Savio: ciclismo italiano in un momento drammatico

Savio parla del futuro del ciclismo tricolore

Savio team manager della Androni Giocattoli Sidermec parla del futuro del ciclismo italiano e mondiale dopo la riforma UCI

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio, team manager della Androni, parla della situazione del ciclismo mondiale e italiano alla lice dalla riforma voluta dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale). L’ Androni Giocattoli Sidermec ha chiuso il 2018 con all’attivo qualcosa come 36 vittorie, un vero record per un team Professional che tra mille difficoltà dello sport del pedale riesce sempre a battagliare a testa alta.

Gianni Savio ha voluto dire la sua sulla situazione del ciclismo italiano e sul futuro di quello mondiale:

“L’UCI aveva preso in considerazione una riforma assolutamente interessante che voleva portare il World Tour a 15 squadre. Poi dopo i mondiali austriaci vi è stato un dietrofront volto al mantenimento delle attuali 18 formazioni. Non penso però che il movimento sia in grado di sostenere 18 grandi squadre. Molte formazioni puntano tutto sul Tour de France e presentano sia al Giro che alla Vuelta formazioni non all’altezza della competizione tanto che i media hanno spesso definito questi Team delle squadre fantasma. Alcune formazioni portano addirittura le terze linee o schierano al via atleti demotivati.

I miei corridori dopo la riunione del mattino sono  motivati e vanno al villaggio di partenza sorridenti e pronti a godersi la corsa e questo penso lo si veda anche in corsa mentre in altri team vedi volti tristi e cupi fin dalla partenza della tappa”.

In una situazione come quella descritta da Savio, sono pochi i momenti di “luce” per il ciclismo tricolore che paga l’assenza di sponsor di alto profilo che consenta ai team italiani di investire ed emergere.

“Mi piace Don Chisciotte, lo trovo affascinante, ma personalmente non amo combattere contro i mulini a vento. Se vi saranno le condizioni per continuare con un team ne sarò felice, viceversa accetterò l’offerta di una Nazione straniera per andare a scoprire altri giovani talenti. Lottare è nel mio DNA e mi mantiene giovane ma questa riforma in cui le wild card si riducono a due squadre lascia come unica ancora di salvezza per il ciclismo italiano la Ciclismo Cup” ha dichiarato Gianni Savio.

 

Per ciò che concerne gli scenari che coinvolgeranno direttamente il team di Savio, il manager è stato come sempre schietto:

“ho convinto gli sponsor con un progetto serio che riguarda i giovani, abbiamo lanciato talenti del livello di Ballerini, Masnada, Vendrame, Sosa e  Egan Bernal che sono certo a breve vedremo sul podio al Tour de France. Non pretendo che una squadra solo perché italiana debba essere invitata al Giro ma bisogna valutare le qualità dei progetti. Ora se le wild card si riducono a 2 squadre su 25 sarà difficile rispondere alla domanda degli sponsor sulla nostra partecipazione al Giro. In questa situazione come può uno sponsor scegliere di sostenere il nostro sodalizio sportivo? Senza sponsor il ciclismo chiude e oggi il ciclismo italiano può contare solo su 4 formazioni Professional se le wild card si riducono l’ancora di salvezza, lo ripeto, è la Ciclismo Cup”.

Ventolin per pedalare tra gli amatori

Ventolin: non solo Froome ma anche alcuni amatori lo usano

Ventolin e altri farmaci, un’inchiesta pubblicata da Il Giorno spiega come l’uso di prodotti vietati sia in calo tra i pro e in aumento tra amatori e giovanissimi

Ventolin e pastiglie

Ventolin e pastiglie

Ventolin e ciclismo, Ventolin e doping. Poco più di undici mesi fa scoppiava lo scandalo (poi rientrato con un nulla di fatto) della positività al farmaco di Chris Froome. Oggi, a distanza di quasi un anno, il farmaco incriminato torna agli onori della cronaca per vicende legate agli amatori.

Il doping è uno dei mali principali che il ciclismo ha cercato di estirpare nel corso degli ultimi venti anni con risultati alterni ma dimostrando, certamente, una minore propensione agli scandali. Solo la vicenda legata alla presunta positività di Froome alla Vuelta 2017 ha fatto tremare le vene ai polsi dei massimi dirigenti dell’UCI che hanno temuto un nuovo caso Lance Armstrong.

Secondo gli studi promossi da “Il movimento per un ciclismo pulito“, il movimento professionistico sta registrando un forte calo nell’assunzione di sostanze proibite trend assolutamente e tristemente opposto tra gli amatori.

In un recente articolo apparso sul quotidiano lombardo “Il Giorno”, in cui si cita una interessante inchiesta condotta da Giulio Mola lo scenario relativo agli amatori appare alquanto preoccupante.

Pare che su alcuni forum e in gruppi sui social media sia fin troppo facile entrare in contatto con “spacciatori” di sostanze proibite. Alcuni blitz della Guardia di Finanza hanno portato alla luce questa triste, ma reale, situazione.

In alcuni siti si trovano “ricette” di cocktail di farmaci e sostanze per poter “spingere di più” in corsa la domenica o sentire meno la fatica in allenamento.

L’inchiesta racconta di account fittizi con cui sportivi “della domenica” interagiscono alla ricerca di venditori senza badare minimamente ai rischi che farmaci proibiti possono comportare per la salute.

Giorgio Mola riporta alcuni stralci di discussione postati in alcuni forum:

 “I miei amici, soprattutto i più giovani, li vedevo sfrecciare mentre io arrancavo. Così ho cominciato a prendere il Ventolin, mi apriva i bronchi e mi dava più ossigeno. E pedalavo più in scioltezza”.

Il Ventolin non è un gioco né un prodotto con cui scherzare, ha una funzione legata agli attacchi d’asma. Il suo uso, come quello di ogni farmaco, senza controllo ne cognizione di causa può risultare potenzialmente dannoso per la salute (come del resto ogni farmaco assunto in modo scorretto).

Nel Deep Web il Ventolin e anche farmaci ben più pericolosi possono essere acquistati senza difficoltà anche da giovanissimi atleti e ciclisti consentendo la creazione di “cocktail” assolutamente pericolosi che possono generare anche malattie cardiache, impotenza e trombosi.

 

 

 

 

 

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Cancellara: “Il team Sky è davanti agli altri’ 

Cancellara parla della supremazia del Team Sky

Cancellara parla della supremazia del Team Sky: “quando sei più forte è normale che gli altri parli male di te”

Cancellara

Cancellara

Cancellara è da sempre un personaggio intrigante del ciclismo, anche ora che ha appeso la bicicletta al chiodo ogni sua dichiarazione è assolutamente intrigante.

Il ciclismo attuale sconta il fatto che vi sia una formazione che, in forza del budget superiore rispetto ai rivali, riesce a dominare non solo in fase di ingaggio di campioni o potenziali talenti ma soprattutto riesce a ottimizzare le attività del team. Qualcuno accusa il Team Sky di “ammazzare” le corse, sterilizzandole con tattiche esasperate che le rendono monotone e prevedibili.

In tanti addetti ai lavori si sono posti in modo poco favorevole allo strapotere Sky e la stessa UCI ha cercato di studiare regolamenti per ridurre il gap tra le formazioni di seconda fascia e il superteam britannico. Chi invece ha preso una posizione in controtendenza è “Spartacus” Fabian Cancellara che non ha mancato di esprimere i suoi complimenti alla formazione di Froome e Thomas.

Lo svizzero ha sottolineato come il dominio UK sia non solo frutto del budget elevato ma anche del lavoro a 360 gradi che il team svolte con i cosiddetti Marginal Gains (guadagni marginali).

“Il Team Sky ha la squadra migliore, fanno il massimo non solo con i corridori ma con gli allenamenti, la ricerca mentale e fisica, sono solo davanti agli altri”

ha spiegato l’ex campione svizzero.

“Le altre squadre devono lavorare di più o essere più intelligenti e in questo penso che l’impatto della Sky sullo sport sia assolutamente positivo. Perché qualcuno ha più soldi non significa che deve essere sempre il più forte è facile puntare il dito contro, quando sei il numero uno tutti ti criticano e aspettano il tuo errore”

Olimpiadi 2020: le crono al circuito del Fuji

Olimpiadi 2020 di Tokyo nella cornice del monte Fuji

Olimpiadi 2020 di Tokyo l’UCI ha annunciato che le gare a cronometro si terranno nella suggestiva cornice del monte Fuji

Olimpiadi 2020

Olimpiadi 2020

Olimpiadi 2020 il ciclismo prende in prestito il prestigioso asfalto di un circuito noto per le corse di Formula 1. Il connubio Ciclismo e F1 porterà le Olimpiadi e le Paralimpiadi in programma in Giappone tra due anni all’interno del percorso lungo 22,1 k. I ciclisti e i paraciclisti impegnati nella prove a cronometro partiranno e arriveranno presso l’autodromo del Fuji

La cronometro va così ad aggiungersi alla gara in linea di 234 km con ben 4865 metri di dislivello organizzata nella regione del Fuji con arrivo previsto sempre all’interno del circuito.

David Lappartient, presidente dell’UCI, ha dichiarato:

“La combinazione dello scenario mozzafiato della regione del Monte Fuji e delle sfide che i percorsi olimpici e paralimpici presenteranno, offrirà uno spettacolo fantastico per gli appassionati di ciclismo, in Giappone e in tutto il mondo”.

Olimpiadi 2020: la prova in linea analisi percorso

La prova in linea delle olimpiadi nipponiche prevede, come detto, un dislivello di addirittura 4865 metri! I corridori prenderanno il via capitale nipponica ma il via ufficiale verrà dato nei pressi di Chofu  e più precisamente al Parco Musashinonomori.

La corsa si muoverà in direzione del Monte Fuji e dopo circa 40 chilometri assolutamente pedalabili inizierà un tratto di costante ascesa che condurrà a Doushi Road (1121 metri s.l.m.)

Dopo questa prima asperità sono previsti ua ventina di chilometri di falsopiano che avvicineranno il gruppo alla salita di Kagosaka Pass posta a circa 130km dall’arrivo.

Poco dopo ecco la ascesa verso il Fuji Sanroku: quindici chilometri durissimi al 6% di pendenza a cui farà seguito una discesa tecnica che porterà a Gotemba dove inizierà un tratto di circa 40 chilometri  caratterizzato da continui sali e scendi.

Gli ultimi trenta chilometri prevedono il Mikuni Pass (6,5 chilometri al 10,6% di pendenza media con punte del 22%) per poi transitare nuovamente sul Kagosaka ultima vera asperità (a circa 22 km dall’arrivo) a cui seguirà  dalla cui vetta un finale particolarmente mosso.

Robin Parisotto si esprime sul caso doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla delle vicende doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla dei casi di doping nel ciclismo tra cui quello del capitano del Team Sky Chris Froome.

Robin Parisotto

Robin Parisotto

Robin Parisotto è un noto scienziato dell’antidoping che da sempre è in prima linea per combattere la piaga del doping dilagante nel mondo dello sport professionistico (e non solo).

Sulla scia di diversi scandali di doping un parte dei commentatori hanno sostenuto che liberalizzare il doping potrebbe essere un sistema per attutirne le conseguenze ed evitare che i “furbi” possano passare tra le maglie dell’antidoping ottenendo un vantaggio competitivo.

“Fino a quando la nostra capacità di testare e identificare l’assunzione di sostanze non sia radicalmente migliorata, dovremmo permettere quello che chiamo drogaggio fisiologico”, ha scritto Savulescu sul sito di The Conversation “Stabilendo limiti sicuri per i valori fisiologici come i livelli di testosterone e l’ematocrito così da mirare i controlli su come i livelli vengano raggiunti”. Savulescu, a seguito di grandi scandali, ha spesso chiesto di cambiare il metodo dei controlli antidoping.

Di tutt’altro avviso è Robin Parisotto, uno scienziato antidoping molto apprezzato che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un test per l’EPO prima delle Olimpiadi di Sydney nel 2000,  che è detto in completo disaccordo con la nozione di “free-for-all”.

In una recente intervista a https://cyclingtips.com ha sottolineato come, per natura umana, l’imbroglio non può essere eliminato e spesso i meccanismi di controllo sono influenzati dalla corruzione oltre che dalla assenza di una reale volontà di stroncare il problema.

Liberalizzare il doping sarebbe, evidentemente, molto peggio dell’attuale sistema oltre che una dichiarazione di resa. Insomma se si aprisse al doping il rischio non è che il pensiero ricorrente sarebbe “se tutti si dopano allora meglio non doparsi” ma, al contrario, sarebbe una spinta ad andare sempre oltre il limite.

“L’idea di aprire al doping sarebbe deleteria e omicida” ha dichiarato Parisotto che ritiene impossibile stabilizzare i controlli in un mondo senza regolamento antidoping.

Secondo il dottore non è praticabile una via che preveda l’assenza di limiti all’assunzione di sostanze anche sotto controllo di medici designati. Insomma la logica “se è tutto controllato da medici e tutti ricevono la stessa dose non vi sarà chi bara” è assolutamente inapplicabile.

E’ un po’ come pensare che se una persona assume una aspirina contro il mal di testa non vi sia nessuno che ne prenda 5 per evitare che ritorni il dolore.

Parisotto oltre ad aver lavorato per lo sviluppo del test EPO, è stato anche membro fondatore del pannel dell’UCI per l’introduzione del passaporto Biologico e sostiene che indipendentemente dal regolamento gli atleti hanno la propensione a cercare un vantaggio competitivo sempre maggiore.

Se fosse consentita una piccola quantità di una sostanza che attualmente è bandita, è probabile che la spinta sia per superare anche quel limite imposto (un po’ come avvenne per la soglia del 50% di ematocrito).

“Questo è il principio dei guadagni marginali – dichiara Parisotto – essere sempre al limite, al margine. Questo sentiero è molto rischioso e scivoloso, cadere sarebbe un attimo”.

La liberalizzazione avrebbe poi fortissime implicazioni etiche: chi può assumere sostanze e come si può pensare che fisici diversi reagiscano egualmente? A quale età sarebbe etico entrare in un programma di “doping liberalizzato”? E ancora, le donne potrebbero assumere gli stessi farmaci dei colleghi uomini? La risposta a conosciamo bene: liberalizzare sarebbe una follia!

L’esperto studioso australiano è fin troppo consapevole delle lacune dell’attuale sistema (tanto di aver inscenato una plateale protesta nel 2016) ma è altrettanto certo che la liberalizzazione porterebbe allo sfacelo.

“Secondo il mio parere ci vuole un sistema in cui si sappia che non esistono deroghe o escamotage, in cui le regole sono certe e anche le sanzioni. In questo momento il punto debole è qui, non vi sono certezze assolute”.

 

 

Lars Boom bandito per un mese per scorrettezze

Lars Boom bandito dopo il Tour of Norway

Lars Boom bandito per un mese dall’UCI dopo un violento alterco con Preben Van Hecke avvenuto al Giro di Norvegia

Lars Boom bandito dall’UCI

Lars Boom bandito dall’UCI

Lars Boom bandito per un mese dall’UCI, il corridore è noto per avere un temperamento forte e deciso, talvolta fuori dagli schemi, lo scorso mese di agosto, dopo aver tagliato per primo il traguardo della quinta tappa del Binck Bank Tour aveva esultato con il gesto dell’ombrello.

Il corridore della LottoNL-Jumbo è stato pescato dalle immagini televisive mentre cercava di colpire con un gomito e un pugno Preben Van Hecke della Sport Vlaanderen-Baloise durante la seconda tappa del Giro della Norvegia verso.

Precedentemente la coppia era stata ripresa dalle televisione in una violenta discussione in cui Boom accusava il collega di essere una “testa calda”. L’olandese palesava il suo disappunto per il comportamento del corridore della Sport Vlaanderen: “non voglio avere un incidente per colpa di un idiota”.

Il vincitore del Tour of Britain è stato immediatamente espulso dalla gara dai giudici di corsa e aveva manifestato il suo disappunto su Twitter e, pur scusandosi per il gesto violento non aveva accennato a riappacificarsi con Van Hecke: “Voglio scusarmi con tutti gli appassionati di ciclismo, con l’organizzatore del Tour of Norway e con tutti gli altri ciclisti per la mia reazione sbagliata nell’incidente di oggi”.

Originariamente il corridore olandese era stato inserito tra le riserve per il prossimo Tour de France nel caso in cui uno dei selezionatri della squadra si ammalasse o si infortunasse prima del Grande Départ di sabato prossimo.

Ora con Lars Boom bandito e per il  Tour de France la squadra dovrà pensare ad un’altra alternativa in caso di defezioni dell’ultimo momento mentre il corridore olandese dovrà stare fermo ai box per un mese e “gustarsi” la Grande Boucle dal divano di casa.

La sospensione ha effetto immediato e durerà dunque sino al 2 agosto, costringendolo così a saltare non solo il Tour ma anche altre corse tra cui il GP Cerami e la Prudential Ride London – Surrey Classic.

Supermondiale di ciclismo? L’UCI ci sta lavorando

Supermondiale di ciclismo nel 2023?

Supermondiale di ciclismo nel 2023, suggestiva proposta di accorpamento di tutte le gare ciclistiche in un unico evento UCI

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo sta per vedere la luce? Secondo quanto reso noto dal direttivo dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) la prima edizione di un mondiale di ciclismo unificato dovrebbe vedere il via nel 2023. L’obiettivo è quello di istituire un grande evento in grado di canalizzare l’attenzione degli appassionati delle vari discipline delle due ruote.

Il progetto nella testa del massimo organismo mondiale del ciclismo era presente da un po’ ma ora pare possa effettivamente concretizzarsi entro cinque anni.

Supermondiale di ciclismo cos’è?

L’obiettivo del Supermondiale di ciclismo è quello di raccogliere ogni quattro anni nella stessa località le prove mondiali su strada, Pista, MTB (cross country olimpica, cross country Marathon e downhill), BMX Racing, Urban Cycling (BMX Freestyle Park, trial e mountain bike Eliminator), Paraciclismo strada e pista, Ciclismo Indoor (artistico e ciclo-palla) e Gran Fondo.

Insomma un maxi evento globale che possa portare un indotto economico e di visibilità davvero straordinario così da ovviare il problema, sorto negli ultimi anni, di candidature di qualità di città desiderose di ospitare il Mondiale di Ciclismo.

Quella che andrebbe a nascere potrebbe essere definita la prima Olimpiade di Ciclismo che durerà qualcosa come 20 giorni con la prevedibile partecipazioni di 120 nazioni, 2.600 atleti d’élite, 6.000 amatori,10.000 accreditati tra cui 700 giornalisti.

L’obiettivo è quello di creare una vetrina unica nel mondo dello sport mondiale ma restano vivi i dubbi sulle coperture economiche (ed il relativo ritorno diretto ed in termini di indotto) di una simile manifestazione.
 

Gianni Moscon assolto per la caduta di Reichenbach

Gianni Moscon assolto: non ha fatto cadere Reichenbach

Gianni Moscon assolto: dopo tante polemiche l’UCI ha stabilito che il corridore del Team Sky non ha colpe nella caduta

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon assolto dal verdetto della Commissione Disciplinare della Uci e, dopo tante polemiche, il giovane talento del ciclismo italiano può tirare un sospiro di sollievo.

Gianni è un personaggio chiacchierato, non particolarmente ben visto da una parte del gruppo e dei giornalisti (soprattutto francesi).

Gianni Moscon assolto: i fatti

L’accusa rivolta a Moscon è legata ad un episodio accaduto durante la scorsa Tre Valli Varesine: Sebastian Reichenbach ha accusato il corridore italiano di averlo volutamente fatto cadere per colpa di alcune dichiarazioni legate alla vicenda che ha visto Gianni scontrarsi verbalmente con Kevin Reza, corridore francese di colore del team FDJ.

Successivamente il 23enne trentino si è scusato con Reza: «Ho sbagliato, mi è scappata una parola ma non sono razzista». Il francese ha accettato le scuse e dichiarato che per lui la vicenda si chiudeva lì. Anche i dirigenti dei due team avevano chiarito la faccenda ma ormai il caso era esploso e così i vertici della Sky hanno deciso di sospendere Moscon per sei settimane.

La vicenda sembrava giunta a conclusione ma, al termine della corsa Varesina Reichenbach, senza nominare Moscon, ha cinguettato su Twitter: «Sono scioccato per aver sentito degli stupidi usare ancora tra i professionisti delle offese razziste. Sei una vergogna per il nostro sport».

L’UCI ha quindi preso a valutare l’accadimento della corsa varesina mediante la Commissione Disciplinare. L’indagine ha portato ad evidenziare l’assenza di prove a carico del ciclista del Team Sky sull’aver fatto cadere volontariamente Sebastian Reichenbach durante la Tre Valli Varesine dello scorso anno.

Le accuse del corridore svizzero (frattura all’anca e al gomito) sono quindi infondate e la cosa non comporterà alcuna sanzione o squalifica al 24enne trentino.

 

 

Simon Yates risultò positivo all’antidoping

Simon Yates e la vicenda terbutalina

Simon Yates dopo un controllo avvenuto durante la Parigi-Nizza 2016 risultò positivo alla terbutalina un farmaco contro l’asma come il salbutamolo di Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome cosa unisce l’attuale maglia rosa del Giro d’Italia con il kenyano in forza al Team Sky anch’egli impegnato nella corsa rosa? Apparentemente poco eppure i più attenti ricorderanno che durante la Parigi-Nizza del 2016 il corridore, all’epoca in forza alla Orica-GreenEDGE, venne pizzicato positivo ad un controlla antidoping per l’impiego di terbutalina.

L’uso del farmaco non venne dichiarato in deroga per uso terapeutico da parte del team e quindi vennero applicati i termini della responsabilità oggettiva e, nonostante la WADA avesse appurato la responsabilità del team, al corridore vennero affibbiati (nel giugno di quell’anno) quattro mesi di qualifica retroattiva che gli fecero saltare il Tour de France (la squalifica scadeva all’11 luglio del 2016)

Fu lo stesso team in un comunicato a prendere le difese del proprio corridore ammettendo che la positività era  dovuta ad un errore formale da parte dello staff medico del team che si dimenticò di richiedere l’esenzione ai fini terapeutici per Simon Yates. In un primo momento l’ UCI comunico che Simon Yates non sarebbe stato fermato e che avrebbe continuato a poter gareggiare in attesa che la Orica producesse la documentazione necessaria per attestare l’uso terapeutico del farmaco, arrivò poi la squalifica.

“Vorrei scusarmi con i miei colleghi per aver ancora una volta gettato il nostro sport in una luce negativa, sono molto imbarazzato e mi vergogno per questa situazione” furono le prime parole di Yates quando ricevette la squalifica. “Gli ultimi mesi sono stati molto dolorosi per me,  per la mia famiglia e gli amici. La terbitalina è contenuta in un farmaco per curare l’asma che mi è stata prescritta, soffro di questa malattia fin da bambino. Devo accettare la punizione anche se non ero conscio di star assumendo una sostanza vietata”.

 

Simon Yates, Chris Froome e l’asma

La terbutalina, un Beta 2 agonista selettivo, è un principio attivo specifico per curare alcune malattie ostruttive delle vie respiratorie. In particolare viene utilizzato, sotto forma di sale solfato, per trattare farmacologicamente l’asma. Ecco, ancora l’asma, l’asma che ha anche Chris Froome e per la quale ha una prescrizione per utilizzare il Ventolin. Le “puffate” di Froome sono diventate ormai proverbiali e hanno contribuito a peggiorare la nomea del corridore del Team Sky. Quando nel 2016 Simon Yates risultò positivo alla terbutalina ci vollero circa quattro mesi di tempo (il controllo avvenne a marzo, la squalifica arrivò a giugno) per appurare la colpevolezza del ciclista. Per il britannico (la cui positività risale a settembre 2017, resa nota tre mesi dopo) sono già trascorsi otto mesi senza che l’UCI abbia preso alcuna posizione.

Così come la squalifica di Yates è stata retroattiva lo stesso potrebbe accadere per Chris Froome che potrebbe perdere l’eventuale risultato ottenuto al Giro d’Italia. Per ora, Simon Yates si gode il primato in classifica generale (dopo aver espiato le colpe della sua positività passata) mentre Froome stenta un po a trovare la gamba dei giorni migliori.

Il Giro non vuole Armstrong alla partenza

Il Giro non vuole Armstrong: “Per il ciclismo non esiste più”

Il Giro non vuole Armstrong :Il texano sul suo podcast aveva annunciato la sua presenza ma è arrivata la replica di RCS sulla Gazzetta dello Sport

Il Giro non vuole Armstrong

Il Giro non vuole Armstrong

Il Giro non vuole Armstong, Un no secco, che chiude la porta al texano, che aveva annunciato la sua presenza alla Grande Partenza del Giro 101 da Gerusalemme.

Le parole di Paolo Bellino, direttore generale di RCS, non lasciano spazio a interpretazioni: “Lance non è stato invitato dagli organizzatori del Giro d’Italia. È squalificato a vita dall’UCI e quindi non può avere ruoli in eventi UCI. Tantomeno può ricevere un accredito dall’organizzazione. È stato quello che è stato, di fatto per il ciclismo non esiste più. Non fa più parte del nostro mondo”

Ecco dunque, puntuale, la risposta degli organizzatori del Giro allo statunitense, che comunque sarà libero di presentarsi alla partenza senza accredito.

“Una grande partenza di questo livello in un paese così lontano dall’Europa è un’opportunità unica. La possibilità di andare in un Paese come Israele, per raccontare un evento come il Giro d’Italia, non ha precedenti. Ci aspettano tre giorni di grande spettacolo: il prologo a Gerusalemme, la seconda tappa a Tel-Aviv e la terza tappa al sud. Un’occasione molto bella, sono contento di andarci” aveva dichiarato Lance Armstrong

Insomma il destino di Lance Armstrong è quello di essere il reietto del mondo del ciclismo dopo che per sette anni era stato il re (finto) del circus del ciclismo, i suoi sette Tour de France vinti e poi revocati sono nella storia dello sport mondiale come il più grande bluff della storia dello sport.