Landis: “il ciclismo non è più pulito di prima”

Landis inaugura un suo Team Continental

Landis inaugura il Floyd’s of Leadville Pro Cycling Team e a Cycling Weekly parla di doping e di ciclismo attuale

Landis torna nel ciclismo

Landis torna nel ciclismo

Landis storico gregario prima e accusatore poi di Lance Armstrong sta per tornare nel mondo del ciclismo. E’ di questi giorni la notizia della squalifica a vita di Johan Bruyneel, ex direttore della squadra US Postal e scopritore del talento americano. Floyd condivide con Lance il fatto di essere stato cancellato dall’albo d’oro del Tour de France. La vicenda di Landis è legata a doppia mandata con quella del Texano ma, va detto, rispetto al corridore di Austin le luci della ribalta (e di conseguenza gli ingaggi) sono calati assolutamente prima.

L’ex corridore non ha mai dimenticato l’amore per le due ruote e ha di recente acquisito una piccola squadra americana che navigava in cattive acque diventandone non solo direttore sportivo ma anche sponsor con la sua azienda che produce derivati della Cannabis.

Dalle pagine di Cycling Weekly, Landis ha voluto raccontare il suo progetto e dare la sua visione del ciclismo attuale sottolineando come l’immagine di pulizia che circola attorno allo sport del pedale sia probabilmente di sola facciata.

Landis è entrato tardi nel mondo del ciclismo professionale ottenendo in breve tempo le simpatie del “Boss” Lance Armstrong.I rapporti tra i de si sono poi deteriorati tanto che Floyd passò alla Phonak con la cui maglia vinse, in modo rocambolesco, il Tour de France 2006 salvo poi risultare positivo ad un controllo antidoping che gli costò il titolo (positività al testosterone).

Terminata la squalifica il corridore americano cercò di rientrare nel mondo dei “pro” chiedendo aiuto proprio all’ex capitano che nel frattempo era tornato alle corse in maglia Astana, ricevendo un secco no, Landis decise di vendicarsi aprendo il vaso di Pandora del doping targato Armstrong-US Postal.

L’ex campione texano ha dovuto indennizzare Floyd con 750.000 dollari, e forse proprio con quei soldi oggi Landis ha rilevato un piccolo team Continental canadese che prenderà il nome di Floyd’s of Leadville Pro Cycling Team.

Landis ha ripreso a parlare del fenomeno doping che secondo lui è ancora nettamente presente nel ciclismo:

“Il ciclismo è più pulito di una volta? Assolutamente no e nulla cambierà finché esisterà la WADA. Al suo posto ci vorrebbe una organizzazione che sia indipendente dal Comitato Olimpico. Questo è il cuore del problema”.

Johan Bruyneel squalificato a vita!

Johan Bruyneel non potrà più lavorare nel ciclismo?

Johan Bruyneel ex DS della US Postal di Lance Armstrong ha ricevuto una squalifica a vita dall’attività ciclistica

Johan Bruyneel e Armstrong

Johan Bruyneel e Armstrong

Johan Bruyneel, ex direttore della squadra US Postal, ha dichiarato che gli è stato imposto un divieto di svolgimento di attività legate al ciclismo da parte del Tribunale Arbitrale per lo Sport per via del suo coinvolgimento nelle vicende legato all’uso di sostanze vietate da parte di Lance Armstrong.

Mercoledì scorso Bruyneel ha pubblicato una lettera aperta, dichiarando di aver ricevuto un’e-mail dal CAS in cui si dichiarava che il precedente divieto di 10 anni era stato esteso a vita.

“Voglio sottolineare che riconosco e riconosco pienamente che molti errori sono stati fatti in passato. Ci sono molte cose che vorrei avere potuto fare diversamente, e ci sono alcune azioni che ora mi dispiace profondamente aver compiuto. Il periodo in cui ho vissuto, sia come ciclista che come direttore di squadra, era molto diverso dall’attuale”

Bruyneel, 54 anni, è stato il manager durante tutte e sette le vittorie al Tour di Armstrong dal 1999 al 2005, e ha seguito il texano dal 2009 e 2010 nella sua “seconda carriera”. Nel 2012 l’USADA ha accusato Bruyneel durante le indagini su Armstrong e Michele Ferrari, per una serie di violazioni relative al possesso e il traffico di sostanze dopanti.

Nel 2014 Johan Bruyneel è stato condannato per queste accuse dall’American Arbitration Association (AAA) con una squalifica di 10 anni, ora estesa a vita.

All’inizio del 2018 Bruyneel è stato condannato a pagare $ 1,2 milioni al governo degli Stati Uniti per il suo ruolo nel programma di doping dell’US Postal di Armstrong.

 

” mantengo fermamente la mia posizione che l’USADA non ha – e non ha mai avuto alcuna autorità legale su di me e meno ancora alcun potere di emanarmi una simile squalifica. A 54 anni, un divieto di 10 anni o un divieto di vita è praticamente la stessa cosa. Non voglio entrare nei dettagli ma eravamo tutti figli di quel periodo storico. Certo non sempre abbiamo fatto scelte corrette ma in quel momento la cultura era quella. Ora voglio voltare pagina, chiudere questo capitolo della mia vita, godermi la mia buona salute e i miei due bellissimi figli”.

Novak Djokovic deluso dal doping nel ciclismo

Novak Djokovic: “ho perso fiducia nel ciclismo”

Novak Djokovic fenomeno del tennis mondiale spiega le sue perplessità sul mondo del ciclismo per i troppi casi di doping

Novak Djokovic

Novak Djokovic

Novak Djokovic tennista serbo vera leggenda vivente del suo sport dopo aver passato qualcosa come oltre 220 settimana in testa al ranking mondiale e vinto 14 tornei del Grande Slam, ha da sempre la passione per il ciclismo ma gli accadimenti legati al doping hanno, pare, spento la sua passione.

In una recente intervista a World Tennis Usa il serbo ha espresso le sue perplessità sul fatto che tutto funzioni correttamente sul sistema anti-doping del ciclismo.

“Guardavo spesso il ciclismo ma ora ho perso molta fiducia in questo sport. Troppi campioni hanno avuto problemi con sostanze dopanti da Marco Pantani a Lance Armstrong. 

Sono sicuro che ci sono molti ciclisti al mondo che si stanno allenando molto duramente e stanno cercando di non usare alcun tipo di potenziamento per la loro competizione ma ci sono state troppe polemiche su questo sport.

Penso che non sia fisicamente accettabile che abbiano tante gare in un breve periodo di tempo. Penso che praticamente ogni giorno, giorno e mezzo, devono percorrere 200 miglia. Salire, in discesa al Giro d’Italia, al Tour de France, è uno sforzo inumano”.

Un’accusa neanche tanto velata al sistema ciclismo che sicuramente non mancherà di suscitare polemiche.

Novak Djokovic aveva già portato un forte attacco al ciclismo quando scoppiò lo scandalo dell’US Postal

“Credo che sia una disgrazia per lo sport avere un atleta come lui (Lance Armstrong ndr), Ha tradito lo sport, ha ingannato molte persone in tutto il mondo con la sua carriera e la sua storia di vita, giusto che abbia confessato perché sarebbe stato ridicolo negare le accuse visto le tante prove raccolte.

David Zabriskie e quella promessa non mantenuta

David Zabriskie aveva giurato di non usare sostanze

David Zabriskie la storia dell’ex prodigio della US Postal di Lance Armstrong che ha violato la promessa fatta di non toccare sostanze

David Zabriskie

David Zabriskie

David Zabriskie e la sua storia sono una delle realtà forse più toccanti dello scandalo che ha travolto Lance Armstrong e la sua US Postal Service.

David Zabriskie è stato il primo ciclista americano a vincere una tappa in tutti e tre i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta) dimostrando tutte le sue qualità e la sua voglia di vincere.

David sale in bicicletta giovanissimo, la sua famiglia vive un’esistenza segnata dalla tossicodipendenza del padre che morirà giovanissimo vittima proprio dei suoi demoni e della sua dipendenza.

Per il giovane Zabriskie la bicicletta è la valvola di sfogo dalle brutture del vivere quotidiano, è una fabbrica di endorfine che si alimenta di fatica e sudore. Allenamenti estenuanti, fra gli 80 e i 100 chilometri, sono il suo antidoto alle sostanze che il padre assume e che circolano in casa.

Zabriskie scopre il ciclismo guardando un film degli anni ’70 intitolato “All American Boys” e si compra la prima bicicletta con i risparmi accantonati. L’obiettivo del gracile David è quello di metter su un po’ di muscoli con la sua Mountain Bike e, come detto, dimenticare i problemi di casa.

A quindici anni Zabriskie conosce Steve Johnson (il futuro presidente dell’USA Cycling) in un incontro organizzato da un club ciclistico locale e tra i due scatta una bella amicizia.

Come detto, il padre di Zabriskie aveva una storia di abuso di sostanze e, considerando come la tossicodipendenza aveva segnato la sua esistenza, Dave giura a se stesso di non assumere per nessuna ragione delle droghe e, anzi, vede nel ciclismo un hobby sano e salutare che lo può tenere lontano dalle cattive frequentazioni.

Nel 1998, a 19 anni mentre è ancora un dilettante, viene invitato ad una corsa con Lance Armstrong e Kevin Livingston, proprio in quell’occasione lo staff del texano fa conoscenza con David che nel 2000 entra nel team Postal e per restarvi sino alla fine della stagione 2004.

David Zabriskie si presenta motivatissimo all’appuntamento con i professionisti, mette a segno delle entusiasmanti prove a cronometro e, forte di una perfetta condizione fisica, si tiene lontano dal doping. David è un tipo sveglio, non dorme e ha gli occhi aperti, negli alberghi in cui soggiorna col team vede siringhe e i medici praticare delle iniezioni ai compagni di squadra e di stanza ma se ne tiene alla larga temendo si trattasse di sostanze dopanti.

Nel 2002 David, dopo aver attraversato un periodo di crisi, accetta di sottoporsi alle “iniezioni di recupero” come le chiamano i suoi colleghi alla US Postal. David odia aghi e punture, sente salire il ricordi d’infanzia e del padre tossico ma il meccanismo è di quelli “dentro o fuori” e il ragazzo impara ad accettare e a maneggiare siringhe, aghi e quelle confezioni che tra gli ingredienti riportano “vitamine”.

Nel 2003 Zabriskie dimostra tutte le sue doti, è un vero astro nascente del ciclismo e una vecchia volpe come Johan Bruyneel capisce che bisogna andare avanti. Assieme a García del Moral (medico del team) invita David e il compagno Michael Barry in un caffè di Girona consegnando agli consegna ai due giovani delle confezioni di liquidi iniettabili: iniezioni «di recupero» ed EPO

David è scioccato, non si aspettava di ricevere un tale segnale dal team, cerca di informarsi sugli effetti collaterali dell’assunzione di prodotti dopanti. Il primo timore del ragazzo è legato agli aspetti sanitari: Gli avrebbe impedito di avere figli? E’ sicura? Avrebbe provocato dei cambiamenti fisici? Non è tanto una questione di “frode sportiva”, tutti lo fanno (?) quanto di incolumità fisica.

“Lo fanno tutti” cerca di confortarlo Bruyneel, aggiungendo che se l’EPO fosse pericolosa nessuno dei ciclisti professionisti avrebbe figli.

Zabriskie capitola alla pressione del manager che, sempre assieme a del Moral, consegna una scatola di cerotti al testosterone da dividere fra i due ciclisti per aumentare l’effetto di recupero.

David sa che quando accetti compromessi poi tornare indietro è dura, lo sa perché ha visto il padre scomparire imprigionato dalle sostanze, David chiama la madre e piange al telefono. Vive un momento segnato da infortuni e dubbi, timori e delusioni tanto da pensare al ritiro del ciclismo.

Sul finire del 2004 firma un contratto biennale con la CSC, diventando un gregario di primo piano di Ivan Basso, uno dei principali avversari di Lance nel Tour 2005.

David era salito in bici per scappare dalla tossicodipendenza del padre ma si era ritrovato dipendente al meccanismo delle iniezioni del sistema US Postal.

Lance Armstrong cade e finisce in ospedale

Lance Armstrong cade in allenamento e finisce in ospedale

Lance Armstrong cade durante una pedalata lungo il Tom Blake Bike Trail, in Colorado riportando una brutta botta alla testa e diversi tagli al viso

Lance Armstrong cade in allenamento

Lance Armstrong cade in allenamento

Lance Armstrong cade in allenamento lungo il Tom Blake Bike Train, una famosa pista ciclabile in Colorado nel pressi di  Snowmass Village. Nonostante la squalifica per doping ancora vigente, Lance non ha mai smesso di salire in sella e, pur essendo impossibilitato a vita a competere in manifestazioni ciclistiche, il suo amore per le due ruote è rimasto invariato.

Due giorni fa. però, c’è mancato poco perché una ordinaria uscita in bicicletta si trasformasse in una tragedia: il 46enne texano, infatti, ha riportato numerosi tagli al volto e una fortissima botta alla testa. E’ stata tanta la paura per l’ex capitano dell’US Postal che ha poi deciso di condividere la foto dei danni riportati su di un noto social network

Lance Armstrong cade e posta su Instagram

“Qualche volta sei il martello e qualche volta il chiodo, oggi il  Tom Blake Bike Trial ha cercato di mettermi KO:  ho preso un colpo di testa e se in passato non mi sarei mai fatto controllare, ora invece sì”

E’ stato il breve commento che il ciclista americano ha postato dopo essersi fatto visitare presso l’Aspen Valley Hospital. Armstrong ha chiuso il messaggio ringraziando tale @ajaxrider, ovvero Charlie, il medico del pronto soccorso che ha prestato al corridore il Austin le cure del caso. La cosa “piacevole” è che il dottore aveva scattato a Lance una foto mentre faceva un giro con amici proprio nei pressi di Aspen.

 

Il Governo Americano contro Johan Bruyneel

Il Governo Americano non ha dimenticato la vicenda US Postal

Il Governo Americano, secondo quanto riportato da USA Today cerca di recuperare i soldi di Johan Bruyneel ex manager dell’US Postal di Lance Armstrong

Il Governo Americano contro Johan Bruyneel

Il Governo Americano contro Johan Bruyneel

Il Governo Americano, ed in particolare Dipartimento di Giustizia, ha presentato documenti di tribunale lunedì scorso chiedendo a un giudice federale un giudizio di inadempimento civile contro Johan Bruyneel.

Il memorandum, secondo quanto riportato da USA Today, considera Bruyneel personalmente responsabile per un cifra di $ 1,2 milioni. Il governo degli Stati Uniti ha anche chiamato in causa la Tailwind Sports (la società ormai defunta che possedeva la squadra ciclistica di Lance Armstrong), insieme a Bruyneel in un giudizio di inadempimento separato per 451.000 USD.

Lance Armstrong e il governo degli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo lo scorso mese di aprile secondo il quale l’ex ciclista texano ha dovuto pagare una cifra vicini ai 7 milioni di dollari per chiudere le pendenze a suo capo.

L’accordo globale era per un valore vicino ai 100 milioni di dollari che il Governo Americano riteneva idoneo per sanare la situazione legata allo scandalo doping. Tra le persone indennizzate appare anche Floyd Landis, che ha agito da informatore nel caso, e ha ricevuto quasi 3 milioni di dollari di liquidazione.

Per quanto riguarda Johan Bruyneel, pare che il governo degli Stati Uniti potrebbe non essere in grado di costringere l’ex direttore sportivo a pagare perché non è un cittadino statunitense. Tuttavia, se Bruyneel dovesse visitare gli Stati Uniti, potrebbe potenzialmente essere preso in custodia al confine sotto citazione per le pendenze legate alla vicenda.

 

 

 

Tyler Hamilton motori impiegati nei grandi giri!

Tyler Hamilton parla dell’impiego di motorini tra i pro

Tyler Hamilton, compagno di team di Lance Armstrong e coinvolto nello scandalo doping dell’US Postal, parla dell’usi di motorini elettrici nei grandi giri

Tyler Hamilton

Tyler Hamilton

Tyler Hamilton, uno dei principali luogotenenti di Lance Armstrong durante il suo famigerato dominio nel mondo del ciclismo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 ha dichiarato che crede che i motori vengano usati nel ciclismo professionale.

Tyler Hamilton, che ha corso per la squadra americana di US Postal 1995 al 2001, è apparso nello show televisivo irlandese “Off The Ball”, e ha dichiarato: “Ho alcune fonti interne e da quello che ho sentito sono stati utilizzati nelle più grandi gare del mondo … da grandi corridori”.

Hamilton, la cui carriera è durata 13 anni dal 1994 al 2009, ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di doping meccanico quando era un professionista, ma nel 2008 o nel 2009 “ha iniziato a sentirne parlare”.

La faccenda del doping tecnologico nel ciclismo è diventata di stretta attualità negli ultimi 12 mesi in seguito a diversi casi di “gioco sporco”, in particolare con la ex atleta del ciclocross Femke Van den Driessche. La sportiva belga è stato “beccata” ad aver usato un motore nascosto durante i Campionati del Mondo di ciclocross del 2016 categoria Under 23  e successivamente è stata bandito dallo sport per sei anni.

Per difendersi la Van den Driessche affermò che  “Quella bici non era la mia, ma quella di un amico, identica alla mia, e mi è finita in mano a causa di un malinteso di un meccanico”

All’inizio di quest’anno l’UCI sotto la guida del suo nuovo presidente, David Lappartient, ha presentato una serie di nuove misure progettate per combattere l’uso di questa tecnologia fraudolenta della nuova tecnologia. Questi includono l’uso più diffuso di telecamere a raggi X mobili e termiche avanzate durante le gare professionistiche, compresi i Grandi Tour, e maggiori multe per i motociclisti catturati con un divieto minimo di sei mesi.

Alla Vuelta di un paio d’anni fa sollevò un gran polverone il filmato del canadese Ryder Hesjedal, vincitore di un Giro d’Italia, caduto a terra la cui bicicletta aveva la ruota posteriore che continuava a girare.

Il problema non tocca solo il mondo dei pro, anzi, pare più diffuso tra gli amatori. Anche le gare amatoriali sono state fortemente colpite e condizionate dal “doping tecnologico”. Nel febbraio di quest’anno, il dilettante francese 43enne Cyril Fontaine ha fatto notizia dopo aver ricevuto una squalifica di ben 5 anni dalle competizioni organizzate dalla Federazione Ciclistica Francese per aver adoperato un motorino nascosto nel telaio della bicicletta.

La carriera Tyler Hamilton si è conclusa nel 2009, dopo che gli era stato imposto un divieto di otto anni da parte dello sport dopo un test positivo per un antidepressivo vietato. Tyler ha anche scritto un interessantissimo libro intitolato “La corsa segreta”, uscito nel 2012, in cui scoperchiava il calderone sul sistema di doping (farmaceutico) dell’US Postal di Lance Armstrong.

Lance Armstrong patteggia nel processo per falso

Lance Armstrong patteggia: pagherà 5 milioni al governo USA

Lance Armstrong patteggia: rischiava il processo e sanzioni per 100 milioni, con 5 chiude tutto per i soldi della sponsorizzazione della Us Postal negli anni del doping

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia, il più sofisticato sistema di doping organizzato della storia dello sport mondiale si chiude con un patteggiamento. Le vittorie sporche del Tour de France dal 1999 al 2005 e la successiva caduta nella polvere vengono spazzate vie. Il texano se la cava con “poco”: “Sono molto felice, e ora posso tornare alla mia vita — come ha detto in un comunicato —. Posso finalmente guardare avanti. Ho tantissime cose da fare, ci sono i cinque figli, mia moglie, tanti progetti eccitanti di libri e film, il mio impegno come sopravvissuto al cancro, e la mia passione per gli sport e la competizione. C’è tanto davanti a me”.

Lance Armstrong patteggia: i fatti

Lance Armstrong dopo l’ammissione di aver fatto uso di prodotti dopanti nel corso della sua carriera avrebbe dovuto vedere la sua causa giungere in tribunale il prossimo 7 maggio con US Postal Service e Floyd Landis che chiedevano all’ex vincitore del Tour de France una cifra vicina ai  100 milioni di dollari di danni, ma le parti hanno raggiunto un accordo per evitare l’iter legale.

Il processo avrebbe dovuto aver luogo il prossimo mese di maggio in sostanza il capo di imputazione era quello di aver utilizzato denaro pubblico per finanziare il sistema di doping che portò Lance ad essere la più grande truffa della storia dello sport mondiale. La trama (al limite della perfezione) venne smascherata nel 2012 dall’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, che portò alla radiazione di Armstrong con la conseguente confessione televisiva negli studi di Oprah Winfrey.

Lance Armstrong patteggia: si chiude la vicenda

“Sono lieto di aver risolto la vicenda e di poter andare avanti nella mia vita, non vedo l’ora di dedicare tutto me stesso alle cose più importanti che ho nella vita, i miei cinque bambini, mia moglie, il mio podcast, alcuni eccitanti progetti di film, il mio lavoro come sopravvissuto al cancro e la mia passione per gli sport e la competizione” ha dichiarato Lance Armstrong simbolo decaduto dell’America.

L’ex ciclista eviterà quindi il processo e verserà 5 milioni di dollari  (poco più di 4 milioni di euro) nell’ambito della causa da 100 milioni di dollari intentata dal governo USA e dal suo ex compagno di squadra Floyd Landis per aver fatto uso di sostanze dopanti mentre correva per lo sponsor US Postal Service.

Atlanta 1996: la nazionale Spagnola era dopata!

Atlanta 1996: la nazionale della Spagna su pista era dopata.

Atlanta 1996: la nazionale spagnola su pista era dopata, la confessione di Del Moral medico spagnolo e dell’U.S. Postal di Lance Armstrong

Atlanta 1996: Del Moral medico per la nazionale iberica

Atlanta 1996: Del Moral medico per la nazionale iberica

Atlanta 1996, olimpiadi del centenario rese “troppo commerciali” tanto da non essere assegnate ad Atene ma alla città che vede nascere la Coca Cola. Oggi però non parliamo di come le logiche del business abbiano penalizzato la storia. No oggi parliamo, purtroppo, di doping. Gli anni novanta, lo sappiamo tutti perfettamente sono stati dei veri anni da far-west per ciò che concerne le pratiche dopanti. Nel 1996 probabilmente tutti sapevano e pochi parlavano, nel 1996 si gettavano le basi per lo scandalo Festina e il futuro dominio incontrastato del grande “bluff” chiamato Lance Armstrong.

In quell’anno, secondo quanto rivelato dal quotidiano iberico El Pais, la nazionale spagnola di ciclismo su pista era completamente dopata. Durante un interrogatorio svolto al TAS di Losanna  nel 2016  James Buntling, avvocato di Johan Bruyneel, chiese a Luis Garcia del Moral, medico squalificato a vita per una partecipazione nel sistema di doping di Lance Armstrong e della squadra US Postal, se avesse lavorato per la selezione iberica di ciclismo su pista e per il Dottor Michele Ferrari.

Del Moral rispose affermativamente ad entrambi i quesiti, aggiungendo che aveva somministrato EPO ai corridori spagnoli durante le Olimpiadi di Atlanta 1996 e che addirittura era stato messo in atto un programma di doping dal 1993 al 1998 da parte della stessa Federazione.

Va detto che a quelle olimpiadi la spedizione iberica tornò a casa con le tasche vupte e i migliori risultati arrivarono con due quinti posti dell’inseguimento a squadre e di Juan Martinez Oliver nell’inseguimento individuale, mentre Izaskun Bengoa prese parte anche alla prova su strada.
Certamente queste affermazioni gettano ulteriori dubbi sulla pulizia del ciclismo iberico di quegli anni e che fu poi coinvolto dalla Operacion Puerto.

 

Armstrong torna a correre con l’US Postal?

Armstrong torna a correre a Old Pueblo

Armstrong torna a correre assieme a Dylan Casey George Hincapie e Christian Vande Velde della US Postal in una gara benefica a Tuxon in Arizona

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre! Si avete letto bene, il sette volte vincitore del Tour de France torna in gara. Niente obiettivo ottavo (fittizio) Tour per il texano ma, dopo l’apertura del Vaso di Pandora del 2012 torna in corsa poco che è stato privato dei suoi sette allori alla Grande Boucle.

Armstrong torna in sella assieme ai suoi “fedelissimi” Dylan Casey, George Hincapie e Christian Vande Velde (quest’ultimo a causa di un attacco influenzale è stato sostituito dalla triathleta Julia Polloreno). Insomma un pezzo di US Postal torna a competere ma come è possibile? Beh intendiamoci: la squalifica che pesa sul capo del texano non è sparita ma vi sono alcune manifestazioni che, non essendo regolate dalla federazione statunitense o dall’UCI, lasciano una porta aperta anche a chi, come Lance e la sua combricola non ha la fedina penale intonsa.

L’occasione del il rendez-vous è la 24 hours in the Old Pueblo, a Tucson (Arizona), nel mezzo del deserto di Sonora, una competizione amatoriale che coinvolge più categorie che si sfidano in una corsa lunga ventiquattro ore e che è diventata tappa fissa per la “rimpatriata” dei quattro ex “postini”.

Insomma nessun colpo di spugna su uno degli scandali più incredibili non solo del ciclismo ma di tutto lo sport mondiale ma solo una partecipazione ad una competizione volta a raccogliere fondi per il Tucson Medical Center

Sono stati circa duemila i partecipanti che hanno sfidato le condizioni ostiche del deserto dell’Arizona, suddivisi tra competizioni individuali, staffette a due, staffette a quattro e la gara sulle biciclette a scatto fisso. Gli atleti si sono sfidati su un percorso di venti chilometri circa che presentava tratti su roccia, su sabbia e aree assolutamente fangose, con un dislivello di circa trecento metri per giro.

Armstrong torna a correre con i WEDU

Lance Armstrong e i suoi tre compagni avevano già preso parte alla corsa nel 2017 chiudendo sul podio (terzi) con una media oraria di 25 km/h e ad una strategia notturna molto particolare: dormire a rotazione per tenere le energie per la fase diurna della gara.

Quest’anno, invece, i Wedu hanno deciso di godersi la passeggiata senza competere. Secondo le tabelle orarie, infatti, la Armstorng’s Band ha completato la frazione notturna in ben 12 ore che ha portato il quartetto a completare la sfida in 86esima posizione.