Vincenzo Nibali correrà la Vuelta a España

Vincenzo Nibali correrà in Spagna

Vincenzo Nibali correrà la Vuelta a España tappa fondamentale in preparazione dei prossimi Mondiali di Innsbruck

Vincenzo Nibali correrà alla Vuelta di Spagna

Vincenzo Nibali correrà alla Vuelta di Spagna

Vincenzo Nibali correrà alla Vuelta di Spagna, al via  il prossimo 25 agosto, ora la notizia è ufficiale. L’appuntamento sarà un punto chiave in vista dei Mondiali di Innsbruck in programma domenica 30 settembre. La decisione è stata resa nota dopo una importante riunione con lo staff tecnico e medico del team, presenti il medico Emilio Magni, Paolo Slongo, il massaggiatore Michele Pallini e l’osteopata Gianluca Carretta.

 

L’obiettivo di Enzo è quello di arrivare pronto all’appuntamento più importante dell’anno rappresentato del Mondiale Austriaco. Per accelerare i tempi di recupero, lo Squalo dello Stretto si è sottoposto a un intervento chirurgico alla decima vertebra toracica infortunata dopo la caduta al Tour de France causata da un tifoso.

La corsa a tappe iberica prenderà il via il prossimo 25 agosto e Vincenzo raggiungerà la Spagna al 22 ma prima dovrà continuare con le terapie previste dal protocollo affiancandole ad allenamenti quotidiani di 3 o 4 ore sulle strade tra Lugano e Mendrisio in Svizzera.

Vincenzo Nibali correrà: i pensieri del siciliano

 

Vincenzo Nibali ha dichiarato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport le sue impressioni circa la sua condizione fisica:

“Per ora ho valori abbastanza bassi ma  è importante che, anche forzando, non ho avuto dolori, che invece sento ancora un pochino quando resto tanto tempo nella stessa posizione. Il peso è più o meno quello del Tour e questo è già un buon segnale“.

Positivo anche Paolo Slongo che si dice favorevolmente sorpreso dai tempi di recupero dall’intervento chirurgico dimostrati dal ciclista siciliano:

 “Appena dieci giorni fa avremmo messo la firma per essere in queste condizioni. Stiamo lavorando per la Vuelta, ma abbiamo ancora tanto allenamento da svolgere: Vincenzo sta sempre meglio e guarda avanti, è rilassato, però dobbiamo essere cauti”.

Vincenzo ha già corso la Vuelta in cinque occasioni, con un successo e due secondi posti nel 2013 e 2017 ma in questa edizione l’unico suo obiettivo sarà quello di trovare la gamba giusta in vista dell’impegno iridato.

Tim Kerrison chi è il preparatore del Team Sky

Tim Kerrison la storia del preparatore del Team Sky

Tim Kerrison il preparatore australiano che sta dietro ai successi del Team Sky da Wiggins a Geraint Thomas passando per Chris Froome e il nuoto!

Tim Kerrison

Tim Kerrison

Tim Kerrison è nato Brisbane in Australia, fin da piccolo sviluppa una grande passione per lo sport e meno per lo studio salvo poi tornare sui propri passi quando capirà che diventare un campione sarebbe stato impossibile.

Ottenutala Laura in Scienze dello sport e management si iscrive a Medicina per poi entrare nello staff della Federazione Australiana di Nuoto. Nel 2000 si occupa delle formazioni giovanili scoprendo Jodie Henry che alle Olimpiadi di Atene 2004 conquisterà ben tre ori.

Terminata la missione olimpica, Tim Kerrison lascia l’australia per trasferirsi in Inghilterra dove ottiene il ruolo di di preparatore nella nazionale di nuoto inglese che a Pechino 2008. Alla kermesse cinese la spedizione britannica tornerà con al collo sei medaglie (di cui due di oro) che rappresentano il miglior risultato di sempre per la formazione d’oltre manica.

Proprio durante le Olimpiadi di Pechino avviene l’incontro tra Tim e David Brailsford, tecnico del ciclismo britannico, che lo invita a prendere parte ad un progetto volto a trasformare il Regno Unito nell’avanguardia del ciclismo su pista e poi nella creazione del Team Sky.

Tim Kerrison lavora a stretto contatto con Brailsford, i due identificano un manipolo di atleti da ingaggiare per la sfida su strada: Bradley Wiggins, Chris Froome e Geraint Thomas.

La Gran Bretagna da nazione sconosciuta per il ciclismo su strada comincia a veder sventolare l’Union Jack sui podi delle gare più note al mondo.

Kerrison non ha un passato da ciclista o come seguace di grandi preparatori come altri guru del settore, no lui proviene dai “Big Data” e il suo approccio è, quindi, molto matematico.

“Ogni corridore è un rapporto tra peso e potenza. Il peso minimo per sprigionare la potenza massima”

Furono le parole di Tim Kerrison in una intervista alla BBC per sostenere come il calcolo applicato allo sport possa portare ad ottenere risultati eccellenti. Una analisi matematico-scientifica del fisico e delle prestazioni del ciclista per parametri chiave quali frequenza cardiaca, soglia aerobica e anaerobica, consumo di ossigeno, potenza, ecc possono portare a un profilo chiaro delle potenzialità dell’atleta per programmare apposite attività di miglioramento.

Tim Kerrison e Bradley Wiggins

Nel 2010 Sir. Bradley Wiggins, fenomeno del ciclismo su pista d’oltre Manica, passa al Team Sky. Nel 2009 Wiggins aveva preso parte, con la maglia della Garmin, al Tour de France chiudendo, complice un percorso abbastanza agevole, in quarta posizione. Per gli addetti ai lavori quel, già sorprendente, risultato non poteva essere ulteriormente migliorato.

Secondo i dati incamerati di Kerrison, invece, Bradley poteva migliorare di molto le sue performance fino a giocarsi la vittoria finale. Grazie ad un fortissimo lavoro sull’aerodinamica in sella e sul tipo di applicazione nella pedalata portarono i risultati che tutti conosciamo.

Agilità, leggerezza e controllo sono le tre parole d’ordine che Tim Kerrison recita come un mantra al corridore britannico che divenne il primo suddito della Regina a vincere sui Campi Elisi nel 2012.

Tim Kerrison e Chris Froome

Impostato il percorso di Wiggins comunque un ottimo corridore su pista, ecco il miracolo dello “sconosciuto” Chris Froome che fece il suo esordio correndo con licenza del Kenya (nel 2006 ai mondiali Under 23 difenderà proprio questi colori).

Nel 2007, Chris passa professionista con il Team Konica Minolta, una formazione del Kenya, vincendo due corse per poi approdare l’anno seguente al Team Barloworld di Claudio Corti in cui passa due stagioni senza particolari picchi (83esimo al Tour de France 2008 e 32esimo al Giro d’Italia 2009). Nel 2008 Froome prende la licenza britannica e viene schierato ai Mondiali di Varese (senza terminare laprova). Nel 2010 viene chiamato dal team Sky ed ecco l’incontro con Tim Kerrison.

Il preparatore atletico propone al kenyano bianco i metodi utilizzati per Wiggins, portandoli a lentamente a livelli più elevati sfruttando anche la sua giovane età: alzare la frequenza alleggerendo i rapporti, nascono le ormai storiche “frullate”.

Il matra è il solito con un occhio al cardiofrequenzimetro, un assoluto controllo dei dati fisici in corsa e conteggio dei secondi nei quali il cuore supera la soglia anaerobica. Dopo due anni di duro lavoro ecco arrivare la Vuelta 2011 in cui il kenyan chiude in seconda posizione alle spalle di Cobo (per 13 soli secondi) ma davanti al capitano Wiggins.

Il 2012 consegna a Bradley il Tour ma sono in tanti a pensare che senza le tattiche di squadra il vincitore sarebbe strato Froome grazie alle sue frullate al limite della soglia ripetute fino a stremare gli avversari.

Il 2013 consacrerà Chris a fenomeno del ciclismo mondiale conquistando 4 Tour de France (solo nel 2014 la striscia è interrotta da Vincenzo Nibali). Nei trionfi è evidente la mano di Tim Kerrison

Kerrison idealizza e rende vero qualcosa mai visto nel ciclismo: frullare sui pedivelle a un ritmo quasi inumano elevato all’ennesima potenza il metodo di pedalata di Lance Armstrong: agilità al posto della potenza.

Accanto a questo nuovo “modo di pedalar” ecco anche un nuovo modo di allenarsi: l’inverno non è pausa ma costanza (testimonianza sono gli allenamenti invernali disumani di Froome).

“L’intensità di prestazione va mantenuta tutto l’anno, specialmente durante i periodi lontani dalle corse”

Altro mantra dell’australiano secondo il quale “la vita” (come si dice in gergo) non conosce pause né stagioni. I programmi sono religione e i numeri comandamenti ineccepibili il tutto senza imporre nulla agli atleti ma spiegando le ragioni di questo approccio “scientifico. Qualcuno li chiama guadagni marginali, ossia il non lasciare nulla al caso, in questo al Team Sky sono maestri e questa filosofia si inserisce alla perfezione con la visione dell’australiano che, arrivato dal nuoto, ha stravolto il ciclismo.

Tim Kerrison e Geraint Thomas

Thomas ha passato la sua esistenza sportiva a far da gregario (o quasi) a Chris Froome, svolgendo il suo lavoro con dedizione e devozione. Nato come pistard, Thomas ha vinto tre Mondiali (2007, 2008 e 2012) e due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino e a quelle di Londra.

La sua disciplina? L’inseguimento a squadre, sforzo diversissimo da quello richiesto per vincere un grande giro a tappe: velocità contro resistenza. Nel 2007 aveva debuttato al Tour de France, finendo al 140° posto continuando l’alternanza pista-strada.

Prima del 2010 Froome è uno sconosciuto mentre Thomas ha già un nome tanto che in molti scommettono più su di lui che sul kenyano. I due corrono insieme dal 2008 e tra loro c’è solo un anno di differenza ma fatti smentiscono le teorie: Froome il campione, Thomas il gregario. Questo fino al 2018 quando a volare è il Gallese forse anche per merito degli insegnamenti di Kerrison.

 

 

 

Doppietta Giro-Tour, Froome continua a crederci

Doppietta Giro-Tour il capitano della Sky non rinuncia al sogno

Doppietta Giro-Tour non è riuscito Chris Froome nella storica doppietta ma l’ambizioso obiettivo è solamente rimandato

Doppietta Giro-Tour: Froome non demorde

Doppietta Giro-Tour: Froome non demorde

Doppietta Giro-Tour, Chris Froome ha dovuto ammainare la bandiera di questo sogno. Sogno che lo avrebbe portato direttamente nell’olimpo degli immortali del ciclismo. Froome è il corridore che più di ogni altro è andato vicino all’impresa compiuta vent’anni fa da Marco Pantani grazie alla vittoria al Giro d’Italia e al terzo gradino del podio al Tour de France appena concluso.

“Continuo a credere che sia possibile centrare la doppietta, ho vinto tre Grandi Tour consecutivi e ho chiuso terzo a Tour. Per queste ragioni penso che prima o poi ci riuscirò” ha detto Froome nella conferenza stampa del dopo corsa”

Il record è stato ottenuto da sette ciclismi ma, come detto, nessuno riesce nell’impresa dal 1998 quando a riuscirci fu il sempre compianto Marco Pantani. Il campione britannico ha dovuto cedere gli allori al compagno di team Geraint Thomas ma non ha perso il morale.

“Tom Dumoulin ha chiuso secondo in entrambe le grandi corse a tappe e questo suffraga ulteriormente la teoria che sottolinea la fattibilità della cosa. Quest’anno c’era una ulteriore settimana di riposo tra Giro d’Italia e Tour de France per via dei Mondiali di calcio in Russia e questo ha favorito la mia decisione di provare il Double, per ora mi tengo stretto l’aver vinto i tre grandi giri, una cosa enorme!”.

Fin da subito la corsa di Froome, al Giro come al Tour, è partita in salita e, se al Giro la rimonta è stata possibile grazie ad una fuga d’altri tempi, nella corsa francese questo non è accaduto (e forse non poteva nemmeno accadere avendo un compagno leader della generale).

Se sulle Alpi Froome aveva mostrato qualche difficoltà ma in molti erano pronti a scommettere sulla rinascita del britannico sui Pirenei. La crisi di forma del kenyano bianco è arrivata, invece, proprio nella tappa con arrivo al Col du Portet a cui ha fatto seguito il paradossale incidente con il gendarme nel post-gara.

Chris è salito sul podio nell’ultima tappa di montagna di venerdì, ma ha cambiato le gerarchie nella cronometro in cui ha scalzato Roglic dal podio ma in cui, naturalmente, non ha potuto ottenere altro.

“Ho avuto molte emozioni durante questa gara, momenti di delusione, incidenti, momenti di gioia quando abbiamo vinto le tappe e preso la maglia gialla. Questo è il ciclismo, come ogni Grande Tour è stato un ottovolante con alti e bassi. Sono contento di essere di nuovo sul podio e stare lì con Geraint mi ha riempito di orgoglio”.

Froome non è riuscito a fare suo il quinto titolo ne la doppietta Giro-Tour de France mentre il Team Sky ha conquistato il sesto alloro con Geraint Thomas. Comprensibilmente, Froome è entrato in gara come il loro principale leader mentre Thomas aveva ricevuto i gradi di vice capitano in caso di difficoltà.

Nel 2012, quando Froome sembrava più forte del suo capitano Bradley Wiggins, ci furono evidenti tensioni tra i due migliori corridori del Team Sky. Mentre quest’anno pare che tra i due sia regnata l’armonia:

“siamo compagni di squadra ma prima ancora siamo degli amici. Non sono stato solo un compagno di squadra di Geraint negli ultimi 10 anni, ma sono stato suo amico negli ultlii 10 anni. Ci alleniamo spesso insieme, viviamo molto vicini, trascorriamo molto tempo insieme e se osserviamo le mie vittorie al Tour degli scorsi anni c’è molto merito di Thomas. E’ stato facile per noi comunicare apertamente l’uno con l’altro prima della gara, dopo la gara e penso che siamo sempre stati molto aperti e onesti. Visto la sua condizione di forma ero certo che sarebbe salito sul podio, vederlo suo gradino più altro agli Champs Elysees mi riempie di orgoglio”.

 

 

Chris Froome cade per colpa di un gendarme 

Chris Froome cade dopo la corsa per colpa di un gendarme

Chris Froome cade dopo la corsa per colpa di un gendarme, Thomas rischia per colpa di un tifoso, questo Tour perde i colpi

Chris Froome Cade

Chris Froome Cade

Chris Froome cade dopo la corsa per colpa di un gendarme mentre si dirige al bus della squadra. Questo Tour de France iniziato nel peggiore dei modi per il kenyano bianco sta procedendo forse peggio. Dopo le polemiche sulla sua partecipazione, un avvio stentato e il “nemico in casa” rappresentato da Geraint Thomas ecco che ora anche l’organizzazione della Grande Boucle crea problemi al (ex?) capitano del Team Sky.

Le interperanze dei tifosi hanno accompagnato Froome fin dalla presentazione della squadra. Sputi, fischi e insulti sono stati la colonna sonora delle pedalate del kenyano bianco in terra di Francia. Mai ben visto dai transalpini (come per certi versi accade a Lance Armstrong) Froome è stato, anche nella scorsa edizione oggetto di ripetute offese (e lancio persino di urina) da parte del pubblico.

Tuttavia, le cose sono andate, se possibile, ancora peggio per il quattro volte vincitore del Tour de France mentre tentava di tornare ai bus della squadra dopo la salita dell’altro giorno al Col du Portet.

Scambiato per un cicloamatore che cercava di seguire il percorso della tappa (cosa naturalmente proibita), un Gendarme ha fatto cadere Chris Froome dalla sua bicicletta, lasciando il britannico assolutamente infastidito dall’accadimento.

Tra Froome e il gendarme vi è stato uno scambio abbastanza acceso (documentato dalle immagini raccolte con uno smartphone di un appassionato). Il poliziotto si è rifiutato di porre le sue scuse cosa che ha mandato su tutte le furie Chris che si è lasciato sfuggire un bel “vaffa…” rivolto al pubblico ufficiale.

Solo dopo le proteste di Froome, del suo bodyguard e di un gruppetto di appassionati che hanno visto il fatto il gendarme ha compreso di averla fatta assolutamente grossa. Per fortuna, nel cadere atterra il kenyano bianco non ha riportato alcun danno, viceversa non sappiamo come Prudhomme avrebbe gestito la rabbia di un Froome già molto amareggiato per la situazione di classifica.

Insomma, se il “poco gradito” britannico della Sky è stato prima estromesso e poi reinserito nella corsa ottenendo manifestazioni di forte dissenso da parte dei supporter transalpini, ora è stato pure “vittima” di un fastidioso qui pro quo con l’organizzazione.

Sulle intolleranze dei tifosi si è parlato e scritto molto, ne ha fatto le spese (lo sappiamo bene) il nostro Vincenzo Nibali che tra fumogeni, aliti di alcool e spinte è finito a terra rimettendoci corsa e forse (ci auguriamo di no!) partecipazione al Mondiale di Innsbruck.

Tra le vittime dell’inciviltà del pubblco è finito pure la maglia gialla Geraint Thomas che se l’è vista brutta per causa di un “tifoso” in maglia AG2R che sbucando dalle transenne toccando il corridore britannico. Per fortuna l’accadimento non ha avuto conseguenze che avrebbero potuto essere assolutamente pesanti.

 

 

 

 

 

 

Alaphilippe vince a Bagneres de Luchon

Alaphilippe vince la sedicesima tappa del Tour 2018

Alaphilippe vince sul traguardo di Bagneres de Luchon dopo aver vinto sulle Alpi ora ecco l’affermazione anche sui Pirenei

Alaphilippe vince la 16esima tappa

Alaphilippe vince la 16esima tappa

Alaphilippe vince  la 16^ tappa del Tour de France 2018 al termine di una lunga fuga in una tappa in cui, lo si può tranquillamente dire, è accaduto un po’ di tutto. Uno splendido bis quello ottenuto dal Francese che dopo la vittoria sulle alpi bissa sui pirenei con sulle spalle la maglia a Pois.

Dopo le polemiche delle parole di Dave Brailford:“I francesi hanno la cultura dello sputo, è inaudito quello che dobbiamo subire ogni giorno, al Giro il pubblico è stato fantastico”. Dopo la caduta di Vincenzo Nibali. Dopo la squalifica di Gianni Moscon. Ecco arrivare oggi lo sciopero degli agricoltori che bloccano la corsa con delle balle di fieno. La gentarmeria reagisce (troppo) violentemente con lacrimogeni e la tappa viene temporaneamente neutralizzata.

Dopo che la tappa “riparte” ecco che il ritmo si alza e nessuno riesce ad uscire fino al “via libera” del Team Sky. Allungano in 46  tra cui Simon Clarke (EF-Drapac), il nostro Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), Gorka Izagirre, Ion Izagirre,  Greg Van Avermaet, Tejay Van Garderen (BMC) e molti altri.

Quando il gruppo affronta la discesa del tristemente noto Portet d’Aspet ecco uno spaventoso volo di uno dei fuggitivi: Philippe Gilbert (Quick Step Floors), che cade nel burrone accanto alla carreggiata per fortuna senza particolari problemi se non qualche escoriazione.

Sul  Col de Menté prova ad allungare la coppia Caruso – Gesink riagganciata da altri quindici inseguitori, comprendenti anche Pozzovivo.

Yates scollina per primo sul  Col du Portillon  ma lungo la discesa arriva la scivolata del britannico ed il conseguente aggancio di Alaphilippe, che tira dritto in fino al traguardo. Senza caduta probabilmente avrebbe vinto Yates ma deve accontentarsi della terza piazza dietro a Gorza Izaguirre mentre Pozzovivo chiude quinto.

Alle spalle dei fuggitivi i big della classifica non si danno battaglia e l’unica notizia ufficiale è che se Peter Sagan arriverà a Parigi conquisterà a maglia verde (sesta per lui!) in quanto la matematica lo vede già come inarrivabile per gli altri.

 

Nibali rischia di saltare il mondiale!

Nibali rischia di non essere al via del Mondiale di Innsbruck

Nibali rischia di non prendere parte alla rassegna iridata di Innsbruck 2018 stando alle parole del CT Davide Cassani ma si spera nel recupero

Nibali rischia di saltare il mondiale?

Nibali rischia di saltare il mondiale?

Nibali rischia di dover pagare a caro prezzo la brutta disavventura avvenuta durante il Tour de France. L’inopinata caduta che lo ha costretto a ritirarsi dal Tour de France con una vertebra fratturata potrebbe costare allo Squalo dello Stretto non solo un potenziale podio alla Grande Boucle ma anche la presenza con la maglia azzurra ai prossimi mondiali che si terranno in Austria e che sono assolutamente adatti alle doti del siciliano.

Insomma oltre al danno si consumerebbe una micidiale beffa per Vincenzo che lungo le strade francesi era apparso assolutamente pimpante tanto da essere in piena lotta per la maglia gialla oltre che per conquistare la tappa dell’Alpe d’Huez.

Lo stop forzato potrebbe costringere il siculo a compromettere la marcia di avvicinamento alla Vuelta Espana naturale trampolino per la sfida del Mondiale di Innsbruck vero obiettivo stagionale visto il durissimo percorso proposto dalla prova austriaca.

Il capitano del Team Bahrain Merida ha iniziato l’attività di recupero con l’obbligo di portare un apposito busto.

Sulla vicenda si è pronunciato il CT della Nazionale Italiana Davide Cassani:

La caduta al Tour potrebbe compromettere non solo uno ma anche due obiettivi: il Tour e il Campionato del Mondo”

Se Vincenzo riuscirà a recuperare in due settimane c’è il tempo per presentarsi alla Vuelta e poi fare il Mondiale ma se dovesse star fermo per tre settimane probabilmente dovrà dire addio anche al Campionato del Mondo.

E’ evidente che ci sia molta preoccupazione ma anche un po’ di sano ottimismo:

“Sono personalmente in contatto con Nibali e bisogna essere fiduciosi. Mi sono sentito anche con il suo direttore sportivo e con il medico e tutti si augurano possa risalire in bici al più presto

La prossima settimana sarà decisiva in quanto si attende l’ok per tornare in sella, se così fosse ci sarebbero buone possibilità che lo Squalo dello Stretto si riprenda in tempo per l’appuntamento iridato, viceversa le cose si complicherebbero non poco.

 

 

Che balle questo Tour de France! 

Che balle lungo la strada per Parigi!

Che balle, dopo il giorno di riposo il Tour de France riparte ed incappa nella protesta degli agricoltori francesi, dura la reazione della gendaremeria

Che balle! ecco la protesta

Che balle! ecco la protesta

Che balle questo Tour! No, non parliamo del percorso a tratti (come d’abitudine) privo di sussulti per lunghi tratti ma ci riferiamo alla protesta che ha coinvolto oggi la Grande Boucle.

Oggi era in programma la sedicesima tappa dell’edizione numero 105 della corsa francese con arrivo previsto a Bagneres de Luchonstage dopo 218 chilometri ma già dopo pochi c’è stato un clamoroso accadimento.

Non erano, infatti, passati molti chilometri dal via quando il plotone è stato costretto a uno stop inaspettato per via della protesta di alcuni agricoltori, che hanno posizionato lungo la strada alcune balle di fieno.

In tutto i manifestanti erano una ventina ma la gendarmeria non ha usato il guanto di velluto: agenti hanno infatti usato lacrimogeni e gas al peperoncino per disperderli (che ha generato problemi di respirazione a molti atleti). Le immagini raccolte dai reporter non sono assolutamente simpatiche.

Si è assistiti a momenti davvero tesi e poco conciliabili con lo spirito di fratellanza tipico dei grandi avvenimenti sportivi. Gli agenti hanno sparato gli spray urticanti contro i manifestanti inermi sull’asfalto, alcuni sono stati trascinati per i piedi. Le forze dell’ordine hanno dovuto anche allontanare un gregge di pecore e montoni usato per occupare la strada.

Che balle al Tour: anche i ciclisti coinvolti

Come detto l’azione forte della gendarmeria ha coinvolto anche i ciclisti che per via dell’impiego di lacrimogeni hanno avuto problemi respiratori. In molti si sono rivolti al medico di corsa tra cui la maglia gialla Geraint Thomas, il campione del mondo Peter Sagan oltre a Colbrelli, Fraile, Sutherland e Phinney. Anche il capitano del team Sky Chris Froome ha fatto ricorso ai sanitari per farsi spruzzare delle gocce di collirio.

I corridori, dopo alcuni minuti di assoluta confusione e caos, si sono allineati dietro le auto dell’organizzazione e hanno ripreso la corsa.

Che balle al Tour: le cause

La protesta (abbastanza clamorosa) è avvenuta in prossimità del Dipartimento dell’Aude, a ovest di Carcassonne nella regione della Piege.

I contadini hanno mostrato alcuni cartelli recante la scritta “Per la vita della Piege” in segno di protesta contro i ventilati tagli del Governo Francese all’economia agricola della zona

Gianni Moscon espulso dal Tour de France!

Gianni Moscon espulso,  pizzicato dalla VAR

Gianni Moscon espulso dopo essere stato pescato dalla VAR mentre litigava con Elie Gesbert della Fortuneo Samsic

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso dal Tour de France, a decretarlo sono le immagini catturate dalla VAR che hanno “pizzicato” il trentino mentre litigava con il collega francese Elie Gesbert in forza alla Fortuneo Samsic.

Secondo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport“, Gianni al termine della discussione, avrebbe sferrato un pugno al transalpino. Corretto usare il condizionale in quanto nella decisione della giuria si parla di “aggressione particolarmente grave” e non espressamente di pugno.

Chris Froome e Geraint Thomas perdono quindi un forte compagno di squadra importante in vista dell’ultima e decisiva settimana di fatiche per delineare la classifica finale della Grande Boucle.

Ci spiace dover nuovamente parlare di Gianni Moscon per episodi legati ad intemperanze. Il primo caso fu quello degli insulti razzisti contro Reza, seguito al “traino” ai Mondiali di Bergen per arrivare alla vicenda della scorsa Tre Valli Varesine quando Reichenbach lo accusò di averlo fatto cadere di proposito durante la corsa.

Gli insulti a Reza costarono a Moscon un lungo stop da parte del Team Sky mentre per l’“affaire Reichenbach” li 20 giugno scorso era stato i assolto dalla Commissione Disciplinare dell’Uci per mancanza di prove. Il traino al Mondiale norvegese costatorno, invece, a Gianni la squalifica.

Il susseguirsi di episodi poco piacevoli hanno portato Moscon ad essere “mal visto” da una parte del gruppo e, soprattutto dalla stampa transalpina che ha fortemente criticato l’atteggiamento tenuto dal trentino in questi episodi.

Altre accuse vennero rivolte a Gianni da alcuni corridore della FdJ al termine dello scorso Lombardia ma senza portare effettive motivazioni.

La Fortuneo ha reso noto che Elie Gesbert è stato colpito dal Trentino appena 800 metri dopo la partenza della tappa e i giudici, sentiti i manager dei team e i due corridori hanno optato per la pena massima applicabile.

Gianni Moscon espulso: i commenti

Dave Brailsford della Sky ha preso subito posizione sulla vicenda: “Siamo d’accordo sulla decisione presa dalla giuria. Gianni è seriamente pentito del suo gesto, parleremo con lui a fine del Tour e valuteremo se prendere ulteriori decisioni. Intanto vogliamo porgere le nostre scuse a Gesbert e alla sua squadra per quanto accaduto”.

Moscon ha affidato ad un video diffuso online le proprie scuse a Gesbert, alla sua squadra ed al Tour de France.

Questo nuovo capitolo che certamente non renderà simpatico il nostro corridore agli occhi di molti e sicuramente a quelli dei francesi che identificano ancora un corridore di casa come vittima delle intemperanze del ciclista tricolore.

Spiace vedere un atleta del valore di Gianni cadere in questi errori. Forse, però, l’errore più grande è quello di vestire la maglia del Team Sky che lo espone a continue critiche da parte della stampa transalpina. Gianni ha sicuramente sangue caldo ma anche tanta classe ed è un vero peccato leggerlo come protagonista di questi episodi e non di vittorie che per stoffa meriterebbe di ottenere.

Nibali cade e si ritira: frattura di una vertebra

Nibali cade per colpa di una moto e si frattura una vertebra

Nibali cade durante la salita all’Alpe d’Huez per colpa di una moto, termina la gara ma gli esami rivelano una frattura che lo costringe al ritiro dal Tour de France

Nibali cade ed è costretto al ritiro

Nibali cade ed è costretto al ritiro

Nibali cade colpito da una motocicletta dell’organizzazione. Nibali soffre, si rialza, recupera terreno su tutti, taglia il traguardo limitando i danni ma, trasportato in ospedale, è costretto al ritiro.

La notizia che non avremmo mai voluto dare! Vincenzo non solo ha pagato la caduta con secondi perduti ma deve dire addio alla corsa francese.  Gli esami svolti presso l’Ospedale di Grenoble hanno purtroppo confermano la prima diagnosi dopo la caduta provocata da una moto ai -4 km.

L’incidente che ha quindi compromesso non suo il grande pomeriggio del siciliano ma e ha messo fine al suo Tour de France: e ci auguriamo non vada a compromettere l’avvicinamento al Mondiale di Innsbruck.

Il’corridore siciliano  ha riportato una frattura alla decima vertebra toracica, la conferma è arrivata dalla Bahrain Merida, in un comunicato:

“Domattina Vincenzo tornerà in Italia dove, nei prossimi giorni, si sottoporrà ad ulteriori esami clinici”.

Lo stesso Vincenzo sul suo profilo Facebook ha voluto informare i fans: “Ciao Ragazzi sono di ritorno in hotel, purtroppo l’esito del referto medico non è buono, mi è stata confermata la frattura alla vertebra, domani tornerò a casa per un periodo di recupero. Grazie per tutto il vostro affetto dimostrato nei miei confronti! Alla prossima👍🏻”

 

Nibali cade per colpa di una moto o dell’organizzazione?

Non vogliamo fare polemica, non vogliamo perché sarebbe poi facile dire che polemizziamo solo perché a dover lasciare la corsa è il nostro Vincenzo Nibali. Non facciamo polemica ma è un dato di fatto che la tanto promossa organizzazione del Tour da un po’ di anni sta commettendo molti errori. Ci ricordiamo tutto l’incredibile accadimento al Tour de France del 2013 quando sul traguardo di Bastia (in Corsica) il bus della Orica GreenEdge  viene fatto transitare sul traguardo e s’incastra letteralmente sotto l’arco dell’arrivo.

Lo scorso anno una motocicletta ha perso dell’olio sul tracciato della prova a cronometro di Dusselfort e nessuno ha proceduto a pulire, risultato? Terribili cadute e Valverde che quasi si ammazza e deve salutare la Grande Boucle.
Nel 2016 a rischiare grosso per colpa del Caos in corsa è Froome che cade (assieme a Porte) rompe la bici e causa “ingorgo” non riesce ad avere un cambio tanto da doversi improvvisare maratoneta.
Senza citare l’auto dell’organizzazione che nel 2011 fece cadere Juan Antonio Flecha e buttò nel filo spinato il corridore olandese  Johnny Hoogerland

Oggi l’episodio di Vincenzo Nibali fatto cadere da una moto in mezzo ad una assoluta baraonda causata da tifosi al limite dell’incivile in carenza di transenne in una delle salite più note al mondo.
Insomma lo sciovinismo francese è forse ormai una cosa da riporre in un cassetto di fronte ad una corsa in cui troppo, troppo spesso la situazione scappa di mano agli organizzatori. Una corsa che muove milioni e che si auto celebra come la più bella del mondo non può permettere che tifosi esaltati corrano in mezzo al tracciato, spesso in condizioni alterate senza mettere in campo alcun controllo. Fumogeni accesi, gente vestita da clown e moto che vanno all’impazzata, è questa la corsa più bella del mondo? Noi continuiamo a preferire il giro.

 

Wiggins: il caso Froome, uno disastro!

Wiggins commenta la vicenda Froome

Wiggins, impegnato come commentatore per Eurosport si è pronunciato circa la vicenda Froome, WADA e Salbutamolo

Wiggins contro Froome

Wiggins contro Froome

Wiggins ha commentato il caso Salbutamolo che ha coinvolto Chris Froome, definendolo “un disastro”, mentre avanza richiesta di più soldi da  immettere nell’Agenzia mondiale antidoping (WADA) e per un controllo più approfondito delle regole.

Dopo essersi unito a Eurosport per la copertura del Tour de France, Wiggins ha parlato durante il suo programma intitolato “The Bradley Wiggins Show” e ha raccontato la sua visione della vicenda legata alla WADA, a Chris Froome e il Salbutamolo.

“Dobbiamo rispettare il fatto che è autorizzato a correre, e in un ambiente sicuro. Ci sono tante tensioni al momento e nessun atleta dovrebbe correre in quelle condizioni e avere la sua incolumità in pericolo durante più grande evento dello sport” ha dichiarato l’ex capitano della Sky.

L’ex vincitore del Tour de France (che aveva Froome tra i gregari) pensa che i regolamenti riguardanti il ​​farmaco fossero adatti allo scopo? “Apparentemente no” ha dichiarato “in tanti hanno parlato senza sapere tutte le informazioni necessarie per giudicare la situzione”

Wiggins e Froome hanno avuto forti frizioni in passato, la stessa moglie di Sir. Bradley si era fortemente esposta contro il kenyano, ma l’olimpico più decorato della Gran Bretagna non ha fatto altro che elogiare la gestione delle polemiche da parte del corridore del Team Sky.

“All’inizio dell’anno pensavo che potesse influenzarlo, ma è riuscito a rimanere dignitoso e ad elevarsi al di sopra delle polemiche correndo un Giro che resterà nella storia perla sua impresa. Per me è ancora uno dei favoriti per vincere il Tour de France. Ha dimostrato in passato di poter affrontare qualunque cosa gli venga lanciata contro” ha proseguito Wiggo.

Come molti altri, anche Wiggins era perplesso da un’apparente mancanza di comunicazione tra WADA e UCI che ha portato a una conclusione molto brusca del caso. “Penso che il vero problema sia come l’UCI e la WADA stanno comunicando al pubblico i loro verdetti, non abbiamo sentito nulla per otto o nove mesi e poi all’improvviso l’abbiamo sentito in un giorno un cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. Forse avrebbero dovuto agire prima” ha proseguito il britannico.

Quale può essere, quindi, la soluzione di questa brutta situazione?”Qualcosa deve essere rivisto in maniera massiccia. Non penso che la WADA abbia un’enorme quantità di denaro, hanno bisogno di più investimenti. Sono stati creati 20 anni fa e probabilmente le loro regole sono state scritte in quel momento, quindi forse devono essere riscritte – ha sottolineato Wiggins – Per combattere davvero il doping nello sport c’è solamente bisogno di più soldi e finanziamenti “.