Elia Viviani festeggia a Foligno

Elia Viviani conquista la tappa di Foligno alla Tirreno

Elia Viviani conquista la tappa di Foligno alla Tirreno-Adriatico battendo allo Sprint Peter Sagan e il colombiano Fernando Gaviria

Elia Viviani (fonte pagina Twitter)

Elia Viviani (fonte pagina Twitter)

Elia Viviani mette la firma sulla frazione della Tirreno-Adriatico con arrivo a Foligno andando a conquistare la sua quarta vittoria stagionale di un 2019 iniziato davvero alla grande per il velocista della  Deceuninck–Quick Step.

Dopo la bella affermazione del francese Julian Alaphilippe ecco arrivare la vittoria del nostro velocista di punta alla Corsa dei due Mari. La frazione odierna viene movimentata da Sebastian Schonberger (Neri-Selle Italia), Natnael Berhane (Cofidis), Alexander Cataford (Israel Cycling Academy), Stepan Kuriyanov (Gazprom-Rusvelo) e il nostro Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF) che arrivano ad un vantaggio massimo di circa quattro minuti.

Il gruppo lascia fare mantenendo il margine sotto controllo, ripresi i fuggitivi di giornata entrano in azione i team delle ruote veloci. C’è battaglia in testa al gruppo con la la Bora – Hansgrohe e la Dimension Data a condurre le operazioni  assieme alla Ag2r La Mondiale.

 

A portare in casa la vittoria è pero, nuovamente, la Deceuninck-Quick Step che pilota alla perfezione Elia Viviani che supera Peter Sagan e va a tagliare il traguardo a braccia levate. Alle spalle del nostro atleta, oltre al citato Sagan, ecco  Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), mentre al quarto posto arriva. Giacomo Nizzolo (Dimension Data)

Invariata la classifica generale, con Adam Yates che mantiene il ruolo di maglia azzurra con il medesimo tempo di Brent Bookwalter.

 

Sagan a Evenepoel: divertiti ragazzo!

Sagan prodigo di suggerimenti a Evenepoel

Sagan manda il suo suggerimento al giovane talento belga Remco Evenepoel: “divertiti e poi i risultati arriveranno di conseguenza”

Sagan sa come si vince (fonte facebook)

Sagan sa come si vince (fonte facebook)

Sagan, lo sappiamo tutti, è sicuramente un personaggio “controcorrente”, mai banale nelle esternazioni, talvolta scomodo, amato dal pubblico e certamente innamorato del ciclismo. Un campione incredibile lo slovacco in grado di conquistare tre titoli Mondiali su strada consecutivi. Un campione che da luce al ciclismo mondiale sempre alla ricerca di stelle in grado di appassionare il grande pubblico.

Un talento che fra qualche anno potrebbe prendere l’eredità di Sagan, non tanto sotto il piano sportivo quanto per l’empatia dei tifosi è il belga Remco Evenepoel. E’ un predestinato Evenepoel, è un campione di quelli che ne nascono uno ogni 50 anni almeno a giudicare dall’alba della sua carriera. Il giovane belga ha iniziato con il calcio per poi “sposare” il ciclismo.

La carriera di Remco è stata di quello che lasciano il segno nella categoria Juniores e il suo debutto nel ciclismo professionistico ha rispettato le attese per un ragazzo che tutti indicano come un “fenomeno” che segnerà il futuro del ciclismo dei prossimi anni.

Sagan, da sempre attento alle dinamiche del ciclismo, ha voluto dire la sua ai giornalisti di Cyclingnews  sul giovane Evenepoel.

 “Remco ha vinto entrambi i titoli Mondiali juniores con un vantaggio enorme ora è chiamato al passo tra i pro. Il salto dagli juniores al World Tour è un grande passo, vediamo come lo farà e come gestirà tutti gli aspetti del caso” ha dichiarato Peter Sagan.

Se le qualità di Evenepoel paiono universalmente riconosciute molto dipenderà, secondo il campione slovacco, della capacità di gestione di aspetti anche extra sportivi.

 “La cosa più importante è che il belga sappia divertirsi andando in bicicletta, perché se questo sport diventano solo un lavoro e un modo per guadagnare dei soldi allora soffrirà le pene dell’inferno. Tutti noi abbiamo iniziato ad andare in bicicletta per passione, per molti di noi la passione è mutata in un lavoro e un modo per fare soldi il che può portare a perdere amore per lo sport” ha continuato PEto

Il campione della Bora che nel 2019 sarà il ciclista più pagato del World Tour ha voluto fare un parallelo con la sua esperienza professionale “Quando ho debuttato non ero sotto i riflettori come adesso. C’è voluto un po’ ad abituarmi alla popolarità ma ora che corro da dieci anni ho imparato a gestire la pressione dei media e dell’ambiente. Quando hai anni di esperienza alle spalle e sei più vecchio tutto è diverso e più facile” ha chiosato Sagan.

Niente autobus: siamo australiani! OK

Niente autobus al Tour Down Under

Niente autobus, sole, contatto con i tifosi e ambiente rilassato questo è stato il Tour Down Under da poco concluso

Niente Autobus e i tifosi più piccoli festeggiano (fonte pagina facebook Tour Down Under)

Niente Autobus e i tifosi più piccoli festeggiano (fonte pagina facebook Tour Down Under)

Niente autobus, tanto sole benvenuti al Santos Tour Down Under! Chi è abituato a frequentare le gare WorldTour sa che avvicinare i ciclisti è possibile ma non facile in quanto spesso gli atleti sono soliti chiudersi nei pulman delle squadre prima e subito dopo il termine delle corse.

In Australia, complice il clima cordiale, questo spesso non accade, anzi a giudicare dalle immagini è più facile vedere i ciclisti all’aperto.

Fa piacere vedere Peter Sagan della Bora-Hansgrohe che firma beatamente autografi vicino ai fans, o Michael Valgren della Dimension Data che prende il sole in relax o, ancora, Elia Viviani si ripara sotto un lenzuolo appeso tra le porte del furgone della sua Deceuninck-Quick-Step

“Questo è ciò che rende il Tour Down Under così unico – ha dichiarato Rory Sutherland a Velonews – nessuno ha spostato i bus fino a qui e questo ha reso, come sempre, la corsa diversa”.

Visto l’impossibilità di inviare in Ocenia i mega-bus dei team, gli organizzatori hanno offerto ad ogni squadra un furgone di grandi dimensioni e due auto da corsa. Così, invece di nascondersi dietro i vetri oscurati dei pulman, i ciclisti si siedono lungo i marciapiedi a stretto contatto con i fans e i curiosi.

Niente autobus: cosa pensano i ciclisti?

Il clima disteso del Down Under non dispiace al veterano Robert Gesink della Jumbo-Visma:

“qui il clima è rilassato, non c’è troppa fretta, i trasferimenti non sono troppo lunghi e l’organizzazione è impeccabile”. Spesso i ciclisti sentono la mancanza del contatto con il pubblico cosa che ha da sempre reso il ciclismo uno sport del popolo”.

I bus, sempre più lussuosi, hanno fatto le loro prime apparizioni qualche decennio fa (la PDM fu uno dei primi team ad averne uno negli anni ‘80) per poi diventare di uso comune negli anni ’90. Oggi le aree  nei pressi delle corse spono super-affollate di autobus megagalattici che ospitano staff e corridori.

Gli aspetti positivi di questi grandi motor-home sono molti: i ciclisti hanno subito modo di cambiarsi, di rilassarsi senza pressione di fans e giornalisti e di farsi la doccia accelerando l’attività di recupero post-gara.

In molti vedono in queste “novità” un distacco tra tifosi e atleti facendo perdere il fascino della popolarità del ciclismo ed effettivamente per gli “cacciatori di autografi e souvenir” gli spazi si sono notevolmente ridotti.

I ciclisti si sono ormai abituati al “confort” dei grandi bus e difficilmente rinuncerebbero a questa comodità ma, diciamolo, un ritorno al passato non è poi dispiaciuto a chi ha preso parte al Down Under.

Daryl Impey della Mitchelton-Scott non ha nascosto il suo apprezzamento: “Il Tour Down Under è una delle mie gare preferite dell’anno. Non avere a disposizione in nostro bus non è un problema e penso sia così per tutti i miei colleghi”.

Il Tour Down Under si caratterizza anche per il fatto di pernottare sempre nel medesimo hotel: le tappe sono corse nella regione di Adelaide, con le partenze e gli arrivi a non più di un’ora di distanza in auto..

“Le distanze che abbiamo percorso non sono lunghe e, quindi, non avere il nostro abituale parco di mezzi non è davvero un problema”, ha detto il direttore sportivo Bora-Hansgrohe Patxi Vila.

“Naturalmente una cosa del genere non potremmo farla durante una grande corsa a tappe – ha spiegato Robert Gesink – ma in Australia questo è possibile ed è estremamente funzionale. Questa situazione come dovrebbe forse essere il ciclismo. I fans si possono avvicinare facilmente ai corridori e scambiare due parole con noi quando al mattino ci spostiamo con le infradito nell’area di partenza. E’ molto rilassante”.

I fan australiani certamente possono avvicinarsi ai corridori rispetto ai loro omologhi in Europa. Anche se il furgone e l’area della squadra sono recintati da barriere ogni mattina, i tifosi possono arrivare subito accanto a dove i corridori si stanno preparando per ogni tappa.

E una volta tornati ad Adelaide, i ciclisti passeggiano attraverso una piazza centrale dalla principale area di sosta del giorno e hub per il team hotel. I fan che aspettano ogni giorno hanno molte possibilità di chiedere un autografo o una foto veloce.

“È anche il fascino del ciclismo. Ci sono alcune grandi stelle, ma qui sono seduti dentro un furgoncino “, ha detto Gesink. “È come dovrebbe essere il ciclismo. È vicino ai fan. Quando andiamo al mattino con le nostre infradito nell’area della tenda, i fan possono vederci e ci parlano. È molto carino.”

Katarina Smolkova chi è l’ex moglie di Peter Sagan.

Katarina Smolkova chi è l’ex di Peter Sagan?

Katarina Smolkova chi è? Tutto quello che c’è da sapere dal fidanzamento, al matrimonio con Peter Sagan fino all’annuncio del divorzio

Katarina Smolkova e Peter Sagan

Katarina Smolkova e Peter Sagan

Katarina Smolkova chi è l’ex mogli di Peter Sagan? La bella donna che ha accompagnato per diversi anni il tre volte campione del mondo è nata a Zilina il 26 gennaio del 1990. Terzo genita di Lubomir Smolkova ed Helena ha due fratelli (Milan e Juraj) ed una sorella (Danka). Laureata in Finanza presso l’Università Mateja Bela e Banskej Bystrici ha poi studiato a Rotterdam presso la Hogeschool e all’Università di Praga.

Nel 2007 Katarina Smolkova ha preso parte al concorso Miss Universo rappresentando il suo paese e chiudendo al dodicesimo posto ma ha preferito non dedicarsi alla carriera nel mondo del moda privilengiando la sua passione per il marketing.

 

 

Katarina Smolkova e Peter Sagan

Dopo aver conosciuto Peter Sagan i due sono convolati a nozze, a sorpresa,  l’11 novembre del 2015. La cerimonia ha avuto luogo a Dolny Kubin in Slovacchia in forma strettamente privata  (solo una settantina gli invitati esclusivamente amici della coppia) mescolando folclore e originalità:

Peter Sagan ha dovuto tagliare un albero per arrivare alla strada che portava alla sua futura moglie per poi salire su una mini-bicicletta e raggiungere la sposa situata su un piedistallo a qualche metro dal suolo.

La coppia assolutamente nota e sotto i riflettori soprattutto in Slovacchia aveva anche realizzato, , un video in cui interpretavao Danny Zuco e Sandy Olson sulle note di Grease a fini pubblicitari.

Il 20 ottobre 2017 Katarina Smolkova ha dato alla luce il primogenito Marlon la cui nascita era stata annunciata mediante i social network del campione slovacco solo il mese di giugno.

L’annuncio del divorzio della coppia è, anche in questo caso sorprendentemente, giunto nel pieno dello svolgimento del Tour 2018 quanto Peter ha reso noto la decisione con un post su Facebook:

“Dopo una lunga e meditata discussione, Kate ed io siamo giunti alla conclusione che sia molto meglio per entrambi se ci separiamo. Sentiamo che dobbiamo continuare la nostra vita come buoni amici e siamo entrambi d’accordo che questa è la decisione giusta”.

Subito dopo è scattato il tam tam mediatico attorno alla notizia, con alcuni rotocalchi subito pronti a raccontare di una nuova fiamma per il micidiale velocista slovacco.

Sagan, anche per smorzare il gossip, ha subito voluto precisare che la storia con Katarina Smolkova è terminata in modo assolutamente bonario:

«Ci siamo innamorati, siamo stati benissimo e siamo stati benedetti con l’arrivo di un bellissimo figlio, Marlon. Kate è stata una parte importante della mia vita, mi ha supportato in tutti questi anni nella mia carriera ed è una madre eccellente. La nostra più grande preoccupazione ora è Marlon e faremo del nostro meglio per offrirgli le attenzioni di cui ha bisogno e saremo genitori devoti e amorevoli. Non proviamo risentimento l’uno contro l’altro, andremo solo avanti separati, con rispetto reciproco».

Katarina Smolkova ha successivamente confermato la notizia sempre a mezzo Facebook.

Stipendi dei ciclisti per il 2019, Sagan il più pagato!

Stipendi per la stagione 2019 dei ciclisti professionisti

Stipendi dei ciclisti per il 2019 scopriamo la top ten dei corridori professionisti più pagati del World Tour: in testa Peter Sagan

Stipendi dei ciclisti 2019

Stipendi dei ciclisti 2019

Stipendi dei ciclisti per il 2019, il più pagato sarà lo slovacco Peter Sagan della Bora-Hansgrohe con una cifra vicinissima ai sei milioni. La vittoria di tre titoli mondiali paga ottimi dividendi a Peto che strizza l’occhio al Mondiale nello Yorkshire per portare a quattro il numero dei suoi successi iridati.

Alle  spalle dello slovacco ecco, naturalmente, il fenomeno Chris Froome che quest’anno darà la caccia al suo quinto Tour de France e che riceverà in cambio delle sue performance sportive una cifra attorno ai cinque milioni e mezzo di euro. Quando, a fine anno, il network televisivo Sky toglierà il proprio marchio dalle maglie della squadra britannica il “povero” Chris si troverà a rinegoziare il proprio contratto e dovrà trovare un altro team disposto a spendere una simile cifra.

Sul terzo gradino di questa speciale classifica troviamo il nostro Vincenzo Nibali che dopo aver dimostrato di poter puntare indistintamente ai grandi giri come alle classiche, quest’anno mette nel mirino la doppietta Giro-Tour da accompagnare, magari, con la tanto agognata Liegi-Bastogne-Liegi. Lo Squalo dello Stretto incamererà emolumenti vicino ai 4 milioni di euro dalla Bahrain Merida. Anche per Enzo il prossimo anno si tratterà di rinegoziare il proprio ingaggio in quanto il suo contratto va in scadenza a fine 2019 ma, forte della vittoria delle tre grandi corse a tappe e di classiche monumento come il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo non faticherà a trovare estimatori.

La quarta posizione è riservata a una delle grandi delusioni della stagione passata: con 3,2 milioni di ingaggio ecco il sardo Fabio Aru. Dopo un 2018 letteralmente da incubo il corridore dovrà dimostrare alla UAE Emirates di non aver sbagliato il cavallo su cui puntare tanti euro.

Soltanto quinto si “classifica” il vincitore a sorpresa (ma non troppo) dello scorso Tour de France, il gallese Geraint Thomas che percepisce una cifra attorno 3 milioni di euro dal Team Sky.

Sesta piazza per Nairo Quintana che con i suoi 2,5 milioni di euro percepiti dovrà trovare la forza per rialzarsi dopo alcuni passaggi a vuoto. Poco più indietro troviamo due volecisti: Marcel Kittel (2,3 milioni di euro) e Mark Cavendish (2 milioni di euro).

Il campione del mondo,  Alejandro Valverde  guadagnerà circa 1,8 milioni di euro così come il norvegese Alexander Kristoff.

Stipendi dei ciclisti per il 2019  la top ten

1) Peter Sagan 6 milioni di euro
2) Chris Froome 5,5 milioni di euro
3) Vincenzo Nibali 4 mlioni di euro
4) Fabio Aru 3,2 milioni di euro
5) Geraint Thomas 3 milioni di euro
6) Nairo Quintana 2,5 milioni di euro
7) Marcel Kittel 2,3 milioni di euro
8) Mark Cavendish 2 milioni di euro
9) Alejandro Valverde 1,8 milioni di euro
10) Alexander Kristoff 1,8 milioni di euro

Marangoni prima vittoria all’ultima gara

Marangoni  da gregario conquista il primo alloro

Marangoni dopo aver corso per una intera carriera come gregario senza assaporare il sapore della vittoria trionfa nella sua ultima corsa

Marangoni

Marangoni

Marangoni probabilmente non se lo aspettava, aveva raccontato qualche giorno fa dell’onore di aver accompagnato nei primi anni tra i pro Peter Sagan e si stava preparando ad appendere la bicicletta al chiodo.

Con la bicicletta, durante le tante corse professionistiche, Alan Marangoni ha percorso qualcosa come 135.000 km (tre volte il giro del mondo) senza ottenere mai una vittoria. La cosa non è mai pesata al corridore della Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini ma, proprio nell’ultima corsa in carriera, il “gregario” è riuscito ad assaporare il gusto della vittoria.

E’ accaduto sull’isola di Okinawa dopo 25 anni trascorsi in sella alla bicicletta ed il gusto del successo è stato certamente dolce per il 34enne,

“Ci sono arrivato molto vicino al Giro 2015 nella tappa di Forlì, quando arrivai quarto dietro Boem, Busato e Malaguti. Non mi è mai pesata la mancanza di una vittoria nel palmares ma ottenere una vittoria è stato speciale. Speciale perché ero l’unico italiano al via, speciale perché ho avuto il tempismo che mi è sempre un po’ mancato e speciale perché era la mia ultima corsa da Pro.

Il ciclismo mi ha dato tantissimo, ho scoperto il mondo, ho viaggiato tanto purtroppo oggi tutti hanno l’occhio su watt, misuratori e computer invece il bello è godersi il momento. La pressione peri risultati è spesso troppo pesante e difficile da reggere e tantissimi ragazzi restano appiedati. Ma non bisogna mai sotterrare l’istinto del viaggiatore, il piacere nel pedalare e nello scoprire il mondo.
il ciclismo è sacrificio e fatica ma la bicicletta sa come ripagarti e la mia storia con questa vittoria finale insegna che il ciclismo sa regalare ancora delle belle favole”.

Alan Marangoni ricorda la nascita del fenomeno Peter Sagan

Alan Marangoni lascia il ciclismo e parla di Sagan

Alan Marangoni si ritira dall’attività agonistica e ricorda con affetto il rapporto con il fenomeno Peter Sagan

Alan Marangoni

Alan Marangoni

Alan Marangoni si ritira dall’attività agonistica ma manterrà per sempre affettuosi ricordi del suo tempo passato nel plotone ed in particolare quando accolse il giovane Peter Sagan alla Liquidas muovendo assieme i primi passi che hanno portato lo slovacco a diventare una star mondiale.

Marangoni, 34 anni, ha corso per 10 anni nei team professionistici con la divisa del Team Liquigas prima e ora con quella della Nippo Vini Fantini. 

Con la Liquigas, ha contribuito al lancio di Sagan. Ora con il Tour of Hainan si accinge a salutare il mondo del ciclismo professionistico.

“Ricordo gli anni passati assieme a Peter Sagan al team Liquigas, i quattro anni in quel gruppo sono stati i migliori della mia vita perché facevo ciclismo al massimo livello in una squadra fatta di amici prima ancora che di colleghi. Ho pedalato con Ivan Basso, Vincenzo Nibali e un Peter Sagan pronto ad esplodere ed è stato un vero onore.”

Ha spiegato il ciclista al sito Velonews.

“Sono stato un ciclista normale, non avevo il talento per vincere le grandi corse ma ho avuto la fortuna di passare momenti speciali aiutando i campioni con cui ho corso. Il giorno più bellodella mia vita in bicicletta è stato al Tour Tour de France 2013 nella tappa da Montpellier ad Albi.  Abbiamo tirato 120 km a tutto gas lasciando indietro i favoriti per le volate Cavendish, Kittel e Greipel e siamo andati direttamente al traguardo e Peter ha vinto. Ha trionfato Sagan ma è stato il trionfo del lavoro di squadra, davvero una grande giornata”.

Dopo quella vittoria, Sagan si è avvicinato al compagno e gli ha sussurrato: “Oggi hai fatto un grande lavoro, mi hai salvato il culo!”

Marangoni è passato professionista nel 2009 e ha corso dal 2011 al 2014 con la maglia della Liquigas. Nel 2015, lo sponsor Cannondale ha iniziato a collaborare con la Garmin-Slipstream e da quel momento l’Italia ha perso il suo ultimo team World Tour. In quel momento le strade di Alan Marangoni  e Sagan, passato con Bjarne Riis e Oleg Tinkov al Team Saxo Bank, si sono separate:

“E ‘stato un peccato, mi sarebbe piaciuto seguirlo. Spero che Peter scelga di fare il Giro d’Italia, lui è legato all’Italia ma non ha mai corso al Giro e per un campione come lui, penso che sia necessario per completare la sua carriera, il pubblico italiano è molto caldo e uno come lui può divertirsi”.

Marangoni a metà novembre, partecipa al suo ultimo evento, una corsa di un giorno ad Okinawa:

“Sono felice perché il mio sforzo è quasi finito ad Okinawa sarà la mia ultima corsa ho apprezzato il Tour of Hainan, un posto davvero carino, abbiamo visto molte belle spiagge, un mare spettacolare e anche gli hotel sono molto buoni. Sicuramente l’anno prossimo raccomanderò ai miei colleghi di venire qui e fare l’ultima gara dell’anno perché è un piacere.”.

Valentino Rossi: Moto GP come una gara di ciclismo

Valentino Rossi commenta l’evoluzione della Moto GP

Valentino Rossi “il motomondiale oggi assomiglia al ciclismo: gare lunghe che si risolvono in 5 o 6 giri”

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi è un personaggio assolutamente unico nel mondo dello sport, entrato giovanissimo nel mondo delle corse professionistiche ha attraversato, possiamo dirlo, due millenni di corse motociclistiche. Vale ha dato spettacolo e avvicinato al motomondiale tantissime persone che prima non sapevano nemmeno cosa fosse una corsa motociclistica.

VR46 ha entusiasmato tutti vincendo gare e mondiali impossibili, ha costituito la sua Academy alla quale si dedicherà una volta appeso il casco alla parete (ma uno come lui con la velocità del sangue non lo appenderà mai davvero).

Ogni gara di MotoGP è diventata nel corso degli anni un evento, un rito pagano a cui la maggior parte degli italiani non vuole sottrarsi per gustarsi lo spettacolo del motomondiale. Epico è stato lo scontro Marquez Rossi in pista e nelle conferenze stampa.

Dopo il recente GP di Thailandia in cui il nove volte Campione del Mondo si è dovuto accontentare della quarta posizione, il “Dottore” ha voluto commentare la nuova era del MotoGP:

“Tutti sono preoccupati dalle gomme e sembra di vedere le gare di ciclismo. E’ bello perché c’è una bella bagarre ma è dura tenere la concentrazione con tutti questi scatti”

 

Il centauro di Tavullia, dopo aver cercato una fuga iniziale (come in una tappa del Tour de France), puntava a lottare per la vittoria o per il podio ma è stato “ripreso” e ha dovuto vedere trionfare il dal compagno di squadra Maverick Vinales.

Il paragone può reggere perché anche nella MotoGP gruppo dei Big si studia a lungo e chi prova a staccare gli avversari nella prima parte dell corsa, complice l’usura degli pneumatici viene riassorbito. Piaccia o non piaccia è questa l’evoluzione del motomondiale e, se Peter Sagan accusa il ciclismo di essere diventato noioso, cosa ne pensano gli addetti ai lavori?

Peter Sagan al Giro 2019? Difficile non impossibile

Peter Sagan al Giro 2019 qualche indiscrezione

Peter Sagan al Giro 2019? Lo slovacco durante un incontro presso Sportful ingolosisce i tifosi italiani sulla sua presenza che sarà più fattibile nel 2020

Peter Sagan al Giro 2019

Peter Sagan al Giro 2019?

Peter Sagan al Giro 2019? Diciamoci la verità la presenza dello slovacco è un sogno di tanti amanti del ciclismo Made in Italy. La sua classe, il suo stile rock e la sua capacità di non essere mai banale sarebbero un tocca sana per la corsa rosa 2019.

Se l’edizione 2018 è stata impreziosita dalla presenza al via di Chris Froome, quella del 2019 sarebbe coronata in modo adeguato se Peter Sagan si presentasse a Bologna per la prima tappa.

Sarà infatti il capoluogo dell’Emilia a ospitare, sabato 11 maggio 2019, la partenza della 102 esima edizione del Giro d’Italia. Il via prevede una cronometro individuale che lo slovacco ha definito “una cronoscalata”.

Peter Sagan dopo aver indossato la maglia idirata per tre lunghi anni, domenica ha voluto incoronare personalmente il neo Campione del Mondo, Alejandro Valverde salendo sul palco della premiazione.

Il velocista della Bora Hansgrohe, di ritorno dall’Austria, si è fermato a Feltre, ospite Alessio e Dario Cremonese amministratori del marchio Sportful (sponsor tecnico del team).

Al Teatro De La Sena di Feltre Peter Sagan ha fatto la parte del mattatore nella serata assieme al fidato compagno Daneil Oss.

Sagan ha analizzato, a bocce ferme, il mondiale di Innsbruck:

” È stata una giornata veramente dura per me, ma sono sicuro che tutto il mondo del ciclismo possa essere orgoglioso dell’attuale nuovo campione del mondo. Nel 2003 Alejandro conquistò l’argento al mondiale di Hamilton e io correvo in Mountain Bike, non seguivo il ciclismo su strada”.

 

Sagan non è arrivato impreparato ad Innsbruck, tutt’altro: ha sacrificato le volate della Vuelta, è dimagrito e ha cercato di resistere ma il terreno era davvero avverso alle sue doti e così ha dovuto cedere lo scettro.

Peter abdica al Mondiale degli scalatori ma lo fa col sorriso sulle labbra e ritagliandosi, comunque, un pezzo dello show salendo sul palco a premiare Valverde.

” L’idea è nata all’ultimo: nella boxe i contendenti si passano la cintura per il titolo ho quindi pensato che sarebbe stato bello tributare Valverde salendo sul palco. Ho quindi chiesto all’UCI se fosse possibile variare il protocollo ottenendo un sì.  Ero orgoglioso di passare la mia maglia ad Alejandro e lui ne era felice. Gli ho detto di godersi quella maglia e di portarsela in giro per il mondo.”

Sagan ha quindi approfondito l’aspetto legato a una sua presenza al prossimo Giro:

 “Per il Giro ci penseremo a novembre ma l’anno prossimo si parte con una cronoscalata e quindi è meglio se rimando di un anno. L’idea di prendere parte alla corsa rosa comunque è nei miei piani e voglio farlo prima di appendere la bicicletta al chiodo”.

Il 4 ottobre, a Londra, verrà ufficialmente presentata la l’autobiografia My World e Peter ha voluto darne la sua scanzonata visione:

“Diciamo che l’ho scritto io ma che poi me l’hanno sistemato perché ce n’era davvero bisogno! Ora la stagione volge al termine ma non andrò in vacanza sto vivendo un sogno e non voglio uscirci”.

 

 

Valverde campione: “potrei ritirarmi ma….”

Valverde Campione del Mondo ad Innsbruck

Valverde Campione Mondiale 2018 racconta la sua soddisfazione dopo tanti podi con un occhio a Tokio 2020

Valverde Campione del Mondo

Valverde Campione del Mondo

Valverde Campione con Peter Sagan che vuole salire sul podio di Innsbruck per mettere al collo dell’iberico la medaglia d’oro è una delle immagini più belle dellla recente rassegna iridata austriaca.

Diciamolo, forse la vittoria di Valverde è riuscita a far sorridere tutti, vincitori e vinti, chi è salito sul podio alle due spalle (magari inaspettatamente come Woods) e chi è rimasto fuori dal podio (come il nostro Gianni Moscon che ha davanti a se tante altre occasioni per eccellere).

Alejandro Valverde è diventato Campione del Mondo 2018 dopo aver sfiorato tante volte quella magica maglia con l’iride. Lo spagnolo aveva infatti salito i gradini del podio Mondiale per ben sei volte senza però riuscire a raggiungere quello più ambito e premiante.

Il murciano ha sfruttato appieno tutta la sua esperienza (e classe) facendo fruttare il lavoro della sua nazionale e andando a sfatare un tabù che ormai lo tormentava da troppi anni.

Valverde ai Mondiali di Ciclismo aveva ottenuto la sua prima medaglia (argento) nel 2003 ad Hamilton in Canada quando a imporsi fu il nostro Paolo Bettini. Nel frattempo i vertici del ciclismo mondiale sono cambiati, è passata tanta acqua sotto i ponti ma Alejandro, inossidabile, è rimasto lì.

Quindici anni dopo il campione iberico ha finalmente coronato il suo sogno a  38 anni:

“Sono tanti anni che lotto e alla fine ce l’ho fatta mi pare ancora incredibili. Non c’è dubbio, questa è la mia miglior vittoria in a carriera. E’ quello che ho sognato in tutti questi anni, ci sono andato vicino molte volte, ho preso sei medaglie ma nessuna d’oro. Sono arrivato a pensare che non sarei mai stato Campione del Mondo. Mi ero quasi arreso, poi tutto si è capovolto”

ha dichiarato Valverde al sito ufficiale della Movistar.

Valverde: ‘Uno sprint indimenticabile’

Diciamolo, la Spagna ho corso davvero bene sacrificando alcuni uomini alle attività di controllo della fuga partita sin dai primi chilometri per poi mettere al servizio del mursiano Nieve, Izagirre e De la Cruz per affrontarela meglio il Gramartboden.

“Voglio ringraziare tutta la squadra perché ha fatto un lavoro da dieci e lode, mi hanno dato tanta tranquillità, dal primo all’ultimo dei miei compagni.

Quello finale è stato uno sprint molto lungo in cui mi sono preso tutte le responsabilità che mi competevano. Ho controllato fino ai 350 metri dal traguardo, poi mi sono detto: adesso parto! Ho visto che i miei rivali erano vicini ma che non avrebbero potuto sorpassarmi, da lì è stata una miscela di emozioni, di sensazioni, è stato indimenticabile.

Dopo la caduta di Dusseldorf ho pensato che la mia carriera fosse finita, invece sono tornato con 14 vittorie e il Mondiale…tutto è un regalo. Ho ancora tempo prima smettere di essere un professionista ma con questa vittoria so che posso ritirarmi tranquillamente. Tutto quello che potrà arrivare nel futuro sarà un regalo!”

ha raccontato il campione spagnolo.

Valverde: ritiro? No punto a Tokio 2020

A 38 anni suonati, Alejandro potrebbe chiudere la sua fenomenale carriera con l’alloro massimo ma la sua sete di competizione non vuole placarsi, anzi la mente del “El Imbatido” è già focalizzata sul prossimo ambizioso traguardo.

Lo spagnolo punta ad arrivare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e alla prova in linea a cinque cerchi che presenterà un tracciato assolutamente selettivo.

 “Il mio ritiro potrebbe essere dopo Tokyo 2020, la mia quinta Olimpiade, che rappresenterebbe un grande traguardo per ogni corridore. Una medaglia olimpica mi manca e sarebbe bello poterla conquistare ma non voglio sembrare egoista e per ora mi godo il successo di Innsbruck”.