Jimmy Duquennoy muore a 23 anni

Jimmy Duquennoy, ciclista belga della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto a seguito di un infarto che lo ha colto nella sua casa di Tournai.

 Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy, ciclista belga di soli 23 anni è deceduto nella sua casa di Tournai a seguito di un infarto. Il corridore  professionista della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto ieri sera a causa di una crisi cardiaca patita imentre era sul proprio letto.

Mercoledì Jimmy aveva preso parte al Sparkassen Münsterland Giro, classica tedesca di fine stagione che non aveva però portato a termine

La sua squadra, la WB-Aqua Protect-Veranclassic, ha pubblicato un post sui canali social:

“Abbiamo appreso stamane la terribile notizia della morte di Jimmy Duquennoy. Jimmy è morto improvvisamente ieri sera a casa sua. Aveva 23 anni. Questo ragazzo era il più gioviale, gentile, aperto dei ragazzi. Aveva iniziato la sua carriera nella nostra formazione giovanile Color-Code-Aquality Protect prima di realizzare il suo sogno di diventare professionista con la Wallonie Bruxelles nel 2016. Siamo vicini alla famiglia e ai parenti di Jimmy. RIP”

 Jimmy Duquennoy: biografia

Jimmy era nato il 

Jimmy Duquennoy nella stagione 2015 firma un contratto con la formazione Continental “Codice-Protect colore Aquality” mettendosi in luce come ciclista adatto alle fughe e ottenendo cinque podi ma senza ottenere vittorie. Nella Parigi-Roubaix dedicata alle giovani speranze ottiene un interessante settimo posto.

Jimmy Duquennoy viene reclutato per la stagione 2016 dallaWallonie Bruxelles-Group Protect e passa quindi professionalmente facendo il suo esordio alla Étoile de Bessèges e ha conquistato il nono posto al Memorial di Philippe Van Coningsloo e il decimo posto della Arnhem Veenendaal Classic.

La sua formazione, Vallonia Brussels-Group Protect , ottiene una licenza continentale professionale per la stagione 2017 in cui Jimmy Duquennoy continua a dimostrare la sua attitudine da uomo per le fughe.

Nel marzo 2018 , ha concluso decimo nella gara Across West Flanders-Johan Museeuw Classic vinta dal francese Rémi Cavagna e ha preso parte alla Gent-Wevelgem e alla Parigi-Roubaix .

Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

 

Michael Goolaerts avrà un tratto alla Parigi-Roubaix

Michael Goolaerts avrà un tratto in memoria alla Roubaix

Michael Goolaerts avrà un tratto della Parigi-Roubaix intitolato alla sua memoria dopo la tragica scomparsa nell’edizione 2018

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts avrà uno dei sette tratti in pavé intitolato alla sua memoria, ad annunciarlo sono stati gli organizzatori di ASO che vogliono in questo modo onorare la memoria del giovane ciclista deceduto durante l’edizione 2018.

 

Il corridore belga è caduto a terra lo scorso mese di aprile mentre era a circa la metà della Parigi-Roubaix, a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo. Inizialmente sembrava che la causa del decesso potesse essere l’impatto con il suolo ma in realtà Michael fu vittima di un arresto cardiaco.

L’emittente francese Radio 2 ha riferito che la gara cambierà il nome del pavé secteur di 3 km a Biastre, il “Secteur Pavé Michael Goolaerts“, con una presentazione ufficiale e l’inaugurazione di una stele che si terrà domenica 10 giugno.

Il 23enne si è schiantato proprio in quel tratto di pavé mentre la gara era entrata nel vivo costringendo Goolaerts a lavorare instancabilmente per colmare il divario con ancora 100 km dalla fine. Sfortunatamente Goolaerts ha sofferto di un arresto cardiaco ed è stato trasportato in aereo in un vicino ospedale di Lille prima di essere dichiarato morto.

La famiglia e gli amici parteciperanno alla presentazione per ricordare il giovane corridore che gareggiava per la Verandas Willems-Crelan, la stessa squadra di Wout Van Aert.

Ricordando il giovane Michael Goolaerts, i tributi si estenderanno a tutti i ciclisti vittime della strada e a  Heistse Pijl il lunedì quando il piccolo evento di un giorno si concluderà nella città natale del compianto corridore di Heist-op-den-Berg, destinata a diventare una data annuale del ricordo del ciclista belga.

Dall’incidente, il team eVerandas Willems-Crelan, ha ricordato la  memoria di Michael Goolaerts usando l’hashtag # All4Goolie ad ogni gara e indossando bracciali neri, rispettando un minuto di silenzio a Brabantse Pijl dopo la prematura scomparsa.

Evaldas Siskevicius oltre il risultato

 

Evaldas Siskevicius quando vincere non è l’unica cosa che conta

Evaldas Siskevicius della Delko Marseille Provence KTM ha scritto una bella pagina di sport nella triste Parigi-Roubaix segnata dalla morte di Goolaerts

Evaldas Siskevicius al velodromo

Evaldas Siskevicius al velodromo

Evaldas Siskevicius ovvero quando l’importante è partecipare e non vincere. In uno mondo dello sport in cui tutto è portato all’esasperazione (spesso con assurdi casi di doping), la storia del corridore della Delko Marseille Provence KTM è un esempio di come la voglia di gareggiare è viene prima del risultato.

Evaldas Siskevicius domenica si è reso protagonista di una giornata particolare e per certi versi sfortunata tanto da guadagnarsi un servizio dedicato dall’emittente belga VRT, come il vincitore Peter Sagan.

La Paris Roubaix viene definita come la regina delle classiche a testimonianza della sua difficoltà e prendervi parte (o completarla) per molti atleti resta un sogno irrealizzato. Per questo il lituano, pur rimanendo staccato quando mancavano ancora molti chilometri al leggendario velodromo non si è dato per vinto. Salire in ammiraglia a volte potrebbe essere molto comodo ma è l’ultimo pensiero di un qualunque ciclista. Isolato, senza compagni di team ma anche avversari non ha messo il piede a terra anzi, ha voluto continuare lo stesso la sua prova con l’ombra del camion scopa (che raccoglie i corridori ritiratisi) alle sue spalle.

Quando Peter Sagan ha alzato le braccia per celebrare il successo, Siskevicius doveva ancora entrare negli ultimi 30 km di gara, la sfortuna l’ha portato a forare sul Carrefour de l’Arbre ma la grinta non l’ha mollato: ha sfruttato la presenza di una ammiraglia sul carro attrezzi di fine corsa (causa problema meccanico la vettura non ha potuto proseguire), ha recuperato una ruota e ha sostituito quella bucata.

Il pubblico del ciclismo, lo sappiamo è unico, e così gli ultimi chilometri sono trascorsi tra l’applauso dei tifosi ancora presenti a bordo strada, tra le urla di incitamento e un mal di gambe pazzesco. Peter Sagan aveva tagliato il traguardo esattamente un’ora prima ma ecco che il lituano si è presentato al cancello dell’impianto ma, brutta sorpresa, era chiuso!  Gli organizzatori hanno chiaramente capito il simbolismo di tagliare il traguardo, hanno aperto la sbarra consentendo a Evaldas Siskevicius di percorrere gli ultimi metri sul velodromo e completare la sua “strana” impresa di giornata.

 

Ciclismo le tragedie che hanno segnato lo sport

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti sono molteplici da Cepeda a Casartelli, da Weylandt a Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie sono purtroppo abbastanza frequenti, non tutti ritengono il nostro uno sport pericoloso ma in realtà lo è sempre stato. Negli ultimi anni le autorità hanno introdotto una serie di accorgimenti per ridurre la rischiosità in corsa ma questo non è sinonimo di annullamento dei rischi di infortuni o tragedie.

Già l’inserimento obbligatorio del casco che inizialmente raccolse perplessità da parte di una fetta del plotone, aveva incrementato non di poco la sicurezza ora si spera che altre introduzioni possano ulteriormente ridurre la percentuale di rischiosità ma sicuramente senza la possibilità di annullarla.

L’ultima tragedia ha colpito Michael Goolaerts della Veranda’s Willems-Crelan, spirato a soli 23 anni dopo un terribile attacco cardo-respiratorio mentre stava affrontando il settore numero 28 di pavé la Parigi-Roubaix.

Il giovane atleta è stato soccorso con defibrillatore,  trasportato all’Ospedale di Lille in gravissime condizioni ma si è spento nella tarda serata di domenica 8 aprile.

La sua scomparsa si aggiunge al lungo e triste elenco di lutti che hanno colpito il mondo del ciclismo. Da Serse Coppi  a Fabio Casartelli, da Andrei Kivilev a Wouter Weylandt sono troppi i corridori che hanno perso la vita in sella alla propria bicicletta.

  • 1935: Armando Cepeda, spagnolo, muore cadendo in un burrone durante una tappa del Tour de France.
  • 1951: Serse Coppi, fratello del campionissimo Fausto, cade nell’ultimo chilometro del Giro del Piemonte, per lui l’impatto sarà fatale lasciando un vuoto nell’anima del fratello.
  • 1967: un arresto cardiaco (dettato da un cocktail letale) stronca l’inglese Tony Simpson durante la salita al Mont Ventoux al Tour de France
  • 1984: Joachim Agostinho, icona del ciclismo portoghese, cade durante una tappa al Tour d’Algarve causata da un cane, muore una decima di giorni.
  • 1987: a Benidorm in occasione del Trophée Luis-Puig un’autovettura investe e uccide Vicente Mata.
  • 1987: durante il Tour di Haut Var, cade in discesa e muore Michel Goffin
  • 1995: Il campione olimpico di Barcellona 1992 Fabio Casartelli, compagno di squadra di Lance Armstrong alla Motorola, muore per una caduta durante la discesa del Portet-d’Aspet nella15^ tappa del Tour de France
  • 1999: al Giro di Catalogna lo spagnolo Manuel Sanroma muore dopo una brutta caduta
  • 2003: il Corridore della Cofidis Andrei Kivilev cade nel finale della seconda tappa della Parigi-Nizza riportando una terribile frattura dell’osso frontale con danni cerebrali. Muore la mattina seguente.
  • 2005: Subita al Naranco l’italiano Alessio Galletti viene colpito da un arresto cardiaco
  • 2006: lo spagnolo Isaac Galvez colpisce una balaustra durante la sei giorni di Gand dopo un contatto con il belga Dimitri De Fauw. Vano il trasporto in ospedale
  • 2010: Giro del Friuli, Thomas Casarotto finisce contro un’automobile, l’impatto è devastante, morirà qualche giorno dopo.
  • 2011: il belga Wouter Weylandt della Leopard-Trek muore durante la terza tappa al Giro d’Italia. Per lui è fatale l’impatto contro un muro durante la discesa del Passo del Bloccoù2016: Gent-Wevelgem, Antoine Demoitié, del team Wanty-Groupe Robert, viene colpito da una moto durante la classica, trasportato d’urgenza in ospedale morirà poche ore dopo.
  • 2016: Criterium International, durante la prima tappa il corridore belga Daan Myngheer viene colpito da un infarto, trasportato all’Ospedale di Ajaccio morirà dopo qualche giorno.
  • 2017: Michele Scarponi perde la vita durante un allenamento, investito da un furgone a un incrocio vicino a casa sua.

Samuele Manfredi secondo alla Parigi-Roubaix

Samuele Manfredi secondo alla Roubaix Juniores, vince Askey

Samuele Manfredi conquista il secondo posto nella Parigi-Roubaix juniores dopo averla dominata dal primo all’ultimo chilometro. Vince Lewis Askey

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi ligure della Work Service Romagnano domina dal primo all’ultimo chilometro la  Parigi-Roubaix juniores ma, dopo una prova gagliarda e generosa sulle pietre deve arrendersi al Lewis Askey è riuscito a precedere lo scatenato corridore di Loano.

Manfredi e Askey hanno dato spettacolo con uno splendido attacco ai meno venticinque chilometri dall’arrivo, il gruppo ha provato a reagire ma la maggior forza dei due non ha consentito a nessuno di rientrare sulla fuga e sono stati loro due a giocarsi il successo sulla storica pista del velodromo di Roubaix.

Nello sprint all’interno del mitico velodromo, Askey, juniores di primo anno sedicenne di Cannock, nella contea dello Staffordshire, ha fatto valere il suo spunto battendo Manfredi.

Il podio viene completato  il danese Matthias Jensen Skjelmose. All’Italia di Rino De Candido resta la soddisfazione di una grande prestazione, non solo di Manfredi, ma di tutta la squadra.

Classe 2000, Samuele Manfredi è cresciuto nella nella Unione ciclistica Alassio e oggi corre per la Work Service Brenta Romagnano, solidissimo team giovanile del ciclismo veneto. Lo scorso anno ha vestito la maglia azzurra ai Mondiali di Bergen (grazie al secondo posto conquistato ai campionati italiani di categoria).

Se è vero che all’Italia da troppi anni mancano corridori in grado di imporsi nelle grandi classiche (soprattutto per quelle del nord) pare che le nuove generazioni possano regalare presto soddisfazioni:

dopo il quinto posto a Roubaix dello scorso anno di Gianni Moscon, il nome di Manfredi è una possibile speranza per il futuro del movimento ciclistico tricolore.

 

Morto Michael Goolaerts, fatale un infarto in gara

Morto Michael Goolaerts colpito da infarto durante la Roubaix

Morto Michael Goolaerts,iIl 23enne corridore ha avuto un malore mentre correva la classica. Trasportato in ospedale, non ce l’ha fatta

Morto Michael Goolaerts

Morto Michael Goolaerts

Morto Michael Goolaerts ecco il dramma che mai avresti voluto raccontare durante la Parigi-Roubaix. Avresti voluto scrivere un bel pezzo sulla vittoria di Peter Sagan ma la tragedia si vuol prendere la sua fetta di ribalta.  Michael Goolaerts, il ciclista belga che era stato colto da un infarto in gara durante la corsa non ce l’ha fatta.

A darne il tristissimo annuncio è la sua squadra, la Verandas Willems-Crelan: “E’ con inimmaginabile tristezza che comunichiamo il decesso del corridore e amico Michael Goolaerts”, si legge in una nota.

Michael Goolaerts è morto alle 22.40 all’ospedale di Lilla, dove era stato trasportato a seguito del malore che lo aveva colpito in corsa, a nulla sono valse le cure dei sanitari e fin da subito si era capito che le condizioni del corridore belga erano disperate. La caduta non era stata la causa delle sue condizioni ma la conseguenza dell’infarto che lo ha colpito.

Arrivato all’ospedale in condizioni assolutamente critiche, non ce l’ha fatta ed è spirato nella notte. Purtroppo negli ultimi anni, non sono stati pochi i ciclisti che hanno perso la vita sulla strada: da Wouter Weylandts, caduto in una discesa al Giro d’Italia del 2011 a quella di due anni fa alla Gand-Wevelgem di Antoine Demoitiè, travolto da una moto. Lo scorso anno il ciclismo ha pianto la scomparsa di Michele Scarponi investito in allenamento.

La scomparsa del giovane belga, però, ha avuto modalità assolutamente diverse e inaspettate. A molti le immagini hanno ricordato quelle del povero Daan Myngheer, avvenuta a marzo 2016 all’età di 22 anni per un problema cardiaco durante Critérium international.  Daan Myngheer -tragica coincidenza- aveva corso l’anno precedente per la stessa squadra di Goolaerts.

 

 

 

 

Michael Goolaerts arresto cardiaco in corsa per il belga

Michael Goolaerts  intubato, ha perso più volte conoscenza

Michael Goolaerts vittima di un arresto cardiaco durante la Parigi-Roubaix: Intubato, ha perso più volte conoscenza secondo quanto riportato da NOS e Sporza

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts  (Véranda’s Willems-Crelan) corridore belga durante la Parigi-Roubaix è caduto sul secondo settore di pavé della corsa, a Viesly, e le fuggevoli immagini su di lui hanno subito fatto intendere che la situazione fosse particolarmente grave: il giovane (23 anni) era disteso a bordo strada con le braccia aperte e nessun segno di vita.

Sul posto sono prontamente intervenuti i soccorritori che hanno praticato al giovane un massaggio cardiaco con l’ausilio di un defibrillatore in quanto è parso chiaro che la caduta sia stata causata non da una distrazione ma proprio da un arresto cardiaco.

Il manager del team Veranda Willems Crelan, Michiel Elijzen avrebbe parlato alla tv olandese NOS e alla belga Sporza di “arresto cardiaco e perdita temporanea di coscienza”.

Michael Goolaerts è stato intubato e avrebbe più volte perso conoscenza fino al ricovero, ma è giunto vivo in ospedale. Il 23enne è stato trasportato in elicottero a Lille

Un’inchiesta è stata aperta dalla Gendarmerie: alcuni poliziotti si sono recati sul bus della Vérandas Willems-Crelan, secondo i media belgi “per verificare lo stato delle biciclette”.

Michael Goolaerts è stato preso in cura dai servizi di urgenza e chirurgia cardiovascolare” ed è in prognosi riservata, hanno fatto sapere dal Centre Hospitalier Régional Universitaire.

Sagan Roubaix finalmente! 2° un eroico Silvan Dillier

Sagan Roubaix, sfatata la maledizione

Sagan Roubaix, dopo tanti tentativi sfortunati ecco che l’edizione 2018 viene vinta dal tre volte Campione del Mondo, seconda piazza per Silvain Dillier

Sagan Roubaix finalmente

Sagan Roubaix finalmente

Sagan Roubaix, finalmente! Dopo anni di assolute delusioni, arriva finalmente la prima vittoria alla Parigi-Roubaix (seconda classica monumento per lo slovacco).

Sventola la bandiera del  via ed ecco che parte subuto la fuga composta da sei uomini: sono Silvain Dillier (AG2R-La Mondiale), Sven Bystrom (UAE), Ludovic Robeet e Jimmy Duquennoy (WB), Jelle Wallays (Lotto) e Marc Soler (Movistar), a cui si aggiungono, poco dopo, Jay Thompson (Dimension Data), Geoffrey Soupe (Cofidis) e Gatis Smukulis (Delko Marseille). Il gruppo lascia fare e il vantaggio dei fuggitivi raggiunge i sei minuti.

Inizia  il pavé ed ecco un assoluto dramma: nel secondo settore, il  belga Michael Goolaerts della Veranda’s Willems ha un arresto cardiaco e cade a terra. Subito soccorso con un defibrillatore, perde più volte conoscenza ed è trasportato d’urgenza all’ospedale di Lille.

Quando mancano oltre cinquanta chilometri all’arrivo, parte in solitatia Peter Sagan (Bora – Hansgrohe) e lo slovacco decide di fare sul serio e, dopo essersi riportato su ciò che rimane della fuga iniziale ( Silvan Dillier  e Jelle Wallays),  procede dritto assieme al corridore della AG2R.

Resiste fino all’ultimo, invece, l’eroico Dillier, che non può far altro che piegarsi alla velocità dello slovacco nel Velodromo di Roubaix, nonostante la sua esperienza da seigiornista. Lo slovacco festeggia la sua seconda classica monumento e sfata il taboo della Roubaix.

Terzo posto per il vincitore del Giro delle Fiandre Niki Terpstra a 57″. Poi ad 1’33” Greg Van Avermaet, Jasper Stuyven e Sep Vamarcke.

 

Tom Boonen: ‘Sagan deve tenere la bocca chiusa

Tom Boonen su Sporza: Sagan è sempre a ruota!

Tom Boonen ha parlato ai microfoni della Tv belga Sporta attaccando l’atteggiamento di Peter Sagan nello scorso Giro delle Fiandre.

Tom Boonen VS Peter Sagan

Tom Boonen VS Peter Sagan

Tom Boonen da sempre è stato un personaggio con pochi peli sulla lingua, lo era da corridore e lo è ora che è sceso di sella. Al corridore belga non sono piaciute le dichiarazioni polemiche rilasciate al termine del Giro delle Fiandre da parte del tre volte campione del mondo. Boonen ha dimostrato nel corso della sua carriera di avere un feeling particolare con il pavé e, intervenendo ad un programma della televisione belga Sporza, non ha risparmiato critiche allo slovacco.

Peter Sagan si era lamentato della scarsa collaborazione da parte degli avversari più interessati a marcare il campione del mondo che a controllare i corridori Quickstep che stanno vincendo una corsa dietro l’altra.

Tom Boonen: “Sagan è sempre a ruota”

Siamo alla vigilia dalle Parigi-Roubaix ma le polemiche lasciate dal recente Giro delle Fiandre fanno prevedere scintille in gruppo.

Al Giro delle Fiandre la situazione tattica ha consentito alla Quickstep di poter giocare su più fronti disponendo di diversi corridori potenzialmente vincenti. Le tante frecce all’arco del team belga hanno consentito all’attacco di Terpstra di andare in porto.
Come detto le lamentele di Sagan non sono piaciute a Boonen che ha dichiarato: “Penso che Sagan non debba davvero lamentarsi di una mancata collaborazione, è sempre sulla ruota di qualcuno, sta sempre dietro poi quando si porta in testa alza la mano per far tirare gli altri. Deve imparare a tenere la bocca chiusa”.Dichiarazioni importanti quelle fatte da Tom ai microfoni di Sporza.

Tom Boonen e Sagan: rapporto complesso

Il rapporto tra i due campioni è stato sempre segnato da stima reciproca, ma anche da una accesa rivalità mai nascosta. Sceso dalla bicicletta il belga, come spesso accade agli ex corridori, non fa sconti a nessuno men che meno al tre volte campione del mondo.

“Sagan mi piace, è un ottimo corridore, ma non dovrebbe dire cose del genere quando è lui che cerca sempre di correre a ruota degli altri” ha continuato Tom ai microfoni di Sporza. “Lui cerca sempre di beneficiare del lavoro delle altre squadre. Non c’è niente di sbagliato in questo, ma poi non deve più lamentarsi che gli altri non lavorano con lui” ha concluso Boonen.