Claudia Cretti debutto con vittoria

Claudia Cretti torna a correre e vince!

Claudia Cretti ha vinto la Due Giorni del Mare categoria C5 nella gara di debutto nel praraciclismo con la Born to Win G20 Bolier Parts Ambedo 

Claudia Cretti

Claudia Cretti

Claudia Cretti ha vissuto sabato 6 aprile una vera e propria rinascita, l’atleta bergamasca è tornata a competere in una gara ufficiale a quasi due anni dal terribile incidente del Giro Rosa 2017. Quello di sabato, appunto, non è stato solo un debutto nel paraciclismo ma è stato un debutto con vittoria.

La 22enne originaria di Costa Volpino caduta nel corso discesa della Zingara Morta nel corso della sesta frazione della corsa a tappe femminile del 2017 non ha mai alzato bandiera bianca, con l’aiuto dei medici e della famiglia ha lottato superando ostacoli che parevano insormontabili. Ha sorriso alla sfortuna che l’ha tenuta prima in fin vi ta e  poi in coma per tre settimane. Ha sorriso al duro percorso di riabilitazione e alle difficoltà del ritorno alla vita. La stessa tenacia e lo stesso sorriso che sabato pomeriggio l’hanno portata a prendere parte alla Due Giorni del Mare, gara d’esordio nel paraciclismo.

L’orobica ha vestito la divisa della sua Born to Win G20 Bolier Parts Ambedo concludendo i 49 km previsti conquistando la vittoria nella categoria C5 con una fantastica volata.

“Non riesco a trovare le parole per raccontare quello che ho vissuto oggi, è stata un’emozione unica! Quanto mi è mancato salire su quella bici. Quanto mi è mancato poter fare ciò che amo – ha raccontato sui social Claudia Cretti -. Questo successo lo dedico alle persone che amo. A chi ha creduto in me. A chi è stato al mio fianco. Oggi ho riabbracciato un pezzo della mia vita”.

BENTORNATA!

Claudia Cretti torna in sella

Claudia Cretti torna a pedalare grazie a Zanardi

Claudia Cretti torna a correre nella categoria C5 paralimpica grazie all’esempio di Alex Zanardi e sogna di essere al via alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a sorridere, è passato tanto tempo da quel giorno di luglio del 2017, era precisamente il 6 di luglio quando durante una frazione del Giro d’Italia Rosa la giovane bergamasca perse il controllo della bicicletta impattando rovinosamente sull’asfalto a circa 90 all’ora.

Le sue condizioni sono apparse subito critiche, venne trasferita all’Ospedale di Benevento con poche possibilità di sopravvivere invece la tenacia di Claudia ha avuto la meglio e, dopo un lungo percorso di riabilitazione, la Cretti ha annunciato il ritorno alle corse.

 “Ora posso dirlo, attaccherò di nuovo il dorsale sulla schiena, torno in corsa mi preparo per le gare di paraciclismo – ha annunciato la Cretti a La Gazzetta dello Sport – non mi sono nemmeno resa conto di come sono andate le cose. Durante le sedute di riabilitazione ala palestra Perform di Bergamo ho assaporato l’aria di sport incontrando i ragazzi dell’Atalanta e il mio idolo “Papu” Gomez”.

Ma come è nata l’idea di tornare in sella?

“Devo dire grazie a molte persone: a partire da Cesare di Cintio di Dcf Sport Legal, Edoardo Scioscia di Top Player ed di Libraccio. Poi devo ringraziare Roberto Baldoni, presidente di Born to win che mi ha accolta in squadra”.

Ad ottobre Claudia Cretti ha ottenuto l’abilitazione per la categoria C5 (per gli handicap meno gravi) ed è quindi a tutti gli effetti entrata nel mondo del paraciclismo e da aprile potrà prendere parte alle manifestazioni sul territorio italiano in attesa della valutazione della commissione internazionale.

“Ora devo tornare ad allenarmi seriamente per farmi trovare pronta, mi piacerebbe per entrare nel giro della Nazionale, prendere parte alla Coppa del Mondo e alle Paralimpiadi di Tokyo 2020”

Una delle figure che ha maggiormente spinto Claudia Cretti a scegliere di rimettersi in gioco nel ciclismo è stato Alex Zanardi:

“L’ho conosciuto al Giro d’Onore della Federazione nel 2015 e mi ha trasmesso una grande energia, nell’ultimo anno ho pensato spesso al suo insegnamento e vorrei incontrarlo di nuovo. In estate sono stata ospite ai Campionati Italiani paralimpici di Darfo Boario, ho trovato un ambiente piacevole e ho parlato spesso con il c.t. Mario Valentini”

Il cammino lungo la strada della ripresa è stato ostico, ci sono ancora tante “salite” da affrontare, non è tutto rose e viole. Questo Claudia lo sa bene, lo sa perché la vicenda ha segnato la sua vita in modo indelebile ma non ha fiaccato la sua voglia di combattere anche se le difficoltà sono molte:

“ad agosto, dopo un allenamento, ho avuto una crisi epilettica, arrivata in pronto soccorso ero spaventata e ho chiesto se avrei potuto risalire in bicicletta. Ora, grazie ai farmaci corretti, ho risolto questo problema e ne sono felice perché per me pedalare è vita, felicità, non potrei fare a meno di uscire in bicicletta” ha raccontato Claudia Cretti.

 

Javier Otxoa morto dopo una lunga malattia

Javier Otxoa morto a 43 anni dopo una lunga malattia

Javier Otxoa morto a 43 anni dopo una lunga malattia ed un incidente che lo aveva costretto a competere nel paraciclismo conquistando ori olimpici ad Atene e Pechino

Javier Otxoa

Javier Otxoa

Javier Otxoa, ex ciclista professionista iberico in maglia Kelme, è morto all’età di 43 anni dopo aver lungamente lottato per sconfiggere una brutta malattia.

Otxoa era nato a Baracaldo il 30 ottobre 1974 ed aveva esordito nei professionisti nel 1997 indossando la maglia della mitica Kelme. Il suo anno migliore fu il 2000 quando fece “i numeri” al Tour de France. Il giorno di gloria fu in occasione della decima tappa della Grande Boucle da Dax a Lourdes-Hautacam. Quel giorno Javier Otxoa fu il protagonista di una fuga lunghissima, con condizioni meteo davvero al limite. Inizialmente Javier si accompagnò a Nico Mattan ma poi prosegui da solo completando una fuga di ben 150 km e resistendo al ritorno di Lance Armstorng.

Javier Otxoa, quel giorno (il 10 luglio 2000) aveva 25 anni, e colse la sua prima vittoria dopo quattro anni di professionismo con 42″ di vantaggio sullo statunitense dopo aver avuto un margine di 17 minuti.  A fine Tour, Javier Otxoa chiuse al tredicesimo posto, e fu quello il suo miglior risultato alla Grande Boucle.

Javier Otxoa l’incidente del 2001

Javier Otxoa Palacios aveva un gemello, Ricardo, i due erano letteralmente inseparabili soprattutto durante gli allenamenti. Il 15 febbraio 2001, come d’abitudine i due, entrambi portacolori della Kelme,  stavano pedalando  sulle strade di Malaga. Attorno alle quattro del pomeriggio un’automobile travolse letteralmente i due giovani ciclismo, il conducente del veicolo di grossa cilindrata era  il direttore del Dipartimento sportivo dell’università di Malaga che fu vittima di un malore o di un colpo di sonno.

Javier riportò la frattura esposta di tibia e perone della gamba sinistra, degli omeri e di cinque vertebre ed entrò in coma profondo per via di un  terribile trauma cranico. Il fratello non fu così “fortunato” in quanto nell’impatto perse la vita. Fu la fidanzata di Javier a riconoscere il corpo del povero Ricardo Otxoa.

Javier Otxoa rimase a lungo sospeso tra la vita e la morte con una polmonite che rese ancora più dura la situazione clinica. Dopo 64 giorni di coma e dopo una lunghissima degenza in ospadale per la riabilitazione uno dei prospetti più interessanti del ciclismo iberico prova a risalire in sella, lo fa per soli 20 metri ma per lui è un successo inaspettato.

Javier Otxoa e il paraciclismo

 

Javier quel giorno di dicembre, quando provò a risalire in sella comprese che il suo calvario sarebbe stato ancora lungo ma l’idea di risalire in sella non venne accantonata. I primi km Otxoa li percorse sui rulli, piano piano arrivando a pedalare per 20 minuti al giorno, senza uscire per strada perché il shock era stato veramente forte e la paura veramente molta.
L’obiettivo di Javier diventa il paraciclismo e con dedizione si prepara per i campionati spagnoli riservati ai disabili psichici del 2002 in cui chiude in seconda posizione alle spalle del ciclista valenciano Maurice Sckuard, campione d’Europa e del Mondo.

Il timore di pericoli in strada non  molla Javier che però prova a testarsi anche in strada dove viene accompagnato dal padre Ricardo che lo segue in automobile con le luci di emergenza accese per dare sicurezza al figlio. Ecco che lentamente, lottando con i denti contro i dolori terribili causati dall’incidente, Javier riesce a stare in sella dalle due alle tre ore per uscita coprendo dai settanta agli ottanta chilometri.

Il suo nome entra nel taccuino del commissario tecnico della Nazionale per le Paralimpiadi conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene 2004 e Pechino 2008 nella cronometro mentre ottenne l’argento nell’inseguimento in Grecia e nella corsa in linea in Cina.

 

 

Supermondiale di ciclismo? L’UCI ci sta lavorando

Supermondiale di ciclismo nel 2023?

Supermondiale di ciclismo nel 2023, suggestiva proposta di accorpamento di tutte le gare ciclistiche in un unico evento UCI

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo

Supermondiale di ciclismo sta per vedere la luce? Secondo quanto reso noto dal direttivo dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) la prima edizione di un mondiale di ciclismo unificato dovrebbe vedere il via nel 2023. L’obiettivo è quello di istituire un grande evento in grado di canalizzare l’attenzione degli appassionati delle vari discipline delle due ruote.

Il progetto nella testa del massimo organismo mondiale del ciclismo era presente da un po’ ma ora pare possa effettivamente concretizzarsi entro cinque anni.

Supermondiale di ciclismo cos’è?

L’obiettivo del Supermondiale di ciclismo è quello di raccogliere ogni quattro anni nella stessa località le prove mondiali su strada, Pista, MTB (cross country olimpica, cross country Marathon e downhill), BMX Racing, Urban Cycling (BMX Freestyle Park, trial e mountain bike Eliminator), Paraciclismo strada e pista, Ciclismo Indoor (artistico e ciclo-palla) e Gran Fondo.

Insomma un maxi evento globale che possa portare un indotto economico e di visibilità davvero straordinario così da ovviare il problema, sorto negli ultimi anni, di candidature di qualità di città desiderose di ospitare il Mondiale di Ciclismo.

Quella che andrebbe a nascere potrebbe essere definita la prima Olimpiade di Ciclismo che durerà qualcosa come 20 giorni con la prevedibile partecipazioni di 120 nazioni, 2.600 atleti d’élite, 6.000 amatori,10.000 accreditati tra cui 700 giornalisti.

L’obiettivo è quello di creare una vetrina unica nel mondo dello sport mondiale ma restano vivi i dubbi sulle coperture economiche (ed il relativo ritorno diretto ed in termini di indotto) di una simile manifestazione.
 

Paraciclismo sport olimpico da Seul 1988

Paraciclismo sport olimpico dal 1988, scopriamolo

Paraciclismo introdotto come sport paralimpico a Seul 1988 nel tempo è passato da disciplina per non vedenti ad altre tipo di disabilità.

Paraciclismo: Alex Zanardi

Paraciclismo: Alex Zanardi

Paraciclismo viene introdotto come disciplina paralimpica dalle Olimpiadi Estive di Seul 1988, è una disciplina sportiva sviluppata inizialmente per i ciclisti non vedenti che per primi hanno gareggiato con biciclette tandem. Con il passare del tempo questo sport si è sviluppato andando a coinvolgere altre tipologie di disabilità e incrementando il numero di categorie e gare proposte.
Ad oggi infatti oltre ai non vedenti possono prendere parte alle gare di Paraciclismo atleti con paralisi cerebrale, amputazioni ed altre alterazioni fisiche. Gli atleti gareggiano su biciclette, tricicli, biciclette tandem o Handbike in base alle caratteristiche ed al grado della loro disabilità. Naturalmente i non vedenti continuano a gareggiare sui tandem mentre gli atleti con altre tipologie di handicap utilizzano altre tipologie di biciclette appositamente modificate. Le handbike sono invece riservate a disabili in sedia a rotelle.
Il programma delle gare di paraciclismo prevede prove di sprint, inseguimento individuale, cronometro di 1.000 metri, gare su strada e cronometro su strada sia individuali che a squadre.

Paraciclismo: la Classificazione

Gli atleti paralimpici di ciclismo sono classificati in differenti categorie in base al tipo di handicap.
I non vedenti sono classificati in tre categorie B:

  • B1: gli atleti totalmente non vedenti;
  • B2: gli atleti non vedenti con un’acutezza visiva massima di 6/24 e/o un campo visivo inferiore a 5 gradi;
  • B3 gli atleti non vedenti con un’acutezza visiva compresa tra 2/60 e 6/12 e/o un campo visivo compreso tra 5 e 20 gradi.

I non vedenti corrono in tandem dietro a un pilota vedente e partecipano sia a prove su strada che su pista.

Gli atleti con handicap motori sono classificati in quattro categorie LC:

  • LC1: atleti con un handicap minore o minimo
  • LC2: atleti con un handicap ad una sola gamba e capaci di pedalare normalmente utilizzando entrambe le gambe, con o senza una protesi;
  •  LC3: atleti con un handicap ad Paraciclismo sport olimpico da Seul 1988

Uomini e donne corrono insieme su strada e su pista, ma le donne, a parità di handicap, corrono in una categoria inferiore rispetto agli uomini (un’atleta classificata LC1 corre insieme agli uomini della categoria LC2).
Gli atleti con paralisi cerebrali sono classificati in quattro categorie CP:

  • CP4: atleti con handicap minimi che corrono su biciclette normali;
  • CP3 e CP2: atleti che possono scegliere se correre su biciclette (CP3) o tricicli (CP2);
  • CP1: atleti con handicap maggiori che corrono su tricicli.

Gli atleti che corrono su handbike sono suddividi in due categorie di handicap HC:

  • HC 4/3: paraplegici o amputati in entrambe le gambe con una totale stabilità del tronco;
  • HC 2/1: tetraplegici, quadriplegici e paraplegici o con problemi di uso di braccia e mani.
    Nelle categorie HC, uomini e donne corrono separatamente.
    un arto inferiore che pedalano principalmente con una sola gamba;
  • LC4: atleti con un handicap ad entrambi gli arti inferiori.
    Uomini e donne corrono insieme su strada e su pista, ma le donne, a parità di handicap, corrono in una categoria inferiore rispetto agli uomini (un’atleta classificata LC1 corre insieme agli uomini della categoria LC2).

Gli atleti con paralisi cerebrali sono classificati in quattro categorie CP:

  • CP4: atleti con handicap minimi che corrono su biciclette normali;
  • CP3 e CP2: atleti che possono scegliere se correre su biciclette (CP3) o tricicli (CP2);
  • CP1: atleti con handicap maggiori che corrono su tricicli.

Gli atleti che corrono su handbike sono suddividi in due categorie di handicap HC:

  • HC 4/3: paraplegici o amputati in entrambe le gambe con una totale stabilità del tronco;
  • HC 2/1: tetraplegici, quadriplegici e paraplegici o con problemi di uso di braccia e mani.
    Nelle categorie HC, uomini e donne corrono separatamente.