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Nicola Toffali intervista esclusiva per Ciclonews

Redazione - Michele 13 Agosto 2017 4 min read

Nicola Toffali si racconta in questa intervista esclusiva per Ciclonews

Nicola Toffali, giovane veronese reduce dall’esperienza con il Team Roth con cui aveva in essere un contratto biennale (ma la formazione elvetica ha ridimensionato le proprie ambizioni) e ora in forza alla tedesca 0711/Cycling, ci racconta la sua storia da ciclista italiano all’estero.
0711
 è il prefisso telefonico di Stoccarda città di origine del team Continental tedesca continuazione dell’esperienza della Christina Jewelry e diretto dall’ex velocista Olaf Pollack.

Ciao Nicola, anzitutto grazie per l’entusiasmo con cui hai accettato l’intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

Grazie a voi per l’ospitalità è un vero piacere! Beh la passione per la bicicletta è nata nella mia infanzia. Mio padre, ex professionista, e successivamente direttore sportivo tra gli juniores/under mi ha “contagiato”. Fin da piccolissimo sono stato abituato a passare tempo sulle ammiraglie e a contatto con i ciclisti, non potevo che diventare un amante delle due ruote. Devo però dire che ho iniziato a correre non prestissimo in quanto fino alla terza media ho giocato a calcio, poi un bel giorno ho detto a mio padre: “mi fai provare la bicicletta?”, il suo sì ha segnato la mia vita, sono salito in bici e non sono più sceso.

Ciclismo vuol dire fatica e sacrificio, come ha influito praticare questa disciplina sul Nicola Toffali adolescente?

Devo ammettere che non è stato semplice abituarmi allo stile di vita da ciclista. Nei primi due anni è stato davvero difficile, era una grande sofferenza il fatto di  dover rinunciare il sabato sera con gli amici per dover correre il giorno dopo. Quando però sono passato tra gli Juniores ho compreso che il rinunciare “alle serate” non era una cosa fastidiosa ma era, anzi, funzionale al mio vero divertimento: correre in bici. Da quel momento non mi è più pesato nulla.

Hai partecipato a molte competizioni, hai qualche corsa che ricordi con più piacere?

Mah, diciamo che tutte le esperienze nel mondo professionistico mi sono rimaste impresse. Probabilmente il modo in cui sono strutturate, i media, le grandi squadre. Perciò più che parlare di qualche competizione, direi la totalità delle corse professionistiche.

Si parla di fuga di cervelli, possiamo definire la tua “fuga delle gambe”, ti sei accasato alla 0711 Cycling dopo l’esperienza al team Roth come valuti la necessità di dover “emigrare” per correre? Io penso sia una opportunità di crescita anche personale, che ne dici?

Emigrare non è mai facile, per me è una soluzione indolore, per molti nostri connazionali è una scelta ben più dolorosa e sofferta, per me è stata ed è una bella opportunità. Correre all’estero, indubbiamente, aumenta di non poco il bagaglio dell’esperienza in bicicletta, impari lingue, conosci usi e costumi diversi, stili di vita nuovi. Quando si corre con corridori di altre nazioni, si impara molto. È “dura” delle volte, non avere appresso grandi punti di riferimento come amici o la famiglia, ma io penso sia importante per un corridore vedere realtà diverse come quelle straniere.
E sicuramente, dici bene, c’è una grande crescita anche fuori dalla bici… “Si impara a stare al mondo”. In tutti i sensi!

Passare Pro non è mai semplice, quali difficoltà hai incontrato e quanto sono servite per formare il tuo carattere?

La cosa che mi ha stupito di più è quanto si va forte, tra i professionisti e l’alto livello che ormai sta uniformando la categoria. Questo, sicuramente, mi ha aiutato e tuttora mi sta aiutando a capire i miei errori e le mie lacune, anche in questo verso le mie due esperienze in team non italiani hanno accresciuto ed accelerato il mio percorso di crescita umana e professionale.

Cosa piace fare a Nicola Toffali nel tempo libero?

Quando corri in bicicletta il tempo libero è davvero poco ma quando sono lontano dalle corse vivo una vita molto normale, una cosa molto semplice ma che adoro è andare a fare la spesa, sembra una banalità ma quando sei spesso in giro anche le cose di tutti i giorni finiscono per mancarti. Parlando di attività più “ludiche” mi piace rilassarmi ascoltando musica o guardando film in tv o video su internet.

Hai qualche ciclista del passato che ti ha ispirato?

A questa domanda ti rispondo molto facilmente: Fabian Cancellara, oltre ad essere un grandissimo campione è stato ed è una persona fantastica, umile a discapito di tutto quello che ha vinto nella sua sfolgorante carriera.

Quali sono le tue doti principali in sella?

Sto lavorando molto per migliorarmi in tanti aspetti ma se devo dire una mia caratteristica principale direi “la sparata” mi considero un finisseur, voglio migliorare tanto e sfruttare questa mia dote.

Quali sono gli obiettivi professionali di Nicola Toffali?

Sarà banale ma ho il sogno nel cassetto di riuscire a trovare un contratto con una squadra del World Tour, riuscire a restare a quel livello, magari riuscire a ritagliarmi una buona carriera al piano di sopra. Sarebbe davvero una bella soddisfazione ed una sfida che mi sento pronto ad affrontare.

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Tags: Nicola Toffali

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