bicicletta.

Yoga per ciclisti: l’autrice

Lexie Williamson è istruttrice certificata dal British Weel of Yoga e da Yoga Sports Science® specializzata in yoga per la corsa e il ciclismo. Collabora sia con squadre di corsa e triathlon che con singoli ciclisti, velocisti, triatleti e maratoneti. Tiene seminari nel Regno Unito e ha scritto per numerose riviste tra cui Cycling Fitness, Outdoor Fitness, Runner’s World e Triathlete’s World.

Adesso pedala la canzone di Marco Pantani

Adesso pedala sigla del Giro d’Italia 1996

Adesso pedala la canzone di Marco Pantani che fu la sigla ufficiale del Giro d’Italia 21996 trasmesso da Italia 1

Adesso Pedala di Marco Pantani

Adesso Pedala di Marco Pantani

Adesso pedala quante volte abbiamo sentito l’antico adagio, “hai voluto la bicicletta e adesso pedala”? Tante ma forse un ricordo più simpatico è legato alla sigla del Giro d’Italia 1996 trasmesso sulle reti Mediaset.

Adesso pedala venne cantata dall’indimenticabile Marco Pantani che l’anno precedente era stato vittima dell’ennesimo brutto incidente stradale ma che era già da tempo diventato un’icona del ciclismo tricolore.

Adesso pedala venne registrata durante il periodo di riabilitazione dal terribile incidente alla Milano-Torino che mise a repentaglio la carriera del Pirata per essere impiegata come sigla della diretta pomeridiana della tappa e della trasmissione Girosera.

Alla canzone venne accompagnato un video in cui Marco è impegnato a pedalare su pendii virtuali con addosso la maglia rosa.

Il testo della canzone venne scritto da Elisabetta Mondini e calza perfettamente sull’attitudine combattente di Pantani. Ritmo rappeggiante in stile allegro e “Jovanottiano” nella prima parte e ritornello orecchiabile la canzone ha successo complice le immagini di sfondo assolutamente divertenti.

Vorrei restar sempre così in maglia rosa” canta il Pirata, forse proprio il pensiero che abitava nel cuore di Marco, quella maglia rosa che gli venne ingiustamente strappata di dosso quella maledetta mattina a Madonna di Campiglio.

Dalla maglia rosa al gregario, la canzone racconta la storia di ogni ciclista ed è proposta come sigla in un format naturalmente accorciato ma esiste, chiaramente, anche l’edizione completa e inserita in una compilation della RTI Music (casa discografica di Mediaset) intitolata “19 Successi dell’Estate 1996”.

Adesso Pedala in questa curiosa compilation si trova in compagnia di qualche pezzo davvero “Kitsch“ come “El menhadito” di Umberto Smaila o “Aspettavo te” di Ambra Angiolini

Adesso Pedala: testo completo

Milano/Sanremo a rotta di collo
Liegi/Bastogne andata e ritorno
Stare davanti senza mai mollare
Nessuno oramai mi riesce a cambiare
Son nato nel mare ma scalo montagne
Cerco illusioni invece trovo emozioni
Ho il fiato del tempo sempre sul collo

Nessuno ti giuro mi cambierà, tappe intermedie mai
E ti porterò con me lassù, la bici, io e tu, in maglia rosa sempre più

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

Apro gli occhi e sono su
Il gruppo è lontano non lo vedo già più
Pedalo pedalo e arrivo alla cima
Al Tour e alla Vuelta penserò domattina
La rabbia mi spinge e mi porta distante
In salita e in discesa mi mangio i tornanti
Dietro e davanti mi applaudono in tanti

Vorrei restar sempre così in maglia rosa e poi
il vento e le moto sorpassano, la fatica tocca solo a me ma ho voluto la bici e adesso

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala, la tappa è dura, piove, ma il cuore certo basterà
Pedala pedala, la bici l’ho voluta io e tiro la volata ormai

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala…
Pedala pedala…

 

 

Rodriguez Moser coppia in bicicletta 

Rodriguez Moser dal GF VIP alla bicicletta

Rodriguez Moser sono stati una delle coppie più chiacchierate dell’inverno tv con il Granfe Fratello ma l’amore tra i due è ancora acceso

Rodriguez Moser amore a pedali

Rodriguez Moser amore a pedali

Rodriguez Moser amore a pedali. I due si sono conosciuti nell’ovattato (forse artefatto?) mondo del Grande Fratello Vip” dove hanno scandalizzato con le effusioni al limite del porno.

La relazione tra i due è passata dalla luce dei riflettori alla vita reali apparentemente senza risentirne anzi il loro pare essere un amore travolgente tanto che Cecilia ha condiviso con Ignazio la passione per la bicicletta indossando un completino rosa e pedalando con il compagno.

I due convivono e hanno ormai superato i giudizi dell’ex Campione del Mondo Francesco Moser che inizialmente non aveva (da buon trentino) gradito la sovraesposizione mediatica dei due.

“Quello che mi infastidisce di lei – sottolinea Ignazio al periodico Nuovo Tv  – è che è sempre in ritardo ma io compenso con il mio disordine e quindi ognuno mantiene i suoi difetti”.

Insomma tra i due regna un equilibrio fatto di complicità e accettazione ma Cecilia non pare intenzionata a valutare l’ipotesi delle nozze: “non vuole sposarmi, per il momento siamo felici così e non pensiamo ad altro, il matrimonio non le interessa” dichiara Ignazio Moser.

Forse sulla posizione di Cecilia pesa la separazione tra Belen Rodrigue e Stefano De Martino ma per ora la coppia ha in programma una vacanza (chiaramente in bicicletta) in Argentina.

 

 

 

Somec Biciclette da corsa e MTB artigianali

Somec Biciclette da corsa artigianali a S. Agata sul Santerno

Somec Biciclette da corsa e MTB artigianali, progettazione e realizzazione dei telai secondo la migliore tradizione italiana

Somec (anni 80)

Somec (anni 80)

Biciclette create da esperti artigiani secondo la più classica tradizione italiana, seguendo le richieste del cliente che consente di ottenere un prodotto f unico, tecnologico e progettualmente evoluto. Il tutto impreziosito il da una verniciatura di alta qualità eseguita da artisti del settore che si avvalgono dell’uso dell’aerografo.

Somec nasce a Consolice in Romagna, terra di passione e amore per le due ruote, dall’idea di Oliviero Gallegati amante del ciclismo che dal 1973 si dedica alla creazione di speciali biciclette da corsa su misura. Il marchio Somec è progressivamente cresciuto diventando un marchio esportato e noto in tutto il mondo.

Somec bicicletta il marchio

Il marchio aziendale è un cavallino rampante inserito in un tulipano tricolore: il tulipano rappresenta l’eleganzae la varietà mentre il Cavallino rampante è un omaggio all’aviatore lughese Francesco Baracca vissuto tra l’800 e il ‘900. Il Cavallino Rampante, come noto, è il simbolo della Ferrari ma va ricordato che donato dai Baracca alla scuderia Ferrari come stemma da apporre sulle prestigiose autovetture.

Somec: tra storia e tecnologia

Nata nei primi anni 70, l’azienda guidata da Oliviero Gallegati lavorò sul ponticello per l’attacco del freno arcuandolo secondo la linea del freno stesso al fine di migliorarne l’impatto estetico. Altra invenzione di Gallegati fu il “ciclomaster” ossia un attrezzo per prendere le misure del ciclista per migliorare la personalizzazione della bicicletta. Gallegati si rese conto della difficoltà di “prendere le misure” e così studio uno strumento a supporto di questa attività.

Con il sopraggiungere degli anni 80 l’avvento dell’alluminio andò a modificare il prodotto e l’azienda iniziò a produrre telai con saldature limate. Questo approccio fu osteggiato dai competitors che consideravano questa lavorazione dannosa per il prodotto indebolendone il telaio. Nel 1986 la Somec è la prima azienda del settore  al mondo a creare il passaggio dei cavi all’interno del tubo sterzo.

Secondo Oliviero Gallegati, invece, la lavorazione non andava in alcun modo ad intaccare la parte di saldatura che realmente unisce le parti ma ne dava un migliore aspetto estetico. In realtà l’unico limite di questa lavorazione era il tempo di esecuzione ragion per cui non venne copiata da altre aziende più interessate a, è il caso di dirlo, limare il costo di produzione delle biciclette.

Somec: l’avvento del carbonio

Il carbonio è ormai diventato il materiale preferito per la creazione di biciclette in tutto il mondo. Da sempre la Somec ha deciso di utilizzare materie prime di massima qualità anche nella scelta del carbonio.

Somec utilizza tubi in carbonio costruiti con stampi speciali a tenuta d’alta pressione e con il sistema R.T. che una migliore distribuzione della resina stessa tra fibre aumentando la compattezza del materiale. Vanto dell’azienda è l’impiego di carbonio di qualità superiore prodotto da aziende fornitrici del settore aerospaziale.

Le pelli di carbonio sono lavorate attraverso plotter ad elevato grado di sensibilità e precisione e vengono cotte in autoclave secondo protocolli molto rigidi che consentono alti rendimenti in termini di qualità ottenuta.

Punto di forza dell’azienda sono i telai Somec Revolution costruito con le innovative tubazioni in Honeycomb in collaborazione con i tecnici Carbocom che consentono la creazione di telai assolutamente

L’azienda è sponsor del team femminile Somec MG.K Vis, squadra di granfondiste interamente al femminile all’ottavo anno di attività che ha conquistato vittorie sia alla Nove Colli e Maratona che alla Maratona delle Dolomiti

Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.