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	<title>Interviste Archivi &#8212; Ciclonews.biz</title>
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	<description>Notizie di ciclismo su strada, Mountain bike, news, interviste, recensioni, ciclismo femminile, granfondo, e-bike</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Nov 2020 17:32:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Interviste Archivi &#8212; Ciclonews.biz</title>
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		<title>Filippo Graglia, intervista all&#8217;autore di All&#8217;orizzonte un toubabou</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/filippo-graglia-intervista-autore-orizzonte-un-toubabou/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 17:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[All'orizzonte un toubabou]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Graglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Filippo Graglia, intervista all’autore di All’orizzonte un toubabou Filippo Graglia, intervista a cuore aperto con l’autore del bellissimo libro All’orizzonte un toubabou 25000 km di emozioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/filippo-graglia-intervista-autore-orizzonte-un-toubabou/">Filippo Graglia, intervista all’autore di All’orizzonte un toubabou</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Filippo Graglia, intervista all&#8217;autore di All&#8217;orizzonte un toubabou</h1>
<h2><em>Filippo Graglia, intervista a cuore aperto con l&#8217;autore del bellissimo libro All&#8217;orizzonte un toubabou <span class="sims-lpo-header-title">25000 km di emozioni in bici</span> </em></h2>
<figure id="attachment_15641" aria-describedby="caption-attachment-15641" style="width: 482px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-15641 " src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/08/filippo-graglia-640x853.jpg" alt="Filippo Graglia  (fonte profilo Facebook)" width="482" height="642" /><figcaption id="caption-attachment-15641" class="wp-caption-text">Filippo Graglia (fonte profilo Facebook)</figcaption></figure>
<p><strong>Filippo Graglia</strong> ha da poco pubblicato il suo libro dal titolo <a href="http://www.ciclonews.biz/allorizzonte-un-toubabou-filippo-graglia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">All&#8217;orizzonte un toubabou </a><span class="sims-lpo-header-title">25000 km di emozioni in bici, il racconto (certamente qualcosa di più) di un incredibile viaggio in sella ad una bicicletta lungo l&#8217;Africa tra avventure e incontri meravigliosi.</span></p>
<p>Abbiamo &#8220;chiacchierato&#8221; con Filippo in una mattina di agosto e le sue parole ci hanno riportato alle pagine del suo splendido libro (<a href="https://www.amazon.it/Allorizzonte-toubabou-25000-emozioni-bici-ebook/dp/B089T7PSB3/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=3IF4PW8WNOMCZ&amp;dchild=1&amp;keywords=all+orizzonte+un+toubabou&amp;qid=1596647877&amp;sprefix=all%27orizzon%2Caps%2C241&amp;sr=8-1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">acquistabile anche su Amazon</a> o presso la stupenda <a href="http://www.cantinagraglia.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Enoteca Graglia</a> di Castelnuovo Don Bosco), un vero inno al viaggiare in bicicletta e al saper accettare le diversità affrontandolo con il sorriso.</p>
<p><strong>Ciao Filippo, anzitutto grazie per le belle emozioni che ci ha regalato il tuo libro e per la gentilezza con cui hai accetto l&#8217;invito per questa intervista</strong></p>
<blockquote><p>Grazie a voi ragazzi, è un piacere fare questa chicchierata!</p></blockquote>
<p><strong> “Sono quello che vivo“ hai scritto sul tuo blog, chi era Filippo Graglia prima di questo viaggio e chi è Filippo oggi?</strong></p>
<blockquote><p>Filippo prima del viaggio era ingegnere aerospaziale e fino a un mese prima della partenza ho lavorato in un’azienda aeronautica poco distante da Torino. <a class="matchTooltip">Oggi</a> la mia figura è evoluta: ho scritto un libro e ora sto imparando a fare formaggi in alpeggio.</p></blockquote>
<p><strong>Con quale bicicletta hai effettuato il tuo viaggio?</strong></p>
<blockquote><p>Il telaio è<strong> Salsa Fargo</strong>. Assieme con <a href="https://www.ciclocentrico.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ciclocentrico</a>, negozio di Rivoli, abbiamo allestito un mezzo che potesse affrontare quasi ogni tipo di strada: ruote da 3 pollici, dropbar, dinamo al mozzo e qualche trucchetto qua e là per migliorare la funzionalità della bici. Ho viaggiato in bikepacking, quindi con borse appese al telaio; rendono la bici molto più maneggevole dei normali bagagli da cicloviaggio.</p></blockquote>
<p><strong>Come si è allenato Filippo Graglia per una simile avventura? Fisicamente e mentalmente</strong></p>
<blockquote><p>Nessun allenamento specifico, fisico o mentale. Ho continuato a fare quello che ho sempre fatto: qualche giro in bici, due/tre sessioni di arrampicata in palestra, alcune uscite in montagna. Con un viaggio in bici mi posso permettere di partire con poco allenamento, strada facendo arriva sempre!</p></blockquote>
<p><strong>Spesso un simile viaggio è una “fuga” mentre il tuo viaggio mi pare segnato dalla voglia di scoperta e di confronto con un altro mondo. Cosa fa scattare la molla per decidere di mollare un lavoro sicuro e partire una simile avventura?</strong></p>
<blockquote><p>Si esatto, la mia è stata tutt’altro che una fuga. Per certi versi anzi, abbandonare la mia “vita precedente” è stato difficile. Eppure la scelta di partire per me è stata assolutamente naturale, un normale prosieguo del mio cammino di vita. È uno di quei momenti che bisogna però saper cogliere, e se richiede di lasciarsi alle spalle certe comodità e una stabilità affettivo/lavorativa… ben venga.</p></blockquote>
<p><strong>Quanto era pianificato del tuo viaggio e quanto (credo tanto) è stato dettato dall’istinto, dal momento?</strong></p>
<blockquote><p>Ti rispondo dicendo che al principio pensavo che se fossi arrivato fino a Gibilterra, sarei già stato felice e soddisfatto; ovviamente non è andata così. L’itinerario andava programmato per sommi capi (e qui una mappa cartacea è stata fondamentale) in modo conoscere le date di ingresso e uscita nei vari paesi, per questioni legate ai visti. Giorno per giorno il tragitto poteva essere casuale oppure seguivo un itinerario se mi ispirava particolarmente. In questo modo sono riuscito a garantirmi una immensa libertà.</p>
<figure id="attachment_15565" aria-describedby="caption-attachment-15565" style="width: 188px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-15565" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/07/Allorizzonte-un-toubabou-188x300.jpg" alt="All'orizzonte un toubabou Di Filippo Graglia" width="188" height="300" srcset="https://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/07/Allorizzonte-un-toubabou-188x300.jpg 188w, https://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/07/Allorizzonte-un-toubabou-219x350.jpg 219w, https://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/07/Allorizzonte-un-toubabou-94x150.jpg 94w, https://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/07/Allorizzonte-un-toubabou.jpg 313w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /><figcaption id="caption-attachment-15565" class="wp-caption-text">All&#8217;orizzonte un toubabou Di Filippo Graglia</figcaption></figure></blockquote>
<p><strong>Nelle pagine del tuo libro quello che traspare è la sensazione di accoglienza (a parte rare eccezioni), credo che il tuo libro possa essere d’insegnamento per molti che vivono in un costante clima di odio verso “l’altro”, cosa ne pensi?</strong></p>
<blockquote><p>L’idea che mi son fatto è che in molti casi questo odio sia frutto dell’ignoranza. Lo straniero spaventa, lo straniero <i>infetta</i> la nostra cultura, le nostre usanze. E alcuni politici sfruttano questa ignoranza per diffondere odio. Ciò è probabilmente frutto della nostra storia, della nostra cultura e del nostro pensiero. Anche la loro accoglienza ha queste origini. L’accoglienza è alla base della cultura e religione (uno dei cinque pilastri dell’Islam è il pellegrinaggio, e l’accoglienza e il supporto dei pellegrini è fortemente favorita). Penso che a tutti noi farebbe bene viaggiare un po’ di più, per scoprire e apprendere questa semplice verità.</p></blockquote>
<p><strong>Si parla di Africa, ma forse è più corretto parlare di “Afriche”. Tante nazioni, spesso in conflitto o sfruttate, qual è il filo conduttore che unisce tutti i paesi che hai attraversato (se c’è!)?</strong></p>
<blockquote><p>Verissimo, non è una sola Africa. Kapuscinski scriveva che <b><i>“</i></b><strong><i>È solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa”</i></strong><strong>.  </strong>Nonostante ciò gli aspetti comuni alle varie etnie sono parecchi; spesso le similitudini si applicano a popolazioni residenti in una stessa latitudine. I popoli della foresta saranno più simili che non i popoli del Sahel. Troviamo similitudini nella gerarchia sociale (ho conosciuto capi villaggio quasi ovunque) ma anche nelle lingue parlate (così come nel resto del mondo, anche in Africa varie lingue hanno una radice simile). Anche il modo di trasportare gli oggetti è quasi ovunque lo stesso: su di un cercine posto sul capo. Solo dove la foresta è più fitta (alcune regioni dell’Africa centrale) le merci sono trasportate a spalle.</p></blockquote>
<p><strong>L’amicizia è un altro concetto che permea il tuo viaggio. Amici “di pedalate”, amici italiani conosciuti lungo il viaggio e amici autoctoni conosciuti nel villaggio. Quanto ti ha arricchito in termini umani questo viaggio?</strong></p>
<blockquote><p>Questo viaggio si <i>fonda</i> sull’amicizia, senza di essa sarebbe probabilmente fallito. Il fatto di dovermi porre sempre e in ogni situazione nelle mani di un altro, di dover dare fiducia, mi ha aiutato molto per stringere nuovi legami. Inizi un rapporto esponendoti, mostrando una versione schietta e sincera di te, e la gente apprezza ciò.</p></blockquote>
<p><strong>L’odore che più ricordi? Il colore del cielo che non potrai mai dimenticare? Il cibo più strano che hai mangiato? Il villaggio che porterai sempre nel cuore?</strong></p>
<blockquote><p>È stato un viaggio di percezioni, in cui i profumi hanno svolto un ruolo fondamentale.Ho tanti odori in mente, ma il primo che mi son ricordato è quello della salsa di arachidi, condimento diffusissimo in buona parte dell’Africa Occidentale, che è stata la mia pietanza per parecchi mesi. Con la popolazione più povera che mangia soltanto una volta al giorno, io talvolta mi trovavo a mangiare lo stesso piatto a colazione, pranzo e cena.</p>
<p>I cieli d’Angola non li scorderò mai: blu intenso con grandi nuvole bianchissime, in costante movimento. Una scenografia magnifica sotto cui pedalare. Talvolta mi trovavo ad inseguirne l’ombra su una strada bianca, talvolta mi fermavo e semplicemente contemplavo.</p>
<p>Cibi strani ne ho trovati parecchi: si mangia quel che si trova. Una sera pantegana, un’altra sera scimmia, quando va bene qualche antilope. (che poi strano in questo caso è soltanto legato alla consuetudine: l’africano trovava strano il fatto che io mangiassi la pasta con del sugo, e non come contorno a un piatto di carne o in un panino con fagioli e uova…)</p>
<p>Tanti sono i villaggi che ricordo con piacere. Spesso il ricordo è legato principalmente alle persone incontrate, non al paese in sé.</p></blockquote>
<p><strong>Il tuo viaggio non è stato certamente una passeggiata ma le pagine del tuo libro raccontano di tanta umanità e accoglienza. Viviamo in un mondo in cui tanti giocano con la paura della gente, quanto di sbagliato nel preconcetto della paura dell’ignoto?</strong></p>
<blockquote><p>Non necessariamente la paura dell’ignoto è condannabile. Fortunatamente l’ignoto mi ha sempre richiamato con intensità: l’ignoto è una scoperta, un’opportunità. Eppure è normale che qualcuno sia spaventato da ciò. La paura porta con sé una grande forza; se questa viene male indirizzata, può essere un gran catalizzatore di repulsione, e di odio.</p></blockquote>
<p><strong>Spesso quando eri in “difficoltà” con la lingua hai usato il sorriso per entrare in empatia con gli abitanti del posto. Quanto manca a noi Europei la capacità di sorridere a chi ci chiede aiuto?</strong></p>
<blockquote><p>Spesso un sorriso si ricambia con un altro sorriso. In un mese e mezzo trascorso a pedalare per l’Italia ne ho ricevuti tantissimi, e tanti sono stati i gesti di gentilezza ricevuti. E rispondendo a una domanda che mi ero fatto anche io in precedenza, sì, anche in Italia ci son persone che ti aprono la porta di casa pur senza sapere chi tu sia… perché il sorriso è davvero il linguaggio universale.</p></blockquote>
<p><strong>Hai qualche nuovo viaggio che frulla nella tua testa?</strong></p>
<blockquote><p>Sempre! In questo momento avrei dovuto essere negli USA, per un thru-hike di 5000km. Magari l’anno prossimo… Intanto sto guardando per quest’inverno, COVID permettendo, qualche paese caldo, possibilmente nella penisola arabica.</p></blockquote>
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			</item>
		<item>
		<title>Beatrice Filippini, intervista esclusiva</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/beatrice-filippini-intervista-esclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 15:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Beatrice Filippini]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[PedalAnde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beatrice Filippini, intervista a cuore aperto Beatrice Filippini, autrice del libro PedalAnde, si racconta in questa intervista che ripercorre alcune aspetti del suo viaggio in</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/beatrice-filippini-intervista-esclusiva/">Beatrice Filippini, intervista esclusiva</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Beatrice Filippini, intervista a cuore aperto</h1>
<h2><em>Beatrice Filippini, autrice del libro PedalAnde, si racconta in questa intervista che ripercorre alcune aspetti del suo viaggio in Sua America</em></h2>
<figure id="attachment_15213" aria-describedby="caption-attachment-15213" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-15213" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/05/beatrice-filippini-300x300.jpg" alt="Beatrice Filippini (fonte pagina facebook)" width="300" height="300" /><figcaption id="caption-attachment-15213" class="wp-caption-text"></em> <em>Beatrice Filippini (fonte pagina facebook)</em></figcaption></figure>
<p><strong>Beatrice Filippini</strong> lavorava come infermiera in una terapia intensiva a Londra, a 27 anni decide di &#8220;mollare tutto&#8221; per partire alla ricerca di un sogno: pedalare per oltre 11.500 km in America del Sud in solitaria. Da quell&#8217;incredbile avventura<a href="http://www.ciclonews.biz/pedalande-beatrice-filippini-la-recensione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> è nato il libro PedalAnde</a> che, oltre a raccontare l&#8217;incredibile esperienza di Bea, ha anche un fine benefico.</p>
<p>Abbiamo intervistato Beatrice in esclusiva per voi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ciao Beatrice, anzitutto grazie per averci concesso l&#8217;opportunità di intervistarti e conoscere meglio la tua storia</h2>
<p>Ciao Ragazzi e grazie a voi per avermi ospitato sul vostro sito internet e aver ospitato la recensione di Pedalande.</p>
<h2>Quando è scattata nella tua mente l&#8217;idea questa avventura?</h2>
<p>Devo dire che questo viaggio frullava nella mia testa da un bel po&#8217; di tempo, anzi a dirla tutta doveva essere il viaggio post universitario. C&#8217;è voluto qualche anno, però, per trovare il coraggio per partire ma poi nel 2017 il sogno è diventato realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il tuo è stato un  viaggio interiore prima ancora che fisico, cosa ha lasciato nella tua anima?</h2>
<p>Guarda se devo essere sincera, andando anche un po&#8217; controcorrente, devo dire che la cosa più significativa di questa esperienza è stata il cosa mi &#8220;ha tolto&#8221;. Il viaggiare per così tanti chilometri, percorsi principalmente lentamente, mi ha consentita di alleggerirmi di tanti schemi mentali e di quei preconcetti fortemente radicati che &#8220;offuscano la vista&#8221;.</p>
<h2>Il posto più strano in cui ho dormito?</h2>
<p>Beh ce ne sono, in effetti, davvero tanti ma se devo indicarne uno non avrei dubbi nel dire una vecchia carrozza di un treno abbandonato. Il tutto al confine di Ollague tra Bolivia e Cile. Una notte davvero indimenticabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quanta forza di volontà c&#8217;è voluta per percorrere così tanti km con una bicicletta pieghevole?</h2>
<p>Se devo essere sincera il pedalare non è stato poi così faticoso, almeno in rapporto a quanta energia ha richiesto il partire. Quando una simile avventura si mette in moto, poi va un po&#8217; da sola, tutto si fa!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Hai pedalato tantissimi km in solitaria dall&#8217;altra parte del mondo, c&#8217;è un odore o un sapore che non potrai mai dimenticare?</em></h2>
<p>Senza alcun dubbio direi il profumo dell&#8217;oceano, ci sono giunta dopo una bellissima e scenografica discesa attraverso il  deserto di Atacama. Penso che quel profumo non uscirà mai dalla mia testa e dal mio cuore.</p>
<h2>Quando è nata l’idea del libro?</h2>
<p><em>PedalAnde l’ho scritto quasi un anno dopo essere tornata, molte persone erano curiose del viaggio. Alessandro Priorelli, un amico di famiglia , mi ha poi convinto a trasferire questi ricordi su carta.</em></p>
<h2>Come è nato il tuo rapporto con l&#8217;Associazione “La Gomena ODV”?</h2>
<p>Tutto è nato grazie all&#8217;amicizia con Alessandro Priorelli, lui è il presidente di Gomena ODV.  Si tratta di una piccola ma davvero molto efficace ONLUS.</p>
<p>Alessandro Priorelli e’ un amico di famiglia da tantissimi anni. E’ inoltre il presidente della Gomena ODV. Senza di lui non avrei mai scritto questo libro! Tutto quello che viene donato a loro viene usato per i loro progetti! Alessandro è stato, come ho detto, il motivo trainante che mi ha spinto a creare il libro che ha l&#8217;obiettivo di raccogliere condi per l&#8217;Associazione.</p>
<h2>Uno degli elementi che più ci ha colpito del tuo racconto è &#8220;la condivisione&#8221; sentimento raro oggi, pensi che la tua esperienza possa aiutare a migliorare le cose?</h2>
<p>Se vi ha colpito, questo e’ già un primo possible cambiamento!. Penso che spesso non si porta l’accento necessario su certe tematiche. In Italia ci sono tantissime persone pronte a condividere, come in Sud America, cosi nel mondo. Ho amici che hanno viaggiato in bici in Italia e me lo hanno confermato. Iniziamo a pensare positivo, con orizzonti ampi, senza schemi, questa cosa ci aiuterà ad aprici a nostra volta.</p>
<p>Pedalande sara’ disponibile dal 28 Maggio, in tutte le librerie, anche su Amazon: <a href="https://www.amazon.it/Pedalande-Beatrice-Filippini/dp/8862407688" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.amazon.it/Pedalande-Beatrice-Filippini/dp/8862407688</a></p>
<p>Chi volesse scoprire di più sull&#8217;Associazione Gomena ODV, può visitare il <a href="http://www.lagomenaonlus.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito ufficiale</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fabio Anobile, intervista al ciclista su strada Paralimpico</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/fabio-anobile-intervista-al-ciclista-strada-paralimpico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 14:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paraciclismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fabio Anobile, intervista tra sogni Olimpici rinviati e speranze presenti Fabio Anobile giovane atleta Paralimpico si racconta tra un passato ricco di successi, un presente segnato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/fabio-anobile-intervista-al-ciclista-strada-paralimpico/">Fabio Anobile, intervista al ciclista su strada Paralimpico</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Fabio Anobile, intervista tra sogni Olimpici rinviati e speranze presenti</h1>
<h2><em>Fabio Anobile giovane atleta Paralimpico si racconta tra un passato ricco di successi, un presente segnato dal rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo, suo grande obiettivo</em></h2>
<figure id="attachment_14723" aria-describedby="caption-attachment-14723" style="width: 438px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14723 " src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2020/04/fabio-anobile.jpg" alt="Fabio Anobile" width="438" height="598" /><figcaption id="caption-attachment-14723" class="wp-caption-text">Fabio Anobile</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fabio Anobile</strong>, classe 1993, è  un atleta Paralimpico di spicco nel panorama tricolore pronto per difendere i nostri colori alle Olimpiadi di Tokyo che, come tutti sapete, hanno subito uno slittamento di un anno (si disputeranno infatti nel 2021 a causa della pandemia di Coronavirus).</p>
<p>Fabio ragazzo energico e solare inizia a praticare il ciclismo ma, nel 2010, è vittima di un brutto incidente in moto quando un trattore lo investe lasciandogli la gamba sinistra malmessa tanto da trovarsi per lungo tempo immobilizzato. Anobile, a causa dell’incidente, perde la possibilità di flettere il ginocchio sinistro e deve rinunciare alla carriera di ciclista iniziata tre anni prima per entrare nel mondo del Ciclismo Paralimpico nella categoria C3 grazie alla società “Us Biassono”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Fabio ci racconti come è stato trovarsi di colpo in una condizione di difficoltà fisica?</h2>
<blockquote><p>“Devo ammettere che all’inizio non ho preso la cosa molto bene, anzi è stato davvero molto, molto duro accettare una simile sfortuna. Mi sono poi concentrato su esempi positivi, su altre persone che hanno saputo superare gli ostacoli che il destino ti mette davanti: fanno parte della vita, possono esserci e vanno superati alla grande, e così ho fatto!”</p></blockquote>
<h2>Fabio sei ancora giovanissimo ma hai un palmares da far invidia ad un veterano soprattutto nelle gare del mondiali, raccontaci le tue vittorie</h2>
<blockquote><p>&#8220;Gia ai Mondiali in Canada, 2013 ho ottenuto una bella medaglia di Bronzo nella gara in linea, l’anno successivo ai  Mondiali di Greenville ho conquistato il bronzo sia nella prova in linea che nella crono mentre nel 2016 a Montichiari è arrivato l’argento mondiale. Forse la più grande soddisfazione è però arrivata alle Paralimpiadi di Rio 2016 quanto ho vinto il bronzo nella prova su strada.</p>
<p>Mi sono tolto diverse soddisfazioni in Coppa del Mondo conquistando 8 medaglie, un secondo posto in generale nel 2018 ed il primo nel 2017&#8221;.</p></blockquote>
<h2>Uno dei tuoi obiettivi per questo 2020 erano i Giochi Olimpici di Tokyo che, a causa del Coronavirus, sono slittati di un anno, come cambia per te la preparazione.</h2>
<blockquote><p>&#8220;Lo slittamento è un peccato perché mi stavo preparando davvero bene allenandomi con i professionisti facendo tesoro della loro abilità. Certamente in questo momento la priorità va data alla salute di tutti e la scelta di spostare i giochi di un anno è stata inevitabile e corretta. A tal proposito voglio ringraziare tutti i miei fans e i tanti supporter che mi stanno aiutando in questo percorso: Popup Restaurant, Estetica Nicol,. Bike Hotel paradiso di Livigno, Suomy, Sidi, Studioc2 ed Il negozietto oltre al mitico Joseph Luraschi che mi segue come chiropratico”.</p></blockquote>
<h2>Cosa fa Fabio Anobile nella vita di tutti i giorni ed in particolare in questo momento di quarantena?</h2>
<blockquote><p>&#8220;La mia vita oltre lo sport é simile a quella di molti miei coetanei, aiuto tanto a casa perché mia mamma, che è diabetica, ha subito l’amputazione di una gamba e necessita di aiuti. Per il resto mi sto rilassando ma mi mantengo allenato nei limiti delle restrizioni&#8221;.</p></blockquote>
<h2>C’è una persona nel mondo del ciclismo a cui sei particolarmente legato?</h2>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">&#8220;In realtà sono grato a molte persone, dai compagni di quadra che reputo dei fratelli allo staff di collaboratori tecnici e massaggiatori che sono sempre pronti a dare una mano ma se devo fare un nome direi Mario Valentini. Lui è come un padre per me, mi è spesso di conforto nei momenti difficili e sa come stimolare la mia forza di volontà, riesce a motivarmi sempre alla grande&#8221;.</p>
</blockquote>
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		<title>Sebastiano Alicata intervista all&#8217;autore di Mister D</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/sebastiano-alicata-intervista-esclusiva-ciclonews/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 17:16:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[doping]]></category>
		<category><![CDATA[Jan Ullrich]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pantani]]></category>
		<category><![CDATA[Mister D]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi-Roubaix]]></category>
		<category><![CDATA[peter Sagan]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Alicata]]></category>
		<category><![CDATA[Triathlon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/sebastiano-alicata-intervista-esclusiva-ciclonews/">Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews</h1>
<h2><em>Sebastiano Alicata, autore dell&#8217;interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz</em></h2>
<figure id="attachment_8826" aria-describedby="caption-attachment-8826" style="width: 376px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8826" title="Sebastiano Alicata" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/09/Sebastiano-Alicata.jpg" alt="Sebastiano Alicata" width="376" height="376" /><figcaption id="caption-attachment-8826" class="wp-caption-text">Sebastiano Alicata</figcaption></figure>
<p><strong>Sebastiano Alicata</strong> è l&#8217;autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (<span id="productTitle" class="a-size-large"><a href="http://www.ciclonews.biz/mister-d-recensione-del-libro-sebastiano-alicata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionistico</a>) </span>che ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso &#8220;usata&#8221; per far notizia. L&#8217;opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.<br />
Abbiamo incontrato<strong> Sebastiano Alicata</strong> in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.</p>
<h2><strong>Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.</strong></h2>
<p>Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro</p>
<h2><strong>Ci racconti come è nata l&#8217;idea del libro Mister D?</strong></h2>
<p>Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune <strong>drammatiche vicende umane e sportive.</strong></p>
<h2><strong>Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?</strong></h2>
<p>Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul <strong>Col du Galibier</strong>, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l&#8217;ultimo atto di un ciclismo che non c&#8217;è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un&#8217;ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l&#8217;impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.</p>
<h2><strong>Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?</strong></h2>
<p><strong> </strong>Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare<strong> triathlon,</strong> quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una <strong>metafora della vit</strong>a.</p>
<h2><strong>C&#8217;è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?</strong></h2>
<p>Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di <strong>Peter Sagan</strong>, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica <strong>Parigi-Roubaix</strong>, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.</p>
<h2><strong>Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?</strong></h2>
<p><strong> </strong>Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il <strong>contesto sociale</strong>, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che <strong>Sandro Donati</strong>, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far<strong> firmare una carta d’impegno etico</strong> non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.</p>
<h2><strong>Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?</strong></h2>
<p>E’ molto difficile perché il doping è stato “<strong>normalizzato</strong>” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà <strong>molto difficile avere un sport pulito</strong> in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Francesca Baroni intervista esclusiva per ciclonews</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/francesca-baroni-intervista-esclusiva-ciclonews/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 14:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Baroni]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Basso]]></category>
		<category><![CDATA[Pauline Ferrand-Prévot]]></category>
		<category><![CDATA[peter Sagan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesca Baroni intervista con la giovane atleta toscana Francesca Baroni intervista con l’atleta della Selle Italia – Guerciotti –Elite talento del ciclocross italiano under 23 e</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/francesca-baroni-intervista-esclusiva-ciclonews/">Francesca Baroni intervista esclusiva per ciclonews</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Francesca Baroni intervista con la giovane atleta toscana</h1>
<h2><em>Francesca Baroni intervista con l&#8217;atleta della Selle Italia – Guerciotti –Elite talento del ciclocross italiano under 23 e della categoria Elite</em></h2>
<figure id="attachment_7411" aria-describedby="caption-attachment-7411" style="width: 313px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7411" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/04/francesca-baroni.jpg" alt="Francesca Baroni" width="313" height="306" /><figcaption id="caption-attachment-7411" class="wp-caption-text">Francesca Baroni</figcaption></figure>
<p><strong>Francesca Baroni</strong>, intervista con l&#8217;atleta toscana di Bozzano, una frazione della ridente Massarosa, talento del ciclismo italiano. Talento del ciclocross tricolore, in forza al team <strong>SelleItalia-Guerciotti-Elite</strong> e al <strong>Vallerbike ASD</strong>, sta ottenendo ottimi risultati nella categoria Under23 (Francy è una classe 1999).</p>
<h2><strong>Ciao Francesca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">La mia passione per il ciclismo nasce grazie a Ivan Basso (e lui lo sa!). All’età di 6 anni guardando la TV mi accorsi di un ciclista che stava vincendo il Giro d’Italia e mi “innamorai” di lui, era Ivan Basso!!! Per mia fortuna l’ho conosciuto subito anche personalmente, il primo incontro è stato molto emozionante e da allora continuiamo ogni tanto a sentirci e a vederci, è sempre molto disponibile con me.<br />
Da quel giorno ho scelto la bici come compagna di vita, anno dopo anno ho sempre continuato senza mai mollare ed eccomi al primo anno di Elite per la strada ed al primo di U23 per il fuoristrada.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Penso la abbia influenzato molto, sicuramente mi ha dato delle regole e i sacrifici sono stati e sono tuttora tanti. Si deve sempre stare attenti a quello che si mangia, la sera a letto presto, nel weekend ci sono le gare.  Ma visto che ormai sono 12 anni che pedalo non riesco ad immaginarmi come potrebbe essere stata la mia adolescenza senza bici!</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?</strong></h2>
<p>La cosa più importante che ho imparato è quella di “non mollare mai fino alla fine!” e questo mi servirà sicuramente anche nella vita! Poi, come già detto prima, quello di avere delle regole come l’attenzione, la precisione, la puntualità e per ultimo ma non meno importante, il costante contatto con altre persone che spesso da avversarie si trasformano a fine gara in vere e proprie compagnie ed amicizie…</p>
<h2><strong>C’è una corsa che Francesca Baroni ricorda con particolare piacere?</strong></h2>
<p>Sicuramente il Campionato Italiano di Ciclocross del 2016 a Monte Prat in Friuli quando ho vinto la mia prima maglia tricolore da Juniores al primo anno, una emozione indescrivibile che non potrò mai dimenticare…</p>
<h2><strong> C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Come già detto in precedenza<strong> Ivan Basso</strong>! Attualmente sono una fan sfegatata di <strong>Peter Sagan</strong> che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere anche personalmente, è proprio un “matto” e persone come lui non fanno altro che bene al ciclismo!</p>
<p style="font-weight: 400;">A livello femminile ammiro molto <strong>Pauline Ferrand-Prévot</strong> capace di vincere 3 mondiali nello stesso anno in discipline diverse, anche per me è molto importante e fondamentale la multidisciplinarietà,</p>
<h2><strong>Cosa fa Francesca Baroni nel tempo libero?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">A dire il vero di tempo libero ne ho veramente poco! Tra la bici e lo studio sono sempre molto impegnata ma quel poco di tempo che mi rimane lo passo sui social al cellulare, guardo un po’ di TV e leggo qualche libro e, molto importante, cerco sempre di riposare e recuperare un po’ di energie</p>
<h2><strong>Come ti trovi nel team?</strong></h2>
<p>Attualmente corro con la <strong>Vallerbike ASD</strong> di Empoli, con loro pratico sia strada che mountain-bike, lo ripeto, io credo molto nella multidisciplinarietà anche se purtroppo in Italia non è facile da praticare. Per il ciclocross sono legata alla <strong>SelleItalia-Guerciotti-Elite</strong>, top team italiano, non potevo chiedere di più, è sempre stato il mio sogno correre per loro… Con entrambi i teams mi trovo molto bene e cerco di ripagare la fiducia che hanno nei miei confronti con il massimo impegno e, spero, con qualche bel risultato!</p>
<h2><strong>Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Francesca Baroni?</strong></h2>
<p>Io ce la metterò sempre tutta, questo è sicuro!!! Vedremo strada facendo, quest’anno è molto duro e difficile visto che sono al primo anno U23 (già Elite per la strada!).<br />
L’inizio stagione con il Ciclocross non è andato male e per adesso anche in MTB credo che me la stia cavando. Su strada le gare un po’ più importanti cominciano adesso. Vedremo, ma la gara più importante e dura di quest’anno penso di averla a fine Giugno quando dovrò affrontare gli esami di maturità, ma anche li arriverò al “Traguardo”</p>
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		<title>Sofia Frometa intervista esclusiva</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/sofia-frometa-intervista-esclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Paternoster]]></category>
		<category><![CDATA[Team Alè Cipollini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ciclonews.biz/?p=7178</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews con l’atleta bolzanina classe 1999 in forza al Team Alè Cipollini proveniente dalla formazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/sofia-frometa-intervista-esclusiva/">Sofia Frometa intervista esclusiva</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews</h1>
<h2><em>Sofia Frometa intervista esclusiva per ciclonews con l&#8217;atleta bolzanina classe 1999 in forza al Team Alè Cipollini proveniente dalla formazione juniores GS Mendelspeck</em></h2>
<figure id="attachment_7179" aria-describedby="caption-attachment-7179" style="width: 466px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7179" title="Sofia Frometa" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/04/Sofia-Frometa.jpg" alt="Sofia Frometa" width="466" height="466" /><figcaption id="caption-attachment-7179" class="wp-caption-text">Sofia Frometa</figcaption></figure>
<p><strong>Sofia Frometa</strong> giovanissima atleta del <strong>Team Alè Cipollini</strong> è una delle speranze del ciclismo azzurro, si divide tra pista e strada e sta ritagliandosi un ruolo sempre più importante nel mondo del ciclismo rosa italiano. <strong>Sofia Nilda Frometa Leonard</strong>  è stata nostra ospite per una simpatica intervista.</p>
<h2><strong>Sofia, grazie di aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?</strong></h2>
<p>Ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio che mi dedicata. Ho iniziato con il Mountain bike con la <strong>Rewel Team,</strong> squadra di Bolzano, purtroppo ho corso per loro soltanto 2 stagioni, G4 e G5, poiché ha dovuto chiudere per questioni finanziare. Sono passata su strada da G6 con il <strong>GS Mendelspeck</strong>; dove ho coltivato la mia passione per questo bellissimo sport. La categoria “junior”  mi ha aperto gli occhi facendomi capire che nonostante sia un mondo difficile, quello del ciclismo, è un mondo che mi attrae e mi fa sentire realizzata.</p>
<h2><strong> Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?</strong></h2>
<p>Si è vero! Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno.  Devo dire che in diversi casi la mia adolescenza è stata influenzata, perché appunto il ciclismo è uno sport che ti limita nello svolgere una vita di un normale ragazzo. Di mio, sono riuscita a ritagliarmi del tempo libero da passare insieme ai miei amici a divertirmi, o praticare altri hobby come la chitarra.</p>
<h2><strong> Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?</strong></h2>
<p>Questa attività non è da considerare solo come un semplice sport, ma dal mio punto di vista, una scuola di vita, un mezzo che può aiutare fin da giovani, a comprendere, nel suo piccolo come funziona il mondo del lavoro, ma anche soprattutto la vita. Vorrei far comprendere  come un modesto sport, ad esempio il ciclismo, possa trasmettere a chi lo pratica ideali semplici, ma al tempo stesso essenziali e importanti, quali: sacrificio, umiltà, equità tra le persone, dedizione a ciò che si è scelto, ma anche il sapersi mettere in gioco, il coraggio, per arrivare a compiere lo scopo prefissatosi.</p>
<h2><strong>C’è una corsa che Sofia Frometa ricorda con particolare piacere?</strong></h2>
<p>La mi prima vittoria a Cles, da esordiente primo anno, contentissima non soltanto per aver vinto ma anche perché sono riuscita a battere in volata<a href="http://www.ciclonews.biz/intervista-a-letizia-paternoster/"><strong> Letizia Paternoster</strong></a> che allora era campionessa italiana.</p>
<h2><strong>C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?</strong></h2>
<p>Michele Scarponi è sempre stato un esempio per me, la dedizione con cui affrontava le gare pur non essendo il vero protagonista, mi ha sempre colpito e quando sapeva di potere essere lui il vincitore della gara lo dimostrava. Lo porterò sempre nel mio cuore!!</p>
<h2><strong>Cosa ti piace fare nel tempo libero? </strong></h2>
<p>Il tempo libero tra allenamenti e corse è sempre poco e lo dedico alla scuola, dato che sono all’ultimo anno di superiori e ho da affrontare la maturità. Se mi avanza del tempo esco con amici.</p>
<h2><strong>Come ti trovi nel team?</strong></h2>
<p>Nel team mi trovo benissimo, le ragazze sono tutte simpaticissime e davvero brave. Devo dire che anche lo staff è molto preparato e disponibile, mi trovo veramente benissimo nella squadra.</p>
<h2><strong>Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Sofia Frometa per il 2018?</strong></h2>
<p>I miei obiettivi professionali per questo 2018 sono quello anzitutto di mettermi a disposizione della squadra per ottenere risultati di gruppo e poi voglio migliorare quotidianamente, sono giovane e ho tanto da imparare dalle mia colleghe.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Riccardo Clementi autore di Un Pirata in Cielo</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/riccardo-clementi-intervista-autore-un-pirata-cielo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 15:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Alpe d’Huez]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Chiappucci]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Bugno]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna di Campiglio]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pantani]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Clementi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ciclonews.biz/?p=7053</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riccardo Clementi intervista con l’autore dello splendido libro su Marco Pantani Riccardo Clementi intervista all’autore di Un Pirata in Cielo uno splendido libro che ripercorre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/riccardo-clementi-intervista-autore-un-pirata-cielo/">Riccardo Clementi autore di Un Pirata in Cielo</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">Riccardo Clementi intervista con l&#8217;autore dello splendido libro su Marco Pantani</h1>
<h2><em>Riccardo Clementi intervista all&#8217;autore di Un Pirata in Cielo uno splendido libro che ripercorre le vittorie di Marco Pantani</em></h2>
<figure id="attachment_7054" aria-describedby="caption-attachment-7054" style="width: 522px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7054" title="Riccardo Clementi" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/03/riccardo-clementi.jpg" alt="Riccardo Clementi" width="522" height="571" /><figcaption id="caption-attachment-7054" class="wp-caption-text">Riccardo Clementi</figcaption></figure>
<p>Riccardo Clementi, nato il 27 dicembre 1982 a Fiesole e vive a Pontassieve, è un giovane giornalista amate di ciclismo e di Marco Pantani. Di recente ha scritto uno splendido libro che ripercorre le vittorie del Pirata <a href="http://www.ciclonews.biz/un-pirata-cielo-recensione-del-libro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di cui vi abbiamo proposto la nostra recensione.</a></p>
<h2><strong>Ciao Riccardo, grazie per la questa intervista, ci racconti come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani?</strong></h2>
<p>Ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio che mi concedete. Come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani? Quando Pantani esordì nei professionisti, avevo 11 anni. Già dalle prime vittorie rimasi affascinato da quel ragazzo piccolo e agile che in sella alla bici volava leggiadro verso le vette, facendo il vuoto dietro di sé. Un amore che da tifoso mi ha accompagnato fino alla tragica morte di Marco e e che è rimasto intatto anche dopo. Crescendo, sono diventato giornalista e ho maturato l’idea che, attraverso gli strumenti della mia professione, fosse giusto rendere onore a un campione fuori dal normale, capace di regalare emozioni indescrivibili a milioni di sportivi. Qualche mese fa l’idea è diventata progetto e, grazie alla disponibilità e all’attenzione dell’editore Gianluca Iuorio di Urbone Publishing, ho potuto concretizzarla.</p>
<h2><strong>Il 14, numero ricorrente nella vita del Pirata, quale delle 14 vittorie che hai raccontato ti resta più nel cuore?</strong></h2>
<p>Il libro ruota tutto in intorno al numero 14. 14 come il numero di tappa della prima vittoria al Giro ‘94, 14 come i successi di tappa in solitario prima del 5 giugno 1999, 14 come il giorno di San Valentino in cui Pantani se n’è andato per sempre, 14 come gli anni che in questo 2018 sono trascorsi da quel triste giorno del 2004. Potremmo dire anche 14 come le tappe di una sorta di via Crucis umana e laica alla ricerca di un infinito che l’anima sensibile e combattuta di Pantani ha cercato ed annusato in terra, lassù sulle sue montagne, ma che forse non è riuscito a trovare. In questo viaggio più unico che raro, sportivo ma anche umano, ognuna delle 14 vittorie di tappa è nel mio cuore di tifoso e oggi, per altri aspetti, anche di giornalista. Certo, se pensiamo a <strong>Plan di Montecampione</strong>, che gli consegnò il Giro ‘98, o alle Deux Alpes, dove nello stesso anno conquistò la storica maglia gialla che portò fino a Parigi, ma anche all’incredibile rimonta di Oropa nel ‘99, proviamo brividi forse più acuti. Ma, lo ripeto, ogni vittoria di tappa, dalle prime di Merano e Aprica passando per <strong>Guzet-Neige</strong>, l’<strong>Alpe d’Huez</strong> e <strong>Morzine</strong> fino a <span style="color: #000000;"><b>Madonna di Campiglio</b></span>, rivela qualcosa di nuovo e di diverso su Pantani ed è bello rivederle una alla volta, assaporarle, rivisitarle per scoprire l’uomo e il campione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong> La storia di Marco è un esempio di come i media abbiano “usato” e poi gettato il Pirata e in generale le star dello sport?</strong></h2>
<p>Credo che la realtà sia più complessa, nel senso che quando avvengono queste cose non c’è mai un solo soggetto ad innescare un meccanismo. Ciò che è accaduto a Pantani è molto strano è ancora oggi per certi aspetti misterioso, da queste vicende sono nati processi mediatici ma non solo. Qualcosa si è rotto nella testa di Marco, perché lui si sentiva “fregato” e non riusciva a dimostrarlo. Non solo nel mainstream mediatico ma anche nel suo mondo e tra la gente. E anche se in tanti continuavano ancora ad amarlo, lui non era capace di superare questa umiliazione da cui si sentiva schiacciato. Credo sia andata più o meno così, ma la vicenda umana è così delicata e degna di rispetto che non mi pronuncio oltre. Nel libro, infatti, ho cercato proprio di attenermi ai fatti sportivi, ovviamente commentandoli, senza però avventurarmi lungo i pendii dei giudizi.</p>
<h2><strong>C’è quella sua famosa frase in cui Marco Pantani disse: “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia. Che idea ti sei fatto di questa affermazione</strong></h2>
<p>Un’idea meravigliosa, un concetto che fa capire che nell’andare in bicicletta di Marco Pantani c’è del filosofico. Una battaglia interiore. Un dialogo profondo tra l’uomo e il creato. Era questo, oltre alle sue ineguagliabili doti atletiche, che rendeva Pantani così speciale e diverso dagli altri.</p>
<h2><strong>Marco è stato un fenomeno mediatico del ciclismo, pensi che in futuro ci possa essere un altro ciclista in grado di appassionare a tal modo il pubblico?</strong></h2>
<p>Nello sport può accadere di tutto e quando meno ci si aspetta. In questa epoca credo però che sia difficile rivedere uno come Marco Pantani.</p>
<h2><strong> Che rapporto hai con lo sport e come è nata la tua passione per il ciclismo?</strong></h2>
<p>Ho un bel rapporto con lo sport, perché lo sport è vita, passione, gioia. Spesso noi umani proviamo a rovinarlo, ma lui, lo sport, continua ad essere elemento di unità, di dialogo e di incontro tra bambini e popoli. Ho praticato calcio fin da piccolo, sono tifoso della Juventus anche se risiedo in terra fiorentina e su questa storia ho scritto pure un libro nel tentativo di sdrammatizzare una rivalità che dovrebbe essere solo sportiva. Ma, oltre al calcio, ho sempre amato il ciclismo, il basket, il tennis, l’atletica, un po’ tutto insomma. Quando vidi Pantani fare quei numeri in bici, chiesi a mio babbo di regalarmi una bicicletta da corsa e lui esaudì il mio desiderio. Da lì sono sempre andato in bici per passione con i miei amici per i nostri colli della Valdisieve, in provincia di Firenze, dove vivo. Nell’estate 2004 con il mio amico Daniele abbiamo pedalato fino alla tomba di Pantani, poi fino a Santiago De Compostela e l’anno dopo siamo arrivati a Colonia per la<strong> Giornata Mondiale della Gioventù</strong>. Sono state bellissime esperienze di vita, che hanno segnato la mia giovinezza e la mia crescita e su cui ho scritto anche due piccoli libri “Quando una pedalata ti cambia la vita &#8211; Due pontassievesi in sella verso Santiago” e “Noi. Pellegrini del nuovo millennio &#8211; Due pontassievesi in sella verso Colonia”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>C’è un altro ciclista a cui Riccardo Clementi dedicherebbe una sua nuova opera?</strong></h2>
<p>Da piccolo ho tifato anche <strong>Gianni Bugno</strong> e <strong>Claudio Chiappucci</strong>, oggi provo grande ammirazione per Vincenzo  Nibali, campione vero. Ma no, non riuscirei a fare opere per nessun altro. Solo per Pantani sono stato in grado di trascorrere notti a studiare e a scrivere.</p>
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		<item>
		<title>Nadia Quagliotto intervista esclusiva</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/nadia-quagliotto-intervista-esclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 16:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Quagliotto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nadia Quagliotto intervista esclusiva per ciclonews Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta classe 1997 nata a Montebelluna che difende i colori della GS Top</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/nadia-quagliotto-intervista-esclusiva/">Nadia Quagliotto intervista esclusiva</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Nadia Quagliotto intervista esclusiva per ciclonews</h1>
<h2><em>Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta classe 1997 nata a Montebelluna che difende i colori della GS Top Girls Fassa Bortolo</em></h2>
<figure id="attachment_6959" aria-describedby="caption-attachment-6959" style="width: 476px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-6959" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/03/nadia-quagliotto-intervista.jpg" alt="Nadia Quagliotto intervista esclusiva" width="476" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-6959" class="wp-caption-text">Nadia Quagliotto intervista esclusiva</figcaption></figure>
<p><strong>Nadia Quagliotto intervista</strong> con la giovane atleta della Top Girl Fassa Bortolo, una delle speranze del ciclismo rosa italiano.</p>
<h2><strong>Ciao Nadia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?</strong></h2>
<p>Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate.  Da bambina, quando avevo 5 anni, un Natale mi venne regalata una bicicletta da ciclismo, molto bella che usavo, però esclusivamente per giocare.  Ho iniziato a praticare il nuoto e per un periodo ho fatto anche agonismo ma devo ammettere che non trovato le soddisfazioni necessarie per impegnarmi in quello sport. All&#8217;età di dieci anni quasi per caso ho iniziato a praticare il ciclismo ed è stato vero amore.</p>
<h2><strong>Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?</strong></h2>
<p>Devo ammettere che il ciclismo ha effettivamente influenzato tanto la mia vita soprattutto durante il periodo scolastico , mi è risultato molto difficile far coincidere scuola e ciclismo particolarmente durante il periodo invernale in cui le giornate erano corte e la scuola lontana da casa ma grazie all&#8217;aiuto dei miei genitori il tutto è risultato meno complicato. Ad ogni modo rifarei tutte le scelte che ho fatto perché il mio impegno è stato ampiamente ripagato dalle soddisfazioni quotidiane che questo sport mi ha regalato.</p>
<h2><strong>Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?</strong></h2>
<p>Il ciclismo mi ha insegnato tanto e continua ad insegnarmi e continuo ad imparare molto .ad ogni allenamento e ad ogni corsa. Mi ha trasmesso etica al lavoro e capacità di collaborare con le altre ragazze del team, fare squadra e fare gruppo. Lo suggerirei a una ragazza perché potrebbe scoprire un mondo nuovo di cui non sa l&#8217;esistenza e ne rimarrebbe meravigliata</p>
<h2><strong> C’è una corsa che Nadia Quagliotto ricorda con particolare piacere?</strong></h2>
<p>Sicuramente la mia prima gara da G4 , ero talmente stanca che volevo cadere proprio dov’era parcheggiata l ambulanza nel lato della strada ma fortunatamente sono arrivata sana e salva all’arrivo. Uno sforzo che però mi ha regalato tanta gioia per essere stata in grado di terminare quella prova.</p>
<h2><strong>C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?</strong></h2>
<p>Beh sarà un po&#8217; banale, perché in tanti rispondono così, ma tra i ciclisti attuali stravedo per Peter Sagan, è un fenomeno in bicicletta ma anche lontano dai pedali. E&#8217; la rock star del ciclismo.</p>
<h2><strong>Cosa fa Nadia Quagliotto nel suo tempo libero?</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando ho del tempo libero adoro potermi ritrovare con le mie amiche. Da poco ho iniziato a seguire anche una squadra di Giovanissimi e quando riesco li  accompagno alle corsa con lo staff del team stiamo portando avanti un progetto per diffondere il ciclismo elle scuole elementari, un impegno importante ma che mi sta veramente dando soddisfazioni. Mi piace molto poter passare del tempo coi miei genitori oppure rilassarmi prendendo del tempo per me stessa.</p>
<h2><strong>Come ti trovi nel team?</strong></h2>
<p>Assolutamente bene, la fortuna del nostro gruppo è quella di essere composto da atlete che hanno tutte più o meno la stessa età, questo ci consente di fare gruppo e condividere la crescita quotidiana sia come atlete che come donne.</p>
<h2><strong> Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Nadia Quagliotto per il 2018?</strong></h2>
<p>Per il 2018 vedremo ! Per svariati motivi non sono partita molto bene ma la stagione è lunga quindi sono tranquilla e spero di togliermi qualche soddisfazione!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giorgia Fraiegari intervista esclusiva</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/giorgia-fraiegari-intervista-esclusiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 12:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Fraiegari]]></category>
		<category><![CDATA[Giro di Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgia Fraiegari intervista esclusiva per la redazione di ciclonews Giorgia Fraiegari intervista esclusiva con la nostra redazione in cui ci racconta il suo amore per</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/giorgia-fraiegari-intervista-esclusiva/">Giorgia Fraiegari intervista esclusiva</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Giorgia Fraiegari intervista esclusiva per la redazione di ciclonews</h1>
<h2><em>Giorgia Fraiegari intervista esclusiva con la nostra redazione in cui ci racconta il suo amore per la bicicletta, le amicizie nate nel gruppo con le nuove compagne</em></h2>
<figure id="attachment_6923" aria-describedby="caption-attachment-6923" style="width: 486px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6923" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/03/giorgia-freiegari-intervista.jpg" alt="Giorgia Fraiegari intervista" width="486" height="359" /><figcaption id="caption-attachment-6923" class="wp-caption-text">Giorgia Fraiegari intervista</figcaption></figure>
<p><strong>Giorgia Fraiegari</strong> <a href="http://www.ciclonews.biz/intervista-giorgia-fraiegari/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">già nostra ospite qualche mese fa </a>ci è venuta a trovare per raccontarci della sua esperienza nel nuovo team.</p>
<h2><strong>Ciao Giorgia, grazie per aver accettato la nostra intervista, nuova stagione, nuova squadra come è partita questa stagione.</strong></h2>
<p>Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio. Eh si stagione nuova e nuovo team. E&#8217; un bel gruppo tutto di atlete giovanissime con tanta voglia di imparare, ci sono tanti stimoli che fanno pensare ad un anno molto positivo.</p>
<h2><strong>Il ciclismo insegna a rialzarsi dopo le cadute. è solo un luogo comune?</strong></h2>
<p>Credo che se da una parte iniziare a praticare il ciclismo sia una scelta quasi insita nel DNA di una ragazza, dall&#8217;altro credo che questo sport abbia davvero una grande funzione formativa. Spesso si vedono ciclisti o cicliste che cado e incuranti del dolore riprendono la loro bicicletta e portano a termine una corsa, ecco questa idea va lentamente a diventare uno stile di vita nello sport e nella quotidianità, quindi non dire che non è per nulla un luogo comune.</p>
<h2><strong>Spesso il ciclismo rosa paga un po&#8217; in termini di visibilità rispetto ai colleghi maschi, che ne pensi.</strong></h2>
<p>Guarda uno dei valori più importanti che penso il ciclismo sia in grado di trasmettere è proprio quello dell&#8217;ugualianza e del merito, il messaggio di parità tra uomo e donna è una cosa molto importante e penso che in questo lo sport sia un ottimo veicolo del concetto. Noi ciclista ma posso dire tutte le sportive donne, stiamo molto attenti a mantenere ben alto questo concetto. Il ciclismo femminile italiano sta attraversando un ottimo periodo e confido che i media possano aumentare la visibilità delle nostre imprese sportive.</p>
<h2><b>Spesso di parla del ciclismo come di uno sport individuale ma non è cosi, hai un aneddoto sullo spirito di squadra?</b></h2>
<p>Beh si molti parlano del nostro sport come di uno sport individuale ma non è assolutamente cosi, ho un ricordo particolarmente importante che mi lega in modo emotivamente forte al Giro di Toscana, la corsa non è andata come immaginavamo, il risultato non è stato dei migliori ma proprio in quella occasione il riuscire a condividere con le mie colleghe e (soprattutto) amiche di team le emozioni, mi hanno fatto sentire davvero il senso di appartenenza, come in una famiglia.</p>
<h2></h2>
<h2><strong>In una precedente intervista ci avevi raccontato del bel rapporto con tuo padre, che ti ha ispirata nello scegliere il ciclismo, ci racconti qualcosa di lui?</strong></h2>
<p>Mio papà ha un carattere molto forte e deciso e per questo può accadere di scontrarci ma condividere con lui questa passione è sicuramente una cosa positiva e assolutamente speciale. A lui e a mia madre devo tutto quello che ho e quello che sono. Loro mi sono sempre venuti incontro per assecondare la mia passione e permettendomi di fare tante nuove esperienze.</p>
<h2></h2>
<h2><strong>Come ti trovi nel nuovo team?</strong></h2>
<p>In realtà dobbiamo ancora conoscerci bene, però per il momento mi sembrano veramente tutte delle brave persone, e le mie nuove compagne sono state molto carine alla prima gara di stagione. Mi sto trovando molto bene sia in allenamento che nel tempo libero, credo ci sia un buon feeling nel gruppo e questo si trasmette anche alle nuove atlete come la sottoscritta.</p>
<h2><strong>Come riesci a unire ciclismo e studio?</strong></h2>
<p>Non è semplice perché tra allenamenti e corse, ritiri e sessioni di palestra vi posso garantire che il tempo è davvero super pieno. Poi un po&#8217; di riposo ci vuole ma l&#8217;idea di continuare la mia carriera scolastica per me è basilare. Sono iscritta alla facoltà di Scienze Motorie e devo dire che la materia mi sta davvero entusiasmando, a volte riuscire a conciliare studio e sport può essere faticoso ma anche molto appagante.</p>
<h2><strong>Quali sono gli obiettivi per questo 2018 di Giorgia Fraiegari?</strong></h2>
<p>L&#8217;anno scorso verso fine stagione ho ottenuto diversi piazzamenti, quindi il mio obiettivo principale è sicuramente quello di far meglio. Ho un carattere abbastanza deciso, fin da piccola ho sempre avuto una tensione verso il miglioramento personale che probabilmente mi ha permesso di potermi confrontare con le migliori atlete al mondo. Mantengo sempre l&#8217;umiltà e la voglia di imparare e crescere e spero che questo 2018 possa consentirmi di tornare utile per le mie compagne di squadra e farmi fare un ulteriore passo in avanti.</p>
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		<title>Debora Silvestri intervista per ciclonews</title>
		<link>https://www.ciclonews.biz/debora-silvestri-intervista-ciclonews/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione - Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2018 17:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ciclonews.biz/?p=6875</guid>

					<description><![CDATA[<p>Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews con il giovane talento del ciclismo italiano che ci</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciclonews.biz/debora-silvestri-intervista-ciclonews/">Debora Silvestri intervista per ciclonews</a> proviene da <a href="https://www.ciclonews.biz">Ciclonews.biz</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews</h1>
<h2><em>Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews con il giovane talento del ciclismo italiano che ci racconta della sua passione per le due ruote</em></h2>
<figure id="attachment_6876" aria-describedby="caption-attachment-6876" style="width: 560px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6876" title="Debora Silvestri" src="http://www.ciclonews.biz/wp-content/uploads/2018/03/debora-silvestri.jpg" alt="Debora Silvestri" width="560" height="683" /><figcaption id="caption-attachment-6876" class="wp-caption-text">Debora Silvestri</figcaption></figure>
<p>Debora Silvestri intervista esclusiva con il giovane talento del ciclismo italiano in cui ci racconta di come è nata e come sta evolvendo la sua passione per il ciclismo. Debora ci ha raccontato dell&#8217;incontro fortuito col ciclismo su strada che fin da subito l&#8217;ha colpita diventando una passione veramente viscerale.</p>
<h2><strong>Ciao Debora, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? </strong></h2>
<p>Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Tutto è nato perché mio padre è un grande appassionato di ciclismo e fin da quando ero molto piccola uscivo in sua compagnia per delle passeggiate in bicicletta. Un giorno, durante una delle nostre gite, siamo arrivati in un luogo dove di stava allenando una squadra di ciclismo, ci siamo fermati ad osservarli e da li è partito il mio amore per il pedale. Ho guardato mio padre e gli ho detto: &#8220;voglio una bicicletta come quella&#8221;. Ero ancora piccola e mio padre mi ha suggerito di attendere ancora un anno. Fremevo dalla voglia di iniziare così quando sono salita in sella non ho più mollato. Ho iniziato da G1 e nel 2018 saranno 14 anni che corro in bicicletta.</p>
<h2><strong>Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ciclismo è uno sport che richiede tanto impegno e sacrificio e per un adolescente comporta tante piccole scelte che in parte vanno a influenzare questi anni: dallo stile di vita sano, a qualche rinuncia alle feste o ad uscire con gli amici perché magari ti devi allenare. Queste rinuncia in realtà non sono tali perché se ami una cosa poi nulla ti pesa.</p>
<h2><strong> Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare? </strong></h2>
<p>Una cosa è certa: il ciclismo è una scuola di vita, ti forma il carattere, ti educa ad essere indipendente. Capita spesso di dover essere lontano da casa, di doverti arrangiare o dover entrare in relazione con persone nuove e che non conosci. Lentamente capisci che il mondo del ciclismo è una seconda casa, una seconda famiglia da cui puoi imparare tante cose. Lo suggerirei ad una ragazza perché penso che il ciclismo sia uno di quei pochi sport che ti insegna e ti faccia diventare veramente una donna con la &#8220;D&#8221; maiuscola piena di valori e che si sa bastare da sola</p>
<h2><strong>C’è una corsa che Debora Silvestri ricorda con particolare piacere?</strong></h2>
<p>Si direi proprio  la prima volta che sono salita su una bicicletta da corsa con le tacchette. Ero un pò impacciata e facevo fatica a capire il meccanismo &#8220;agganciare-sganciare&#8221; ma dopo che avevo imparato non mi riuscivano più a fermare. Insomma una cosa che mi è entrata nel cuore e non la scorderò mai,</p>
<h2><strong>Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?</strong></h2>
<p>Nel tempo libero mi piace uscire con le mie amiche per negozi o anche solo al bar per scambiarci gli ultimi pettegolezzi, mi piace la musica e devo dire che ascolto un po&#8217; di tutto dal pop al rap ai cantanti italiani</p>
<h2><strong>Come si trova Debora Silvestri nel team?</strong></h2>
<p>Nel mio team mi trovo benissimo, oltre a condividere chilometri e chilometri ci divertiamo, siamo un gruppo unito e con grandi potenzialità, con loro non ci si annoia mai e le trasferte sono più che piacevoli da condividere</p>
<h2><strong> Quali sono i prossimi obiettivi professionali per il 2018?</strong></h2>
<p>I miei obbiettivi per questo 2018 sicuramente è migliorarmi, il salto di categoria si farà sentire ma io cercherò di essere pronta e a disposizione della squadra in ogni gara e perché no se capita mi leverò anche io qualche soddisfazione</p>
<p>&nbsp;</p>
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