Giro delle Fiandre le vittorie tricolori

Giro delle Fiandre: 101 edizioni e dieci vittorie azzurre

Giro delle Fiandre una delle corse più spettacolari del panorama mondiale in 101 edizioni ha visto 10 trionfi italiani: ripercorriamoli da Magni a Ballan

Giro delle Fiandre: Fiorenzo Magni

Giro delle Fiandre: Fiorenzo Magni

Giro delle Fiandre è giunto alla sua edizione 101 incrementando di annata in annata il suo fascino fatto di sofferenza e polvere. Corsa storicamente ostica per i nostri colori, solo circa il 10% delle volte si è realizzato un trionfo italiano.

Il primo alloro italiano è data 1949 dopo ben 36 anni dalla prima edizione del Giro delle Fiandre, a vincere fu il mitico Fiorenzo Magni. Magni  si impose poi per le tre edizioni consecutive, un’impresa assolutamente incredibile, che nessuno è riuscito mai più a replicare.  La serie incredibile di trionfi valse a Fiorenzo l’appellativo di Leone delle Fiandre.

Dopo 16 anni (1967) arrivò Dino Zandegu a riportare il Giro delle Fiandre in Italia, conquistando così la vittoria più importante della sua carriera.

Nel 1990 fu la volta di Moreno Argentin che nello zenith della sua carriera professionale dopo aver dominato nelle Classiche delle Ardenne, riuscì ad imporsi anche sul pavé, battendo in una volata a due il belga Rudy Dhaenens.

Nel 1994 fu la volta del due volte Campione del Mondo Gianni Bugno a trionfare. Due anni dopo ecco che ad alzare le braccia fu Michele Bartoli, davanti al compagno di squadra Fabio Baldato.

Nel 2001 ecco il trionfo di Gianluca Bortolami, che regolò allo sprint un gruppetto di otto corridori trovando un inaspettato successo al fotofinish per davvero pochissimi di millimetri.

L’anno seguente ecco che ad importi fu Andrea Tafi che, grazie ad una azione solitaria partita ai meno 4 chilometri dall’arrivo, riuscì a raggiungere l’arrivo tutto solo.

L’ultimno successo italiano arriva 2007 per merito del futuro campione del Mondo di Varese 2008, Alessandro Ballan. L’atleta della Lampre si involò su mitico Muro di Grammont con un grande scatto, seguito a ruota dal belga Leif Hoste. I due si andarono a giocare così la vittoria allo sprint, ad avere la meglio fu il nostro atleta in un avvincente fotofinish.

 

Michele Bartoli: Mareczko ha un grande potenziale!

Michele Bartoli: Mareczko può diventare un fenomeno delle volate

Michele Bartoli è convinto delle capacità del ciclista della Wilier Triestina Selle Italia Jakub Mareczko e lo paragona a Mark Cavendish

Michele Bartoli

Michele Bartoli

Michele Bartoli non è proprio l’ultimo arrivato quando si parla di ciclismo visto che è giustamente considerato come uno dei migliori interpreti delle corse in linea di un giorno tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila.

Michele Bartoli si è pronunciato su uno dei giovani talenti del ciclismo italiano, Jakub Mareczko che, pur non avendo ben figurato allo scorso Giro d’Italia, nel corso del 2017 ha conquistato qualcosa come 13 corse. La nuova Wilier Triestina Selle Italia di Luca Scinto è stata presentata a Ladispoli con la novità dell’inserimento in organico di Marco Coledan, ex ciclista della Trek Segafredo, che avrà il compito di lanciare le volate a Jakub Mareczko.

Lo stesso Mareczko ha spiegato a La Gazzetta dello Sport i suoi obiettivi per la stagione 2018: “so che devo alzare l’asticella sulla qualità dei successi, anche diminuendone la quantità. Sto lavorando per questo, sarà un anno-chiave. Ci sto mettendo il tempo giusto, anche perché devo sì migliorare in salita, ma non voglio perdere il mio spunto veloce, la mia dote principale”.

Sulla questione si è, appunto, espresso anche il grande ex Michele Bartoli che ha sottolineato come vi siano delle affinità tra le doti di Jakub Mareczko e quelle Mark Cavendish: “può diventare uno dei velocisti più forti del mondo. Sia detto con cautela, somiglia a Cavendish. Sia sul picco di velocità massima, sia sulla capacità di tenere alta la media negli ultimi 7-8” della volata, Jakub è eccellente. Allenare uno sprinter è la cosa più difficile. Gli equilibri sono sottili, devi lavorare in salita e sulla resistenza senza perdere lo spunto veloce. Ma Jakub assimila bene ciò che fa in allenamento. Rispetto alla prima stagione, è migliorato in maniera sostanziale. È serio, volonteroso. Logicamente, è sulla resistenza in salita che deve lavorare di più, ma è ancora giovane. Restare uno-due anni ancora in quell’ambiente può fargli bene, poi potrebbe meritarsi il passaggio in una squadra top