Egan Bernal:” il Tour de France sarà il obiettivo”

Egan Bernal lancia la sfida per la maglia gialla

Egan Bernal chiude i dubbi sui suoi obiettivi stagionali: niente Giro d’Italia e obiettivo numero uno sul Tour, concorrenza permettendo

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal sogna la doppietta al Tour de France 2020 dopo aver vinto a sorpresa (ma non troppo) l’edizione dello scorso anno della corsa a tappe francese. Dopo essersi “un po’ nascosto” circa gli obiettivi per la nuova stagione sportiva che, per il colombiano, scatterà la prossima settimana con il Tour Colombia 2.1.

Fresco di candidatura per il prestigioso premio “Breakthrough of the Year” il giovane talento del Team Ineos vuole succedere al compagno Geraint Thomas nella classifica di questo riconoscimento così come avvenuto in quella della Grande Boucle.

“Sono orgoglioso di questo riconoscimento per la sua importanza nel mondo, sono felice per me, per la squadra e per il mio paese” ha detto al quotidiano spagnolo AS. L’amore di Bernal per la sua patria è nota: “ in Colombia abbiamo molti, troppi problemi sociali e sono contento che la mia vittoria al Tour abbia ispirato e dato fiducia ai miei connazionali, il ciclismo e lo sport possono essere una via di riscatto per il mio paese”.

Il 2020 di Egan Bernal potrebbe iniziare certamente meglio della stagiona precedente visto che il 2019 era iniziato con gli strascichi della caduta subita alla Clásica San Sebastián: “la preparazione è stata migliore, l’anno precedente ho dovuto subire molte visite e questo ha rallentato tutto, mi sento bene e sono concentrato sul mio obiettivo primario: confermarmi al Tour de France 2020”.

Negli USA si definisce “statement”, una dichiarazione chiara: ragazzi io ci sono! Se lo scorso anno Egan ha conquistato, pur con una preparazione a singhiozzo, Parigi-Nizza, Tour de Suisse e Tour de Franc, ora con una condizione ottimale potrebbe letteralmente “spaccare”.

Sulla strada per il bis in giallo, però, gli ostacoli potrebbero essere molti a partire dai compagni di team Geraint Thomas e Chris Froome che ha lottato come un leone per tornare in sella e inseguire il sogno di entrare nel club dei 5 volte vincitori del Tour.

Bernal non teme, però, la concorrenza interna: “nelle ultime stagioni abbiamo sempre corso con due punte, nel 2020 saremmo in tre. La cosa importante è che il team lavori unito” taglia corto il colombiano.

Rivalità assente? Che siano dichiarazioni di facciata? Apparentemente il clima nella Ineos è ottimo:

“non vedo Chris come un rivale ma come un collega che ha avuto tanta sfortuna con quel brutto incidente e a cui auguro il meglio possibile. Dal canto mio voglio arrivare all’appuntamento francese al 100&%”.

La concorrenza sarà però molto agguerrita anche “fuori casa” con la Jumbo-Visma che sarà a sua volta al via con un terzetto da paura: Primož Roglič, Tom Dumoulin e Steven Kruijswijk.

Egan Bernal allontana quindi l’ipotesi, paventata qualche tempo fa, di essere al via anche del Giro d’Italia:

“ci ho pensato ma non potendo non puntare sul Tour ed essendo questo un anno con le Olimpiadi, non posso presentarmi al via della corsa rosa visto che tra le due corse a tappe ci sarà una settimana in meno di stacco”.

 

Chris Froome al Giro d’Italia 2020? Forse

Chris Froome al Giro d’Italia 2020, non impossibile

Chris Froome al Giro d’Italia 2020, il britannico potrebbe essre il capitano del Team Inoes in alternativa a Geraint Thomas

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome ha ufficializzato il suo rientro alle corse con un video in cui ha comunicato ai propri fans la sua presenza in occasione dell’UAE Tour in programma negli Emirati Arabi Uniti dal 23 al 29 febbraio.

Un sospiro di sollievo per i tanti tifosi di Chris e, diciamolo, per tutti gli appassionati di ciclismo dal momento che, dopo il terribile incidente al Tour del Delfinato 2019, in tanti hanno temuto che la carriera del campione fosse giunta al capolinea.

Il quatto volte vincitore del Tour ha dimostrato tutta la sua forza morale e mentale nel risalire prontamente in sella dopo una serie di interventi chirurgici che avrebbero stroncato la volontà di molti. Certamente lo stimolo principale (e dichiarato) di Froome è stato il desiderio di potersi giocare le sue chance di entrare nel Gotha degli eletti in grado di vincere cinque Tour. E’ proprio la corsa francese l’obiettivo principale della stagione 2020 del kenyano bianco ma, per arrivare pronto all’appuntamento, sarà importante pianificare accuratamente il cammino di avvicinamento alla prova di luglio.

Sulle reali condizioni di Froome permangono dubbi insistenti e anche lo staff del Team Ineos ha voluto analizzare accuratamente la distribuzione dei propri capitani tra le principali corse a tappe. Se Richard Carapaz pare destinato a presentarsi al Giro d’Italia 2020 con i galloni del capitano designato per puntare a bissare il successo dello scorso anno, al Tour gli uomini di punta saranno Bernal e Thomas.

Ma cosa potrebbe accadere se Froome dovesse dimostrarsi pronto per competere giù a fine di aprile? Come segnalato da Gazzetta dello Sport il Team Ineos potrebbe riservarsi la possibilità di schierare anche Froome nella starting list.

Geraint Thomas alla Corsa Rosa pare una certezza mentre potrebbe trovarsi un compagno di squadra “in più”, la situazione è assolutamente fluida e verrà valutata settimana dopo settimana in base all’evoluzione della condizione fisica di Froome.

 

 

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Froome torna a correre dopo l’incidente del giugno 2019

Froome torna in corsa a fine febbraio

Froome torna a correre al Giro degli Emirati Arabi a fine febbraio per il britannico è il ritorno alle corse dopo l’incidente di giugno

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Froome rompe finalmente gli indugi circa il suo ritorno ufficiale alle corse dopo il terribile incidente occorsogli lo scorso mese di giugno durante la ricognizione della cronometro del Giro del Delfinato a Roanne. Froome non corre dal 12 giugno visto che il giorno successivo, prima del via della crono, fu vittima della caduta di cui sopra.

La caduta al Delfinato è costata cara al kenyano bianco che non solo ha visto sfumare la possibilità di tentare l’assalto al quinto Tour de France ma ha anche messo uno stop alla stagione agonistica 2019. In realtà le conseguenze dell’impatto potevano essere talmente gravi da stroncare la carriera di molti ma il carattere e il fisico di Froome gli hanno consentito di bruciare i tempi di recupero tornando in sella (non senza dolori e fastidi) prima dei tempi più ottimistici previsti dal personale medico curante.

Femore, costole e gomito fratturati, giorni in terapia intensiva e ripetuti interventi chirurgici per tornare a camminare avrebbero stroncato la volontà di chiunque ma, anche in questo caso, Chris ha dimostrato tutta la sua tenacia.
Indipendentemente dal giudizio sulla persona e sull’atleta (che spesso ha diviso gli amanti del ciclismo) va ammirata la forza d’animo e la costanza dimostrata nel cammino di recupero della condizione atletica dell’atleta del Team Ineos.

Restano ancora dubbi su quante possibilità avrà Froome di tornare ai livelli pre-incidente ma già la notizia di una data del ritorno alle corse (cosa assolutamente non scontata) meritano di essere festeggiate. Piaccia o non piaccia Froome ha dominato il ciclismo degli ultimi anni con le sue stratosferiche e mitologiche “frullate”.

Ora il capitano (o uno dei capitani?) della Ineos ha definito il giorno esatto in cui si riappunterà un numero sulla schiena: il 23 febbraio quando ci sarà la partenza dell’UAE Tour, corsa di sette tappe lungo gli Emirati Arabi organizzata da RCS Sport.

E’ stato lo stesso Chris a voler ufficializzare la notizia attraverso un filmato:

“sto alla grande e mi sto allenando a Gran Canaria. Sono felice di annunciare che la mia stagione inizierà il prossimo mese all’UAE Tour, un modo giusto per riprendere a correre”.

 

 

 

Come sta veramente Chris Froome?

Come sta Chris Froome?

Come sta Chris Froome? In molti se lo chiedono dopo il terribile incidente della scorsa estate e le difficoltà a tornare in forma

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Attorno al nome di Chris Froome stanno girando parecchie voci e speculazioni; , il quattro volte vincitore del Tour de France non ha ancora fissato una data precisa per un ritorno alle corse ma in tanti si interrogano su cosa potrà offrire il 2020 al “kenyano bianco”.

Sono tanti i punti interrogativi attorno al nome del capitano del Team Ineos e alla data del rientro alle corse per la nuova stagione. Un report di BiciSport ha fatto scattare il campanello di allarme attorno alle condizioni del forte ciclista britannico.

Il Team Ineos è impegnato, in questi primi giorni dell’anno, in un training camp alle Isole Canarie e Froome era tra i convocati ma dopo pochi giorni, in accordo con lo staff medico, è tornato a casa in quanto non ancora in grado di sostenere i ritmi imposti dalla squadra:

“ Non sta bene e chissà se si riprenderà” ha scritto la nota rivista.

Al momento le condizioni fisiche di Froome non promettono nulla di buono e lo allontanano dal novero dei favoriti per la vittoria del Tour de France 2020.

In considerazione delle tante voci che stanno circolando, Dave Brailsford ha voluto intervenire per smorzare il fuoco:

“Froome non può essere sottovalutato da nessuno, sta mettendo tutta la sua carica e determinazione per farsi trovare pronto per la Grande Boucle 2020. L’atleta e il team faranno tutto il possibile per essere al top dall’avvio di Nizza”.

Sicuramente il Team Ineos punterà su Richard Carapaz per il Giro 2020 e avrebbe comunque l’opzione Egan Bernal come capitano per la corsa francese. Il colombiano non avrebbe disdegnato il ruolo di capitano per la corsa rosa anche per riscattare l’assenza del 2019. Altra freccia all’arco della formazione britannica in vista del Tour è, naturalmente, Geraint Thomas se Froome dovesse “andare lungo” e essere il capitano per la Vuelta.

Naturalmente bisognerà fare i conti con l’oste, ovvero con Froome che proprio non ne vuole sapere di rinunciare all’assalto della quinta maglia gialla in carriera. L’urlo di sfida è arrivato, come classico di questi tempi, con un post su Instagram in cui il Kenyano bianco ha voluto rispondere a chi lo dava per fuori condizione.

Froome ha dichiarato che Giovedì 9 gennaio sarà nuovamente nel ritiro della Ineos cosa che riaccende le speranze di vederlo protagonista in Francia.

Non sarà certamente in tragitto in discesa, anzi sarà ancora molto dura per Froome ma il post e le parole di Brailsford sono un chiaro segnale di ottimismo nonostante il campione si stia sottoponendo ancora a intenso lavoro di fisioterapia per riprendersi dalle terribile ferite riportate nell’incidente durante la ricognizione al Critérium du Dauphiné dell’estate scorsa.

Anche se non corre da giugno Froome ha ripreso da tempo gli allenamenti pur non postando dati sull’applicazione Strava dove era, invece, molto attivo prima dell’incidente. Froome a maggio compirà 35 anni e non ha mai nascosto che uno degli stimoli massimi per continuare a competere è proprio la voglia di entrare nel “club dei 5 Tour”.

Froome e Ineos non vogliono forzare i tempi ma è chiaro che, per essere competitivo a Luglio, il britannico dovrà cimentarsi in test probanti nelle corse più importanti che precederanno la Grande Boucle 2020.

Qualche voce vorrebbe Froome essere nuovamente al via del Giro 2020 ma questo richiederebbe una condizione fisica che al momento è ancora molto lontana dall’arrivare ma, conoscendo la temperanza di Froome, non ci sentiamo di escludere nessuna ipotesi futura.

Indicazioni precise arriveranno già nel prossimo mese di febbraio quando si disputeranno la Volta ao Algarve e il UAE Tour oppure a marzo quando si disputeranno la Parigi-Nizza, la Volta a Catalunya e la Tirreno-Adriatico, primi test probanti della stagione 2020. Se Froome dovesse prendervi parte sarà evidente che le sue condizioni fisiche sono in crescendo.

Geraint Thomas allenamento di otto ore e 300 km

Geraint Thomas allenamento monstre di 300 km!

Geraint Thomas si sta preparando per la nuova stagione in cui la competizione interna al Team Ineos sarà più dura che mai e lo fa con allenamenti spaventosi

Il computer di Thomas

Il computer di Thomas

Geraint Thomas lo scorso anno ha ottenuto un importantissimo secondo posto al Tour ma in molti speravano in un bis dopo il successo del 2018 ma proprio quella vittoria ha certamente pesato non poco dal punto di vista mentale.

La stagione 2020 del gallese vuole essere migliore della passata ma la concorrenza nel team britannico sarà spaventosa e assetata di vittoria. Anche se Egan Bernal a parole dice di non sentire l’assillo di bissare la vittoria alla Grande Boucle e Chris Froome deve ritrovare la condizione persa con il terribile incidente dello scorso anno al Delfinato, è difficile pensare che non ci sarà lotta per i ruoli apicali in corsa.

Thomas sa di non potersi far trovare impreparato ed ecco che, invece di prendere parte all’evento BBC Sports Personality of the Year 2019 è rimasto a Maiorca per allenarsi con il team. 309,4 km in otto ore e trentacinque minuti alla media di 36 km/h è stata la “passeggiatina” apparsa sul noto portale Strava e sui social con una foto del suo Garmin.

Come detto è stato un allenamento con i compagni ma, va detto, che solo Thomas ha coperto l’intera distanza percorsa dal gallese domenica mattina. Alcuni si sono uniti dopo o staccati prima.

Filippo Ganna ha percorso 167 km in cinque ore e mezza, Kwiatkowski e Richard Carapaz hanno pedalato hanno percorso rispettivamente 67 km e 93 km. Il 21enne Ethan Hayter, recluta del Team Ineos, ha percorso 181 km in cinque ore e 55 minuti. Insomma tutti pedalano intensamente ma nessuno lo fa come Geraint in questo momento della stagione.

Thomas potrebbe puntare al Giro d’Italia l’anno prossimo dopo aver corso per tre anni di fila in Francia ma la decisione verrà presa entro fine anno in accordo con il team.

Bernal la Colombia è ancora in ritardo nella lotta al doping

Bernal, la Colombia e il doping

Bernal, vincitore del Tour de France 2019, ha parlato delle difficoltà nella lotta al doping da parte della Colombia a causa di budget ridotti

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal negli ultimi giorni è stato protagonista di dichiarazioni e voci (o fake news) circa l’annosa questione del doping nel ciclismo in particolare di quello colombiano. Il giovane trionfatore del Tour 2019 ha preso una posizione sugli accadimenti legati al tema doping nel suo paese. Il ciclista del Team Ineos ha voluto rilasciare un’intervista al quotidiano francese Le Monde in cui ha segnalato come la Colombia, a causa di difficoltà economiche, non sia all’avanguardia nella lotta al doping.

Bernal è sicuramente una gemma del ciclismo mondiale e lo era prima ancora di conquistare la maglia gialla ma certamente il successo in terra francese ha notevolmente acceso i riflettori sul suo nome; inevitabilmente una sua dichiarazione sul tema doping, oggi, non può passare inosservata.

Se la Colombia ha da sempre “regalato” al ciclismo scalatori entusiasmanti, negli ultimi anni i nomi di Quintana prima, di Chaves poi e di Bernal oggi hanno ridato nuovo smalto al movimento sudamericano ma, a far da contraltare, c’è il triste primato nella classifica delle nazioni con più atleti positivi ai test antidoping.

Il Team Manzana Postobon, uno dei nomi più prestigiosi del ciclismo sudamericano, è stato addirittura chiuso per via delle positività di Josè Amador e Wilmar Paredes e  Jarlinson Pantano (un noto di spicco) è risultato positivo per EPO. Ad oggi si contano 28 ciclisti sospesi o squalificati a causa del doping tesserati in Colombia. Un numero alto, altissimo che pone il paese di Bernal al primo posto in una classifica di certo non edificante e, per chi ha portato la Colombia per la prima volta a primeggiare nella corsa più importante al mondo, non certo un bel biglietto da visita.

Dicevamo che sono circolate alcune notizie non corretto, forse legate ad un errore di traduzione. In sostanza sembrerebbe che Bernal abbia dichiarato:

“Non sarei in grado di dire se fosse uno o cento, ma deve essere più vicino a uno” riferendosi al numero di controlli antidoping subiti.

La reale risposta di Egan, però, non è dello stesso tenore:

“Non ho il numero nella mia testa” cosa certamente più corretta e che sta in piedi ma è comunque montato un caso che ha portato il ciclista a delle precisazioni.

Lo scalatore della Ineos ha voluto sottolineare che:

“poteva sembrare che stessi criticando la federazione del mio paese ma non è così, si sta facendo un lavoro importante contro il doping ma spesso l’immagine dei colombiani viene influenzata dagli accadimenti. La non ha un budget in linea con Italia, Spagna o Francia ma non è nemmeno un paese del terzo mondo. Se vi sono tutte queste positività è perché i controlli vengono svolti e la federazione cosa deve fare di più?”.

Mauricio Vargas, il neo presidente della Federazione Ciclistica Colombiana, ha voluto segnalare che sono stati spesi circa 300 milioni di dollari per l’invio di campioni negli Stati Uniti e in Canada.

Bernal, dal canto suo, ha tenuto a precisare la differenza tra i ciclisti del WorldTour con sede in Europa e quelli che gareggiano nel circuito “locale” in Colombia e Sud America: i primi vengono regolarmente testati e partecipano ai programmi del passaporto biologico mentre per gli altri i controlli sono minori:

“Potrebbe essere leggermente diverso per noi, perché siamo testati di più in Europa, ma anche, in Colombia ci sono test, chiaro che il vincitore del Tour sia controllato più di un ciclista medio colombiano ma ovviamente la federazione non può testare tutti e farlo tutti i giorni”, ha detto Bernal.

“Atleti giovani come il sottoscritto, Ivan Sosa o Sergio Higuita hanno una cedrta mentalità mentre chi viene pescato positivo ha un modo di ragionare totalmente diverso”.

Egan Bernal, punta sul Tour? Non è detto!

Egan Bernal, lo sguardo al 2020

Egan Bernal a soli 22 anni ha già conquistato il Tour de France e nel 2019 ha ottenuto anche molte soddisfazioni nelle corse di un giorno

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal ha vissuto una stagione esaltante, a soli 22 anni è riuscito a conquistare la vittoria al Tour de France diventando il più giovane ciclista a riuscirci nell’era moderna. In molti avevano dei dubbi sulla reale possibilità che lo scalatore colombiano riuscisse a portare il Team Ineos, orfano del capitano designato Chris Froome, alla vittoria alla Grande Boucle. Chi non ha mai dubitato delle possibilità di vittoria a Parigi è stato, tra gli altri, il suo mentore Gianni Savio che a più riprese ne aveva decantato le doti di resistenza sulle tre settimane. La stagione di Egan, però, è stata caratterizzata da eccellenti prestazioni nelle corse di un giorno e, dopo la sfortuna iniziale, verrà archiviata come un’annata assolutamente entusiasmante.

Bernal però cerca di smorzare tutti:

“Non sento alcuna pressione prima di una grande gara, almeno non ora. Ho solo 22 anni. Prima di iniziare il tour quest’anno, nessuno ha detto che dipendeva da me vincere”.

Governare la popolarità improvvisamente esplosa e le pressioni di stampa e sponsor non sono facili da gestire quando si ha poco più che vent’anni ma Egan ha confermato la sua enorme maturità.

Il finale di stagione di Egan si è completato con la vittoria del Gran Piemonte e il terzo posto al Giro di Lombardia (suo primo podio in una classica monumento) ad ulteriore testimonianza delle sue doti e del potenziale in parte ancora da esplorare anche se il colombiano vola basso:

“Ho già vinto il Tour de France, quindi, anche se non lo vincessi più, potrò dire ai miei figli che ho vinto la corsa a tappe più famosa al mondo”.

Il 2019 doveva vedere Bernal impegnato al Giro poi una serie di accadimenti l’hanno portato a saltare la corsa rosa ripiegando sul Tour con compiti di gregario ma la caduta di Froome ha scombussolato totalmente le gerarchie in casa Ineos e la strada gli ha fatto ottenere i galloni di capitano.

Bernal non ha ancora pianificato il suo 2020:

“in molti dicono che sarà un Tour per scalatori, analizzeremo bene percorso e opportunità e stabiliremo il programma migliore”.

Certo è che in casa Ineos, come di consueto non mancherà la concorrenza, l’arrivo di Richard Carapaz, la voglia di riscatto del vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas, il ritorno (si spera) di Froome ai livelli del 2018 e i tanti talenti presenti nella squadra inglese richiedono di valutare attentamente i programmi individuali.

Dal canto suo Egan Bernal è tranquillo in vista del 2020 anche in virtù della sua giovane età: “non sono ossessionato dal Tour, ho rispetto per le altre corse, soprattutto quelle italiane, e non voglio avere un unico obiettivo”.

 

 

Catena Muc-Off per il Team Ineos

Catena Muc-Off l’ultima novità del Team Ineos

Catena Muc-Off con nanotech potrebbe consentire al Team Ineos un risparmio di 10 Watts al Tour de France di quest’anno

Catena Muc-Off

Catena Muc-Off

Catena Muc-Off con il modello Shimano Dura-Ace R9100 per il Team Ineos che va alla caccia della settima vittoria al Tour de France (le precedenti sotto la livrea Team Sky).La formazione di Dave Brailsford, da sempre attento ai dettagli con focus su ogni aspetto della corsa come dimostrano le teorie dei guadagni marginali, preannuncia una succulenta novità tecnica in vista della imminente Grande Boucle.

Le biciclette del Team Ineos saranno dunque equipaggiate con le catene Shimano Dura-Ace R9100 appositamente trattate Muc-Off che dovrebbero garantire un notevole risparmi di Watt.

I dati esatti delle prestazioni potenziali del Team Ineos sono chiaramente riservati ma il trattamento NTC (disponibile in commercio)  consente un risparmio di oltre 10 Watts ​​dopo quattro ore di corsa.

Catena Muc-Off cos’è?

La catena Muc-Off è stata sviluppata per il tentativo di record dell’ora di Bradley Wiggins nel 2015 ed è stata successivamente utilizzata dal Team Sky nell’ottica di una collaborazione iniziata nel 2014.

Le Shimano Dura-Ace R9100 subiscono un processo in nove fasi che, attraverso un processo di pulizia, assestamento e trattamento rendono la trasmissione più liscia possibile

Il processo iniziale per generare il modello usato ai Wiggins è costato al marchio £ 6.000 in sviluppo. Secondo quanto dichiarato da Muc-Off l’uso di questa catena aveva consentito un guadagno di 337 rispetto ad una catena tradizionale con lubrificante a secco.

La catena è stata creata dalla collaborazione di Alex Trimnell e del Muc-Off Research and Design Manager Martin Mathias studiando 30 catene Shimano Dura-Ace testandole su un impianto proprietario, arrivando a selezionare la catena più efficiente.

Per il Tour 2019 il Team Ineos ha consegnato una serie di catene presso la Muc-Off a Dorset, nel Regno Unito.

Le catene vengono fatte passare in un  dinamometro con una potenza specifica per misurare il pre-trattamento delle prestazioni della singola catena per poi venir pulite con prodotti Muc-Off combinati con gli ultrasuoni per rimuovere particelle estranee e contaminanti.

Successivamente le catene vengono passate in acqua deionizzata e poste in un forno per 40 minuti per asciugarle completamente.

Le catene vengono ulteriormente trattate ad ultrasuoni individualmente con un bagno di due litri di detergente Muc-Off per poi essere ancora inserite in forno per l’asciugatura.

Le catene vengono poi trattate con grafene per riempire gli spazi microscopici normalmente invisibili a occhio nudo e assicurando così una catena molto più fluida e minore resistenza metallo-metallo.

Le singole catene vengono quindi nuovamente eseguite sul dinamometro per testare le prestazioni e contrassegnate individualmente per Team Ineos in modo che possano essere utilizzate per fasi specifiche.

Prima delle corse le catene, sono sistemate per circa 5 ore su un “turbo trainer” per garantire che il  grafene sia inserito nelle imperfezioni della catena per la massima ottimizzazione della resa.

 

Geraint Thomas cade al Tour de Suisse

Geraint Thomas cade al Tour de Suisse: portato in ospedale

Geraint Thomas cade al Tour de Suisse, riesce a rialzarsi e a salire sull’ammiraglia del Team Ineos ma necessita di esami ospedalieri.

Geraint Thomas (fonte pagina Facebook)

Geraint Thomas (fonte pagina Facebook)

Geraint Thomas cade al Tour de Suisse, il ciclista britannico è caduto a terra quando mancavano circa 30 km dall’arrivo della frazione odierna. Pare una maledizione quella del Team Ineos che la scorsa settimana ha perso Chris Froome caduto durante una ricognizione al Critérium du Dauphiné. Per il “kenyano bianco” i danni sono stati notevoli tanto che non solo ha dovuto rinunciare all’imminente Tour ma ha con ogni probabilità chiuso la sua stagione agonistica.

Il campione del Tour de France 2018, a seguito del forfait di Froome, era il capitano designato per la Grande Boucle ma nel corso della tappa odierna del Giro di Svizzera è finito violentemente a terra con Andrey Zeits dell’Astana), subito dopo uno sprint intermedio.

Il kazako è stato trasportato in ospedale con l’ambulanza, mentre il corridore è stato in grado di sedersi e di muovere entrambe le spalle cosa che farebbe escludere fratture alle clavicole. Certamente presenta taglia sulla schiena e sopra l’occhio destro. Non ha perso conoscenza e, anzi, ha subito parlato con i sanitari prontamente intervenuti per poi salire sull’ammiraglia.

IlTeam Ineos ha confermato che saranno necessari ulteriori accertamenti per verificare che non vi siano conseguenze a livello cranico.

Dopo la caduta di Egan Bernal che gli ha precluso la partecipazione al Giro d’Italia 2019 e il terribile schianto di Froome al Delfinato ora il team attende con ansia i risultati degli esami clinici di Thomas nella speranza di non dover nuovamente cambiare strategia in vista del Tour de France.

Come sta Chris Froome dopo l’intervento chirurgico?

Come sta Chris Froome? Ecco il responso dei medici

Come sta Chris Froome dopo l’intervento chirurgico? Secondo i medici ha perso due litri di sangue ma ha lo spirito per tornare in sella in sei mesi

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Come sta Chris Froome? Quali sono le conseguenze del terribile schianto durante il sopralluogo sul percorso della cronometro del Delfinato? In tanti se lo sono chiesti nelle ultime ora e, secondo quanto riportato da siti specializzati, l’intervento è stato tutt’altro che semplice.

Froome è stato inizialmente stabilizzato e valutato presso l’Ospedale di Roanne per poi essere trasportato in aereo all’Ospedale di Saint-Etienne per essere sottoposto ad intervento chirurgico.

Il manager del Team Ineos, Dave Brailsford, ha spiegato che, oltre alla frattura del femore, del gomito destro e di alcune costole, il campione ha subito anche alcuni “danni interni”.

Il chirurgo ortopedico Giorgio Gresta ha raccontato alla Gazzetta dello Sport alcune dettagli clinici dell’illustre paziente.

“Era cosciente e reattivo e si è dimostrato ottimista nonostante le sue ferite non fossero semplici. Da un punto di vista clinico non ci sarà alcun problema, in tanti si sono operati a Saint-Etienne. Nella sfortuna possiamo dire che è stato fortunato che la caduta sia avvenuta vicino ad un centro così all’avanguardia” ha spiegato il medico.

Uno dei chirurghi che ha operato Froome ha spiegato che il corridore del Team Ineos ha perso quasi due litri di sangue a causa delle tante ferite e che “potrebbero essere necessari sei mesi per tornare alle corse”.

L’intervento, secondo quanto riportato dai media francesi, ha richiesto circa quattro ore per via della criticità della frattura del femore destro (eseguito dal Dott. Philippot) mentre l’operazione al gomito destro ha richiesto circa 40 minuti ed è stata eseguito da Gresta.

Dopo i delicati interventi chirurgici, Froome è stato posto nell’unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Saint-Etienne ma la cosa non deve spaventare in quanto si tratta di “una misura precauzionale a causa della lunghezza dell’intervento e dell’elevato quantitativo di sangue perso, più o meno due litri”, ha spiegato Gresta a La Gazzetta dello Sport .

Il ciclista non corre nessun pericolo ed è, anzi, rilassato e al più presto verrà trasferito in reparto per iniziare il percorso di recupero. Froome è apparso molto motivato e tranquillo e appare spinto da una grande voglia di tornare al più presto a pedalare. Il Team Ineos ha confermato che l’atleta

“resterà in ospedale per i prossimi giorni sotto osservazione, ma è già impegnato a discutere le sue opzioni di riabilitazione”.

Froome è stato raggiunto dalla moglie Michelle ha voluto ringraziare tutti per i tanti attestati di solidarietà ricevuti.