Fontanelli: più dura di una tappa del Tour de France

Fontanelli: è stata dura, spero possa che la mia vita migliorare

Fontanelli, ex gregario di Marco Pantani, è stato operato all’Ospedale Bellaria di Bologna per il Morbo di Parkinson.

Fontanelli ex gregario di Pantani

Fontanelli ex gregario di Pantani

Fontanelli sta bene, lo possiamo dire visto che il noto sito tuttobiciweb lo ha contattato per avere un feedback sull’intervento per impostare la terapia di DBS (acronimo del termine inglese Deep Brain Stimulation).

Fabiano è ancora ricoverato presso l’Ospedale Bellaria di Bologna ma le sue condizioni sono in miglioramento come è lui stesso ad affermare: “È stata più dura che una tappa del Tour ma vedo segnali positivi”.

A Fabiano Fontanelli è stato inserito nel cervello un elettrodo collegato a un generatore di impulsi, un pacemaker, che permetterà al paziente di affrontare meglio la malattia (appunto la DBS).

L’ex fidato gregario di Marco Pantani è stato operato dall’equipe guidata dal professor Pietro Cortelli e tutto pare essere andato per il meglio.

“L’intervento è durato otto ore, ha avuto momenti impegnativi, specialmente nella fase in cui sono stato tenuto sveglio per collaborare: anche se in bici si faticava meno” ha dichiarato l’ex professionista.

L’obiettivo dell’operazione è quello di migliorare la qualità di vita di Fontanelli che pare essere molto fiducioso del decorso post operatorio e dei relativi effetti benefici: “I segnali ci sono già: una volta inserito l’elettrodo, ho visto la mano obbedire ai comandi come quando stavo bene. Spero che la mia vita possa fattivamente migliorare”.

Il prossimo obiettivo di Fabiano  è quello di organizzare qualche attività per raccogliere fondi per finanziale l’attività del progetto ospedaliero.

Marco Pantani il nostro ricordo del Pirata

Marco Pantani il ragazzo venuto dal mare che scalava le montagne

Marco Pantani da Cesenatico: dal mare alla montagna dal trionfo all’infamia ci ha lasciati il 14 febbraio 2004

Marco Pantani

Marco Pantani

Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore più forte di sempre, il timido ragazzo che veniva dal mare che conquistò la montagna. “Il mio sogno di felicità? Nonno Sotero che mi sveglia e mi accompagna a pescare”, questa era la via della serenità di Marco il Pirata. La folla esultante, il bacio della miss, la maglia rosa o gialla, i giornalisti che ti idolatrano… bello ma la felicità è altro e Marco lo sapeva. La felicità sta nelle cose semplici, Marco Pantani lo sapeva.

Marco se n’è andato il 14 febbraio del 2004, per una generazione intera è stato non solamente un campione ma un simbolo. Il simbolo del riscatto dalla sfortuna, il simbolo della reazione alla difficoltà. Quante volte è andato in terra e quante volte si è rialzato fino alla gloria, fino a salire sull’Olimpo del ciclismo tanto da diventarne il simbolo.

Marco Pantani sta al ciclismo di fine anni novanta come Alberto Tomba stava allo sci di fine anni 80. Alberto inchiodava alla tv le persone per una discesa, Marco per una salita. Il destino per i due è stato diverso ma entrambi hanno fatto da ricettacolo per passioni sopite per sport di nicchia, lontani dai clamori e dai soldi del calcio.

“prendo la bici rossa, che mi aveva regalato nonno Sotero, e mi metto a scalare una salita che sembra non finire mai. Arrivo in vetta dopo avere pedalato sul dolore e dall’altra parte non c’è niente. Mi butto perché ho voglia di volare….” così dopo salite a perdifiato ecco discese spasmodiche, nella posizione che solo Marco sapeva tenere, col cuore in gola lui sulla strada noi davanti alla tv. Perché sei così forte in salita gli chiese Gianni Minà al Tour del 1998? “Per abbreviare la mia agonia” rispose il Pirata.

Già, l’agonia… l’agonia nella salita che prelude alla gloria e poi… E poi l’agonia, quella vera quella che brucia di più che le gambe dopo una lunga salita, quella che ti mangia l’anima e ti toglie il respiro.

L’agonia di Marco Pantani è iniziata a Madonna di Campiglio il 5 giugno 1999: “”Sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato, ma questa volta non mi rialzerò più…”. Il Pirata muore quel giorno, avrà qualche colpo di coda sportivo, ma la sua anima muore li, fra le montagne. L’agonia porterà il suo corpo a morire al mare.

Il 4 giugno 1999 Marco Pantani arriva solitario e non alza nemmeno le braccia al cielo, il Giro è già suo, lo sanno tutti: lo sanno i tifosi, lo sanno i giornalisti, lo sanno anche i malavitosi…. Sembra una storia già scritta, un grande e prevedibile finale ma non sarà così.

Quella sera Marco si controlla l’ematocrito, pratica routinaria in quegli anni,  risulta intorno ai 47/48. Quell’alba nera sarà a 52, praticamente impossibile.

Escluso dalla corsa e sospeso per 15 giorni, Marco non accetta quel verdetto e parla di complotto.

La Mercatone Uno decide non ripartire, Savoldelli si rifiuta di indossare la rosa, il pubblico sulle strade è inviperito, il Giro viene vinto da Ivan Gotti. La vita di Marco devia fuori strada. Marco torna nella sua Cesenatico e si chiude a riccio travolto dai cattivi pensieri.

Lo immaginiamo in casa dilaniato dai pensieri, solo, triste, con i giornali e le TV che grazie alle sue imprese hanno venduto copie e ottenuto indici di ascolto alle stelle che sputano nel piatto ove hanno lautamente pasteggiato.

Riesce ancora ad essere Pantani nella seconda parte del Giro 2000 quando è fondamentale per la conquista della maglia rosa di  Stefano Garzelli. Il tormento non passa, l’anima si ingarbuglia anche l’amore lo tradisce.

E poi… sul ciclismo mondiale incombe la favola del “superman” che batte il cancro e vince le montagne e Marco Pantani viene emarginato dal sistema quale unico colpevole mentre le nubi si addensano e chi dovrebbe vigilare o pasteggia con il malandrino o guarda da un’altra parte.

Il texano lo soprannomina “L’elefantino”, lo irride lasciandogli la vittoria al Mont Ventoux e sottolineando di averlo lasciato vincere “per una pura questione umana”. Si, proprio umano questo americano!

L’ idiosincrasia di Marco per il corridore texano non è segreta: “Io non credo che un Armstrong sia mai andato sulla luna, figuriamoci se credo a Robocop”.

Si, Robocop, come lo soprannominò Marco, sarà l’imbroglio più grande della storia dello sport ma il circo del pedale è felice di avere un leader planetario (dal fatturato galattico) e schiaccia l’elefantino comprendo i misfatti del texano.

Una parte della stampa tricolore si accanisce e lo spinge in basso, in Francia non sarebbe accaduto, Richard Virenque colpevole e reo-confesso non viene lapidato come il Pirata. Mario Cipollini dirà che se Marco avesse avuto un team come l’attuale di Chris Froome la storia si sarebbe scritta diversamente, chissà.

Marco può aver sbagliato ma paga troppo caro e soprattutto paga per tutti: si trova porte chiuse e presunti amici pronti ad accoltellarlo, precipita negli abissi e per risalire si affida al sostegno, effimero e devastante della polvere bianca.

Marco Pantani ci lascia da soli il 14 febbraio 2004 dopo che il mondo del ciclismo l’ha lasciato solo ad affrontare i demoni che rendono buia la sua l’esistenza e quella del padre e di mamma Tonina. Solo, nel buio più disperato, tra il senso di colpa e la paura, nel buio dello sconforto e della certezza del tradimento. Tradito dalla bicicletta a cui tanto aveva dato, tradito da amici che amici non erano.

Ci lascia tra mille dubbi ancora irrisolti, da l’addio a questo pianeta al Residence Le Rose, sul suo mare, il mare d’inverno. Ci lascia il suo corpo ma resta la sua immensa gloria, i suoi epici scatti in piedi sui pedali, le sue discese ardite, il suo sorriso melanconico e la magia che colorò le strade del ciclismo come in pochi altri riusciranno in futuro.

Qualcuno, ricordando il male che ha fatto a Marco Pantani, sentirà il freddo e il buio che quella sera di San Valentino noi abbiamo sentito salire lungo la schiena e restare in fondo all’anima apprendendo in TV quella tremenda notizia.

Vola Marco Vola. Ovunque tu sia, pedala come sai fare tu, solo tu!

Calcio e ciclismo, sport diversi. Passione uguale

Calcio e ciclismo: tifosi illustri sui pedali

Calcio e ciclismo due sport di passione, tanti calciatori amano il ciclismo e tanti ciclisti amano il calcio. Scopriamolo!

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e Ciclismo: Coppi e Bartali

Calcio e ciclismo due sport popolari fatti di passione, tante differenze (stipendi, tifosi, ecc.) ma anche tante similitudini. Vi immaginate Vincenzo Nibali in curva a tifare il Milan? Beh non pensiamo che vi accadrà di trovarlo tra gli ultras del calcio ma a San Siro ogni tanto fa capolino (ed è stato anche ospite a Milanello): “Tifoso è una parola grossa – confessa il siciliano – perché non sempre riesco a seguire le partite ma ho la passione per i rossoneri, mia sorella invece è sfegatata”.

Milanista è anche Filippo Pozzato che anche sui social non manca mai di sottolineare il suo amore per i colori rossoneri. Milanista era anche il grande Marco Pantani che spesso fu ospite della squadra negli anni ’90. Fabio Aru ha giocato al pallone nel Villacidro Calcio per poi dedicarsi al ciclismo è un appassionato rossonero.

Sull’altra sponda di Milano si colloca Moreno Moser. “Ho l’Inter nel cuore da bambino – rivela – e mi dispiace non poterla vedere sempre giocare”. Interista era il povero Michele Scarponi

La rivalità Milan-Inter “divideva” anche gli immortali Fausto Coppi e Gino Bartali che il 14 gennaio del 1952 saltarono giù dalla bici per aiutare il Polesine alluvionato con una partita di calcio benefica che si disputò a Milano all’Arena civica: vinse la squadra del Campionissimo 6-0 e l’ultima rete la segnò proprio Coppi. L’arbitro del match era Peppino Meazza, guardalinee Costante Girardengo.

Cadel Evans, ex ciclista australiano Campione del Mondo a Mendrisio,  grazie alla sua amicizia con Squinzi è simpatizzante del Sassuolo.

Vincenzo Albanese è simpatizzante del Napoli Calcio tanto che qualche tempo fa fu lo stesso allenatore del Napoli a manifestare la simpatia per il corridore inviandogli una maglia della squadra autografata e ricevendo la divisa di Vincenzo

Calcio e ciclismo: allenatori su due ruote

Francesco Guidolin, uno dei migliori allenatori di calcio italiani, è un grandissimo appassionato di ciclismo, segue sempre il Giro d’Italia il Tour de France, le classiche ed è solito cimentarsi nelle scalate in bicicletta.

Davide Nicola ex allenatore del Crotone lo scorso 7 aprile aveva promesso di fare un Giro d’Italia in bicicletta in caso di salvezza della sua squadra e così è stato: da Crotone ha percorso 1300 km complessivi arrivando a Torino. Eusebio Di Francesco ex calciatore e oggi allenatore dell’ A.S. Roma prima del pallone si innamorò del ciclismo grazie a Vito Taccone. Luis Enrique già allenatore della Roma e del F.C. Barcelona si è da poco dedicato alle competizioni amatoriali di Mountain Bike.

Bruno Pizzul voce storica della nazionale italiana di calcio ha da sempre una passione per le due ruote: “ciclismo e calcio sono più simili di quanto sembra, il ciclismo può sembrare uno sport individuale ma è lavoro di team”. Claudio Pasqualin, avvocato vicentino, procuratore sportivo, opinionista di Rai, Mediaset e Sky e uomo storico del pallone è un grande amante del ciclismo e promotore dei Mondiali Veneto 2020.

Fabiano Fontanelli: battere il Parkinson

Fabiano Fontanelli si affida alla Deep Brain Stimulation contro il Parkinson

Fabiano Fontanelli, fedelissimo di Marco Pantani, da 10 anni affetto dal morbo di Parkinson sarà trattato con la Deep Brain Stimulation

Fabiano Fontanelli e Marco Pantani

Fabiano Fontanelli e Marco Pantani

Fabiano Fontanelli di battaglie in bicicletta ne ha viste, e ne ha anche vinte. Sono 37 le vittorie ottenute dall’ormai 52enne ex ciclista in quindici anni di attività. Ora il fedelissimo di Marco Pantani si appresta ad una battaglia più dura: vincere il Morbo di Parkinson, o almeno conviverci.

“La malattia mi è stata diagnosticata una decina di anni fa e fin qui l’ho affrontata bene: andavo ancora decentemente in bicicletta, cosa che si è rivelata una fortuna dal punto di vista morale oltre che fisico. Ma ultimamente sono peggiorato e, su consiglio del medico che mi opererà, ho preso questa difficile decisione” ha racconta al sito di informazione tuttobiciweb.it l’ex ciclista di Solarolo.

Fontanelli sarà operato presso l’Ospedale di Bologna dal “Deep Brain Stimulation” (DBS) del “Programma Parkinson” del IRCCS, l’istituto di Scienze Neurologiche dell’Ospedale Bellaria coordinato dal professor Pietro Cortelli.

L’intervento prevede l’inserimento di un elettrodo nel cervello collegato a un generatore di impulsi (simile ad un pacemaker). Questa pratica è già stata affrontata da oltre 75mila malati di Parkinson nel mondo, non elimina il morbo ma può migliorarne la qualità della vita.

“Mi aspetta un intervento di 7-8 ore circa, una parte di questo tempo dovrò affrontarla da sveglio per collaborare: sarà dura, ma se tutto andrà bene, si prospetta un buon miglioramento della qualità di vita” ha raccontato Fontanelli.

L’ex ciclista ha deciso, in accordo con il professor Cortelli, di voler istituire un piano di raccolta fondi per l’ospedale Bellaria, da sviluppare in prima persona subito dopo essersi sottoposto all’intervento.

 

Stimolazione cerebrale profonda (DBS – Deep Brain Stimulation)

La stimolazione cerebrale profonda (DBS dall’acronimo inglese Deep Brain Stimulation) è un trattamento medico volto ad alleviare i sintomi motori debilitanti caratteristici dei disturbi tipici del Morbo di Parkinson, la distonia e il tremore essenziale. La medesima procedura è utilizzata per  contrarstare l’epilessia, il dolore cronico e i disturbi ossessivo-compulsivi.

Il trattamento consiste nell’impianto, mediante intervento chirurgico, di elettrocateteri nelle aree del cervello deputate al controllo dei movimenti, e, inoltre, di un dispositivo medico, simile a un pacemaker (vicino alla clavicola o nella regione addominale) che invia degli impulsi elettrici agli elettrodi situati nelle aree cerebrali, bloccando i segnali che provocano i sintomi disabilitanti.

Il dispositivo viene comandato senza fili tramite un programmatore esterno che consente di modulare i parametri della stimolazione, o di spegnere il dispositivo in caso di necessità.

 

 

 

 

Manuela De Iuliis intervista esclusiva per ciclonews

Manuela De Iuliis intervista con la redazione di ciclonews

Manuela De Iuliis intervista esclusiva con la giovane atleta neo acquisto della Conceria Zabri Fanini

Manuela De Iuliis intervista

Manuela De Iuliis intervista

Manuela De Iuliis intervista esclusiva con la 26enne molisana  al secondo anno fra le Elite che è giunta nel team del presidente Manuel Fanini per confermare quanto di buono fatto vedere nelle categorie giovanili.

In precedenza Manuela De Iuliis era stata protagonista delle Gran Fondo conquistando  il titolo italiano Fci Medio Fondo, la Gran Fondo di Forano (Lazio), la “Garibaldina” a Mentana, la “Faren Sabina Time” e la Gran Fondo “New York Italia”.

Ciao Manuela, anzitutto grazie per aver accettato l’intervista. Ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? 

Ciao ragazzi è un piacere fare questa intervista. Mi ha sempre affascinata la bicicletta, fin da quando ero piccolina. La mia storia ed il mio avvicinamento al mondo del ciclismo è un po “particolare”. Ho scoperto il mondo delle corse solo a 20 anni, e senza passare per le categorie giovanili, ho iniziato con le Granfondo. Prima di salire sulla bici da corsa seguivo mio padre in MTB, ma già da piccolina passavo le mie estati in bicicletta! Nel mio paese, Rocchetta a Volturno, in Molise, c’è una piccola squadra di ciclismo e così grazie a loro ho iniziato a pedalare sulla bici da corsa e non me ne sono più separata!

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Ho iniziato con l’agonismo a 20 anni, quindi il ciclismo non ha influenzato la mia adolescenza, ma lo sport in generale si. Aver inziato tardi è una cosa che ha molti contro, poiché i bambini grazie alle categorie giovanili sono seguiti ed apprendono tutto già da giovanissimi, mentre io mi sono ritrovata ad apprendere tutto in poco tempo ed ho faticato davvero molto per ricavarmi un posto nel mondo delle corse.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Tutti gli sport insegnano tanto, ne ho praticati diversi, ma il ciclismo ha qualcosa di “particolare”, ti insegna a soffrire, a non mollare e anche quando vorresti scendere dalla bici, poi ci torni perchè sai che senza quella fatica non puoi stare. La bicicletta ti fa conoscere i tuoi limiti, ti aiuta a superarli e questa cosa un ciclista riesce ad applicarla anche nella vita quotidiana. Alle ragazze che vogliono iniziare dico di provare, di osare, perché nella vita se non si osa si resta sempre con il dubbio di come sarebbe potuta andare. Ho provato spesso ad avvicinare le ragazze alla bicicletta, ma sempre con scarsi risultati, poiché vedono la bici come uno sport prettamente maschile e troppo faticoso.

C’è una corsa che Elena De Iuliis ricorda con particolare piacere?

La corsa che ricordo con particolare piacere è sicuramente la 6^ tappa del Giro Rosa, con partenza da Isernia, la tappa di casa! Prima partecipazione al Giro Rosa e partenza da casa, non potevo desiderare di meglio! Non solo emozione, ma anche soddisfazione, per essere arrivata a quella tappa, dove c’erano tutte le persone a me care, e per aver portato a termine il Giro a tappe femminile più importante di tutti, nonostante molte persone pensavano non ce la facessi!

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Da piccola andavo spesso a vedere il passaggio del Giro d’Italia. Per me l’emozione che mi dava il primo corridore era la stessa che mi dava l’ultimo. Pensavo che tutti percorrevano la stessa strada, provavano la stessa fatica e quindi tutti erano i migliori! Poi ovviamente c’è sempre qualche corridore che ammiriamo in modo particolare o uno al quale ci ispiriamo. Tra i miei preferiti c’è sicuramente Marco Pantani, che con i suoi scatti in salita ha fatto sognare generazioni di tifosi. Tra le donne invece, un idolo indiscusso è Alfonsina Strada, detta la Suffraggetta delle cicliste, la prima ed unica donna nella storia ad aver partecipato al Giro d’Italia nel 1891, correndo con altri 90 corridori uomini, percorrendo 3613 km in 12 tappe.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Oltre a praticare ciclismo, ho ripreso lo studio presso l’università di scienze motorie quest’anno, dopo qualche anno di stop. Nel tempo libero mi piace ascoltare la musica, soprattutto il rock anni ’60, leggere e cucinare dolci. Ho la passione per la montagna, la natura e la fotografia, queste tre cose sono per me come un toccasana per lo spirito e la mente!

Come ti trovi nel team?

Il mio team è la Conceria Zabri Fanini Guerciotti, di Manuel Fanini con sede in Toscana, a Lucca. Il clima all’interno del team è sereno, lo staff ci supporta in tutto e per tutto e con le ragazze mi trovo davvero bene. La mia preparazione atletica, invece, è seguita da Cellini Alessio, al quale dico GRAZIE!

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Manuela De Iuliis?

Dopo aver militato per 4 anni nella categoria EWS, come amatore, questo è per me il terzo anno come Elitè. Sicuramente in due anni ho imparato tanto e spero che in questo 2018 riuscirò ad esprimermi al meglio. Come in tutte le cose, l’esperienza è quasi tutto, ma non mi sono mai arresa, anzi questa è una vera sfida con me stessa e con tutti quelli che qualche anno fa mi dissero di lasciar perdere il mondo del ciclismo. Sicuramente la mia testardaggine mi ha aiutata molto! Ovviamente resto con i piedi per terra, so che un giorno tutto questo finirà e quindi già penso alla mia vita futura fuori dalle corse, restando sempre nel mondo del ciclismo o dello sport in generale! L’obiettivo di questa nuova stagione sarà soprattutto quello di guadagnarmi il posto al giro rosa 2018, mi piacerebbe rivivere tutte quelle emozioni, fatte di fatica, sudore, dolore e soddisfazione!

Fabio Bordonali controcorrente: ci vorrebbero più Sky!

Fabio Bordonali controcorrente, tutti contro la Sky? Ce ne vorrebbero di più

Fabio Bordonali controcorrente, l’ex dirigente di LPR, Brescialat e Liquigas, parla a ruota libera: “ci hanno rubato il ciclismo”

FABIO BORDONALI

FABIO BORDONALI

Fabio Bordonali controcorrete: “ci siamo fatti rubare il ciclismo”. L’ex dirigente e corridore ripercorre in una intervista rilasciata a tuttobiciweb come il ciclismo sia cambiato (in peggio) negli ultimi anni. “Mi ricordo le riunioni carbonare con Verbruggen, c’eravamo io, Corti, Ferretti, Boifava e Stanga: volevano convincerci che il Pro Tour sarebbe stata la manna per il ciclismo” attacca Bordonali “quando nel 2004 proposti alla Liquigas di rientrare nel ciclismo, tutto era pronto, poi Paolo Zani (Mister Liquigas ndr) mi disse: ti do 2 milioni in meno l’anno, perché Verbruggen mi ha garantito che arriveranno ogni anno 2 milioni dai diritti tv. Naturalmente tutti e due sapevamo che non sarebbe arrivato nulla e così è stato e non se ne fece nulla”.

“Il ciclismo italiano era un fiore all’occhiello, un marchio costruito in ottant’anni di corse, eravamo il movimento più forte, potevamo dettar legge se solo fossimo rimasti uniti – ha proseguito Fabio – invece abbiamo consegnato il ciclismo facendoci ingolosire da promesse di investimenti milionari puntualmente disattese”. Insomma un movimento che ha lasciato morire la sua unicità ma a favore di chi? “L’ASO è una forza, fa business e il primo a beneficiarne è il ciclismo francese: questi corrono sempre senza vincere mai nulla da anni e ora hanno anche il presidente dell‘UCI “.

“Gente come Reverberi e Gianni Savio sono degli eroi, ogni anno mettono in piedi la squadra senza sapere che corse potranno correre. Ci sono dei personaggi come  Adriano Amici che hanno ancora la forza per tenere in vita tante corse o la famiglia Galbusera (proprietari della Lampre) che hanno lottato per anni in questa continua bufera e mutazione del ciclismo mondiale”.

La genialità italiana però premia ancora “si siamo degli artisti noi italiani, i francesi storcono il naso perché Cairo ha organizzato la partenza a Gerusalemme ma sapete perché fanno cosi? Volevano farlo loro e noi li abbiamo anticipati! Vincenzo Nibali è come Alberto Tomba, come Valentino Rossi: dovrebbe essere un idolo nazionale, però dovrebbe correre per la FCA, come la Ferrari. Invece corre per il Team Bahrain“.

E in tutta questa rivoluzione perenne del ciclismo come vive l’ex DS il ciclismo moderno? “Lo guardo in tivù. Alle corse non vado perché non mi diverto più. Tutti dicono: Sky rovina il ciclismo. Io preferisco tenermi il Team Sky e quelli che ci mettono dei soldi e buttare l’Uci. Quando Sky se ne andrà, e prima o poi succederà, lascerà un vuoto. Ce ne vorrebbero dieci di Sky. Invece tutti la criminalizzano, ma scommetto che se facessero un casting per manager si metterebbero tutti in fila”.

Ma di cosa ha bisogno il ciclismo per tornare sulla cresta dell’onda? “facile, di personaggi. Spero tanto che Peter Sagan non si annoi troppo in questo scenario perché se molla lui il ciclismo crolla. Uno così fa bene al nostro sport: è un uomo libero, uno che si diverte, che non fa drammi se perde, che sa che questo in fondo è un gioco”. Fabio Bordonali sa che a questo sport manca l’uomo forte: “Marco Pantani era un simbolo, un eroe moderno. Sapete, io non ho mai avuto Marco nel mio team ma quando negoziavo per vendere parlavo sempre del Pirata perché la gente voleva investire nello sport dove c’era lui. Magari è un caso che il mio ciclismo sia morto nel 2004 come lui, ma probabilmente no”.

Ma cosa ha allontanato gli sponsor dal ciclismo, la crisi o il ciclismo? “la crisi c’è stata in tutti i settori ma se vuoi chiedere 10-15 milioni ad un imprenditore questo vuole delle garanzie. Ti faccio un esempio, se vai da Sergio Marchionne e gli chiedi di investire anche 20-25 milioni non avrebbe problemi a farlo, per FCA sono bruscolini. Ma uno come lui vorrebbe certezze e non uno sport in cui chi comanda una classifica generale può essere squalificato per doping durante la corsa, quello gli rovinerebbe tutto!”

 

Gran Fondo Pantani 2018: Armstrong presente?

Gran Fondo Pantani 2018: il texano sarà presente al via?

Gran Fondo Pantani 2018, Lance Armstong potrebbe essere al via. Si va versa la riconciliazione con la famiglia del Pirata?

Gran Fondo Pantani 2018

Gran Fondo Pantani 2018

Gran Fondo Marco Pantani 2018, in occasione del ventesimo anniversario dalla storica doppietta Giro d’Italia – Tour de France, mamma Tonina è fermamente intenzionata a fare le cose in grande. Secondo quanto riportato da ‘La Gazzetta dello Sport‘, i genitori di Marco Pantani hanno scelto di invitare anche “l’americano”, che adesso dovrà decidere se prendere parte all’evento.

Tra Marco Pantani e il texano i rapporti non sono mai stati idilliaci. Personalità troppo forti e troppo divergenti per far si che tra i due potesse nascere un feeling vero.

Al Tour de France 2000, nel quale il Pirata battè in ben due occasioni l’ex corridore texano diventato simbolo del doping organizzato, tra i due ci fu un brutto episodio al Mont Ventoux in cui Armstrong sminuì la vittoria di Marco.

Dopo quell’episodio i due non ebbero più modo di confrontarsi se non per lanciarsi qualche frecciatina a mezzo stampa. Nel 2018 ricorre il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Marco e pare che Armstrong potrebbe riconciliarsi con la famiglia dell’indimenticato ciclista romagnolo.

Gran Fondo Pantani 2018, Armstrong presente?

La Granfondo dedicata al Pirata si disputa ogni estate dall’annodopo l’anno la sua morte. Quest’anno, accanto a mamma Tonina, opererà Alessandro Vanotti, ex corridore di Liquigas e Astana che ha dichiarato alla Gazzetta l’obiettivo di raggiungere “le 2000 partecipazioni da ogni parte del mondo. Alcuni campioni del passato hanno già confermato la loro presenza”.

Tra gli ex corridori che potrebbero essere presenti: Jan Ullrich (rivale al Tour ’98), Pavel Tonkov (rivare al Giro ’98), Miguel Indurain (rivale nei primi anni di carriera del Pirata) e Bradley Wiggins.

La Gran Fondo Pantani 2018, in programma il 2 settembre, comprenderà tre distanze: una sui 73 km, un’altra sui 107 km e, infine, l’ultima, la più impegnativa, sui 145 km. Il percorso prevede anche la scalata del Monte Carpegna, dove spesso si allenava il Pirata

A precedere la vera e propria competizione è prevista una cena venerdì 31 agosto per raccogliere fondi in favore dell’associazione benefica ‘Cycling for Armenia’.

Sabato 1 settembre è prevista una pedalata con i ciclisti del passato (tra i quali potrebbe figurare, per l’appunto, Lance Armstrong.

Lance Armstrong contro Pantani sul Mont Ventoux

Lance Armstrong contro Pantani sul Mont Ventoux nel 2000

Lance Armstrong contro Pantani sul Mont Ventoux nel 2000: lo sgarbo del texano ad un Pirata in difficoltà ma vincente

Lance Armstrong contro Pantani

Lance Armstrong contro Pantani

Lance Armstrong contro Pantani sul Mont Ventoux, chi può dimenticare quel 13 luglio 2000 quando sui 20 chilometri di ascesa al monte calvo il texano piantò una coltellata al Pirata?
Diciamo la verità quando nel 1999 tornò sulle scene l’ex iridato di Oslo, stoicamente sopravvissuto ad un cancro potenzialmente letale in molti non si aspettavano molto da lui anche se alla Vuelta dell’anno precedente aveva fatto intravvedere quella metamorfosi (poi rivelatasi un bluff) che lo portò a dominare la corsa in giallo come pochi altri (salvo poi perdere i suoi titoli).

Il 21enne americano, vincitore a sorpresa del titolo di Campione del Mondo sotto la pioggia norvegese aveva conquistato la simpatia del pubblico tricolore quattro anni prima.

Il 18 luglio 1995 il compagno di team Fabio Casartelli era tragicamente morto cadendo sulla discesa del Portet-D’Aspet. Il giorno seguente la tappa fu una lenta processione che vide tagliate il traguardo alla Motorola compatta davanti al gruppo (il risultato della gara venne annullato). Il 21 luglio fu lo stesso Lance Armstrong ad andare in fuga, conquistare la tappa e alzare le dita al cielo per onorare l’amico scomparso. Questo accadimento, diciamolo, rese il texano simpatico agli occhi degli appassionati italiani, un gesto nobile che lo mise sotto una buona luce.

Dopo la battaglia contro la malattia quello che si presentò al via del Tour ’99 era un Lance diverso nel fisico e probabilmente nella mente. Pronto a vincere e stupire a qualsiasi costo, conquistò la Grande Boucle conquistando la cronometro vinta a Metz l’11 luglio bissata due giorni dopo al Sestriere. Fu il primo passo di una serie di passi forse fin troppo grossi che, uniti a una insana spinta alla vittoria, a un carattere tutt’altro che mansueto e alla facilità nel scendere a compromessi lo portarono ad inciampare.

Lance venne accolto come il nuovo che avanza, come una nuova visione del ciclismo (segnato dallo scandalo Festina del 98 e dall’Affaire Pantani al Giro ’99). Un salvatore della patria giunto dal Texas per garantire la redenzione del ciclismo. Come sono andati i fatti lo sappiamo tutti e non vogliamo nemmeno ritornarci.

Lance Armstrong contro Pantani al Monte Calvo

Quello di cui vogliamo parlare è dello scontro Armstrong Vs Pantani sul Monte Calvo nel 2000.

Il Pirata era stato il salvatore del Tour 1998 nonché l’astro ormai consolidato del ciclismo degli anni 90: secondo al Giro e terzo al Tour del 94. Le imprese di Marco Pantani sono memorabili a partire dalle vittorie sull’Ape d’Huez 1995 e 1997, di Guzet Neige 1995 e di Morzine 1997. Il Giro 98 è la sua consacrazione, il Tour dello stesso anno la sua apoteosi, l’ascesa nel paradiso del gotha del ciclismo.

Il 1999 doveva essere l’anno del bis al Giro (e forse al Tour) del Pirata ma i fatti del 5 giugno a Madonna di Campiglio consegnarono la rosa a Ivan Gotti e fecero mancare al texano il rivale più arduo verso la conquista del Tour de France.

Mentre Lance ne luglio del 1999 vive il primo passo della sua favola (o farsa) il nostro Marco inizia la lenta discesa agli inferi della depressione e degli eccessi. Insomma un percorso di selezione (innaturale?) che spianò la strada al texano dagli occhi di ghiaccio.

Il romanticismo di Marco Pantani e del ciclismo in generale stava per essere spazzato via dal freddo calcolatore, dal campione scientifico, dal team stellare e dominante Made in USA. Il colpo micidiale venne però sferrato, appunto, al Mont Ventoux nel 2000.

Il 13 luglio di quell’anno, lungo i 20 chilometri della ascesa al Mont Ventoux si sfidarono il capitano della US Postal e un già tormentato Marco Pantani. Il Pirata, perseguitato dagli incubi, si era rimesso in sella disposto a mostrare al mondo il suo valore e quel dì, lungo i sentieri della Provenza messi in poesia da Francesco Petrarca, voleva dimostrare di essere ancora lo scalatore numero uno, a pane e acqua sempre il miglior grimpeur del mondo.

Marco attacca, attacca da Pirata. La strada sale e Marco è li e Lance non lo molla. Marco attacca, Armstrong risponde. La coppia arriva al tragurdo. Vince Marco, si nota che Lance lascia il passo al romagnolo che alza le mani, campione stanco in un triste trionfo.

Non importa se la vittoria è “concessa” dal re texano, quella è una la legge non scritta del ciclismo, se hai la maglia della tappa “te ne freghi”. Ma la legge non scritta prevede anche il silenzio ma l’ego del texano, lo si scoprirà lentamente, è planetario e deve uscire anche in quel frangente.

Marco a cui il destino non ha risparmiato nessuna delusione, non vuole ringraziare nessuno, questione di carattere. Armstrong, cui piace essere riverito come un sovrano, si offende e pugnala il rivale spiegando quello che non c’è bisogno di spiegare: afferma ai microfoni di averlo lasciato vincere, trasformando così una forma di cavalleria in dardo avvelenato per una persona già in difficoltà.

Filippo Simeoni l’uomo che accusò Lance Armstrong

Filippo Simeoni ebbe la forza di accusare il “Re” Lance Armstrong

Filippo Simeoni e l’attacco di Lance Armstrong una triste storia di ciclismo degli anni 2000, l’italiano andò contro il texano e Michele Ferrari

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni quel 23 luglio 2004 se lo ricorderà per tutta la vita non c’è alcun dubbio così come ricorderà per sempre il 27 giugno 2008 quando da vero outsider fece suo il Campionato Italiano di Bergamo e forse anche  17 gennaio 2013 non sarà dimenticato facilmente.

Torniamo a quel mese di Luglio 2004, al Tour de France si corre la diciottesima tappa da Annemasse a Lons-le-Saunier di 166 km. La classica tappa di trasferimento, posta tra Montagna dura e la dura prova a  cronometro del giorno dopo. In condizioni di normalità i leader lasciano fare, chi riesce entra nella “fuga buona” sperando di inserire il proprio nome nell’albo d’oro.

Sono da poco passati 30 chilometri dalla partenza ed ecco che si muove qualcuno: partono in sei, Lotz, Garcia Acosta, Flecha, Fofonov, Mercado e Joly. Il vantaggio sale fino ad un minuto e a quel punto dal plotone esce una maglia bianconera della Domina Vacanze, è Filippo Simeoni che ci aveva provato, senza successo nella tappa di Guéret.

Alla ruota di Simoeni ecco che incredibilmente c’è la maglia gialla, davanti alla tv ogni amante delle due ruote rimane folgorato: che ci fa il leader della generale ad inseguire un “gregario”?

Simeoni è sorpreso quanto gli spettatori e il pubblico a bordo strada ma continua a tirare, lo fa per circa 14 km e si riporta sui fuggitivi. Lance Armstrong non gli concede il cambio, sta alla ruota fino al ricongiungimento coi primi.

“Bravo Simeoni, bel numero” esclama Armstrong con aria strafottente. La scena è ripercorsa anche nel noto film “The Program” di Stephen Frears ma non in modo completo perché, dopo la battuta, Lance va a parlottare con gli altri uomini in fuga. In particolare parla con il più anziano, Garcia Acosta.

Lo stesso Simeoni ricorda: “Acosta si lascia scivolare al mio fianco: se Armstrong resta qui la nostra fuga è condannata. Lui dice che se ti stacchi tu si stacca anche lui, il gruppo vi ripiglia e a noi ci lascia andare. Mi sono staccato per non danneggiare dei colleghi, è finita che ha vinto Mercado e il gruppo è arrivato a 11 minuti. Potevo vincere io, o almeno provarci, e Armstrong me l’ha impedito. Questo, nel film, emerge poco”.

Fatto sta che, come detto, Filippo Simeoni si lasciò sfilare fino ad essere riassorbito da plotone e a quel punto arrivò il completamento della provocazione del texano: ” mi disse che avevo sbagliato due volte, mettendo in mezzo Ferrari e poi querelando lui per diffamazione. “Ho tanti soldi e tanti bravi avvocati, posso rovinarti quando voglio”. Poi, quando il gruppo riprese lo strano duo, Lance fece il gesto della bocca cucita.

Dopo l’umiliazione da parte dell’allora intoccabile Lance ecco arrivare le offese dei colleghi “La cosa che mi ha fatto più mal – ha dichiarato Simeoni – qualcuno si è scusato altri no. Quella sera ho pensato di ritirarmi, poi ci ho ripensato perché ero la vittima e non il colpevole”.

Poi sull’arrivo ai Campi Elisi: “nell’ultima tappa, quella sì di trasferimento per tradizione, ho attaccato quando Armstrong stava facendo le foto coi bicchieri di Champagne, in testa al gruppo. E i suoi si sono tirati il collo per venirmi a prendere. Poi Ekimov mi ha fatto il gesto delle corna, ma io ero soddisfatto, la provocazione era riuscita. Ci ho provato anche dopo, sui Campi Elisi, sempre per provocare, per far vedere che ero vivo, ma sapevo che per me ci sarebbe stato disco rosso.

Il gesto intimidatorio di Armstrong assolutamente antisportivo ed intimidatorio voleva essere una pubblica umiliazione per Simeoni, ma si rivelò un boomerang che portò molti a domandarsi quali fossero le vere ragioni di un simile comportamento.

Invece di chiudere la vicenda, Armstrong non fece altro che portare alla ribalta la vicenda dei suoi rapporti con il Dottor Ferrari tant’è che pare che qualche giorno dopo lo stesso Lance ammise di “aver fatto una cazzata” ad un giornalista de La Gazzetta dello Sport.

Ma cosa ne sa Filippo Simeoni di EPO e di Michele Ferrari? Ne sa, ne sa perché “Ancora da dilettante vado in Abruzzo dal dottor Santuccione e mi faccio spiegare come funziona l’Epo. Me lo spiega, ma resisto alla tentazione. Passo professionista con la Carrera di Marco Pantani e Claudio Chiappucci. E le cose quadrano ancora meno. A fine ‘96 mi decido e vado dal dottor Ferrari, che in gruppo chiamano dottor Mito, il più bravo allievo del professor Conconi. Ferrari è un grande, nel suo campo. Affascina. Prima del Giro del Trentino e dopo adeguati trattamenti mi dice che posso finirlo nei primi cinque. Finisco quinto. Al Giro d’Italia vado forte ma per una tendinite mi devo ritirare quando sono diciassettesimo in classifica”.

All’inizio Simeoni non si pone problemi ma poi “La molla mi è scattata nel ‘99, quando hanno perquisito la casa del dottor Ferrari e poi, in base alle cartelle cliniche, le case dei corridori che si erano rivolti a lui. Anche la mia, all’alba. Carabinieri che rovistano nel frigorifero, aprono i cassetti, mia madre agitata che mi dice: Filippo, cos’hai combinato? Li ho capito che sbagliavo e non si poteva continuare su quella strada”.

C’è stato un processo che ha coinvolto Filippo Simeoni: “ho confermato la testimonianza, mi hanno squalificato per nove mesi, poi ridotti a quattro”. Dopo la sospensione è riuscito senza doping, a vincere due tappe alla Vuelta e, a 37 anni, il campionato italiano. Poi l’anno successivo arriva l’esclusione del Giro da campione d’Italia a favore di una squadra galiziana: “Ho scritto a Berlusconi, che era premier, e non mi ha risposto. Avrei dovuto scrivere a Napolitano. Sono andato in federazione e ho restituito polemicamente la maglia tricolore. E per questo mi hanno squalificato tre mesi. Nel 2009 ho chiuso”.

Quando accadde il fatto dell’inseguimento al Tour 2004 stava uscendo “L.A. Confidential, i segreti di Lance Armstrong” di David Walsh giornalista del Sunday Times e Pierre Ballester, ex giornalista de L’Équipe. Nessuno renderà a Filippo Simeoni quella tappa ma il 17 gennaio 2013 sarà unìaltra data che il corridore ricorderà: quel giorno durante un’intervista con Oprah Winfrey il texano ammise per la prima volta di aver fatto uso di sostanze dopanti!

Fabiana Luperini la ciclista italiana più vincente

Fabiana Luperini chi è?

Fabiana Luperini è stata una delle campionesse più forti espresse dal ciclismo femminile italiano, le sue doti di scalatrice le valsero l’appellativo di Pantanina.

Fabiana Luperini

Fabiana Luperini

Fabiana Luperini nasce a Pontedera nel 1974, a soli 7 anni, inizia a correre nel G.S. Vettori, allenata dal padre conseguendo 200 vittorie nelle categorie giovanili (con le maglie di G.S. Donati porte pol. La Perla  e A.S. Merate Cantine Pirovano), tra cui due Campionati Italiani su strada a Francavilla al Mare e Agrigento, e una vittoria nei “Giochi della Gioventù” a Ostia.

Tra il 1991 e il 1992 consegue 25 vittorie nella categoria Junior. Passa tra le Elite nel 1993, correndo per la GS Gelati Sanson-Mimosa-Forlì fino al 1997, allenata da Marino Amadori. In quella stagione Vince 58 gare e ottiene tra terzo posto nel campionato mondiale 4×50 km di Oslo.

Fabiana Luperini: gli anni novanta, ecco la Pantanina.

Il 1995 è l’anno dell’esplosione di Fabiana Luperini come erede dell’intramontabile Maria Canins: la toscana conquista l’accoppiata Tour-Giro, il campionato italiano a Bertinoro e Giro del Trentino.

Nelle due successive annate conquista, le vittorie di Giro d’Italia, Tour de France e Giro del Trentino, confermandosi come la campionessa più grande di sempre nel ciclismo femminile (il tre anni conquista sei grandi giri!).

Nel 1998 passa alla Sprint Energia dalla Frutta, sempre sotto la guida Amadori conquistando la Freccia Vallone, il Tour de l’Aude e nuovamente Giro d’Italia. La popolarità di Fabiana procede di pari passo con quella del suo collega maschile più illustre: Marco Pantani, i due sono i simboli dell’Italia vincente, quando la strada sale c’è spazio per Marco e Fabiana. Non capiterà facilmente di fare doppietta Giro-Tour sia tra gli uomini che le donne, il nostro paese ci riesci, è il risorgere del ciclismo tricolore.

Nel 1999 passa alla GAS Sport Team, allenata prima da Massimo Ghirotto e poi nuovamente da Amadori ma vive due stagioni un po’ sottotono conquistando il solo Giro del Trentino.

Fabiana Luperini: “il caso Nandrolone”

Il 10 novembre 1999 viene resa nota la sua positività per l’assunzione di nandrolone, riscontrata a un controllo effettuato in vista dei Mondiali di Verona. Il 15 gennaio 2000 viene squalificata per di 8 mesi, la stessa viene sospesa a metà a Aprile e revocata dalla Commissione d’Appello della FCI il 17 novembre 2000. In sostanza la positività era dovuta a un integratore che conteneva sostanze dopanti, senza che essere fossero riportate né sul foglio illustrativo né sull’ etichetta e quindi non vi fu colpa della campionessa toscana.

La vicenda non è indenne per Fabiana che vede infangare la propria immagine tanto da affermare: “Non sono stati momenti facili. Sul piano dell’immagine, la vicenda ha sporcato anche le vittorie passate: perché ha permesso a molti di pensare ecco, vedi come aveva vinto 4 Giri e 3 Tour”. Il 2000 è sicuramente un anno terribile per la scalatrice sempre in bilico sul baratro della squalifica tanto da non permetterle nemmeno di ottenere il “sogno” della convocazione all’ Olimpiade di Atlanta 2000. Le vicende intricate e i risultati negativi portano all’allontanamento dal Gas Team.

Fabiana Luperini gli anni 2000

Il 2001 è un anno migliore per Fabiana Luperini che passa alla Edil Savino conquistando il Giro del Trentino, la Freccia Vallone, il Trofeo Mediterraneo e il Gran Premio Internazionale d’Apertura, stessi traguardi raggiunti l’anno successivo con vittoria della terza Freccia Vallone, del Trofeo Mediterraneo e del quinto Giro del Trentino. Il 2003 è un’altra annata non favorevole per la toscana che si rifarà l’anno seguente con la Let’s Go Finland vincendo al campionato italiano su strada, al Gran Premio di Berna ed al Gran Premio di Finlandia.

Nel 2006 e nel 2008 la Luperini conquista il titolo italiano su strada e proprio nel 2008 riesce a vincere per la quinta volta il Giro Rosa. La Luperini decide di dedicarsi per un anno alle GF per poi tornare i sella prima con la maglia della MCipollini-Giambenini e poi con quella del Faren-Honda diretto da Walter Ricci Petitoni.

Nel 2013 partecipa ancora al Giro d’Italia, ma viene squalificata al termine della sesta tappa per l’utilizzo di una bicicletta troppo leggera e quindi non conforme ai regolamenti UCI. Nel 2014 chiuderà la sua carriera con un palmares che comprende ben 5 Giri d’Italia (1995, 1996, 1997, 1998 e 2008) 3 Tour de France tra (1995,1996 e 1997), 6 Giro del Trentino tra il 1995 e il 2008 e il Giro di Spagna nel 2006. Le sue doti di tremenda scalatrice le valse il soprannome di “Pantanina”.