Alé–Cipollini ingaggiata Na Ahreum

Alé–Cipollini ingaggiata la campionessa d’Asia

Alé–Cipollini ingaggiata Na Ahreum classe 1990 forte ciclista coreana e campionessa d’Asia nella prova in linea e di quelli nazionali su strada e a cronometro

 

Alé–Cipollini: Na Ahreum

Alé–Cipollini: Na Ahreum

Alé–Cipollini, ingaggia la forte sudcoreana, detentrice del titolo continentale nella prova in linea e di quelli nazionali su strada e a cronometro.

Classe 1990, Na Ahreum ha difeso i colori della Corea del Sud alle Olimpiadi di Londra 2012 terminando la gara su strada con un ottimo 13° posto. Nello stesso anno arriva il primo titolo di Campionessa d’Asia a cronometro ripetendosi nel 2015; nel 2016 vince la gara in linea dei Giochi Continentali disputati a Oshima (Giappone) per trionfare poi a livello nazionale nel 2017, ottenendo il bis la scorsa stagione, dove è la regina d’Asia in entrambe le prove su strada dei Campionati svoltisi in Indonesia. Nel 2012 ha finito al secondo posto il Tour of Zhoushan Island II e al quinto il Tour of Zhoushan Island I, in Cina.

Di seguito le prime dichiarazioni di Na Ahreum da atleta di Alé–Cipollini:

“Sono molto felice e non posso credere di essere diventata una ciclista professionista a tutti gli effetti, è un sogno che si avvera, ed è speciale che il mio primo Team sia Alé–Cipollini. Non è facile adattarsi, molte cose non sono ancora a me familiari, ma ora ho la certezza che ce la posso fare, sono molto motivata e felice. I miei ringraziamenti sono per Alé–Cipollini e per tutte le persone che mi hanno aiutato. Sono eccitata di poter salire in bici con grandi aspettative nel 2019.”

Le parole di Fortunato Lacquaniti, Team Manager Alè – Cipollini:

“Na Ahreum è forte e ha grandi potenzialità, inoltre è già selezionata per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Per Alé – Cipollini e gli sponsor è un passo avanti verso i mercati asiatici”.

Dopo la giapponese Eri Yonamine, Na Ahreum diventa la seconda atleta proveniente dall’Estremo Oriente nella Rosa 2019 di Alé – Cipollini.
SCHEDA ATLETA

Nome e cognome: Na Ahreum
Nazionalità: Sudcoreana
Data di nascita: 24/03/1990
Ruolo: passista

FONTE COMUNICATO STAMPA

Jeanne d’Arc Girubuntu simbolo dell’emancipazione femminile

Jeanne d’Arc Girubuntu simbolo del Ruanda

Jeanne d’Arc Girubunt giovane atleta del Ruanda, con il suo esempio contribuisce all’emancipazione femminile

Jeanne d’Arc Girubuntu

Jeanne d’Arc Girubuntu

Jeanne d’Arc Girubuntu, classe 1995, è la prima ciclista professionista del Ruanda. Con oltre il 60% dei seggi parlamentari detenuti da donne, il Ruanda è spesso celebrato come un leader nell’emancipazione politica delle donne nel paese tristemente noto per il genocidio del 1994.

Jeanne d’Arc è cresciuta giocando a calcio e a pallacanestro, per anni la bicicletta è stata lo strumento per andare a prendere l’acqua per la sua famiglia. Un giorno, vedendo passare nel suo villaggio il Tour du Ruanda ha deciso di voler diventare come quei curiosi atleti.

Nel paese africano, però, non vi era alcuna squadra femminile e così Jeanne d’Arc si è allenata da sola. Il suo successo nelle prime corse disputate ha attirato l’attenzione di Team Africa Rising, un’organizzazione no-profit che ha fondato la squadra nazionale ciclistica del Ruanda, tanto da ricevere un invito per entrare a far parte del team.

Da allora ha gareggiato negli Stati Uniti, Egitto, Svizzera, Marocco. È stata la prima donna africana nera a correre in una gara del campionato mondiale.

“Quando ho iniziato ad allenarmi per la prima volta nel 2012 ho sentito tutta la fatica ma non volevo tornare indietro. Allenarmi con i ragazzi mi ha spinto a migliorare e voglio provare ad eccellere nel mio sport”

È questo spirito competitivo che l’ha aiutata a pedalare fuori dal proprio paese di origine.

Uno degli atleti che ha ispirato la giovane Jeanne d’Arc è Adrian Nyonshuti, protagonista del documentario Rising From Ashes, è stato il primo ciclista del Ruanda a essere selezionato per partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012.

“Durante i campionati del mondo su strada del 2015 a Richmond, negli Stati Uniti, ero orgogliosa di essere l’unica donna di colore in competizione. Ma il ciclismo è uno sport di squadra. Mi piacerebbe avere altre ragazze al mio fianco, per aiutarmi e incoraggiarmi. Senza di loro, non posso migliorare “.

Richard Mutabazi, direttore dell’Africa Rising Cycling Centre, ha lanciato una campagna di reclutamento in tutte le province del Ruanda, con l’obiettivo di creare una stabile squadra di ciclismo femminile.

“I ragazzi vengono da noi spontaneamente. Dobbiamo cercare le ragazze. Dobbiamo ancora educare le persone a cambiare il loro modo di pensare, specialmente nei club di ciclismo. Vogliamo che le ragazze abbiano le stesse opportunità dei ragazzi.

Le famiglie sono riluttanti quando le contatto. Si chiedono chi sia quest’uomo, chi vuole reclutare la loro figlia “, spiega Mutabazi.” Dobbiamo addestrarli e trattarli in modo diverso in modo che si sentano a loro agio. Devono essere circondati da altre donne”

Biking in the Uk: UK Sport

Biking in the Uk: la Gran Bretagna nuova nazione del ciclismo

Biking in the Uk ovvero come la Gran Bretagna grazie al progetto UK Sport è diventata una nazione leader mondiale del ciclismo su strada

Biking in the Uk

Biking in the Uk

Biking in the Uk non è una canzone dei Sex Pistols (quella era Anarchy in the UK) ma è il vento nuovo che soffia sul ciclismo mondiale.

Non era mai successo nella storia del ciclismo professionistico che tre corridori appartenente alla stessa nazione riuscissero a conquistare i tre grandi giri nel corso della stessa stagione. Il 2018, invece, ha segnato questo particolare record grazie alle performance di Chris Froome al Giro, Geraint Thomas al Tour e Simon Yates alla Vuelta.

Se l’analisi si sposta anche agli anni precedenti, il dominio britannico risulta ancora più eloquente: è dal maggio 2017 che un suddito della Regina Elisabetta non conquista un grande giro e dal 2012 ad oggi solo il nostro Vincenzo Nibali è riuscito a spezzare il dominio britannico al Tour de France.

Se allarghiamo l’analisi a tutti i grandi giri degli ultimi anni balza all’occhio che il 45% delle ultime 20 corse a tappe è stato vinto da un corridore britannico il tutto dopo che per anni (tutto il 900) non erano mai riusciti ad imporsi nei grandi giri: delle prime 259 corse a tappe mai una era stata vinta da un ciclista d’oltre manica e ora hanno trionfato in 9 su venti.

Biking in the Uk: marginal gains

Marginal gains  in italiano “Guadagni Marginali” è un concetto ormai di uso comune nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare: laddove le capacità umane sono spinte al limite è lo studio dei dettagli a generare vantaggi. Certo tutto questo sarebbe impossibile senza programmi adeguatamente supportati da cospicui investimento ma è altrettanto vero che quando hai i soldi devi sapere dove e come spenderli.

Biking in the Uk: dalla pista alla strada

Correva il 1992 quando alle Olimpiadi di Barcellona un poco conosciuto Chris Boardman conquistava, primo britannico a farlo, la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale. Chris non lavorava all’interno di un programma di sviluppo strutturato, quella medaglia fu frutto delle sue gambe e delle sue scelte.

Quella vittoria fu però un campanello che fece accedere una lampada ad illuminare il mondo del ciclismo inglese: in quegli anni in Gran Bretagna non vi erano tanti velodromi e la federazione era al limite del default economico.

Nel 2000 la Gran Bretagna avrebbe voluto ospitare i Giochi Olimpici (poi assegnati a Sydney), venne quindi costruito il velodromo di Manchester (primo al coperto)

Biking in the Uk: nasce il UK Sport

Nel 1997 lo sport inglese vede sorgere il programma (un fondo) “UK Sport” basato su di un meccanismo premiante per le federazioni in grado di ottenere risultati nelle gare internazionali.

Il fondo riguarda tutti gli sport britannici ed ha un funzionamento semplice quanto efficace: vinci? Prendi soldi. Non vinci? Niente soldi.

L’anno precedente il ciclismo britannico aveva conquistato alcune medaglie alle Olimpiadi di Atlanta 1996, pass per accedere, appunto, ai fondi di UK Sport.

La federazione ciclistica decise anche di puntare quasi tutto sul ciclismo su pista dimenticandosi (quasi) della strada ma introducendo il concetto di “guadagni marginali”: guardò come, con la meccanica, l’aerodinamica, la nutrizione, la tecnologia, la biomeccanica, la psicologia e la scienza in generale era possibile ottenere piccoli miglioramenti in ogni ambito possibile, dalla forma di un manubrio al giusto momento in cui far fare colazione a un atleta. Invece che partire dagli atleti, partì da tutto quello che ci stava intorno.

Nel 1998  venne lanciato un progetto che guardava alle Olimpiadi di Londra 2012 per tramutare la malandata nazionale britannica nella nazione faro del ciclismo su pista.

I finanziamenti di UK Sport iniziarono a dare i frutti già due anni prima del target prefisso:  alle Olimpiadi di Pechino 2008, la squadra britannica ottenne 14 medaglie di cui 8 d’oro di cui 7 nel ciclismo su pista.

Alle olimpiadi Londinesi, così come alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 la spedizione britannica si mise al collo 12 medaglie.

Il programma UK Sport da quindi i suoi frutti e scatena un ciclo virtuoso:

«Più vincevano e più soldi facevano. Più soldi facevano e più il programma si faceva scientifico ed evoluto. Più il programma migliorava, più si vinceva» (New York Times 2012).

 

Biking in the: dalla pista all’asfalto!

Bradley Wiggins, Geraint Thomas e Adam Yates hanno una cosa in comune: arrivano dalla pista!

Wiggins ne ha vinti cinque ori olimpici, Thomas ne ha ottenuti due e Yates è stato campione del Mondo nella corsa a punti. Tutto bello ma come si può passare dalla pista al Mont Ventoux o al Mortirolo o all’Angliru senza pagare dazio?

Semplice? Assolutamente no ma se ci mettete il genio di Dave Brailsford, convinto sostenitore dei guadagni marginali, forse diventa fattibile.

“ se isoli ogni singolo fattore che compone l’andare in bicicletta e lo migliori dell’1 per cento, quando rimetti insieme tutti quei fattori avrai un significativo miglioramento”

Parole e musica del manager inglese nel 2012

Dave, già funzionario della federazione ciclistica britannica, forte di studi in psicologia applicata allo sport nel 2009 crea lo Sky Professional Cycling Team.

Obiettivo del progetto? Permutare il modello della pista per applicarlo alla strada: niente federazione che finanzia? Ok, si trova un sponsor ricco e in cerca di visibilità.

L’0biettivo anche in questo caso viene centrato prima di quanto previsto: nel 2012 Sir (non ancora Sir) Bradley Wiggins vince il Tour de France davanti al connazionale e futuro cannibale del Tour, Chris Froome (lui si non arriva dalla pista!). Dopo le quattro vittorie di Froome ecco che quest’anno arriva quella di Geraint Thomas.

Dominio UK e dominio Sky vanno a braccetto, il programma UK Sport è spesso criticato per l’ossessione maniacale ai dettagli e la mancanza di fantasia ma i risultati parlano chiaramente in suo favore anche se le polemiche (e le indagini) non sono mancate.

Come detto, anche Simon Yates arriva dalla pista ma, a differenza dei suoi connazionali, lui non corre per il Team Sky ma per l’australiana Michelton-Scott.

La “provenienza” però è la medesima: il velodromo di Manchester.

Biking in the UK: road to Yorkshire 2019

Archiviati i mondiali di Innsbruck 2018 ecco che la Gran Bretagna ospiterà i prossimi Campionati del Mondo. Le prove generali del grande evento (Il Tour fo Britain sta crescendo ma deve ancora fare molta strada) sono state le partenze del Tour de France da Londra (2007) e Leeds (2014), ora ecco il massimo palcoscenico mondiale.
Le gare si disputeranno da sabato 21 a domenica 29 settembre e saranno otto le sedi di partenza: Harrogate, BeverleyRiponNorthallertonRichmondDoncasterBradford e Leeds mentre gli arrivi saranno tutti ad Harrogate

Il Mondale britannico avrà come novità il fatto che la prima competizione sarà  il Paraciclismo in linea, seguita dall’altra novità rappresentata dalla cronosquadre mista per nazioni. Scompariranno, le cronometro a squadre maschile e femminile.

Per la prova in linea maschile torneranno protagonisti gli uomini da classiche e gli sprinter in grado di reggere sugli strappi (Peter Sagan ci ha già messo gli occhi)

Biking in the UK: ciclisti amatoriali

In Gran Bretagna, sono stati fatti molti investimenti negli ultimi anni per incrementare la cultura della bicicletta non solo legata al professionismo ma anche all’uso quotidiano come strumento per gli spostamenti

Ma non è tutto oro quello che luccica: Se la British Cycling ha sfornato una serie di campioni su strada ma anche in altre discipline (Rachel Atherton, Danny Hart o Josh Bryceland nella mtb) c’è da dire che dopo un iniziale incremento dei praticanti negli ultimi anni non vi sono state percentuali in crescita.

In molti lamentano come le piste ciclabili costruite sull’entusiasmo dei risultati sportivi ottenuti dalle nazionali siano ora poco usare e, anzi, causa di maggior congestionamento del traffico.

Thomas Parry autore dello studio  “Walking and Cycling Statistics, England 2016” ha dichiarato:

I tassi di viaggio in bicicletta sono diminuiti del 16 percento tra il 2006 e il 2016 ma questo è più probabilmente dovuto alla variazione del campionamento piuttosto che a una vera diminuzione dell’uso della bicicletta“.