USA Cycling crea una raccolta fondi per Kelly Catlin

USA Cycling vuole ricordare Kelly Catlin

USA Cycling ha deciso di onorare la memoria di Kelly Catlin, morta suicida qualche settimana fa, istituendo una raccolta fondi

USA Cycling

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USA Cycling ha voluto omaggiare la memoria di Kelly Catlin istituendo un fondo alla sua memoria. Kelly si è tolta la vita a soli 23 anni e l’organismo di governo del ciclismo a stelle e strisce ha voluto aprire la raccolta fondi tempestivamente per poi destinare i fondi raccolti ad attività che verranno concordate con la famiglia della ragazza prematuramente scomparsa.

Mark Catlin, padre di Kelly, ha apprezzato il gesto volto a mantenere viva la memoria della figlia.

“Kelly ha ottenuto successi superiori alla sua breve vita, la sua grandezza sportiva e umana ha colpito tutta la comunità del ciclismo americano. Siamo certi che la creazione di questo fondo consentirà alla figura di Kelly di ottenere risultati anche dopo la sua dipartita” ha dichiarato Rob DeMartini, Presidente e CEO di USA Cycling.

Kelly Catlin frequentava con ottimi risultati la facoltà di matematica alla Stanford University a cui affiancava l’attività sportiva con il Rally Team.

Catlin ha iniziato a correre giovanissima con i colori del NorthStar Development Team in Minnesota e ha indossato la maglia della nazionale americana ai Campionati del Mondo UCI Road 2013 nella categoria Junior sia nella prova in linea che contro il tempo.

Le sue esibizioni hanno attirato l’attenzione degli allenatori della squadra nazionale su pista con cui ha conquistato tre campionati del nell’inseguimento dal 2016 al 2018 oltre alla medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016.

“Kelly mancherà a tutti, aveva portato la sua energia nel team, poco importava che si trattasse di una gara o un allenamento, lei dava sempre il massimo” ha raccontato Gary Sutton, allenatore di Kelly.

Le donazioni al fondo Kelly Catlin possono essere fatte qui. 

Tate Meintjes muore in un incidente in allenamento

Tate Meintjes si è scontrato con un veicolo

Tate Meintjes muore durante l’allenamento alla Redlands Bicycle Classic per uno scontro con un’automobile, 

Tate Meintjes

Tate Meintjes

Tate Meintjes, 19enne ciclista statunitense, è stato investito durante un allenamento per la prova a cronometro della Redlands Bicycle Classic.

Il giovane atleta del Team California, era assieme ad  gruppo di altri corridori che stavano provando in anteprima un tratto in discesa di Sand Canyon Road del percorso della prima tappa della gare americana

Meintjes si è scontrato con un’automobile che ha improvvisamente cambiato direzione, il ragazzo ha subito gravissime lesioni schiantandosi contro il vetro dell’automobile. Nei pressi dell’impatto stava transitando un medico che ha prestato le prime cure al ragazzo in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Tate, è stato prontamente trasportato presso l’ospedale universitario di Loma Linda, ma nulla è stato possibile per salvargli la vita ed è stato dichiarato morto nella tarda serata di martedì.

Tate Meintjes, nel tratto in discesa, era preceduto da una Honda Accord che ha compiuto una inversione a U travolgendo il ciclista che non ha avuto la possibilità di frenare o deviare.

Meintjes, originario di Reno in Nevada, ha iniziato a gareggiare nel 2013 con le mountain bike eccellendo fin da juniores conquistando la Pro XCT nella categoria 17-18 anni a Fontana nel 2017 e la Pro XCT Bonelli.

I buoni risultati ottenuti hanno attirato l’attenzione dell’USA Cycling, che lo ha selezionato per la Canada Cup nello stesso anno. Nel 2018 è entrato a far parte del California Development Team e si è iscritto alla facoltà di ingegneria meccanica presso l’Università del Nevada a Reno. Il cambio di team lo ha portato a competere su strada diventando un membro del Team California con cui ha ottenuto un terzo posto alla Bariani Road Race a Zamora, in California

I genitori di Meintje, avvertiti della tragedia, si sono recati a Redland e hanno chiesto al team di prendere il via ugualmente alla corsa per onorare la memoria del figlio. Il team California ha promosso l’hashtag #ridefortate da utilizzare durante l’evento.

“Siamo assolutamente affranti da questa terribile tragedia – ha dichiarato Marc Shaw, presidente della Redlands Bicycle Classic – la comunità ciclistica è molto affiatata, la perdita di un ciclista giovane e talentuoso si fa sentire in tutte le discipline del ciclismo: il comitato di gara si è reso disponibile per garantir il necessario supporto agli atleti in questo triste momento”.

L’incidente dello sfortunato atleta è il secondo in una settimana che funesta la contea di San Bernadino, in California. Pochi giorni fa, per l’esattezza l’11 marzo un 13enne è stato vittima di un incidente come riportato dal Redlands Daily Facts.

La stessa Redlands Bicycle Classic  era già stata toccata da un lutto nel 2015 quando il ciclista Erica Grief morì in un incidente automobilistico mentre guidava da Reno a Redlands per l’inizio della gara.

Questa è la seconda morte per scuotere la comunità ciclistica professionistica statunitense: il suicidio di Kelly Catlin del Team Pursuit ha sconvolto il sistema americano.

 

David Zabriskie e quella promessa non mantenuta

David Zabriskie aveva giurato di non usare sostanze

David Zabriskie la storia dell’ex prodigio della US Postal di Lance Armstrong che ha violato la promessa fatta di non toccare sostanze

David Zabriskie

David Zabriskie

David Zabriskie e la sua storia sono una delle realtà forse più toccanti dello scandalo che ha travolto Lance Armstrong e la sua US Postal Service.

David Zabriskie è stato il primo ciclista americano a vincere una tappa in tutti e tre i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta) dimostrando tutte le sue qualità e la sua voglia di vincere.

David sale in bicicletta giovanissimo, la sua famiglia vive un’esistenza segnata dalla tossicodipendenza del padre che morirà giovanissimo vittima proprio dei suoi demoni e della sua dipendenza.

Per il giovane Zabriskie la bicicletta è la valvola di sfogo dalle brutture del vivere quotidiano, è una fabbrica di endorfine che si alimenta di fatica e sudore. Allenamenti estenuanti, fra gli 80 e i 100 chilometri, sono il suo antidoto alle sostanze che il padre assume e che circolano in casa.

Zabriskie scopre il ciclismo guardando un film degli anni ’70 intitolato “All American Boys” e si compra la prima bicicletta con i risparmi accantonati. L’obiettivo del gracile David è quello di metter su un po’ di muscoli con la sua Mountain Bike e, come detto, dimenticare i problemi di casa.

A quindici anni Zabriskie conosce Steve Johnson (il futuro presidente dell’USA Cycling) in un incontro organizzato da un club ciclistico locale e tra i due scatta una bella amicizia.

Come detto, il padre di Zabriskie aveva una storia di abuso di sostanze e, considerando come la tossicodipendenza aveva segnato la sua esistenza, Dave giura a se stesso di non assumere per nessuna ragione delle droghe e, anzi, vede nel ciclismo un hobby sano e salutare che lo può tenere lontano dalle cattive frequentazioni.

Nel 1998, a 19 anni mentre è ancora un dilettante, viene invitato ad una corsa con Lance Armstrong e Kevin Livingston, proprio in quell’occasione lo staff del texano fa conoscenza con David che nel 2000 entra nel team Postal e per restarvi sino alla fine della stagione 2004.

David Zabriskie si presenta motivatissimo all’appuntamento con i professionisti, mette a segno delle entusiasmanti prove a cronometro e, forte di una perfetta condizione fisica, si tiene lontano dal doping. David è un tipo sveglio, non dorme e ha gli occhi aperti, negli alberghi in cui soggiorna col team vede siringhe e i medici praticare delle iniezioni ai compagni di squadra e di stanza ma se ne tiene alla larga temendo si trattasse di sostanze dopanti.

Nel 2002 David, dopo aver attraversato un periodo di crisi, accetta di sottoporsi alle “iniezioni di recupero” come le chiamano i suoi colleghi alla US Postal. David odia aghi e punture, sente salire il ricordi d’infanzia e del padre tossico ma il meccanismo è di quelli “dentro o fuori” e il ragazzo impara ad accettare e a maneggiare siringhe, aghi e quelle confezioni che tra gli ingredienti riportano “vitamine”.

Nel 2003 Zabriskie dimostra tutte le sue doti, è un vero astro nascente del ciclismo e una vecchia volpe come Johan Bruyneel capisce che bisogna andare avanti. Assieme a García del Moral (medico del team) invita David e il compagno Michael Barry in un caffè di Girona consegnando agli consegna ai due giovani delle confezioni di liquidi iniettabili: iniezioni «di recupero» ed EPO

David è scioccato, non si aspettava di ricevere un tale segnale dal team, cerca di informarsi sugli effetti collaterali dell’assunzione di prodotti dopanti. Il primo timore del ragazzo è legato agli aspetti sanitari: Gli avrebbe impedito di avere figli? E’ sicura? Avrebbe provocato dei cambiamenti fisici? Non è tanto una questione di “frode sportiva”, tutti lo fanno (?) quanto di incolumità fisica.

“Lo fanno tutti” cerca di confortarlo Bruyneel, aggiungendo che se l’EPO fosse pericolosa nessuno dei ciclisti professionisti avrebbe figli.

Zabriskie capitola alla pressione del manager che, sempre assieme a del Moral, consegna una scatola di cerotti al testosterone da dividere fra i due ciclisti per aumentare l’effetto di recupero.

David sa che quando accetti compromessi poi tornare indietro è dura, lo sa perché ha visto il padre scomparire imprigionato dalle sostanze, David chiama la madre e piange al telefono. Vive un momento segnato da infortuni e dubbi, timori e delusioni tanto da pensare al ritiro del ciclismo.

Sul finire del 2004 firma un contratto biennale con la CSC, diventando un gregario di primo piano di Ivan Basso, uno dei principali avversari di Lance nel Tour 2005.

David era salito in bici per scappare dalla tossicodipendenza del padre ma si era ritrovato dipendente al meccanismo delle iniezioni del sistema US Postal.