Quanto guadagnano i ciclisti? Scopriamolo con una infografica

Quanto guadagnano i ciclisti? Analisi della Piramide dei guadagni

Quanto Guadagnano i Ciclisti?

Quanto Guadagnano i Ciclisti?

Quanto guadagnano i ciclisti? Ce lo chiediamo spesso quando li vediamo faticare su salite alpine tra il gelo del Giro d’Italia o il caldo che fa sciogliere l’asfalto al Tour de France. La fatica di cui un ciclista deve farsi carico non è, forse, pienamente ripagata dagli emolumenti che riceve.

Ad analizzare quanto guadagnano i ciclisti, tempo fa, sono stati due interessanti articoli di Les Echos (quotidiano finanziario francese) e il nostro Milano Finanza in cui si elencavano gli stipendi percepiti dall’intera piramide del ciclismo professionistico.

L’infografica spiega la piramide dei guadagni dei ciclisti professionisti per la stagione 2017.

Quanto guadagnano i ciclisti? Froome il più pagato

Il più pagato per il 2017 è naturalmente Chris Froome che nella stagione della doppietta Tour-Vuelta ha incassato 5 milioni lordi dal Team Sky per il suo ingaggio. Il kenyano è l’uomo di punta della squadra di punta dell’intero circuito World Tour e può contare su una serie di gregari che gregari non sono (tipo Geraint Thomas – che incamera ben 1,5 milioni l’anno).

Sullo stesso livello di ingaggio di Froome ecco il Campione del Mondo in carica Peter Sagan che intasca una cifra attorno ai 5 milioni di euro grazie all’abilità nelle corse in linea, i tre mondiali conquistati e il suo naturale appeal che la reso uno dei corridori più amati e con un “brand” appetibile sul mercato del Merchandising.

Appena al di sotto dei due campionissimi ecco il primo italiano, e non poteva essere che Vincenzo Nibali, che dal passaggio dall’Astana al Team Bahrain Merida ha ottenuto uno stipendio di circa 4 milioni l’anno. Alle sue spalle ecco che lo tallona l’altro scalatore italiano Fabio Aru che alla Astana percepiva circa 3 milioni di euro (da stabilire l’ingaggio alla UAE Emirates).

Alle spalle dei due alfieri del ciclismo tricolore, ecco arrivare un altro scalatore di primissimo livello come Nairo Quintana della Movistar che incassa circa 2 milioni a stagione cosi come il velocista britannico Mark Cavendish.

Quanto guadagnano i ciclisti? Ciclisti di seconda fascia

Alle spalle dei “top player” come vengono definiti nel calcio, si posizionano gli outsider delle corse a tappe: l’irlandese Daniel Martin, il già citato Geraint Thomas, l’australiano Richie Porte e il francese Romain Bardet, che viaggiano su ingaggi stimati tra il milione e il milione e mezzo.

I francesi Tony Gallopin, Pierre Rolland e Artaud Demare, abili a districarsi tra corse a tappe e classiche, viaggiano a cifre tra i 600 mila e i 900 mila euro.

Quanto guadagnano i ciclisti? I “gregari”

Secondo i report dei quotidiani citati i gregari o, in termini più nobili, i co-equipier di maggior spessore si attestano tra i 300 e i 100 mila euro in base al team di appartenenza, gli anni di esperienza maturata e i risultati ottenuti.

I gregari minori, ma di esperienza, sono invece compresi in un segmento tra 60 e 90 mila euro. In fondo alla piramide dei guadagni ci sono i neo-pro che arrivano a prendere cifre attorno ai 20 mila euro. E’ facile dunque verificare come la piramide sia molto allungata, stretta al vertice e molto larga alla base.

E’ evidente la forbice tra gli assi delle due ruote e quelli del pallone, nemmeno paragonabile lo stipendio delle punte del ciclismo (Froome) con i Top Player del Calcio (Messi e Ronaldo si attestano attorno ai 30 milioni più tutti i diritti di immagine).

Sagan squalificato, decide il TAS di Losanna

Sagan squalificato: il caso finisce al Tribunale dello Sport di Losanna

Sagan squalificato

Sagan squalificato: presto riderà?

Sagan squalificato dal Tour de France 2017! Sono passati mesi dalla infelice (secondo la nostra opinione) scelta degli organizzatori della corsa di allontanare il Campione del Mondo dalla Grande Boucle e il caso fa ancora parlare.

La Bora Hansgrohe, team dello slovacco, ha deciso di inoltrare un ricorso al TAS di Losanna. Il Tribunale dello Sport è la massima autorità mondiale per la giustizia sportiva e la squadra di “Peto” ha deciso di ricorrere, ritenendo di aver subito un’ingiustizia per l’estromissione dalla corsa del suo capitano, da cui è conseguito un danno economico rilevante.

Sagan squalificato: scatto matto al Tour de France?

L’eventuale sentenza favorevole nei confronti del Team rappresenterebbe un precedente di particolare rilievo per Sagan, fuoriclasse della Bora Hansgrohe e, se accettato, potrebbe costringere le giurie delle gare ad un atteggiamento molto più prudente.

La squalifica di #PeterSagan è stato uno degli argomenti più dibattuti nel “pianeta ciclismo”. Il Campione del Mondo fu allontanato dalla corsa per aver allargato il gomito destro durante lo sprint (un movimento che portò alla caduta di Mark Cavendish), pur senza un evidente contatto. Dalle immagini pare evidente come il cambio di traiettoria del britannico abbia costretto lo slovacco ad allargare le braccia per mantenere l’equilibrio e non finire contro le transenne (tesi sostenuta dallo stesso in sede di difesa).

La squadra tedesca aveva già inoltrato lo stesso giorno un ricorso d’urgenza al TAS senza ottenere, però, la riammissione in corsa.

Sagan squalificato: il danno economico

E’ sicuramente difficile stabilire quanto abbia pesato la squalifica di Sagan  sul bilancio della Bora Hansgrohe. Quello che è sicuro è che la squadra ha investito milioni di euro sul campione slovacco e l’estromissione dal Tour de France, dopo appena quattro giorni per un episodio molto dubbio, ha portato certamente ad un danno economico rilevante, considerando la visibilità planetaria della corsa francese.

Vedremo ora come il TAS di Losanna vorrà valutare, il prossimo 5 dicembre, la causa che oppone la Bora Hansgrohe all’UCI e che potrebbe chiamare a testimoniare lo stesso Peter Sagan.

 

Peter Sagan cerca nuovi stimoli per il 2018

Peter Sagan obiettivi e propositi… e al Mondiale?

Peter Sagan

Peter Sagan neo papà si prepara al 2018

Peter Sagan è diventato papà del piccolo Marlon solo pochi giorni fa e probabilmente questa novità potrebbe incidere  anche sullo sviluppo della carriera del tre volte Campione del Mondo. Il calendario dello slovacco, per la prima parte della stagione non dovrebbe subire grosse variazioni e dovrebbe essere una via di “riscatto” per le delusioni patite nella stagione 2017.
Il primo obiettivo dello slovacco è provare a conquistare la Milano-Sanremo che lo scorso anno gli venne soffiata da  Kwiatkowski per poi dedicarsi al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix che lo scorso anno sono stati davvero ostiche per lui. Sanremo, Fiandre e Parigi-Roubaix sono obiettivi  realistici in considerazione delle sue caratteristiche tecniche ma questo terzetto di occuperebbe lo slovacco da metà marzo fino all’8 aprile con un dispendio fisico di altissima levatura.

La voglia di riscatto e di riempire le caselle delle corse non vinte (del trittico sopra citato ha conquistato solo il Giro delle Fiandre) siamo certi lo porteranno a questa campagna tra riviera i nord europa. Chiaramente la testa di Peter Sagan sarà poi indirizzata a riscattare il Tour 2017 in cui è stato protagonista di una controversa esclusione che ancora grida vendetta.

Peter Sagan: l’occhio al Mondiale?

Poi a settembre ci sarà spazio per cercare il poker mondiale. Certo lo sappiamo tutti che il percorso di Innsbruck non è assolutamente adatto alle caratteristiche di Peto ma, attenzione, se lui si mette in testa una cosa state tranquilli che la ottiene (e una mezza idea sulla prova austriaca se l’è già fatta). La paternità potrebbe poi dare delle extra motivazioni ad un corridore che ha già facilità nel restare sul pezzo. L’eventuale Poker passerebbe da un percorso con un dislivello assurdo per le sue doti, pendenze eccessive per la sua stazza e necessità del supporto di una nazionale di livello ma proprio per queste ragioni vincere il quarto mondiale sarebbe una cosa enorme, una cosa da Sagan!

 

 

 

Peter Sagan diventa padre!

Peter Sagan diventa papà, l’annuncio sui social

Peter Sagan

Peter Sagan è diventato padre

Peter Sagan diventa padre, la notizia è stata pubblicata oggi tra tre volte Campione del Mondo: “Our family just got bigger! Kate and I are delighted to announce the arrival of Marlon. Both the baby and his mother are in excellent health” (la nostra famiglia è appena diventata più grande! Kate ed io siamo felici di annunciare l’arrivo di Marlon. Sia il bimbo che la madre sono in eccellente salute). Sicuramente la felicità della famiglia sarà accompagnata da quella dei tifosi, soprattutto quelli italiani che ancora hanno nel cuore la bella dedica dello slovacco al nostro Michele Scarponi.

L’annuncio dell’imminente paternità era stata comunicata nel mese di giugno sempre a mezzo social, all’epoca Peter Sagan aveva scherzato sulla pancia della moglie con un ironico: “Fatemi indovinare, non è per i pancakes”. Sicuramente il piccolo Marlon avrà di che divertirsi con un padre cosi istrionico ma una cosa è certa quanto il padre sarà ormai sceso dalla bicicletta avrà tante splendide storie di trionfi da farsi raccontare nelle sere invernali al caldo di casa.

Da parte della redazione tanti complimenti al padre e soprattutto alla neo mamma per l’evento che rende più magica l’esistenza di ogni essere umano. Auguri Kate, auguri Marlo e (per una volta non arriva primo) auguri Peter!

 

UCI Gran Galà chiude la stagione 2017

UCI Gran Galà l’epilogo della stagione 2017

UCI

UCI

Con il Tour of Gaungxi 2017, vinto dal belga Tim Wellens, cala il sipario sulla stagione 2017 del ciclismo mondiale e l’UCI da l’arrivederci a tutti nel 2018 con il suo Gran Galà che ha chiamato a raccolta i principali protagonisti del ciclismo. Un evento ricco e sfarzoso a cui fa però da contraltare l’elevato numero di assenti tra i ciclisti che, vista la collocazione in calendario dell’evento, erano già alle prese con il meritato riposo.

A far da padrone di casa è, appunto, il nuovo Presidente dell’UCI David Lappartient che, dopo i complimenti di rito agli organizzatori del Giro del Guangxi, ha dato il via alla serata. Presente il nostro Luca Amazzone, triplo Campione Mondiale di paraciclismo, che ha fatto una commovente dedica alla sua famiglia come fonte principale di ispirazione per l’ottenimento di risultati cosi prestigiosi

Subito dopo, ecco arrivare una serie di video messaggi dei protagonisti della stagione: da Tom Dumoulin vincitore del Giro d’Italia e protagonista ai Mondiali nelle prove contro il tempo a Peter Sagan fresco di Triplete a Bergen che lo ha consacrato a storico protagonista del ciclismo internazionale; da Chris Froome autore di una rara doppietta Tour-Vuelta che ha sancito (se ce ne fosse stato bisogno) le doti del Keniano bianco di grande protagonista nelle corse a tappe e, questa volta, senza limitarsi al solo Giro di Francia, alla affascinante Annemiek Van Vleuten in rappresentanza del ciclismo rosa e reduce da una stagione assolutamente di primo piano.

Ultimo protagonista è stato Greg Van Avermaet, grande protagonista della Campagna del Nord e vincitore della Parigi-Roubaix e vincitore del World Tour.

Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Cassani: “L’Italia sta tornando ad alti livelli”

Cassani: “l’Italia è in forma con Vincenzo Nibali, Matteo Trentin e tanti giovani promettenti”

Cassani

Davide Cassani CT della Nazionale Italiana

Cassani torna a parlare a tre settimane dalla conclusione dei Mondiali di Bergen che hanno premiato per la terza volta consecutiva il fenomeno del ciclismo Peter Sagan. Il Commissario Tecnico della nazionale Italiana ha parlato dello stato di salute del nostro ciclismo: “L’Italia sta tornando sui livelli che gli competono, questo finale di stagione ne è l’evidente dimostrazione. Vincenzo Nibali ha trionfato a Il Lombardia e ai Campionati del Mondo siamo arrivati ad un soffio dalla medaglia grazie a Matteo Trentin che si è classificato quarto. Abbiamo alle spalle un manipolo di giovani di belle speranze che ha dimostrato una grande capacità di crescita e sono sicuro che il loro processo di maturazione fisico e tecnico potrà stupire”.
Il CT ha parlato a margine di un convegno sullo spreco alimentare che si è svolto a Bologna e si è anche soffermato su un episodio personale: “Il Giro dell’Emilia è sempre stata la mia corsa, l’ho conquistata per ben tre volte e proprio ai Giardini Margherita, nel 1995, ho vinto la mia ultima gara da professionista. Un ricordo bellissimo”.

 

Gianluca Zaghi intervista esclusiva per Ciclonews

Gianluca Zaghi noto restauratore di biciclette si racconta a www.ciclonews.biz

Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi è un personaggio senza età, energia di un teenager e animo profondo di uno che ha vissuto molte esperienze nella sua vita. La sua passione per il restauro delle biciclette vintage nasce quasi per caso ma ha una funzione quasi di nuova genesi e di rispetto per le cose in un mondo un cui il consumismo la fa da padrone. Dopo un periodo a New York torna nella sua Svizzera e inizia una meravigliosa avventura che ha raccontato nello splendido “Biciclette Vintage“. Scopriamo la sua storia in questa intervista.

Ciao Gianluca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il tuo libro “Biciclette Vintage”

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate e per l’attenzione a questo mondo affascinante ma un po’ di nicchia.

Sei un recuperatore, un creatore di sogni su due ruote, come nasce la tua passione per il restauro delle biciclette?

 

La mia passione nasce per caso e per necessita’. Nel 2010 mi trovai momentaneamente senza lavoro e avevo deciso che non sarei piu’ ritornato a fare l’impiegato. Con parecchio tempo libero a disposizione cominciai a pensare a che tipo di attivita’ potevo dedicarmi. Poi un amico mi telefona dal nulla e mi dice: “Visto che sei a casa a far nulla, vieni in bici a farti qualche giro…”.  Economicamente non potevo permettemi una bici nuova, e’ a quel punto che scoprii il mondo del vintage e comprai una Moser degli anni 70.

In un mondo industrializzato, la tua scelta immagino sia di cuore. Una bicicletta “artigianale” ha un’anima che una industriale non potrà mai avere. Concordi?

Certo oltre ad essere una scelta di cuore e’ soprattutto di occhi. La bellezza parla senza aver bisogno di didascalie. Le biciclette come tutti i prodotti di oggi non parlano di mani, di sudore, di maestria. Ma al contrario sanno di “robotica” appunto industriale. Ne risultano prodotti in serie e identici, semplicemente dei cloni, senz’anima nè bellezza.

Chi è il cliente medio di Gianluca Zaghi? Cosa vuole da una tua bicicletta?

Il mio cliente medio e’ uomo sopra la quarantina. Se e’ un collezionista cerca sempre “la chicca” o la bici che lo fa innamorare al primo colpo. Se invece viene da me per restaurare, si aspetta maestria e alla fine soddisfazione ed emozioni.

Restaurare un oggetto in disuso ha una funzione catartica e anche etica: passare da uno “scarto” a un prodotto. Quanta soddisfazione c’è in questo percorso?

Wow questa è una  domanda davvero  interessante a cui rispondere ed è di gran lunga la piu’ importante. La soddisfazione nel recuperare un oggetto dato per “morto” è pari a quella di un chirurgo nel rianimare un cuore che non batte piu’. Ma con le bici e gli oggetti c’è di piu’. Oggi la globalizzazione e la produzione di massa danno vita a prodotti e oggetti con un’obsolescenza programmata. Ora combattere contro questa obsolescenza e’ un po’ per Davide combattere contro Golia. Questo tipo di battaglia anche personale, impone un cambiamento culturale e un cambio di mentalità.

Hai una bicicletta (tua) a cui sei più legato?

Si ho una ALAN record del 1978 che uso frequentemente

C’è una bicicletta (restaurata per qualche cliente) a cui sei più legato? O che ti ha dato più soddisfazione recuperare?

Sì, devo dire piu’ di una. Ma mi piace ricordare una bicicletta che ho restaurato con l’aiuto del cliente, il Signor Soldati,  e che ha dato poi orgine al libro “biciclette Vintage”.

Pensi che fra 30 anni ci possa essere ancora spazio per il restauro delle biciclette attuali o il fascino sarà inferiore?

Credo tutto dipenda dai materiali e ancora da quella parola spaventosa “obsolescenza”. Fra 30 anni il carbonio ho paura sarà solo un ammasso di polvere e credo che ci sarà poco da restaurare. D’altra parte pero’ credo si guarderà magari agli anni 90, oggi ancora poco considerati. Oppure visto che i produttori attuali hanno inserito ancora in catalogo modelli in acciaio, si ripescheranno quelli. Come dire si restaurerà il “nuovo vintage”, prodotto ora.

C’è un ciclista del passato a cui sei più legato

In assoluto il mio ciclista preferito è Francesco Moser, è stato un grandissimo che ha segnato un’epoca a cui sono veramente molto legato

Cosa ne pensi del ciclismo moderno?

Penso che sia ancora uno sport affascinante, ma come tutti gli sport manca di “personaggi” in questo caso ciclisti con la C maiuscola. Come e’ successo per il calcio e il tennis, anche il ciclismo si e’ svuotato di questi uomini, rispetto al passato. Oggi ci sono due massimo 3 sportivi per tipologia di sport  che mi appassionano veramente. Prima ogni sport contava una ventina di questi personaggi.

C’è qualche ciclista attuale per cui Gianluca Zaghi ha un debole?

Se devo guardare al momento attuale posso indicare solo due nomi e basta: il primo è Peter Sagan perchè oltre a essere un grande campione, tre mondiali non si vincono per caso, è uno che sa dare spettacolo, fa divertire la gente e sa che il ciclismo è uno sport serio ma a volte ci sta anche scherzare. L’altro è il nostro Gianni Moscon, lui è un talento naturale incredibile, un campione nato. Sai, se mi avessi fatto questa domanda quindici anni fa, probabilmente avrei detto almeno 15 nomi, oggi di ciclisti che sanno dare emozioni vedo solo loro due.

 

Sagan: voglio vincere ad Innsbruck

Sagan vuole tentare la quaterna!

Sagan

Sagan sul Podio a Bergen

Sagan è un fenomeno, non ve lo veniamo certo ad insegnare noi e non era necessaria la vittoria di Bergen per capire come questo ragazzo venuto dalla Slovacchia avesse i crismi per entrare nell’olimpo del ciclismo mondiale e salire sul monte degli immortali di questa disciplina. Peter è riuscito nell’impresa di vincere tre mondiali di fila, cosa che nessuno, nemmeno il cannibale era riuscito a fare.

Quello che ha stupito il mondo e sicuramente noi italiani è stato il bellissimo gesto di dedicare lo storico traguardo al nostro Michele Scarponi: “Io e Michele eravamo amici, il nostro carattere era abbastanza simile. In tutti gli anni in gruppo non ho mai visto Michele triste, arrabbiato o abbattuto, nemmeno nelle difficoltà. Abbiamo corso a volte vicini in gruppo e ho nel cuore una bellissima cena a Livigno, lui era un leader e sapeva creare gruppo. Quando lo vedevo alle gare lo affiancavo sempre per pedalare con lui”.

Di lui parla lo scopritore Roberto Amodio: “Lo presi su segnalazione di Enrico Zanardo, arrivava dal ciclocross, al mondiale junior 2008 fece secondo e poi vinse l’oro in Val di Sole in MTB. Dopo un anno alla Dukla Trencin venne seguito da Slongo e capimmo subito che era un predestinato”.

Dopo la tappa Norvegese i riflettori mondiali si accenderanno il prossimo anno sull’Austria in un mondiale che si annuncia per scalatori alla Nibali, Froome, Aru ma questo non spaventa l’ex ciclocrossista: “Non c’è nulla di impossibile, la scorsa domenica il dislivello complessivo era 3600 metri non è tanto di più di quello che troveremo in Austria. Se mi preparo in modo adeguato penso di potermela giocare, poi tutto dipende dalla condizione: nel 2012, ad esempio, ho lottato con Nibali alla Tirreno-Adriatico”.

Quindi, signori, noi non inventiamo nulla dicendo che Sagan è un fenomeno ma prepariamoci a qualche numero il prossimo anni ad Innsbuck e, perché no, al Tour de France che sarà il trampolino per i mondiali.

Davide Cassani: Innsbruck 2018 sarà un mondiale per noi

Davide Cassani: Innsbruck 2018 obiettivo vittoria per l’Italia

Davide Cassani

Davide Cassani CT della Nazionale

Davide Cassani ha già archiviato il Mondiale di Bergen che ha visto la vittoria dello slovacco Peter Sagan che ha dedicato il successo al nostro Michele Scarponi. Il terzo successo di fila di “Peto” ha sicuramente accontentato tanti sportivi (anche italiani) che hanno comunque gioito (per la splendida dedica al nostro Michele Scarponi) anche se i nostri colori non sono saliti sul podio Norvegese. La vittoria di un Mondiale sfugge agli atleti tricolore dal 2008 quando fu Alessandro Ballan a trionfare sul traguardo di Varese. Bisogna dire che la nostra nazionale si è comportata bene, provando a più riprese ad animare e controllare la corsa, buone sono state le prove di De Marchi e di Gianni Moscon (squalificato per traino) nonché di Alberto Bettiol e Matteo Trentin che hanno dato battaglia nel finale. Nonostante l’impegno, però, dobbiamo accontentarci di un non certo luminoso quarto posto.

Che il risultato vada stretto a tutti è palese e non sono mancate le polemiche a mezzo social di molti tifosi Italiani ma va considerato che quello di Bergen è stato certamente il miglior mondiale della gestione Cassani. E proprio il CT, per cui sono piovute non poche accuse per l’affaire Moscon (“mi assumo ogni responsabilità per quanto successo a Gianni”), a questo punto, prova ad alzare l’asticella: “Ad Innsburk 2018 siamo pronti a competere per vincere”.

Quello di Innsbruck sarà un mondiale per scalatori, uno dei più duri di sempre da quando esiste la rassegna iridata e, viste le doti di molti nostri uomini, è possibile e lecito sognare una vittoria. Sicuramente l’uomo di punta sarà Vincenzo Nibali, uomo per gare a tappe, ma in grado di vincere  anche un Lombardia e di salire sul podio di Liegi e Sanremo. Accanto a lui Cassani potrà puntare su Fabio Aru e Gianni Moscon che sicuramente sapranno essere pedine importanti nel nostro scacchiere. Ma da qui ad Innsbruck la strada è ancora molto lunga, certo non si potrà non essere competitivi visto che, il prossimo anno, la maglia iridata mancherà dall’Italia da 10 anni