Vittoria Bussi da Oxford verso Tokyo 2020

Vittoria Bussi detentrice del record a caccia di sponsor

Vittoria Bussi laureata ad Oxford e detentrice del record dell’ora femminile è l’emblema della condizione di molti giovani italiani tra sogni e realtà

Vittoria Bussi

Vittoria Bussi

Vittoria Bussi trentunenne ciclista romana detentrice del record dell’ora (ottenuto a Aguascalientes in Messico lo scorso mese di settembre) ha raccontato la sua esperienza di ciclista tra mille difficoltà e sponsor restii ad investire nel ciclismo. Uno degli obiettivi di Vittoria sono le Olimpiadi di Tokio 2020 ma la strada per arrivarci è più in salita del Mortirolo, non per la difficoltà fisica ma per i problemi legati al reperimento di fondi.

Per poter puntare ai cerchi olimpici nipponici è necessario un livello di professionalità per cui il supporto degli sponsor è condizione assolutamente indispensabile. Lo sanno tutti e lo sa bene Vittoria Bussi, peccato che qualcuno non lo sappia o faccia finta di non sentirlo.

Nel mondo dello sport (del calcio in particolare) girano spesso cifre assorde, al limite dell’inverosimile. In questo contesto, quanto potrebbe servire a una ragazza detentrice del record dell’ora per preparare la missione nipponica? 16.000 euro! Solo? Si, solo! Eppure sembra un’opera faraonica raggranellare un simile importo nel nostro paese.

“Dopo il record in Messico ho un paio di sponsorizzazioni, ma non ho ancora raggiunto i 16 mila euro che mi consentirebbero di coprire le spese – ha raccontato Vittoria al Il Corriere della Sera – a volte cadono le braccia, gli sponsor vogliono sapere quanti follower hai non che tempi o che performance fai. A settembre sono andata in tv, avevo la gonna e il giorno dopo ho ottenuto più like di quando ho fatto il record”.

I costi sono tanti ma non così tanti da non trovare copertura eppure in molti atleti avvertono questa difficoltà in un mondo dello sport cannibalizzato dal “pallone”.

Vittoria ha deciso di fondare con il suo compagno una squadra, la BJ Bike Club ASD, e si è tesserata alla categoria Elite Woman ma le difficoltà sono davvero molte e spesso insormontabili.

Vittoria Bussi non è solo una grande atleta ma è anche Laureata in Matematica con borsa di studio per il dottorato di ricerca a Oxford ma la passione per le due ruota ha avuto la meglio ed ora lotta in sella e giù dalla sella.

“non è solo una questione di materiali: in Italia i velodromi hanno costi incredibili. Ho dovuto fare il passaporto biologico dal costo di 7.500 euro e ho una agenda programmata con tre mesi di anticipo per essere rintracciabile dai controlli antidoping”.

Vittoria, complici le difficoltà degli impianti italiani, si allena a Palma De Maiorca con il cuore alle Olimpiadi di Tokio:

“Non è solo una questione di clima, a Maiorca c’è un velodromo fantastico con costi accessibili, bagno e spogliatoio solo per me. Quando mi sento in difficoltà penso a mio padre Walter che mi ha sempre seguito nello sport e trovo la forza che mi manda avanti”.

“Ho lasciato l’università per la bicicletta e fin da subito sono ansata forte a cronometro così ho deciso di puntare al record dell’ora. Non ho alle spalle un team professionistico e le difficoltà sono molte. Mi sono organizzata da sola investendo i miei risparmi ma è dura in un ciclismo che mostra poco rispetto verso i diritti dei lavoratori“ ha concluso la Busi.

Vittoria Bussi,  Enrico Mentana e Open

Cosa c’entra il noto anchorman con la ciclista romana? Apparentemente poco ma nella realtà il noto giornalista televisivo si è appassionato alla vicenda.

La storia dell’ex atleta della Studentesca Milardi è finita sulle colonne del giornale Open di Enrico Mentana che ha che lancia una sottoscrizione per starle a fianco economicamente.

 

 “In qualsiasi altro Paese del mondo – si legge sulle pagine di Open – e per di più a un anno dalle Olimpiadi, Comitato Olimpico e Federazione ciclistica farebbero a gara per aiutare la preparazione dell’unica atleta del pianeta ad aver superato i 48 chilometri in un’ora su pista. Da noi niente”.

Per proporre una sponsorizzazione a Vittoria si è fatto avanti un un dentista appassionato delle due ruote, con un’offerta generosa ecco che è nata l’idea della rivista:

“Vogliamo che Vittoria sia uno degli emblemi della “meglio gioventù” di questo Paese messa ai margini dal disinteresse, dall’incuria, dal cannocchiale rovesciato di un sistema che guarda all’indietro e mai al futuro” si legge su Open.

Qui il link all’iniziativa

Cos’è Open?

L’idea di Enrico Mentana è stata quella di trasformare il proprio ruolo da quello di giornalista a quello di editore fondando il giornale (online) Open.

 “Ho iniziato con questo lavoro a 25 anni – spiega –  ho avuto fortuna e grandi soddisfazioni mentre i giovani d’oggi pur essendo entusiasti e curiosi come lo ero io alla loro età possono vedere il giornalismo solo da fuori”.

Ecco che è nata l’idea di creare una rivista in cui lavorano solo giovani per dare speranza a ragazzi che affrontano un periodo difficile per la professione del giornalista.

La nuova struttura, con 24 redattori, è frutto di un progetto partito lo scorso luglio e pubblicizzato sui canali social di Mentana. L’obiettivo è riuscire a far stare in piedi il giornale con i soli introiti della pubblicità (sostenuta da una delle concessionarie di Urbano Cairo) senza scopo di lucro:

“In caso di guadagni – spiega Mentana– tutti saranno reinvestiti in nuove assunzioni”.

Vittoria Bussi: parla Di Rocco

Sulla questione è intervenuto anche Di Rocco:

“Onestamente non conosco bene la questione, per quanto riguarda me e la Federazione non c’è assolutamente avversione, ma massima inclusione per tutti gli innamorati di ciclismo. Se Vittoria farà risultati, i nostri tecnici la prenderanno evidentemente in considerazione. È ovvio che i commissari valutino tutte le prestazioni dei calendari ufficiali.

Damiano Cunego: resterò nel ciclismo

Damiano Cunego ha annunciato il ritiro dalle corse ma non dal ciclismo

Damiano Cunego

Damiano Cunego

Damiano Cunego, il piccolo principe ha da poco annunciato l’intenzione di ritirarsi al termine del Giro d’Italia 2018 ma la sua volontà non è quella di abbandonare il mondo del ciclismo ma di restarci, naturalmente con un nuovo ruolo.
In un incontro a Vasto per la Nippo Vini Fantini a Dgirafa in concomitanza con la riunione di inizio stagione ha parlato della sua intenzione di lasciare i pedali: “sarebbe bello chiudere la carriera al Giro d’Italia che è la corsa che mi ha lanciato nel grande mondo del ciclismo, attendiamo un invito per il team e speriamo che sia così” ha dichiarato Damiano.

Sulla suo futuro si è cosi espresso”Questo non è un addio ma un cambio di ruolo, sono molto interessato alla preparazione atletica e mi sto molto impegnando per conoscere meglio quella professione. Il team mi ha accolto fin da subito in modo fantastico e anche in questo momento delicato della mia carriera mi sta veramente supportando. Sto facendo l’università, ho una grande propensione al tenermi sul pezzo e sono nel team giusto per curare questo aspetto”.

Damiano Cunego: tra Italia e Giappone

Damiano Cunego ha poi parlato del ciclismo italiano: “Il nostro movimento non è in crisi, ci sono atleti di alto livello, su tutti Vincenzo Nibali e Fabio Aru che stanno dando veramente molto e molto hanno ancora da dare. C’è tanto potenziale anche tra i giovani e credo che anche i team stiano mettendo in pratica programmi per tutelare e sviluppare i giovani prospetti”

“C’è un progetto legato allo sponsor Nippo e legato alle Olimpiadi di Tokio 2020, vogliamo far crescere gli atleti giapponesi facendo tante corse in Europa e raccogliendo punti UCI. Penso che a livello mondiale l’Italia non abbia nulla da invidiare ad altre nazionali, magari tra qualche anno raccoglieremo ciò che ora non riusciamo a cogliere. Il ciclismo è uno sport ciclico e sicuramente la ruota girerà” ha chiosato Damiano.

Damiano Cunego: e il Giro d’Italia

Cunego ha poi parlato del suo rapporto con la corsa organizzata da RCS auspicando la partecipazione del Team Nippo Vini Fantini nella nuova e rinnovata versione: “Come ho detto prima sono molto legato al Giro d’Italia perché è stato il mio trampolino di lancio e perché è la corsa di casa a cui ogni italiano è naturalmente affezionati. Lo scorso non ne abbiamo preso parte ma abbiamo sentito il calore della gente che “reclamava” la nostra presenza. Per il prossimo Giro sono fiducioso che la nostra squadra possa essere nel novero delle squadre presenti. Sarebbe perfetto, devvero, salutare le gare con la corsa rosa”