Sean Conway tenta il record europeo

Sean Conway prova a battere il record europeo: 4500 miglia in 25 giorni!

Sean Conway  ha dato il via al suo tentativo di battere il record mondiale di percorrere le 4500 miglia in tutta Europa nel minor tempo possibile

Sean Conway

Sean Conway

Sean Conway vole battere il precedente record di 4.500 miglia in 29 giorni, 18 ore e 25 minuti. Per provare questo tentativo la partenza è da Cabo de Roca, sulla costa occidentale del Portogallo, con l’obiettivo di finire a Ufa in Russia. Conway lo sta tentando da solo, senza l’aiuto di un’auto della squadra o di massaggiatrici che rendono ancora più difficile una sfida già faticosa.

Il britannico non è contrario a spingersi al limite dopo aver completato un mega prova triathlon lungo la costa della Gran Bretagna, percorrendo 4.000 miglia in bicicletta, a piedi e nuotando nel 2016.

Il suo ultimo compito non è semplice e se i numeri non sembrano così scoraggianti, tenete conto che Chris Froome e company correranno il Tour de France, che misura circa  2.200 miglia in un intervallo di tempo simile (23 giorni).

Questa non sarà la prima volta che Sean Conway  ha tentato la mega impres:a lo scorso anno solo per aver cavalcato 800 miglia in quattro giorni, prima di dover scegliere l’abbandono a causa di un infortunio.

“È stata una grande decisione tornare e provare un nuovo record. Non so se riuscirò nel mio proposito ma spesso la gente non prova per paura di non ottenere successo, siamo abituati a sentire solo storie di successo, io ci proverò e vediamo cosa accade” ha dichiarato l’inglese.

“Spero anche di potrer sfruttare questo viaggio per incoraggiare più persone ad abbracciare uno stile di vita attivo e a considerare il viaggio in bicicletta come il modo migliore per vedere il mondo. non vedo l’ora di iniziare ” ha chiosato Sean Conway

 

 

Lance Armstrong patteggia nel processo per falso

Lance Armstrong patteggia: pagherà 5 milioni al governo USA

Lance Armstrong patteggia: rischiava il processo e sanzioni per 100 milioni, con 5 chiude tutto per i soldi della sponsorizzazione della Us Postal negli anni del doping

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia, il più sofisticato sistema di doping organizzato della storia dello sport mondiale si chiude con un patteggiamento. Le vittorie sporche del Tour de France dal 1999 al 2005 e la successiva caduta nella polvere vengono spazzate vie. Il texano se la cava con “poco”: “Sono molto felice, e ora posso tornare alla mia vita — come ha detto in un comunicato —. Posso finalmente guardare avanti. Ho tantissime cose da fare, ci sono i cinque figli, mia moglie, tanti progetti eccitanti di libri e film, il mio impegno come sopravvissuto al cancro, e la mia passione per gli sport e la competizione. C’è tanto davanti a me”.

Lance Armstrong patteggia: i fatti

Lance Armstrong dopo l’ammissione di aver fatto uso di prodotti dopanti nel corso della sua carriera avrebbe dovuto vedere la sua causa giungere in tribunale il prossimo 7 maggio con US Postal Service e Floyd Landis che chiedevano all’ex vincitore del Tour de France una cifra vicina ai  100 milioni di dollari di danni, ma le parti hanno raggiunto un accordo per evitare l’iter legale.

Il processo avrebbe dovuto aver luogo il prossimo mese di maggio in sostanza il capo di imputazione era quello di aver utilizzato denaro pubblico per finanziare il sistema di doping che portò Lance ad essere la più grande truffa della storia dello sport mondiale. La trama (al limite della perfezione) venne smascherata nel 2012 dall’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, che portò alla radiazione di Armstrong con la conseguente confessione televisiva negli studi di Oprah Winfrey.

Lance Armstrong patteggia: si chiude la vicenda

“Sono lieto di aver risolto la vicenda e di poter andare avanti nella mia vita, non vedo l’ora di dedicare tutto me stesso alle cose più importanti che ho nella vita, i miei cinque bambini, mia moglie, il mio podcast, alcuni eccitanti progetti di film, il mio lavoro come sopravvissuto al cancro e la mia passione per gli sport e la competizione” ha dichiarato Lance Armstrong simbolo decaduto dell’America.

L’ex ciclista eviterà quindi il processo e verserà 5 milioni di dollari  (poco più di 4 milioni di euro) nell’ambito della causa da 100 milioni di dollari intentata dal governo USA e dal suo ex compagno di squadra Floyd Landis per aver fatto uso di sostanze dopanti mentre correva per lo sponsor US Postal Service.

Marco Haller investito in allenamento

Marco Haller investito in allenamento, lungo stop per l’austriaco

Marco Haller investito da un’auto che ha ignorato uno stop, bici distrutta ginocchio e femore fratturati e un lungo periodo di stop per il tedesco

Marco Haller

Marco Haller

Marco Haller investito da un’auto che non ha rispettato lo stop, è questa l’ennesima notizia di investimento di un ciclista a cui, purtroppo, cominciamo tristemente a farne l’abitudine.

Il 27enne corridore della Katusha Alpecin avrebbe dovuto essere uno degli uomini fondamentali del treno che farà da scorta a Marcel Kittel al prossimo Tour de France, ma dovrà restare in infermeria per parecchi mesi
Era il mio secondo giorno di allenamento dopo lo stop dovuto alla seconda infezione virale nella stagione 2018 – ha spiegato Marco Haller, ricoverato al Landeskrankenhaus di Villach -. Stavo pedalando con Bernie Eisel ed ero impegnato in una leggera discesa, quando improvvisamente una macchina, ignorando il segnale di stop, ci è arrivata da destra e ha occpuato la carreggiata. Bernie è riuscito a evitarla, io non sono riuscito e ho preso in pieno la portiera dell’auto. Distrutta la bici, a pezzi il mio ginocchio”
Marco Haller ha subito una doppia frattura al ginocchio oltre ad una frattura al femore sinistro e non ha nascosto la sua delusione per l’accaduto: “Auto e ciclisti condividono la strada, ma questa convivenza sembra essere sempre più difficile, mi spiace non solo per dover saltare il prossimo Tour ma anche per l’atteggiamento negativo di molti automobilisti”.

 

Donald Trump lo starter di Lance Armstrong

Donald Trump fu uno dei motivi per cui Lance divenne un pro!

Donald Trump e Lance Armstrong, ecco come la storia del presidente degli Stati Uniti e quella del Texano si intrecciarono nel 1989 al Tour de Trump

Donald Trump e Lance Armstrong

Donald Trump e Lance Armstrong

Donald Trump e Lance Armstrong due personaggi assolutamente controversi e molto, molto americani nei modi e nei fatti, hanno intrecciato le loro esistenze nel 1989.

Il Tour de Trump viene corso per la prima volta nel 1989. Parte da Albany, nello stato di New York, termina ad Atlantic City proprio sotto il casinò di proprietà di The Donald. La corsa presenta 10 tappe, un arrivo in salito e una cronometro finale. Che la nascente corsa americana non sarà una gara come tutte le altre lo si capisce fin da subito. Trump, da sempre istrionico ed egocentrico, impone un montepremi da capogiro di poco inferiore a quello offerto dal Tour de France: 250mila dollari in totale di cui 50 destinati al vincitore finale.

Il ricco bottino e la vetrina americana attirano un parterre de roy: ci sono Greg LeMond, che a luglio aveva vinto la sua seconda Grande Boucle, Andrew Hampsten, che l’anno prima aveva fatto suo il Giro, Steve Bauer, secondo alla Parigi-Roubaix ad aprile, Davis Phinney, Olaf Ludwig, Viatcheslav Ekimov, capitano della nazionale dell’Unione Sovietica, Eric Vanderaerden, vincitore del Fiandre del 1985 e della Roubaix del 1987 e 137 gare in carriera. In tanti evitano di prendere il via alla Vuelta Espana per essere ai nastri di partenza del Tour de Trump.

A imporsi nella prima edizione è Dag-Otto Lauritzen, norvegese, energumeno in forza alla 7-Eleven, la squadra di casa.

“Gli ho messo il mio nome perché credo che abbia un grande futuro e credo che mi basteranno pochi anni per farlo diventare più importante del Tour de France”, dirà il tycoon americano ed in effetti la prima edizione è un vero e proprio successone. Trump investe 800 mila dollari per promuovere l’evento e riesce a fare  notevoli margine tra diritti tv e sponsorizzazioni.

Donald Trump e Lance Armstrong

E’ il 1989 e tra i grattacieli, le spiagge e i casinò di Atlantic City c’è anche un giovanissimo Lance Armstrong che è presente alla prima corsa americana grazie a un viaggio vinto in una gara di triathlon che ha conquistato qualche mese prima. Ed è in quella occasione che il texano decide che un giorno sul palco del vincitore ci sarebbe stato lui. Lui da sempre sicuro di se lo capisce quel giorno che i lustrini e i baci delle miss, i soldi e la popolarità sono cibo per il suo ego. Ha solo 18 anni Lance ma ha già una autostima smisurata, una rabbia (come si evince dalle pagine del libro The Fall) e una voglia di emergere che lo porteranno a fare il “patto col diavolo” del doping appena pochi anni dopo quel giorno.

La bicicletta negli anni Ottanta in America è soprattutto offroad ma nel 1986 era stato  Greg LeMond a far conoscere “l’asfalto” agli amanti delle due ruote a stelle e strisce conquistando il Tour de France. Due anni dopo Andrew Hampsten aveva fatto lo stesso al Giro d’Italia e Donald Trup aveva fiutato l’affare.

La corse ha una seconda trionfale edizione nel 1990 ed è ancora spettacolare e piena di successo. Quella seconda edizione però è l’ultima con il marchio di Donald Trump infatti nel 1991 l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è sull’orlo del fallimento per una serie di investimenti errati tra cui quella del casinò Taj Mahal con sede sempre ad Atlantic City finanziato a suon di bond spazzatura.

L’addio della sponsorizzazioni di The Donald rischia di far chiudere i battenti alla corsa ma l’ingresso nella batteria di sponsor del colosso DuPont riesce a salvare la manifestazione. Quella del 1996 è l’ultimo anno in cui si disputa la corsa americana e, come per il 1995, a vincere è il Campione del Mondo di Oslo, Lance Armstrong. Un giovane talento texano adatto alle corse di un giorno. Come è andata il resto della carriera di Lance lo sappiamo tutti piuttosto bene (purtroppo) ma possiamo dire che proprio l’incontro tra Trump fu lo starter per la sua carriera da rollercoaster.

“Capii di voler diventare il numero uno nel ciclismo al Tour de Trump del 1989, per questo le vittorie del 1995 e del 1996 del Tour DuPont non furono due vittorie come le altre”, disse il corridore nel 2002 al Newsweek. Proprio al termine del Tour DuPont 1996 la prima parte della vita sportiva di Lance termino. Gli venne diagnosticato il tumore ai testicoli, rischiò di morire e torno per vincere i sette famosi (tristemente famosi) Tour de France.

 

 

 

 

Di Gregorio positivo all’Eritropoietina Ricombinante

Di Gregorio positivo all’EPO alla Parigi-Nizza

Di Gregorio positivo all’Eritropoietina Ricombinante durante una tappa della Parigi-Nizza lo scorso 8 marzo lo ha reso noto l’UCI

Di Gregorio positivo all'Epo

Di Gregorio positivo all’Epo

Di Gregorio, 32enne della Delko Marseille, è risultato positivo ad un controllo antidoping effettuato lo scorso 8 marzo durante la Parigi-Nizza 2018.

L’Unione Ciclistica Internazionale ha annunciato oggi pomeriggio la positività dell’atleta francese alla Darbepoetina, conosciuta anche come Eritropoietina Ricombinante (inserita dalla WADA nelle sostanze vietate). Di Gregorio è stato immediatamente sospeso e ora avrà il diritto di richiedere le controanalisi.

In questa stagione Rémy aveva ottenuto la vittoria di una tappa al Tour La Provence interrompendo un digiuno di successi che durava dal 2014. Nel 2012, il corridore francese era stato arrestato nel primo giorno di riposo del Tour de France in quanto sospettato di essere coinvolto in un affare di traffico di prodotti dopanti.
La faccenda non è mai stata chiarita ma il corridore aveva ottenuto un risarcimento per licenziamento senza giusta causa da parte del tuo allora team, la Cofidis.

 

 

Nacer Bouhanni fuori forma parla Vasseur

Nacer Bouhanni fuori forma e fuori dalle gare

Nacer Bouhanni fuori forma, lo certifica il team manager della Cofidis Cedric Vasseur dopo alcuni test al Centro Mapei

Nacer Bouhanni fuori forma

Nacer Bouhanni fuori forma

Nacer Bouhanni fuori forma, fuori squadra? Sicuramente fuori dalle corse finché non tornerà in condizione idonea alle competizioni. Non le manda a dire il team manager Cedric Vasseur “Nacer non sta correndo perché ha bisogno di lavorare per tornare al livello che è lecito aspettarsi da un leader. Gli abbiamo fatto sostenere dei test al Centro Mapei e il risultato è stato chiaro:  non ha la tenuta necessaria per gareggiare”
Dopo il prematuro addio alla Parigi-Nizza, lo sprinter francese ha preso parte a due sole giornate (e mezza) di gara sparendo quasi dai radar del ciclismo professionisti.

 

Che Bouhanni non sia uno stinco di santo è cosa nota agli addetti ai lavori, ai colleghi e a buona parte dei tifosi del ciclismo e, a questo punto, le parole della sua squadra non aiutano nel migliorare l’opinione pubblica sul francese. Indipendentemente, però, dalla visione personale sullo sprinter transalpino, è palese che per un po’ non attaccherà un numero sul suo dorso.

“Potrebbe rientrare il 1° maggio a Francoforte – afferma Vasseur – ma per il momento si tratta solo di un’ipotesi. Dobbiamo studiare un piano per recuperare il terreno perduto: potremmo optare per uno stage in altura ma dobbiamo prima comprendere il perché del suo scarso stato di forma e apportare le necessarie correzioni”.
I fari della Cofidis sono puntati sul Tour de France: “l’obiettivo è di portarlo ai livelli che gli competono per la Grande Boucle ma ci vorrà impegno e una serie di test fisiologici. Il lavoro da solo non basta ci vuole un supporto scientifico per modulare la sua strada di avvicinamento in forza di cifre e dati concreti, così come fanno tutte le formazioni di WorldTour

Attualmente la gestione di Nacer Bouhanni è sicuramente complicata in quanto “è difficile chiedere al team di sacrificarsi per un capitano che si ferma dopo 150 chilometri. Nacer finora non è stato all’altezza di un leader, un capitano dev’essere l’ultimo a lasciare la nave e lui non lo ha fatto”.

Insomma Cedric Vasseur non le manda a dire su un Nacer Bouhanni fuori forma e che è attualmente un problema da gestire per il team: “Oggi non possiamo fare affidamento su di lui – ha concluso il team manager – dobbiamo essere orgogliosi della maglia che portiamo e onorarla al meglio e lo deve fare anche lui”

Boonen “il Salbutamolo non è doping”

Boonen: “il Salbutamolo? è ridicolo definirlo doping”

Boonen con l’approssimarsi della Parigi-Roubaix sta rilasciando diverse interviste: dopo l’attacco a Peter Sagan ecco la difesa di Chris Froome

Boonen parla di Froome

Boonen parla di Froome

Boonen sta rilasciando parecchie dichiarazioni in questi ultimi giorni, dopo aver tacciato di ipocrisia il tre volte Campione del Mondo per le sue lamentele circa la scarsa collaborazione durante il Giro delle Fiandre, ecco che il belga ha parlato del caso Chris Froome.

La storia del britannico la conosciamo ormai per filo e per segno dalla positività di settembre alla notizia resa nota a dicembre al continua tira e molla sulla possibilità che le autorità competenti si pronuncino sulla partecipazione del corridore del Team Sky a Giro d’Italia e Tour de France.

Tutto ruota attorno al salbutamolo riscontrato nelle urine del corridore del Team Sky in una concentrazione superiore rispetto alla soglia massima tollerata di 1000 nanogrammi/millilitro. La situazione è molto ingarbugliata e lontana da essere risolta, pare che il processo davanti al tribunale UCI possa avvenire in estate inoltrata.

Froome si è sempre difeso parlando di seri problemi d’asma e di non aver mai violato le regole che conosce bene, mentre dal canto suo l’UCI, per bocca del presidente Lappartient. Sulla vicenda si è, appunto, espresso Tom Boonen, che ha parlato della questione al settimanale belga HUMO prendendo una posizione assolutamente netta sulla questione.

Boonen su Froome: “Non ci sono prove contro gli Sky”

Attualmente Boonen si divide tra il ruolo di o commentatore tv e consulente per la Lotto Soudal ma sta naturalmente dedicando molto tempo alla famiglia “le mie due figlie sono la ragione più importante che mi ha spinto a ritirarmi dalle corse” ha dichiarato al settimanale.
Parlando di Chris Froome, il belga ha fortemente difeso il corridore britannico: “definire il salbutamolo doping è assolutamente ridicolo, questa farmaco non ti permette di vincere il Tour de France o la Vuelta Espana
Boonen ha citato a proposito il caso di sua figlia, che cura i problemi d’asma con l’inalatore che usa ogni giorno, come racconta l’ex corridore che specifica che a volte qualcosa possa andare storto nel dosaggio. Insomma secondo il belga il Team Sky sarebbe vittima di un teorema accusatorio che lo vede già colpevole.

“La situazione di Froome non è per niente buona. Tutti hanno un’opinione su di lui. Tutti aspettavano che succedesse qualcosa. Poi è successo, ma è davvero un piccolo incidente” ha dichiarato Boonen qualche tempo fa a Sporza.

 

Il grosso delle polemiche contro la Sky è legata al pacco sospetto consegnato a Bradley Wiggins e il suo utilizzo ai limiti della legalità del corticosteroide triamcinolone, ed infine il recente caso dei cerotti di testosterone. Secondo Boonen non vi sono prove contro il Team Sky ne il salbutamolo può modificare le prove di un corridore rendendolo forte come Chris.

 

Tour de France 2012, Wiggins fermò Chris Froome

Tour de France 2012: “Chris aspettami!”

Tour de France 2012 a Peyragudes il giorno in cui Bradley Wiggins fermò Chris Froome per farsi aiutare a vincere la Grande Boucle davanti proprio al kenyano

Tour de France 2012: Froome e Wiggins

Tour de France 2012: Froome e Wiggins

Tour de France 2012 tappa con arrivo a Peyragudes, mancano poco più di due chilometri all’arrivo dell’ultima tappa pirenaica. Davanti a tutti uno scatenato Alejandro Valverde vuole portare a casa l’alloro di giornata. Alle spalle dell’iberico arrancano un po’ tutti, manca poco alla completa definizione di quelli che saranno i distacchi definitivi sui Campi Elisi, la classifica no, quella è già delineata in modo definitivo. Ai meno due dall’arrivo se ne vanno in due, hanno la stessa maglio o, meglio, lo stesso sponsor perché uno indossa la maglia gialla di leader della generale. I due uomini in fuga sono, appunto, Bradley Wiggins (in maglia gialla) e Chris Froome il secondo della generale. L’attacco dei due uomini Sky sfianca la resistenza del nostro Vincenzo Nibali, il suo terzo posto in generale non è in pericolo ma gli uomini del team britannico hanno un altro passo.

Domenica sugli Champs Elysées, saranno i basettoni di Wiggins a caratterizzare il look del vincitore mentre gli occhi chiari e la carnagione diafana di Froome saranno un gradino più sotto.
Le danze le comanda l’emergente “kenyano bianco” Froome che tira su per i tornanti il capitano ma che succede? Wiggins arranca, si stacca e Froome prende qualche metro. Il kenyano potrebbe allungare, fors’anche mettere un distacco tale tra i due da invertire l’ordine Parigino.

Ed ecco l’ordine dall’ammiraglia: “fermati!” E’ normale nel ciclismo ed in altri sport (vedi la formula uno), non è l’unica volta che accade. Basti rammentare ciò che accadde a Jan Ullrich con Bjarne Riis o a Greg LeMond con Bernard Hinault. A volte il gregario è più forte del capitano ma le gerarchie sono determinate a tavolino e vanno rispettate, un patto di onore tra ciclisti.

Certo non è facile accettare di arrivare secondo quando puoi essere il primo, ancor più arduo è farlo comprendere a tifosi ed amici che meno conoscono le regole non scritte dello sport del pedale.

Insomma la classifica del Tour de France 2012 è questione di onore tra compagni di team più che di gambe.

L’afrikaner di Nairobi sente l’urlo nell’auricolare del direttore sportivo e il grido di Wiggins: aspettami! Se avesse avuto carta bianca sarebbe ripiombato su Valverde che invece può gongolare a due anni dalla squalifica per doping

I rimpianti non fanno la storia ma se Froome non fosse caduto nella prima tappa, con un ritardo di 1’ e 25″, magari avrebbe recuperato i 44″ persi nelle prime due cronometro e quelli che cederà il giorno dopo a Chartres. A cronometro va forte Bradley ma in montagna il “califfo” è Chris, lo ha dimostrato anche a Les Belles Filles qualche giorno prima.

All’arrivo sono inevitabili le domande dei cronisti, rivolte al Team manager di Sky, David Brailsford, che da sapiente volpone mette tutto a tacere: “Sono fiero dei miei ragazzi”, stop non una parola sull’ardine di scuderia “incriminato”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Bradley Wiggins che però si espone un po’: “Voleva vincere la tappa, me l’ha chiesto e ho risposto di sì. Ma poi ho perso la concentrazione, lui mi stava portando su al limite, e con la testa ero in un altro mondo”.

Tutto risolto nella tranquillità del possente motorhome di casa Sky? Apparentemente si ma, lo dicevano, le regole non scritte sono facilmente interpretabili dai protagonisti, meno da chi sta vicino agli atleti.
Michelle Cound, fidanzata di Chris Froome, manda un paio di flash al vetriolo su Twitter: “All’improvviso non sono più nell’umore per andare a Parigi. Che presa in giro” e, ancora: “So quanto Chris voleva vincere, e siate in disaccordo con me quanto volete”.

Quasi contemporaneamente la stampa incalza il Kenyano bianco sulla surreale situazione (naturalmente Chris non sa cei “cinguettii” della compagna): “volete sapere se mi sono sacrificato per Wiggo? Certo, tutti ci siamo sacrificati per la Maglia Gialla, era nei piani di corsa. Sono felice di essere sul podio, due anni fa cercavo un contratto senza esito ed ora sono qui! Ho 27 anni e un giorno sarò io a trionfare al Tour de France”.

In serata girano voci di un possibile addio del Kenyano al Team Sky, le sirene della BMC sono forti e il budget del Team del magnate svizzero Andy Rihs è inarrivabile ai tempi del Tour de France 2012.

Il resto della storia la conoscete tutti, Chris Froome, dopo il Tour de France 2012, non solo non se ne andrà dalla Sky ma ne diventerà il capitano vincendo la Grande Boucle dell’anno successivo davanti al favorito Nairo Quintana con oltre 4 minuti di vantaggio. Sarà il primo alloro francese per il kenyano bianco che ne inanellerà altri negli anni successivi fino alla torbida vicenda della positività al salbutamolo che farà aleggiare sulla sua testa tante ombre e che scatenerà la lotta a colpi di social tra Michelle Cound (nel frattempo convolata a nozze con Froome) e Catherine Wiggins.

Aso addio alle miss dal prossimo Tour de France?

ASO addio alle miss dalla prossima Grande Boucle?

ASO addio alle miss? Sull’esempio della Formula Uno de della Vuelta Espana ecco che anche il Tour de France potrebbe salutare le miss sul podio delle premiazioni

ASO: le miss

ASO: le miss

ASO addio alle miss, tutto lascia pensare che dal prossimo Tour de France sparirà il “bacio” al vincitore. Le miss sul podio delle premiazioni al Tour de France sono una mezza istituzione, sono bellissime e ricche di charme puramente francese. Mai in abiti succinti, sempre eleganti e puntuali potrebbero diventare presto un ricordo. Secondo quanto riportato dal Times, infatti la corsa in bicicletta più famosa al mondo starebbe per seguire l’esempio della Formula 1 (e nel ciclismo della Vuelta Espana) di abbandonare la consuetudine di presentare donne a premiare il vincitore,.

ASO , l’ente che organizza la corsa francese, sembrerebbe assolutamente intenzionata a cancellare la figura delle ragazze che al termine delle corse premiano con un bacio il vincitore. La novità dovrebbe essere già attiva dall’edizione 2018 del Tour de France che prenderà il via da Noirmoutier-en-l’Ile il prossimo 7 luglio.

Il Tour si adeguerebbe così a una decisione già presa dal Tour Down Under in Australia, dal Giro delle Fiandre e dalla Vuelta di Spagna. Di posizione assolutamente opposta il Giro d’Italia che, tramite il direttore di corsa Maure Vegni ha tenuto a motivare la propria scelta: “se le ragazze vengono trattate con classe e rispetto senza un ruolo volto a sminuirle ma, viceversa, a sottolineare la professionalità del loro ruolo, non c’è motivo di cambiare la proceduta di premiazione”.

Crediamo che le parole di Vegni siano assolutamente da condividere: capita in alcuni sport di vedere la figura femminile svilita con costumi succinti e evidenti mentre sul podio del Giro (cosi come il quello del Tour) l’estetica collima con la classe e con il rispetto della donna ragion per cui ha senso proseguire come avviene attualmente.

 

Armstrong torna a correre con l’US Postal?

Armstrong torna a correre a Old Pueblo

Armstrong torna a correre assieme a Dylan Casey George Hincapie e Christian Vande Velde della US Postal in una gara benefica a Tuxon in Arizona

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre

Armstrong torna a correre! Si avete letto bene, il sette volte vincitore del Tour de France torna in gara. Niente obiettivo ottavo (fittizio) Tour per il texano ma, dopo l’apertura del Vaso di Pandora del 2012 torna in corsa poco che è stato privato dei suoi sette allori alla Grande Boucle.

Armstrong torna in sella assieme ai suoi “fedelissimi” Dylan Casey, George Hincapie e Christian Vande Velde (quest’ultimo a causa di un attacco influenzale è stato sostituito dalla triathleta Julia Polloreno). Insomma un pezzo di US Postal torna a competere ma come è possibile? Beh intendiamoci: la squalifica che pesa sul capo del texano non è sparita ma vi sono alcune manifestazioni che, non essendo regolate dalla federazione statunitense o dall’UCI, lasciano una porta aperta anche a chi, come Lance e la sua combricola non ha la fedina penale intonsa.

L’occasione del il rendez-vous è la 24 hours in the Old Pueblo, a Tucson (Arizona), nel mezzo del deserto di Sonora, una competizione amatoriale che coinvolge più categorie che si sfidano in una corsa lunga ventiquattro ore e che è diventata tappa fissa per la “rimpatriata” dei quattro ex “postini”.

Insomma nessun colpo di spugna su uno degli scandali più incredibili non solo del ciclismo ma di tutto lo sport mondiale ma solo una partecipazione ad una competizione volta a raccogliere fondi per il Tucson Medical Center

Sono stati circa duemila i partecipanti che hanno sfidato le condizioni ostiche del deserto dell’Arizona, suddivisi tra competizioni individuali, staffette a due, staffette a quattro e la gara sulle biciclette a scatto fisso. Gli atleti si sono sfidati su un percorso di venti chilometri circa che presentava tratti su roccia, su sabbia e aree assolutamente fangose, con un dislivello di circa trecento metri per giro.

Armstrong torna a correre con i WEDU

Lance Armstrong e i suoi tre compagni avevano già preso parte alla corsa nel 2017 chiudendo sul podio (terzi) con una media oraria di 25 km/h e ad una strategia notturna molto particolare: dormire a rotazione per tenere le energie per la fase diurna della gara.

Quest’anno, invece, i Wedu hanno deciso di godersi la passeggiata senza competere. Secondo le tabelle orarie, infatti, la Armstorng’s Band ha completato la frazione notturna in ben 12 ore che ha portato il quartetto a completare la sfida in 86esima posizione.