Armstrong torna a correre con l’US Postal?

Armstrong torna a correre a Old Pueblo

Armstrong torna a correre assieme a Dylan Casey George Hincapie e Christian Vande Velde della US Postal in una gara benefica a Tuxon in Arizona

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre! Si avete letto bene, il sette volte vincitore del Tour de France torna in gara. Niente obiettivo ottavo (fittizio) Tour per il texano ma, dopo l’apertura del Vaso di Pandora del 2012 torna in corsa poco che è stato privato dei suoi sette allori alla Grande Boucle.

Armstrong torna in sella assieme ai suoi “fedelissimi” Dylan Casey, George Hincapie e Christian Vande Velde (quest’ultimo a causa di un attacco influenzale è stato sostituito dalla triathleta Julia Polloreno). Insomma un pezzo di US Postal torna a competere ma come è possibile? Beh intendiamoci: la squalifica che pesa sul capo del texano non è sparita ma vi sono alcune manifestazioni che, non essendo regolate dalla federazione statunitense o dall’UCI, lasciano una porta aperta anche a chi, come Lance e la sua combricola non ha la fedina penale intonsa.

L’occasione del il rendez-vous è la 24 hours in the Old Pueblo, a Tucson (Arizona), nel mezzo del deserto di Sonora, una competizione amatoriale che coinvolge più categorie che si sfidano in una corsa lunga ventiquattro ore e che è diventata tappa fissa per la “rimpatriata” dei quattro ex “postini”.

Insomma nessun colpo di spugna su uno degli scandali più incredibili non solo del ciclismo ma di tutto lo sport mondiale ma solo una partecipazione ad una competizione volta a raccogliere fondi per il Tucson Medical Center

Sono stati circa duemila i partecipanti che hanno sfidato le condizioni ostiche del deserto dell’Arizona, suddivisi tra competizioni individuali, staffette a due, staffette a quattro e la gara sulle biciclette a scatto fisso. Gli atleti si sono sfidati su un percorso di venti chilometri circa che presentava tratti su roccia, su sabbia e aree assolutamente fangose, con un dislivello di circa trecento metri per giro.

Armstrong torna a correre con i WEDU

Lance Armstrong e i suoi tre compagni avevano già preso parte alla corsa nel 2017 chiudendo sul podio (terzi) con una media oraria di 25 km/h e ad una strategia notturna molto particolare: dormire a rotazione per tenere le energie per la fase diurna della gara.

Quest’anno, invece, i Wedu hanno deciso di godersi la passeggiata senza competere. Secondo le tabelle orarie, infatti, la Armstorng’s Band ha completato la frazione notturna in ben 12 ore che ha portato il quartetto a completare la sfida in 86esima posizione.

 

 

Fontanelli: più dura di una tappa del Tour de France

Fontanelli: è stata dura, spero possa che la mia vita migliorare

Fontanelli, ex gregario di Marco Pantani, è stato operato all’Ospedale Bellaria di Bologna per il Morbo di Parkinson.

Fontanelli ex gregario di Pantani

Fontanelli ex gregario di Pantani

Fontanelli sta bene, lo possiamo dire visto che il noto sito tuttobiciweb lo ha contattato per avere un feedback sull’intervento per impostare la terapia di DBS (acronimo del termine inglese Deep Brain Stimulation).

Fabiano è ancora ricoverato presso l’Ospedale Bellaria di Bologna ma le sue condizioni sono in miglioramento come è lui stesso ad affermare: “È stata più dura che una tappa del Tour ma vedo segnali positivi”.

A Fabiano Fontanelli è stato inserito nel cervello un elettrodo collegato a un generatore di impulsi, un pacemaker, che permetterà al paziente di affrontare meglio la malattia (appunto la DBS).

L’ex fidato gregario di Marco Pantani è stato operato dall’equipe guidata dal professor Pietro Cortelli e tutto pare essere andato per il meglio.

“L’intervento è durato otto ore, ha avuto momenti impegnativi, specialmente nella fase in cui sono stato tenuto sveglio per collaborare: anche se in bici si faticava meno” ha dichiarato l’ex professionista.

L’obiettivo dell’operazione è quello di migliorare la qualità di vita di Fontanelli che pare essere molto fiducioso del decorso post operatorio e dei relativi effetti benefici: “I segnali ci sono già: una volta inserito l’elettrodo, ho visto la mano obbedire ai comandi come quando stavo bene. Spero che la mia vita possa fattivamente migliorare”.

Il prossimo obiettivo di Fabiano  è quello di organizzare qualche attività per raccogliere fondi per finanziale l’attività del progetto ospedaliero.

Di Luca, ciclismo e calcio due mondi diversi

Di Luca: ciclismo e calcio regole troppo diverse

Di Luca: ciclismo poco tutelato, calcio un altro pianeta il caso di Giuseppe Signori emblema della situazione

Di Luca

Di Luca

Di Luca ciclismo poco tutelato! Quando parla Danilo, può piacere o meno, c’è sempre tanto rumore. Tutto parte da un articolo apparso su tuttobiciweb in cui veniva affrontata la premiazione di Giuseppe Signori, ex atleta del Bologna Football Club 1909, festeggiato allo stadio Renato Dall’Ara per i suoi 50.

L’articolo in questione sollevava il dilemma se questa festa fosse in realtà un farsa in cui tutti si sono dimenticati dello “scandalo” che coinvolte il giocatore. Beppe Signori, infatti, il primo giugno 2011 venne arrestato nell’ambito di un’inchiesta legata alle scommesse nel mondo del calcio. Il 9 agosto dello stesso anno la Commissione disciplinare della FIGC gli commina cinque anni di squalifica con radiazione da qualsiasi categoria o rango della Federazione.

L’articolo si chiude con la provocazione: “Vi immaginate cosa potrebbe succedere se Lance Armstrong fosse festeggiato al Tour de France o Danilo Di Luca al Giro d’Italia?”

L’articolo ha stimolato Danilo Di Luca a dire la sua sulla presunta “farsa” Signori. Danilo, sentitosi chiamato in causa dal pezzo, soprattutto perché accostato a Lance Armstrong, si è concesso “una riflessione” a voce alta.

Il corridore di Spoltore sottolinea come nel calcio “non valgano le regole vigenti per tutti gli altri sport, CICLISMO compreso” e, soprattutto, come il ciclismo “non sia stato nelle condizioni di tutelarsi, o di farsi tutelare”.

Di Luca, giustamente o meno, non ha gradito il trattamento ricevuto che lo ha “relegato nel girone dei dopati e radiato da quello che per anni è stato il mio mondo”. Il “killer”, come era soprannominato, reclama il fatto di non essersi discostato nei comportamenti tenuti da tutti i membri del gruppo e di aver “esercitato la mia professione nel modo migliore consentitomi dai miei mezzi, dalla mia feroce volontà agonistica, accettandone i sacrifici ed i rischi, adeguandomi a quel mondo”.

“Il problema, tragico e per il quale si stanno ancora pagando le conseguenze – prosegue Di Luca – è stata la mancanza di un vero e sincero spirito di corpo proprio tra di noi Ciclisti Professionisti che ci abbia fatti sentire ed intendere, con una sola voce”.

Lo spirito autolesionistico del ciclismo viene additato da Danilo Di Luca come un male quasi superiore al Doping stesso. Tutto il circus del ciclismo si è mosso con la logica del “Mors tua, vita mea in un ambiente ipocrita che ha paura di dire le cose e che scarica in un attimo chi stava idolatrando pur sapendo dell’inganno”.

Danilo Di Luca fa un accenno al Caso Froome per sottolineare come “la legge non sembra essere uguale per tutti. Eppure nessuna voce autorevole, men che mai delle istituzioni del ciclismo, si è levata per stigmatizzare, e chiarire risolutamente e tempestivamente, una vicenda che non mi pare faccia del bene al Ciclismo”.

Una posizione dura quella del Killer di Spoltore che definisce i ciclisti come cavie ma che, anche se qualcuno lo considera come “un dannato dopato, radiato dal ciclismo” ci mette la faccia “senza paura di dire quella verità che tutti conoscono, ma di cui ben si guardano dal parlarne a viso aperto”.

 

Aru al Giro 2018: sfida con Dumoulin e Froome!

Aru al Giro 2018 ecco l’annuncio ufficiale del sardo

Aru al Giro 2018, ora c’è l’ufficialità della partecipazione del corridore della UAE Emirates alla corsa rosa

Aru al Giro 2018: è ufficiale

Aru al Giro 2018: è ufficiale

Aru al Giro 2018: le indiscrezioni sono diventate oggi ufficialità. L’annuncio è arrivato quest’oggi mediante un breve comunicato pubblicato sul sito internet fabioaru.itFabio Aru conferma dunque quello che sarà il grande obiettivo per la stagione 2018: tornate a competere per la vittoria della corsa rosa.

Aru al Giro 2018 sarà una dei favoriti della vittoria finale e tornerà a cimentarsi sulle strade italiane a distanza di due anno. Lo scorso anno il cavaliere dei quattro mori era stato costretto a dare forfait per via di un brutto infortunio in allenamento ripiegando sul Tour de France.

Il ventisettenne sardo guiderà quindi la UAE Team Emirates nella prossima Corsa Rosa, in programma dal 4 al 27 maggio e sarà chiamato a riscattare la scorsa stagione che è andata un po’ sotto le aspettative del suo precedente team (Astana Pro Team).

Dopo aver tentato l’assalto alla Grande Boucle per due anni di fila, le attenzioni del vincitore della Vuelta a España 2015 saranno interamente rivolte alla corsa tricolore. Le riserve, sciolte, appunto, quest’oggi erano legate ad interessi commerciali del main sponsor del team che avrebbe gradito la presenza del sardo per la maglia gialla.

Aru al Giro 2018 con ogni probabilità dovrà vedersela con Chris Froome che sta attendendo il via libera (o meno?) dell’UCI e che resta in grande enigma per tutti i pretendenti alla maglia rosa. Altro rivale del sardo sarà quel Tom Dumoulin che lo scorso anno ha stupito tutti portando a casa la vittoria finale e che ha confermato la sua presenza al via di Gerusalemme.

“Ho voluto ponderare bene questa importante decisione, confrontandomi costruttivamente con la squadra – ha spiegato il campione italiano – La scelta di partecipare al Giro d‘Italia è stata fatta con convinzione, valutando tutte le variabili. Sono contento di tornare sulle strade del Giro, per un atleta italiano è sempre una corsa che offre sensazioni speciali. In più, quest‘anno vi parteciperò con la maglia di campione d‘Italia, motivo in più per onorare al massimo la Corsa Rosa».

Cerchi nel grano o labirinto: tributo a Richie Porte

Cerchi nel grano? No un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano uno dei misteri Ufologici che divide in pianeta? No semplicemente un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano (in inglese crop circles), uno dei tanti misteri dell’ufologia mondiale. I cerchi nel grano altro non sono che  aree di campi di cereali, o di coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo uniforme, formando così varie figure geometriche. Osservando questa immagine potrebbe sembrare un caso di Pittogramma ma in realtà è un labirinto commemorativo di Richie Porte.

Essere uno dei leader del gruppo permette di avere fans ovunque e di poter “godere” delle follie dei propri tifosi.  Rupertswood Farm, paese nella regione natale della Tasmania dove è nato Richie Porte, ha onorato il corridore BMC creando un labirinto di mais con il nome del corridore e l’immagine di tre corridori in gara.

La scena è stata ispirata dalla performance di Porte durante il Tour de France dello scorso anno prima della sua rovinosa caduta: “Quest’anno, il nostro Labirinto delle Crop include la leggenda del ciclismo della Tasmania, Richie Porte!”, è stato il post che  La Fattoria ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Porte, che ha riportato una frattura alla clavicola e al bacino, è tornato a correre per la prima volta in gennaio, quando ha assunto la difesa del titolo al Santos Tour Down Under. Arrivato a breve, però, Porte ha perso contro il pilota sudafricano Daryl Impey, che ha mantenuto la vittoria nell’ultimo giorno.

“Stiamo pensando a Richie nel 2018 e gli auguriamo tutto il meglio!” ha dichiarato Rowan Clark, l’autore dell’opera “non è stato una cosa semplice, ero abbastanza esausto. Avevo appena trascorso una settimana di raccolta, quindi dopo un paio d’ore di pausa, ho deciso di fare questo omaggio a Ritchie. Era da un po’ di anni che lo avevo in mente, sono un suo grande fans e alla fattoria adoriamo vederlo correre, in particolare a luglio, quando è in corso il Tour de France”. Insomma ecco svelato l’arcano: niente Cerchi nel grano ma un bel tributo di un tifoso.

 

 

 

Peter Thompson corro il Tour de France, a piedi!

Peter Thompson folle idea: correre il Tour de France a piedi!

Peter Thompson e la sua folle idea di completare il Tour de France a piedi con l’obiettivo di raccogliere fondi per beneficenza per le cure mentali

Peter Thompson

Peter Thompson

Peter Thompson non è uno scalatore famoso, non è nemmeno un cronoman impeccabile eppure ha l’obiettivo di arrivare primo al prossimo Tour de France. Si avete letto bene, Peter Thompson  vuole battere Chirs Froome e Vincenzo Nibali, vuole fare sua la Grande Boucle correndo… a piedi.

Avete mai dato un’occhiata al percorso del Tour de France e vi siete detti “come diavolo fanno ad arrivare a Parigi in sella ad una bicicletta”? Ecco ora pensate a cosa possa essere correre la gara francese a piedi.  Peter Thompson  non solo vuole correrla a piedi ma anche arrivare prima dei suoi rivali su due ruote.

 

Naturalmente Peter Thompson  ha adattato il suo programma per rendere plausibile la cosa:la partenza sarà anticipata rispetto a quella dei ciclismo, il via sarà il 19 maggio prossimo da  Noirmoutier-en-l’Île. Sette settimana di vantaggio su Chris Froome e soci con l’obiettivo di percorrere 30 miglia (l’equivalente di 48 chilometri) al giorno per arrivare a Parigi prima del 29 luglio. Insomma una maratona al giorno per settanta giorni con salite alpine e pirenaiche.

Una impresa al limite dell’impossibile o della follia per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza per la saluta mentale: “Ho molti amici, familiari ed ex partner che soffrono e soffrono ancora di gravi problemi di salute mentale. Alcuni hanno provato a togliersi la vita e altri a combattere su miscele di farmaci e livelli di determinazione e coraggio che ammiro molto” scrive sulla sua pagina web, ” tutti noi abbiamo alti e bassi, io stesso sto in cima al mondo e poi crollo, la salute mentale va curata tanto quanto quella fisica”.

 

Marco Pantani il nostro ricordo del Pirata

Marco Pantani il ragazzo venuto dal mare che scalava le montagne

Marco Pantani da Cesenatico: dal mare alla montagna dal trionfo all’infamia ci ha lasciati il 14 febbraio 2004

Marco Pantani

Marco Pantani

Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore più forte di sempre, il timido ragazzo che veniva dal mare che conquistò la montagna. “Il mio sogno di felicità? Nonno Sotero che mi sveglia e mi accompagna a pescare”, questa era la via della serenità di Marco il Pirata. La folla esultante, il bacio della miss, la maglia rosa o gialla, i giornalisti che ti idolatrano… bello ma la felicità è altro e Marco lo sapeva. La felicità sta nelle cose semplici, Marco Pantani lo sapeva.

Marco se n’è andato il 14 febbraio del 2004, per una generazione intera è stato non solamente un campione ma un simbolo. Il simbolo del riscatto dalla sfortuna, il simbolo della reazione alla difficoltà. Quante volte è andato in terra e quante volte si è rialzato fino alla gloria, fino a salire sull’Olimpo del ciclismo tanto da diventarne il simbolo.

Marco Pantani sta al ciclismo di fine anni novanta come Alberto Tomba stava allo sci di fine anni 80. Alberto inchiodava alla tv le persone per una discesa, Marco per una salita. Il destino per i due è stato diverso ma entrambi hanno fatto da ricettacolo per passioni sopite per sport di nicchia, lontani dai clamori e dai soldi del calcio.

“prendo la bici rossa, che mi aveva regalato nonno Sotero, e mi metto a scalare una salita che sembra non finire mai. Arrivo in vetta dopo avere pedalato sul dolore e dall’altra parte non c’è niente. Mi butto perché ho voglia di volare….” così dopo salite a perdifiato ecco discese spasmodiche, nella posizione che solo Marco sapeva tenere, col cuore in gola lui sulla strada noi davanti alla tv. Perché sei così forte in salita gli chiese Gianni Minà al Tour del 1998? “Per abbreviare la mia agonia” rispose il Pirata.

Già, l’agonia… l’agonia nella salita che prelude alla gloria e poi… E poi l’agonia, quella vera quella che brucia di più che le gambe dopo una lunga salita, quella che ti mangia l’anima e ti toglie il respiro.

L’agonia di Marco Pantani è iniziata a Madonna di Campiglio il 5 giugno 1999: “”Sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato, ma questa volta non mi rialzerò più…”. Il Pirata muore quel giorno, avrà qualche colpo di coda sportivo, ma la sua anima muore li, fra le montagne. L’agonia porterà il suo corpo a morire al mare.

Il 4 giugno 1999 Marco Pantani arriva solitario e non alza nemmeno le braccia al cielo, il Giro è già suo, lo sanno tutti: lo sanno i tifosi, lo sanno i giornalisti, lo sanno anche i malavitosi…. Sembra una storia già scritta, un grande e prevedibile finale ma non sarà così.

Quella sera Marco si controlla l’ematocrito, pratica routinaria in quegli anni,  risulta intorno ai 47/48. Quell’alba nera sarà a 52, praticamente impossibile.

Escluso dalla corsa e sospeso per 15 giorni, Marco non accetta quel verdetto e parla di complotto.

La Mercatone Uno decide non ripartire, Savoldelli si rifiuta di indossare la rosa, il pubblico sulle strade è inviperito, il Giro viene vinto da Ivan Gotti. La vita di Marco devia fuori strada. Marco torna nella sua Cesenatico e si chiude a riccio travolto dai cattivi pensieri.

Lo immaginiamo in casa dilaniato dai pensieri, solo, triste, con i giornali e le TV che grazie alle sue imprese hanno venduto copie e ottenuto indici di ascolto alle stelle che sputano nel piatto ove hanno lautamente pasteggiato.

Riesce ancora ad essere Pantani nella seconda parte del Giro 2000 quando è fondamentale per la conquista della maglia rosa di  Stefano Garzelli. Il tormento non passa, l’anima si ingarbuglia anche l’amore lo tradisce.

E poi… sul ciclismo mondiale incombe la favola del “superman” che batte il cancro e vince le montagne e Marco Pantani viene emarginato dal sistema quale unico colpevole mentre le nubi si addensano e chi dovrebbe vigilare o pasteggia con il malandrino o guarda da un’altra parte.

Il texano lo soprannomina “L’elefantino”, lo irride lasciandogli la vittoria al Mont Ventoux e sottolineando di averlo lasciato vincere “per una pura questione umana”. Si, proprio umano questo americano!

L’ idiosincrasia di Marco per il corridore texano non è segreta: “Io non credo che un Armstrong sia mai andato sulla luna, figuriamoci se credo a Robocop”.

Si, Robocop, come lo soprannominò Marco, sarà l’imbroglio più grande della storia dello sport ma il circo del pedale è felice di avere un leader planetario (dal fatturato galattico) e schiaccia l’elefantino comprendo i misfatti del texano.

Una parte della stampa tricolore si accanisce e lo spinge in basso, in Francia non sarebbe accaduto, Richard Virenque colpevole e reo-confesso non viene lapidato come il Pirata. Mario Cipollini dirà che se Marco avesse avuto un team come l’attuale di Chris Froome la storia si sarebbe scritta diversamente, chissà.

Marco può aver sbagliato ma paga troppo caro e soprattutto paga per tutti: si trova porte chiuse e presunti amici pronti ad accoltellarlo, precipita negli abissi e per risalire si affida al sostegno, effimero e devastante della polvere bianca.

Marco Pantani ci lascia da soli il 14 febbraio 2004 dopo che il mondo del ciclismo l’ha lasciato solo ad affrontare i demoni che rendono buia la sua l’esistenza e quella del padre e di mamma Tonina. Solo, nel buio più disperato, tra il senso di colpa e la paura, nel buio dello sconforto e della certezza del tradimento. Tradito dalla bicicletta a cui tanto aveva dato, tradito da amici che amici non erano.

Ci lascia tra mille dubbi ancora irrisolti, da l’addio a questo pianeta al Residence Le Rose, sul suo mare, il mare d’inverno. Ci lascia il suo corpo ma resta la sua immensa gloria, i suoi epici scatti in piedi sui pedali, le sue discese ardite, il suo sorriso melanconico e la magia che colorò le strade del ciclismo come in pochi altri riusciranno in futuro.

Qualcuno, ricordando il male che ha fatto a Marco Pantani, sentirà il freddo e il buio che quella sera di San Valentino noi abbiamo sentito salire lungo la schiena e restare in fondo all’anima apprendendo in TV quella tremenda notizia.

Vola Marco Vola. Ovunque tu sia, pedala come sai fare tu, solo tu!

Froome su Contador “prese sostanze vietate, io no”!

Froome su Contador “Io innocente, non sono come lo spagnolo”

Froome su Contador si esprime in modo molto duro: lo spagnolo positivo a sostanza vietata il mio non è doping

Froome su Contador

Froome su Contador

Froome su Contador e sulla sua situazione personale assume una posizione decisamente netta e dura. “Sono innocente e spero che la vicenda si concluda positivamente il più presto possibile” ha dichiarato il kenyano bianco in merito alla sua positività al salbutamolo emersa durante l’ultima Vuelta a Espana.

Affermazione netta e esposta a voce e non solamente a mezzo social network quella che il capitano del Team Sky ha dato nel giorno del suo debutto stagionale alla Vuelta a Andalucia-Ruta del Sol.

Chris Froome assicura di avere dalla sua parte un “supporto incredibile” da parte del gruppo, è certo che “quando tutti i fatti verranno fuori, anche la gente la vedrà dal mio punto di vista”.

Il corridore nato a Nairobi che negli ultimi anni ha conquistato ben 4 Tour de France e una Vuelta Espana, ha confermato che il periodo “è stato difficile per tutti” ma che la sua sete di vittoria non è minimamente placata. A giudicare dagli allenamenti postati su Strada  è facile comprendere con Froome sia focalizzato sui due obiettivi dichiarati: Giro d’Italia e Grande Boucle.

“Mi sono allenato tanto questo inverno, preparandomi per la nuova stagione. Ovviamente, quest’anno ho degli obiettivi ambiziosi e cercherò di fare il massimo sia al Giro che al Tour”, insomma il capitano del Team Sky non lascia ma raddoppia.

Froome su Contador: “io sono pulito, lui era positivo”!

Nella conferenza stampa, ad esplicita domanda di un giornalista,  ci sono state parole forti di Froome su Contador: “Il suo caso era molto differente perché, a differenza del mio, aveva ad oggetto una sostanza vietata”, siamo certi che queste frasi faranno parlare molto nei prossimi giorni.

Insomma Froome ha categoricamente rifiutato ogni paragone con il caso di Alberto Contador, vincitore del Giro 2011 e successivamente squalificato per una positività al clenbuterolo dell’anno prima.

Calcio e ciclismo, sport diversi. Passione uguale

Calcio e ciclismo: tifosi illustri sui pedali

Calcio e ciclismo due sport di passione, tanti calciatori amano il ciclismo e tanti ciclisti amano il calcio. Scopriamolo!

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e ciclismo due sport popolari fatti di passione, tante differenze (stipendi, tifosi, ecc.) ma anche tante similitudini. Vi immaginate Vincenzo Nibali in curva a tifare il Milan? Beh non pensiamo che vi accadrà di trovarlo tra gli ultras del calcio ma a San Siro ogni tanto fa capolino (ed è stato anche ospite a Milanello): “Tifoso è una parola grossa – confessa il siciliano – perché non sempre riesco a seguire le partite ma ho la passione per i rossoneri, mia sorella invece è sfegatata”.

Milanista è anche Filippo Pozzato che anche sui social non manca mai di sottolineare il suo amore per i colori rossoneri. Milanista era anche il grande Marco Pantani che spesso fu ospite della squadra negli anni ’90. Fabio Aru ha giocato al pallone nel Villacidro Calcio per poi dedicarsi al ciclismo è un appassionato rossonero.

Sull’altra sponda di Milano si colloca Moreno Moser. “Ho l’Inter nel cuore da bambino – rivela – e mi dispiace non poterla vedere sempre giocare”. Interista era il povero Michele Scarponi

La rivalità Milan-Inter “divideva” anche gli immortali Fausto Coppi e Gino Bartali che il 14 gennaio del 1952 saltarono giù dalla bici per aiutare il Polesine alluvionato con una partita di calcio benefica che si disputò a Milano all’Arena civica: vinse la squadra del Campionissimo 6-0 e l’ultima rete la segnò proprio Coppi. L’arbitro del match era Peppino Meazza, guardalinee Costante Girardengo.

Cadel Evans, ex ciclista australiano Campione del Mondo a Mendrisio,  grazie alla sua amicizia con Squinzi è simpatizzante del Sassuolo.

Vincenzo Albanese è simpatizzante del Napoli Calcio tanto che qualche tempo fa fu lo stesso allenatore del Napoli a manifestare la simpatia per il corridore inviandogli una maglia della squadra autografata e ricevendo la divisa di Vincenzo

Calcio e ciclismo: allenatori su due ruote

Francesco Guidolin, uno dei migliori allenatori di calcio italiani, è un grandissimo appassionato di ciclismo, segue sempre il Giro d’Italia il Tour de France, le classiche ed è solito cimentarsi nelle scalate in bicicletta.

Davide Nicola ex allenatore del Crotone lo scorso 7 aprile aveva promesso di fare un Giro d’Italia in bicicletta in caso di salvezza della sua squadra e così è stato: da Crotone ha percorso 1300 km complessivi arrivando a Torino. Eusebio Di Francesco ex calciatore e oggi allenatore dell’ A.S. Roma prima del pallone si innamorò del ciclismo grazie a Vito Taccone. Luis Enrique già allenatore della Roma e del F.C. Barcelona si è da poco dedicato alle competizioni amatoriali di Mountain Bike.

Bruno Pizzul voce storica della nazionale italiana di calcio ha da sempre una passione per le due ruote: “ciclismo e calcio sono più simili di quanto sembra, il ciclismo può sembrare uno sport individuale ma è lavoro di team”. Claudio Pasqualin, avvocato vicentino, procuratore sportivo, opinionista di Rai, Mediaset e Sky e uomo storico del pallone è un grande amante del ciclismo e promotore dei Mondiali Veneto 2020.

Cancellara contro Peter Sagan: non è leader

Cancellara contro Peter Sagan: “è cresciuto molto ma non è un leader”

Cancellara contro Peter Sagan, tra i due non è mai scattata la scintilla della simpatia e l’ex pro svizzero non lo nasconde

Cancellara contro Peter Sagan

Cancellara contro Peter Sagan

Cancellara contro Peter Sagan, correva l’anno 2010 e un giovane slovacco proveniente dalla MTB, sconosciuto ai più, si affacciava nel mondo dei Pro. Il giovane corridore proveniente dalla Dukla Trenčín vestiva la maglia della Liquigas e fin da subito iniziò a mettere in difficoltà le stelle consolidate del circus dell’UCI.

I modi esuberante e senza filtri di Sagan non piacquero ad una parte dei leader del gruppo. Peter era una anomalia del sistema oltretutto rappresentata da un giovane debuttante e in molti non mancarono di sottolineare il disappunto.

Fu soprattutto Fabian Cancellara ad avere qualche scontro con il giovane Sagan, facendo prevedere una rivalità che, in realtà, non è mai sbocciata proprio del il carattere di Peter tutt’altro che litigioso.

Cancellara contro Peter Sagan: “All’inizio non mi era simpatico”

“Dopo le sue prime vittorie non mi era molto simpatico”, ha richiarato l’ex campione svizzero in una recente intervista alla “Gazzetta dello Sport. I malumori tra i due risalgono al Tour de France 2012 in cui lo slovacco esultò troppo dopo una vittoria su Spartacus.

Cancellara però pare aver rivisto la sua posizione sul tre volte campione del mondo: “ammetto di averlo rivalutato, all’epoca era un bambinone ma un bambinone molto forte, ora è cresciuto ma ha ancora difetti”.

“Ha imparato molto ma ha buttato via la Milano-Sanremo sprecando forze inutilmente, ci vuole furbizia nel ciclismo ma ha dimostrato di essere un fuoriclasse e vincerà ancora molto”

Lo svizzero ha però un forte dubbio sulle doti caratteriali dell’ex collega: “Per i risultati dovrebbe essere il leader del gruppo, ma non è fatto per quello. Lui è una rockstar ma non ha quella personalità per comandare il gruppo ad ogni modo in questo ciclismo ci vorrebbe gente come lui”.