Philippe Gilbert: ‘Non servono corridori che fanno solo tre settimane a luglio’

Philippe Gilbert: ‘Niente corridori da 3 settimane’

Philippe Gilbert tesse le lodi di Valverde e spera ancora di completare la raccolta di classiche monumento.

Philippe Gilbert (fonte pagina Facebook)

Philippe Gilbert (fonte pagina Facebook)

Philippe Gilbert ha iniziato il 2019 con una squillante vittoria di tappa al Tour la Provence, il 36enne belga per ora non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera nonostante le tante battaglie e il brutto incidente che l’ha visto protagonista durante lo scorso Tour.

L’ex Campione del Mondo in forza alla Deceuninck Quickstep si candida per un ruolo da “guastatore” per le sempre più imminenti classiche del nord.

Ai microfoni del sito iberico ”Ciclo 21” Gilbert ha fatto il punto sugli obiettivi per il 2019 ma si è soffermato anhce sulla situazione generale del ciclismo e su due nomi anagraficamente agli antipodi: il giovane compagno di squadra Remco Evenepoel e l’eterno Alejandro Valverde.

Philippe Gilbert: obiettivo 5

L’obiettivo fisso nella testa dell’iridato ai Mondiali di Valkenburg 2012 è quello di conquistare le cinque classiche “monumento”. Nella storia del ciclismo sono tre atleti hanno conquistato tale traguardo: Merckx, Van Looy e De Vlaeminck. Il palmares di Philippe conta già Lombardia, Fiandre e Liegi e, quindi, mancano all’appello la Sanremo e la Roubaix.

 “Penso che la vittoria più accessibile sia quella della Parigi-Roubaix in quanto se uno arriva in forma riesce a fare la differenza più che alla Sanremo. La Roubaix è un po’ come la Liegi, se le gambe sono buone e parti allora sai di poter vincere mentre alla Sanremo le cose vanno diversamente, basta osservare Peter Sagan che negli ultimi anni non ha mai vinto pur essendo quello più forte al via” ha spiegato Gilbert.

Insomma quella delle cinque “monumento” è uno degli obiettivi che spingono questo eterno campione a non mollare ma in generale la fame di vittoria del belga è la benzina che alimenta il suo splendido motore.

Gilbert tra Valverde ed Evenepoel

Gilbert ha poi parlato di due colleghi “speciali”: Alejandro Valverde compagno “generazionale” del belga e Remco Evenepoel che rappresenta “il nuovo che avanza”.

“Alejandro dopo tante medaglie meritava di conquistare l’oro ai Mondiali. La tempra dello spagnolo è incredibile, lui c’è sempre ed è sempre brillante, da febbraio ad ottobre. Lo vedi vincere al Tour Down Under e poi al Giro di Lombardia. Il ciclismo ha bisogno di più corridori come lui e non di quelli che li vedi solo tre settimane a luglio” ha spiegato Gilbert.

Gilbert ha poi parlato del compagno Remco Evenepoel, da tutti visto come il nuovo Merckx:

“Remco è una persona seria, che sa mantenere alta la concentrazione e la calma, si sta allenando bene e sono certo che a breve otterrà ottimi risultati”.

Gilbert obiettivo le cinque classiche monumento

Gilbert vuole vincere tutte e cinque le Monumento

Gilbert fissa il suo obiettivo per il 2019: diventare il quarto ciclista di sempre a conquistare le cinque classiche monumento

Gilbert con la nuova divisa (fonte pagina ufficiale Facebook)

Gilbert con la nuova divisa (fonte pagina ufficiale Facebook)

Gilbert ha fissato il suo obiettivo per la nuova stagione: “strive for five” ossia arrivare a conquistare tutte e cinque le classiche monumento. La Deceuninck-Quick-Step si è riunita a Calpe per la tradizionale presentazione del team e  Philippe Gilbert ha rilanciato il suo proposito, partito dopo la vittoria al Tour of Flanders 2017 volto a completare il “grande slam” delle classiche: “è un obiettivo prestigioso, so che non è facile ottenerlo e so che ci sono alte probabilità di non riuscirci ma questo resta il mio obiettivo”.

Il 2017 ha visto Gilbert vincere il Tour delle Fiandre con una fuga da lontano a cui ha accompagnato il trionfo alla Amstel Gold Race e alla Tre giorni di De Panne. Il 2018, invece, è stato l’anno del suo compagno di squadra Niki Terpstra che ha vinto, tra le altre, il Giro delle Fiandre mentre Gilbert si è dovuto accontentare di un ruolo subordinato.

“Non sono mai stato stoppato da Niki, certo è stato frustrante, non essere in grado di superare la linea con la sensazione di aver fatto tutto il possibile per vincere dovendomi accontentare del podio ma così è stato e lui era semplicemente il più forte” ha dichiarato il belga. Alla Deceuninck-Quick-Step abbiamo una tattica, giochiamo con più leader e questa strategia funziona, la prova è che alcuni team hanno iniziato a copiarci, la  LottoNL-Jumbo, ad esempio, ha copiato la nostra tattica, e così ha provato a fare Lotto Soudal. Certo questa strategia comporta dei rischi, puoi restane anche vittima ma questo è il gioco che vogliamo giocare: il primo anno la tattica mi ha premiato mentre il secondo no”.

Gilbert prenderà di mira la Milano-San Remo e la Parigi-Roubaix in quello che sarà ancora una volta tenendo d’occhio le grandi classiche primaverili nel 2019.

Inizierà quindi la stagione con il Tour de Provence, prima di dirigersi verso i “ciottoli” del Belgio prendendo parte, per la prima volta, anche alla Omloop Het Nieuwsblad all’inizio di marzo. Tornerà quindi a gareggiare alla Parigi-Nizza (lo scorso anno aveva optato per la Tirreno-Adriatico) per poi correre la Milano-Sanremo.

Alla classicissima avrà man forte da Elia Viviani che si giocherà le sue carte in caso di arrivo allo sprint e da Julian Alaphilippe che potrebbe giocarsi le sue carte sul Poggio.

“Non sono più un ragazzino ma c’è sempre da imparare: l’anno scorso ho imparato che devi sempre aver con te una borraccia, anche quando non ne hai bisogno, perché sul pavè possono uscire dal porta-borraccia lasciandoti a secco” ha dichiarato con umiltà Philippe.

Oltre alle Classiche, i principali obiettivi di Gilbert  saranno il Tour de France con la partenza dal Belgio che rende ancor più golosa la corsa francese oltre ai campionati mondiali nello Yorkshire che potrebbe essere una opportunità per bissare il successo di Valkenburg nel 2012.

Alla presentazione del team Gilbert ha parlato del suo futuro:

“tutto sta a Patrick Lefevere e ai risultati dei prossimi mesi, ammetto che mi piacerebbe trovare un accordo con il team per la prossima stagione. Sono fortunato ad essere pagato per la mia passione. Ci sono persone che trascorrono 50 anni facendo un lavoro che non gli piace, non necessariamente guadagnando molto denaro e quindi indipendentemente da tutto noi ciclisti siamo una categoria che non può lamentarsi”.

Andrea Tafi trova squadra, Parigi-Roubaix più concreta?

Andrea Tafi ritorno a Parigi-Roubaix?

Andrea Tafi a 52 anni vuole provare il ritorno a Parigi-Roubaix a 20 anni dalla vittoria della classica monumento pare abbia trovato un team!

Andrea Tafi

Andrea Tafi

Andrea Tafi corre verso il sogno di realizzare il ritorno a Parigi-Roubaix 20 anni dopo la vittoria nel 1999. Il 52enne ex corridore toscano ha dichiarato ai microfoni di Het Laaste Nieuws di aver firmato con una squadra che potrebbe entrare nella primavera francese Monumento ma al momento non ha ancora reso noto il nome del team.

Inizialmente c’è stato un avvicinamento con Patrick Lefevere, direttore generale del team Quick-Step Floors che si è espresso favorevolmente sul progetto ma non ha offerto all’italiano un posto nella

“Ma non posso ancora dire quale squadra sia ma c’è una proposta.  Tutti dicono che sono pazzo, ma non credo di esserlo. Nel profondo del mio cuore so quanto sia difficile questo progetto ma  mi sto allenando e vedrò cosa succederà. Sarà difficile, ma è qualcosa che voglio assolutamente fare per entrare nella storia del ciclismo. “

Andrea Tafi si è ritirato dopo la Parigi-Roubaix 2005 con un totale 30 vittorie in carriera, tra cui il Giro delle Fiandre, Il Lombardia e Parigi-Roubaix ed è ancora attivo negli eventi master in Toscana ma ora vuole celebrare il ventesimo anniversario della sua vittoria Parigi-Roubaix con una operazione da “Ritorno al Futuro”

Tafi gestisce un’azienda di abbigliamento da ciclismo e una di affitti di appartamenti per che prendono il nome dalle gare che ha vinto. Quest’anno ha preso parte a diverse gare master, gran fondo e ha anche partecipato ad una gara su strada autorizzata dall’UCI in Ungheria lo scorso mese di luglio.

Andrea Tafi ha già contattato l’UCI per essere aggiunto al pool di controllo antidoping degli atleti elite così da garantire i sei mesi di test previsti per regolamento e pare che diversi team Pro Continental con inviti per la  Parigi-Roubaix nel 2019 lo abbiano contattao.

I team wildcard di Parigi-Roubaix nel 2018 comprendono Vérandas Willems-Crelan, Direct Energie, Cofidis, Fortuneo-Samsic, Delko Marseille Provence KTM, Vital Concept e WB Aqua Protect Veranclassic.

Axel Merckx in lista per il ruolo di allenatore nazionale belga

Axel Merckx allenatore nazionale belga?

Axel Merckx potrebbe diventare il nuovo allenatore nazionale per il ciclismo belga, ma dovrà affrontare la concorrenza di Peter Van Petegem

Axel Merckx

Axel Merckx

Axel Merckx che attualmente gestisce il Team Continental Hagens Berman Axeon, secondo quanto riportato da Wielerflits.nl potrebbe andare a ricoprire il ruolo di commissario tecnico della nazionale belga disponibile in seguito alle dimissioni di Kevin De Weert che ha signato un accordo con la Lotto Soudal.

De Weert ha lasciato la sua posizione dopo il Campionato del Mondo di Innsbruck, dopo che la squadra belga non è riuscita a brillare (eccetto le prove super di Remco Evenepoel che ha vinto sia la cronometro che la gara su strada).

Axel Merckx, il figlio del cinque volte vincitore del Tour de France, il “cannibale” Eddy Merckx, è a capo della Hagens Berman Axeon, ma non potrebbe naturalmente rinunciare al fascino della chiamata da parte della nazionale belga e sta valutando l’opzione di un contratto “part-time”.

“Sarei onorato di diventare l’allenatore nazionale belga, i maggiori successi della mia carriera sono arrivati proprio con la maglia del team nazionale. Il prossimo anno con il mio team sarò per l’80%delle corse in Europa e questo potrebbe agevolare il tutto”

ha dichiarato il belga.

Axel Merckx con la maglia del Belgio ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004 e si è piazzato quarto nella gara su strada dei Mondiali del 1996 a Lugano , in Svizzera.

Come direttore sportivo, Merckx ha imparato a saper selezionare i ciclisti, il che sarebbe un requisito fondamentale del ruolo di Commissario Tecnico della nazionale.

Nel corso della sua carriera, Axel ha scoperto alcuni talenti del ciclismo mondiale come Taylor Phinney, Alex Dowsett e Ben King oltre a Sean Bennett , che lascerà proprio la Hagens Berman Axeon per entrare a far parte di EF Education First-Drapac per il 2019.

Il figlio del “cannibale” avrà, come principale competitor nella corsa all’ammiraglia del Belgio Peter Van Petegem che può vantare due titoli del Tour of Flanders (1999 e 2003) – e una vittoria alla Parigi-Roubaix (2003)

Secondo il sito web olandese, il direttore del ciclismo belga Jos Smets ha confermato che entrambi gli ex corridori sono papabili per il suolo anche se la lista comprende oltre 20 possibili candidati e quindi le soluzioni potranno anche essere diverse.

Axel Merckx chi è?

Professionista dal 1993 al 2007, vanta una medaglia di bronzo nella prova in linea ai Giochi Atene 2004, un titolo nazionale in linea e una vittoria  al Giro d’Italia. Figlio del cannibale Eddy Merckx, debuttò tra i professionisti con la maglia della americana Motorola.

Tra le sue affermazioni spicca il campionato nazionale belga nel 2000 e, sempre nell stesso anno, la vittoria nella Corinaldo-Prato al Giro d’Italia. Il 14 agosto 2004 si aggiudicò  la medaglia di bronzo nella provasu strada ai Giochi Olimpici di Atene. Il 9 agosto 2007 annunciò il ritiro dal ciclismo professionistico[1].

Dopo il ritiro avvenuto nel 2007 si è trasferito negli  USA dove dal 2009 svolge il ruolo di dirigente sportivo per il team Hagens Berman-Axeon.

 

Jimmy Duquennoy muore a 23 anni

Jimmy Duquennoy, ciclista belga della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto a seguito di un infarto che lo ha colto nella sua casa di Tournai.

 Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy, ciclista belga di soli 23 anni è deceduto nella sua casa di Tournai a seguito di un infarto. Il corridore  professionista della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto ieri sera a causa di una crisi cardiaca patita imentre era sul proprio letto.

Mercoledì Jimmy aveva preso parte al Sparkassen Münsterland Giro, classica tedesca di fine stagione che non aveva però portato a termine

La sua squadra, la WB-Aqua Protect-Veranclassic, ha pubblicato un post sui canali social:

“Abbiamo appreso stamane la terribile notizia della morte di Jimmy Duquennoy. Jimmy è morto improvvisamente ieri sera a casa sua. Aveva 23 anni. Questo ragazzo era il più gioviale, gentile, aperto dei ragazzi. Aveva iniziato la sua carriera nella nostra formazione giovanile Color-Code-Aquality Protect prima di realizzare il suo sogno di diventare professionista con la Wallonie Bruxelles nel 2016. Siamo vicini alla famiglia e ai parenti di Jimmy. RIP”

 Jimmy Duquennoy: biografia

Jimmy era nato il 

Jimmy Duquennoy nella stagione 2015 firma un contratto con la formazione Continental “Codice-Protect colore Aquality” mettendosi in luce come ciclista adatto alle fughe e ottenendo cinque podi ma senza ottenere vittorie. Nella Parigi-Roubaix dedicata alle giovani speranze ottiene un interessante settimo posto.

Jimmy Duquennoy viene reclutato per la stagione 2016 dallaWallonie Bruxelles-Group Protect e passa quindi professionalmente facendo il suo esordio alla Étoile de Bessèges e ha conquistato il nono posto al Memorial di Philippe Van Coningsloo e il decimo posto della Arnhem Veenendaal Classic.

La sua formazione, Vallonia Brussels-Group Protect , ottiene una licenza continentale professionale per la stagione 2017 in cui Jimmy Duquennoy continua a dimostrare la sua attitudine da uomo per le fughe.

Nel marzo 2018 , ha concluso decimo nella gara Across West Flanders-Johan Museeuw Classic vinta dal francese Rémi Cavagna e ha preso parte alla Gent-Wevelgem e alla Parigi-Roubaix .

Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

 

Michael Goolaerts avrà un tratto alla Parigi-Roubaix

Michael Goolaerts avrà un tratto in memoria alla Roubaix

Michael Goolaerts avrà un tratto della Parigi-Roubaix intitolato alla sua memoria dopo la tragica scomparsa nell’edizione 2018

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts

Michael Goolaerts avrà uno dei sette tratti in pavé intitolato alla sua memoria, ad annunciarlo sono stati gli organizzatori di ASO che vogliono in questo modo onorare la memoria del giovane ciclista deceduto durante l’edizione 2018.

 

Il corridore belga è caduto a terra lo scorso mese di aprile mentre era a circa la metà della Parigi-Roubaix, a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo. Inizialmente sembrava che la causa del decesso potesse essere l’impatto con il suolo ma in realtà Michael fu vittima di un arresto cardiaco.

L’emittente francese Radio 2 ha riferito che la gara cambierà il nome del pavé secteur di 3 km a Biastre, il “Secteur Pavé Michael Goolaerts“, con una presentazione ufficiale e l’inaugurazione di una stele che si terrà domenica 10 giugno.

Il 23enne si è schiantato proprio in quel tratto di pavé mentre la gara era entrata nel vivo costringendo Goolaerts a lavorare instancabilmente per colmare il divario con ancora 100 km dalla fine. Sfortunatamente Goolaerts ha sofferto di un arresto cardiaco ed è stato trasportato in aereo in un vicino ospedale di Lille prima di essere dichiarato morto.

La famiglia e gli amici parteciperanno alla presentazione per ricordare il giovane corridore che gareggiava per la Verandas Willems-Crelan, la stessa squadra di Wout Van Aert.

Ricordando il giovane Michael Goolaerts, i tributi si estenderanno a tutti i ciclisti vittime della strada e a  Heistse Pijl il lunedì quando il piccolo evento di un giorno si concluderà nella città natale del compianto corridore di Heist-op-den-Berg, destinata a diventare una data annuale del ricordo del ciclista belga.

Dall’incidente, il team eVerandas Willems-Crelan, ha ricordato la  memoria di Michael Goolaerts usando l’hashtag # All4Goolie ad ogni gara e indossando bracciali neri, rispettando un minuto di silenzio a Brabantse Pijl dopo la prematura scomparsa.

Evaldas Siskevicius oltre il risultato

 

Evaldas Siskevicius quando vincere non è l’unica cosa che conta

Evaldas Siskevicius della Delko Marseille Provence KTM ha scritto una bella pagina di sport nella triste Parigi-Roubaix segnata dalla morte di Goolaerts

Evaldas Siskevicius al velodromo

Evaldas Siskevicius al velodromo

Evaldas Siskevicius ovvero quando l’importante è partecipare e non vincere. In uno mondo dello sport in cui tutto è portato all’esasperazione (spesso con assurdi casi di doping), la storia del corridore della Delko Marseille Provence KTM è un esempio di come la voglia di gareggiare è viene prima del risultato.

Evaldas Siskevicius domenica si è reso protagonista di una giornata particolare e per certi versi sfortunata tanto da guadagnarsi un servizio dedicato dall’emittente belga VRT, come il vincitore Peter Sagan.

La Paris Roubaix viene definita come la regina delle classiche a testimonianza della sua difficoltà e prendervi parte (o completarla) per molti atleti resta un sogno irrealizzato. Per questo il lituano, pur rimanendo staccato quando mancavano ancora molti chilometri al leggendario velodromo non si è dato per vinto. Salire in ammiraglia a volte potrebbe essere molto comodo ma è l’ultimo pensiero di un qualunque ciclista. Isolato, senza compagni di team ma anche avversari non ha messo il piede a terra anzi, ha voluto continuare lo stesso la sua prova con l’ombra del camion scopa (che raccoglie i corridori ritiratisi) alle sue spalle.

Quando Peter Sagan ha alzato le braccia per celebrare il successo, Siskevicius doveva ancora entrare negli ultimi 30 km di gara, la sfortuna l’ha portato a forare sul Carrefour de l’Arbre ma la grinta non l’ha mollato: ha sfruttato la presenza di una ammiraglia sul carro attrezzi di fine corsa (causa problema meccanico la vettura non ha potuto proseguire), ha recuperato una ruota e ha sostituito quella bucata.

Il pubblico del ciclismo, lo sappiamo è unico, e così gli ultimi chilometri sono trascorsi tra l’applauso dei tifosi ancora presenti a bordo strada, tra le urla di incitamento e un mal di gambe pazzesco. Peter Sagan aveva tagliato il traguardo esattamente un’ora prima ma ecco che il lituano si è presentato al cancello dell’impianto ma, brutta sorpresa, era chiuso!  Gli organizzatori hanno chiaramente capito il simbolismo di tagliare il traguardo, hanno aperto la sbarra consentendo a Evaldas Siskevicius di percorrere gli ultimi metri sul velodromo e completare la sua “strana” impresa di giornata.

 

Ciclismo le tragedie che hanno segnato lo sport

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti sono molteplici da Cepeda a Casartelli, da Weylandt a Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie sono purtroppo abbastanza frequenti, non tutti ritengono il nostro uno sport pericoloso ma in realtà lo è sempre stato. Negli ultimi anni le autorità hanno introdotto una serie di accorgimenti per ridurre la rischiosità in corsa ma questo non è sinonimo di annullamento dei rischi di infortuni o tragedie.

Già l’inserimento obbligatorio del casco che inizialmente raccolse perplessità da parte di una fetta del plotone, aveva incrementato non di poco la sicurezza ora si spera che altre introduzioni possano ulteriormente ridurre la percentuale di rischiosità ma sicuramente senza la possibilità di annullarla.

L’ultima tragedia ha colpito Michael Goolaerts della Veranda’s Willems-Crelan, spirato a soli 23 anni dopo un terribile attacco cardo-respiratorio mentre stava affrontando il settore numero 28 di pavé la Parigi-Roubaix.

Il giovane atleta è stato soccorso con defibrillatore,  trasportato all’Ospedale di Lille in gravissime condizioni ma si è spento nella tarda serata di domenica 8 aprile.

La sua scomparsa si aggiunge al lungo e triste elenco di lutti che hanno colpito il mondo del ciclismo. Da Serse Coppi  a Fabio Casartelli, da Andrei Kivilev a Wouter Weylandt sono troppi i corridori che hanno perso la vita in sella alla propria bicicletta.

  • 1935: Armando Cepeda, spagnolo, muore cadendo in un burrone durante una tappa del Tour de France.
  • 1951: Serse Coppi, fratello del campionissimo Fausto, cade nell’ultimo chilometro del Giro del Piemonte, per lui l’impatto sarà fatale lasciando un vuoto nell’anima del fratello.
  • 1967: un arresto cardiaco (dettato da un cocktail letale) stronca l’inglese Tony Simpson durante la salita al Mont Ventoux al Tour de France
  • 1984: Joachim Agostinho, icona del ciclismo portoghese, cade durante una tappa al Tour d’Algarve causata da un cane, muore una decima di giorni.
  • 1987: a Benidorm in occasione del Trophée Luis-Puig un’autovettura investe e uccide Vicente Mata.
  • 1987: durante il Tour di Haut Var, cade in discesa e muore Michel Goffin
  • 1995: Il campione olimpico di Barcellona 1992 Fabio Casartelli, compagno di squadra di Lance Armstrong alla Motorola, muore per una caduta durante la discesa del Portet-d’Aspet nella15^ tappa del Tour de France
  • 1999: al Giro di Catalogna lo spagnolo Manuel Sanroma muore dopo una brutta caduta
  • 2003: il Corridore della Cofidis Andrei Kivilev cade nel finale della seconda tappa della Parigi-Nizza riportando una terribile frattura dell’osso frontale con danni cerebrali. Muore la mattina seguente.
  • 2005: Subita al Naranco l’italiano Alessio Galletti viene colpito da un arresto cardiaco
  • 2006: lo spagnolo Isaac Galvez colpisce una balaustra durante la sei giorni di Gand dopo un contatto con il belga Dimitri De Fauw. Vano il trasporto in ospedale
  • 2010: Giro del Friuli, Thomas Casarotto finisce contro un’automobile, l’impatto è devastante, morirà qualche giorno dopo.
  • 2011: il belga Wouter Weylandt della Leopard-Trek muore durante la terza tappa al Giro d’Italia. Per lui è fatale l’impatto contro un muro durante la discesa del Passo del Bloccoù2016: Gent-Wevelgem, Antoine Demoitié, del team Wanty-Groupe Robert, viene colpito da una moto durante la classica, trasportato d’urgenza in ospedale morirà poche ore dopo.
  • 2016: Criterium International, durante la prima tappa il corridore belga Daan Myngheer viene colpito da un infarto, trasportato all’Ospedale di Ajaccio morirà dopo qualche giorno.
  • 2017: Michele Scarponi perde la vita durante un allenamento, investito da un furgone a un incrocio vicino a casa sua.