Cadel Evans e la crisi al Giro d’Italia 2002

Cadel Evans, la crisi della maglia rosa

Cadel Evans e la crisi nella tappa di Folgaria con cui perde la leadership al Giro d’Italia 2002 in favore di Paolo Savoldelli, la storia

Cadel Evans (fonte wikipedia)

Cadel Evans (fonte wikipedia)

Cadel Evans è stato uno dei protagonisti del Giro d’Italia 2002, partito da Groninga in un tributo all’Unione Europea attraversando i paesi fondatori. Un anno duro, uno dei tanti per la corsa rosa a causa degli accadimenti legati al doping.

Il Giro 2002 è funestato fin dalla   partenza dallo spettro del doping; sono subito quattro le squalifiche: Zakirov della Panaria e Sgambelluri della Mercatone Uno risultano positivi al NESP (EPO di seconda generazione), Chesini sempre della Panaria finisce addirittura ai domiciliari per aver fornito prodotti vietati ai colleghi e Romano della Landbouwkrediet-Colnago si costituisce quattro giorni dopo il mandato di cattura.

La sera della quinta frazione esplode il caso della positività al Probenecid (un diuretico) di Stefano Garzelli, già vincitore di due tappe e che indossa la maglia rosa.  varesino continua la gara, ma il 21 maggio è costretto all’abbandonare dopo la positività anche alle controanalisi.

La maglia nel frattempo passa sulle spalle del “passistone”! tedesco Jens Heppner un elemento tutt’altro che in grado di eccitare il grande pubblico.

Passano solo tre giorni dall’addio di Garzelli e anche Gilberto Simoni, che ha da poco vinto la frazione con arrivo a Campitello Matese, viene mandato a casa dalla sua squadra a seguito della positività, riscontrata un mese prima, alla cocaina. Il corridore trentino si difende tirando in ballo alcune caramelle regalate da una zia di ritorno dalla Colombia (la giustizia sportiva confermerà poi questa tesi).

La maglia resta sulle spalle di Heppner sino alla sedicesima tappa che porta il gruppo a Corvara di Badia dopo le terribili salite del Forcella Staulanza, Fedaia, Pordoi e Campolongo. Julio Alberto Peréz Cuapio decide di fare un numero partendo da lontano, favorito dal totale disinteresse dei big superstiti del gruppo.
Come da previsioni lungo le interminabili salite dolomitiche, Heppner naufraga inesorabilmente (chiude a oltre sette minuti dal vincitore).

Alle spalle del messicano sono lo statunitense Tayler Hamilton, lo spagnolo Aitor Gonzalez e gli italiani Dario Frigo e Paolo Savoldelli a comandare le operazioni. Accanto a questi c’è anche un giovane “canguro” che veste la divisa della Mapei: Cadel Evans e che a fine serata sale sul podio vestito di rosa con 16 secondi di margine su Frigo e 18 su Hamilton.

Partito come uomo di peso accanto a Garzelli, il corridore originario del nord dell’Australia ha preso lungo la strada i galloni da capitano e si appresta ad essere la sorpresa del Giro.

Il giorno seguente il plotone deve percorrere i 222 km che separano Corvara in Badia da Folgaria: la Mapei scorta sapientemente Cadel Evans, lui pedala agilmente mentre davanti un Tonkov sulla via del tramonto cerca un colpo di coda assieme al vincitore del giorno precedente, Peréz Cuapio.

Cadel Evans:la crisi della maglia rosa

I primi a crollare tra i big sono Frigo e Gonzalez e la Mapei prova ad approfittarne per consolidare il ruolo di leader del proprio capitano. L’inossidabile Andrea Noè si mette in testa a menare come un mulo. Il ritmo è alto ma l’americano, ex compagno di Lance Armstrong, Tyler Hamilton prova ad allungare seguito dal solo Paolino Savoldelli.

Tutti si aspettano una pronta reazione di Evans ma Cadel non risponde, anzi, si lascia sfilare totalmente inerte ed inespressivo. Il viso dell’australiano muta immediatamente assumendo la maschera peggiore: quello della crisi nera.

La bicicletta di Evans diviene in un batter di ciglia di piombo, le sue gambe di pietra il suo viso quello del calvario. Meno di 24 ore e la vicenda dell’Australiano in rosa passa da favola ad incubo quando mancano ancora 10 km all’arrivo.

La maglia rosa diventa un tutt’uno col manubrio della sua bicicletta mentre gli altri volano lontani. Perde metri su metri sino a scomparire. Davanti lo scaltro Paolo “il falco” Savoldelli non si lascia sfuggire l’occasione per mettere fieno in cascina.

Il primo a tagliare il traguardo è Pavel Tonkov, un paio di minuti più tardi arriva Savoldelli che va ad indossare la maglia rosa per portarla sino a Milano. 17 minuti e 11 secondi dopo il passaggio del vincitore ecco giungere, sfinito, al traguardo il 25enne Cadel Evans scortato dai fidi Cioni e Noè.

Il Giro d’Italia 2002 per Evans naufraga Folgaria, a Milano sarà Paolo Savoldelli a trionfare davanti a Tyler Hamilton e Pietro Caucchioli

 

Giorgio Squinzi: fermate Froome!

Giorgio Squinzi: alla Mapei avrei fermato Froome

Giorgio Squinzi, ex presidente di Confindustria e Mister Mapei, parla della vicenda doping-Froome e ricorda la vicenda Garzelli al Giro d’Italia

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi non le manda a dire: “Non ho dubbi, come non ne ho avuti sedici anni fa: io al posto del Team Sky Froome l’avrei fermato”. Cosi ha parlato l’ex patron di uno delle squadre più forti del ciclismo moderno che continua a seguire, seppur da lontano, le vicende del mondo del pedale.

Giorgio Squinzi ha lasciato il mondo del ciclismo nel 2002 dopo che Stefano Garzelli, capitano della Mapei e già vincitore di due tappe nella prima settimana, risultò positivo ad un controllo antidoping e il patron della Mapei ben ricorda quel momento. “Era il 17 maggio 2002, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticare quella mazzata. Il Probenecid fu la pietra dello scandalo, un diuretico. Stefano venne allontanato dalla corsa, nonostante sostenesse di non aver mai assunto tale sostanza e si facesse l’ipotesi di un probabile inquinamento alimentare”.

Per Garzelli arrivarono ben 11 mesi di squalifica per responsabilità oggettiva e dice Squinzi “noi a fine stagione abbandonammo l’attività legata al ciclismo”.

Secondo Giorgio Squinzi  uno dei problemi che intrappola il ciclismo è il regolamento: “farraginoso, troppo vulnerabile e poco chiaro. Ricco di zone grigie, che il ciclismo e lo sport in genere non devono avere e non possono più permettersi”.

Il patron della Mapei è intransigente sul caso Froome-Salbutamolo: “Il limite è 1.000 nanogrammi millilitro? Lui è stato trovato a 2.000: è fuori. Lo ripeto: se fosse stato un nostro corridore, Froome non avrebbe incominciato nemmeno la stagione”.

Insomma intransigenza e trasparenza devono essere alla base del ciclismo secondo Squinzi: “Tim Wellens lo scorso anno si è ritirato dal Tour per non chiedere un’autorizzazione a utilizzare del cortisone per curare alcuni problemi di respirazione. Ho apprezzato parecchio le sue parole: le cose devono essere bianche o nere”.

Squinzi si interroga sull’importanza politico-economica del team di Chris Froome: “quello che trovo sbagliato sono i due pesi e le due misure e mi auguro che questo non dipenda dal peso che ha il marchio Sky e gli investimenti che fa in questo sport”.

E proprio sul capitolo investimenti, Squinzi attuale patron del Sassuolo è categorico: “Eravamo il team Sky di quei tempi, arrivammo a mettere nel ciclismo anche 15 milioni l’anno. Investiamo ancora negli eventi UCI Ma non vogliamo legare il nostro nome alle vicende di uno o dell’altro corridore, è troppo rischioso, il ciclismo oggi è un investimento negativo”.

Le parole del patron di Mapei seguono una serie di polemiche che hanno coinvolto il capitano del Team Sky, le posizioni sono spesso diametralmente opposto ma spesso condivisibili.

 

Giorgio Squinzi: chi è?

Giorgio Squinzi nato a Cisano Bergamasco il , 18 maggio del 1943 è un notissimo imprenditore del settore  chimico italiano, amministratore unico di Mapei, azienda fondata da suo padre Rodolfo nel lontano 1937. Squinzi è stato presidente di Confindustria dal 2012 al 2016.

Il proprietario della Mapei è stroricamente appassionato di ciclismo, il padre Rodolfo era stato per qualche anno professionista, la sua azienda ha sponsorizzato per dieci anni la squadra professionistica Mapei-Quick Step che ha rappresentato un dei team più forti degli anni ’90.

Dopo aver abbandonato il ciclismo la passione sportiva di Giorgio si è riversata nel calcio, arrivando ad acquistare il Sassuolo Calcio, squadra di provincia che ha portato a disputare l’Europa League (la seconda competizione europea per club).

Nel 1995 ha ottenuto il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana