Patrick Dempsey alle Olimpiadi nel ciclismo?

Patrick Dempsey a Tokyo 2020

Patrick Dempsey, attore noto per la serie  Grey’s Anatomy a Tokyo 2020, come capitano non giocatore

Patrick Dempsey (fonte pagina twitter)

Patrick Dempsey (fonte pagina twitter)

Che ci fa Patrick Dempsey, star della TV americana, noto per il suo ruolo in Grey’s Anatomy tra i ciclisti della spedizione americana alle Olimpiadi di Tokyo 2020? Niente paura, l’attore non sarà impegnato nelle prove ciclistiche ma ricoprirà l’inedito ruolo di “capitano non giocatore”. Dempsey avrà un luogo di immagine secondo le volontà di Rob DeMartini, amministratore delegato dell’equivalente del nostro CONI che ha richiesto all’USA Cycling di ritagliare un ruolo per l’attore nella prossima spedizione olimpica.

L’obiettivo è quello di dare visibilità al ciclismo negli Stati Uniti che, dopo la vicenda Lance Armstrong, ha perso l’appeal che aveva conquistato tra gli americani e, soprattutto, lanciare un messaggio di sensibilizzazione circa l’importanza di una vita sana attraverso anche la pratica del ciclismo.

“E’ una opportunità unica e irripetibile – ha spiegato  Patrick Dempsey indimenticato medico di Grey’s Anatomy – Sono un ciclista appassionato e non potevo non cogliere una simile occasione. Il ciclismo è molto più che un semplice uno sport, è uno stile di vita ed è importante trasmettere questo messaggio al numero maggiore di persone. Non mi sembra vero di poter avere un ruolo così importante che mi coinvolge addirittura nei Giochi Olimpici per la mia nazione. Sono certo che arriveremo preparati all’evento olimpico pronti a ritagliarci grandi soddisfazioni”.

Non è un evento isolato questo che lega Patrick Dempsey al ciclismo: nel 2017 l’attore americano era stato protagonista al Giro d’Italia percorrendo i 5 chilometri iniziali della tappa Castrovillari – Alberobello a fianco del Team Svizzero BMC Racing. Negli USA l’attore ha organizzato una gara ciclistica, la #DempseyChallenge, per raccogliere fondi per il “Patrick Dempsey Center for Cancer Hope & Healing” e del suo impegno a sostegno dei malati di cancro.

Inoltre Patrick ha collaborato con l’ex pro  Tom Danielson con la “T20 Cycling”, una comunità ciclistica interattiva che si occupa di organizzare eventi ciclistici negli Stati Uniti.

Valverde: addio al ciclismo nel 2021

Valverde: saluta il ciclismo nel 2021

Valverde: addio al ciclismo nel 2021 ma prima la concentrazione è massima in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde ha confermato che appenderà la bicicletta al chiodo al termine della stagione sportiva 2021, l’ex campione del mondo a quel punto avrà 41 anni compiuti e un palmares da far invidia al mondo intero. Evidentemente le vittorie ottenute sino ad oggi da “Don Alejandro” sono già in grado di saziare la fame anche dei più voraci ma lo spagnolo ricorda che “Mi manca una medaglia olimpica nel mio curriculum”.

Il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è un obiettivo dichiarato dello spagnolo tanto che, in passato, aveva affermato di volersi ritirato dopo la rassegna a cinque cerchi. Ora, dopo l’estensione di contratto con la Movistar, la data dell’addio è fissata per fine 2021.

“Voglio fare altre due stagioni al massimo livello e andarmene dal plotone per dedicarmi ad un ruolo organizzativo nel team per far crescere quella grande famiglia che è la Movistar” ha dichiarato il ciclista iberico a Cyclingnews.

Dopo aver conquistato 14 successi nel 2018 coronate dal titolo di Campione del Mondo, il 2019 dello spagnolo non è stato dei migliori con “sole” 5 affermazioni personali ed ora Alejandro è carico come una molla per un anno ricco di appuntamenti golosi.

“Devo essere conscio che gli anni passano per tutti e che la stanchezza la si smaltisce più lentamente a questa età ma se non mi sentissi in grado di poter competere per vincere avrei già mollato da tempo – spiega Valverde.

L’età certamente è un limite e lo spagnolo ne è ben conscio ma a volte le motivazioni possono andare oltre i limiti posti dalla carta di identità. Per arrivare ai vertici di uno sport contano le doti fisiche, è chiaro, ma hanno altrettanto peso le virtù mentali dell’atleta e, soprattutto, le motivazioni. Ma quali motivazioni potrebbe avere uno degli atleti più decorati del gruppo che solo un anno va correva con la maglia iridata?

A rispondere è proprio “Don Alejandro”: “Mi manca la medaglia olimpica nel mio curriculum, sono contento dei miei allori ma vincere una medaglia olimpica sarebbe la ciliegina sulla mia carriera”.

Quale sarà il cammino di avvicinamento alle Olimpiadi di Tokyo 2020 di Valverde? Lo spagnolo sarà al Tour ma con l’idea di valutare durante la corsa se arrivare sino a Parigi:

“è duro scegliere ma il Tour è il Tour e va rispettato, voglio arrivare al 100% a Tokyo e forse sarebbe meglio optare per il ritiro prima della fine della corsa francese per acclimatarmi al fuso nipponico”.

Il Tour di quest’anno sarà il tredicesimo che vedrà al via Valverde ma le gerarchie in casa Movistar, con l’ingresso di Enric Mas, potranno consentire a Alejandro di decidere in corsa la propria strategia:

“voglio aiutare Enric e Soler a crescere sono due ottimi ragazzi con margini di miglioramento quindi mi sacrificherò per loro e per il team durante la corsa francese. Spero che i loro obiettivi coincidano con i miei”.

 

 

 

Stagione ciclistica 2020, ecco quando entrano in scena i big

Il calendario dei big per la stagione 2020

Stagione ciclistica 2020 da Nibali a Bernal, da Roglic a Dumoulin ecco quando i big del pedale faranno il loro debutto agonistico

UCI World Tour

UCI World Tour

La stagione 2020 del ciclismo è ormai in fase di avvio e sono tanti i campioni che, rodano il proprio motore lo hanno già caldo e pronto da testare in corsa. Sarà un anno particolare questo, segnato dall’appuntamento delle Olimpiadi di Tokyo 2020 che si piazzato proprio al termine del Tour de France e che in qualche modo condizionerà la stagione di tanti ciclisti.

Naturalmente, salvo imprevisti ed incidenti, ormai tutti gli atleti hanno definito il proprio programma di massima per l’anno sportivo e, anche i big hanno ormai stabilito dove e quando faranno il proprio esordio.

In un ciclismo ormai planetario in cui gli impegni si accavallano e le proposte agonistiche sono ormai illimitate non sarà un solo evento o un paio di eventi ad ospitare il debutto dei campioni più amati dai tifosi ma saranno diversi gli eventi che faranno da palcoscenico per le “prime”.

Alla Vuelta San Juan 2020 che si svolgerà in Argentina dal 26 gennaio al 2 febbraio saranno al via Filippo Ganna, Remco Evenepoel, Peter Sagan, e Julian Alaphilippe. Al Giro di Colombia, dall’11 al 16 febbraio, ecco che scenderanno in strada Bernal, Carapaz, Chaves, Uran e il nostro Fabio Aru.

Jakob Fuglsang, Mikel Landa esordiranno alla Ruta del Sol mentre Thibaut Pinot e Nairo Quintana si preparano per l’esordio al Tour de Provence (13-16 febbraio)

Emmanuel Buchmann, Enric Mas, Philippe Gilbert, Alejandro Valverde e  Pascal Ackermann faranno il battesimo della loro stagione al Challenge di Mallorca dal 30 gennaio al 2 febbraio.

Al Tour Down Under farà il suo esordio il Campione del Mondo Mads Pedersen così come il nostro Elia Viviani mentre ancora nulla si sa circa la data di esordio del nostro Matteo Trentin. In Australia ci sarà l’esordio anche di Richie Porte, Simon Yates e Romain Bardet.

Il neo acquisto della Jumbo-Visma, Tom Dumoulin esordirà in Spagna alla Vuelta a la Comunitat Valenciana in programma dal 5 al 8 febbraio dove saranno impegnati anche Wout Poels e il talento emergente Pogacar.

Vincenzo Nibali inaugurerà il suo 2020 alla Volta ao Algarve (19-23 febbraio) insieme al britannico Geraint Thomas a Mathieu van der Poel e Miguel Angel Lopez. Primoz Roglic non ha fretta e sarà per la prima volta al via addirittura alla Parigi-Nizza che si disputerà dall’8 al 15 marzo.

Valverde obiettivo Olimpiadi di Tokyo 2020

Valverde punta sui Giochi Olimpici

Valverde punta ai Olimpiadi di Tokyo 2020 e nel frattempo valuta il gruppo in cui spiccano le individualità di Marc Soler ed Enric Mas

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde (fonte pagina facebook)

Valverde ha deciso, il suo 2020 graviterà attorno alle Olimpiadi di Tokyo 2020, per arrivare pronto all’appuntamento a cinque cerchi, l’ex campione del Mondo, sarà al via del Tour de France con l’idea di trovare la migliore condizione in vista dell’imperdibile appuntamento nipponico.

Certamente un campione come Don Alejandro non potrà dimenticare le grandi classiche: “Voglio fare bene nelle classiche e alla Vuelta senza dimenticare i Campionati del Mondo in Svizzera ma, soprattutto, voglio essere al top di condizione per i Giochi di Tokyo” ha raccontato al quotidiano spagnolo AS.

Valverde è un veterano della corsa olimpica, era al via ad Atene 2004 e Pechino 2008, a Londra 2012 e a Rio 2016. In Cina è arrivato il miglior risultato per Alejandro che, nella prova vinta da Samuel Sanchez, ha ottenuto un buon dodicesimo posto finale.

Quando il 25 luglio gli atleti si sfideranno lungo il duro percorso nipponico, Alejandrò avrà già compiuto 40 anni ma sicuramente darà il massimo per coronare al meglio la sua incredibile carriera.

Nelle ultime due stagioni, Valverde ha corso ill Tour con Quintana e Landa ma il 2020 segna cambiamenti importanti in casa Movistar con l’addio del colombiano in direzione Arkéa-Samsic e di Mikel Landa accasatosi alla Bahrain-McLaren. Nelle gerarchie del team iberico sarà Marc Soler a diventare il faro per le grandi corse a tappe e ad incoronarlo è proprio l’ex campione del Mondo:

“Marc ha dimostrato di poter fare il salto di qualità mentre Enric Mas deve fare un passo in avanti ma con la formazione al suo fianco non avrà problemi. Ci sono vibrazioni positive nel gruppo, se troveremo la comunione d’intenti saremo in grado di far vedere davvero delle belle cose”.

 

Marta Bastianelli rimane senza squadra

Marta Bastianelli “La Virtu chiude per difficoltà economiche”

Marta Bastianelli, atleta del Team Virtu sarà senza squadra in quanto al termine del 2019 la formazione di Bjarne Riis chiuderà i battenti

 

Marta Bastianelli (Fonte pagina Facebook)

Marta Bastianelli (Fonte pagina Facebook)

Marta Bastianelli non sarà al via dell’imminente Giro Rosa ICCREA 2019 che prenderà il via venerdì 5 luglio da Cassano Spinola. La Campionessa d’Europa ha però qualche problema ad un tendine del ginocchio destro che risulta essere infiammato. Dopo la vittoria del Giro delle Fiandre, Marta ha proseguito la sua stagione salvo doversi fermare per una decina di giorni proprio per questo problema fisico. Ora è risalita in sella ma la sua condizione non le consente di poter competere per la corsa rosa dovendo quindi spostare le sue attenzioni sul prossimo Campionato Mondiale che potrebbe premiare le sue doti.

Quella della tendinite al ginocchio destro non è, però, l’unica preoccupazione che attanaglia la Bastianelli, infatti il Team Virtu di Bjarne Riis ha annunciato che a causa di problemi economici, chiuderà i battenti al termine della stagione sportiva e il contratto biennale siglato andrà a decadere la sciando Marta Bastianelli senza team. Nella stessa condizione vi sono anche le altre italiane Guarischi e Sofia Bertizzolo che sono sotto contratto con la formazione danese che sta faticando economicamente (si parla di oltre due milioni di passivo).

L’obiettivo di Marta sono le Olimpiadi di Tokyo 2020 per cui deve trovare rapidamente una formazione per preparare la prossima annata e smaltire la delusione in essere:

“Credevo fortemente nel progetto del Team Virtu, la formazione è organizzata e ci sono i risultati, è davvero una notizia inaspettata. Avevo già qualche richiesta di formazioni che mi hanno cercata ma ho lasciato cadere le avances forte del secondo anno di contratto in essere, ora devo trovarmi una formazione ma prima voglio riprendere la condizione fisica”.

L’atleta laziale nel 2019 ha ottenuto qualcosa come sette sui tredici successi complessivi della formazione di Riss che al momento si trova all’ottavo posto nella classifica dell’UCI World Ranking.

 

Claudia Cretti torna in sella

Claudia Cretti torna a pedalare grazie a Zanardi

Claudia Cretti torna a correre nella categoria C5 paralimpica grazie all’esempio di Alex Zanardi e sogna di essere al via alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a sorridere, è passato tanto tempo da quel giorno di luglio del 2017, era precisamente il 6 di luglio quando durante una frazione del Giro d’Italia Rosa la giovane bergamasca perse il controllo della bicicletta impattando rovinosamente sull’asfalto a circa 90 all’ora.

Le sue condizioni sono apparse subito critiche, venne trasferita all’Ospedale di Benevento con poche possibilità di sopravvivere invece la tenacia di Claudia ha avuto la meglio e, dopo un lungo percorso di riabilitazione, la Cretti ha annunciato il ritorno alle corse.

 “Ora posso dirlo, attaccherò di nuovo il dorsale sulla schiena, torno in corsa mi preparo per le gare di paraciclismo – ha annunciato la Cretti a La Gazzetta dello Sport – non mi sono nemmeno resa conto di come sono andate le cose. Durante le sedute di riabilitazione ala palestra Perform di Bergamo ho assaporato l’aria di sport incontrando i ragazzi dell’Atalanta e il mio idolo “Papu” Gomez”.

Ma come è nata l’idea di tornare in sella?

“Devo dire grazie a molte persone: a partire da Cesare di Cintio di Dcf Sport Legal, Edoardo Scioscia di Top Player ed di Libraccio. Poi devo ringraziare Roberto Baldoni, presidente di Born to win che mi ha accolta in squadra”.

Ad ottobre Claudia Cretti ha ottenuto l’abilitazione per la categoria C5 (per gli handicap meno gravi) ed è quindi a tutti gli effetti entrata nel mondo del paraciclismo e da aprile potrà prendere parte alle manifestazioni sul territorio italiano in attesa della valutazione della commissione internazionale.

“Ora devo tornare ad allenarmi seriamente per farmi trovare pronta, mi piacerebbe per entrare nel giro della Nazionale, prendere parte alla Coppa del Mondo e alle Paralimpiadi di Tokyo 2020”

Una delle figure che ha maggiormente spinto Claudia Cretti a scegliere di rimettersi in gioco nel ciclismo è stato Alex Zanardi:

“L’ho conosciuto al Giro d’Onore della Federazione nel 2015 e mi ha trasmesso una grande energia, nell’ultimo anno ho pensato spesso al suo insegnamento e vorrei incontrarlo di nuovo. In estate sono stata ospite ai Campionati Italiani paralimpici di Darfo Boario, ho trovato un ambiente piacevole e ho parlato spesso con il c.t. Mario Valentini”

Il cammino lungo la strada della ripresa è stato ostico, ci sono ancora tante “salite” da affrontare, non è tutto rose e viole. Questo Claudia lo sa bene, lo sa perché la vicenda ha segnato la sua vita in modo indelebile ma non ha fiaccato la sua voglia di combattere anche se le difficoltà sono molte:

“ad agosto, dopo un allenamento, ho avuto una crisi epilettica, arrivata in pronto soccorso ero spaventata e ho chiesto se avrei potuto risalire in bicicletta. Ora, grazie ai farmaci corretti, ho risolto questo problema e ne sono felice perché per me pedalare è vita, felicità, non potrei fare a meno di uscire in bicicletta” ha raccontato Claudia Cretti.

 

Nippo Vini Fantini Faizanè: pronta al debutto

Nippo Vini Fantini Faizanè: debutto alla Vuelta a San Juan

Nippo Vini Fantini Faizanè: pronta al debutto stagionale previsto per questa domenica 27 gennaio in Argentina, alla Vuelta a San Juan Internacional

NIPPO Vini Fantini Faizanè (fonte comunicato stampa)

NIPPO Vini Fantini Faizanè (fonte comunicato stampa)

Nippo Vini Fantini Faizanè: pronta al debutto. Gli #OrangeBlue si preparano al debutto stagionale previsto per questa domenica 27 gennaio in Argentina, alla Vuelta a San Juan Internacional. Al via gli scalatori del team con Ivan Santaromita e Hideto Nakane a guidare i due neo-pro Alejandro Osorio e Ruben Acosta. Per le tappe veloci si punterà sui fratelli Damiano e Imerio Cima.

Vuelta a San Juan, Argentina.

Le nuove divise #OrangeBlue debutteranno in Sud America, per la precisione in Argentina a San Juan, questa domenica 27 gennaio, sulle spalle di 6 atleti del team Italo-Giapponese. Nella gara di debutto stagionale, previsti due debutti assoluti, per i due giovani neo-pro colombiani Alejandro Osorio e Ruben Acosta. La gara Argentina si svolgerà su 7 tappe e vedrà al via ben 6 formazioni World Tour, tra le quali la Bora di Peter Sagan, 5 formazioni Professional e numerose selezioni nazionali sudamericane.

LA FORMAZIONE.

Il team NIPPO Vini Fantini Faizanè si presenterà al via con una formazione bilanciata.  4 gli scalatori, guidati dal leader di esperienza Ivan Santaromita e dal Giapponese Hideto Nakane che dopo la grande crescita personale del 2018 ha dimostrato di avere un’ottima condizione sin dai primi test di questo 2019 e si prepara a partire forte nell’ultima stagione prima delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Con loro i due debuttanti Alejandro Osorio e Ruben Acosta. Spazio anche per le ruote veloci del team con Damiano e Imerio Cima pronti a competere in alcuni arrivi di tappa a loro più congeniali.

La formazione completa: Ivan Santaromita, Hideto Nakane, Alejandro Osorio, Damiano Cima, Imerio Cima, Ruben Acosta.

DS: Valerio Tebaldi.

LA DICHIARAZIONE.

Questo il commento pre-gara del ds #OrangeBlue:

“Il team si appresta al debutto 2019 con una squadra ben equilibrata per affrontare anche le tappe più dure della gara a tappe argentina e provare a essere competitivi in volata. Sarà un primo importante test per i due neo-pro scalatori colombiani Osorio ed Acosta, per il nostro uomo di esperienza Ivan Santaromita e sopratutto per Hideto Nakane apparso da subito in grande forma nei test pre-stagione. Cercheremo un buon risultato nelle tappe di salita provando anche a curare la classifica generale per un piazzamento in top 10. Per le tappe veloci i fratelli Cima sono molto motivati con Damiano che ha già dimostrato di saper vincere e il giovane Imerio Cima in cerca di riscatto dopo un 2018 sfortunato con troppi infortuni a frenarlo.”

Valverde campione: “potrei ritirarmi ma….”

Valverde Campione del Mondo ad Innsbruck

Valverde Campione Mondiale 2018 racconta la sua soddisfazione dopo tanti podi con un occhio a Tokio 2020

Valverde Campione del Mondo

Valverde Campione del Mondo

Valverde Campione con Peter Sagan che vuole salire sul podio di Innsbruck per mettere al collo dell’iberico la medaglia d’oro è una delle immagini più belle dellla recente rassegna iridata austriaca.

Diciamolo, forse la vittoria di Valverde è riuscita a far sorridere tutti, vincitori e vinti, chi è salito sul podio alle due spalle (magari inaspettatamente come Woods) e chi è rimasto fuori dal podio (come il nostro Gianni Moscon che ha davanti a se tante altre occasioni per eccellere).

Alejandro Valverde è diventato Campione del Mondo 2018 dopo aver sfiorato tante volte quella magica maglia con l’iride. Lo spagnolo aveva infatti salito i gradini del podio Mondiale per ben sei volte senza però riuscire a raggiungere quello più ambito e premiante.

Il murciano ha sfruttato appieno tutta la sua esperienza (e classe) facendo fruttare il lavoro della sua nazionale e andando a sfatare un tabù che ormai lo tormentava da troppi anni.

Valverde ai Mondiali di Ciclismo aveva ottenuto la sua prima medaglia (argento) nel 2003 ad Hamilton in Canada quando a imporsi fu il nostro Paolo Bettini. Nel frattempo i vertici del ciclismo mondiale sono cambiati, è passata tanta acqua sotto i ponti ma Alejandro, inossidabile, è rimasto lì.

Quindici anni dopo il campione iberico ha finalmente coronato il suo sogno a  38 anni:

“Sono tanti anni che lotto e alla fine ce l’ho fatta mi pare ancora incredibili. Non c’è dubbio, questa è la mia miglior vittoria in a carriera. E’ quello che ho sognato in tutti questi anni, ci sono andato vicino molte volte, ho preso sei medaglie ma nessuna d’oro. Sono arrivato a pensare che non sarei mai stato Campione del Mondo. Mi ero quasi arreso, poi tutto si è capovolto”

ha dichiarato Valverde al sito ufficiale della Movistar.

Valverde: ‘Uno sprint indimenticabile’

Diciamolo, la Spagna ho corso davvero bene sacrificando alcuni uomini alle attività di controllo della fuga partita sin dai primi chilometri per poi mettere al servizio del mursiano Nieve, Izagirre e De la Cruz per affrontarela meglio il Gramartboden.

“Voglio ringraziare tutta la squadra perché ha fatto un lavoro da dieci e lode, mi hanno dato tanta tranquillità, dal primo all’ultimo dei miei compagni.

Quello finale è stato uno sprint molto lungo in cui mi sono preso tutte le responsabilità che mi competevano. Ho controllato fino ai 350 metri dal traguardo, poi mi sono detto: adesso parto! Ho visto che i miei rivali erano vicini ma che non avrebbero potuto sorpassarmi, da lì è stata una miscela di emozioni, di sensazioni, è stato indimenticabile.

Dopo la caduta di Dusseldorf ho pensato che la mia carriera fosse finita, invece sono tornato con 14 vittorie e il Mondiale…tutto è un regalo. Ho ancora tempo prima smettere di essere un professionista ma con questa vittoria so che posso ritirarmi tranquillamente. Tutto quello che potrà arrivare nel futuro sarà un regalo!”

ha raccontato il campione spagnolo.

Valverde: ritiro? No punto a Tokio 2020

A 38 anni suonati, Alejandro potrebbe chiudere la sua fenomenale carriera con l’alloro massimo ma la sua sete di competizione non vuole placarsi, anzi la mente del “El Imbatido” è già focalizzata sul prossimo ambizioso traguardo.

Lo spagnolo punta ad arrivare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e alla prova in linea a cinque cerchi che presenterà un tracciato assolutamente selettivo.

 “Il mio ritiro potrebbe essere dopo Tokyo 2020, la mia quinta Olimpiade, che rappresenterebbe un grande traguardo per ogni corridore. Una medaglia olimpica mi manca e sarebbe bello poterla conquistare ma non voglio sembrare egoista e per ora mi godo il successo di Innsbruck”.

 

Filippo Ganna verso la firma con il Team Sky

Filippo Ganna verso il cambio di squadra

Filippo Ganna verso la firma con il team britannico lascia la UAE Emirates con l’obiettivo di crescere nelle prove in pista in vista di Tokyo 2020

Filippo Ganna verso il Team Sky

Filippo Ganna verso il Team Sky

Filippo Ganna verso la  firma del contratto con il Team Sky. La notizia non è ancora stata ufficializzata dalle parti ma le voci ormai sono troppe per essere solo voci tant’è che è apparso qualche giorno fa un articolo su La Gazzetta dello Sport che ne dava per certa la soluzione positiva.

Il due volte Campione del Mondo dell’inseguimento individuale vestirà dunque i colori della corazzata inglese in cui militano Chris Froome e Geraint Thomas fresco vincitore del Tour de France.

Se appare ormai chiaro che il forte e talentuoso 22enne abbia firmato per la Sky, è importante capire quali sono le opportunità che si aprono per l’atleta italiano. Secondo indiscrezioni è stato predisposto un piano di crescita e di “formazione”. Filippo Ganna si è più volte confrontato con il suo manager Giovanni Lombardi e insieme hanno studiato gli obiettivi dei prossimi anni: cercare di conquistare l’oro col quartetto alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e il Mondiale a cronometro.

Ganna sembra voler seguire la parabola già vista con Elia Viviani che  tra il 2015 e il 2017 ha indossato la maglia della Sky andando poi a conquistare  l’oro nell’omnium alle Olimpiadi di Rio 2016. Il passaggio al Team Sky consentirebbe a Ganna di poter utilizzare biciclette Pinarello che sono utilizzate anche dal quartetto nazionale.

Il Team Sky probabilmente il team più importante (e discusso) del World Tour con grandissimo potenziale economico e di fascino. Secondo alcune voci Brailsford ha adocchiato Filippo già da under 23 per la squadra ‘development’ ma Ganna aveva già siglato un accordo con la Lampre diventata poi UAE.

Pare siano stati in tanti i team ad avanzare una proposta al giovane campione tra cui la Quick Step Floors, la BMC (che cambierà denominazione in CCC)  ma i britannici hanno anticipato i tempi e già da qualche mese, pare, siglato un preaccordo.

 

Il futuro del ciclismo italiano? Verso l’oblio?

Il futuro del ciclismo italiano? Discussione aperta

Il futuro del ciclismo italiano? A giudicare dai risultati degli ultimi anni la crisi sembra profonda, quali ricette per tornare a brillare?

Il futuro del ciclismo italiano: parla CassaniIl futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano? non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso da poco ha confermato questa sensazione. Dopo aver esaurito l’effetto Nibali il rischio è di avere davanti anni di “vacche magre”.

Lo Squalo il prossimo mese di novembre compirà 34 anni e, dopo aver conquistato qualcosa come 1 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 1 Vuelta di Spagna, ha un po’ variato la sua attitudine testandosi con esiti positivi nelle classiche di un giorno (1 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia).

Vincenzo ha anche sfiorato una medaglia olimpica e quella caduta a Rio 2016 è una ferita ancora aperta per i tifosi e per il ciclista siciliano che si è posto il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 come (probabilmente) ultimo della sua incredibile carriera.

Tra gli appassionati (inspiegabilmente) c’è qualcuno che critica lo Squalo dello Stretto ma, se si considerano i risultati del ciclismo mondiale, Vincenzo rappresenta il prototipo del corridore d’altri tempi in gradi di primeggiare nelle corse in linea e nelle gare a tappe, merce rara di questi tempi.

Merce ancor più rara se guardiamo al ciclismo di casa nostra con un occhio al futuro.

Il futuro del ciclismo italiano? E il presente?

Quando Vincenzo Nibali appenderà la bicicletta al chiodo ci potremo affidare al solo Fabio Aru, reduce da un Tour 2017 e un Giro 2018 assolutamente sotto le aspettative. In molti hanno già dato per finito il Cavaliere dei Quattro Mori ma sinceramente non ce la sentiamo di sposare questa idea in quanto un corridore di 28 anni in grado di vincere una Vuelta Espana e salire due volte sul podio del Giro non può essere considerato “bollito” anche se gli ultimi passaggi a vuoto (al Tour 2017 e al Giro 2018) un po’ di preoccupazione la destano.

Davide Formolo, 25enne veneto, ha raccolto solo un nono posto alla Vuelta e due decimi al Giro e, anche in prospettiva, non sembra poter mutare in un corridore in grado di salire sul podio in una grande corsa a tappe. Il corridore il forza alla Bora sembra essere ancora troppo soggetto ad alti e bassi per garantire tenuta sulle tre settimane. Probabilmente per attitudine Formolo è più adatto alle classiche di un giorno come la Liegi o Il Lombardia piuttosto che il Giro o il Tour.

Gianni Moscon è una delle speranze più importante del pedale tricolore, fisico da passista e discreto nelle prove contro il tempo sa dire la sua anche in montagna. La maglia gialla indossata per un giorno al recente Delfinato aveva fatto ben sperare ma in salita non è riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Gianni corre il rischio di trasformarsi nel “servitore” di Froome o (in futuro di) di Egan Bernal senza potersi giocare appieno le proprie carte nelle corse a tappe.

Il futuro del ciclismo italiano? I giovani?

Il Giro Under23 che si è appena concluso ha evidenziato l’assenza di scalatori tricolori tanto che la top5 non ha visto nemmeno un italiano presente. Nelle categorie giovanili si stanno registrando sensibili diminuzione degli iscritti e anche il numero delle gare sta calando.

Rispetto a paesi come la Gran Bretagna o la Francia in cui si investe sui giovani da noi vi è un calo dell’attività che potrebbe portare ad aumentare il Gap anche con paesi come la Spagna o la Colombia che sforna ogni anno potenziali talenti.

Tra i corridori da poco “pro” si è un po’ perso quell’ Edward Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir nel 2016 su cui in tanti puntano ma che non è riuscito ancora ad essere protagonista con la maglia dell’UAE Emirates.

Matteo Fabbro è con ogni probabilità l’unico scalatore puro su cui puntare per il futuro ma sarà importante che alla Katusha gli venga dato il giusto spazio. Proprio sulla questione “spazio agli italiani” uno delle cause principali è l’assenza di compagini tricolori nel World Tour che impatta sullo spazio a disposizione per gli atleti di casa nostra.

Il futuro del ciclismo italiano? La paure di Davide Cassani

Quella italiana pare, dunque, una crisi non temporanea ma strutturale ed è stato lo stesso CT della nazionale, Davide Cassani, a lanciare un grido (ennesimo) d’allarme. Le tre vittorie tricolore (Affini, Lonardi, Dainese) al Giro Under23 e l’ottavo posto in generale (Covi) danno l’idea che il ricambio generazionale non sia così semplice anzi tutt’altro.

“Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni. Abbiamo delle interessantissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero – ha dichiarato Cassani – e quindi i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

Quale la ricetta di Cassani? “Bisogna tornare ad alzare l’asticella con un cambiamento che parte dai tecnici ma che deve essere radicale. I ragazzi devono partecipare alle corse a tappe per aumentare la loro esperienza. A 20 anni gli attuali campioni come Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa prendevano parte ad almeno 5 corse a tappe a stagione, senza questa abitudine sarà dura tornare competitivi”.