Albo Balasso ciclista veneto, la storia

Albo Balasso

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Albo Balasso ciclista veneto ottimo tra i dilettanti ma sfortunato nella sua apparizione tra i professionisti durata solamente due stagioni

Aldo Balasso nasce a Montecchio Precalcino, in provincia di Vicenza, l’1 marzo 1942. La famiglia di Aldo è di umili origini, il padre fa il contadino e la mamma fa crescere cinque figlie ed una figlia di cui lui è il minore. Balasso si divide tra scuola e campi in cui tutti devono dare una mano.

La prima bici di famiglia fu acquistata dal maggiore dei fratelli Balasso e quando la bicicletta è libera è Aldo, con l’ok del padre, a poterla usare.

A 16 anni, Balasso si reca, con il compaesano Luigi Roncaglia, a Mantova da Spartaco Boselliper ottenere la prima tessera di corridore con la Ozo Learco Guerra.

Dopo le categorie giovanili, Aldo passa dilettante mettendo in luce qualità decisamente interessanti. Nel 1965 viene selezionato per i Campionati del Mondo di categoria di San Sebastian e l’anno seguente il vicentino è terzo al Trofeo Comune di Piadena e quarto al Giro delle Provincie del Lazio venendo nuovamente chiamato per i mondiale del Nurburgring.

Nel 1967 Aldo conquista una tappa e la classifica finale del Giro del Piemonte ed è secondo alla Coppa Ardigò e terzo alla Milano-Rapallo. L’anno seguente conquista la vittoria nel G.P. di Roncolevà ed è secondo nella Coppa Calze Santagostino. Aldo deve prendere parte ai Giochi di Città del Messico 1968, viene mandato in Messico per abituarsi all’altura ma venti giorni prima della gara si ammala e deve saltare l’appuntamento a cinque cerchi.

Le sue qualità balzano agli occhi dei professionisti accasandosi alla Sagit sotto la guida di Lodovico Lissoni per la stagione 1969 ottenendo il terzo posto al Giro delle Tre Provincie ed il dodicesimo posto alla Coppa Placci.

Al via del Giro d’Italia 1969, nella seconda tappa da Brescia a Mirandola va in fuga con Bitossi, Paolini, Ritter, De Rosso e la maglia rosa Polidori. Aldo ai meno cinque chilometri dall’arrivo prova il contrattacco solitario. Guadagna secondi e le gambe sembrano andare da sole, entra nei meno quattro chilometri e dietro paiono arrendersi ma poco dopo gli scoppia un tubolare, l’ammiraglia è lontana e la speranza viene annullata così come la sua fuga. Vince la tappa Davide Boifava e Aldo chiude tra gli ultimi di tappa con tanti rimpianti. La sfortuna prosegue nelle successive tappe e, quando è secondo nella classifica dei giovani, è costretto al ritiro da problemi intestinali.

Balasso è poi vittima di un incidente in allenamento in cui riporta lo spostamento di una vertebra che tocca il nervo sciatico che genera problemi di circolazione e dolori costanti. Aldo viene visitato da medici e “santoni” ma l’unica soluzione pare quella di fermarsi e mettere un busto per due anni soluzione non percorribile.

Balasso nel 1970 coglie un nono posto di tappa al Giro d’Italia e l’undicesimo al Giro delle Tre Provincie ma a fine stagione molla il ciclismo.