Lisa Morzenti intervista esclusiva per ciclonews

Lisa Morzenti intervista in esclusiva per la nostra redazione

Lisa Morzenti intervista  di ciclonews ad uno degli astri nascendo del ciclismo rosa italiano che ci racconta la sua passione per le due ruote e per Marco Pantani.

Lisa Morzenti intervista

Lisa Morzenti intervista

Lisa Morzenti intervista alla bergamasca classe 1998 attualmente in forza alla BePink, già atleta dell’Astana Women’s Team: campionessa europea e vicecampionessa del mondo a cronometro tra le juniores nel 2016.
Lo scorzo anno ha preso parte ai Mondiali di Bergen conquistando il 24esimo posto nella prova a cronometro individuale.

Ciao Lisa, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo.

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicata. Ho iniziato con il ciclismo quasi per caso anche se in famiglia il ciclismo era una passione. Mio padre, infatti, prendeva parte a corse ciclistiche amatoriali ed è stato lui ha trasmettermi questa passione che mi sta regalando tante soddisfazioni.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

In molti nel mondo dello sport si lamentano un po’ dei sacrifici che l’attività agonistica comporta. Personalmente non credo che il ciclismo che abbia influenzato la mia adolescenza. Ho iniziato con il ciclismo a nove anni nella Fulgor Seriate, la squadra della mia città e per me la routine scuola-allenamento-corsa è sempre stata la normalità. Ho affrontato il ciclismo con passione e amore e se il prendere parte ad una gara mi comportava la rinuncia all’uscita del sabato sera non me ne sono mai lamentata anzi. Insomma il mio piacere è la bicicletta, la vera rinuncia sarebbe non andarci

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato cos’è la fatica, l’impegno e la voglia di raggiungere gli obiettivi che mi pongo quotidianamente. Ammetto che non ero una grande amante dello studio ma ho vincolato i miei successi scolastici all’andare in bicicletta e di conseguenza posso dire che le due ruote mi hanno fatto completare gli studi.
Questo sport mi ha insegnato ad organizzare al meglio il mio tempo, ottimizzare ogni minuto e mi ha fatto capire quanto sia bello tornare a casa dopo essere stata via per un periodo a correre. Credo che possano essere dei validi spunti per spingere una ragazza a provare questo sport.

C’è una corsa che Lisa Morzenti  ricorda con particolare piacere?

Sinceramente non ho una corsa che ricordo più delle altre ma se devo essere sincera ho un aneddoto meraviglioso che non dimenticherò mai. E’ legato ad una compagna di squadra: Sara Calissi. Eravamo nella categoria allieve durante la Coppa Rosa, io ho forato e lei pur di farmi terminare la corsa mi ha lasciato la sua ruota rinunciando di fatto a completare una corsa a cui teneva molto. Credo che questo gesto sia il paradigma di questo sport, non potrò mai dimenticare la bellezza e la profondità di quel momento.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Mi ha ispirato molto Marco Pantani, un vero mito del ciclismo, una persona che è stata molto brava in sella quanto sfortunata fuori dalle corse. In famiglia mi hanno sempre parlato molto di Marco e devo dire che anche se non ho le sue caratteristiche per me è e sarà sempre un punto di riferimento, il Pirata sarà per sempre unico.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Il tempo libero lo passo con il mio ragazzo, con la mia famiglia e con gli amici. Ho una sorella più piccola e un fratello maggiore con cui adoro passare il mio tempo. Ammetto di non avere degli hobby particolari ma amo godere gli attimi liberi facendo cose magari semplici ma umanamente molto appaganti

Come ti trovi nel nuovo team?

Devo dire che mi trovo molto bene, sono veramente soddisfatta della scelta fatta, credo che in questa squadra potrò continuare nel mio percorso di crescita umana e professionale.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali per il 2018?

Ora sono in Australia per le prime gare di stagione e per fare esperienza. Quest’anno mi piacerebbe ottenere un buon risultato al campionato italiano a cronometro e partecipare ai Campionati Europei e ai Mondiali in Austria a cronometro. Poi ho ancora molto da imparare e voglio essere da aiuto alla squadra.

Pantani batte Froome in discesa

Pantani batte Froome in discesa (e certamente anche in salita)

Pantani batte Froome secondo uno studio non solo nella salita ma anche nell’impostazione delle discese: analizziamo le varie posizioni in sella

Pantani Batte Froome

Pantani Batte Froome

 

Pantani batte Froome? Il mitico Pirata, lo sappiamo è stato uno dei migliori (se non il migliore) scalatori al mondo, le sue sfuriate dopo essersi levato dal capo la bandana sono qualcosa che resterà per sempre nella leggenda del ciclismo. Pantani era però un genio anche nell’affrontare le discese, chi non ricorda la sua posizione fuori sella con il suo lieve peso a governare il mezzo meccanico lungo discese affrontate a rotta di collo.

Recentemente un’equipe dell’Università di Eindhoven, sotto la guida del professore Bert Blocken, ha studiato i vantaggi cronometrici che le diverse posizioni assunte dagli atleti sulla bicicletta possono garantire.

Pantani batte Froome: lo studio!

La posizione assunta da Chris Froome, in base allo studio condotto e pubblicato grazie ad una simulazione e poi perfezionato attraverso la realizzazione di modelli tridimensionali , risulta essere assolutamente perdente rispetto alla Posizione-Pantani.

In particolare lo studio ha analizzato molte posizioni sulla bicicletta tra cui quella dottata dal Keniano Bianco nella tappa con arrivo a Bagneres de Luchon dello scorso Tour de France, la seduta sulla parte posteriore del tubo orizzontale (utilizzata anche da Peter Sagan), quella che prevede la parte posteriore del busto dietro la sella come visto fare da Marco Pantani, ma anche stili più tradizionali che prevedono la seduta sul sellino, che variano per la differente inclinazione delle spalle rispetto il manubrio.

Ciò che emerge da questo studio è che la posizione più vantaggiosa da assumere quando la strada scende è quella privilegiata da Peter Sagan con un +17% di resa e una maggiore sicurezza.

La tecnica adottata da Chris Froome, risulta invece del 9% più veloce, meglio dello stile “schiena-dritta” adottato da molti, che migliora le prestazioni del 7%, ma risulta meno vantaggioso anche della “posizione-Pantani” (14% più efficace) e dell’ubicazione sul mezzo che preferisce Vincenzo Nibali (12% più produttivo).

Pantani Batte Froome

Pantani Batte Froome

L’equipe di ricerca,  prendono in esame la discesa dal Peyresourde di Froome durante il Tour de France 2016 ha sancito che il capitano della Sky percorse i 15,5 km ad una media di 62,5 km/h in 14’24” (guadagnando 1’17” sulla posizione a schiena alta, ma anche di perdere ipoteticamente 1’07”dala posizione Sagan) e, anche se si tratta di congetture, meglio avrebbero fatto anche Nibali (46″) e, appunto, Marco Pantani (23″).

 

Giro al via, Froome: “Italia sto arrivando”

Giro al via ci sarà anche il corridore del Team Sky

Giro al Via

Giro al Via anche Froome!

Giro al via anche Chris Froome, le indiscrezioni sono state completamente confermate e l’edizione 2018 si arricchisce del numero uno per le corse a tappe. Il britannico non sarà all’esordio assoluto alla corsa rosa ma sarà all’esordio come favorito numero uno per la vittoria. Eh già! Perché se Froome è tra i partenti di una corsa a tappe, è in automatico l’uomo da battere.

Giro al via: Froome viene per vincere!

Diciamocela tutta, lo sognavamo! Ma finché non è stato ufficiale, qualche dubbio sulla presenza del capitano del Team Sky l’abbiamo avuta tutti. Ora che è stata ufficializzata la sua presenza, beh ora sono cavoli per tutti, perché Froome non verrà per godersi il paesaggio italiano o per visitare Gerusalemme: “Ho vinto il Tour e la Vuelta e adesso ho l’opportunità di puntare al Giro, per me questa è un’opportunità per provare a vincere il terzo grande giro consecutivo. Sono veramente eccitato da questa sfida, è una motivazione tutta nuova per me vedere se riuscirò a realizzare qualcosa di speciale il prossimo anno”.

Froome, per chi non lo sapesse, è molto legato al nostro paese: “la mia carriera ciclistica è iniziata in Italia: ci ho vissuto per tre anni quando ho iniziato la mia carriera da professionista, quindi avere l’opportunità di tornare al Giro d’Italia, nella posizione in cui sono adesso, è una sensazione come di un cerchio che va a chiudersi” ha dichiarato.

Giro al via: Froome punta alla storia!

Chris Froome avrà due obiettivi: il primo vincere tre giri consecutivamente (Tour ’17, Vuelta ’17 e Giro 2018) e il secondo la doppietta con il Tour de France, riuscita l’ultima volta a Marco Pantani nel 1998.
“Abbiamo studiato a lungo questo progetto, non sarà per nulla facile provare a vincere Giro e Tour nello stesso anno ma il modo in cui abbiamo gestito le cose quest’anno mi rende fiducioso di poter puntare ad avere successi in entrambe le gare – ha dichiarato il britannico, che ha aggiunto- quest’anno ci sarà una ulteriore settimana di pausa tra Giro e Grande Bouclé e, potenzialmente, questo può rendere più gestibile e favorevole l’essere in grande forma in entrambe le gare. Il modo in cui abbiamo gestito il periodo tra il Tour e la Vuelta quest’anno è stata un’esperienza che ci ha insegnato molto e che si rivelerà utile nel 2018”

Giro: al via anche Chris Froome?

Giro: indiscrezioni vogliono il kenyano bianco al via della corsa rosa

Giro

Giro: Il trofeo

Giro 2018, il 29 novembre verranno tolti i veli alla corsa rosa ma a farla da padrone sono i rumors sulla presunta presenza di Chris Froome a Gerusalemme per la partenza dell’edizione del prossimo anno. A dare il via alla serie di indiscrezione è stato il “The Time“, quotidiano inglese, che ha annunciato che il management del Team Sky sta “prendendo in seria considerazione l’ipotesi” che Froome prenda il via al prossimo Giro d’Italia.

Sicuramente il gruppo RCS sta facendo una corte serrata al corridore tanto che alcune voci vogliono una terza settimana più “soft” rispetto al normale per incentivare la presenza del leader della Sky. Se da una parte, dunque, l’organizzazione preme per avere il kenyano in corsa, dall’altra è lo stesso Chris a voler inserire nel suo già ampio palmares anche il Giro, così da poter essere inserito nella lista degli immortali come il belga Eddy Merckx ed il francese Bernard Hinault, unici a vincere tutti e tre i grandi giri di fila (non nello stesso anno). L’altro obiettivo è quello di entrare nel club dei sette che hanno fatto quello che in Gran Bretagna è definito il “Tiger Slam” (dal nome del noto golfista Tiger Woods che ha vinto i 4 tornei principali del golf) cioè aver conquistato tutte e tre le maglie del vincitore dei Grandi Giri.

Altro obiettivo di Froome è conquistare la doppietta Giro-Tour come accadde per l’ultima volta nell’oramai lontano 1998 all’indimenticabile Marco Pantani; la vittoria del Tour lo porterebbe a raggiungere il gotha del ciclismo mondiale ( Merckx, Hinault, Anquetil ed Indurain) a quota 5 vittorie (che è l’attuale record considerando la cancellazione delle sette vittorie di Lance Armstrong).

 

 

Giro d’Italia U23: dieci tappe nel 2018

Giro d’Italia U23, nel 2018 tante novità a partire dalle tappe!

Giro d’Italia U23

Giro d’Italia U23: Pavel Sivakov

Giro d’Italia U23 nella stagione 2017 è stato un vero ritorno al successo, tanto che gli organizzatori si sono impegnati per proporre una edizione 2018 ancora migliore. La prima novità della prossima edizione sarà l’incremento del numero di tappe che diventano 10 (un prologo iniziale e nove tappe) e che si disputeranno da giovedì 7 giugno a sabato 16 giugno.

 

Il Giro d’Italia U23 comincerà con un cronoprologo serale di pochi chilometri a Forlì, con partenza dal velodromo Servadei e arrivo nel centro cittadino. La seconda tappa, disegnata per i velocisti, sarà da Riccione a Forlì mentre la terza sarà un tributo a Marco Pantini (Partenza da Nonantola sede della squadra Giacobazzi con cui corse il Pirata). La corsa si dirigerà verso nord con alcune salite in Trentino e Veneto che delineeranno la classifica finale. Al via del Giro d’Italia U23 ci saranno ben 28 team (di cui 16 saranno italiani e 12 stranieri) composti da sei corridori ciascuno.

Giro d’Italia U23: l’edizione 2017

L’edizione di quest’anno è stata terreno di conquista per il russo Pavel Sivakov del BMC Development Team, che ha poi firmato con il Team Sky. La corsa ha rappresentato un bel trampolino per tanti giovani talenti (basti pensare che nove dei primi dieci sono passati Elite), tra cui il nostro Luca Raggio che ha firmato con la Wilier e Matteo Fabbro che rappresenta uno dei corridori più interessanti del ciclismo tricolore in chiave futura e che ha firmato con la Katusha – Alpecin.

 

 

Gastone Nencini, il ‘Leone del Mugello’ omaggiato

Gastone Nencin serata ricordo ad Empoli al Cenacolo degli Agostiniani

Gastone Nencini

Gastone Nencini

Gastone Nencini campione nato a Barberino del Mugello sarà onorato all’interno dell’iniziativa “Essere campioni è un dettaglio” sabato 28 ottobre alle 21.30 presso il Cenacolo degli Agostiniani.

Presenterà la serata, ad ingresso libero e patrocinata dal Comune di Empoli, Paolo Bruschi ed interverrà Elisabetta Nencini, figlia di Gastone. Fabrizio Biuzzi, Assessore allo Sport, spiega: “L’idea è nata da una lunga chiacchierata con Luciano Santini, uomo profondamente appassionato di sport, che vuole promuovere la figura di Gastone Nencini . Gastone è stato un precursore del ciclismo moderno e ringraziamo la figlia Elisabetta che verrà a presentarci l’aspetto privato di questo popolare campione”.

Gastone Nencini chi era?

Nato a Barberino di Mugello, 1º marzo 1930 (scomparso il 1º febbraio 1980) è stato professionista dal 1953 al 1965, vincendo un Giro d’Italia e un Tour de France. È il quarto dei sette vincitori italiani del Tour dopo Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fausto Coppi e prima di Felice Gimondi, Marco Pantani e Vincenzo Nibali.
Soprannominato “Il Leone del Mugello” per l’indomito coraggio, conquistò la corsa rosa nel 1957 e sfiorò il successo nel 1955 (vestì per otto giorni la maglia rosa e si aggiudicò complessivamente otto tappe e la maglia verde). Nel ’57, oltre al successo al giro, ottenne un sesto posto al Tour de France e un nono alla Vuelta a España.

Dopo essere stato il vincitore morale del Giro d’Italia del 1955 ed essersi aggiudicato chiaramente quello del 1957, Nencini risultò ancora una volta il vincitore morale della corsa in rosa del 1960. Vinse il Tour de France 1960 sfiorando così la grande impresa di vincere nello stesso anno sia il Giro che il Tour.

Nencini è morto nel 1980 dopo una breve malattia, a soli 49 anni, ed è stato sepolto nel cimitero comunale di Barberino. (fonte:Wikipedia)

Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Marco Pantani: il caso è chiuso?

Marco Pantani: la Cassazione chiude il caso!

Marco Pantani

Marco Pantani

Marco Pantani non fu ucciso, questo il verdetto della Corte di Cassazione. Caso chiuso e chiuso per sempre. Marco, contrariamente da quanto sostenuto dalla famiglia non venne ucciso. La riapertura del caso nel 2014, a seguito di nuove rivelazioni, aveva fatto sperare che finalmente nella vicenda venisse fatta chiarezza. Il fascicolo sui fatti di Rimini venne prima riaperto e poi archiviato nel 2016 su richiesta del Gip di Rimini poiché “le questioni sollevate più che a indicare indagini suppletive utili a scoprire elementi di un delitto non indagato, tendevano essenzialmente a far dubitare della correttezza e adeguatezza delle indagini del 2004 e a far ritenere falsi i suoi risultati, verosimilmente, per cercare di cancellare l’immagine del campione depresso vittima della tossicodipendenza e dell’utilizzo di psicofarmaci, e accreditare l’immagine di una persona vittima incolpevole di violenze e complotti”.

L’avvocato della  famiglia Pantani, Antonio De Rensis, non aveva accettato questa motivazione, e da qui la decisione di impugnare il caso e portarlo davanti alla Suprema Corte, che tuttavia ieri ha respinto il ricorso, mettendo la parola fine almeno dal punto di vista legale a questa oscura vicenda.

Resta la tristezza per come Marco ci ha lasciati, solo, in una stanza di hotel, senza sapere di avere alle spalle l’appoggio dei propri tifosi, quelli che tutt’ora non smettono di ricordarlo e rendergli omaggio in qualsiasi occasione, perché la leggenda del Pirata non può e non deve fermarsi al 14 febbraio 2004.
Marco forse l’ultimo romantico del ciclismo, lui che aveva fatto saltare gli schemi del gioco, che aveva risvegliato la passione italiana per le due ruote. Mai più il ciclismo è stato cosi mediatico come negli anni del Pirata, mai più uno scatto ci ha fatto schizzare a mille i battiti cardiaci come quelli di Marco.

Marco campione imbattibile e uomo sfortunato e fragile, Marco che ha saputo rialzarsi da una miriade di incidenti e sfortune non è riuscito a mantenere il proprio controllo dopo le nebulose vicende di Madonna di Campiglio. Nel cuore e negli occhi di noi amanti del ciclismo resteranno le battaglie con Tonkov e Ullrich, la lotta con Lance Armstrong (su cui non ci esprimiamo).

Oggi è un giorno non bello, secondo chi scrive, un giorno in cui viene messa la parola fine su una vicenda che forse non sarà mai realmente chiarita. Come sono andati i fatti quella notte lo sa probabilmente solo Marco o forse non solo lui ma questo verdetto non ci permetterà, forse, mai più di sapere se la storia nasconde altre verità. Nella stanza del residence ‘Le Rose’ di Rimini, dove il corpo del ciclista fu trovato la sera di San Valentino del 2004, nessun complotto, nessun intervento estraneo, dunque, almeno secondo la Cassazione.

Noi non ci pronunciamo sul verdetto, sicuramente scontenterà molti, noi speriamo che Marco possa oggi godere di quella pace e di quella serenità che in questo mondo spietato non è riuscito a trovare. Quella pace e quella serenità che le tante voci, anche di giornali e tifosi, hanno fatto perdere al nostro campione fragile. Marco, ovunque tu sia, riposa in pace!

Michela Balducci intervista esclusiva

Michela Balducci intervista esclusiva di Ciclonews

Michela Balducci atleta del Team Giusfredi – Bianchi è nostra ospite per un’intervista esclusiva.

Michela Balducci

Michela Balducci

Ciao Michela e grazie della tua disponibilità. Raccontaci di te, come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ciao e grazie a voi per l’ospitalità, beh ti devo confessare che mi piacciono tutti gli sport in realtà. Fin da quando ero piccola mi piacevamo molto gli sport invernali: lo sci di fondo e il pattinaggio sul ghiaccio.  Alla fine, però, ho scelto il ciclismo perché il mio babbo correva e mi piaceva imitarlo e andare sulle due ruote. Ho voluto provare e mi ricordo la prima gara come se fosse ora: avevo sette anni, correvo con i maschietti! La sai una cosa? Sono partita ultima perché non riuscivo ad agganciare la tacchetta dello scarpino nel pedale  e poi… poi ho vinto per distacco… bei tempi!

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Esatto nel ciclismo è proprio così, servono tante cose. Non dico che sia lo sport più faticoso, ce ne sono altri, ma penso sia il più difficile.

Per vincere una gara sono tanti i  fattori che devono combaciare, non serve solo la tecnica o la tattica ma c’è molto altro. Diciamo che io mi sono sempre divertita, non penso di aver bruciato le tappe, però mi piaceva impegnarmi sempre e dare il meglio di me. Quindi, niente mare d’estate, niente compleanni o discoteca prima delle gare.

E’ triste ma devo confessare che ho perso alcune amicizie per questo però il ciclismo è la mia passione e l’ho sempre fatto volentieri. Probabilmente chi se n’è andato non era un vero amico e poi io ho sempre trovato più divertente allenarmi che fare tardi la sera, correre con le mie compagne o compagni, magari tirarci qualche gavettone in bici come se fossimo in spiaggia. Adoro stare all’aria aperta e in questo nulla batte il ciclismo.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato tante, davvero tante cose. Il ciclismo ti forma e non solo fisicamente ( e li ci sto ancora lavorando ); ti forma umanamente , mentalmente diventi più forte. Impari a conoscere la fatica, a convivere con essa. Impari a non arrenderti mai, ogni difficoltà che superi ti rende più forte.  A volte in inverno il freddo ti blocca le mani e non riesci più a cambiare. Tira il vento e piove e tu guardi le mani e quelle non rispondono ai comandi ma se riesci a tagliare il traguardo la soddisfazione è tanta.

Per questo lo suggerisco a qualunque ragazzina, perché è veramente una scuola di vita.

Michela Balducci

Michela Balducci

Sei giovane ma hai preso parte a tante gare. La corsa che ricordi con più piacere?

Ce ne sono tante, però ammetto che vincere in casa ha un sapore particolare, allora ti dico quando ho vinto il Campionato Toscano, a Buti, c’erano i miei genitori, i parenti e gli amici. Che gioia ripagare il loro tifo con una vittoria!

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Ti devo raccontare che sono una mezza artista, infatti nel mio tempo libero disegno … mi piace tanto, esco da questo mondo e entro nel mio. Poi adoro la scultura e la fotografia

Che musica ti piace?

Mi piace un po’ tutta la musica, i cantanti che ascolto di più sono Gianna Nannini e Riccardo Cocciante, però non ho dei gusti particolari, né sono esperta o una fanatica di un gruppo. Per me la musica deve “arrivare”, la devo sentire mia a quel punto mi piace indipendentemente dal genere. 

Michela, hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Marco Pantani

Marco Pantani

 

Mi piace tanto Fabian Cancellara è stato un vero campione di pura classe. Poi chiaramente adoro il compianto Marco Pantani e tra i miti del ciclismo dico Bartali. Dei corridori di oggi ti dico senza dubbio Peter Sagan, magari a qualcuno può non piacere perché è uno non omologato ma a me piace proprio perché sa distinguersi.

 

 

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti a cui ti ispiri?

Come ti dicevo da piccola amavo lo sport sulla neve ora seguo un po’ di tutto anche se forse la Moto GP è lo sport che più mi gasa, ciclismo a parte.  Miti? Beh indubbiamente Alex Zanardi lo adoro come atleta ma soprattutto come persona ha una storia incredibile alle spalle, un vero eroe moderno.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Per come sono fatta io non mi pongo degli obbiettivi mirati adesso, prendo tutto quel che viene. L’unica cosa , non voglio avere rimpianti, in ogni gara devo dare tutto per crescere ancora un po’ per avere poi, obbiettivi e gare mirate

Recensione: I dannati del pedale

I dannati del pedale

Presentiamo il libro “I dannati del pedale” scritto da Paolo Viberti ed edito da Ediciclo editore. I libro si legge rapidamente e tra le pagine si trova tutta la passione dei tifosi che si accalcano sulle strade del Giro o per qualunque corsa ciclistica.

Si legge l’anima dei protagonisti delle corse, gli idoli delle folle partendo dagli albori dello sport fino ai giorni nostri, si entra nell’anima dei ribelli delle due ruote quelli che spesso hanno anche avuto una fine tragica si scruta nel cuore dei romantici del pedale con aneddoti e curiosità

Si leggono storie note e meno note di campioni intramontabili, da Coppi a Jimenez da Binda a Merckx, da Bugno a Pantani. Si visitano i luoghi storici e sacri del ciclismo:  il Sestriere, Il Mont Ventoux, il Mortirolo, Il Gavia

Che il lettore si riveda nei romantici o nei dannati non importa ma questo libro gli farà amare ambedue le tipologie di ciclisti e ne stamperà un’immagine indelebile nella mente e nel cuore.