Graeme Obree, la Old Faithful e il record dell’ora

Graeme Obree gloria e ombre del pistard scozzese

Graeme Obree, la Old Faithful e il record dell’ora: la storia del ciclista scozzese che rivoluzionò le biciclette con pezzi di una lavatrice

Graeme Obree (fonte wikipedia)

Graeme Obree (fonte wikipedia)

Graeme Obree nasce a Nuneaton nella contea del Warwickshire, in  Inghilterra l’11 settembre 1965 ma cresce in Scozia dove impara l’antica arte del ciclismo su pista. Nel gennaio dell’84, Graeme è davanti alla televisione ed assiste alla conquista del record dell’ora da parte del nostro Francesco Moser. La Scozia degli anni ’80 è una nazione provata dalle politiche economiche volute da Margaret Thatcher che, dopo aver promesso un’apertura sulla nascita di un parlamento scozzese, decide di negare la proposta dei Labour sulla devolution e di tagliare i finanziamenti pubblici alle fabbriche con un incremento della disoccupazione e del tasso di suicidi.

Quando è solo un ragazzo prova a togliersi la vita soffocandosi col gas ma viene fortunatamente salvato dal padre che sta tornando a casa prima da lavoro.

La disperazione serpeggiante nel paese tocca anche Graeme Obree che vive a Irvine, nel North Ayrshire, con la moglie Anne e i figli Ewan e Jamie gestendo un negozio di biciclette e gareggiando in competizioni amatoriali.

Graeme cede alle tentazioni dell’alcool e arriva, vittima della depressione, nuovamente a tentare il suicidio quando la crisi bussa alle porte della sua attività costringendolo a chiudere il negozio. Gli viene diagnosticato un disturbo bipolare che spiega gli alti e bassi che lo accompagnano per tutta la sua vita.

E’ il ciclismo, principale motivo di vita per Obree, che gli viene in soccorso quando, ricordandosi del record dell’ora di Moser, decide di cercare la strada verso la gloria sulla pista di un velodromo.

Analizzando la posizione in sella dei ciclisti, Obree comprende che le braccia sono la arte che più va a toccare l’aerodinamicità del ciclista e decide di ridurne l’esposizione alla resistenza dell’aria: nasce la posizione The Tuck, la posizione chiamata anche “della mantide in preghiera”.

Per poter mantenere una posizione così aerodinamica serve una bicicletta speciale e proprio il record di Città del Messico era stato ottenuto grazie ad un esasperato ausilio tecnologico e della ricerca sui materiali ed ecco che Graeme Obree decide di costruirsi in proprio la sua bicicletta in quanto non esisteva una bici che consentisse di mantenere The Tuck per un’ora.

Graeme costruisce la bicicletta partendo da zero, valutando le parti non necessarie ed eliminandole: ecco che uno dei bracci della forcella anteriore sparisce, le scaepe sono attaccate ai pedali solamente con viti, lo spessore del movimento centrale si assottiglia e il tubo orizzontale sparisce. Lo scozzese, accortosi che alcuni cuscinetti standard per bici non erano adatti, decide di usare i i cuscinetti del cestello della lavatrice che va a 1200 giri al minuto:nasce la Old Faithful.

La posizione di Obree non è vantaggiosa semplicemente aerodinamicamente, ma consente anche, spingendo il punto di pedalata verso la parte posteriore, di beneficiare di una maggiore pressione rimanendo in sella.

Tutto è pronto per il tentativo di conquista del record ma l’esperimento fallisce ma lo scozzese decide di riprovarci la mattina dopo.

Il 17 luglio 1993 alle 7.55 della mattina presso il Velodromo di Hamar, in Norvegia, Graeme Obree e la Old Faithful tentano il secondo assalto al record dell’ora. Il velodromo è senza pubblico l’unico rumore è quello della pedalata dello scozzese che, metro dopo metro, minuto dopo minuto brucia il record di Francesco Moser di 445 metri (51,596 i chilometri percorsi).

Alle ruote lenticolari di Moser si contrappone la bicicletta-lavatrice Graeme Obree che ha, come per la precedente, il valore di stimolare la ricerca tecnologica del settore.

Appena sei giorni dopo, durante il giorno di riposo del Tour de France 1993, è Cris Boardman a soffiare ad Obree il record appena stabilito, tra i due nasce una accesa rivalità e ai Mondiali di Hamar nell’agosto dello stesso anno Obree sconfigge Boardman nella semifinale dell’inseguimento individuale per stabilire il nuovo record mondiale nella finalissima contro Ermenault.

Il 27 aprile 1994 è ancora Obree a riprendersi nuovamente il primato, facendo registrare  52,713 km; lo Scozzese Volante si appresta al prendere parte al  Tour de France del 1995 ma viene “fatto fuori”  dalla sua squadra “Le Groupement”, con un pretesto. Nel 1995 a Bogotà si consola battendo  Andrea Collinelli e conquistando il titolo mondiale nell’inseguimento individuale sfruttando una posizione con braccia allungate in avanti che venne presto vietata dall’UCI.

La rivalità tra lo scozzese e Boardman mette pepe al ciclismo su pista mondiale ma la morte, in un incidente d’auto,  del fratello di Graeme, Gordon, in un incidente d’auto fa ripiombare Obree nel vortice dei problemi personali.

Anche l’UCI da una bella botta allo scozzese mettendo al bando di tutte le nuove avveniristiche biciclette inventate fino a quel momento e ridando il record dell’ora a Francesco Moser.

Obree fa in tempo a conquistare due titoli nazionali a cronometro nel 1996 e nel 1997 per poi appendere la bicicletta al chiodo.

Terminata la carriera la vita di Graeme si adombra ulteriormente, nei primi anni 2000 appare qualche volta in video, scheletrito e con lo sguardo perso nel vuoto. Nel 2001 prova nuovamente il suicidio cercando di impiccarsi ma viene salvata dalla figlia di un contadino del luogo.

Nel 2009, a sorpresa, il nome di Obree torna agli onori della ribalta per l’annuncio di un tentativo di record dell’ora che non viene, però, mai organizzato.

Dopo il divorzio dalla moglie, nel 2011, confessa la propria omosessualità in un’intervista allo Scottish Sun ammettendo che proprio il suo orientamento sessuale abbia fortemente pesato sui tentativi di togliersi la vita: «Sono stato educato da una generazione che ha fatto la guerra che a pensava che era meglio essere morti che gay. Probabilmente sapevo di esserlo ma lo ritenevo inaccettabile».

Nel 2013 Graeme Obree prende parte alla World Human Powered Speed Challenge, competizione tra le biciclette più veloci al mondo.

Ancora una volta decide si crearsi “in casa” la propria bicicletta che sarà battezzata da Chris Hoy”The Beastie“, la bestiola: acciaio recuperato da una padella, rotelle dei rollerblades presi in un negozio di seconda mano di Saltcoats e anche qui esce il genio dello scozzese. La “carrozzeria” viene disegnata dalla Glasgow School of Art ma tutto avviene senza disegni o progetti in puro stile Obree.

Poco prima della partenza per gli USA un infortunio mette a repentaglio l’avventura ma, risolti i problemi fisici, Graeme porta la bicicletta sul lungo rettilineo della Highway 305 alla velocità di a 56.6 miglia orarie (91.1 km/h). Non riesce a diventare l’uomo più veloce al mondo ma fissa comunque il record di velocità per un ciclista in posizione prona. Da questa avventura esce il documentario Battle Mountain.

 

Record dell’ora nel ciclismo la storia completa

Record dell’ora la storia di questa prova

Record dell’ora la storia di questa prova: dal primato di Henri Desgrange a quello di Victor Campenaerts passando per tante imprese memorabili

Record dell'Ora, Francesco Moser

Record dell’Ora, Francesco Moser

Record dell’ora è una disciplina del ciclismo su pista in cui un’atleta è chiamato a percorrere, nel lasso di tempo di un’ora, la maggior distanza partendo da fermo. Trattasi chiaramente di una prova a carattere individuale in cui sono utilizzate biciclette a “scatto fisso” il che rende la scelta del rapporto da impiegare una delle variabili tattiche per aumentare la possibilità di offrire la migliore performance possibile.

Va ricordato che, secondo il regolamento ufficiale, la distanza percorsa viene sancita rilevando il tempo alla conclusione del giro successivo dopo lo scattare del sessantesimo minuto di corsa.

Record dell’ora nel ciclismo: la storia

Questa sfida venne ideata dal giornalista e ciclista francese Henri Desgrange (che poi divenne patron del Tour de France) bel 1893. Proprio Desgrange fu il primo a stabilire il record percorrendo 35,325 km. La prova andò velocemente a colpire la fantasia degli appassionati e dei ciclisti e divenne un vero e proprio culto in pochi anni e già ad inizio del XIX secolo il record superò la barriera dei 40 chilometri percorsi. Alla vigilia del primo conflitto mondiale Oscar Egg stabilì il Record dell’Ora di 44,247 chilometri che durò quasi vent’anni.

Nel 1933 Francis Faure superò il primato stabilito da Egg con 45,055 km utilizzando una bicicletta reclinata motivo per cui il suo record venne annullato l’anno successivo, fu quindi Giuseppe Olmo nel 1935 il primo a superare la barriera dei 45 chilometri.

Nel 1942 in piena Seconda Guerra Mondiale, Fausto Coppi, al Velodromo Vigorelli di Milano fissò il primato a 45,798 chilometri. Il primato del Campionissimo durò ben 14 anni quando fu Jacques Anquetil a prendersi il record ma, sempre nello stesso anno, Ercole Baldini, ancora dilettante, riportò in Italia il primato.

Nel 1972 Eddy Merckx, che sfiorò la barriera dei 50 chilometri stabilendo il nuovo primato in 49,431. Dodici anni dopo, a Città del Messico, ecco i due famosi record di Francesco Moser con le altrettanto famose “ruote lenticolari”.

Nove anni dopo (il 17 luglio 1993) uno sconosciuto dilettante scozzese, tale Graeme Obree, con una bicicletta da lui progettata e realizzata (denominata Old Faithful) che gli consentiva una posizione in sella particolarmente aerodinamica conquistò il Record dell’ora percorrendo 51,596 km.

Dopo essere stato spodestato da Chris Boardman a meno di sette giorni dal record, il 27 aprile 1994 fu ancora Graeme Obree a stabilire il primato, fermandosi a 52,713 km.

Le biciclette avveniristiche impiegate in quegli anni ridiedero smalto a questa prova tanto che si susseguirono i tentativi degli specialisti della cronometro da Miguel Indurain a Tony Rominger

Nel 1995 l’UCI decise di vietare la posizione in sella utilizzata da Obree e nel 2000 decise di annullare i record ottenuti grazie a biciclette speciali. I record con bici “non conformi” vennero categorizzati come “Miglior prestazione umana sull’ora” così che il vero Record dell’Ora tornò ad essere quello di Merckx del 1972.

Nel 2000 Boardman, ormai prossimo al ritiro, decise di provare il record con una bicicletta tradizionale e ottenne il nuovo primato con 49,441 chilometri ossia solo 10 metri in più del belga. Cinque anni dopo un semi-sconosciuto polacco Ondřej Sosenka, fece registrare il nuovo record a 49,700 km.

Nel 2014, l’UCI apre la possibilità di impiegare biciclette da pista facendo tornare interesse attorno al Record dell’Ora.

Il 18 settembre 2014 Jens Voigt, quarantenne ciclista tedesco, nel velodromo svizzero di Grenchen percorse 51,115 km ma dopo appena un mese ad Aigle Matthias Brändle arriva a percorrere 51,852 km.

L’8 febbraio 2015, Rohan Dennis, fresco vincitore del Tour Down Under, ottiene il primato di 52,491 km.

Il 2 maggio è la volta del britannico Alex Dowsett di migliorare il record 52,937 km sul velodromo di Manchester. Poco più di un mese ed è Sir Bradley Wiggins a suo il record dell’ora percorrendo 54,526 km sulla pista del velodromo olimpico Lee Valley VeloPark di Londra.

Il 16 aprile 2019, in Messico è il belga Victor Campenaerts a superare il limite dei 55 km, portando il record a 55,089 km migliorando la prestazione di Wiggins di 563 metri

Record dell’ora: la ricerca tecnologica

Il tentativo di record dell’ora di Eddy Merckx segnò l’inizio della sperimentazione (a volte anche esasperata) di nuove tecnologia. In quell’occasione Ernesto Colnago presentò una bicicletta ultraleggera (poco più di 5kg di peso totale). In realtà quella bici esasperava il peso senza puntare all’aerodinamicità vero elemento cardine delle prestazioni contro il tempo.

Nel record del 1984 di Moser il mondo conobbe le “ruote lenticolari applicate ad una bicicletta in cui era l’aerodinamica il punto forte (il peso era uguale alla bicicletta usata da Fausto Coppi) assieme alla rigidità del telaio.

Incredibile fu la soluzione adottata da Graeme Obree con una bici che permetteva la posizione posizione “a uovo” particolarmente favorevole dal punto di vista aerodinamica. La leggenda vuole che per costruirla, lo stesso Obree utilizzò pezzi della lavatrice di casa.

Moser provò a riprendersi il record utilizzando una bicicletta non riuscendovi (ma stabilendo il proprio primato personale). Proprio questa esasperazione della forma delle biciclette spinse l’UCI a cancellare i record stabiliti dopo la prova di Mercks del ’72.

Altro campo di sperimentazione è legato alla collocazione geografica dei velodromi. L’aria rarefatta presente in altura limita la resistenza dell’aria così molti record sono stati registrati a Città del Messico posta ad oltre 2000 metri sopra il livello del mare.

La consapevolezza che la rarefazione dell’aria comporta problemi respiratori di non poco conto ha spinto i ciclisti a tornare a velodromi a livello del mare (come nel caso del record di Wiggins).

Victor Campenaerts Record dell’Ora: 55,089 km

Victor  Campenaerts Record dell’Ora stabilito!

Victor Campenaerts ha stabilito il nuovo record dell’ora, in altura, migliorando di 563 metri il primato di Bradley Wiggins

Victor Campenaerts Record dell'Ora

Victor Campenaerts Record dell’Ora

Victor Campenaerts ha stabilito il nuovo Record dell’Ora al Velodromo Aguascalientes di Città del Messico, percorrendo 55,089 km. Il record precedente era detenuto da Bradley Wiggins che a  Londra il 7 giugno 2015 aveva macinato 54,526 km.

Il record registrato dal britannico a Lee Valley Park  sembrava granito e imbattibile invece il belga, dopo mesi di maniacale preparazione, è riuscito a conquistare il primato nell’impianto centroamericano.

Victor Campenaerts è partito molto forte, percorrendo i primi 10 chilometri all’impressionante media di 54.758 km/h. Nella parte centrale della prova il belga ha vissuto un calo fisiologico ma il tutto è stato finalizzato a dosare le forze per andare a conquistare il nuovo Record dell’Ora.

A metà gara, il 27enne ha ricomposto la sua pedalata segnando anche i 16,3 secondi di giro e coprendo 27,75 km in poco più di 30 minuti.

Subito dopo aver conquistato il primato, il pensiero di Campenaerts è andato al grande amico e compagno di squadra Stig Broeckx che a seguito di un terribile incidente è rimasto in coma diversi mesi:

“Stig, ora come promesso potremo andare a mangiare un pancake” ha esultato Victor.

Nella sua carriera, il corridore belga ha ottenuto sei successi tra cui spiccano due campionati europei a cronometro e la frazione contro il tempo di  San Benedetto del Tronto alla Tirreno Adriatico. A settembre 2018 aveva conquistato il terzo posto a cronometro ai Mondiali di Innsbruck.

Il Record dell’Ora è certamente una perla che impreziosisce la carriera di un ciclista un po’ sottovalutato che ha fatto delle prove contro il tempo il suo punto di forza. Il nuovo primato rialza i riflettori su una prova prestigiosa come quella “dell’Ora” che in passato aveva un fascino lentamente decaduto.

Victor  Campenaerts Record dell’Ora: le parole

“E ‘stato davvero difficile, soprattutto perché ero un po’ ottimista nei primi 30 minuti. Devi essere ottimista, ma dopo mezz’ora era molto importante impostare un nuovo ritmo un po’ più lento. Ho rallentato un po’, ma penso che in quasi ogni parte della gara ero un po’ più veloce di Wiggins “, ha detto Campenaerts.

“Ho lavorato molto duramente e molto a lungo per questo: il team mi ha supportato e mi ha dato il 100% di fiducia, e penso che sia importante dare una buona risposta a questa fiducia”.

 

 

Vittoria Bussi da Oxford verso Tokyo 2020

Vittoria Bussi detentrice del record a caccia di sponsor

Vittoria Bussi laureata ad Oxford e detentrice del record dell’ora femminile è l’emblema della condizione di molti giovani italiani tra sogni e realtà

Vittoria Bussi

Vittoria Bussi

Vittoria Bussi trentunenne ciclista romana detentrice del record dell’ora (ottenuto a Aguascalientes in Messico lo scorso mese di settembre) ha raccontato la sua esperienza di ciclista tra mille difficoltà e sponsor restii ad investire nel ciclismo. Uno degli obiettivi di Vittoria sono le Olimpiadi di Tokio 2020 ma la strada per arrivarci è più in salita del Mortirolo, non per la difficoltà fisica ma per i problemi legati al reperimento di fondi.

Per poter puntare ai cerchi olimpici nipponici è necessario un livello di professionalità per cui il supporto degli sponsor è condizione assolutamente indispensabile. Lo sanno tutti e lo sa bene Vittoria Bussi, peccato che qualcuno non lo sappia o faccia finta di non sentirlo.

Nel mondo dello sport (del calcio in particolare) girano spesso cifre assorde, al limite dell’inverosimile. In questo contesto, quanto potrebbe servire a una ragazza detentrice del record dell’ora per preparare la missione nipponica? 16.000 euro! Solo? Si, solo! Eppure sembra un’opera faraonica raggranellare un simile importo nel nostro paese.

“Dopo il record in Messico ho un paio di sponsorizzazioni, ma non ho ancora raggiunto i 16 mila euro che mi consentirebbero di coprire le spese – ha raccontato Vittoria al Il Corriere della Sera – a volte cadono le braccia, gli sponsor vogliono sapere quanti follower hai non che tempi o che performance fai. A settembre sono andata in tv, avevo la gonna e il giorno dopo ho ottenuto più like di quando ho fatto il record”.

I costi sono tanti ma non così tanti da non trovare copertura eppure in molti atleti avvertono questa difficoltà in un mondo dello sport cannibalizzato dal “pallone”.

Vittoria ha deciso di fondare con il suo compagno una squadra, la BJ Bike Club ASD, e si è tesserata alla categoria Elite Woman ma le difficoltà sono davvero molte e spesso insormontabili.

Vittoria Bussi non è solo una grande atleta ma è anche Laureata in Matematica con borsa di studio per il dottorato di ricerca a Oxford ma la passione per le due ruota ha avuto la meglio ed ora lotta in sella e giù dalla sella.

“non è solo una questione di materiali: in Italia i velodromi hanno costi incredibili. Ho dovuto fare il passaporto biologico dal costo di 7.500 euro e ho una agenda programmata con tre mesi di anticipo per essere rintracciabile dai controlli antidoping”.

Vittoria, complici le difficoltà degli impianti italiani, si allena a Palma De Maiorca con il cuore alle Olimpiadi di Tokio:

“Non è solo una questione di clima, a Maiorca c’è un velodromo fantastico con costi accessibili, bagno e spogliatoio solo per me. Quando mi sento in difficoltà penso a mio padre Walter che mi ha sempre seguito nello sport e trovo la forza che mi manda avanti”.

“Ho lasciato l’università per la bicicletta e fin da subito sono ansata forte a cronometro così ho deciso di puntare al record dell’ora. Non ho alle spalle un team professionistico e le difficoltà sono molte. Mi sono organizzata da sola investendo i miei risparmi ma è dura in un ciclismo che mostra poco rispetto verso i diritti dei lavoratori“ ha concluso la Busi.

Vittoria Bussi,  Enrico Mentana e Open

Cosa c’entra il noto anchorman con la ciclista romana? Apparentemente poco ma nella realtà il noto giornalista televisivo si è appassionato alla vicenda.

La storia dell’ex atleta della Studentesca Milardi è finita sulle colonne del giornale Open di Enrico Mentana che ha che lancia una sottoscrizione per starle a fianco economicamente.

 

 “In qualsiasi altro Paese del mondo – si legge sulle pagine di Open – e per di più a un anno dalle Olimpiadi, Comitato Olimpico e Federazione ciclistica farebbero a gara per aiutare la preparazione dell’unica atleta del pianeta ad aver superato i 48 chilometri in un’ora su pista. Da noi niente”.

Per proporre una sponsorizzazione a Vittoria si è fatto avanti un un dentista appassionato delle due ruote, con un’offerta generosa ecco che è nata l’idea della rivista:

“Vogliamo che Vittoria sia uno degli emblemi della “meglio gioventù” di questo Paese messa ai margini dal disinteresse, dall’incuria, dal cannocchiale rovesciato di un sistema che guarda all’indietro e mai al futuro” si legge su Open.

Qui il link all’iniziativa

Cos’è Open?

L’idea di Enrico Mentana è stata quella di trasformare il proprio ruolo da quello di giornalista a quello di editore fondando il giornale (online) Open.

 “Ho iniziato con questo lavoro a 25 anni – spiega –  ho avuto fortuna e grandi soddisfazioni mentre i giovani d’oggi pur essendo entusiasti e curiosi come lo ero io alla loro età possono vedere il giornalismo solo da fuori”.

Ecco che è nata l’idea di creare una rivista in cui lavorano solo giovani per dare speranza a ragazzi che affrontano un periodo difficile per la professione del giornalista.

La nuova struttura, con 24 redattori, è frutto di un progetto partito lo scorso luglio e pubblicizzato sui canali social di Mentana. L’obiettivo è riuscire a far stare in piedi il giornale con i soli introiti della pubblicità (sostenuta da una delle concessionarie di Urbano Cairo) senza scopo di lucro:

“In caso di guadagni – spiega Mentana– tutti saranno reinvestiti in nuove assunzioni”.

Vittoria Bussi: parla Di Rocco

Sulla questione è intervenuto anche Di Rocco:

“Onestamente non conosco bene la questione, per quanto riguarda me e la Federazione non c’è assolutamente avversione, ma massima inclusione per tutti gli innamorati di ciclismo. Se Vittoria farà risultati, i nostri tecnici la prenderanno evidentemente in considerazione. È ovvio che i commissari valutino tutte le prestazioni dei calendari ufficiali.

Moser scacco al tempo. Un film su Francesco

Moser scacco al tempo, presentato a Milano

Moser scacco al tempo, presentato a Milano, in attesa di essere proiettato al pubblico al prossimo Festival di Trento, il documentario sul fuoriclasse trentino

Moser scacco al tempo

Moser scacco al tempo

Moser scacco al tempo è un docu-film opera del regista Nello Correale, con il contributo di Barilla, Mediolanum ed Enervit. L’azienda lombarda è la protagonista della parte finale della storia quando si racconta del record dell’ora di Città del Messico datato 1984.

Il film è stato presentato in anteprima assoluta ieri a Milano per poi venir proiettato al pubblico durante il prossimo Trento Film Festival.

 

Oltre al grande Francesco, uno dei protagonisti di “Moser scacco al tempo” è proprio il Trentino, racconto attraverso le vigne del campione di ciclismo che fanno da cornice a lunghi tratti della narrazione. Viene poi alzato a protagonista il paese di Palù di Giovo. Terra natale dei Moser, dodici fratelli con la bicicletta nel sangue.

Da Aldo, il primo a correre in bicicletta, una dinastia proseguita con il figlio Ignazio (ora “protagonista” televisivo) e con il nipote Gilberto Simoni, vincitore della corsa rosa nel 2001 e 2003.

Meravigliose le parole della moglie Carla: “Ogni tanto quando camminiamo insieme inizia ad andare più veloce quasi come se volesse scattare. E io devo dirgli: ‘Francesco, guarda che qui non conta arrivare primi’. Solo così rallenta”.

“In questo documentario ho trovato quello che è Francesco Moser come uomo e come sportivo – ha dichiarato il Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi – è ambasciatore dei trentini, di come siamo fatti: ci sono i valori della terra, della famiglia, i valori del far fatica, della caparbietà, dell’ostinazione, i valori dell’ambiente naturale, dell’attaccamento al proprio mondo ma anche valori dell’innovazione, ovvero di voler scoprire frontiere nuove”.

Partendo dall’esordio nel professionismo passando per le tre vittorie consecutive alla Parigi-Roubaix fino al ritiro in Trentino “Moser scacco al tempo” racconta le battaglie e i successi di uno dei ciclisti italiani più amati di sempre.

 

 

Robert Marchand abbandona il ciclismo a 106 anni

Robert Marchand scende di sella a 106 anni!

Robert Marchand scende di sella all’età di 106 anni con un record dell’ora e tante soddisfazioni ma non molla la cyclette!

Robert Marchand

Robert Marchand

Robert Marchand scende di sella o meglio i medici lo fanno scendere di sella. All’età di 106 anni suonati non gli è stata più data l’autorizzazione per affrontare gare, troppo alto il rischio di una crisi cardiaca.

“I suoi dottori non vogliono più che faccia grandi sforzi”, ha dichiarato il suo storico amico e vicino Christian Bouchard, confermando le informazioni del quotidiano La Marne.

Robert Marchand è costretto a rinunciare all’amore della sua vita: «Sono deluso e molto triste, mi hanno vietato di andare in bicicletta. Eppure vado tutti i giorni a fare la spesa – ha dichiarato a Radio France Bleu – ma non rinuncerò alla cyclette: cinque o dieci minuti ogni mattina”.

Marchand e in passato è stato un campione francese in ginnastica, faceva boxe, ed è stato anche pompiere, inosmma un fisico sopra la norma che gli ha permesso di balzare agli oneri della cronaca quando ha battuto il record dell’ora dei 100 anni e poi quello dei 105 anni stabilito giusto un anno fa a Saint Quentin en Yvelins ( alle porte di Parigi vicino Versailles) con 22,547 km.

La cosa particolare di questo arzillo vecchietto francese è che, dopo aver attraversato due guerre mondiali, vissuto in diversi continenti e fatto mille esperienza ha iniziato ad andare in bicicletta all’età di 67 anni ed è stata passione vera.

Nel 2012 Robert Marchand batté anche il record di percorrenza dei 100 chilometri, pedalando per quattro ore e diciassette minuti. Personaggio veramente eclettico, il francese da qualche  tempo di avvicinarsi alla dieta vegana  dopo aver visto dei reportage sulla violenza sugli animali negli allevamenti.