Ineos Grenadiers cala il poker di acquisti

Ciclomercato, La Ineos Grenadiers protagonista

Ineos Grenadiers protagonista del ciclomercato: dopo Richie porte ecco Daniel Martínez e il giovane fenomeno Tom Pidcock

Ineos Granadiers

Ineos Granadiers

Ineos Grenadiers, reduce da un Tour de France assolutamente deludente con la debacle di Egan Bernal, vincitore uscente, e vera delusione della corsa francese, prova a dare uno scossone al ciclomercato.

Dopo aver siglato un accordo con Richie Porte reduce da un convincente terzo porto alla corsa transalpina, i manager della formazione britannica hanno portato a casa altri tre colpi di mercato.

La formazione di Dave Brailsford è riuscita ad assicurarsi, per la stagione 2021, elementi in grado di poter riaprire un ciclo. Accanto ai confermatissimi Bernal e Carapaz, assieme a Thomas che si appresta a vivere un Giro da protagonista, in casa Ineos vi è una agguerrita pattuglia di giovani talenti: Dunbar, Sivakov, Sosa e Geoghegan Hart.

Se è ormai nota la firma di Adam Yates ora arrivano quattro colpi di primissima caratura. Oltre al già citato Porte ecco che alla corte di Brailsford arriva il belga Laurens De Plus che potrà rappresentare un autentico corazziere lungo le salite e un motore instancabile nelle frazioni vallonate.

Altro elemento di spicco è l’ex EF Pro Cycling, il colombiano Daniel Martínez, vincitore del Critérium du Dauphiné e che può rappresentare un gregario di extralusso per i capitani del team.
Intrigante e lungimirante la firma con Tom Pidcock autentico dominatore dell’ultimo Giro d’Italia Under 23 con una spiccata passione per il ciclocross che si unirà al team da marzo ’21 terminata, appunto, la stagione del fango.

Insomma, nonostante le delusioni del Tour, la Inon non lascia ma “quadruplica”!

Richie Porte firma per il Team Ineos Grenadiers

Richie Porte torna alla corte di Dave Brailsford

Richie Porte firma per il Team Ineos Grenadiers e torna alla corte di Dave Brailsford dopo cinque anni trascorsi con la BMC Racing e la Trek-Segafredo

Richie Porte (fonte pagina twitter)

Richie Porte (fonte pagina twitter)

 

Richie Porte ha siglato un contratto valido per le prossime due stagioni con il Team Ineos Granadiers. La formazione britannica è reduce da un deludente Tour de France in cui il leader designato e vincitore uscente Egan Bernal è letteralmente naufragato. Al contrario il corridore Australiano che in passato aveva dimostrato di avere un pessimo feeling con la terza settimana delle corse a tappe è riuscito, seppur senza particolari azioni, a mantenere uno standard elevato e, soprattutto, costante delle proprie performance chiudendo, a 35 anni suonati, con un terzo posto assoluto al Tour de France 2020.

Si tratta di un ritorno a casa di Richie Porte che dal 2012 al 2015 aveva difeso i colori dell’allora Team Sky prima di passare prima alla BMC Racing e poi alla Trek-Segafredo.

Attorno al nome del forte corridore della Tasmania erano tante le voci di interesse che circolano, non ultima quella della Israel Start-Up Nation che è alla ricerca di scudieri per Chris Froome. Il richiamo del fascino e dell’organizzazione della formazione guidata da Dave Brailsford è stato troppo forte per non accettare la proposta della Ineos.

“Con questa squadra ho trascorso quattro anni fantastici e vissuto momenti straordinari, sono motivato di poter portare a conclusione la mia carriera in una squadra di questo rango – ha spiegato Porte – ho avuto la fortuna di correre sempre per dei big team ma il richiamo di questa organizzazione è incredibile e non potevo rifiutare”.

Con i colori della Sky, Porte ha ottenuto i suoi più grandi successi sportivi: due Parigi-Nizza, il secondo posto al Critérium du Dauphiné e un ruolo strategicamente fondamentale per le vittorie di Sir Bradley Wiggins e Chris Froome.

“Il podio di Richie al Tour de France ha dimostrato che è uno dei migliori corridori del gruppo. È uno dei migliori scalatore di livello mondiale e un cronoman eccellente. Chiunque lo vorrebbe nel proprio team -ha spiegato Dave Brailsford – lui conosce noi e noi conosciamo lui e siamo lieti di riaverlo nel nostro team”.

Richie Porte con questa firma pone evidentemente fine alle velleità di vittoria personale nei grandi Tour ma monetizza le ultime due stagioni della sua carriera potendo mettere la sua esperienza a disposizione di una delle formazioni (se non la formazione) più forte al mondo e di talenti come il già citato Bernal, Richard Carapaz e Pavel Sivakov.

Con ogni probabilità il tasmaniano, che lascia la Trek con qualche rimpianto per la tanta sfortuna e incidenti fisici,  sarà il leader della Ineos per la “corsa di casa” ovvero il Tour Down Under.

Porte tra coronavirus e futuro

Porte: “uscire in bici non sarà più una cosa scontata”

Richie Porte ha raccontato a cyclingnews le sue impressioni circa la pandemia Covid19 e come questa influisce e influirà sul ciclismo mondiale e non solo

Richie Porte  (fonte pagina Twitter)

Richie Porte (fonte pagina Twitter)

Richie Porte, ciclista della Trek-Segafredo, è stato intervistato da cyclingnews.com in merito alla situazione attuale del ciclismo alla luce della pandemia di Covid-19.

Il mondo del ciclismo, come tutto il resto del pianeta, è stato colpito (ed in alcuni casi travolto) dalla situazione globale che sta portando alcune formazioni a “tagliare” i salari o addirittura a licenziare membri dello staff. Per Ora Porte è rimasto esente dai tagli ma ha voluto commentare questa situazione:

“Non è per nulla bello leggere  che altre squadre sono costrette a licenziare persone o a tagliare gli stipendi. Questa situazione ha inevitabilmente un impatto su tutti, nella vita di tutti i gironi in molti stanno perdendo i propri mezzi di sostentamento e come sportivi siamo ancora molto fortunati”

 

Attualmente Richie Porte si trova a Monaco dove trascorre le giornate da “recluso” in casa assieme alla moglie Gemma in attesa del loro secondo figlio. A differenza di alcuni colleghi che hanno continuato a pedalare all’aria aperta, Porte ha deciso di allenarsi con sessioni sui rulli di un’ora.

“Monaco è una città bellissima ma piccola, ci sarebbe un anello di sei chilometri ma devo dire che preferisco allenarmi sui rulli. Sto a casa con la famiglia, con mio figlio di due anni ed aspettiamo l’arrivo nel nostro bebè. Se ci avessero detto che l’unica via di fuga sarebbe stato andare per un’ora a fare la spesa non ci avremmo creduto ” ha spiegato Porte.

Porte ad inizio stagione si è aggiudicato il Tour Down Under 2020 e proprio in quel momento il mondo scopriva la gravità dell’epidemia che si stava spostando dalla Cina all’intero globo. Solo un mese dopo il Tour UAE è stato annullato, alcuni ciclisti sono risultati positivi e la situazione generale è andata peggiorando. Nel frattempo Porte era impegnato nel Tour des Alpes-Maritimes et du Var (chiuso terzo) per arrivare pronto alla Parigi-Nizza e alla Volta a Catalunya.

“Durante la Parigi-Nizza tutto sembrava ancora normale, in gruppo si parlava della correttezza o meno di essere li a correre mentre nel mondo scoppiava la pandemia. A cena il Coronavirus era l’argomento più gettonato, molti ciclisti si sono interrogati su quello che stava accadendo, molti colleghi erano certi che la corsa non sarebbe terminata e così è accaduto” racconta il tasmaniano.

 

Porte lo scorso trenta gennaio ha spendo 35 candeline ma ha ancora molta voglia di correre ma certamente questa annata sarà priva di alcune opportunità di incrementare il suo palmares:

“sono felice di aver potuto vincere una corsa nella prima parte della stagione. Vorrei pedalare in gruppo ancora per un paio di anni e competere ancora in un grande giro prima di concentrarmi sulle brevi corse a tappe. Mi ero allenato molto bene per questa stagione e so di avere ancora tante motivazioni per essere competitivo ma ora, dopo il Covid-19, tutto sarà un po’ diverso. Dopo questa esperienza anche allenarsi all’aperto sarà qualcosa di stupendo, non daremo più nulla per scontato dopo questa pandemia” ha spiegato Porte.

 

 

Nuovo kit per il Team Trek-Segafredo

Nuovo kit a sfondo bianco per il Team Trek-Segafredo

Nuovo kit a sfondo bianco per il Team Trek-Segafredo al Tour de France. Una special edition firmata Santini in occasione della Grande Boucle

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Nuovo kit a sfondo bianco per il Team Trek-Segafredo. Presentate a Bruxelles le squadre che correranno il Tour de France: tra le squadre al via anche il Team World Tour Trek-Segafredo che per la prestigiosa corsa transalpina vestirà una speciale maglia bianca confezionata da Santini, fornitore ufficiale dell’abbigliamento tecnico della squadra dallo scorso anno.

Con la presentazione di Bruxelles si può dire che si entra in clima “tour” e da domani fino a domenica 28 luglio, andrà in scena il più importante evento al mondo di ciclismo. Tra le 22 squadre iscritte alla Grande Boucle, ci sarà anche la formazione World Tour del Team Trek-Segafredo che non nasconde velleità di classifica finale sul traguardo degli Champs-Élysées a Parigi.
Per l’occasione, il Team Trek-Segafredo ha voluto una maglia speciale, diversa da quella ufficiale di colore rosso e nero: la jersey che gli atleti indosseranno durante la corsa a tappe francese sarà infatti a sfondo bianco. La nuova maglia confezionata da Santini, partner ufficiale del team dal 2018, verrà utilizzata dagli atleti esclusivamente durante il Tour de France, a simboleggiare l’unicità della corsa.«Gareggiare al Tour de France è sempre qualcosa di speciale per un atleta e farlo avendo alle spalle un team affiatato come il nostro è ancora più bello – ha detto l’atleta australiano Richie Porte, al primo anno con la Trek-Segafredo – i completi da gara Santini mi hanno conquistato da subito per il loro comfort e per la tecnicità, e penso che sia uno dei kit più belli nell’ambito delle competizioni. Mi piace molto la versione bianca specificatamente disegnata per il Tour, anche perché nel mese di luglio il caldo può essere rovente in Francia ed è ottimo indossare una jersey di colore bianco».

Tra gli atleti della Trek- Segafredo che parteciperanno al Tour de France, oltre a Richie Porte, spiccano i nomi di Bauke Mollema, Jasper Stuyven e quello dell’abruzzese Giulio Ciccone, che per il primo anno affronta la corsa francese, capitolo fondamentale nel curriculum degli atleti: «Per me sarà la prima volta alla Grande Boucle e non posso negare di essere molto emozionato, ma sono anche curioso di capire dove posso arrivare – rivela l’italiano Giulio Ciccone, già protagonista allo scorso Giro d’Italia – sono quello che si dice un rookie e sarà come essere il primo giorno a scuola: dovrò imparare ogni cosa e stare attento ai singoli dettagli, ma sono confidente di trovarmi nella squadra giusta».

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Il completo indossato dai corridori della Trek-Segafredo è formato da una maglia bianca, realizzata con due tessuti: Bodyfit, estremamente leggero e resistente, e Rudy traforato per un’ottima traspirabilità. I calzoncini neri hanno un’ampia zona in tessuto Impact, prodotto da Sitip con fibre Dyneema® dalle caratteristiche anti-abrasione in caso di caduta, fino a 15 volte più resistente dell’acciaio.

Le repliche del kit Trek-Segafredo per il Tour de France saranno disponibili nei migliori negozi specializzati nel mondo e sul sito www.santinicycling.com

Santini Maglificio Sportivo nasce nel 1965 con l’intuizione di Pietro Santini di specializzarsi nell’abbigliamento tecnico da ciclismo, grazie anche a una profonda passione per il ciclismo e per le competizioni. Fin dall’inizio l’azienda bergamasca compie una scelta importante: quella di disegnare e produrre tutti i prodotti esclusivamente in Italia. Oggi quella scelta appare rivoluzionaria e fortemente in controtendenza. Ogni capo, rigorosamente made in Italy, viene creato e sviluppato da un team di designer con una radicata passione per il mondo delle due ruote e mantiene quattro promesse: fit, performance, comfort e durability.

Oggi Santini produce più di 3.000 articoli al giorno, ed esporta l’80% della produzione all’estero. Investendo costantemente nella ricerca tecnologica di tessuti innovativi e nuovi metodi di produzione, al centro dell’attenzione di Santini c’è sempre l’uomo e l’atleta: resta viva la missione di affinare le proprie creazioni per consentire alle persone di praticare le proprie passioni sportive indossando capi confortevoli senza rinunciare allo stile. www.santinicycling.com

Trek Segafredo è una squadra internazionale professionista di ciclismo in grado di competere al massimo livello con passione e rispetto per lo sport. Creata da personaggi unici che creano un’unità perfetta, la squadra è aperta ad accogliere tutti coloro che vogliano sperimentare la determinazione e la gloria del ciclismo professionale.

FONTE COMUNICATO STAMPA
photo credit: bettiniphoto

Team Sky-Giro finalmente il tabù sarà sfatato?

Team Sky-Giro, dopo 5 anni si sfata il tabù?

Team Sky-Giro un tabù da sfatare dopo 5 anni con i tentativi infruttuosi di Wiggins, Landa, Porte e Thomas, ci voleva Chris Froome per battere la maledizione?

Team Sky-Giro

Team Sky-Giro

Team Sky-Giro questo matrimonio s’ha da fare? Parliamoci chiaro, tutti quando venne annunciata la presenza di Chris Froome abbiamo pensato che finalmente la squadra britannica sarebbe stata in grado di vincere il Giro d’Italia. Parliamoci ancora più chiaro giovedì sera quasi nessuno avrebbe scommesso un euro sulla vittoria del kenyano bianco alla corsa rosa e per il Team Sky si frofilava l’impossibilità di sfatare il Tabù-Giro.

Ci hanno provato in tanti nei 5 anni di esistenza della temibile formazione britannica. Il primo a calare nello stivale con i galloni del capitano e i favori dei pronostici fu Sir. Bradley Wiggins già vincitore alle Olimpiadi e al Tour de France. Per Wiggo il giro fu come la Russia per Napoleone. Fu poi la volta di Richie Porte che partì bene ma crollo complice anche la squalifica per un cambio ruota irregolare. Poi ecco Mikel Landa che, complice una cena indigesta, naufragò miseramente. Lo scorso anno, altro giro altra corsa, ecco Geraint Thomas che cadde violentemente dopo 12 tappe. Insomma solo un miracolo poteva fare uscire la Sky dalle paludi del bel paese, un miracolo o forse il corridore più forte (e più chiacchierato del momento) alias Chris Froome from South Africa.

Froome, abbiamo imparato a conoscerlo, è metodico, serio, non lascia nulla al caso. Nell’inverno ha macinato chilometri su chilometri spinto anche dalla rabbia per la positività al salbutamolo. In un team molto attento ai dettagli ecco che l’Inglese aveva pianificato tutto: arrivare a Gerusalemme un po a corto di preparazione per esplodere tornante dopo tornante e arrivare a Roma di rosa vestito. Manca ancora una tappa di montagna ma la prova di Chis ha strabiliato anche i suoi più grandi detrattori.

Se da una parte il Team Sky è solito calcolare ogni dettagli scrupolosamente, poco prevedibile era la caduta in ricognizione prima della crono di Gerusalemme o quella durante un tratto di salita nei primi giorni di corsa. Questi due accadimenti e la condizione ancora da arrivare avevano creato una dicotomia tra le aspettative degli addetti ai lavori e i risultati che Chris Froome stava ottenendo.

Quando Froome ha attaccato sullo Zoncolan tutti abbiamo pensato a un colpo di coda di un campione ferito che andava a vincere una tappa per “accontentarsi”. Invece nel Team Sky qualcosa bolliva in pentola. La tappa di ieri è stata preparata scientificamente, tutto studiato nei minimi dettagli. A ogni membro del team è stato affidato un compito: dai gragari che dovevano lavorare per il capitato ai DS ai massaggiatori fino agli autisti dei bus.

Un esempio della finalizzazione del piano sono stati gli uomini con pettorina sguinzagliati sul Colle delle FInestre laddove l’ammiraglia poteva restare indietro. Il team ha pensato a una task-force con uomini dotati di borracce, ruote, gilet per coprirsi e alimenti. Nicolas Portal ha coordinato gli uomini tutti dotati di radiolina per non sgarrare nemmeno di un centimetro.

Insomma Chris Froome è un fenomeno (anche discusso e attaccato dai tifosi) ma sicuramente gode di un team in cui la professionalità e l’organizzazione sono punto focale. Dopo tanti anni di attacchi vani, il kenyano bianco sembra indirizzato nel portare la prima maglia rosa oltre manica. Staremo a vedere.

 

 

 

Team Sky, Tour of the Alps da record?

Team Sky,Tour of the Alps per un nuovo record

Team Sky, Tour of the Alps dal 2015 è terreno di conquista con Richie Porte, Mikel Landa e Geraint Thomas, sarà record?

Team Sky,Tour of the Alps è orma

Team Sky,Tour of the Alps

Team Sky,Tour of the Alps

i terreno di conquista per la formazione Britannica che negli ultimi tre anni ha letteralmente dominato la corsa di avvicinamento al Giro d’Italia.

Richie Porte nel 2015, Mikel Landa nel 2016 e Geraint Thomas nel 2017 ecco le ultime vittorie nella corsa tutte marchiate Team Sky. In vista dell’edizione 2018 dell’evento ciclistico euro-regionale (in programma dal 16 al 20 aprile), cala il proprio jolly: Chris Froome che vuole aiutare lo squadrone britannico a ottenere un risultato assolutamente storico. L’obiettivo è imporsi in una corsa a tappe per la quarta volta consecutiva con quattro corridori differenti.

Dopo aver fatto incetta di maglie gialle, ben 59, il fuoriclasse di origini frutterà il Tour of the Alps come rampa di lancio per conquistare anche il Giro d’Italia.

In pochissimi hanno ottenuto la doppietta Tour of the AlpsGiro d’ItaliaGilberto Simoni(2003), Damiano Cunego (2004) e Vincenzo Nibali (2013).

E’ palese che il nativo di Nairobi ha tutte le carte in regola per far melgio dei suoi colleghi Porte, Landa e Thomas, che sono stati l’emblema della maledizione che coglie il Team Sky alla corsa rosa.

Team Sky, Tour of the Alps: parla Tosatto

Molto fiducioso appare il Direttore Sportivo Matteo Tosatto: “La squadra si sta preparando al meglio per il Tour of the Alps dove abbiamo ambizioni di vittoria e dove vogliamo mettere a punto la condizione in vista dell’assalto al Giro. Il Tour of the Alps è una corsa affascinante e splendidamente organizzata, presenta salite di assoluto spessore e storicamente da una cartina di tornasole delle condizione dei pretendenti alla vittoria della corsa rosa”.

Il DS ha poi parlato dei rivali del britannico alla vittoria: “dovremo stare molto attenti a Fabio Aru  che arriva da una primavera sottotono ma che punta molto sul mese di aprile e magigo, attenzione massima va data a Thibaut Pinot che ha sempre avuto un rendimento eccellente in corse di questo tipo senza dimenticare due ottimi scalatori come Miguel Angel Lopez e Domenico Pozzovivo.

 

 

 

Cerchi nel grano o labirinto: tributo a Richie Porte

Cerchi nel grano? No un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano uno dei misteri Ufologici che divide in pianeta? No semplicemente un labirinto per Richie Porte

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano?

Cerchi nel grano (in inglese crop circles), uno dei tanti misteri dell’ufologia mondiale. I cerchi nel grano altro non sono che  aree di campi di cereali, o di coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo uniforme, formando così varie figure geometriche. Osservando questa immagine potrebbe sembrare un caso di Pittogramma ma in realtà è un labirinto commemorativo di Richie Porte.

Essere uno dei leader del gruppo permette di avere fans ovunque e di poter “godere” delle follie dei propri tifosi.  Rupertswood Farm, paese nella regione natale della Tasmania dove è nato Richie Porte, ha onorato il corridore BMC creando un labirinto di mais con il nome del corridore e l’immagine di tre corridori in gara.

La scena è stata ispirata dalla performance di Porte durante il Tour de France dello scorso anno prima della sua rovinosa caduta: “Quest’anno, il nostro Labirinto delle Crop include la leggenda del ciclismo della Tasmania, Richie Porte!”, è stato il post che  La Fattoria ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Porte, che ha riportato una frattura alla clavicola e al bacino, è tornato a correre per la prima volta in gennaio, quando ha assunto la difesa del titolo al Santos Tour Down Under. Arrivato a breve, però, Porte ha perso contro il pilota sudafricano Daryl Impey, che ha mantenuto la vittoria nell’ultimo giorno.

“Stiamo pensando a Richie nel 2018 e gli auguriamo tutto il meglio!” ha dichiarato Rowan Clark, l’autore dell’opera “non è stato una cosa semplice, ero abbastanza esausto. Avevo appena trascorso una settimana di raccolta, quindi dopo un paio d’ore di pausa, ho deciso di fare questo omaggio a Ritchie. Era da un po’ di anni che lo avevo in mente, sono un suo grande fans e alla fattoria adoriamo vederlo correre, in particolare a luglio, quando è in corso il Tour de France”. Insomma ecco svelato l’arcano: niente Cerchi nel grano ma un bel tributo di un tifoso.

 

 

 

BMC Racing Team 2018: presentazione team

BMC Racing Team 2018: ecco la squadra

BMC Racing Team 2018 riduzione dell’organico ma Richie Porte è pronto a lottare per il Tour de France

BMC Racing Team 2018

BMC Racing Team 2018

BMC Racing Team una delle formazioni più vincenti del panorama internazionale rischia di affrontare la sua ultima stagione in gruppo. Andy Rihs, proprietario del team, ha annunciato il suo disimpegno per problemi di salute e Jim Ochowicz è alla ricerca, finora infruttuosa, di un nuovo mecenate. La prima conseguenza è stata una riduzione dell’organico di ben cinque elementi andando a comporre una delle rose più corte del World Tour.

Pur a fronte di questi problemi Le attenzioni sono tutte rivolte a Richie Porte che, dopo aver dimostrato di essere in grado di vincere ogni prova di una settimana, vuole puntare al podio al Tour de France.

Da valutare il ruolo di Tejay van Garderen, che in cuor suo punta ancora a curare la classifica in una grande corsa a tappe ma che probabilmente dovrà accontentarsi di fare da spalla al tazmaniano.

Rohan Dennis proverà a far classifica al Giro d’Italia anche se le sue doti di cronoman ma non di eccellente scalatore difficilmente lo premieranno. Damiano Caruso e Nicholas Roche, avranno il ruolo di gregari di lusso con possibilità di giocare le loro carte nelle corse minori.

Miles Scotson, giovane di buona speranze, dovrà dimostrare la sua evoluzione in una stagione per lui fondamentale. Per le volate, spazio al lussemburghese Jempy Drucker che difficilmente potrà competere nelle corse di primo piano.

Per le classiche del pavé tutto ruota attorno a Greg Van Avermaet che lo scorso anno ha conquistato ben con quattro vittorie (Roubaix compresa) delle sei prove del pavé affrontate. L’obiettivo principale di Greg è il Fiandre è il suo nuovo obiettivo primario, l’unica prova delle pietre che manca nel suo palmares.

Dylan Teuns è stata la rivelazione della passata stagione grazie al podio alla Freccia Vallone e alla serie di vittorie in estate. Simon Gerrans farà da chioccia per i colleghi di team mentre la squadra si aspetta molto da Alberto Bettiol.

ROSA
Alberto Bettiol (Ita, 1993), Patrick Bevin (Nzl, 1991), Tom Bohli (Svi, 1994), Brent Bookwalter (Usa, 1984), Damiano Caruso (Ita, 1987), Alessandro De Marchi (Ita, 1986), Silvan Dillier (Svi, 1990), Jean-Pierre Drucker (Lux, 1986), Kilian Frankiny (Svi, 1994), Simon Gerrans (Aus, 1980), Stefan Küng (Svi, 1993), Richie Porte (Aus, 1985), Nicholas Roche (Irl, 1984), Jurgen Roelandts (Bel, 1985), Joseph Rosskopf (Usa, 1989), Michael Schär (Svi, 1986), Miles Scotson (Aus, 1994), Dylan Teuns (Bel, 1992), Greg Van Avermaet (Bel, 1985), Tejay van Garderen (Usa, 1988), Nathan Van Hooydonck (Bel, 1995), Francesco Ventoso Alberdi (Spa, 1982), Loïc Vliegen (Bel, 1993), Danilo Wyss (Svi, 1985)

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista la corsa australiana davanti a Porte

Daryl Impey conquista il Tour Down Under su Richie Porte. Diego Ulissi chiude quarto. Nell’ultima tappa 18esimo successo per André Greipel

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista il Tour Down Under a 33 anni suonati, un premi più che meritato per un atleta che si è sempre speso a favore dei compagni di team.

Il portacolori della Mitchelton–Scott ha controllato senza particolari problemi la situazione, sfruttando anche la decisione di Richie Porte (BMC) di non lottare per gli abbuoni agli sprint intermedi. L’australiano ha quindi chiuso la corsa al secondo posto con lo stesso tempo del vincitore, mentre terzo è Tom – Jelte Slagter (Dimension Data).

Porte esce rinfrancato nonostante la sconfitta: a Willunga Hill si è imposto ancora una volta, e ancora una volta potrà dedicarsi al sogno di tentare la conquista del prossimo Tour de France.

Migliore italiano per il secondo anno consecutivo è invece Diego Ulissi (UAE Team Emirates), che ha chiuso la corsa al quarto posto a solo 4 secondi dal podio.

André Greipel  a 35 anni si è tolto lo sfizio di vincere non una ma due tappe , in apertura e chiusura di corsa (arrivando a quota 18 tappe vinte nella corsa dei canguri). Il Down Under che quest’anno compie 20 anni sta diventando uno degli appuntamenti più sentiti dai corridori che, dopo l’inverno di riposo, sono soliti dare il via alla loro stagione nella calda Australia.

Bardet contro Froome: “siamo al ridicolo”

Bardet contro Froome: “Se non verrà squalificato il ciclismo rischia di morire”

Bardet contro Froome parla all’Equipe e attacca il ciclista del Team Sky per la positività al salbutamolo

Bardet contro Froome

Bardet contro Froome

Bardet contro Froome: il #Froomegate continua a tenere banco nel mondo del ciclismo dopo che il britannico è risultato non  negativo al salbutamolo durante la Vuelta Espana 2017. In tanti hanno detto la loro sulla vicenda: da Greg Lemond che non ha risparmiato le critiche al vincitore del Tour de France 2017 a due “esperti” di doping come Michele Ferrari e il suo “assistito” Lance Armstrong. Tony Martin a pochi giorni dalla notizia aveva preso posizione dura sulla vicenda cosi come Richie Porte, ex compagno del kenyano bianco, non le ha di certo mandate a dire.

In tanti, dunque, si stanno esprimendo sulla questione in attesa del verdetto da parte della UCI su un’eventuale squalifica.

 Bardet contro Froome sulle pagine de l’Equipe

Il francese Romain Bardet è stato l’ultimo solo in ordine di tempo a dire la sua, sulle pagine de L’Equipe e, come riportato da OASport, le sue parole non sono state leggere:

Siamo al ridicolo, quello che è successo mi dispiace molto. È un fatto molto brutto per tutto il nostro sport e conferisce al ciclismo un’immagine negativa all’esterno. Rimette lo spettro del doping nel nostro sport“, ha dichiarato il francese.

Bardet contro Froome non ha usato molti giri di parole: “Bisogna essere esemplari sull’equità, sul modo di trattare i problemi: il ciclismo manca di trasparenza e rischia di morire se non verranno adottate delle misure idonee. Sono preoccupato dal potere del Team Sky”.

Bardet contro Froome: le soluzioni

Non possiamo essere permissivi, sarebbe catastrofico per tutto il movimento – ha aggiunto il francese – Non posso pensare che un corridore che abbia assunto una dose così elevata possa essere assolto. Perché mettere un limite allora? Spero ci sia un’indagine indipendente e che Froome dia spiegazioni. I corridori presi sono stati squalificati”.

Il corridore della AG2R si rammarica della mancata trasparenza: “Froome viene testato a settembre e noi lo apprendiamo casualmente a dicembre”, con un chiaro riferimento  all’inchiesta fatta dal Guardian e da Le Monde che ha svelato i risultati del controllo antidoping, che sarebbero rimasti ancora nascosti al pubblico. “Sono stupito che senza una fuga di notizie, questo controllo sarebbe stato ignorato e sono sollevato dal fatto che non abbiamo lavato i panni sporchi in famiglia. C’è una mancanza di trasparenza. Il ciclismo potrebbe morire se non vengono presi provvedimenti”, ha dichiarato ancora il francese, secondo al Tour 2016 e terzo in quello 2017.

Froome di correre in attesa di ulteriori riscontri: “Spero che Froome possa chiarire e che ci sia un verdetto indipendente. Non capisco perché i regolamenti non prevedano una sospensione temporanea in attesa dei risultati”. Ma una ragione, forse, l’ha trovata lo stesso ciclista francese: “Posso credere alla sua buona fede, ma ha superato i limiti. La Federazione è cauta perché, in caso di assoluzione, rischia di dover pagare un risarcimento. La pressione finanziaria è molto forte. E questo fa pensare”, ha concluso Bardet.