Team Sky-Giro finalmente il tabù sarà sfatato?

Team Sky-Giro, dopo 5 anni si sfata il tabù?

Team Sky-Giro un tabù da sfatare dopo 5 anni con i tentativi infruttuosi di Wiggins, Landa, Porte e Thomas, ci voleva Chris Froome per battere la maledizione?

Team Sky-Giro

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Team Sky-Giro questo matrimonio s’ha da fare? Parliamoci chiaro, tutti quando venne annunciata la presenza di Chris Froome abbiamo pensato che finalmente la squadra britannica sarebbe stata in grado di vincere il Giro d’Italia. Parliamoci ancora più chiaro giovedì sera quasi nessuno avrebbe scommesso un euro sulla vittoria del kenyano bianco alla corsa rosa e per il Team Sky si frofilava l’impossibilità di sfatare il Tabù-Giro.

Ci hanno provato in tanti nei 5 anni di esistenza della temibile formazione britannica. Il primo a calare nello stivale con i galloni del capitano e i favori dei pronostici fu Sir. Bradley Wiggins già vincitore alle Olimpiadi e al Tour de France. Per Wiggo il giro fu come la Russia per Napoleone. Fu poi la volta di Richie Porte che partì bene ma crollo complice anche la squalifica per un cambio ruota irregolare. Poi ecco Mikel Landa che, complice una cena indigesta, naufragò miseramente. Lo scorso anno, altro giro altra corsa, ecco Geraint Thomas che cadde violentemente dopo 12 tappe. Insomma solo un miracolo poteva fare uscire la Sky dalle paludi del bel paese, un miracolo o forse il corridore più forte (e più chiacchierato del momento) alias Chris Froome from South Africa.

Froome, abbiamo imparato a conoscerlo, è metodico, serio, non lascia nulla al caso. Nell’inverno ha macinato chilometri su chilometri spinto anche dalla rabbia per la positività al salbutamolo. In un team molto attento ai dettagli ecco che l’Inglese aveva pianificato tutto: arrivare a Gerusalemme un po a corto di preparazione per esplodere tornante dopo tornante e arrivare a Roma di rosa vestito. Manca ancora una tappa di montagna ma la prova di Chis ha strabiliato anche i suoi più grandi detrattori.

Se da una parte il Team Sky è solito calcolare ogni dettagli scrupolosamente, poco prevedibile era la caduta in ricognizione prima della crono di Gerusalemme o quella durante un tratto di salita nei primi giorni di corsa. Questi due accadimenti e la condizione ancora da arrivare avevano creato una dicotomia tra le aspettative degli addetti ai lavori e i risultati che Chris Froome stava ottenendo.

Quando Froome ha attaccato sullo Zoncolan tutti abbiamo pensato a un colpo di coda di un campione ferito che andava a vincere una tappa per “accontentarsi”. Invece nel Team Sky qualcosa bolliva in pentola. La tappa di ieri è stata preparata scientificamente, tutto studiato nei minimi dettagli. A ogni membro del team è stato affidato un compito: dai gragari che dovevano lavorare per il capitato ai DS ai massaggiatori fino agli autisti dei bus.

Un esempio della finalizzazione del piano sono stati gli uomini con pettorina sguinzagliati sul Colle delle FInestre laddove l’ammiraglia poteva restare indietro. Il team ha pensato a una task-force con uomini dotati di borracce, ruote, gilet per coprirsi e alimenti. Nicolas Portal ha coordinato gli uomini tutti dotati di radiolina per non sgarrare nemmeno di un centimetro.

Insomma Chris Froome è un fenomeno (anche discusso e attaccato dai tifosi) ma sicuramente gode di un team in cui la professionalità e l’organizzazione sono punto focale. Dopo tanti anni di attacchi vani, il kenyano bianco sembra indirizzato nel portare la prima maglia rosa oltre manica. Staremo a vedere.

 

 

 

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