Biking in the Uk: UK Sport

Biking in the Uk: la Gran Bretagna nuova nazione del ciclismo

Biking in the Uk ovvero come la Gran Bretagna grazie al progetto UK Sport è diventata una nazione leader mondiale del ciclismo su strada

Biking in the Uk

Biking in the Uk

Biking in the Uk non è una canzone dei Sex Pistols (quella era Anarchy in the UK) ma è il vento nuovo che soffia sul ciclismo mondiale.

Non era mai successo nella storia del ciclismo professionistico che tre corridori appartenente alla stessa nazione riuscissero a conquistare i tre grandi giri nel corso della stessa stagione. Il 2018, invece, ha segnato questo particolare record grazie alle performance di Chris Froome al Giro, Geraint Thomas al Tour e Simon Yates alla Vuelta.

Se l’analisi si sposta anche agli anni precedenti, il dominio britannico risulta ancora più eloquente: è dal maggio 2017 che un suddito della Regina Elisabetta non conquista un grande giro e dal 2012 ad oggi solo il nostro Vincenzo Nibali è riuscito a spezzare il dominio britannico al Tour de France.

Se allarghiamo l’analisi a tutti i grandi giri degli ultimi anni balza all’occhio che il 45% delle ultime 20 corse a tappe è stato vinto da un corridore britannico il tutto dopo che per anni (tutto il 900) non erano mai riusciti ad imporsi nei grandi giri: delle prime 259 corse a tappe mai una era stata vinta da un ciclista d’oltre manica e ora hanno trionfato in 9 su venti.

Biking in the Uk: marginal gains

Marginal gains  in italiano “Guadagni Marginali” è un concetto ormai di uso comune nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare: laddove le capacità umane sono spinte al limite è lo studio dei dettagli a generare vantaggi. Certo tutto questo sarebbe impossibile senza programmi adeguatamente supportati da cospicui investimento ma è altrettanto vero che quando hai i soldi devi sapere dove e come spenderli.

Biking in the Uk: dalla pista alla strada

Correva il 1992 quando alle Olimpiadi di Barcellona un poco conosciuto Chris Boardman conquistava, primo britannico a farlo, la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale. Chris non lavorava all’interno di un programma di sviluppo strutturato, quella medaglia fu frutto delle sue gambe e delle sue scelte.

Quella vittoria fu però un campanello che fece accedere una lampada ad illuminare il mondo del ciclismo inglese: in quegli anni in Gran Bretagna non vi erano tanti velodromi e la federazione era al limite del default economico.

Nel 2000 la Gran Bretagna avrebbe voluto ospitare i Giochi Olimpici (poi assegnati a Sydney), venne quindi costruito il velodromo di Manchester (primo al coperto)

Biking in the Uk: nasce il UK Sport

Nel 1997 lo sport inglese vede sorgere il programma (un fondo) “UK Sport” basato su di un meccanismo premiante per le federazioni in grado di ottenere risultati nelle gare internazionali.

Il fondo riguarda tutti gli sport britannici ed ha un funzionamento semplice quanto efficace: vinci? Prendi soldi. Non vinci? Niente soldi.

L’anno precedente il ciclismo britannico aveva conquistato alcune medaglie alle Olimpiadi di Atlanta 1996, pass per accedere, appunto, ai fondi di UK Sport.

La federazione ciclistica decise anche di puntare quasi tutto sul ciclismo su pista dimenticandosi (quasi) della strada ma introducendo il concetto di “guadagni marginali”: guardò come, con la meccanica, l’aerodinamica, la nutrizione, la tecnologia, la biomeccanica, la psicologia e la scienza in generale era possibile ottenere piccoli miglioramenti in ogni ambito possibile, dalla forma di un manubrio al giusto momento in cui far fare colazione a un atleta. Invece che partire dagli atleti, partì da tutto quello che ci stava intorno.

Nel 1998  venne lanciato un progetto che guardava alle Olimpiadi di Londra 2012 per tramutare la malandata nazionale britannica nella nazione faro del ciclismo su pista.

I finanziamenti di UK Sport iniziarono a dare i frutti già due anni prima del target prefisso:  alle Olimpiadi di Pechino 2008, la squadra britannica ottenne 14 medaglie di cui 8 d’oro di cui 7 nel ciclismo su pista.

Alle olimpiadi Londinesi, così come alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 la spedizione britannica si mise al collo 12 medaglie.

Il programma UK Sport da quindi i suoi frutti e scatena un ciclo virtuoso:

«Più vincevano e più soldi facevano. Più soldi facevano e più il programma si faceva scientifico ed evoluto. Più il programma migliorava, più si vinceva» (New York Times 2012).

 

Biking in the: dalla pista all’asfalto!

Bradley Wiggins, Geraint Thomas e Adam Yates hanno una cosa in comune: arrivano dalla pista!

Wiggins ne ha vinti cinque ori olimpici, Thomas ne ha ottenuti due e Yates è stato campione del Mondo nella corsa a punti. Tutto bello ma come si può passare dalla pista al Mont Ventoux o al Mortirolo o all’Angliru senza pagare dazio?

Semplice? Assolutamente no ma se ci mettete il genio di Dave Brailsford, convinto sostenitore dei guadagni marginali, forse diventa fattibile.

“ se isoli ogni singolo fattore che compone l’andare in bicicletta e lo migliori dell’1 per cento, quando rimetti insieme tutti quei fattori avrai un significativo miglioramento”

Parole e musica del manager inglese nel 2012

Dave, già funzionario della federazione ciclistica britannica, forte di studi in psicologia applicata allo sport nel 2009 crea lo Sky Professional Cycling Team.

Obiettivo del progetto? Permutare il modello della pista per applicarlo alla strada: niente federazione che finanzia? Ok, si trova un sponsor ricco e in cerca di visibilità.

L’0biettivo anche in questo caso viene centrato prima di quanto previsto: nel 2012 Sir (non ancora Sir) Bradley Wiggins vince il Tour de France davanti al connazionale e futuro cannibale del Tour, Chris Froome (lui si non arriva dalla pista!). Dopo le quattro vittorie di Froome ecco che quest’anno arriva quella di Geraint Thomas.

Dominio UK e dominio Sky vanno a braccetto, il programma UK Sport è spesso criticato per l’ossessione maniacale ai dettagli e la mancanza di fantasia ma i risultati parlano chiaramente in suo favore anche se le polemiche (e le indagini) non sono mancate.

Come detto, anche Simon Yates arriva dalla pista ma, a differenza dei suoi connazionali, lui non corre per il Team Sky ma per l’australiana Michelton-Scott.

La “provenienza” però è la medesima: il velodromo di Manchester.

Biking in the UK: road to Yorkshire 2019

Archiviati i mondiali di Innsbruck 2018 ecco che la Gran Bretagna ospiterà i prossimi Campionati del Mondo. Le prove generali del grande evento (Il Tour fo Britain sta crescendo ma deve ancora fare molta strada) sono state le partenze del Tour de France da Londra (2007) e Leeds (2014), ora ecco il massimo palcoscenico mondiale.
Le gare si disputeranno da sabato 21 a domenica 29 settembre e saranno otto le sedi di partenza: Harrogate, BeverleyRiponNorthallertonRichmondDoncasterBradford e Leeds mentre gli arrivi saranno tutti ad Harrogate

Il Mondale britannico avrà come novità il fatto che la prima competizione sarà  il Paraciclismo in linea, seguita dall’altra novità rappresentata dalla cronosquadre mista per nazioni. Scompariranno, le cronometro a squadre maschile e femminile.

Per la prova in linea maschile torneranno protagonisti gli uomini da classiche e gli sprinter in grado di reggere sugli strappi (Peter Sagan ci ha già messo gli occhi)

Biking in the UK: ciclisti amatoriali

In Gran Bretagna, sono stati fatti molti investimenti negli ultimi anni per incrementare la cultura della bicicletta non solo legata al professionismo ma anche all’uso quotidiano come strumento per gli spostamenti

Ma non è tutto oro quello che luccica: Se la British Cycling ha sfornato una serie di campioni su strada ma anche in altre discipline (Rachel Atherton, Danny Hart o Josh Bryceland nella mtb) c’è da dire che dopo un iniziale incremento dei praticanti negli ultimi anni non vi sono state percentuali in crescita.

In molti lamentano come le piste ciclabili costruite sull’entusiasmo dei risultati sportivi ottenuti dalle nazionali siano ora poco usare e, anzi, causa di maggior congestionamento del traffico.

Thomas Parry autore dello studio  “Walking and Cycling Statistics, England 2016” ha dichiarato:

I tassi di viaggio in bicicletta sono diminuiti del 16 percento tra il 2006 e il 2016 ma questo è più probabilmente dovuto alla variazione del campionamento piuttosto che a una vera diminuzione dell’uso della bicicletta“.

Il ciclismo parla inglese grazie alle vittorie nei grandi giri

Il ciclismo ha smesso di parlate italiano e francese?

Il ciclismo sta cambiando e la dimostrazione è il dominio britannico nelle corse a tappe da Froome a Thomas fino a Simon Yates

Il ciclismo inglese domina

Il ciclismo inglese domina

Il ciclismo ha smesso di parlare italiano e francese e ormai parla inglese. Il ciclismo pioneristico nasce oltralpe e il francese ne diventa la lingua ufficiale i successi tricolori portano alla ribalda la nostra lingua ma ora tutto pare cambiato.

A cavallo degli anni 80 lo statunitense Greg Lomond aveva portato una ventata a stelle e strisce in un mondo fino ad allora solo Europeo.

Negli anni 2000 il dominio da parte del “grande bluff” rappresentato da Lance Armstrong ha, ad ogni modo, contribuito a “sprovincializzare” lo sport del pedale portando una grande crescita del prodotto ciclismo negli Stati Uniti e facendo diventare l’inglese come una delle lingue del ciclismo.

Ora l’evoluzione degli ultimi anni ha segnato il dominio del mondo britannico nel ciclismo mondiale.

Il ciclismo in UK

I corridori di sua maestà hanno conquistato gli ultimi 5 grandi Giri consecutivamente: tre li ha conquistati Chris Froome, (Tour e Vuelta nel 2017, Giro d’Italia nel 2108). Geraint Thomas, ha trionfato all’ultimo Tour de France e domenica è stata la volta del 26enne Simon Yates che ha vestito la maglia rossa di vincitore della Vuelta sul podio di Madrid.

L’exploit degli uomini della Regina Elisabetta non è e non può essere considerato frutto del caso, la Gran Bretagna da sempre nazione legata al mondo del ciclismo su pista ha creato e sviluppato una scuola di ciclismo che, appunto, dalla pista è partita per conquistare la strada.

Simon Yates non è una rivelazione della Vuelta, al Giro aveva indossato la rosa per 13 giorni e conquistato tre tappe, non tutti lo davano favorito alla partenza della corsa iberica, probabilmente sbagliando. Simon ha dimostrato un livello elevatissimo lungo le strade italiane salvo poi saltare quando in compagno di nazionale Chris Froome ha fatto il diavolo a quattro sul Colle delle Finestre.

Yates è partito con calma per poi esplodere nell’ultima settimana della Vuelta Espana 2018. Simon, a differenza di tanti suoi connazionali non appartiene alla Grande Armata di Sky (come invece Wiggins, Froome, Thomas) ma alla Michelton-Scott formazione australiana ma anche lui viene dalla scuola della pista britannica.

Il ciclismo di Simon Yates

Simon è l’ultimo prodotto della scuola anglosassone, fratello di Adam compagno di squadra, nato a Greater Manchester, il 7 agosto 1992. E’ stato campione del mondo juniores nell’americana ed élite, appena ventenne, nella corsa a punti. Insomma un altro amante del parquet, dei profili alti, delle ruote lenticolari che passa senza troppi problemi a dominare la strada.

Simon Yates è però diverso dai suoi predecessori, non ha la spiccata attitudine di Wiggins alla cronometro (anche se ha dominato i rivali diretti anche in questa specialità) e, a differenza di Froome e Thomas ha una pedalata più ordinata e fluida, bella da vedere da “grimpeur” (usando un termine tipicamente francese e ciclistico).

Simon non piega la testa sul manubrio, pedala a mento alto, rilancia l’azione sui pedali, è un ciclista quasi “non britannico”

Il capitano della Mitchelton-Scott, va detto, non disponeva di un super team come la Sky che hanno scortato Wiggins, Froome e Thomas in ogni situazione, Simon ha saputo cavarsela con le proprie gambe

Insomma Simon Yates parla una lingua del ciclismo un po’ diversa da quella dei suoi connazionali che lo hanno preceduto ma porta il ciclismo a parlare comunque inglese.

 

 

 

 

 

 

Pinot vince, Simon Yates ipoteca la Vuelta

Pinot vince ad Andorra, il britannico ipoteca la Vuelta

Pinot vince la frazione con arrivo ad Andorra della Vuelta Espana 2018 che è sempre più vicina ad essere conquistata da Simon Yates

Pinot vince ad Andorra

Pinot vince ad Andorra

Pinot vince la 19^ tappa della Vuelta Espana 2018 con arrivo ad Andorra mentre  il britannico della Mitchelton–Scott supera il primo dei due  ultimi scogli che lo separano dalla passerella di Madrid. Grande la prova di forza di Simon Yates che non si accontenta di controllare gli avversari ma si impegna in prima persona chiudendo alle spalle del francese.

La frazione di oggi e quella di domani decideranno le sorti della classifica finale dell’ultimo grande giro di questo 2018 e nel gruppo serpeggia non poca adrenalina. Tappa particolare quella di oggi, sostanzialmente pianeggiante fino all’ultima terribile salita: il Coll de la Rabassa, 17 km al 6.6% di pendenza media  con punte  al 13%.

Ci provano in tanti ad avvantaggiarsi, nomi noti e meno noti, ma le squadre controllano tutti e tutto con la Movistar che non vuole lasciare spazio a nessun attacco. Solo dopo un’ora e mezza di corsa risconto ad allungare Benjamin Thomas (Groupama-FDJ) e Jonathan Castroviejo (Team Sky) ma i due possono stare in avan scoperta giusto fino alla salita finale quando entrano in scena i top team.

 

Il gruppo attacca la montagna e Quintana attacca il gruppo con George Bennett e Steven Kruijswijk che provano a seguirlo. Il colombiano della Movistar sembra deciso a fare il vuoto ma la sua azione ha solo l’effetto di destare la maglia rossa che assieme a Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) si riporta al comando della corsa.

All’azione del capitano della Mitchelton–Scott non risponde ne Valverde ne Mas. A giocarsi la vittoria finale sono Pinot e Yates ma chiaramente il britannico ha altri obiettivi nella testa che la vittoria di tappa e lascia via libera a Thibaud che lo anticipa di 5 secondi sul traguardo di Andorra. Paga quasi un minuto Mas, accusa oltre settanta secondi Valverde e per Yates tutto sembra sempre più probabile iscrivere il proprio nome dopo quello di Chris Froome nell’Albo d’Oro della Vuelta.

 

Michael Woods vince la tappa alla Vuelta a Espana 2018

Michael Woods vince la 17^ tappa della Vuelta

Michael Woods vince dopo una fuga partita sin dal mattino, Simon Yates resta in rosso, Valverde lo tallona e Fabio Aru è vittima di una caduta

Michael Woods vince nella nebbia

Michael Woods vince nella nebbia

Michael Woods vince la 17^ tappa della Vuelta a Espana 2018, per il canadese in forza alla EF Drapac quella di oggi p stata una tappa tutta in avanscoperta visto che è partito sin dal mattino per affrontare una tappa ricca di insidie.

Dopo la cronometro di ieri vinta da Dennis, ecco subito una tappa di difficile interpretazione, 166 km di “media montagna” ma con ben 5 GPM tutti di seconda e terza categoria ma con un arrivo al Monte Oiz (1^ cat.), con punte superiori al 20%.

Giornata da fughe ed in fatti parte subito la fuga con anche il nostro Vincenzo Nibali (Bahrain – Merida) a far parte di un numerosissimo drappello (circa trenta elementi). Tra gli uomini di testa spiccano, oltre allo squalo dello stretto i nomi di Rafal Majka (Bora-hansgrohe), Dylan Teuns (BMC Racing Team),  Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), David De La Cruz, Jonathan Castroviejo (Team Sky), Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e, appunto, Michael Woods.

Il gruppo lascia fare ed  il vantaggio degli uomi di testa raggiunge gli otto minuti facendo capire che l’uomo che alzerà le mani sul traguardo sarà uno dei fuggitivi. La corsa è dura e non tutti riescono a tenere il ritmo, l’ultimo a restare davanti è Woods che prende il via sul Balcón de Bizkaia e chiude vittorioso con 5″ di vantaggio su Dylan Teuns e 10″ su David De La Cruz.

Secondo successo nella Vuelta Espana 2018 per la EF Drapac, che  aveva collezionato soltanto cinque vittorie da inizio stagione,  dopo quello rimediato da Simon Clarke.

I migliori del gruppo dei big sono Valverde e Mas (Quick Step Floors) che recuperano 8″ su Simon Yates, 10″ su Miguel Angel Lopez e addirittura un minuto su un poco brillante Nairo Quintana.

 

Viviani batte tutti ed è bis alla Vuelta

Viviani batte tutti alla Vuelta Espana e ottiene il bis

Viviani batte tutti nella decima tappa della Vuelta Espana anticipando il campione del mondo Pater Sagan

Viviani batte tutti

Viviani batte tutti

Viviani batte tutti, batte Peter Sagan e ottiene uno splendido bis alla Vuelta Espana 2018. La corsa iberica non è certo adatta alla ruote veloci complice un percorso spesso poco decifrabili ma oggi il pronostico viene rispettato e l’arrivo è per velocisti.

Dopo la salitona di La Covatilla la tappa fa gola a tutte le squadre dei velocisti che lavorano forte sin dalla mattina.

Quick Step Floors, Bora – Hansgrohe e Trek – Segafredo, pur lasciando andare via la fuga a due con  Tiago Machado (Katusha Alpecin) e Jesus Ezquerra (Burgos-BH), colallaborano seriamente per permettere al plotone di giocarsi la vittoria allo sprint.

Sull’unico Gran Premio della Montagna di giornata la Movistar vuole saggiare la gamba in vista delle future salite così si vedono Nairo Quintana ed Alejandro Valverde pedala costantemente nelle posizioni di testa. Dopo il GPM prova ad allungare Diego Rubio (Burgos BH) ma la Quick Step Floor a chiudere sullo spagnolo ai meno nove.

Il lavoro del team non può che essere da stimolo per Elia Viviani che,  dopo il successo ottenuto nella terza tappa, si dimostra ancora una volta il più forte del gruppo anticipando Sagan e Giacomo Nizzolo (Trek – Segafredo).

Non cambia la maglia di leader della generale che resta ancora sulle spalle di Simon Yates con un secondo di vantaggio su Valverde.

Assolutamente raggiante Elia al traguardo:

“Sono in ottima forma e oggi il team ha lavorato alla grande controllando la tappa. Sapevamo che la Bora voleva vincere con Sagan visto la presenza di quella salita ai meno 5 km. Noi siamo stati bravi a gestire il finale, sono orgoglioso dei miei compagni. Dove posso arrivare? Non lo so ma vorrei provare a ottenere quattro vittorie come ho fatto al Giro”.

 

 

King re delle fughe nell’arrivo di Covatilla

King re delle fughe alla Vuelta Espana

King re delle fughe nell’edizione della Vuelta Espana 2018: dopo aver vinto ad Alfacar, si aggiudica anche la nona tappa, Simon Yates nuovo leader

King re delle fughe

King re delle fughe.

King re delle fughe della prima parte dell’edizione 2018 della Vuelta Espana, dopo avere trionfato sul traguardo di Alfacar,  lo statunitense della EF Drapac conquista l’attesissimo arrivo a La Covatilla grazie ad una fuga da lontano.

Dopo otto tappe davvero entusiasmanti, ecco che la Vuelta va ad affrontare le vere montagne, sono infatti ben quattro i granpremi della montagna disseminati lungo i 200 Km della tappa odierna.

Parte all’attacco quasi subito un gruppetto di atleti tra cui vi sono Dylan Teuns (BMC Racing Team), Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), Ben King (Dimension Data) e Bauke Mollema (Trek-Segafredo). I corridori in avan scoperta hanno il “via libera” dei big della generale arrivano ad avere un margine molto vicino ai dieci minuti

Anche la  Groupama – FDJ del leader Rudy Molard non si prende carico dell’inseguimento ben sapendo che in salita il francese si sarebbe certamente staccato. Ai piedi dell’ultima salita il vantaggio dei primi si aggira intorno ai sei minuti. King comincia a forzare il ritmo e piano piano resta solo in testa. Alle sue spalle prova a rinvenire Bauke Mollema ma Ben King è in formato regale e va a cogliere il bis in questa Vuelta.

Alle spalle dell’americano arriva Mollema mentre è Teuns a chiudere il podio di giornata. Tra i big appaiono molto in palla  Miguel Angel Lopez (Astana), Nairo Quintana (Movistar) e Wilco Kelderman (Sunweb), che si mettono alle spalle il duetto composto da Rigoberto Uran (EF Drapac) e da Simon Yates (Mitchelton-Scott).

La maglia di leader della classifica generale va sulle spalle di  Simon Yates (Mitchelton-Scott)  con 1″ di vantaggio su Alejandro Valverde (Movistar) che oggi appare meno brillante degli scorsi giorni.

Perde circa 40″ dai migliori il nostro Fabio Aru (UAE Team Emirates) mentre crollano in modo netto l’ex leader Molard e Michal Kwiatkowski (Team Sky).

 

Pirelli sbarca nel ciclismo

Pirelli amplia la sua presenza nel mondo del ciclismo

Pirelli sbarca nel mondo del ciclismo e ha presentato il suo progetto durante il recente Gran Premio di Francia di Formula 1.

Pirelli

Pirelli

Pirelli casa italiana produttrice di pneumatici e fornitore unico della Formula 1 ha presentato, durante il recente GP di Francia di F1 i suoi programmi nel mondo delle due ruote a pedali.

Già qualche mese il noto marchio aveva siglato un accordo con il team Pro Continental Aqua Blue Sport e, proprio in occasione del Gran Premio svoltosi su circuito di Le Castellet, Pirelli ha annunciato la partnership con la squadra australiana Mitchelton-SCOTT, attualmente secondo nel ranking mondiale.

Il testimonial d’eccezione dell’evento è stato il campione inglese Simon Yates, protagonista nel recente Giro d’Italia. Il corridore britannico si è esibito lungo il circuito del GP francese in sella alla sua Scott nera.

La “P lunga” farà il suo ritorno nelle prove del calendario UCI proprio in occasione del prossimo Tour de France fra poco più di due settimane.

All’evento francese  hanno preso parte Antonella Lauriola, COO Pirelli Velo, Piero Misani, Chief Technological Officer Two Wheels Pirelli, Mario Isola, Responsabile Car Racing.

L’idea di dare visibilità all’evento ciclistico nel contesto del Gran Premio di Formula Uno è legata all’approccio che il brand italiano vuole attuare: stringere accordi di partnership che prevedano anche uno sviluppo congiunto e continuo della gomma, per raggiungere la massima prestazione. Insomma Pirelli vuole replicare la filosofia che l’ha resa numero uno al mondo nel settore delle corse automobilistiche anche nel mondo del ciclismo professionistico.

Negli ultimi mesi gli addetti del team Mitchelton-Scott e il personale R&D della Casa italiana hanno lavorato a stretto contatto per un continuo scambio di dati e informazioni tecniche al fine di migliorare al massimo il prodotto. I nuovi tubolari hanno percorso qualcosa come 300.000 chilometri tra prove, test congiunti e gare (tra cui alcune di categoria World Tour). Tutte le prove non hanno visto, per scelta, l’esposizione del marchio Pirelli ma sono state svolte da atleti del team australiano.

Il rapporto tra il noto marchio e il ciclismo è assolutamente storico e già nel 2016 erano ventilate alcune voci che volevano il ritorno del marchi italiano alle corse professionistiche. Pirelli fu presente già nel primo Giro d’Italia del 1909 tanto che ben 30 dei 49 atleti che tagliarono il traguardo finale erano “gommati” dalla P grande.

Pirelli PZero Velo

PZero Velo versione tubolare è il nome del prodotto che verrà a brevissimo lanciato ma sul quale proseguiranno testing e valutazione on-field costante.

La nuova  linea di gomme sarà caratterizzata da un color code che ne identificherà l’uso:

  • argento per il segmento racing,
  • rosso per le prove a  crono
  • blu per le quattro stagioni.

Epico Chris Froome, fuga d’altri tempi

Epico Chris Froome conquista la rosa

Epico Chris Froome che attacca in solitaria e con un’impresa degna del ciclismo in bianco e nero conquista la maglia rosa!

Epico Chris Froome

Epico Chris Froome

Epico Chris Froome, il corridore del Team Sky scrive una pagina di storia del ciclismo moderno nella 19esima tappa del Giro d’Italia. Froome è sempre stato accusato (tra le altre cose) di essere calcolatore e poco spettacolare mentre oggi, trovatosi con le spalle al muro per via di una classifica deficitaria rispetto alle aspettative, ha deciso di mettere in scena una prova di coraggio unica.

Lo scenario è quello del Colle delle Finestre, mancano ancora 80 km all’arrivo, di solito il britannico in queste condizioni ha davanti i compagni che lavorano per lui e lo fanno salire “in carrozza”. Oggi no, oggi Froome ha frullato tutti, è partito da solo ed è andato a tagliare il traguardo a braccia levate conquistando tappa e maglia.

Gli altri? Tutti KO o quasi: cede Tom Dumoulin (Sunweb), crolla letteralmente Domenico Pozzovivo (Bahrain – Merida) mentre per la maglia rosa Simon Yates, che tutti davano come favorito per la vittoria alla vigilia delle grandi montagne, la tappa di oggi è la salita al Golgota.

Si parte Venaria Reale comincia la frazione regina del Giro 101 (4500 metri di dislivello e 4 GPM). Il gruppo affronta in successione Col del Lys, Colle delle Finestre, Sestriere e Jafferau. Il ritmo è alto fin da subito, non sono concesse fughe a nessuno. Ci provano in 22 ma il vantaggio non sale mai sopra il minuto, insomma il gruppo controlla. L’unico a tener duro fino alle prime rampe del Colle delle Finestre è Luis Leon Sanchez (Astana). Mentre il nostro Fabio Aru alza bandiera bianca abbandonando un Giro che non lo ha mai visto protagonista.

Il gruppo attacca il Colle delle Finestre e per Simon Yates inizia il calvario, la maglia rosa si stacca, arranca, cede secondi e minuti vedendo crollare un sogno cullato per giorni. L’andatura è terribile e Froome attacca il frullatore qualche tifoso lo provoca. Allo scollinamento il britannico ha un vantaggio di 38″ sul gruppo dei più diretti inseguitori (Dumoulin, Pinot, Lopez e Carapaz) mentre a  2’15” transita il gruppetto con Pozzovivo.

In discesa Froome pedala senza sosta e aumenta il suo margine fino ai due minuti quando si trova ai piedi del Sestriere. Sulla salita il kenyano bianco non lascia, anzi quasi raddoppia portando il suo margine a 3 minuti a Bardonecchia in attesa del Jafferau.

Nell’ultima salita Tom Dumoulin prova senza risultato a ridurre il suo svantaggio su Chris. Froome compie una impresa storica ed eroica, un’attacco destinato a restare nella storia del ciclismo mondiale e del Giro d’Italia. Un’attacco non da Froome che in questi anni ci ha abituati a calcoli e parsimonia.

Al secondo posto giunge, dopo oltre  tre minuti, Lopez, seguito da Pinot, Carapaz e, a 3’23”, Dumoulin, che deve ora recuperare 40″ al nuovo leader della classifica generale. Pozzovivo esce dalla Top Five incamerando otto minuti di svantaggio dal vincitore.

Al traguardo lo stesso Chris Froome è stupito della sua performance: “Oggi ci voleva la follia e ho fatto qualcosa di folle. Non ho mai fatto un attacco così da lontano ma oggi stavo bene, veramente bene e con un ritardo così ampio sapevo che ci voleva una impresa straordinaria. Quando sono partito mancava davvero tanta strada e tanta salita. Oggi ho vinto col la follia”.

 

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Viviani inarrestabile: poker al Giro

Viviani inarrestabile conquista il quarto successo al Giro

Viviani inarrestabile sulle strade del Giro conquista uno storico poker che ripaga il velocista della Quick Step di tanti sacrifici

Viviani Inarrestabile

Viviani Inarrestabile (fonte sito Ansa)

Viviani inarrestabile, punto! Non c’è molto da aggiungere quando un ciclista completa un poker di vittorie in una grande corsa a tappe. Lo scorso anno ci riuscì Fernando Gaviria colombiano che lo scorso anno indossava la maglia del team di Elia.

L’arrivo ad Iseo premia il veronese che batte tutti in primis Sam Bennett (Bora – Hansgrohe). La tappa si presta anche alla fuga a lunga gittata in una frazione che può rappresentare l’ultima speranza per chi cerca il colpo di mano per ottenere un successo parziale.

Dopo la partenza da Riva del Garda cominciano a susseguirsi i tentativi di allungo da parte di molti corridori ma tutti vengono stoppati sul nascere. La fuga buona vede protagonisti Wout Poels (Team Sky), Ben Hermans (Israel Cycling Academy), Alessandro De Marchi (Bmc) oltre a Luis Leon Sanchez (Astana). Sui fuggitivi provano, senza fortuna, a portarsi alcuni uomini della Bardiani.

Nel finale il tracciato si bagna e da dietro il gruppo (che già era in controllo) accelera per scongiurare colpi a sorpresa. Provano ad allungare Stybar e Henao. Quando tutto porta a pensare che sarà fuga ecco che ci prova Maurits Lammertink (Katusha – Alpecin)che viene ripreso quando al traguardo mancano soltanto due chilometri: ora si sarà volata.

Sam Benett prova ad anticipare tutti ma non ha fatto i conti con lo splendido lavoro di  Fabio Sabatini che aiuta Elia Viviani a conquistare un incredibile poker. Terza piazza per un altro atleta tricolore: Niccolò Bonifazio.

Simon Yates mantiene il suo vantaggio su Tom Dumoulin (Sunweb) e da domani inizia il trittico da paura delle tappone di montagna, si andrà a Prato Nevoso e nessuno potrà bluffare.

 

Yates resiste all’assalto di Tom Dumoulin

Yates resiste nella cronometro di Rovereto

Yates resiste alla carica di Tom Dumoulin nella cronometro Trento-Rovereto, ad imporsi è Rohan Dennis della BMC

Yates brillante anche a cronometro

Yates brillante anche a cronometro

Yates resiste all’assalto di Dumoulin nella sedicesima tappa del Giro d’Italia 2018 che incorona Rohan Dennis come il numero uno al mondo nelle prove contro il tempo. Il passistone australiano ha percorso i 34 km in programma in 44 minuti netti ad una media di 51,30 km/h che lo ripaga della delusione della cronometro di Gerusalemme.

Simon Yates (Mitchelton – Scott) rimane senza patemi il leader della classifica generale, resistendo senza problemi al tentativo di guadagnare tempo di Tom Dumoulin (Team Sunweb). La farfalla di Maastrich (solo terzo al traguardo) non ha impensierito il britannico che paga all’olandese meno di un minuto e mezzo mantenendo un vantaggio di 56 secondi in attesa che la strada torni a salite per scatenare i suoi garretti.

Dumoulin chiude addirittura terzo preceduto da Tony Martin della Katusha – Alpecin mentre si difende egregiamente il nostro Domenico Pozzovivo  che riesce a guadagnare quasi un minuto su  Thibaut Pinot della Groupama -FDJ che appare svuotato delle energie di inizio Giro.

Dopo due settimane da “paria” della corsa arriva la reazione di Fabio Aru che perde due soli secondi dal britannico Chris Froome che risulta poco brillante anche nella prova contro il tempo che in teoria poteva apparire come un test per rilanciare le proprie aspettative. Il kenyano bianco riesce ad ogni modo a scalare posizioni ed ora si trova al quarto posto in generale riaprendo la lotta per un posto sui gradini del podio.

Al traguardo è felice Simon Yates quasi incredulo della sua performance: “Sono davvero felicissimo della mia prova, pensavo di perdere più tempo rispetto ai miei rivali, penso di aver attaccato la salita troppo forte e di aver pagato lo sforzo nel finale ma non potevo chiedere di più”.

Naturalmente raggiante il vincitore Dennis “non mi aspettavo questa vittoria ma volevo fortemente una tappa a questo Giro d’Italia, pensavo di prenderla nella prima prova ad Israele, non ci sono riuscito ma sono contento di aver indossato la maglia rosa ed oggi di poter festeggiare il successo di tappa”.

Orgoglioso della propria prestazione anche Domenico Pozzovivo che ai microfoni di Raisport è apparso raggiante: “oggi ero più teso del solito, non capita tutti i giorni di partire terzo ad una cronometro al Giro. Sapere di essere il migliore degli italiani mi riempie di orgoglio e rappresenta uno dei momenti più alti della mia carriera. Ho dato il massimo senza strafare mancano tre salite impegnative prima di Roma e voglio fare bene”.