Chris Froome papà per la seconda volta

Chris Froome papà per la seconda volta

Chris Froome papà per la seconda volta si rifà delle delusioni del Tour de France 2018, è nata la piccola Kate Froome lo annuncia su twetter con la moglie Michelle Cound

Chris Froome papà

Chris Froome papà

Chris Froome papà per la seconda volta ha trovato uno stupendo regalo da parte della moglie Michelle Cound che gli ha “donato” la piccola Kate. Non è durata molto per il Kenyano bianco la delusione per non aver centrato lo storico bis Giro-Tour nella stagione 2018. La consolazione è arrivata ed è una di quelle notizie sicuramente più importanti anche rispetto alla vittoria nella corsa più importante del mondo.

 Chris Froome papà e Michelle Cound hanno voluto (come spesso hanno fatto) rendere “social” la notizia pubbicando un tweet sul noto social network che immortalava il capitano del Team Sky con la neonata Kate.

Il primo genito della coppia, Kellan, ha due anni e lo scorso mese di marzo la coppia aveva annunciato, sempre a mezzo social network la futura nascita della bimba.

Welcomed my little girl Katie to the world yesterday

E’ il tweet del campione britannico

Froome ha dunque archiviato velocemente lo “smacco” del terzo posto al Tour alle spalle dell’olandese Tom Dumoulin e del compagno di squadra Geraint Thomas. Insomma il ritorno a casa senza maglia gialla può essere archiviato sicuramente in modo meno doloroso.

 

 

 

Tim Kerrison chi è il preparatore del Team Sky

Tim Kerrison la storia del preparatore del Team Sky

Tim Kerrison il preparatore australiano che sta dietro ai successi del Team Sky da Wiggins a Geraint Thomas passando per Chris Froome e il nuoto!

Tim Kerrison

Tim Kerrison

Tim Kerrison è nato Brisbane in Australia, fin da piccolo sviluppa una grande passione per lo sport e meno per lo studio salvo poi tornare sui propri passi quando capirà che diventare un campione sarebbe stato impossibile.

Ottenutala Laura in Scienze dello sport e management si iscrive a Medicina per poi entrare nello staff della Federazione Australiana di Nuoto. Nel 2000 si occupa delle formazioni giovanili scoprendo Jodie Henry che alle Olimpiadi di Atene 2004 conquisterà ben tre ori.

Terminata la missione olimpica, Tim Kerrison lascia l’australia per trasferirsi in Inghilterra dove ottiene il ruolo di di preparatore nella nazionale di nuoto inglese che a Pechino 2008. Alla kermesse cinese la spedizione britannica tornerà con al collo sei medaglie (di cui due di oro) che rappresentano il miglior risultato di sempre per la formazione d’oltre manica.

Proprio durante le Olimpiadi di Pechino avviene l’incontro tra Tim e David Brailsford, tecnico del ciclismo britannico, che lo invita a prendere parte ad un progetto volto a trasformare il Regno Unito nell’avanguardia del ciclismo su pista e poi nella creazione del Team Sky.

Tim Kerrison lavora a stretto contatto con Brailsford, i due identificano un manipolo di atleti da ingaggiare per la sfida su strada: Bradley Wiggins, Chris Froome e Geraint Thomas.

La Gran Bretagna da nazione sconosciuta per il ciclismo su strada comincia a veder sventolare l’Union Jack sui podi delle gare più note al mondo.

Kerrison non ha un passato da ciclista o come seguace di grandi preparatori come altri guru del settore, no lui proviene dai “Big Data” e il suo approccio è, quindi, molto matematico.

“Ogni corridore è un rapporto tra peso e potenza. Il peso minimo per sprigionare la potenza massima”

Furono le parole di Tim Kerrison in una intervista alla BBC per sostenere come il calcolo applicato allo sport possa portare ad ottenere risultati eccellenti. Una analisi matematico-scientifica del fisico e delle prestazioni del ciclista per parametri chiave quali frequenza cardiaca, soglia aerobica e anaerobica, consumo di ossigeno, potenza, ecc possono portare a un profilo chiaro delle potenzialità dell’atleta per programmare apposite attività di miglioramento.

Tim Kerrison e Bradley Wiggins

Nel 2010 Sir. Bradley Wiggins, fenomeno del ciclismo su pista d’oltre Manica, passa al Team Sky. Nel 2009 Wiggins aveva preso parte, con la maglia della Garmin, al Tour de France chiudendo, complice un percorso abbastanza agevole, in quarta posizione. Per gli addetti ai lavori quel, già sorprendente, risultato non poteva essere ulteriormente migliorato.

Secondo i dati incamerati di Kerrison, invece, Bradley poteva migliorare di molto le sue performance fino a giocarsi la vittoria finale. Grazie ad un fortissimo lavoro sull’aerodinamica in sella e sul tipo di applicazione nella pedalata portarono i risultati che tutti conosciamo.

Agilità, leggerezza e controllo sono le tre parole d’ordine che Tim Kerrison recita come un mantra al corridore britannico che divenne il primo suddito della Regina a vincere sui Campi Elisi nel 2012.

Tim Kerrison e Chris Froome

Impostato il percorso di Wiggins comunque un ottimo corridore su pista, ecco il miracolo dello “sconosciuto” Chris Froome che fece il suo esordio correndo con licenza del Kenya (nel 2006 ai mondiali Under 23 difenderà proprio questi colori).

Nel 2007, Chris passa professionista con il Team Konica Minolta, una formazione del Kenya, vincendo due corse per poi approdare l’anno seguente al Team Barloworld di Claudio Corti in cui passa due stagioni senza particolari picchi (83esimo al Tour de France 2008 e 32esimo al Giro d’Italia 2009). Nel 2008 Froome prende la licenza britannica e viene schierato ai Mondiali di Varese (senza terminare laprova). Nel 2010 viene chiamato dal team Sky ed ecco l’incontro con Tim Kerrison.

Il preparatore atletico propone al kenyano bianco i metodi utilizzati per Wiggins, portandoli a lentamente a livelli più elevati sfruttando anche la sua giovane età: alzare la frequenza alleggerendo i rapporti, nascono le ormai storiche “frullate”.

Il matra è il solito con un occhio al cardiofrequenzimetro, un assoluto controllo dei dati fisici in corsa e conteggio dei secondi nei quali il cuore supera la soglia anaerobica. Dopo due anni di duro lavoro ecco arrivare la Vuelta 2011 in cui il kenyan chiude in seconda posizione alle spalle di Cobo (per 13 soli secondi) ma davanti al capitano Wiggins.

Il 2012 consegna a Bradley il Tour ma sono in tanti a pensare che senza le tattiche di squadra il vincitore sarebbe strato Froome grazie alle sue frullate al limite della soglia ripetute fino a stremare gli avversari.

Il 2013 consacrerà Chris a fenomeno del ciclismo mondiale conquistando 4 Tour de France (solo nel 2014 la striscia è interrotta da Vincenzo Nibali). Nei trionfi è evidente la mano di Tim Kerrison

Kerrison idealizza e rende vero qualcosa mai visto nel ciclismo: frullare sui pedivelle a un ritmo quasi inumano elevato all’ennesima potenza il metodo di pedalata di Lance Armstrong: agilità al posto della potenza.

Accanto a questo nuovo “modo di pedalar” ecco anche un nuovo modo di allenarsi: l’inverno non è pausa ma costanza (testimonianza sono gli allenamenti invernali disumani di Froome).

“L’intensità di prestazione va mantenuta tutto l’anno, specialmente durante i periodi lontani dalle corse”

Altro mantra dell’australiano secondo il quale “la vita” (come si dice in gergo) non conosce pause né stagioni. I programmi sono religione e i numeri comandamenti ineccepibili il tutto senza imporre nulla agli atleti ma spiegando le ragioni di questo approccio “scientifico. Qualcuno li chiama guadagni marginali, ossia il non lasciare nulla al caso, in questo al Team Sky sono maestri e questa filosofia si inserisce alla perfezione con la visione dell’australiano che, arrivato dal nuoto, ha stravolto il ciclismo.

Tim Kerrison e Geraint Thomas

Thomas ha passato la sua esistenza sportiva a far da gregario (o quasi) a Chris Froome, svolgendo il suo lavoro con dedizione e devozione. Nato come pistard, Thomas ha vinto tre Mondiali (2007, 2008 e 2012) e due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino e a quelle di Londra.

La sua disciplina? L’inseguimento a squadre, sforzo diversissimo da quello richiesto per vincere un grande giro a tappe: velocità contro resistenza. Nel 2007 aveva debuttato al Tour de France, finendo al 140° posto continuando l’alternanza pista-strada.

Prima del 2010 Froome è uno sconosciuto mentre Thomas ha già un nome tanto che in molti scommettono più su di lui che sul kenyano. I due corrono insieme dal 2008 e tra loro c’è solo un anno di differenza ma fatti smentiscono le teorie: Froome il campione, Thomas il gregario. Questo fino al 2018 quando a volare è il Gallese forse anche per merito degli insegnamenti di Kerrison.

 

 

 

Gianni Moscon espulso dal Tour de France!

Gianni Moscon espulso,  pizzicato dalla VAR

Gianni Moscon espulso dopo essere stato pescato dalla VAR mentre litigava con Elie Gesbert della Fortuneo Samsic

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso dal Tour de France, a decretarlo sono le immagini catturate dalla VAR che hanno “pizzicato” il trentino mentre litigava con il collega francese Elie Gesbert in forza alla Fortuneo Samsic.

Secondo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport“, Gianni al termine della discussione, avrebbe sferrato un pugno al transalpino. Corretto usare il condizionale in quanto nella decisione della giuria si parla di “aggressione particolarmente grave” e non espressamente di pugno.

Chris Froome e Geraint Thomas perdono quindi un forte compagno di squadra importante in vista dell’ultima e decisiva settimana di fatiche per delineare la classifica finale della Grande Boucle.

Ci spiace dover nuovamente parlare di Gianni Moscon per episodi legati ad intemperanze. Il primo caso fu quello degli insulti razzisti contro Reza, seguito al “traino” ai Mondiali di Bergen per arrivare alla vicenda della scorsa Tre Valli Varesine quando Reichenbach lo accusò di averlo fatto cadere di proposito durante la corsa.

Gli insulti a Reza costarono a Moscon un lungo stop da parte del Team Sky mentre per l’“affaire Reichenbach” li 20 giugno scorso era stato i assolto dalla Commissione Disciplinare dell’Uci per mancanza di prove. Il traino al Mondiale norvegese costatorno, invece, a Gianni la squalifica.

Il susseguirsi di episodi poco piacevoli hanno portato Moscon ad essere “mal visto” da una parte del gruppo e, soprattutto dalla stampa transalpina che ha fortemente criticato l’atteggiamento tenuto dal trentino in questi episodi.

Altre accuse vennero rivolte a Gianni da alcuni corridore della FdJ al termine dello scorso Lombardia ma senza portare effettive motivazioni.

La Fortuneo ha reso noto che Elie Gesbert è stato colpito dal Trentino appena 800 metri dopo la partenza della tappa e i giudici, sentiti i manager dei team e i due corridori hanno optato per la pena massima applicabile.

Gianni Moscon espulso: i commenti

Dave Brailsford della Sky ha preso subito posizione sulla vicenda: “Siamo d’accordo sulla decisione presa dalla giuria. Gianni è seriamente pentito del suo gesto, parleremo con lui a fine del Tour e valuteremo se prendere ulteriori decisioni. Intanto vogliamo porgere le nostre scuse a Gesbert e alla sua squadra per quanto accaduto”.

Moscon ha affidato ad un video diffuso online le proprie scuse a Gesbert, alla sua squadra ed al Tour de France.

Questo nuovo capitolo che certamente non renderà simpatico il nostro corridore agli occhi di molti e sicuramente a quelli dei francesi che identificano ancora un corridore di casa come vittima delle intemperanze del ciclista tricolore.

Spiace vedere un atleta del valore di Gianni cadere in questi errori. Forse, però, l’errore più grande è quello di vestire la maglia del Team Sky che lo espone a continue critiche da parte della stampa transalpina. Gianni ha sicuramente sangue caldo ma anche tanta classe ed è un vero peccato leggerlo come protagonista di questi episodi e non di vittorie che per stoffa meriterebbe di ottenere.

La Rosiere: tappa e maglia a Thomas

La Rosiere dominio Sky a 360 gradi

La Rosiere, tappa nel segno del Team Sky che conquista tappa e maglia con Geraint Thomas e brilla con Chris Froome che tallona Dumoulin

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere, esulta Thomas

La Rosiere parla il britannico, nella undicesima tappa del Tour de France, dopo le tappe soporifere di pianura in cui anche il Team Sky aveva sonnecchiato ecco deflagrare la potenza della squadra d’oltre manica.

A esulare è Geraint Thomas che taglia il traguardo a braccia alzate, conquistando la tappa e contemporaneamente la leadership in classifica generale. Alle spalle del vincitore ecco arrivare  Tom Dumoulin (Sunweb), che attacca da lontano, ma che chiude appaiato a Chris Froome (Sky) che gestisce la corsa da leader. Vincenzo Nibali arriva con un distacco di circa un minuto dal vincitore.

La tappa di oggi prevede in 108 km  oltre quattromila metri di dislivello per chiudere a 1855 metri d’altitudine. Prima del via commemorazione di due grandi del ciclismo: Gino Bartali e Fabio Casartelli.

Se i chilometri in programma sono pochi è palese che la tappa esplode in fretta, partono dunque in tanti tra cui Damiano Caruso e Tejay Van Garderen (BMC), Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Julian Alaphilippe (Quick Step Floors) e Serge Pauwels (Dimension Data) insieme a molti altri. Il gruppo lascia fare e i fuggitivi prendono un buon vantaggio.

La Rosiere: Team Sky padrone della corsa

La Sky detta un ritmo costante (ma non eccessivo) prima sulla Montée de Bisanne e poi sul Col du Pré. Entra in scena la Movistar che prova a mandare in avan scoperta due uomini, il ritmo si alza e perdono il contatto la maglia gialla Greg Van Avermaet (Bmc) e un deludente Rigoberto Uran (EF Drapac).

Poco dopo parte l’attacco di Alejandro Valverde, che ritrova il compagno Soler e arriva a  guadagnare fino a due minuti su Froome & soci.  Imbatido, maglia gialla virtuale per diversi chilometri, vede però il suo margine calare nel tratto in discesa, dove ad allungare è Tom Dumoulin (Sunweb) spalleggiato dal giovane Soren Kragh Andersen.

All’attacco della La Rosiere,  in testa ci sono Caruso, Nieve, Barguil e Valgren con alle spalle i due Movistar e i due Sunweb. Sulle rampe sempre più dure il tanti nel gruppo dei big mollano il colpo (Mollena, Jungels, Yates, Zakarin e lo stesso Valverde).

Ai meno cinquemila metri dell’arrivo parte l’allungo di Thomas che in un sol boccone raggiunte prima Dumoulin e poi Nieve per andare a trionfare a braccia levate. Alle spalle del vincitore arrivano la Farfalla di Maastricht e il Kenyano Bianco. Il nostro Caruso chiude con una sontuosa quarta piazza davanti all’iberico Nieve.

Nibali, Quintana e Bardet perdono 59″ e di chilometri per recuperare ne hanno ma il sentore è che il Team Sky stia mettendo le mani anche sul Tour de France 2018

Da segnalare che vanno fuori tempo massimo Marcel Kittel già in polemica con il team e Mark Cavendish.

Triplete come entrare nella leggenda

Triplete come entrare nell’olimpo? Chris Froome ci pensa!

Triplete, suggestivo pensiero per il Team Sky e Chris Froome, nel calcio l’impresa è riuscita ad alcuni team nel ciclismo mai nessuno ha fatto tanto

Triplete: Froome come l'Inter?

Triplete: Froome come l’Inter?

Triplete cosa significa?

Triplete è una parola di origine spagnola molto nota ai tifosi di calcio. Nel nostro paese la moda è esplosa dopo il 2010 quando l’Inter di José Mourinho riuscì in un solo anno a conquistare Campionato Italiano, Coppa Italia e Champions League. Letteralmente la parola Triplete significa tripletta ed indica la vittoria nella stessa stagione di tre trofei.

Triplete: pensiero stupendo di Chris Froome

Se Chris Froome dovesse vincere il Tour de France non è escluso che potrebbe prendere il via alla Vuelta a España 2018“ parole e musica di Nicolas Portal, direttore sportivo del Team Sky che non ha nascosto alla stampa l’idea che “frulla” nella testa del kenyani bianco. Che Froome sia ormai a caccia di record è cosa nota, l’obiettivo più imminente è bissato di “double” di Marco Pantani datato 1998.

Se il capitano della Sky dovesse riuscire nell’impresa di conquistare Giro e Tour nello stesso anno potrebbe tentare l’impossibile: conquistare anche la Vuelta Espana. Gestire il dispendio di energie che una corsa a tappe comporta è di per se arduo, riuscirci in due pare veramente impossibile, conquistarne tre diventa roba del “extraterrestri”.

Al Giro d’Italia il britannico si è nascosto per le prime due settimane deflagrando in tutta la sua potenza nell’impresa compiuta nella diciannovesima tappa. Se dovesse conquistare il Tour de France 2018 Chris farebbe un filotto di qurattro successi Tour, Vuelta, Giro e Tour. A quanto pare, però, il poker non basterebbe più al britannico che punterebbe all’impresa delle imprese: presentarsi alla Vuelta per cercare il tris nella stessa stagione. Un obiettivo che nessuno ha mai solo potuto pensare, neanche il Cannibale Eddy Merckx.

Chi ha vinto il triplete negli altri sport?

Chi ha vinto il triplete nel calcio?

Nel mondo del pallone, dove il termine è nato solo poche le squadre che hanno vinto il triplete: il Celtic nel 1967, l’Ajax nel 1972, il PSV Eindhoven nel 1988, il Manchester United nel 1999, il Barcellona nel 2009, l’Inter nel 2010 e il Bayern Monaco, nel 2013.

Chi ha vinto il trible nel calcio inglese?

In Inghilterra il trittico di vittorie si chiama Treble e identifica il team in grado di conquistare oltre alla Premier League anche la F.A. Cup  e la League Cup. Nella storia del calcio britannico ci sono riusciti in pochi club

Chi ha vinto il triplete nella pallavolo?

Nel mondo della pallavolo femminile è storico il Triplete della Yamamay Busto Arsizio di Francesca Marcon in grado di vincere Campionato, Coppa Italia e Coppa CEV nel medesimo anno. In campo maschile con Campionato, Coppa Italia e Supercoppa di recente vi sono riusciti Perugia e Modena

Chi ha vinto il triplete nel basket? L’Ignis Varese inarrivabile per tutti

Tra le squadre di basket italiane in grado di conquistare il mitico triplete Campionato, Coppa Italia e Coppa dei Campioni c’è la Virtus Bologna di Manuel Ginbili nel 2000-2001. Andando a ritroso nel 1986-87 ottenne la storica impresa l’Olimpia Milano griffata Tracer che ottiene addirittura il Grande Slam (Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale.
Ancor prima fu la mitica Ignis Varese del patron Giovanni Borghi che  nel 1969-70 fa sua la prima tripletta bissata nel  1970-71 con Campionato, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale e  1972-73 ottiene addirittura il  tris di triplete!

 

 

 

 

 

Dylan Van Baarle il salbutamolo lo uso anche io!

Dylan Van Baarle da quando sono alla Sky ho fatto dei puff

Dylan Van Baarle corridore olandese del Team Sky ha rilasciato una intervista parlando dell’uso di salbutamolo che farà molto discutere

Dylan Van Baarle

Dylan Van Baarle

Dylan Van Baarle è un giovane corridore del Team Sky selezionato per il Tour de France ma poi uscito dalle liste del team britannico per far spazio al il britannico Luke Rowe.

L’olandese ha, forse ingenuamente, rilasciato una intervista alla radio di stato olandese in cui ha candidamente confessato di fare uso di salbutamolo da quando è al team Sky.

Van Baarle ha parlato di un farmaco impiegato per agevolare i corridore nel migliorare la respirazione anche senza la presenza di particolari patologie respiratorie. Le reazioni sono state immediate e il corridore è corso ai ripari dichiarando di essere asmatico.

Dylan Van Baarle è alla prima stagione nella squadra britannica e avrebbe dovuto essere uno degli scudieri di Chris Froome alla Grande Boucle per le tappe di pianura. L’olandese, infatti, è il classico “passistone” da grandi classiche del nord ma, come detto, il suo nome è sparito dalla starting list definitiva presentata dalla Sky.

Dylan Van Baarle usa il salbutamolo

L’olandese ha però trovato popolarità proprio per merito (o colpa?) dell’intervista sopra citata in cui si è, appunto, parlato di un argomento spigoloso come l’impiego di salbutamolo all’interno della squadra britannica.

Dylan ha candidamente affermato di aver iniziato ad usare il farmaco “incriminato” da quando è approdato alla corte della Sky, descrivendo una situazione al limite del regolamento antidoping oltre che poco eticamente accettabile

Il corridore ha affermato di non essere asmatico, “ma da quando sono alla Sky ho fatto dei puff di salbutamolo. Non è per doparsi, ma aiuta a respirare”.

Come se non bastasse il corridore della Sky ha aggiunto “Non ti fa andate più forte ma siamo ciclisti e i nostri polmoni sono distrutti dagli sforzi e qualche puff aiuta a respirare meglio”.  Quello che fa strano è che una dichiarazione così rischiosa è arrivata a pochissimi giorni dalla sentenza di assoluzione di Froome per la positività al salbutamolo riscontrata nella scorsa Vuelta Espana.

Inevitabile che le parole dell’olandese siano come benzina sul fuoco delle polemiche che non si erano ancora minimamente assopite e lo spesso corridore, accortosi di aver esagerato ha cercato di correggere il tiro sottolineando i suoi problemi legati all’asma.

A stretto giro è arrivata la dura presa di posizione del team manager della Groupama FDJ, Marc Madiot, che ha detto in maniera lapidaria a L’Equipe “Ci hanno preso tutti per stupidi”. Caustico anche Ivano Fanini, da sempre in prima linea per la lotta al Doping (e dichiaratamente schierato contro Froome) che chiede un’inchiesta collegata alle forti affermazioni del corridore olandese.

“Van Baarle – afferma Fanini – dichiara che il salbutamolo lo propone il team perché fa bene e lui non è asmatico. Io avevo già affermato che del periodo quando Froome correva in Italia senza essere ancora famoso nessuno ricorda il fatto che fosse asmatico. Ribadisco che l’UCI deve rapidamente riaprire l’inchiesta sul kenyano. Ok il business deve andare avanti ma non possiamo far finta di nulla perché poi a pagarne le conseguenze sarebbe il ciclismo, il ciclismo vero basato sul sacrifico ed il sudore. Se tutto restasse silente a vincere sarebbero gli ipocriti, gli omertosi e i potenti”.

Fanini tira in ballo anche David Lappartient che ha dichiarato a tuttobicicweb “i ricchi hanno più possibilità di cavarsela. “Dove sono finiti i 10 milioni spedi dal team Sky per la difesa di Froome?” si chiede il dirigente toscano. “Queste non sono cose giuste, non trovo corretto che il britannico abbia vinto la Vuelta 2017 davanti ad un atleta esemplare come Vincenzo Nibali, si sia ripetuto al Giro ed ora possa fare tripletta al Tour” ha concluso Fanini.

La BMC vince la crono a squadre al Tour

La BMC vince, Greg Van Avermaet prende la gialla

La BMC rispetta il pronostico conquistando la cronometro di Cholet, bene il Team Sky, Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali chiude undicesima a 1’06”

La BMC rispetta il pronostico

La BMC rispetta il pronostico

La BMC di Richie Porte rispetta il pronostico e si aggiudica la cronometro a squadre di Cholet del Tour de France. A sorridere più di tutti è Greg Van Avermaet che conquista la maglia gialla per la seconda volta in carriera (il corridore era il meglio piazzato in generale tra i suoi). Buona la prova del Team Sky di Chris Froome e Geraint Thomas.

Peter Sagan (BORA-hansgrohe) perde non solo maglia gialla ma anche le ruote dei compagni staccandosi poco prima del secondo intermedio.

La prova contro l’orologio è stata molto combattuta con tanti team a darsi battaglia sul filo dei secondi: nello spazio di tredici secondi di distacco dalla BMC si sono infatti classificati la Sky, la Quick-Step Floors, la Mitchelton-Scott e il Team Sunweb

Al primo intermedio era la Mitchelton-Scott ad avere il miglior tempo (un secondo di margine su BMC e Sky). Nel secondo con rilevamento (Côte de la Séguinière) il team di Jim Ochowicz aveva ben sei secondi di margine sulla Sky ed è riuscita a mantenere il primato anche al termine della prova.

Tra i big, come detto, bene Porte e Froome ma possono essere soddisfatti anche  Tom Dumoulin, Adam Yates, Bob Jungels e Rigoberto Uran. Si difende la  Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali, che finisce undicesima a 1’06” dalla squadra americana. Prova discreta per Romanin Bardet (Ag2r La Mondiale),Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin) e Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo).

Dumoulin attacca l’UCI sulla vicenda Froome

Dumoulin attacca l’UCI: “pessima gestione del caso Froome”

Dumoulin attacca l’UCI, l’olandese del Team Sunweb teme che la decisione possa allontanare la gente dal ciclismo

Dumoulin attacca l'UCI

Dumoulin attacca l’UCI

Dumoulin attacca l’UCI: “Hanno creato un caos nella gestione del caso di Chris Froome che rischia di allontanare gli appassionati dal nostro sport”.  Il vincitore del Giro d’Italia 2017 che ha chiuso la scorsa corsa rosa proprio alle spalle del britannico non risparmia le critiche sulla recente presa di posizione dei vertici del ciclismo.
Già prima dell’avvio del Giro d’Italia Tom Dumoulin non le aveva mandate a dire a Froome: “Nelle sue stesse condizioni, il mio team ed io avremmo deciso di non correre” aveva dichiarato.

Ora alla vigilia dell’avvio della Grande Boucle la Farfalla di Maastricht è stata decisamente pungente: “Il caso Froome è stato semplicemente un caos” ha dichiarato Tom che ha aggiunto: “Questa faccenda è davvero fastidiosa, in realtà non è quello di cui il ciclismo ha bisogno in questo momento. Chris è stato assolto e ne va preso atto ma tuttala situazione è stata gestita malissimo mettendo in cattiva luce il nostro sport. Si rischia che per una faccenda così stupida i tifosi tornino ad allontanarsi dal ciclismo, sono davvero rattristato”.

Quando ancora la posizione del capitano del Team Sky era traballante, il corridore del Team Synweb aveva rigettato l’ipotesi di vincere il Giro per squalifica del Kenyano ma sicuramente non ha apprezzato il metro di giudizio dell’UCI oltre che la tempistica della decisione: “La vicenda si è risolta nelle ultime ore, con la sentenza che ha scagionato il keniano bianco proprio qualche istante dopo l’esclusione chiesta dagli organizzatori del Tour de France”

Dumoulin attacca l’UCI, Lappartient risponde

Il timore dell’UCI è quello che la presa di posizione di atleti, ex ciclisti e opinionisti possa esacerbare il pubblico così il presidente dell’UCI ha tenuto a precisare che “a decisione sul caso Froome è stata presa in modo serio, sulla base dei rapporti di esperti. E’ una decisione che va rispettata, così come vanno rispettati tutti i ciclisti in gara, compreso Froome”.

Circa la questione dei tempi della sentenza il presidente ha tenuto a motivarne le cause:  “La procedura è stata particolarmente lunga perché il caso era complesso: è stato rispettato il diritto alla difesa del corridor. In realtà i tempi li ha dettati la Wada, che ha comunicato la propria posizione sul caso il 28 giugno. L’UCI ha solo redatto la decisione finale e l’ha comunicata nel più breve tempo possibile”.

 

 

Froome: Un grande giorno per il ciclismo!

Froome: sapevo di non aver sbagliato

Froome raggiante: “È un grande giorno per tutto il ciclismo, sapevo di non aver sbagliato” ha dichiarato il capitano del Team Sky

Froome Soddisfatto

Froome Soddisfatto

Froome è stato assolto, evviva Froome? Non tutti la vedono a questo modo, non tutti sono felici per come si è chiusa la vicenda salbutamolo. In molti reclamano i due pesi e due misure rispetto al trattamento riservato ad altri ciclisti.

Sicuramente chi sta gioendo della sentenza della Wada è proprio il capitano del Team Sky, Chris Froome: “l’UCI doveva esaminare i test della Vuelta su cui si è verificata l’anomalia. Le informazioni avrebbero dovuto restare confidenziali ma, come è noto, non è stato così. Sono stato il primo ad essere la vittima delle tempistiche allungate e della relativa incertezza che si è generata – ha dichiarato il britannico – sono ora felice che tutto abbia trovato una soluzione. Devo ringraziare il supporto del team e dei tifosi che in questi mesi non è mai mancato, questa sentenza è per me uno spartiacque e ora posso dedicare tutte le mie energie al Tour de France”.

In questi mesi sono stati in tanti a pronunciarsi contro la figura di Froome e contro la sua possibilità di correre. Ora la sentenza sembra poter porre la parola fine su tutte le polemiche a cui abbiamo assistito da quel 13 dicembre ad oggi.

Nelle prossime ore la Camera arbitrale dello sport francese sarà chiamata discuterà ancora del caso del corridore inglese ma ormai è certo che nessuno potrà impedire a Froome di essere al via della corsa francese.

“Sono incredibilmente felice che l’UCI abbia preso questa decisione di assoluzione, penso che questo momento sia fantastico non solo per me, per il team e per i miei tifosi ma soprattutto per il mondo del ciclismo. Ho passato mesi davvero difficili ma non mi sono abbattuto.

Tutti conosciamo i trascorsi del nostro sport, quelli belli e quelli tristi. Io ho sempre preso il mio ruolo di uomo punta del movimento con molta serietà agendo sempre in modo trasparente e corretto ed ero certo che il mio caso sarebbe stato chiuso con l’assoluzione perché sapevo di essere totalmente innocente”.

Team Sky attacca Bernard Hinault

Team Sky attacca il francese dopo le sue dichiarazioni

Team Sky attacca Bernard Hinault dopo che il francese ha suggerito di scioperare contro la presenza di Froome al Tour de France.

Team Sky attacca Hinault

Team Sky attacca Hinault

Team Sky attacca Bernard Hinault dopo che l’ex ciclista francese ha suggerito al gruppo di scioperare se il caso di Chris Froome positivo al Salbutamolo non viene risolto prima del via del Tour de France 2018.

Hinault ha chiesto ai corridori professionisti di smettere di essere “accondiscendenti” e di non correre se il campione in carica della Grande Boucle dovesse prendere il via.

Tuttavia, il Team Sky ha definito la leggenda del ciclismo francese “irresponsabile e male informata” in una dichiarazione rilasciata giovedì.

“E’ triste che Bernard Hinault abbia, ancora una volta, ripetuto commenti su un caso che chiaramente non capisce

“I suoi commenti sono irresponsabili e male informati. Chris non ha avuto un test positivo, piuttosto un risultato analitico negativo per un farmaco per l’asma prescritto. Chris, lo comprenderà anche Bernard, ha diritto di correre per un discorso di equità” ha proseguito l’entourage di Froome.

L’idoneità di Froome alla corsa deriva dal fatto che il Salbutamolo, a differenza degli steroidi o della CERA, non è una sostanza proibita che comporterebbe una sospensione provvisoria. Ciò significa che il 32enne può continuare a gareggiare fino alla risoluzione del caso.

“Questa è chiaramente una situazione difficile che nessuno più di Froome e di Sky vorrebbe che si risolvesse il prima possibile. Questi procedimenti servono per tutelare l’atleta e stabilire la realtà dei fatti, purtroppo la notizia è uscita sui media e da quel momento le cose si sono complicate – hanno sottolineato i vertici del Team Sky – siamo totalmente concentrati sul prossimo Tour e non ci lasceremo influenzare da questi commenti superficiali”.

Il presidente dell’UCI David Lappartient ha affermato che le probabilità che questo caso venga risolto prima della partenza della corsa non sono superiori dal 50% e tutto lascia pensare che, anche in Francia, Froome correrà senza avere certezze del suo destino.

“Non vorremmo trovarci nella situazione in cui non abbiamo una decisione prima del Tour de France ma questa è una opzione probabile – ha dichiarato Lappartient – Ero certo che la prima del via del Giro d’Italia si sarebbe tutto sistemato ma evidentemente non è stato così ed ora non so se riusciremo a governare questa situazione già prima dell’avvio del Giro di Francia”.