Bernal la Colombia è ancora in ritardo nella lotta al doping

Bernal, la Colombia e il doping

Bernal, vincitore del Tour de France 2019, ha parlato delle difficoltà nella lotta al doping da parte della Colombia a causa di budget ridotti

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal negli ultimi giorni è stato protagonista di dichiarazioni e voci (o fake news) circa l’annosa questione del doping nel ciclismo in particolare di quello colombiano. Il giovane trionfatore del Tour 2019 ha preso una posizione sugli accadimenti legati al tema doping nel suo paese. Il ciclista del Team Ineos ha voluto rilasciare un’intervista al quotidiano francese Le Monde in cui ha segnalato come la Colombia, a causa di difficoltà economiche, non sia all’avanguardia nella lotta al doping.

Bernal è sicuramente una gemma del ciclismo mondiale e lo era prima ancora di conquistare la maglia gialla ma certamente il successo in terra francese ha notevolmente acceso i riflettori sul suo nome; inevitabilmente una sua dichiarazione sul tema doping, oggi, non può passare inosservata.

Se la Colombia ha da sempre “regalato” al ciclismo scalatori entusiasmanti, negli ultimi anni i nomi di Quintana prima, di Chaves poi e di Bernal oggi hanno ridato nuovo smalto al movimento sudamericano ma, a far da contraltare, c’è il triste primato nella classifica delle nazioni con più atleti positivi ai test antidoping.

Il Team Manzana Postobon, uno dei nomi più prestigiosi del ciclismo sudamericano, è stato addirittura chiuso per via delle positività di Josè Amador e Wilmar Paredes e  Jarlinson Pantano (un noto di spicco) è risultato positivo per EPO. Ad oggi si contano 28 ciclisti sospesi o squalificati a causa del doping tesserati in Colombia. Un numero alto, altissimo che pone il paese di Bernal al primo posto in una classifica di certo non edificante e, per chi ha portato la Colombia per la prima volta a primeggiare nella corsa più importante al mondo, non certo un bel biglietto da visita.

Dicevamo che sono circolate alcune notizie non corretto, forse legate ad un errore di traduzione. In sostanza sembrerebbe che Bernal abbia dichiarato:

“Non sarei in grado di dire se fosse uno o cento, ma deve essere più vicino a uno” riferendosi al numero di controlli antidoping subiti.

La reale risposta di Egan, però, non è dello stesso tenore:

“Non ho il numero nella mia testa” cosa certamente più corretta e che sta in piedi ma è comunque montato un caso che ha portato il ciclista a delle precisazioni.

Lo scalatore della Ineos ha voluto sottolineare che:

“poteva sembrare che stessi criticando la federazione del mio paese ma non è così, si sta facendo un lavoro importante contro il doping ma spesso l’immagine dei colombiani viene influenzata dagli accadimenti. La non ha un budget in linea con Italia, Spagna o Francia ma non è nemmeno un paese del terzo mondo. Se vi sono tutte queste positività è perché i controlli vengono svolti e la federazione cosa deve fare di più?”.

Mauricio Vargas, il neo presidente della Federazione Ciclistica Colombiana, ha voluto segnalare che sono stati spesi circa 300 milioni di dollari per l’invio di campioni negli Stati Uniti e in Canada.

Bernal, dal canto suo, ha tenuto a precisare la differenza tra i ciclisti del WorldTour con sede in Europa e quelli che gareggiano nel circuito “locale” in Colombia e Sud America: i primi vengono regolarmente testati e partecipano ai programmi del passaporto biologico mentre per gli altri i controlli sono minori:

“Potrebbe essere leggermente diverso per noi, perché siamo testati di più in Europa, ma anche, in Colombia ci sono test, chiaro che il vincitore del Tour sia controllato più di un ciclista medio colombiano ma ovviamente la federazione non può testare tutti e farlo tutti i giorni”, ha detto Bernal.

“Atleti giovani come il sottoscritto, Ivan Sosa o Sergio Higuita hanno una cedrta mentalità mentre chi viene pescato positivo ha un modo di ragionare totalmente diverso”.

Sidi e Bernal, il sogno è realtà!

Sidi  Bernal il sogno “giallo” diventa realtà

Sidi  Bernal il sogno giallo è divento realtà: il giovane colombiano è il vincitore del Tour de France 2019

Maser (Treviso), 28 luglio 2019 – Ci sono momenti nello sport che hanno un sapore speciale. Vincere a soli 22 anni la corsa a tappe più importante del mondo è sicuramente uno di quelli. A riuscire in questa impresa straordinaria è stato Egan Bernalgiovane talento colombiano del Team Ineos che diventa così il primo corridore della storia a portare la maglia gialla in Sud America.

Bernal è il vincitore più giovane del Tour de France degli ultimi 75 anni. Un sogno che si realizza, una bella favola che diventa realtà. Ma questo ragazzo, questo campione, ha ancora tante pagine da scrivere di questa fantastica storia di ciclismo e di vita. Un predestinato al successo Egan Bernal, nato nello stesso giorno di Marco Pantani, il 13 gennaio. Cresciuto ciclisticamente in Italia fin dai suoi esordi nel ciclismo che conta ha sempre utilizzato le calzature Sidi. Con lui a Pargi sul gradino più alto del podio della Grande Boucle ci sono le calzature Shot che rappresentano il top della collezione Sidi per il ciclismo su strada. Sidi ha sempre creduto nel potenziale di questo corridore.

Questione di destino. Bernal doveva essere il capitano del Team Ineos al Giro d’Italia ma un infortunio lo ha costretto a modificare i piani e portato al Tour de France dove negli ultimi anni a dominare la scena erano stati i suoi capitani Geraint Thomas, vincitore nel 2018, e Chris Froome quest’anno assente per il brutto infortunio patito a giugno. Ora sul gradino più al c’è lui, secondo posto per Thomas e terzo per l’olandese Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma).

Bernal ha dimostrato di essere il più forte in salita di questo Tour conquistando la maglia gialla con un bellissimo attacco sferrato sul Col de l’Iseran, la vetta più alta di questo Tour con i suoi 2770 mt, in una tappa poi sconvolta e interrotta a causa della grandine e del brutto tempo. E’ in quella giornata che Bernal ha trasformato la maglia bianca di miglior giovane del Tour nella maglia gialla del più forte di tutti, una maglia che poi si è tenuto stretta fino a Parigi. Egan Bernal è il quarto corridore di sempre ad aggiudicarsi maglia gialla e maglia bianca nella stessa edizione dopo Laurent Fignon, Jan Ullrich, Alberto Contador ed Andy Schleck.

Un Tour di forti emozioni per Sidi che oltre alla maglia gialla ha conquistato 5 bellissime vittorie di tappa. La prima è arrivata con il belga Dyaln Teuns (Bahrain Merida) a la Planche des Belles Filles (tappa 6).

Poi ci sono state le due dell’inglese Simon Yates (Mitchelton Scott), new entry nella squadra Sidi, a Bagneres-de-Bigorre e Foix (tappa 12 e tappa 15).

Poi è stato il turno del campione europeo, l’italiano Matteo Trentin (Mitchelton Scott), che a Gap (tappa 17) ha colto il suo terzo successo in carriera sulle strade del Tour.

E infine la grandissima prova di forza dello squalo Vincenzo Nibali (Bahrain Merida) tornato al successo in un Tour per lui difficile e sofferto nell’ultimo arrivo in salita a Val Thorens (tappa 20).

FONTE COMUNICATO STAMPA
Foto in allegato ©Bettiniphoto.net

Vittoria di Nibali, il Tour è di Bernal

Vittoria di Nibali a Val Thorens

Vittoria di  Nibali in solitaria  a Val Thorens mentre Egan Bernal va a conquistare il Tour de France 2019

Vittoria di Nibali

Vittoria di Nibali

Vittoria di Nibali nella tappa accorciata con arrivo a Val Thorens nel giorno in cui viene consacrata definitivamente la nascita di un fenomeno: Egan Bernal che a ventidue anni conquista la maglia gialla al Tour de France 2019.

Commovente lo sforzo di Vincenzo Nibali che dopo una Grande Boucle nettamente avara di soddisfazioni decide di regalarsi un giorno di gloria andando in fuga sin dalle battute iniziali e arrivando a tagliare il traguardo in solitaria a braccia levate.

Dopo che gli organizzatori si sono visti costretti a “tagliare” la tappa di ieri prendendo i tempi i in cima all’Iseran a causa della frana improvvisa che reso impraticabile la carreggiata stradale anche quella odierna è stata una tappa monca con soli 59 km in programma.

Tra i fuggitivi di inizia corsa spiccano, oltre al nostro Nibali anche  Michael Woods (EF) e  Ilnur Zakarin (Katusha) che sono tra i pochi a resistere anche quando la strada inizia a salite (con loro anche Gallopun e Perichon).

Il Team Ineos controlla la corsa con la  Jumbo–Visma che prova a forzare il ritmo in favore del capitano Steven Kruijswijk. Al ritmo indiavolato della formazione olandese non resiste Julian Alaphilippe che quando mancano ancora 13 km all’arrivo decide di alzare la bandiera bianca.

In testa è lo Squalo dello Stretto ad allungare inserendo il turbo, nessuno ha le gambe per resistere e così il siciliano arriva solo al traguardo. Esulta Vincenzo ed esulta Egan Bernal che precede il compagno Geraint Thomas (campione uscente) mentre Steven Kruijswijk conquista il terzo posto in generale.  Julian Alaphilippe concludendo a oltre tre minuti perdendo non solo il podio ma anche il quarto posto a favore di  Emmanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe).

 

 

La tappa più strana del mondo fa felice Bernal

La tappa più strana del mondo!

La tappa più strana del mondo: una frana ferma il Tour de France, nessun vincitore di tappa ma Egan Bernal conquista la maglia gialla

La tappa più strana del mondo: ruspe in azione

La tappa più strana del mondo: ruspe in azione

La tappa più strana del mondo, non troviamo altro modo per definire l’incredibile frazione odierna del Tour de France 2019 che prometteva spettacolo e spettacolo ha dato con annessi colpi di scena degni di un film.

A “trionfare” (anche se non c’è un vincitore di tappa) è Egan Bernal (Team Ineos) che con tenaci e un meraviglioso attacco va a prendersi la maglia gialla mettendo una mano sulla vittoria finale.

C’è spazio per una fuga in cui il protagonista e iniziatore è Vincenzo Nibali (Bahrain Merida)  che parte assieme a tre uomini di tutto rispetto: Pello, Martin e Herrada. I quattro restano un po’ a bagno maria prima che arrivi un folto gruppo a unirsi in cui spiccano Caruso, Valverde, Uran, S. Yates, Aru, Ciccone e Barguil.

 

 

In attesa delle prime rampe dell’Iseran ecco il primo colpo di scena. Di punto in bianco Thibaut Pinot, uno degli accreditati per la vittoria finale, comincia a rallentare fino a fermarsi. Una lacerazione muscolare non gli permette più di pedalare, il francese scoppia in un pianto commovente ed è costretto a salutare il plotone e salire sull’ammiraglia.

Quando la strada inizia a salire considerevolmente è teven Kruijswijk che da fuoco alle polveri ma il mattatore è Egan Bernal che saluta tutti lasciando Julian Alaphilippe a pedalare con il suo passo.

Il giovane talento colombiano è una furia, riprende tutti eva a scollinare per primo conquistando anche otto preziosissimi secondi con il solo Simon Yates che prova a tenere il suo passo. Allo scollinamento il gap tra Egan e il  gruppetto di Thomas, Landa, Buchmann e Kruijswiik è di 55 secondi mentre Alaphilippe paga e ben due minuti.

Il terreno è ideale per mettere a ferro e fuoco la tappa, Bernal ha fatto capire che sull’ultima salita può far saltare definitivamente il banco ma ecco l’altro incredibile colpo di scena: inizia a piove. Dal cielo sciente di tutto, una pioggia torrenziale mista grandine che provoca una frana!

Gli organizzatori, in accordo con la giuria, non possono far altro che sospendere la corsa prendendo per buoni i tempi fatti registrare in cima all’Iseran. Chi festeggia è quindi Egan Bernal, che è di fatto la nuova maglia gialla (nessun vincitore di tappa, invece). Julian Alaphilippe paga 2 minuti e sette secondi e in generale è ora a 45 secondi da Bernal con Thomas termo a 1’10”.

 

 

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Quintana e Bernal è grande Colombia al Tour

Quintana vince la tappa, Bernal accorcia in classifica

Quintana festeggia la vittoria a Valloire che lo rilancia anche in generale mentre Bernal conquista qualche secondo e sale al secondo posto in classifica

Quintana a Valloire

Quintana a Valloire

Quintana conquista la prima tappa alpina trovando la gloria necessaria per cancellare un Tour de France 2019 sino ad ora davvero triste per Nairo. Il colombiani si aggiudica, con merito, la 18esima frazione con arrivo a Valloire.

Vars, Izoard e Galibier: tre vette sopra i duemila metri in questa frazione della 106^ Grande Boucle che apre il trittico alpino. Sono 208 i km in programma, diciannove dei quali separano l’ultima vetta dall’arrivo tutto in discesa.

La corsa di oggi si svolge lungo 208 chilometri con tante difficoltà e con due corse nella corsa. Davanti un gruppo di oltre trenta unità a giocarsi la vittoria di tappa e dietro i big a giocare a scacchi per la classifica generale.

I protagonisti della fuga di giornata sono, tra gli altri, Nairo Quintana e Andrey Amador (Movistar), Alexey Lutsenko (Astana), Michael Woods (EF Education First), Romain Bardet (AG2R-La Mondiale), Tim Wellens (Lotto-Soudal), Adam Yates (Mitchelton-Scott) e il nostro Damiano Caruso (Bahrain-Merida).

Sul mitico  Col d’Izoard transita per primo Caruso con alle spalle il gruppo degli uomini di classifica che vede la Movistar scatenata tanto da assottigliare rapidamente il numero di presenti.

Davanti è Nairo Quintana che prova ad allungare con Bardet che prova a riacciuffarlo. Tutto tranquillo, invece, tra gli uomini di classifica fino a quando è Egan Bernal che prova a far saltare il banco. Il corridore della Ineos rompe gli indugi e stacca tutti, nessuno ha òla forza per seguirlo e la maglia gialla Alaphilippe sente le gambe vuote.

 

Nella discesa conclusiva la forza della disperazione permette al transalpino di salvare la pelle e la maglia riunendosi al gruppo che insegue Bernal che, nel frattempo, si invola verso il traguardo.

 

Se davanti ad esultare è Quintana, dietro  Bernal guadagna poco più di mezzo minuto che sarebbe potuto essere molto di più in caso di arrivo in salita. Egan ora è secondo in generale a un minuto e mezzo da Alaphilippe e rilancia la propria voglia di leadership all’interno del Team Ineos (che però pare credere più in un Thomas che viene lanciato con il colombiano in fuga).

 

Alle spalle di Quintana il secondo posto di giornata va a  Bardet mentre terzo è Lutsenko. Quinta piazza per Caruso, preceduto. Fabio Aru (UAE) guadagna tiene duro e conquista qualche posizione ed è ora quattordicesimo in classifica generale

Trentin vince a Gap a mani levate

Trentin vince a braccia alzate: a Gap secondo squillo italiano

 

Trentin vince a braccia alzate: a Gap secondo squillo italiano grazie ad un allungo sull’ultimo GPM di giornata

Matteo Trentin (fonte pagina twitter)

Matteo Trentin (fonte pagina twitter)

Trentin vince sul traguardo di  Gap in solitudine e a braccia levate. La 17esima tappa del Tour de France 2019 sorride ai colori azzurri grazie alla tenacia e alla grinta del corridore della Mitchelton Scott che corona con il trionfo la fuga di giornata.

Siamo alla vigilia del trittico di tappe alpine e il gruppo ha poca voglia di consumare energie inseguendo le fughe così la tappa odierna diventa la classica frazione transitoria in cui chi ha la garra per attaccare può cercare gloria.

Alla vigilia del trittico alpino che deciderà la classifica, ecco una giornata transitoria alla 106^ Grande Boucle. Ma dal Pont du Gard a Gap non è una semplice passeggiata per via di una salitella di terza categoria, il Col de la Sentinelle, a soli nove chilometri al traguardo. E’ quindi folto il gruppo degli attaccanti di giornata che si impegna nel movimentare la giornata con il benestare del gruppo.

In 33 allungano con un margine che si dilata chilometro dopo chilometro superando i 14 minuti. C’è accordo tra i fuggitivi in cui spiccano, tra gli altri, Greg Van Avermaet, Dylan Teuns, Simon Clarke, Edvald Boasson Hagen e il nostro Matteo Trentin.

L’accordo dura sino all’approssimarsi dell’ultimo GPM di giornata quando è il Campione Europeo Trentin a tentare l’allungo. La condizione di Matteo è da punto esclamativo e il trentino prende un bel margine facendo letteralmente il vuoto in poche centinaia di metri.

Tempismo e tenacia lo portano ad arrivare a Gap un solitaria senza dover attendere la volata che con ogni probabilità lo avrebbe ugualmente premiato. Matteo trova la vittoria e il “numero” che lo premiano anche con il dorsale del più combattivo. Il secondo posto va a Kasper Asgreena a 37″ mentre terzo arriva Greg Van Avermaet.

Nulla da segnalare in classifica generale con il gruppo che non si da battaglia e chiude a circa venti minuti dal vincitore.

 

Ewan vince, Fulgsang si ritira

Ewan vince, Fulgsang si ritira  per una caduta

Ewan vince la 16^ tappa del Tour de France 2019 anticipando Elia Viviani, brutta caduta per  Jakub Fuglsang costretto al ritiro

Ewan (fonte pagina twitter)

Ewan (fonte pagina twitter)

Ewan vince la 16^ tappa del Tour de France 2019 nello sprint sul traguardo di Nibes dove precede il nostro Elia Viviani e il corridore della Jumbo – Visma Dylan Groenewegen. E’ bis di vittorie per il velocista australiano della Lotto Soudal.

Tappa dedicata ai velocisti e percorsa inizialmente a ritmo blando. Sono 177 i chilometri previsti dagli organizzatori quasi completamente privi di difficoltà altimetriche ma che richiedono impegno mentale in virtù del fatto che il rischio ventagli è alto.

Si avvantaggia un gruppetto di cinque atleti composto da  Ourselin della Total Direct Energie, Rossetto della Cofidis, Wisniowski della CCC, Gougeard della AG2r e Bak della Dimesion Data. Alle spalle dei fuggitivi, però, il gruppo fa capire che non ci sono molte possibilità perché l’azione vada in porto.

Il vento non coglie impreparati gli uomini della generale ma sono le cadute a creare problemi. Prima scivola Geraint Thomas (Ineos) che batte il braccio a terra e che torna nel plotone con gli evidenti segni dell’impatto- Più grave la caduta di uno dei favoriti della corsa, Jakub Fuglsang (Astana), che quando mancano poco meno di 30 km al traguardo cade malamente, prova a rialzarsi ma appare evidentemente stordito dall’impatto tanto da dover salire in ambulanza e ammainare la bandiera.

Lo sprint vede il nostro Viviani approcciarsi nel modo migliore ma il suo treno non è totalmente efficace tanto che il piccolo e guizzante Caleb Ewan completa la rimonta e taglia il traguardo con  le braccia levate al cielo.

 

Terzo di giornata Dylan Groenewegen mentre tengono alti i colori italiani anche Bonifazio (quinto) e Trentin (settimo).

 

Intelligenza artificiale al Tour de France 2019

Intelligenza artificiale l’ultima rivoluzione del ciclismo

Intelligenza artificiale l’ultima rivoluzione dello sport in tutto il mondo e del mondo del ciclismo moderno a partire dal Tour de France 2019

Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale applicata allo sport, realtà virtuale per pedalare, big data, analisi statistiche e tante nuove scienze stanno rivoluzionando lo sport mondiale e il mondo del ciclismo. Chi ha seguito il Tour de France 2019 durante le prime due settimane ha notato che la quantità di dati forniti al telespettatore è notevolmente aumentata, quantità di dati che è esponenzialmente più elevata per ciò che concerne i team-

Il partner tecnico della Grande Boucle, NTT che ha recentemente incorporato Dimension Data ha offerto, tramite l’app Race Center di ASO un quantitativo elevato di dati in tempo reale.

Attraverso la pagina Twitter @letourdata gli appassionati possono beneficiare di una quantità in costante aumento di dati in tempo reale relativi all’andamento della corsa. La collaborazione ormai quinquennale tra NTT e ASO ha consentito di partire da un database già importante di dati relativa alle gare organizzate da ASO.

Peter Gray, vicepresidente di Global Advanced Technologies for Sport di NTT, ha rimarcato a Cyclingnews l’importanza strategica della partnership tra il Tour e l’azienda giapponese.

Ogni ciclista è ormai localizzato con il GPS posizionato sulla bicicletta e tutti le informazioni raccolte transitano dai mezzi NTT dove vengono analizzati dal tecnico Robert Webster e resi fruibili al giornalista Benoit Vittek così da agevolare sia le dirette TV che i social network e le app.

Grazie a questo immenso flusso di informazioni, grazie a modelli basati sull’ intelligenza artificiale (machine learning) è possibile studiare e prevedere l’andamento della corsa.

Uno degli strumenti usati è il cosiddetto “Le Buzz” prende la posizione di ciascun ciclista nel gruppo per generare un modello del gruppo e studiarne in comportamento così da generare un avviso quando vi è un cambiamento nell’andamento che può essere indotto da un attacco, una caduta o altre situazioni di gara. Anche la “forma” che ha il gruppo può dare indicazioni importanti e puntuali sull’andamento della corsa e quindi il modello va ad interpretare anche questo aspetto.

Quando si verifica un cambiamento nel comportamento o nella formazione del gruppo, “Le Buzz” manda un avviso. Questo strumento è ancora in fase sperimentale ma l’idea è quella di continuare a sviluppare il sistema in quanto i riscontri sono assolutamente interessanti.

Le implicazioni di questo strumento potrebbero agevolare non solo le cronache televisive ma anche il compito sei direttori sportivi che, chiaramente, non possono monitorare tutti i singoli accadimenti delle gare.

Una analisi puntuale dell’andamento della corsa e dei posizionamenti degli atleti è certamente utile per prevedere e pianificare le tattiche di gara ma potrebbe, come altro lato della medaglia, spegnere la fantasia e la “follia” delle corse.

 

 

 

 

 

NTT sta lavorando anche su alcuni algoritmi per prevedere chi sono i favoriti per le vittorie delle tappe attraverso l’analisi degli ultimi sei anni di corse UCI. Il modello ponderato considera non solo i risultati ma anche le caratteristiche dei corridori e la composizione delle formazioni.

E’ chiaro che il computer non è infallibile e che lo sport non è matematica ma i modelli studiati possono valutare statisticamente le probabilità degli eventi in corsa. La prevedibilità nello sport sarebbe la morte stessa dello sport ma applicare le nuove tecnologie alle gare può rendere più godibile il prodotto aiutando, anche, gli organizzatori a migliorare i tracciati scelti per le gare.

Intelligenza Artificiale e ciclismo sembrano, quindi, poter percorrere un pezzo di strada a braccetto, nel frattempo NTT continua a studiare e raccogliere dati relativi al Tour 2019 da inviare al cloud e l’accordo con ASO durerà altri 5 anni per offrire ai tifosi nuove esperienze tra cui quella della realtà aumentata, la realtà virtuale e quella mista.

Al momento i dati che NTT può analizzare sono limitati in quanto una parte dei potenziali valori analizzabili sono sensibili e i team non hanno accettato venissero diffusi, vedremo i prossimi anni quali novità porteranno.

 

 

 

 

Alaphilippe vola a Pau: la crono è sua!

Alaphilippe vola a Pau e vince la cronometro

Alaphilippe vola lungo le strade di Pau andando a vincere la prova a cronometro individuale e incrementando il vantaggio in classifica generale

Julian Alaphilippe

Julian Alaphilippe

Alaphilippe vola a cronometro e Wout Van Aert vola, purtroppo, a terra, costretto ad abbandonare la corsa francese in una prova che lo vedeva tra i favoriti per la vittoria. A vincere è stato quindi la maglia gialla in carica che ha sfoderato una prova incredbile. Il francese, galvanizzato dalla maglia gialla, ha dominato i 27,2 km lungo le vie di Pau riuscendo non solo a difendere la maglia di leader ma incrementando il proprio margine.

Alle spalle del transalpino ecco uno dei favoriti di giornata, Geraint Thomas, che ha pagato un dazio di 14 secondi precedendo un sorprendende Thomas De Gendt (Lotto Soudal) che ha chiuso a 36″ dal vincitore di giornata così come il colombiano Rigoberto Urán (EF Education First). Appaiati in classifica anche  Richie Porte (Trek-Segafredo) e Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma) che hanno perso 45 secondi.

 

La classifica generale dopo la prova a cronometro di oggi: Alaphilippe ha ora 1’26” su Thomas, 2’12” su Kruijswijk, 2’44” su Mas, 2’52” su Bernal, 3’04” su Buchmann, 3’22” su Pinot, 3’54” su Urán, 3’55” su Quintana e Yates, 4’15” su Dan Martin, 4’29” su Valverde e Fuglsang. Porte è a 4’44”, Bardet a 5’46”, Mikel Landa a 6′.

 

Simon Yates vince al Tour de France 2019

Simon Yates vince la 12^ tappa del Tour 2019

Simon Yates vince la 12^ tappa al Tour de France 2019 battendo allo sprint Pello Bilbao (Astana) e Gregor Muhlberger (Bora Hansgrohe)

Yates

Yates

 

Simon Yates vince la 12^ tappa al Tour de France 2019 riscattando con questo acuto un inizio più in scuro che in chiaro. Il britannico della Mitchelton Scott brucia nello sprint finale i superstiti della fuga di giornata ovvero sprint Pello Bilbao (Astana) e Gregor Muhlberger (Bora Hansgrohe).

Il plotone è chiamato ad affrontare i Pirenei con il Peyresourde e la Horquette d’Ancizan, il via vede il gruppo restare compatto per i primi 30 chilometri quando in avan scoperta parte un gruppettone di 40 atleti tra cui spiccano Van Avermaet, Trentin, Simon Yates, Rui Costa, Wellens, Groenewegen, Sagan, Gallopin e Matthews.

Il gruppo non sembra interessato a spendere troppe energie anche in vista della prova a cronometro di domani e così i fuggitivi riescono a prendere un buon vantaggio già prima di affrontare le salite di giornata.

Sulla prima asperità è Simon Clarke a provare a far la differenze, ma sulla seconda salita viene raggiunto e superato agilmente da Pello Bilbao, Simon Yates, e Gregor Muhlberger che andranno a contendersi la vittoria finale.

Lo sprint, come detto, premia il britannico palesemente il più rapido dei tre, che riesce a trovare riscatto per una prima parte di Tour assolutamente sottotono.

I big giungono all’arrivo con quasi dieci minuti di svantaggio ma nulla cambia in generale con Alaphilippe (Deceuninck – Quick Step) che resta in maglia gialla in attesa della insidiosa crono di Pau.

 

Ordine d’arrivo 12^ tappa:

 

1 YATES Simon Mitchelton-Scott 120 100 4:57:53
2 BILBAO Pello Astana Pro Team
3 MÜHLBERGER Gregor BORA – hansgrohe
4 BENOOT Tiesj Lotto Soudal +1:28
5 FELLINE Fabio Trek – Segafredo
6 TRENTIN Matteo Mitchelton-Scott
7 NAESEN Oliver AG2R La Mondiale
8 COSTA Rui UAE-Team Emirates
9 CLARKE Simon EF Education First
10 STUYVEN Jasper Trek – Segafredo