Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Cassani: “L’Italia sta tornando ad alti livelli”

Cassani: “l’Italia è in forma con Vincenzo Nibali, Matteo Trentin e tanti giovani promettenti”

Cassani

Davide Cassani CT della Nazionale Italiana

Cassani torna a parlare a tre settimane dalla conclusione dei Mondiali di Bergen che hanno premiato per la terza volta consecutiva il fenomeno del ciclismo Peter Sagan. Il Commissario Tecnico della nazionale Italiana ha parlato dello stato di salute del nostro ciclismo: “L’Italia sta tornando sui livelli che gli competono, questo finale di stagione ne è l’evidente dimostrazione. Vincenzo Nibali ha trionfato a Il Lombardia e ai Campionati del Mondo siamo arrivati ad un soffio dalla medaglia grazie a Matteo Trentin che si è classificato quarto. Abbiamo alle spalle un manipolo di giovani di belle speranze che ha dimostrato una grande capacità di crescita e sono sicuro che il loro processo di maturazione fisico e tecnico potrà stupire”.
Il CT ha parlato a margine di un convegno sullo spreco alimentare che si è svolto a Bologna e si è anche soffermato su un episodio personale: “Il Giro dell’Emilia è sempre stata la mia corsa, l’ho conquistata per ben tre volte e proprio ai Giardini Margherita, nel 1995, ho vinto la mia ultima gara da professionista. Un ricordo bellissimo”.

 

Gianluca Zaghi intervista esclusiva per Ciclonews

Gianluca Zaghi noto restauratore di biciclette si racconta a www.ciclonews.biz

Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi è un personaggio senza età, energia di un teenager e animo profondo di uno che ha vissuto molte esperienze nella sua vita. La sua passione per il restauro delle biciclette vintage nasce quasi per caso ma ha una funzione quasi di nuova genesi e di rispetto per le cose in un mondo un cui il consumismo la fa da padrone. Dopo un periodo a New York torna nella sua Svizzera e inizia una meravigliosa avventura che ha raccontato nello splendido “Biciclette Vintage“. Scopriamo la sua storia in questa intervista.

Ciao Gianluca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il tuo libro “Biciclette Vintage”

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate e per l’attenzione a questo mondo affascinante ma un po’ di nicchia.

Sei un recuperatore, un creatore di sogni su due ruote, come nasce la tua passione per il restauro delle biciclette?

 

La mia passione nasce per caso e per necessita’. Nel 2010 mi trovai momentaneamente senza lavoro e avevo deciso che non sarei piu’ ritornato a fare l’impiegato. Con parecchio tempo libero a disposizione cominciai a pensare a che tipo di attivita’ potevo dedicarmi. Poi un amico mi telefona dal nulla e mi dice: “Visto che sei a casa a far nulla, vieni in bici a farti qualche giro…”.  Economicamente non potevo permettemi una bici nuova, e’ a quel punto che scoprii il mondo del vintage e comprai una Moser degli anni 70.

In un mondo industrializzato, la tua scelta immagino sia di cuore. Una bicicletta “artigianale” ha un’anima che una industriale non potrà mai avere. Concordi?

Certo oltre ad essere una scelta di cuore e’ soprattutto di occhi. La bellezza parla senza aver bisogno di didascalie. Le biciclette come tutti i prodotti di oggi non parlano di mani, di sudore, di maestria. Ma al contrario sanno di “robotica” appunto industriale. Ne risultano prodotti in serie e identici, semplicemente dei cloni, senz’anima nè bellezza.

Chi è il cliente medio di Gianluca Zaghi? Cosa vuole da una tua bicicletta?

Il mio cliente medio e’ uomo sopra la quarantina. Se e’ un collezionista cerca sempre “la chicca” o la bici che lo fa innamorare al primo colpo. Se invece viene da me per restaurare, si aspetta maestria e alla fine soddisfazione ed emozioni.

Restaurare un oggetto in disuso ha una funzione catartica e anche etica: passare da uno “scarto” a un prodotto. Quanta soddisfazione c’è in questo percorso?

Wow questa è una  domanda davvero  interessante a cui rispondere ed è di gran lunga la piu’ importante. La soddisfazione nel recuperare un oggetto dato per “morto” è pari a quella di un chirurgo nel rianimare un cuore che non batte piu’. Ma con le bici e gli oggetti c’è di piu’. Oggi la globalizzazione e la produzione di massa danno vita a prodotti e oggetti con un’obsolescenza programmata. Ora combattere contro questa obsolescenza e’ un po’ per Davide combattere contro Golia. Questo tipo di battaglia anche personale, impone un cambiamento culturale e un cambio di mentalità.

Hai una bicicletta (tua) a cui sei più legato?

Si ho una ALAN record del 1978 che uso frequentemente

C’è una bicicletta (restaurata per qualche cliente) a cui sei più legato? O che ti ha dato più soddisfazione recuperare?

Sì, devo dire piu’ di una. Ma mi piace ricordare una bicicletta che ho restaurato con l’aiuto del cliente, il Signor Soldati,  e che ha dato poi orgine al libro “biciclette Vintage”.

Pensi che fra 30 anni ci possa essere ancora spazio per il restauro delle biciclette attuali o il fascino sarà inferiore?

Credo tutto dipenda dai materiali e ancora da quella parola spaventosa “obsolescenza”. Fra 30 anni il carbonio ho paura sarà solo un ammasso di polvere e credo che ci sarà poco da restaurare. D’altra parte pero’ credo si guarderà magari agli anni 90, oggi ancora poco considerati. Oppure visto che i produttori attuali hanno inserito ancora in catalogo modelli in acciaio, si ripescheranno quelli. Come dire si restaurerà il “nuovo vintage”, prodotto ora.

C’è un ciclista del passato a cui sei più legato

In assoluto il mio ciclista preferito è Francesco Moser, è stato un grandissimo che ha segnato un’epoca a cui sono veramente molto legato

Cosa ne pensi del ciclismo moderno?

Penso che sia ancora uno sport affascinante, ma come tutti gli sport manca di “personaggi” in questo caso ciclisti con la C maiuscola. Come e’ successo per il calcio e il tennis, anche il ciclismo si e’ svuotato di questi uomini, rispetto al passato. Oggi ci sono due massimo 3 sportivi per tipologia di sport  che mi appassionano veramente. Prima ogni sport contava una ventina di questi personaggi.

C’è qualche ciclista attuale per cui Gianluca Zaghi ha un debole?

Se devo guardare al momento attuale posso indicare solo due nomi e basta: il primo è Peter Sagan perchè oltre a essere un grande campione, tre mondiali non si vincono per caso, è uno che sa dare spettacolo, fa divertire la gente e sa che il ciclismo è uno sport serio ma a volte ci sta anche scherzare. L’altro è il nostro Gianni Moscon, lui è un talento naturale incredibile, un campione nato. Sai, se mi avessi fatto questa domanda quindici anni fa, probabilmente avrei detto almeno 15 nomi, oggi di ciclisti che sanno dare emozioni vedo solo loro due.

 

Sagan: voglio vincere ad Innsbruck

Sagan vuole tentare la quaterna!

Sagan

Sagan sul Podio a Bergen

Sagan è un fenomeno, non ve lo veniamo certo ad insegnare noi e non era necessaria la vittoria di Bergen per capire come questo ragazzo venuto dalla Slovacchia avesse i crismi per entrare nell’olimpo del ciclismo mondiale e salire sul monte degli immortali di questa disciplina. Peter è riuscito nell’impresa di vincere tre mondiali di fila, cosa che nessuno, nemmeno il cannibale era riuscito a fare.

Quello che ha stupito il mondo e sicuramente noi italiani è stato il bellissimo gesto di dedicare lo storico traguardo al nostro Michele Scarponi: “Io e Michele eravamo amici, il nostro carattere era abbastanza simile. In tutti gli anni in gruppo non ho mai visto Michele triste, arrabbiato o abbattuto, nemmeno nelle difficoltà. Abbiamo corso a volte vicini in gruppo e ho nel cuore una bellissima cena a Livigno, lui era un leader e sapeva creare gruppo. Quando lo vedevo alle gare lo affiancavo sempre per pedalare con lui”.

Di lui parla lo scopritore Roberto Amodio: “Lo presi su segnalazione di Enrico Zanardo, arrivava dal ciclocross, al mondiale junior 2008 fece secondo e poi vinse l’oro in Val di Sole in MTB. Dopo un anno alla Dukla Trencin venne seguito da Slongo e capimmo subito che era un predestinato”.

Dopo la tappa Norvegese i riflettori mondiali si accenderanno il prossimo anno sull’Austria in un mondiale che si annuncia per scalatori alla Nibali, Froome, Aru ma questo non spaventa l’ex ciclocrossista: “Non c’è nulla di impossibile, la scorsa domenica il dislivello complessivo era 3600 metri non è tanto di più di quello che troveremo in Austria. Se mi preparo in modo adeguato penso di potermela giocare, poi tutto dipende dalla condizione: nel 2012, ad esempio, ho lottato con Nibali alla Tirreno-Adriatico”.

Quindi, signori, noi non inventiamo nulla dicendo che Sagan è un fenomeno ma prepariamoci a qualche numero il prossimo anni ad Innsbuck e, perché no, al Tour de France che sarà il trampolino per i mondiali.

Davide Cassani: Innsbruck 2018 sarà un mondiale per noi

Davide Cassani: Innsbruck 2018 obiettivo vittoria per l’Italia

Davide Cassani

Davide Cassani CT della Nazionale

Davide Cassani ha già archiviato il Mondiale di Bergen che ha visto la vittoria dello slovacco Peter Sagan che ha dedicato il successo al nostro Michele Scarponi. Il terzo successo di fila di “Peto” ha sicuramente accontentato tanti sportivi (anche italiani) che hanno comunque gioito (per la splendida dedica al nostro Michele Scarponi) anche se i nostri colori non sono saliti sul podio Norvegese. La vittoria di un Mondiale sfugge agli atleti tricolore dal 2008 quando fu Alessandro Ballan a trionfare sul traguardo di Varese. Bisogna dire che la nostra nazionale si è comportata bene, provando a più riprese ad animare e controllare la corsa, buone sono state le prove di De Marchi e di Gianni Moscon (squalificato per traino) nonché di Alberto Bettiol e Matteo Trentin che hanno dato battaglia nel finale. Nonostante l’impegno, però, dobbiamo accontentarci di un non certo luminoso quarto posto.

Che il risultato vada stretto a tutti è palese e non sono mancate le polemiche a mezzo social di molti tifosi Italiani ma va considerato che quello di Bergen è stato certamente il miglior mondiale della gestione Cassani. E proprio il CT, per cui sono piovute non poche accuse per l’affaire Moscon (“mi assumo ogni responsabilità per quanto successo a Gianni”), a questo punto, prova ad alzare l’asticella: “Ad Innsburk 2018 siamo pronti a competere per vincere”.

Quello di Innsbruck sarà un mondiale per scalatori, uno dei più duri di sempre da quando esiste la rassegna iridata e, viste le doti di molti nostri uomini, è possibile e lecito sognare una vittoria. Sicuramente l’uomo di punta sarà Vincenzo Nibali, uomo per gare a tappe, ma in grado di vincere  anche un Lombardia e di salire sul podio di Liegi e Sanremo. Accanto a lui Cassani potrà puntare su Fabio Aru e Gianni Moscon che sicuramente sapranno essere pedine importanti nel nostro scacchiere. Ma da qui ad Innsbruck la strada è ancora molto lunga, certo non si potrà non essere competitivi visto che, il prossimo anno, la maglia iridata mancherà dall’Italia da 10 anni

Anna ringrazia Peter Sagan per la dedica a Michele

Anna ringrazia il tre volte Campione del Mondo

anna ringrazia

Anna Scarponi con Frenkie

Anna ringrazia Peter, la vedova Scarponi è rimasta, come tutti quelli che hanno amato Michele, colpita e profondamente commossa per il pensiero che l’atleta slovacco ha espresso subito dopo la storica vittoria del Mondiale di Bergen.

Fin da subito le parole dello slovacco Peter Sagan ci hanno colpito al cuore. Ci hanno colpito per la spontaneità e per il fatto che, in un momento di pura esaltazione dell’individuo, Peter ha riposto il proprio io e, cosa assolutamente non banale, ha preferito parlare dell’ex amico scomparso che autoincensarsi per l’incredibile e storico traguardo raggiunto. “Michele era una persona speciale, non era mai triste e dava sempre energia positiva. Domani (oggi ndr) sarebbe stato il suo compleanno, manca a tutto il gruppo. Questa vittoria è per Michele” questo il commosso ricordo del tricampione mondiale.

Cosi come il nostro cuore è sobbalzato sentendo queste parole, non osiamo immaginale come si sia sentita Anna Tommasi che ha visto la memoria del marito onorata in mondo visione da uno degli atleti più rappresentativi del ciclismo attuale. Anna ha voluto rendere omaggio a Peter con un messaggio a mezzo Tweeter:

«Grazie @petosagan e infiniti complimenti per la vittoria #gratitudine». 

 

 

Sagan la vittoria è per Michele Scarponi

Sagan dopo la vittoria lancia una dedica commovente

Sagan

Il volto di Peter Sagan mentre parla di Michele Scarponi

Sagan, lo sappiamo, è un campione istrionico, uno di quelli che o lo ami o lo odi, uno che esce dagli schemi, uno che non te la manda a dire. Sagan è uno che viene squalificato al Tour (per una follia dell’organizzazione), è uno che si taglia di netto la chioma e si presenta rasato a zero, è uno che gli sponsor non possono che adorare per la sua capacità mediatica anche senza parlare.

Sagan non è uno che ama parlare troppo, anzi è uno che ama parlare con i fatti, punto. Ma quando parla Peter non è mai banale e non lo è nemmeno oggi. Non lo è nel giorno in cui entra nell’olimpo del ciclismo con un record che nessuno ha mai fatto: tre mondiali vinti, tre mondiali vinti di fila, nemmeno il cannibale aveva osato tanto.
Ecco ora Sagan puoi amarlo od odiarlo ma quando uno fa un’impresa così ed arriva alla intervista di rito e…. e la prima dedica è: “questa vittoria è per Michele Scarponi, domani sarebbe stato il suo compleanno ma un incidente l’ha portato via”. Beh quando uno dice queste cose nel momento in cui avrebbe potuto pensare solo alla gloria personale, beh uno cosi, scusateci, ma noi lo adoriamo.

Peter Sagan: io sono leggenda!

Peter Sagan entra nella storia del ciclismo: mai nessuno aveva fatto tripletta ai mondiali

Peter Sagan

Il fotogfnish premia Peter Sagan

Peter Sagan Campione del Mondo, Campione del Mondo, Campione del Mondo non è Nando Martellini che urla nel 1982 ma la storia che si scrive nel 2017. Era uno dei nomi caldi, caldissimi ma in una gara come il mondiale non c’è mai nulla di scritto, troppe le variabili di una corsa oltre i 250km. Tantissimi gli avversari affamati di quell’iride che rende immortali. Peter non ha temuto, pur sempre privo di una squadra all’altezza delle manifestazioni mondiali, con calma ha controllato la corsa dalla pancia del gruppo. Ha resistito alla potenza dell’uomo di casa,  Alexander Kristoff. 

Corsa segnata da una fuga alla mattina e movimentata solo dal tentativo all’ultimo giro di Julian Alaphilippe su Salmon Hill, al quale si è agganciato un generosissimo Gianni Moscon, caduto in precedenza, che però è stato staccato sul tratto in pavé a quattro chilometri dalla fine. Il francese va come un treno. Poi il black-out televisivo, due chilometri di immagini senza corridori ed ecco che spunta il gruppo. Ripreso il francese e Gianni negli ultimi due chilometri si passa sotto la flamme rouge con Christopher Juul-Jensen che prova l’anticipo ma la volata è la soluzione logica.

E la volata di Bergen si chiude con la storica tripletta dello slovacco, per un nonnulla, per un quarto di ruota Sagan entra nella storia con un triplete inimmaginabile. Bronzo per Michael Matthews, mentre per l’Italia c’è Matteo Trentin che chiude con un buon quarto posto. La luce è tutta per Peter e per la sua dedica a Michele Scarponi!

 

Il pizzaiolo Zamparella sforna il trionfo

Il pizzaiolo Zamparella dal forno al trionfo

Il pizzaiolo Zamparella

Il pizzaiolo Zamparella

Il pizzaiolo Zamparella bette il nazionale Diego Ulissi. Abbiamo parlato del risultato a sorpresa del 14esimo Memoria Marco Pantani. E’ stata una gara davvero gagliarda quella del portacolori della Amore & Vita -Selle SMP che si è sciroppato 145 km di fuga coronata con una tanto bella quanto insperata vittoria. Una settimana prima, in Canada, Diego Ulissi si prendeva la soddisfazione di battere in volata niente meno che il Campione del Mondo Peter Sagan e il Campione Olimpico Greg Van Avermaet. E mentre al di là dell’Oceano Atlantico il buon Diego alzava le braccia al cielo cosa faceva Marzo Zamparella?

Udite, udite, Marco Zamparella sfornava pizze! Si avete capito bene sfornava pizze. Una storia stupenda che ci fa piacere raccontare. Il mondo del ciclismo ha le sue luci ma anche le zone meno note. E il corridore classe 1987 all’arrivo ha raccontato la sua storia: “Non posso vivere solo col ciclismo e quindi oltre alle corse, quelle alle quali la nostra squadra riesce a partecipare, tiro avanti facendo le pizze a San Miniato” ha detto il toscano a fine corsa.

Bravo Marco, l’altro Marco dall’alto, sarà fiero della tua energia!

 

Peter Sagan a quota 100 vittorie

Peter Sagan raggiunge le 100 vittorie in carriera

Peter Sagan

Peter Sagan fa 100!

Peter Sagan vince, per la seconda volta consecutiva, il GP Quebec 2017. Il bicampione iridato in carica raggiunge quindi la vittoria numero 100 della sua carriera. Lo slovacco della Bora – Hansgrohe ha avuto la meglio in  su Greg Van Avermaet (Bmc Racing Team) e Michael Matthews (Team Sunweb).
Corsa tiratissima sin dall’avvio  con una fuga composta da Tosh Van Der Sande, Baptiste Planckaert  e Tyler Williams che riesce a guadagnare fino a cinque minuti per poi essere lentamente ripresa dal gruppo quando entrano in gioco le squadre dei velocisti.

Dopo il ricongiungimento sono il Team Sky e la Bora – Hansgrohe che si incaricano di tenere molto alta l’andatura. Ci prova Roman Kreuziger rompedo gli indugi ai meno quattro chilometri all’arrivo ma il suo tentativo naufraga.

Ai meno trecento metri esce Peter Sagan che vince senza problemi: è la vittoria numero 100 per il campione slovacco che, dopo un periodo di riposo, ritorna alla grande alle corse e comincia al meglio la mini preparazione in vista di Bergen 2017.