Lance vs The Last Dance due serie cult

Lance Armstrong vs Michael Jordan: The last dance

Lance vs The Last Dance due facce opposte dello sport professionistico: il modello Armstrong e quello dei Chicago Bulls di Michael Jordan

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Lance, il documentario di ESPN sul ciclista texano da una parte, The Last Dance il documentario sui Chicago Bulls di Michael Jordan dall’altro. Due fenomeni diametralmente opposti dello sport-business americano. Il modello Bulls che ha letteralmente segnano un’epoca d’oro del basket a stelle e strisce contro il modello Armstrong che ha segnato una delle pagine più nere del ciclismo mondiale.
The Last Dance ovvero l’ultimo ballo è la serie Tv divenuta già cult che racconta l’evoluzione di una delle squadre più forte e vincente di sempre (non solo nella pallacanestro), i Chicago Bulls, che ha espresso con ogni probabilità il miglior basket di sempre.
Lance, la serie di ESPN, in quattro ore ripercorre la nefasta vicenda di Armstrong: insomma un Last Dance al contrario. Il texano, campione pronto a tutto per ottenere la vittoria sin dal primo secondo trascorso su questo pianeta che dichiara “è un miracolo che non sia diventato un serial killer”, viene narrato senza veli nella serie tv. Un percorso aspro, come aspro era (è?) il carattere di Lance che fin da giovane atleta, pronto a falsificare il certificato di nascita per partecipare ad una corsa, appare come spregiudicatamente pronto a tutto.
Forse nella formazione del carattere dell’ex atleta simbolo dell’US Postal ha influito l’assenza del padre naturale e la presenza di un patrigno violento. Lo stesso Terry Armstrong conferma questa ipotesi:

“l’ho trattato come un animale e per questo è diventato un campione”.

Se Jordan ha sempre dimostrato una valida “cattiveria agonistica”, il texano ha spesso spiccato per l’assenza di scrupoli. Simbolo dell’America post Reganiana, Lance mostra tutta la sua prepotenza da cowboy texano imbrogliando, mentendo e camminando sul filo del rasoio.
Inevitabile in un racconto su Lance parlare della vicenda legata al cancro forse proprio legata all’assunzione di sostanze vietate. Nel documentario il texano rivela di aver iniziato a doparsi già nel 1992 e non nel 1996 come raccontato nella sua confessione shock ad Oprah.
“Ho sempre chiesto, sempre saputo e ho sempre preso le mie decisioni da solo. Sapevo quello che stava succedendo.” dichiara Lance parlando delle iniezioni a cui fin da neo professionista venne sottoposto.
Campione del Mondo ad Oslo nel 1994, Armstrong venne costretto al ritiro due anni dopo per un cancro ai testicoli: “non posso escludere che via sia un legame tra il doping e la malattia ma l’unica volta in cui ho fatto uso dell’ormone della crescita è stato proprio nel 1996” ha spiegato Lance.
Armstrong dimostra “tolleranza” nei confronti dell’EPO:

“per molti aspetti è un prodotto sicuro se viene usato con parsimonia, sotto supervisione medica. Ci sono sostanze più pericolose che vengono iniettate nel corpo”.
Il doping “era già radicato nello sport, quando sono arrivato dal Texas, – spiega Lance – siamo passati dal doping a basso numero di ottani, che era sempre esistito, a questo carburante per razzi. Questa è stata la decisione che abbiamo dovuto prendere”.

Un ritratto duro di questo campione del bluff che dimostra però un atteggiamento diverso quando si parla del rivale ed amico Jan Ullrich, il vincitore del Tour de France 1997, caduto in disgrazia nel 2018 a cui Lance ha teso la mano:
Ullrich era astato dimesso dall’ospedale psichiatrico nel quale era stato ricoverato dopo alcuni episodi di violenza. “Sono andato a trovarlo perché lo amo, è una delle persone più importanti della mia vita ha spiegato
dopo una serie di accuse di aggressione. “Il motivo per cui sono andato a trovarlo è che lo amo”, risponde Armstrong, prima di scoppiare in lacrime. “Non è stato un bel viaggio. È stata la persona più importante della mia vita” ha spiegato Lance prima di scoppiare in lacrime.