Colnago biciclette simbolo del ciclismo mondiale

Colnago da bottega a marchio planetario

Colnago una storia nata nel 1952 su impulso dell’ex ciclista Ernesto, che abbraccia campioni eterni come Eddy Merckx, Giuseppe Saronni

Colnago

Colnago

Colnago biciclette da sempre di qualità nasce dall’idea di Ernesto Colnago, uomo attento, classe 1932. Il piccolo Ernesto nel 1944 inizia a lavorare nell’officina di Dante Fumagalli, dove iniziò ad usare il cannello da saldatore. Due anni dopo Colnago si avvicinò al mondo del ciclismo ottenendo 13 vittorie in carriera.

Nel 1952, Ernesto Colnago dà vita ad una piccola bottega artigiana specializzata nella produzione di biciclette con sede a Cambiago (in provincia di Milano). In quel periodo Ernesto si divideva tra le corse e la produzione con interessanti successi in entrambe i campi.

Il 1956 fu l’anno del matrimonio con Vincenzina Ronchi (recentemente scomparsa) e l’anno successivo dalla produzione di Cambiago uscì la bicicletta che portò Gastone Nencini alla vittoria del Giro d’Italia. In quell’anno Colnago inventò anche la piegatura dei foderi delle forcelle a freddo.

Ernesto forte della sua competenza si impegnò a lungo come meccanico a supporto della nazionale italiana.

Ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 , Luigi Arienti vinse la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre con una bici Colnago.

Nel 1969 l’azienda introdusse le congiunzioni in microfusione, molto più resistenti di quelle fino ad allora esistenti

Colnago: il Logo

Colnago: il Logo

cambiando radicalmente il modo di produrre telai.

Il 1970 è un anno importante per l’azienda che assume l’asso di fiori come logo che ormai è mondialmente riconosciuto come eccellenza nella produzione ciclistica.

La volontà di crescita del know how aziendale porta alla creazione della bicicletta per il record dell’ora di Eddy Merckx, è il 1972 e con un immane lavoro di ricerca sui materiali prende vita un modello che, grazie a tubazioni speciali, componenti estremamente alleggeriti e al genio di Ernesto Colnago, arriva a pesare solamente 5.500 grammi.

La volontà innovativa ed evolutiva del patron, porta il nome Colnago ad essere associato come sponsor di una squadra professionistica ed in particolare a quello di Giuseppe Saronni. Il legame tra Beppe ed Ernesto diventerà talmente solido da perdurare ancora oggi con la fornitura delle biciclette al team UAE Abu Dhabi.
Nel 1979, Ernesto Colnago produce una bicicletta speciale, laminata in oro, che nell’agosto di quell’anno verrà consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre Woityla

Gli anni 80 sono un periodo di grandi investimenti aziendali in ricerca e sviluppo su materiali e progetti, nel 1986 inizia la parte una fruttuosa collaborazione con Ferrari che nel 1987 consente di dare la luce al la bicicletta Concept, con tubi in fibra di carbonio, ruote composite a tre raggi e cambio inglobato nella corona. Proprio l’introduzione del carbonio sarà uno dei plus della produzione del marchio milanese.

Nel 1995 ecco che le prime bici in carbonio di Colnago debuttano alla Parigi-Roubaix, l’inferno del Nord tra fango e pavè. Il patron Giorgio Squinzi è preoccupato che i modelli non reggano allo stress della corsa, lo stesso Ernesto iniziò a temere ma quando Franco Ballerini uscì da una nuvola di polvere per entrare nel velodromo più famoso al mondo la gioia fu totale.

Ernesto Colnago è stato nella sua carriera anche promotore di importanti eventi ciclistici: nel 2002 la cronometro decisiva per l’assegnazione del Giro d’Italia prese il via proprio a Cambiago dallo stabilimento della casa produttrice.

Oggi Colnago produce più di 15 mila gioielli all’anno che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del «made in Italy»

Con le sue biciclette hanno corso, vinto e a scritto pagine memorabili di storia del ciclismo, campioni del calibro di Fiorenzo Magni, Gastone Nencini, Eddy Merckx, Giuseppe Saronni, Gianni Motta, Gibì Baronchelli, Michele Dancelli, Gianni Bugno, Oscar Freire, Johan Museeuw, Tony Rominger, Pavel Tonkov, Yaroslaw Popovych, Erik Zabel e Alessandro Petacchi.

Un pirata in cielo: recensione del libro

Un pirata in cielo di Riccardo Clementi

Un pirata in cielo di Riccardo Clementi è uno splendido viaggio nell’Italia degli anni 90 divisa tra le disillusioni della politica e il sogno di un uomo piccolo e calvo che fa sognare un’intera nazione: Marco Pantani

Un pirata in cielo

Un pirata in cielo

Un pirata in cielo, scritto da Riccardo Clementi ed edito da Urbone Publishing è un lavoro di puro amore per un campione che nessuno riuscirà mai a dimenticare. Un campione che ha stravolto le abitudini degli italiani pronti a rinunciare a tutto pur di godersi uno scatto del Pirata.

Il libro è piacevolissimo, scorre come la catena della bicicletta del Pirata quando si alzava sui pedali, parte da quel 1994 quando al Giro della “sorpresa” Eugenio Berzin (che spodestò il mostro sacro Miguel Indurain) il mondo si accorse di quel ragazzo magro e stempiato che avrebbe fatto a lungo parlare di se.

Si passa poi dal 1995 con la sfortunata non partecipazione al Giro ma con le imprese al Tour de France allo sfortunato incidente alla Milano-Torino e al Tour de France del 1997 al 1998 anno d’oro per Marco Pantani. L’emozione scorre tra le righe e le pagine del libro ripercorrendo quell’incredibile battaglia con Pavel Tonkov e quell’indimenticabile luglio ’98 in cui il Pirata sembrava tagliato fuori da giochi ma con una azione da fenomeno andò a prendesi il magico Doublete Giro-Tour!

Inevitabile l’affrontare il triste epilogo del Giro d’Italia 1999. “Un pirata in Cielo” è un libro ideale per ricordare il grandissimo Marco Pantani, un  libro piacevole e molto personale in cui l’autore lascia trasparire tutto l’amore e la passione che questo piccolo grande uomo ha acceso in ognuno di noi!

 

14 sono i capitoli di questo libro.

14 come l’amore nella notte di San Valentino;

14 come il numero di tappa della prima vittoria;

14 come i successi tra Giro e Tour prima del 5 giugno 1999;

14 come gli anni di vuoto incolmabile senza Marco Pantani, il Pirata…

Gesto dell’ombrello un “classico” dello sport

Il gesto dell’ombrello non è poi cosi raro nel mondo dello sport e non solo

Gesto dell'ombrello

Gesti dell’ombrello famosi

Il gesto dell’ombrello fatto oggi da Lars Boom sul traguardo della quinta tappa del Binck Bank Tour non è un caso isolato sia nel mondo del ciclismo che dello sport ma in generale è spesso usato da politici, sportivi e cantanti.

Gesto volgare e sicuramente privo di classe il gesto dell’ombrello è diventato ormai un gesto comune.

Il gesto dell’ombrello nel ciclismo

Come detto quello di Boom non è un caso isolato anche nel mondo del ciclismo, ricordiamo tutti Stefano Pirazzi che al Giro d’Italia del 2014 tagliando il traguardo di Vittorio Veneto dedicò l’ombrello a tutti i suoi detrattori. Lo stesso gesto venne fatto dall’ormai veterano Pavel Tonkov che sempre al Giro (ma di dieci anni prima) sull’arrivo di Fondo Sarnico dedicò il gesto dell’ombrello “a tutti quelli che mi criticano”. Nel 2010 toccò a Mark Cavendish fare il gesto dell’ombrello al Giro di Romandia.

Il gesto dell’ombrello nello sport

Tanti i casi nel calcio: su tutti ricordiamo quello di Paul Pogba in Francia-Albania agli Europei del 2016. Famoso anche l’ombrello di Massimo Moratti nel derby col Milan del figliol prodigo Ronaldo e quello di Diego Maradona rivolto ad Equitalia.

Il gesto dell’ombrello dei personaggi famosi

E’ un classico degli anni novanta e di Umberto Bossi leader della Lega ma anche il suo storico alleato Silvio Berlusconi nel 2008 “mimò” il famigerato gesto.

L’ombrello più famoso e divertente resta comunque quello del mitico Alberto Sordi nel film i Vitelloni in cui passando in auto vicino a un gruppo di operai fece, al grido “lavoratoriiiiiii” il gesto dell’ombrello!