Fabio Casartelli ciclista comasco, la storia

Fabio Casartelli (fonte Wikipedia)

Fabio Casartelli, campione olimpico a Barcellona 1992, muore il 18 luglio 1995 nella discesa del Col de Portet d’Aspet

Fabio Casartelli nasce a Como il 16 agosto 1970 ed inizia a praticare il ciclismo a soli 9 anni seguendo il  padre Sergio ex corridore dilettante. Sono diversi i successi nelle categorie giovanili e tra i dilettanti nel ’90 Fabio conquista la Vuelta a Costa Rica e l’anno successivo il comasco conquista il G.P. Comunità di Capodarco, la Montecarlo-Alassio  ed il Trofeo Taschini.

Nel 1992 Fabio parte subito forte conquistando, a febbraio, nel giro di due giorni, la Montecarlo-Alassio ed il G.P. di Diano Marina. A marzo arriva il successo al Trofeo ZSSD.

Fabio Casartelli, campione olimpico a Barcellona 1992

Fabio Casartelli viene selezionato per i Giochi Olimpici di Barcellona 1992 andando a giocarsi il successo nelle battute finali della prova in linea. Un rettilineo leggermente in salita, solo tre ciclisti all’arrivo, una maglia celeste chiaro davanti, le braccia alzate al cielo, al cielo bollente del primo pomeriggio della Catalogna. Fa caldissimo in Italia, ancor di più a Barcellona ma la gioia è grande. Fabio esulta sul podio, l’Italia esulta davanti alla tv, in spiaggia o in casa rintanati dalla canicola di quel 2 agosto poco importa. Fabio ha vinto  con una volata possente, indiscutibile. L’hanno vinta anche i due compagni di squadra di Fabio Casartelli, Mirco Gualdi e Davide Rebellin. Loro erano dati favoriti, loro erano quelli marcati da tedeschi e francesi ma Fabio è stato lesto per prendersi la gloria dell’alloro olimpico.

Nel 1993 Casartelli approda tra i professionisti con la prestigiosa Ariostea con cui ad aprile conquista una tappa alla  Settimana Ciclistica Bergamasca ed è 35esimo all’Amstel Gold Race. A maggio è al via del Giro d’Italia dove coglie un quinto e due sesti posti di tappa.

L’anno successivo il comasco veste i colori della ZG Mobili, non è una stagione semplice per Casartelli che, come miglior risultato, ottiene un quindicesimo posto al Giro di Toscana.

Nel 1995 Fabio Casartelli passa alla formazione americana Motorola con cui a marzo ottiene un terzo posto di tappa alla Vuelta Ciclista a Murcia sul traguardo di Cieza alle spalle di Adriano Baffi e Mauro Radaelli. A giugno è quinto di tappa al Critérium du Dauphiné Libére sull’arrivo di Gap e al Tour de Suisse è terzo nella sesta tappa da Appenzell a Zug venendo schierato al via del Tour de France accanto al talento statunitense Lance Armstrong.

Fabio Casartelli: 18 luglio 1995, la tragedia al Portet d’Aspet

Fa caldissimo anche oggi, una tappa impegnativa tante salite e tante discese. Il gruppo scollina dal Col de Portet d’Aspet, si lancia nella discesa verso Ger-de-Boutx. In quegli anni i caschi sono leggeri e nemmeno obbligatori ma si va giù, come sempre, come oggi a velocità folli. 60 km/h spingi! 70 km/h dai che facciamo il buco, 80 km/h ti sembra di volare.

C’è una curva, il gruppo sbanda. Dante Rezze finisce diritto giù nella scarpata, il nostro Perini, Museeuw e Breukink  cadono, si rialzano, tutto ok. Baldinger resta a terra, forse si è rotto qualcosa. Passano le ammiraglie. Passa la moto della tv.

Un momento, c’è una maglia della Motorola. Fabio picchia la testa, dalla parte sinistra, contro un blocco di cemento che limita la strada. Fabio non ha il casco (maledetto regolamento che non lo impone!). Fabio rimane immobile.

Davanti alla tv gli appassionati sono immobili col sangue che è di ghiaccio. Già il sangue, il sangue colora l’asfalto. Il dottor Porte, medico del Tour, si accorge che Fabio ha perso conoscenza, ma il cuore batte ancora. Sono le 11.50 circa di una mattina come altre che non sarà come le altre.

Alle 12.00 circa Fabio è già sull’elicottero del servizio medico: direzione Tarbes. Nei quindici minuti di volo il suo cuore si ferma tre volte. Gerard Nicolet  e l’infermiera Patricia Leclerc lo riportano tre volte alla vita. La vita di un giovane non può finire li, no!

Uno, due, tre non si sa quanti tentativi con violenti massaggi cardiaci e 20 fiale di adrenalina. La vita a volte è cosi resistente a volte no.

“La situazione è apparsa subito disperata – racconterà Nicolet – ma sinceramente ho sempre sperato si salvasse. Ricordo il suo volto gonfio, il sangue che perdeva. Non riuscivo a definire l’entità del trauma cranico ma ricordo il suo cuore che non mollava, reagiva alle sollecitazioni, il ritmo si regolarizzava, la ventilazione tornava”

Fabio entra nel pronto soccorso. Coma profondo irreversibile è la prima diagnosi. Ma nessuno vuole che sia irreversibile, lotta Fabio e lottano i medici. Lottano per oltre due ore. Arriva il medico della Motorola. Fabio ha fratture dappertutto, l’osso parietale sfondato. La situazione peggiora. Un’ora di massaggio cardiaco e nove litri di sangue provano a recuperare la vita di Fabio. I medici le provano tutte. I medici vogliono portarlo a Bordeaux, li sono più attrezzati. Provano a spostare Fabio ma a ogni movimento il cuore si ferma, la vita vuole andare via.

Fabio se ne va alle 14.00 circa. Esce un comunicato che è una pugnalata nel cuore degli appassionati. Il medico legale non ritiene opportuna l’autopsia. A casa, in Italia la moglie di Fabio, Annalisa, è con il piccolo Marco di qualche mese, figlio dei due giovani innamorati.

Il medico della Motorola non sa ancora nulla della morte di Fabio, è al telefono con la moglie del ragazzo.

“Annalisa la situazione è gravissima ma sono qui, stai tranquilla ci penso io…” dalla sala dell’ospedale arriva la notizia. “Passami mamma Rosetta…”.

Fabio è morto e il dolore taglia l’animo di tutti.

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