Chiara Consonni: “qualcosa è cambiato”

Chiara Consonni: “Dalla mia prima vittoria World Tour qualcosa è cambiato”

 Chiara Consonni giovane ciclista bergamasca della Valcar – Travel & Service racconta la sua crescita professionale

Chiara Consonni

Chiara Consonni

Tutti amano Chiara Consonni. È come se – segretamente – chiunque, in cuor proprio, facesse il tifo per questa giovane bergamasca della Valcar – Travel & Service che si è affacciata alla scena mondiale con la sua esuberanza, il suo talento, ma soprattutto con uno stile di correre che non lascia indifferenti. Come un Usain Bolt o un Valentino Rossi Chiara sa catalizzare l’attenzione dei media e dei tifosi come nessun’ altra.

Dall’inno cantato a squarciagola a Doha dopo la vittoria del mondiale junior di Elisa Balsamo e alla sua espressione ‘very very super’ diventata virale dopo la sua prima vittoria in una gara World Tour, il mondo ha già conosciuto diversi #ChiaraMoments. Lei è così, esuberante e genuina.
Quando lo scorso anno al Boels Ladies Tour batté in volata la numero 1 del ranking mondiale Lorena Wiebes non solo i suoi 24mila followers in Instagram hanno esultato, ma anche tutti gli addetti ai lavori si sono alzati in piedi ad applaudire la sua visione romantica del ciclismo in una memorabile intervista post gara quando tra le lacrime disse: “Il ciclismo è una grande famiglia e sono contenta di condividere con tutti voi questa emozione”.

“Da quel giorno ho cominciato a credere di più in me stessa” racconta la bergamasca di Brembate Sopra “quel giorno è cambiato qualcosa. Era per noi un momento difficile, avevamo addosso molta pressione, perchè non sapevamo quale sarebbe stato il futuro della nostra squadra.  Vincere battendo in volata la Wiebes mi ha dato tanta forza e come tanta voglia di dare il massimo come persona. Sappiamo di potercela giocare con le più forti”.

Un giorno davvero memorabile. Sai già quale sarà il tuo programma gare di quest’anno?

“Iniziò in Spagna il 24. Poi farò gare in pista a Fiorenzuola e Pordenone e in agosto disputerò qualche gara open. Conto di essere pronta per l’inizio delle classiche del Nord, quelle non troppo dure, anche se quest’anno vorrei migliorare la mia tenuta in salita”.

Quanto ti affascina il Belgio?

“Tanto. Lo scorso anno avevo la maturità e di fatto non mi sono mai potuta preparare bene per queste corse. Quest’anno con questo calendario così cambiato posso invece essere presente”.
Ora la tua condizione fisica com’è?

“Mantenersi in forma durante il lockdown non è stato semplice. Venivo anche da un infortunio a gennaio e quindi stavo lentamente ritrovando la forma e poi abbiamo dovuto chiuderci in casa. Ora è diverso, la gamba sta tornando. Importantissimo è stato il lavoro fatto in ritiro con la mia squadra a Livigno”.

Chiara, tu ormai sei un simbolo della Valcar – Travel & Service, se non sbaglio questo è il quinto anno che corri con questi colori. Come vedi il gruppo?

“Siamo un gruppo affiatato con ragazze della stessa età ed è bello allenarsi con le compagne di squadra che non sono semplici compagne di squadra. Sono amiche. Condividiamo più tempo con loro che con le nostre famiglie ed è bello essere in un gruppo così unito. È la nostra forza. Vedo bene anche le nuove arrivate. Con Teniel all’inizio era un po’ difficile per via della lingua. Ma poi pian piano abbiamo iniziato

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Barbara Malcotti: “Bergamo è la mia seconda cittá”

Barbara Malcotti: “alla Valcar – Travel & Service mi sento a casa”

Barbara Malcotti, trentina classe 2000 è pronta ad una nuova stagione con i colori della Valcar – Travel & Service per riscattarsi dopo un anno deludente

Barbara Malcotti

Barbara Malcotti

Dopo un 2019 sfortunato con la rottura del bacino che le ha compromesso l’intera stagione e un 2020 mai del tutto incominciato a causa del coronavirus, Barbara Malcotti avrebbe tutte le ragioni per essere triste o abbattersi. Ma invece non è così. Classe 2000, trentina di Storo, Barbara si è iscritta alla Facoltà di Psicologia di Bergamo lo scorso anno proprio per coniugare al meglio l’attività scolastica con quella sportiva. Un gesto che fa capire la serietà e la professionalità di un’atleta caparbia che non si arrende di fronte a nulla.

“Per poco non rimanevo bloccata a Bergamo durante l’emergenza coronavirus” raccontata Barbara “avevo scelto di tornare a Storo per stare vicino alla mia famiglia. Il giorno in cui hanno chiuso tutto ero a Bottanuco (BG). Sono partita poco prima della mezzanotte e sono arrivata a casa alle due di notte, ma con il cuore sono sempre rimasta a Bergamo. Qui ho tante amicizie nate durante l’università”.

Momenti drammatici, direi. Come li hai vissuti?

“Ogni giorno mi sentivo con i miei amici dell’Università, volevo rimanere aggiornata. L’ho vissuta da cittadina bergamasca, ero preoccupata per quanto stava accadendo. E poi ho pensato di aver contratto anche io il virus”.

Cioè?

“Quando sono tornata dalla Spagna a inizio stagione, non mi sono sentita bene. Mi sentivo stanchissima, avevo dolori ai muscoli, sono stata a letto per diverso tempo con mal di gola. In realtà non era Covid da quanto poi è risultato dai test”.

Quanto è durato quel periodo di malattia?

“Tre settimane. Poi da un giorno all’altro sono stata bene. Ho iniziato a fare rulli un’oretta al giorno e ho lavorato tanto a corpo libero. I Meetup su Zwift erano l’unico modo per stare a contatto con le mie compagne di squadra. Poi ho incominciato a uscire in bici. Uscite tranquille perché non sapendo quando sarebbero ricominciate le corse, era inutile caricare ed entrare in forma subito. Ora è ben diverso. Le date ci sono e si può programmare la stagione”.

Hai idea delle gare che farai?

“Sì. L’obiettivo è farsi trovare pronti al Giro Rosa. Non ho mai fatto questa gara e ci terrei tanto ad essere presente magari provando a fare bene nella classifica giovani. Per questo abbiamo pensato con il d.s. Davide Arzeni ad un inizio tranquillo con gare open piuttosto impegnative che mi piacciono molto come quelle di Tarzo, Sarcedo e Seren del Grappa”.

Come ti immagini questa stagione? Tu arrivi da un infortunio serio, la rottura del bacino ti ha fatto perdere tutto il 2019.

“Ritrovare il passo delle altre sarà la cosa più difficile. So che farò tanta fatica, ma ce la metterò tutta. Forse lo stop forzato per il lockdown potrebbe avermi aiutato in questo senso, perché anche le altre sono rimaste ferme, ma è tutto da vedere. Di giorno in giorno valuteremo insieme a Davide”.

Sei andata in ritiro a Livigno con le tue compagne di squadra?

“Con grandissimo rammarico, no. Avrei voluto tanto ritornare a pedalare insieme alle mie compagne, questa è la mia seconda famiglia, ma sempre con Davide abbiamo valutato che era meglio fare diversamente proprio per la mia preparazione fisica”.

Come ti sembra il calendario?

“Tutto quello che si farà è oro. È un calendario fattibile per noi donne, forse quello degli uomini è un po’ azzardato. Per noi tutto quello che viene è di guadagnato”.

Hai una gara che ti affascina?

“Mi piace l’idea di correre il Giro delle Marche in Rosa e le gare open che ti ho detto prima. In queste corse vorrei fare bene”.

E per quanto riguarda il World Tour?

“Per le mie caratteristiche da scalatrice sogno un giorno di fare bene alla Freccia Vallone. La sola idea di immaginarmi con tutta quella gente sul muro di Huy mi fa venire i brividi”.

Silvia Persico: “Ho avuto il Covid-19: ora sto bene”

Silvia Persico: “Ho avuto il Covid-19, voglio ripartire”

Silvia Persico, atleta bergamasca in maglia Valcar – Travel & Service sin da quando aveva 12 anni, racconta la sua esperienza con il Covid19

 

Silvia Persico

Silvia Persico

La convivenza con il coronavirus è stata ed è difficile per tutti, ma se sei nativa della Valle Seriana in provincia di Bergamo e corri da quando avevi 12 anni in una squadra bergamasca con sponsor bergamaschi come la Valcar – Travel & Service, le cose assumono un significato ancora più profondo.
Se aggiungi poi che sei stata malata di Covid-19 seppur con una forma non grave, ecco che le parole di Silvia Persico, atleta classe 1997 e autentica “bandiera” della Valcar – Travel & Service, diventano ancora più significative.

Sono stata 23 giorni a letto per colpa del Covid-19 con dolori fortissimi ai reni e ho perso gusto e olfatto” racconta Silvia, originaria di Cene e ora residente a Borgonato sul lago d’Iseo “in quei giorni non ho nemmeno toccato la bici, non facevo altro che dormire e mangiare, dormire e mangiare, dormire e mangiare. Poi mi sono ripresa lentamente, ho pian piano ho incominciato con i rulli e sono guarita”.

Un’esperienza personale difficile che di certo avrà lasciato dei segni del tuo stato d’animo…

“Gestire le giornate durante il lockdown é stato difficile. Vedere la mia Bergamo soffrire così è stata dura. I social e i Tg non aiutavano a stare tranquilli. Quando ho visto i video con i mezzi militari che trasportavano le salme dei miei concittadini, è stata dura, perché mi sento molto legata alla mia terra. Ma ora tutti quei momenti – speriamo – sono alle spalle e non vedo l’ora di ripartire”.

Quando ripartirai?

“Andrò in Spagna dal 23 luglio, ma non so ancora in quale delle tre gare che faremo parteciperò. Di certo sarò al via delle Strade Bianche l’1 agosto a Siena”.

E come ti senti adesso?

“Sono un po’ affaticata perché questi sono i giorni del rientro dopo i lavori fatti in altura. Spero di vedere i frutti di questo lavoro più avanti quando riprenderanno le gare”.

Ti sei posta degli obiettivi personali al di là del fare bene alle gare a cui ci tieni?

“Senza dubbio vorrei migliorare la mia tenuta in salita”.

Silvia, ma se tu dovessi dire di te stessa un pregio e un difetto ciclistico, quale mi diresti?

“Penso poco a me stessa e sono un po’ ‘troppo buona’: questo a volte può essere un difetto, non farebbe male essere un po’ più egoista in qualche circostanza. Ma alla fine sono fatta così: non c’è niente di più bello che lavorare duramente per le mie compagne e gioire per i risultati che conquistiamo come squadra. A livello tecnico invece me la cavo bene nel guidare la bici su percorsi difficili”.

Intendi dire in gare sul pavè?

“Anche. Mi piace tantissimo affrontare le gare del Belgio proprio perché ci sono lunghi tratti in pavé dove la tecnica conta moltissimo. E poi quest’anno pensare di correre la prima Parigi – Roubaix della storia del ciclismo femminile è un sogno”.

Quella gara è un’autentica ‘chicca’ del calendario 2020. A proposito, che ne pensi del lavoro fatto dall’UCI per imbastire questo calendario?

“Pensavo molto peggio, perché credevo saltassero molte più corse. E invece il calendario è ottimo sia per noi, sia per i nostri sponsor. È stato fatto un ottimo lavoro da tutti”.

Silvia, per te la maglia Valcar – Travel & Service è una sorta di ‘seconda pelle’: sei arrivata qui a 12 anni, ora sei una donna. Cosa significa correre per questo team?

“È un ambiente a cui sono legata moltissimo, non solo con le mie compagne di squadra, con Valentino Villa e Davide Arzeni, ma anche ad ogni singolo accompagnatore”.

A proposito, come vedi il gruppo di quest’anno?

“Siamo una squadra molto unita, forse ci manca una ragazza di esperienza che in certi momenti ci dica ‘Stop’. Dopotutto siamo una squadra molto giovane. Ma questo ci aiuterà a maturare noi stesse ancora di più. Il gruppo di quest’anno è ottimo, mi trovo bene con le nuove compagne di squadra: pian piano ci amalgameremo sempre di più secondo il nostro stile”.

Che sarebbe?

“Aiutarci l’un l’altra, dare il meglio di noi stesse in allenamento e in gara, rispettare le avversarie soprattutto quelle più ‘anziane’. In gruppo devi chiedere ‘Scusa’ anche quando hai ragione. Il rispetto è fondamentale”.

 

Un’ultima domanda. Tanti anni con la stessa maglia, magari a volte potrebbero calare gli stimoli… Hai mai pensato di cambiare casacca per cercare nuove motivazioni?

“Ho già firmato il contratto per il 2021 con la Valcar – Travel & Service”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Intervista a Matilde Bertolini

Intervista alla giovanissima Matilde Bertolini

Intervista alla giovanissima ciclista della Valcar – Travel & Service Matilde Bertolini: “voglio migliorare tanto”

Matilde Bertolini (credits: 'Photobicicailotto')

Matilde Bertolini (credits: ‘Photobicicailotto’)

La junior Matilde Bertolini dopo la vittoria a cronometro: “Sono contenta, ma devo lavorare ancor di più per migliorare”

Costanza, determinazione, voglia di non mollare: sono queste le parole chiave che descrivono Matilde Bertolini, unica junior in organico alla Valcar – Travel & Service, protagonista di un 2020 molto particolare. Ingaggiata a inizio stagione dalla squadra bergamasca come prima scelta tra le ragazze della sua età con l’idea di farla debuttare tra le elite a metà anno nelle gare 1.1 in virtù delle sue ottime doti di passista, Matilde si è vista costretta a rivedere la sua stagione a causa dell’emergenza coronavirus. Sabato 11 luglio però c’è stata la prima gara della stagione a cronometro e Matilde Bertolini ha risposto “Presente”. Non solo ha vinto la classifica junior dando 11’’ alla seconda classificata Eleonora Gasparrini, ma ha anche messo alle spalle diverse professioniste più grandi di lei conquistando la 6/a posizione assoluta giungendo a soli 6 secondi da una campionessa come Sofia Bertizzolo. Un trionfo.

Matilde, come ti senti all’indomani di questa gara? Te l’aspettavi di vincere?

“Sono contenta, ma non ho ancora fatto nulla: devo lavorare sempre di più per migliorarmi. Siamo solo all’inizio. Sinceramente non mi aspettavo di vincere, anche se sapevo di essermi ben preparata. Essendoci poche gare ci tenevo molto a fare bene per farmi trovare pronta. Sono molto felice di questo risultato”.

Una bella soddisfazione arrivata dopo un periodo durissimo. Come hai vissuto l’esperienza del lockdown che ti ha costretto a rivedere i tuoi programmi?

“All’inizio male, è stata una botta. Ero delusa perché non potevo correre. Ma poi mi sono detta: ‘Mati, se non stringi adesso i denti, è finita’. Il ciclismo come la vita insegna che è proprio nei momenti di difficoltà che bisogna tirare fuori il meglio, reagire. Così ho cercato di trarre il meglio da questa situazione e mi sono allenata tanto con il ciclomulino per farmi trovare pronta alla ripartenza”.

Immagino che anche dal punto di vista scolastico non sia stato semplice, tu fai una scuola impegnativa come il liceo classico…

“Sì, frequento il Liceo Classico “Galileo Galilei” di Pisa. Una scuola difficile e impegnativa, ma è un’ottima scuola che ti dà tanto, una delle migliori. Ci è voluto un po’ di tempo per adattarmi alle videolezioni, ma alla fine anche da questo punto di vista è andata bene”.

Un’ultima domanda, Matilde. Questo è il tuo primo anno in Valcar – Travel & Service. Come ti stai trovando?

“Ho avuto la fortuna di poter fare un ritiro con le elite a Lido di Camaiore a inizio anno e ho avuto una sensazione bellissima”.

In che senso?

“Nel senso che sin da subito mi sentivo come se facessi già parte della squadra. Non ho avuto il bisogno del ‘dovermi adattare’ a questa nuova realtà. Sin da subito le ragazze più grandi mi hanno fatta sentire come se fossi nella Valcar – Travel & Service da sempre. Sono tutte ragazze forti, ma sono tutte umili e disponibili nonostante siano atlete di livello internazionale. E questo mi è piaciuto tantissimo.

Intervista a Elena Pirrone pronta per la Ciclismoweb Crono Challenge

Intervista a Elena Pirrone sui prossimi programmi

Intervista a Elena Pirrone 21enne bolzanina  della  Valcar – Travel & Service in cui racconta i suoi programmi per il 2020

Elena Pirrone

Elena Pirrone

Si avvicina la data della ripartenza e la due volte campionessa del mondo junior Elena Pirrone non nasconde la sua voglia di ripresa. Una ripresa che avverrà sabato 11 luglio con la Ciclismoweb Crono Challenge.
“Questo è un primo passo verso il ritorno alle gare” esordisce la 21enne bolzanina in maglia Valcar – Travel & Service da luglio 2019 “è un buon test per partire e prendere le misure con la nuova stagione”.

Quali altre gare o obiettivi ti poni per questo 2020?

“Mi affascina l’idea di correre le Strade Bianche, sicuramente mi piacerebbe fare bene al Giro Rosa e tutta la stagione delle Ardenne con Liegi-Bastogne – Liegi, Amstel Gold Race e Freccia Vallone con la speranza di essere convocata ai vari campionati europei e mondiali. L’importante è che si possa tornare a correre presto dopo il periodo difficile che abbiamo passato”.

Lo speriamo davvero, Elena. Come hai vissuto i mesi del lockdown?

“Sono stati mesi difficili, perché mi sono ammalata e ho avuto una bruttissima influenza. Non era Covid-19, perché ho fatto tutti vari test e sono risultata negativa, ma è sono stata comunque costretta a 5 settimane di stop e, di fatto, non mi sono allenata. Fortunatamente piano piano mi sono ripresa e nelle ultime settimane del lockdown sono stata decisamente meglio, sono tornata ad allenarmi e ora sono molto fiduciosa. Sai, vivere chiusa in casa era difficile, con questa influenza poi lo è stato di più. Decisamente demotivante”.

Ma ora come stai?

“Meglio, molto meglio. La gamba sta tornando, mi sento ogni giorno sempre più in forma, sto lavorando molto duramente per arrivare pronta all’inizio delle gare. Ho sensazioni positive. Mi sento più forte dello scorso anno, riesco a spingere un rapporto più duro e sto ritrovando anche il mio peso forma”.

Quanto ti ha aiutato e ti sta aiutando l’essere in una squadra come la Valcar – Travel & Service?

“Tanto. Qui c’è un un’ambiente famigliare, ma professionale, un mix di competenza e di contatto umano che aiuta le giovani atlete a crescere senza pressioni. Questo ti permette di sviluppare le tue capacità in modo graduale. E poi l’ambiente è ottimo. Valentino Villa, il presidente, e il mio d.s Davide Arzeni si sono sempre molto interessati a me e poi il rapporto con le compagne di squadra è speciale. Tutte sono sempre molto disponibili nell’aiutare e darmi buoni consigli”.
Direi che tutto questo è molto bello. Questo spirito di squadra si è sentito anche durante il lockdown?

“Sì, assolutamente. La Valcar – Travel & Service è una squadra di Bergamo con sponsor bergamaschi. Sappiamo cosa ha significato essere di Bergamo nei mesi scorsi. Ero preoccupata per le mie compagne di squadra perché molte di loro sono lombarde, ma adesso m ipiace pensare che il nostro riprendere le gare possa essere un messaggio di speranza importante per tutti”.

Un’ultima cosa, Elena. A proposito di ripresa, Che ne pensi di questo calendario e più in generale di come si sia mossa l’UCI in questo periodo?

“Premettendo che la situazione non è per niente facile e che le decisioni da prendere sono molto complicate e per ogni cosa bisogna pensarci non una, ma sette volte, non c’è nessun commento negativo su quanto si sta facendo per la ripresa dell’attività. La situazione è difficile. Il calendario così compresso è molto tosto, molte gare si sovrappongono, come ad esempio la gara conclusiva in Cina con la Parigi-Roubaix e i tempi di recupero tra una gara all’altra saranno molto brevi. Sarà un’esperienza nuova, é difficile affrontare una stagione così. Ma questo calendario è meglio che niente, direi che è stato studiato bene e sono contenta che tutte le gare più importanti non si siano perse.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Intervista a Silvia Pollicini, sono una donna squadra

Intervista a Silvia Pollicini. Il mio segreto? Essere donna squadra

Silvia Pollicini intervista alla atleta di Cunardo in forza alla  Valcar-Travel & Service: il mio segreto? Essere una donna squadra

Silvia Pollicini

Silvia Pollicini

Ci sono atlete per le quali le cronache delle gare raramente dispensano parole. Atlete protagoniste di un lavoro oscuro fatto di fatica, di sacrificio e di raccordo tra le compagne di squadra.
Una di queste è Silvia Pollicini, 21 anni, “varesotta e non varesina”, precisa ridendo. Arriva da Cunardo, è al quarto anno di professionismo e – altrettanto ridendo – si definisce ‘gregaria’. Ma in realtà c’è di più, molto di più. Laureata durante il lockdown in Economia Aziendale con tesi su sport e professionismo dove ha utilizzato anche la propria squadra – la Valcar-Travel & Service – come oggetto di studio, Silvia ha una visione a 360° gradi sul futuro (e sul presente) di questo sport.

“Sono convinta di essere nel massimo picco di una curva esponenziale che sta lanciando il ciclismo femminile a livelli altissimi. Negli ultimi quattro anni grazie all’abbinamento con tante gare maschili World Tour il ciclismo femminile è cresciuto in popolarità e visibilità come mai prima d’ora. Anche se forse si sono fatti ‘i conti senza l’oste’ per quanto riguarda le nuove regole”.

In che senso?

“Forse le regole del World Tour faranno una selezione del mercato per le quali molte squadre potrebbero essere tagliate fuori sia in Italia come all’estero. Ma speriamo che non vada così”.

In questo l’emergenza coronavirus non ha aiutato. Ora però si riparte: come stai vivendo questo momento?

“Spero che sia tutto vero, nel senso che finché non sarò sul nastro di partenza, non ci ‘crederò’. Tornare a correre è essenziale. Questo è il nostro lavoro, questa è la nostra passione, questo è ciò che ci rende felici”.

Come hai vissuto e stai vivendo questi mesi?

“Durante il lockdown è stato un trauma, perché fare ciclomulino per cinque settimane senza obiettivi è stata dura per tutte. Ma sai com’è che si dice… ‘quando la vita ti dà limoni, fatti una limonata’. Ho approfittato di questo periodo per ritornare in forma dopo l’infortunio dello scorso anno, ho fatto tanta palestra, ho lavorato sulla massa muscolare e adesso si vedono i risultati. Durante il ritiro di Livigno ho avuto buone sensazioni, abbiamo fatto dei carichi di lavoro e ci ha fatto bene anche a livello mentale per ricaricarci”.

Sai già quando ricomincerai a correre?

“Sarò in Spagna a fine luglio e spero che il lavoro di questi tre mesi si possa vedere. Vorrei tornare a essere la ‘Polly’ di sempre, là davanti a ‘menare’ per le mie compagne di squadra”.

Che tipo di atleta sei, Silvia?

“Sono una gregaria, do’ il 110% per la squadra, mi piace collaborare e costruire le basi per un piazzamento delle mie compagne di squadra. Fare questo mi riempie di gioia e mi piacerebbe tornare a farlo nel migliore dei modi. Mi piace essere una donna squadra: vado d’accordo con tutti, mi piace lavorare per tenere unito il gruppo e mi piace l’idea di far tornare a brillare presto le nostre maglie sulle strade di tutto il mondo”.

Una donna squadra dentro e fuori dalla gara. Tua è stata anche l’idea di quel video promozionale su IGTV durante il lockdown dove tu e le tue compagne di squadra mostravate tutti i prodotti di cui siete testimonial…

“Sì, è stata un’idea che ci è venuta guardando un video su TikTok. Ci siamo divertite nel farlo e immagino che anche i nostri sponsor siano stati contenti”.

Sicuramente, visto il numero di visualizzazioni. Insomma, ti dai da fare dentro e fuori il ciclismo…

“Sì, è essenziale. Adesso probabilmente mi iscriverò a Scienze della Comunicazione, vorrei completare la mia formazione scolastica. Non ho voglia di perdere tempo e rimettermi a studiare quando finirà la mia carriera agonistica a 28-30 anni. Meglio farlo adesso”.

Beh, se farai Scienze della Comunicazione diventeremo colleghi…

“Qualcosa già faccio. Ad esempio, ho iniziato a collaborare con un giornale locale di Varese. Sai, sono l’unica varesotta nel World Tour e penso che la mia testimonianza di ‘ragazza normale’ che può comunque farcela a stare in una squadra come la Valcar – Travel & Service possa essere di ispirazione per le giovani ragazze che provano a fare questo sport. Quando ero più giovane uno dei miei idoli sportivi era Valentina Carretta perché, benché fosse meno conosciuta rispetto ad altre atlete, era una ragazza della mia provincia. Era un esempio concreto e molto vicino di come una giovane ragazza che si approccia al mondo del ciclismo possa avere una buona carriera tra le professioniste”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Ilaria Sanguineti, “Sono pronta per il rientro in Spagna”

Ilaria Sanguineti, “Sono pronta per il rientro in Spagna”

Ilaria Sanguineti della Valcar-Travel & Service è pronta per vivere una stagione che rappresenta un fondamentale spartiacque della sua carriera

Ilaria Sanguineti

Dopo due anni in maglia Valcar-Travel & Service (e altrettanti quando era ancora una junior) Ilaria Sanguineti si appresta a vivere una stagione spartiacque della sua carriera. Sì, perché il finale del 2019 è stato di ottima qualità con tanto lavoro al servizio delle compagne più veloci, ma anche con risultati personali di tutto rispetto tra cui spicca il bronzo conquistato ai campionati italiani su strada.

Ilaria, lo scorso anno hai alzato il tuo livello. Ora a 26 anni ti trovi nel pieno della tua carriera agonistica. Come ti senti?

“Mi sento in forma, sono in ritiro in Livigno con le mie compagne di squadra per preparare la ripartenza delle corse. Ci stiamo allenando tanto, fisicamente sto bene, mentalmente sto benissimo, il gruppo è bellissimo: non sono mai stata così bene, non vedo l’ora di ripartire”.

Sentirti così mi fa piacere, Ilaria. In che cosa ti senti migliorata?

“Nella mia tenuta in salita. Sai, negli scorsi anni quando vedevo la strada salire era quasi come se inconsciamente ‘non avessi voglia’. Ora invece è tutta un’altra cosa. Affronto gli allenamenti con un altro spirito, sto tenendo d’occhio maggiormente l’alimentazione e i risultati si stanno vedendo. La mia tenuta in salita era il mio punto debole e ora sento di stare migliorando”.

Beh, non vedo l’ora di vederti in azione, quindi. Quanto conta l’essere nell’ambiente giusto per provare a migliorarsi?

“Tantissimo. A livello personale sto vivendo un periodo felice, il nostro gruppo è bellissimo e quando hai le persone giuste vicino è tutto più facile”.

Anche durante il lockdown hai avuto queste sensazioni?

“Sì, è stato un periodo duro, ma con le compagne di squadra organizzavamo delle pedalate virtuali, ci sentivamo spesso al telefono, abbiamo fatto tante gare virtuali molto dispendiose e fortunatamente la condizione non è andata del tutto in fumo. Poi sì, è stato difficile, senza dubbio. Ho fatto la quarantena in Lombardia e sappiamo quello che è successo in questa regione. Personalmente stavo bene perché quando trascorri il lockdown con la persona giusta, diventa più semplice. Ma di certo dopo un po’, fare divano e rulli, divano e rulli, divano e rulli senza sapere nemmeno se e come tornavamo a correre, non è stato uno scherzo”.

E finalmente il giorno del rientro si avvicina. Sai già quando ricomincerai?

“Rientro il 23 luglio in Spagna. Poi ci saranno le Strade Bianche al 1° agosto”.

Quali aspettative hai?

“Come detto, mi sento bene. Credo di poter tenere meglio in salita. Probabilmente all’inizio farò comunque fatica, perché di solito ci impiego un po’ di tempo prima di ritrovare il ritmo gara”.

C’è qualche gara del calendario che ti affascina particolarmente?

“La Course by Le Tour de France perché quest’anno verrà disputata a Nizza, vicino a casa mia (Ilaria è di Ventimiglia, ndr). Il percorso dovrebbe essere adatto alle mie caratteristiche e sarà bellissimo correre sapendo che tutti i miei amici potranno essere lì a vedermi. E poi c’è la Parigi – Roubaix femminile. Sapere di poter ripartire e correre era già stata una bella notizia, l’aver appreso addirittura che quest’anno in calendario ci sarà per la prima volta una corsa così affascinante, è un qualcosa di bellissimo”.

A proposito di calendario, che ne pensi del lavoro fatto dall’UCI per la ripresa?

“Faremo tutte le corse più belle, quindi direi che sarà un calendario molto valido. Certo, è un calendario molto compresso, ma questo non mi cambia molto, perché da anni sono abituata a correre tante gare. E poi abbiamo la fortuna di essere in 12: tutte non potranno fare tutte le corse e potremo alternarci”.

Un’ultima cosa, Ilaria. Hai 26 anni, sei nel pieno della tua carriera e sei in questo mondo da tanti anni. Quanto è cambiato il movimento del ciclismo femminile?

“Guarda, corro dal 2013 e di cambiamenti ne ho visti parecchi. Pensa che all’epoca non c’erano gare abbinate alle corse maschili. C’era solo il Fiandre e qualche altra corsa. Era più difficile essere viste dal grande pubblico. Ora lo scenario è cambiato. Sono sicura che tra qualche anno sarà ancora meglio grazie al lavoro collettivo di tutti, di squadre, organizzatori, federazioni e delle molte associazioni che sono nate per una migliore tutela delle atlete. Credo che la strada imboccata sia quella giusta”.