Catadiottri sulle biciclette: un obbligo di Legge

Catadiottri sulle biciclette pochi li hanno ma salvano la vita

Catadiottri sulle biciclette imposti dal Codice della Strada non sono così utilizzati ma potrebbero salvare la vita

Catadiottri sulle biciclette

Catadiottri sulle biciclette

Catadiottri sulle biciclette questi sconosciuti! La norma li impone così come impone i fanali per chi gira di notte senza dimenticare i giubbetti catarifrangenti. Ma chi li usa? Spesso sentiamo parlare di investimenti di ciclisti nelle ore notturne a volte per imprudenza dei guidatori e a volte per poca visibilità del ciclista. In realtà esiste una normativa che regolamenta la circolazione notturna e che impone l’uso di Catadiottri ma che viene colpevolmente disattesa.

Accade spesso che la vittima sia un ragazzo di ritorno da un momento di svago con amici, per giorni le tv propinano la storia che poi sparisce dalle cronache senza portare miglioramenti alle condizioni di sicurezza.

Andare in bicicletta sulle strade italiane, lo sappiamo, è purtroppo molto rischioso: esistono pochissimi percorsi protetti, spesso non segnalati e le condizioni delle strade sono orribili.

A questo si unisce il fatto che, soprattutto chi gira in bicicletta di notte, deve avere a che fare con automobilisti che, a volte, si pongono alla guida in condizioni alterate dall’alcol, dalle droghe o da psicofarmaci, rendendo veramente pericoloso l’impiego della carreggiata.

Molti di noi prima che ciclisti sono automobilisti e, ci auguriamo, nel momento di porsi alla guida danno la giusta attenzione ai ciclisti ma a chi non è capitato, nelle uscite in bici, di essere sfiorato da qualche automezzo?

Troppi bambini, troppi adolescenti sono vittime, in Italia, di incidenti causati dall’eccesso della velocità degli adulti o dal fatto di non avere adeguata visibilità. Questo accade ai ciclisti ma anche ai runners che si allenano lungo le strade.

Catadiottri sulle biciclette: facciamoci vedere!

Esiste già una legge che impone alle biciclette che circolano nelle ore notturne e fuori città l’uso di fanali e di catadriotti sulle ruote e sui pedali ma su questo tema c’è carenza di informazione e di educazione stradale.

E’ importante indossare abiti ad elevata visibilità ma, diciamocelo francamente, la maggior parte dei ciclisti (soprattutto chi usa la bicicletta non per sport ma per spostarsi) non adopera giubbetti catarifrangenti o il casco!

Catadiottri sulle biciclette: ecco cosa dice il Codice della Strada

La norma in questione è il Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992 ed in particolare gli articoli di riferimento sono il 68 e il 182.

L’articolo 68 intitolato “Caratteristiche costruttive e funzionali e dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi “ al punto c dice: “per le segnalazioni visive: anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi; inoltre, sui pedali devono essere applicati catadiottri gialli ed analoghi dispositivi devono essere applicati sui lati” e al comma 2 specifica che “. I dispositivi di segnalazione di cui alla lettera c) del comma 1 devono essere presenti e funzionanti nelle ore e nei casi previsti dall’art. 152”.

Ma cosa rischia il ciclista indisciplinato? “I ciclisti che non rispettano una simile prescrizione e circolano senza luci o con luci non conformi a quanto stabilito dal codice della strada”, scrivono gli esperti, “rischiano una sanzione che può arrivare anche a cifre non indifferenti: si tratta, in particolare, del pagamento di una somma compresa tra 24 e 97 euro”.

L’articolo 182, comma 9-bis, del codice della strada sancisce, invece, l’obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità quando si circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere o quando si transita all’interno di gallerie. Se non si rispetta tale obbligo, il rischio è quello di dover pagare una sanzione di importo compreso tra 25 e 99 euro.

Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica!

Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica approvata

Legge Decaro/Gandolfi assegna allo StatoLegge Quadro sulla Mobilità Ciclistica approvata e al MIT il compito di sviluppare la mobilità in bicicletta

Legge Quadro sulla Mobilità

Legge Quadro sulla Mobilità

Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica è finalmente realtà e la mobilità ciclistica diventa una priorità per le città.  “La Cenerentola della mobilità, la bicicletta, assume pari dignità in città, in periferia e nei percorsi turistici, rispetto agli altri mezzi e guida il cambiamento verso la mobilità dolce e alternativa. È uno scatto culturale e nella pianificazione delle opere, per il quale il nostro Paese è pronto e di cui dobbiamo ringraziare tutti i Parlamentari con i quali abbiamo collaborato, a partire dal relatore on. Paolo Gandolfi e al Sindaco e Presidente dell’Anci, Antonio Decaro” ha affermato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.

Una bella notizia per tutti gli amanti delle due ruote, il nostro paese storicamente arretrato nell’approccio con il ciclismo (a differenza di paesi come l’Olanda) comincia a capire l’importanza della mobilità sostenibile attraverso la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica che potrà aumentare la qualità e la sicurezza di chi si sposta su due ruote.

E’ un bene questa mossa politica in concomitanza con una serie di eventi sconcertanti che hanno visto come protagonisti (in Italia e all’estero) i ciclisti quali vittima di “violenza stradale” in un 2017 segnato dal sangue sulle strade.

Percorsi più sicuri alla Gran Fondo Tre Valli Varesine

Il logo della Binda

Il logo della Binda

Sempre maggior attenzione alla sicurezza, è questo il leitmotiv degli organizzatori della 2ª Gran Fondo Tre Valli Varesine, che è entrata nel circuito UCI World Series e che dunque sarà valida per la qualificazione al 2018 UCI Gran Fondo World Championships.

La Società Ciclistica Alfredo Binda,  ha apportato delle modifiche ai due tracciati della Gran Fondo in programma il 1° ottobre, studiandole insieme alle Forze dell’Ordine varesine, così da eliminare i passaggi più critici in termini di viabilità.

Il percorso lungo sarà di 135 chilometri e 2147 metri di dislivello. I partecipanti dovranno superare cinque salite, tutte impegnative, con pendenze medie che andranno dal 5% al 7,5%.

Il percorso corto vedrà i mediofondisti cimentarsi lungo una distanza di 102 chilometri e 1247 metri di dislivello, nei quali troveranno tre salite di media lunghezza dalle pendenze comprese tra il 5% e il 6,5%