Il futuro del ciclismo italiano? Verso l’oblio?

Il futuro del ciclismo italiano? Discussione aperta

Il futuro del ciclismo italiano? A giudicare dai risultati degli ultimi anni la crisi sembra profonda, quali ricette per tornare a brillare?

Il futuro del ciclismo italiano: parla CassaniIl futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano? non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso da poco ha confermato questa sensazione. Dopo aver esaurito l’effetto Nibali il rischio è di avere davanti anni di “vacche magre”.

Lo Squalo il prossimo mese di novembre compirà 34 anni e, dopo aver conquistato qualcosa come 1 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 1 Vuelta di Spagna, ha un po’ variato la sua attitudine testandosi con esiti positivi nelle classiche di un giorno (1 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia).

Vincenzo ha anche sfiorato una medaglia olimpica e quella caduta a Rio 2016 è una ferita ancora aperta per i tifosi e per il ciclista siciliano che si è posto il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 come (probabilmente) ultimo della sua incredibile carriera.

Tra gli appassionati (inspiegabilmente) c’è qualcuno che critica lo Squalo dello Stretto ma, se si considerano i risultati del ciclismo mondiale, Vincenzo rappresenta il prototipo del corridore d’altri tempi in gradi di primeggiare nelle corse in linea e nelle gare a tappe, merce rara di questi tempi.

Merce ancor più rara se guardiamo al ciclismo di casa nostra con un occhio al futuro.

Il futuro del ciclismo italiano? E il presente?

Quando Vincenzo Nibali appenderà la bicicletta al chiodo ci potremo affidare al solo Fabio Aru, reduce da un Tour 2017 e un Giro 2018 assolutamente sotto le aspettative. In molti hanno già dato per finito il Cavaliere dei Quattro Mori ma sinceramente non ce la sentiamo di sposare questa idea in quanto un corridore di 28 anni in grado di vincere una Vuelta Espana e salire due volte sul podio del Giro non può essere considerato “bollito” anche se gli ultimi passaggi a vuoto (al Tour 2017 e al Giro 2018) un po’ di preoccupazione la destano.

Davide Formolo, 25enne veneto, ha raccolto solo un nono posto alla Vuelta e due decimi al Giro e, anche in prospettiva, non sembra poter mutare in un corridore in grado di salire sul podio in una grande corsa a tappe. Il corridore il forza alla Bora sembra essere ancora troppo soggetto ad alti e bassi per garantire tenuta sulle tre settimane. Probabilmente per attitudine Formolo è più adatto alle classiche di un giorno come la Liegi o Il Lombardia piuttosto che il Giro o il Tour.

Gianni Moscon è una delle speranze più importante del pedale tricolore, fisico da passista e discreto nelle prove contro il tempo sa dire la sua anche in montagna. La maglia gialla indossata per un giorno al recente Delfinato aveva fatto ben sperare ma in salita non è riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Gianni corre il rischio di trasformarsi nel “servitore” di Froome o (in futuro di) di Egan Bernal senza potersi giocare appieno le proprie carte nelle corse a tappe.

Il futuro del ciclismo italiano? I giovani?

Il Giro Under23 che si è appena concluso ha evidenziato l’assenza di scalatori tricolori tanto che la top5 non ha visto nemmeno un italiano presente. Nelle categorie giovanili si stanno registrando sensibili diminuzione degli iscritti e anche il numero delle gare sta calando.

Rispetto a paesi come la Gran Bretagna o la Francia in cui si investe sui giovani da noi vi è un calo dell’attività che potrebbe portare ad aumentare il Gap anche con paesi come la Spagna o la Colombia che sforna ogni anno potenziali talenti.

Tra i corridori da poco “pro” si è un po’ perso quell’ Edward Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir nel 2016 su cui in tanti puntano ma che non è riuscito ancora ad essere protagonista con la maglia dell’UAE Emirates.

Matteo Fabbro è con ogni probabilità l’unico scalatore puro su cui puntare per il futuro ma sarà importante che alla Katusha gli venga dato il giusto spazio. Proprio sulla questione “spazio agli italiani” uno delle cause principali è l’assenza di compagini tricolori nel World Tour che impatta sullo spazio a disposizione per gli atleti di casa nostra.

Il futuro del ciclismo italiano? La paure di Davide Cassani

Quella italiana pare, dunque, una crisi non temporanea ma strutturale ed è stato lo stesso CT della nazionale, Davide Cassani, a lanciare un grido (ennesimo) d’allarme. Le tre vittorie tricolore (Affini, Lonardi, Dainese) al Giro Under23 e l’ottavo posto in generale (Covi) danno l’idea che il ricambio generazionale non sia così semplice anzi tutt’altro.

“Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni. Abbiamo delle interessantissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero – ha dichiarato Cassani – e quindi i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

Quale la ricetta di Cassani? “Bisogna tornare ad alzare l’asticella con un cambiamento che parte dai tecnici ma che deve essere radicale. I ragazzi devono partecipare alle corse a tappe per aumentare la loro esperienza. A 20 anni gli attuali campioni come Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa prendevano parte ad almeno 5 corse a tappe a stagione, senza questa abitudine sarà dura tornare competitivi”.

 

 

Alexandr Riabushenko vince il GP dal Rosso

Alexandr Riabushenko vince a Montecatini

Alexandr Riabushenko

Alexandr Riabushenko

Alexandr Riabushenko, capitano della Palazzago, si è imposto sul traguardo di Montecatini Terme nel GP Ezio del Rosso. Per il corridore bielorusso, in procinto di passare tra i professionisti, decisivo è stato l’attacco nella parte finale della corsa sul Gran Premio della Montagna di Vico. Riabushenko ha attaccato insieme al nostro Matteo Fabbro del Cycling Team Friuli e a Umberto Orsini del Team Colpack (che aveva vinto lo scorso anno). I tre hanno collaborato egregiamente, tanto da arrivare a giocarsi la vittoria nello sprint a ranghi ridotti. Ad avere la meglio è stato il bielorusso che si è imposto nella volata conquistando la nona vittoria personale in questo 2017.

 

Matteo Fabbro intervista per Ciclonews

Matteo Fabbro intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Matteo Fabbro

Matteo Fabbro

Matteo Fabbro promettente scalatore friulano del Cycling Team Friuli passato professionista con il Team Katusha-Alpecin, con cui ha firmato un contratto di durata biennale, si racconta in questa intervista con la nostra redazione.

Ciao Matteo, anzitutto grazie per aver accetto la nostra intervista.

Grazie a voi per l’ospitalità, seguo il vostro sito ed è un piacere fare questa chicchierata.

Matteo ci racconti come hai scelto di praticare il ciclismo?

Ho scelto il ciclismo perché nella mia famiglia tutti correvano in bici, di conseguenza i nonni mi hanno spinto a praticarlo. Un giorno i nonni mi hanno portato a vedere una corsa della categoria giovanissimi e da quel momento è scattata la passione e ho iniziato a correre in bicicletta.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza?

Direi che ha notevolmente influenzato la mia adolescenza perché, per praticarlo con profitto, il ciclismo richiede una buona organizzazione. Non è sempre facile riuscire a conciliare gli impegni scolastici con i ritmi di allenamenti e gare, devi svegliarti presto, andare a scuola e una volta tornato a casa pranzare di corsa per uscire in allenamento finché c’è luce. Dopo devi tornare a casa e metterti sui libri a studiare: non è stato per nulla facile ma è stato molto formativo.
Oltre a questo aspetto ci sono le “rinunce” quotidiane: dal non uscire magari al sabato sera all’evitare le partite di calcetto con gli amici perché la domenica hai una corsa. Ripeto duro ma assolutamente piacevole visto che l’ho scelto io!

 

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a un ragazzo che vuole iniziare?

Diciamolo, il ciclismo non è uno sport facile. Tutte le attività sportive ad un certo livello richiedono impegno e concentrazione ma, forse, il ciclismo è per certi versi più ostico di altri sport che magari si praticano in palestra o in un campo, qui ti alleni in strada e con qualunque condizione meteo. Alla base di questo sport deve esserci la passione, se no dopo poco ti scoraggi e molli. A un ragazzino che vuole avvicinarsi al mondo delle due ruote consiglierei di impegnarsi a fondo ma senza prenderlo troppo seriamente, tutto deve partire come un gioco e un divertimento. Per me ancora oggi andare in bici è un divertimento, certo ora ho tante responsabilità in più ma la base del successo è il piacere nel fare una cosa.

La corsa che ricordi con più piacere?

Risposta facile: la vittoria alla prima tappa del Giro della Valle D’Aosta di quest’anno. Venivo da un periodo davvero difficile, ero stato investito a gennaio in allenamento, poi ho subito due fratture alla clavicola prima in Colombia e poi al Giro d’Italia. Insomma rientravo alle corse dopo un periodo davvero ostico, non sapevo bene quale era la mia condizione  e non avevo il morale particolarmente alto. Per me è stato come voltare pagina e iniziare un nuovo capitolo.

Cosa fa Matteo Fabbro nel tempo libero? Hai un genere musicale che preferisci?

In verità non ho molto tempo libero ma quando sono a casa mi piace uscire con gli amici e dedicarmi a tutto quello che durante la stagione non riesco a fare. Musicalmente non ho un cantante o un gruppo che preferisco, ascolto un po’ quello che capita e che sento che mi trasmette sensazioni piacevoli

Hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Senza dubbio direi che Purito Rodriguez mi ha ispirato, sono cresciuto con le sue imprese ma per me il migliore è Alessandro de Marchi, è friulano come me e ci alleniamo assieme quando è a casa. Mi è sempre stato vicino in questi quattro anni da under, mi dà sempre consigli preziosi e per me è un mentore. Inoltre proviene anche lui dal Cycling Team Friuli

Segui qualche altro sport o hai qualche mito?

Mi piace molto la pallacanestro e, un po’ come tutti, adoro le star degli altri sport. Mi piace molto conoscere come i grandi campioni hanno gestito la loro carriera, lo stress. Tutti vediamo la parte dorata della vita di uno sportivo ma dietro ci sono tante responsabilità, rinunce e sacrifici.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Matteo Fabbro?

Fino al 31 dicembre sarò un atleta del Cycling Team Friuli, è una squadra a cui devo molto. Sono arrivato nel team 4 anni fa e loro hanno sempre creduto in me e mi hanno aiutato nei momenti più difficili, sono la mia seconda famiglia. Ci tengo a lasciare un buon ricordo e ripagarli al meglio per quello che hanno fatto per me. Da qua a fine stagione daró il massimo in tutte le corse come ho sempre fatto. In particolare, ci tengo a ben figurare alla Coppa San Daniele, corsa friulana di “casa” a cui tengo particolarmente

 

Matteo Fabbro vince al Giro Valle d’Aosta

Matteo Fabbro vince nel prologo  del Giro Valle d’Aosta

Matteo Fabbro vince

Matteo Fabbro vince

Matteo Fabbro vince il prologo di 8,8 chilometri che ha aperto il 54° Giro ciclistico internazionale Valle d’Aosta – Mont Blanc.

Dopo l’abbandono al Giro d’Italia Under 23 che stava correndo da protagonista, per via di una frattura alla clavicola,  il corridore della Cycling Team Friuli si è preso una bella rivincita.  Sul tracciato da Saint Gervais Mont Blanc a Saint Nicolas de Veroce, ha dimostrato di essere atleta di livello assoluto battendo di 9 secondi proprio il vincitore dell’ultimo Giro U23, il russo Pavel Sivakov della BMC Development Team mentre terzo è giunto Victor Langellotti (UC Monaco)

Matteo Fabbro, che ha fatto registrare il tempo di  16’38” alla media di 31,743 km/h, ha vestito anche la maglia gialla di primo leader della corsa valdostana