Oscar Camenzind il campione del mondo 1998

Oscar Camenzind il “postino” iridato

Oscar Camenzind dalla gloria del Campionato del Mondo 1998 di Valkenburg alla polvere del doping. Palmares, storia e vittorie 

Oscar Camenzind Campione del Mondo

Oscar Camenzind Campione del Mondo

Oscar Camenzind nasce il 12 settembre 1971a di Gersau, paesino di duemila abitanti sul lago dei Quattro Cantoni, nel canton Svitto. Quinto di cinque figli, Oscar si dedica originariamente allo Sci mentre i genitori Adalbert e Josephina Camenzind si dedicano alla fattoria di famiglia dove vengono allevati maiali e mucche.

Oscar scopre il ciclismo, spinto dal fratello Leo, quando ha dieci anni e, poco dopo, inizia a gareggiare con il Velo Club Gersau ma ottiene il primo successo solo dopo tre anni. A sedici anni inizia a lavorare come postino prima ad Altdorf e poi a Zugo.

Nel 1994 Oscar Camenzind smette di “consegnare pacchi e buste” e si dedica a tempo pieno al ciclismo, come dilettante con il Velo Club di Lugano. Oscar è assetato di rivincita e conquista il Giro del Ticino, il campionato svizzero di categoria e il Giro del Giappone. Nel 1995 viene selezionato dalla Svizzera per il Campionato del Mondo di Bogotà dove ottiene un incoraggiante undicesimo posto di categoria.

I brillanti risultati gli consentono di ottenere le attenzioni dei team professionistici e, su segnalazione di Ernesto Colnago, firma con la squadra italiana Panaria-Vinavil diretta da Pietro Algeri. Nel 1996 Oscar conclude al secondo posto in generale il Grand Prix Tell imponendosi in tre frazioni.

Il primo anni da professionista è decisamente incoraggiante e il potenziale dell’elvetico attiva i radar della corazzata Mapei-GB di patron Squinzi che gli offre un contratto per il 1997.

La fiducia viene ripagata con sette vittorie tra cui spiccano due tappe al Giro di Svizzera (concluso al secondo posto alle spalle di Christophe Agnolutto) e il titolo nazionale svizzero Elite. Al Grand Prix Tell, Oscar si aggiudica la classifica generale mentre ottiene due vittorie di tappa al Giro d’Austria e vince la cronometro a coppie del Grand Prix Telekom insieme al belga Johan Museeuw.

L’anno d’oro di Oscar Camenzind è il 1998 quando viene convocato per il Giro d’Italia come gregario del russo Pavel Tonkov. Il giro ’98 sarà per sempre ricordato come quello del trionfo del Pirata, Marco Pantani protagonista di un testa a testa mozzafiato proprio con il capitano della Mapei. In quell’edizione della corsa rosa, però, nonostante il lavoro di gregariato, Camenzind chiude al quarto posto, sfiorando il podio, e superando nelle gerarchie l’altro svizzero Alex Zuller che era tra i favoriti per la vittoria finale.

Camenzind si deve fermare, saltando il Tour de Suisse, per asportare una cisti al soprassella ma nonostante ciò viene convocato come stella della nazionale elvetica per il campionato mondiale.

Oscar Camenzind Campione del Mondo Valkenburg 1998

Cielo grigio e pioggia fanno da cornice alla partenza del Mondiale di Valkenburg nel Limburgo , l’11 ottobre 1998. Come spesso accade negli anni ’90 l’Italia è una delle favorite per la vittoria che manca da Benidorm quando ad imporsi fu Gianni Bugno. In ammiraglia c’è Antonio Fusi, che ha preso il posto del commissario tecnico per antonomasia della nazionale italiana, Alfredo Martini ed il favorito di tutti è Michele Bartoli appoggiato da Andrea Tafi.

E’ assente il campione del mondo in carica, il francese Laurent Brochard ma la starting list presenta a Boogerd, Van Petegem, Zberg e  Lance Armstrong, di ritorno dopo esser sopravvissuto ad un tumore ai testicoli, in grado di imporsi ad Oslo nel ’93.

Il circuito prevede il duro strappo del Cauberg ed il cielo nero come la pece rende ancora più aspro il percorso. Dopo un paio di tentativi di fuga ripresi e tante schermaglie si entra nelle fasi calde. Sono dodici atleti ad allungare: Markus Zberg, Van Petegem, Boogerd, Bolts, Garcia Acosta, Armstrong, Magnien, Vainsteins, Rumsas, Aebersold, Bartoli e… Oscar Camenzind. I 12 si rirportano facilmente su che Tafi e Wauters che avevano allungato in precedenza ed è palese che sia questa l’azione decisiva.

Quando sul Cauberg arriva la stoccata di un brillantissimo Armstrong a resistere sono Boogerd che è spinto da un paese intero, Aebersold, Bartoli, Van Petegem e “il postino” svizzero.

Si entra nell’ultima tornata con sei uomini che andranno a giocarsi il mondiale e con la Svizzera che può sfruttare la superiorità numerica con Aebersold e Camenzind.

Quando mancano poco meno di otto chilometri all’arrivo, dopo che Bartoli ha provato due volte a fare il vuoto, è Oscar Camenzin a provare la zampata. Nel gruppetto c’è indecisione: Bartoli ha le energie al lumicino, lo stesso Armstrong è allo stremo delle forze, l’olandese Boogerd è vittima di una foratura e resta appiedato, Van Petegem ci prova ma può poco. La corsa è andata.

Camenzind va a tagliare il traguardo a braccia alzate ed è campione del mondo davanti a Van Petegem che brucia Michele Bartoli verso l’argento.

Oscar è il terzo svizzero ad aggiudicarsi la maglia iridata dopo Hans Knecht nel 1946 a Zurigo e Ferdy Kubler nel 1951 a Varese.

 

Oscar Camenzind vince il Giro di Lombardia

La conquista del mondiale esalta la forma fisica di Camenzind che conclude secondo la Milano-Torino, tiene caldo il motore al Giro del Piemonte e il 17 ottobre si presenta al Giro di Lombardia carico come una molla.

La maglia iridata centuplica se sue energie e sul Berbenno saluta tutti e se ne va in compagnia di Michael Boogerd e Wladimir Belli poi, quando mancano poco più di 80 chilometri allunga con Boogerd per poi bruciarlo nella voltata di Piazza Matteotti a Bergamo.

Dalla Liegi al declino

Dopo la doppietta Mondiale-Lombardia, Oscar torna alla Panaria che nel frattempo è divenuta Lampre-Daikin e che affida allo svizzero il compito di lottare per il podio al Giro e al Tour de Suisse. Il primo squillo stagionale arriva al Giro del Trentino ma la corsa rosa  è un autentico flop con pesanti distacchi rimediati sulle Alpi. Oscar chiude undicesimo a oltre 17 minuti dal vincitore dal vincitore Ivan Gotti (che beneficiò della sospensione di Pantani).

Al Giro di Svizzera arriva una vittoria di tappa ma la generale è ancora deficitaria con un quinto posto. Al mondiale di Verona ottiene un discreto sesto posto giungendo col gruppetto dei big e al Lombardia fa quarto.

Il 2000 inizia con un cambio di stratega: basta corse a tappa e focus sulle classiche e sulla Coppa del Mondo Le aspettative vengono, però, nuovamente tradite: fuori dai dieci in classifica finale e miglior piazzamento è l’undicesimo posto al Giro delle Fiandre.
Oscar si prede la rivincita conquistando la vittoria del Tour de Suisse davanti a Dario Frigo e Wladimir Belli.

Il 2001 è l’anno del primo trionfo in un classica del nord, Oscar vince l’ottantasettesima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi in volata precedendo sul fil di lana Rebellin, Etxebarria, Casagrande e Boogerd. L’altro squillo di quell’anno arriva nella decima ed ultima tappa del Giro di Svizzera.

Il 2002 segna il passaggio alla formazione elvetica Phonak. Nella squadra “di casa” Camenzind raccoglie la vittoria del Sachsen-Tour International e poi solo piazzamenti: ottavo al Campionato di Zurigo, secondo alla Milano-Torino e terzo al Lombardia.

Il 2003 segna l’ultima vittoria in carriera con il successo di tappa al Sachsen-Tour International

Oscar Camenzind positivo all’epo!

Il 2004 dello svizzero è privo di vittorie e povero di risultati: solamente terzo ai campionati nazionali, nono al Tour de Suisse e undicesimo all’Amstel Gold Race.

Se i risultati sono deludenti la doccia fredda arriva ad agosto quando viene resa nota la positività di Camenzind all’EPO a seguito di un controllo antidoping a sorpresa eseguito durante un allenamento del 22 luglio precedente. Oscar perde, chiaramente, il posto tra i selezionati per i Giochi olimpici di Atene e viene licenziato dal team.

Ad agosto Oscar Camenzind convoca la stampa presso la stazione di Lucerna per annunciare il suo ritiro immediato dallo sport d’alto livello. A quasi 33 anni, lo svittese decide di non attendere l’inevitabile squalifica ma di salutare il gruppo.

“Ho fatto una grossa stupidaggine ed ora la pagherò” dichiara alla stampa che lo incalza. Lo svizzero spiega come il ricorso alle sostanze proibite sia stato “spinto” dalla difficoltà nel trovare la forma dopo la mononucleosi che lo ha colpito nel 2002.

 

Oscar Camenzind: palmares

1994
Hegiberg-Rundfahrt

1996
Hegiberg-Rundfahrt
2ª tappa Grand Prix Tell
4ª tappa Grand Prix Tell
5ª tappa Grand Prix Tell

1997
Prologo Österreich-Rundfahrt (cronometro)
5ª tappa Österreich-Rundfahrt
Classifica generale Grand Prix Tell
Campionati svizzeri, Prova in linea
Schynberg Rundfahrt Sulz
1ª tappa Tour de Suisse (Romanshorn, cronometro)
9ª tappa Tour de Suisse (Davos)
Grand Prix Breitling (cronometro, con Johan Museeuw)

1998
Campionati del mondo, Prova in linea
Giro di Lombardia

1999
3ª tappa Giro del Trentino (Malcesine)
7ª tappa Tour de Suisse (Nauders)

2000
Classifica generale Tour de Suisse

2001
Liegi-Bastogne-Liegi
10ª tappa Tour de Suisse (Losanna)

2002
2ª tappa Sachsen-Tour International (Klingenthal)
Classifica generale Sachsen-Tour International

2003
3ª tappa Sachsen-Tour International

Parigi-Roubaix 1996, vittoria di Museeuw o dell’ammiraglia?

Parigi-Roubaix 1996 tripletta Mapei

Parigi-Roubaix 1996 la corsa che a distanza di anni fa ancora discutere per la vittoria di Museeuw “decisa” in ammiraglia

Parigi-Roubaix 1996

Parigi-Roubaix 1996

Parigi-Roubaix 1996, è il 14 aprile e quel giorno è destinato a restare nella storia del ciclismo per un evento che a suo tempo fece decisamente scalpore. In quegli anni, non c’è dubbio, uno degli squadroni del plotone è la Mapei di Giorgio Squinzi. Il team di Patrick Lefevere vede il suo terreno di caccia preferito nelle classiche del Nord.

Nel 1995 la Mapei ha trionfato al Giro delle Fiandre con Johan Museeuw e con Franco Ballerini proprio alla Roubaix. Andrea Tafi è in rampa di lancio pronto a dire la sua così come Gianluca Bortolami che ha il physique du rôle per imporsi nelle classiche ecco che “l’inferno del Nord” non può che essere nel mirino del team italiano.

Il 1996 è in realtà iniziato maluccio per la Mapei con la sorpresa di Gabriele Colombo della Gewiss che conquista la Sanremo (Museeuw giunge ottavo), con Michele Bartoli e Fabio Baldato (MG Maglificio) che bruciano sempre il belga al Giro delle Fiandre. L’unica soddisfazione per Lefevere arriva alla Gand-Wevelgem dove Tom Steels conquista la vittoria in volata ma la Mapei non può e non deve accontentarsi, l’obiettivo sono le classiche Monumento.

Andrei Tchmil (già vincitore nel 1994) è uno dei favoriti per la vittoria assieme ad Ekimov, l’Italia ripone le proprie speranze in Michele Baldato e Stefano “Zazà” Zanini ma tutti devono guardarsi dall’atleta della Motorola, George Hincapie.

Al via del 263,5 km che uniscono Compiegne a Roubaix la Mapei punta forte su Museeuw, Ballerini, Tafi e Bortolami per riscattare l’inizio di stagione sottotono.

Parigi-Roubaix 1996: le prime fasi

Il clima è nervoso sin dalla partenza e bastano solamente 25 chilometri per dar fuoco alle polveri. Partono in 21 tra cui spiccano Knaven della TVM, Wauters della Lotto, O’Grady della Gan, il nostro Saligari dell’MG mentre la Mapei può contare su Peeters e Willems. Dietro lavora sodo la Telekom di Erik Zabel che controlla il margine degli uomini di testa sino al ricongiungimento

Dopo quasi 100 chilometri in testa sono in poco più che quaranta con tutti i big davanti, nei pressi di Troisvilles è Zabel a provare il colpo di mano, lo seguono Desbiens, Peeters e Museeuw a cui si aggiunge  Serpellini della Panaria. Dietro il gruppo reagisce con veemente e, all’inizio della Foresta di Aremberg il margine è di soli 20 secondi e il pubblico impazzisce al passaggio del gruppo.

Terminata il mitico tratto simbolo della Roubaix tutto è ancora da decidere con tutti i big che possono giocarsi la vittoria finale. A quel punto la Mapei inizia ad alzare il ritmo che da 100 elementi si assottiglia sino a poco più di 20 corridori che potranno giocarsi il successo.

La Mapei è la più rappresentata con Leysen, Tafi, Ballerini, Bortolami e, naturalmente, Museeuw. Oltre ai cinque atleti Mapei ecco Zanini, Serpellini, Baldato, Ekimov, Hincapie, Leysen, Tchmil, Boscardin, Michaelsen, Holm, Corvers, Camin, Milesi, Moncassin, Desbiens e Gorini.

Parigi-Roubaix 1996: la fuga Mapei

La formazione di Patrick Lefevere è presente in massa e pronta a dar battaglia e così è quando ai meno 76 chilometri dall’arrivo allungano Bortolami, Tafi e Museeuw. E’ un’azione di una forza tremenda quella orchestrata dalla formazione di patron Giorgio Squinzi, i tre lavorano evidentemente di comune accordo e scavano un solco incolmabile dagli inseguitori Tchmil, Zanini, Ballerini ed Ekimov. Ballerini ha la gamba che va da sola ma la logica di squadra vuole che stia bello tranquillo a controllare le mosse di Tchmil.

Alle spalle dei tre uomini Mapei sono Zanini e Ballerini che allungano senza che Ekimov e Tchmil riescano a seguirli. Il margine dei tre si riduce a meno di un minuto, che si stia riaprendo la corsa?
Ai meno dieci Musseuw fora ma Tafi e Bortolami lo attendono e il pubblico ha capito che il tram vuole entrare nel velodromo in parata. La leggenda vuole che parta una “trattativa” tra Squinzi a casa e Lefevere in ammiraglia per capire che “far vincere”.

I tre Mapei entrano in parata nel Velodromo di Roubaix e, come da ordini si scuderia, è Museeuw a cogliere la vittoria mentre le immagini TV mostrano l’espressione di disappunto di Tafi e il labiale di Bortolami che fa comprendere che il risultato finale è stato deciso in ammiraglia: un “Andrea non fare cazzate! suggerisce Bortolami.

Forse un simile dominio da parte della Mapei avrebbe meritato un epilogo più lineare e trasparente.

“Hanno deciso i ragazzi – spiega Fabrizio Fabbri – c’è stato un gran parlottare ma solo per decidere la seconda e la terza posizione. I ragazzi hanno accettato che Museeuw fosse il vincitore e debbo ringraziarli per l’alto senso di professionalità”.

L’ atteggiamento della formazione italiana fa indignare molti tifosi (anche italiani) ed i giornali (soprattutto italiani) non mancano di stigmatizzare la scelta “a tavolino” scatenando la rabbia di Giorgio Squinzi:

“Sono nauseato o esco dal ciclismo o faccio una squadra con soli stranieri”.

La verità vera non si saprà forse mai ma la sensazione comune è che un ordine d’arrivo della centesima Parigi-Roubaix è stato “dettato” via telefono o quanto meno concordato.

Frank Vandenbroucke e la sua triste parabola

Frank Vandenbroucke il James Dean del pedale

Frank Vandenbroucke la triste storia del campione belga dagli allori ai dolori sino alla triste morte per embolia polmonare

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke nasce a Mouscron , il 6 novembre 1974e cresce a Ploegsteert nelle Fiandre, il padre fa il meccanico in un team locale e lo zio è Jean-Luc Vandenbroucke ciclista su strada e pistard belga ed inevitabilmente il ciclismo è fin dall’origine nel suo DNA.

Fin da piccolo il destino gli mette di fronte una strada impervia: a quattro anni, mentre pedala in sella alla sua bicicletta viene travolto da un’auto da rally.

Il piccolo Frank subisce quattro operazioni al ginocchio e trascorre tre mesi in ospedale la leggenda vuole che non abbia mai pianto quel giorno se non quando i medici gli tagliano i pantaloncini da ciclista.

Quel problema al ginocchio lo accompagnerà per tutta la vita, sarà il primo avversario da battere quando sale in sella.

La passione per il ciclismo esplode “tardi” in quanto in Belgio sino al 1990 non era possibile correre in bici sino al compimento dei quindici anni, ecco che Frank si dedica all’atletica nella Intesa Athlétique Hainaut. Nel 1986 si frattura il gomito ma nonostante ciò, poche settimane dopo l’incidente, vince il campionato nazionale di corsa campestre.

Compiuti i fatidici quindi anni Frank sale in sella, è il 1989 e conquista otto corse nel 1990 e quindici nel 1991, diventa campione belga nella categoria allievi e poi in quella juniores

Nel 1992 prende parte ai Campionato del Mondo juniores 1992 di Atene, vinti da Palumbo, arrivando terzo. Ormai il suo nome è sulla bocca di tutti, viene considerato il nuovo Eddy Merckx in tanti direttori sportivi hanno posato gli occhi su questo diamante, un peso duro da sopportare quando si è così giovani.

Tutto è pronto perché il mondo dei professionisti accolga questo campione predestinato e, nel 1993, a soli 19 anni, senza correre nella categoria dei dilettanti, Frank Vandenbroucke entra nel Team Lotto dello zio Jean Luc ed è già considerato tra i grandi del pedale mondiale.

Vandenbroucke lascia la Lotto a metà del 1995 per unirsi alla squadra più prestigiosa del momento, la Mapei in cui corre Johan Museeuw conquistando la Parigi-Bruxelles.

Nel 1996, nella sua terza stagione da professionista, mette nel carniere 14 successi tra cui spiccano il Trofeo Laigueglia, il Giro d’Austria, il Tour Méditerranéen e il Grand Prix de Ouest-France.

Il 1997 vede l’esordio di Frank al Tour de France (due sole partecipazioni in carriera) dove sfiora per due volte la vittoria: la prima, nella terza tappa, quando viene superato da Erik Zabel e la seconde, nella sedicesima, quando deve inchinarsi allo sprint a Christophe Mengin. La stagione ci chiude con la vittoria al Giro di Colonia e al Matteotti oltre alla Classifica generale del Tour de Luxembourg.

Il 1998 si apre con un picco di forma che porta Vandenbroucke a vincere la cronometro iniziale della Parigi-Nizza di 10,2 chilometr e la quinta tappa con arrivo in salita al Col de la Republique che vale anche il primo posto nella classifica finale della breve corsa a tappa francese.

La gamba gira a mille e qualche settimana dopo fa sua anche la Gand-Wevelgem battendo in Lars Michaelsen e Nico Mattan. La campagna delle classiche del nord fa registrare anche il secondo posto alla Freccia Vallone (preceduto da Bo Hamburger) e il sesto posto alla Liegi. Il bottino stagionale è impreziosito anche dalla Classifica generale alla Vuelta a Galicia e al Tour de la Région Wallonne.

Le premesse e le promesse sono mantenute e nel 1999 passa alla Cofidis con un contratto triennale a cifre importanti. A febbraio nasce Cameron (che diventerà ciclista) frutto della relazione da Vandenbroucke e Clotilde Menu i due non si sposeranno e, anzi, la relazione terminerà rapidamente.

Frank Vandenbroucke: Liegi-Bastogne-Liegi 1999

Il 18 aprile 1999 è una giornata tiepida di primavera belga, Jalabert prova la fuga solitaria mentre la Mapei lavora sodo per portare alla vittoria il capitano Michele Bartoli mentre in tanti faticano tra pendenze spaventose e biciclette difficili da governare. Tra questi spicca la maglia Cofidis di Frank che pedala (o forse danza) con la sua consueta classe. Il bordo strada trabocca di gente e passione quando Michele Bartoli, mani basse sul manubrio, prova un attacco mettendo alla frusta il gruppo che si allunga, in fila indiana.

La trama della corsa sembra rispettata quando arriva la stoccata di Frank Vandenbroucke, il casco copre i capelli biondi ossigenati del James Dean del pedale, il belga supera tutti, affianca Bartoli, i due si guardano, si controllano e Michele prova ancora a forzare ma Frank è in carrozza, pedala come solo i campioni sanno fare.

Il tracciato è in salita ma i due volano come prima di uno sprint in pianura in un duello all’arma bianca che lascerà un solo vincitore. Il belga ha le gambe che vanno da sole mentre Bartoli comincia a soffrire. sulla Redoute VDB fa letteralmente il diavolo a quattro e il favorito Michele Bartoli che, dopo due vittorie di fila, insegue la tripletta capisce di essere “spacciato”.

Quando arriva il Saint-Nicolas (dove Frank aveva promesso di attaccare) è il “grillo” Paolo Bettini a tentare l’attacco seguito da Michael Boogerd e “Vé-Dè-Bè” che prosegue nel forcing staccando l’olandese.

Nessuno può prenderlo, le sue gambe vanno al doppio, al triplo degli altri e quella vittoria entra di diritto nella storia della corsa: “avevo il vento a favore” si schermisce il belga ma tutti sanno che è semplicemente il più forte.

Frank Vandenbroucke: il Mondiale di Verona 1999

Per avvicinarsi alla rassegna iridata, Vandenbroucke prende parte alla Vuelta a España e alla corsa iberica dimostra la forma di cui gode: vince la Valencia-Teruel e la El Escorial-Avila che gli consentono di far sua anche la classifica a punti finale e di chiudere dodicesimo nella generale.

La prestazione alla corsa spagnola gli vale i galloni del favorito per i Mondiali di Verona, i riflettori di tutti sono puntati sul belga ma, segno del destino, la sfortuna inizia a voltare le spalle a Frank che al chilometro cento si tocca con il compagno di squadra Nico Mattan finendo violentemente sull’asfalto. Nell’impatto con il terreno si frattura lo scafoide ma il temperamento di VDB non lo fa mollate e, seppur in grave sofferenza, continua la corsa restando con i migliori sino allo sprint quando lo scatto di Oscar Freire brucia tutti. Frank chiude settimo.

Frank Vandenbroucke la discesa agli inferi

Vandenbroucke fa notizia già bel 1999 quando viene arrestato dalla polizia parigina per uso di droga per poi essere rilasciato.

Nel 2000 sposa Sarah Pinacci, ex modella e hostess del Team Saeco ma la relazione tra i due è tutt’altro che tranquilla.

Il passaggio alla Cofidis coincide con il miglior anno di VDB ma anche con le frizioni con il leader del team francese David Millar e con l’incontro con Philippe Gaumont, un vero cavallo pazzo (scomparso il 17 maggio 2013).

E’ proprio Philippe Gaumont, vincitore della Gand-Wevelgem nel 1997 (su cui poi farà outing sull’uso di sostanze dopanti) ad avvicinare Frank ad uno stile di vita borderline che lo porterà nel tunnel delle dipendenze. Tutto inizia con un mix fatto di Stilnoct, un sonnifero, e di alcool a cui segue l’incontro con il “Docteur Mabuse” Bernard Sainz che propina altri comportamenti sconvenienti al povero belga.

L’imbocco del tunnel è ampio, l’uscita stretta e Frank Vandenbroucke ci entra con testa e piedi iniziando una autentica e devastante Via Crucis personale.

La stagione 2000 è nettamente al di sotto delle aspettative e l’anno successivo Frank prova a cambiare aria trasferendosi alla Lampre ma la forma dei tempi d’oro è sparita e ormai l’atleta belga gareggia senza ottenere alcun risultato di rilievo e faticando a trovare estimatori. L’unico sussulto è al Campionato Belga quando chiude secondo dietro Axel Merckx cosa che fa ben sperare in vista del Tour de France che, invece, si rivela deludente con il ritiro alla decima frazione.

Nel 2001 dal matrimonio con Sarah Pinacci nasce la secondogenita Margaux ma i problemi proseguono: viene fermato in Belgio mentre corre in autostrada in compagnia del Dr “Mabuse” Sainz, da una perquisizione dell’auto vengono ritrovati farmaci successivamente identificati come proibiti mentre il dottore sosteneva fossero prodotti omeopatici. Successivamente la polizia perquisisce la casa dell’atleta rinvenendo altri farmaci illegali

Nel 2002 Vandenbroucke viene fermato due volte dalla polizia e viene trovato alla guida della sua Porsche in evidente stato d’ebrezza mentre firma con la corazzata Domo-Farm Frites dove ritrova Museeuw e Patrick Lefevère che l’anno successivo lo porta con sé alla Quick Step-Davitamon con cui arriva secondo al Giro delle Fiandre dietro a Peter van Petegem oltre quarto all’Omloop Het Volk, nono alla Dwars door Vlaanderen e ottavo al Giro del Belgio.

Il 2004 segna il ritorno in Italia alla Fassa Bortolo di Ferretti, l’accordo prevede un pagamento solo in caso di successi ma anche qui la stagione è deludente da portare al licenziamento. Il pellegrinaggio di Frank prosegue alla Mr Bookmaker formazione Continental olandese ma, nonostante gli stimoli dei manager, i risultati non arrivano.

Dopo due stagioni infruttuose arriva lo spostamento alla Mitsubishi, dove viene sospeso in seguito alle accuse della polizia belga di acquistare cocaina.

Nel 2005 la discesa è ormai inesorabile e, dopo essersi bevuto una bottiglia di Château Petrus, si inietta dell’insulina e indossa una maglia iridata per andare incontro alla morte ma viene fortunatamente salvato.

Frank Vandenbroucke e “la licenza di Tom Boonen”

Dopo aver firmato con il Team Unibet, a maggio Frank si trova senza squadra e si traferisce nella Bassa Pavese. Nel mese di luglio, durante una accesa discussione con la moglie, lascia partire alcuni colpi di pistola in aria preambolo nefasto del futuro divorzio con la Pinacci. Nell’agosto di quell’anno Frank che si è trasferito nel Pavese si iscrive ad una gara amatoriale locale, 1° Giro del Basso Pavese.

Al traguardo si presenta, con il numero 6 un ragazzo biondo e magrissimo con un fisico che non ha nulla da spartire con gli amatori, indossa pantaloncini della Landbouwkreditm e pedala su una bici Girs. La corsa si svolge in modo ordinario poi quel numero 6 attacca, stacca tutto e quando mancano 400 metri all’arrivo svolta in una stradina e abbandona la gara lasciando agli amatori il gioco della volata.

Si scopre che quel numero 6 altri non è che Frank che si è iscritto usando una licenza falsa, intestata a “Francesco del Ponte” con la foto di Tom Boonen.

Frank Vandenbroucke, il tragico epilogo

Ormai senza squadra e con la credibilità a pezzi, Frank parte per una settimana di riposo a Saly, località costiera a 70 km a sud di Dakar, in Senegal. Assieme a lui c’è Fabio Polazzi ventiquattrenne amico del belga. I due risiedono al La Maison bleue ma la sera tra l’11 e il 12 ottobre i due si dividono e Frank passa la serata in compagnia di una amica. Polazzi vede l’amico verso mezzanotte la mattina seguente il ciclista belga viene trovato morto.

Secondo indiscrezioni il ciclista rientra in hotel ubriaco con una ragazza senegalese, alle quattro della mattina la ragazza richiede un asciugamano perché Frank ha vomitato. Poi il nulla. Alle 20 Fabio viene avvisato della morte dell’amico.

La morte con cui Frank ha danzato a lungo l’ha ora raggiunto dopo averlo tristemente corteggiato.

Salobe Ngingie, il procuratore della regione di Thies che coordina l’inchiesta. Viene fermata la ragazza senegalese ha addosso soldi e due cellulari, scatta l’accusa di furto e omicidio (la seconda cadrà).

Le indagini sanciscono la causa del decesso: una doppia embolia polmonare e un problema cardiaco già presente hanno stroncato Vandenbroucke. Il braccio sinistro è crivellato dal vizio.

Il mito del ciclista maledetto, diventato campione troppo presto: Sarebbe stato meglio che fosse passato professionista a ventidue o ventitré anni, come tanti, con un po’ più di maturità” dichiara il padre Jean-Jeacques.

 un epilogo triste da immaginare ma facile da prevedere” sentenzia lo zio.

Partecipazione record al Centro Ricerche Mapei Sport

Partecipazione record per il 9° Convegno Mapei

Partecipazione record per il convegno Allenamento e performance: Sport di squadra e sport individuali, differenti strategie

Partecipazione record al Convegno Mapei

Partecipazione record al Convegno Mapei (fonte comunicato stampa)

Grande successo di partecipazione per il 9° Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport intitolato Allenamento e performance: Sport di squadra e sport individuali, differenti strategie. Questa mattina oltre 350 persone tra studenti, tecnici del settore e semplici appassionati hanno ascoltato con interesse gli interventi di preparatori, medici e atleti attivi nel mondo dello sport di alto livello provenienti da tutto il mondo, radunati al Centro Congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio (Va).
La direttrice marketing e comunicazione di Mapei Spa Adriana Spazzoli ha esordito salutando la sala gremita, anche a nome dell’amministratore unico del gruppo Giorgio Squinzi: «Sono felice di vedere tanti giovani, per cui lo sport non deve rappresentare solo la ricerca del risultato a tutti i costi ma un metodo di lavoro da fare proprio per la vita. Continuate così».
Il direttore del Centro Ricerche Mapei Sport di Olgiate Olona (Va) Claudio Pecci ha ricordato il motto che spinge quotidianamente la propria “squadra”: «Lavoriamo insieme per uno sport vincente, salutare ed educativo. La ricerca è una delle nostre priorità». Il presidente della Camera di Commercio di Varese Fabio Lunghi ha ribadito quanto Mapei Sport sia un vanto per il territorio varesino e non solo.
Il ricco programma ha quindi preso il via con Relazione tra carico di allenamento e performance del calciatore di alto livello nel corso del periodo preparatorio a cura di Antonio Gualtieri, uno dei preparatori atletici appartenenti al dipartimento di Sport Science di Juventus Football Club.
Dall’Australia il noto ricercatore Aaron Coutts, attivo nella facoltà di Salute della University of Technology di Sidney, ha portato il suo interessante contributo Uomo vs Macchina: valutazione dell’efficacia dei sistemi di monitoraggio degli atleti guidati da preparatori e da computer per prendere decisioni sulla preparazione atletica mentre l’allenatore svedese della Trek Segafredo Mattias Reck, ha spiegato Come prepararsi per l’Inferno del Nord, vale a dire per la mitica Parigi-Roubaix.
A seguire è stato presentato l’8° assegno di ricerca “Aldo Sassi”, bandito da Mapei Spa in collaborazione con Varese Sport Commission, che quest’anno sarà dedicato alla Relazione tra carichi di lavoro e prestazione fisica dei ciclisti. Il laureato in Scienze Motorie Marco Martin, vincitore della passata edizione, ha illustrato i risultati del suo lavoro svolto nei laboratori di Mapei Sport e sui campi da calcio nei 12 mesi scorsi.
Nel corso della tavola rotonda dedicata alle esperienze sul campo, il mister del U.S. Sassuolo Roberto De Zerbi e il campione di ciclismo Ivan Bassooggidirigente della formazione Kometa Cycling Team si sono confrontati con Ermanno Rampinini, a capo dello Human Performance Lab (HPL) di Mapei Sport e consulente per gli sport di squadra come calcio, pallacanestro e la nazionale di sci alpino, e Andrea Morelli, responsabile del laboratorio di analisi del movimento e referente per il settore ciclismo, rispondendo alle domande del giornalista sportivo Pier Augusto Stagi. Il messaggio chiave emerso dal dibattito, sia che si tratti di sport individuali che di squadra, è che scienza e passione devono andare di pari passo con il rigore e l’attenzione all’aspetto umano.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Mapei e Varese Sport Commission premiano il merito

Mapei e Varese Sport Commission assegno di ricerca Aldo Sassi

Mapei e Varese Sport Commission premiano il merito con l’assegno di ricerca Aldo Sassi per formare al meglio giovani studiosi 

 Aldo Sassi

Aldo Sassi

La collaborazione prosegue: dopo i riscontri positivi dello scorso anno, anche per il 2019 la Sport Service Mapei continua nella sinergia con Varese Sport Commission, progetto promosso dalla Camera di Commercio.

Una sinergia da cui nasce un bando per l’attribuzione a un neolaureato in Scienze Motorie di un assegno di ricerca del valore di 10mila euro, messi a disposizione da Mapei. Assegno che porta il nome di Aldo Sassi, tra i maggiori esponenti della fisiologia collegata alla preparazione atletica e alla lotta al doping scomparso nel 2010, e che punta a formare al meglio giovani studiosi coinvolgendoli nell’attività dei laboratori del Centro Ricerche Mapei Sport a Olgiate Olona (Va). In particolare, il tema oggetto di studio dovrà collocarsi nell’area Fisiologia dell’esercizio – Scienze motorie “Relazione tra carichi di lavoro e prestazione fisica dei ciclisti”.

Le domande di partecipazione dovranno essere presentate a partire dal 15 aprile e fino al 23 giugno, inviando una Pec (Posta elettronica certificata) all’indirizzo protocollo.va@va.legalmail.camcom.it oppure trasmettendo una mail a contributi@va.camcom.it. L’esito sarà reso noto entro il 28 luglio sui siti di Camera di Commercio, all’indirizzo web www.va.camcom.it, e Varese Sport Commission www.varesesportcommission.it.
L’8° Assegno di Ricerca Aldo Sassi verrà presentato nei dettagli in occasione del 9° Convegno Mapei Sport lunedì 6 maggio a Busto Arsizio (Va). Ricordiamo che l’iscrizione al convegno è gratuita e obbligatoria: per partecipare basta mandare un’email con il proprio nominativo all’indirizzo segreteria@mapeisport.it.

Polartec nuova Mapei, parola di Ivan Basso

 

Polartec nuova Mapei? Ecco la visione di Ivan Basso

Polartec nuova Mapei? Ecco cosa ne pensano Ivan Basso e Alberto Contador: la serietà è alla base del progetto in collaborazione con Mapei Sport

Polartec nuova Mapei?

Polartec nuova Mapei?

Polartec nuova Mapei? Matteo Moschetti (nostro ospite qualche mese fa) battendo in volata Jakub Mareczko della Wilier Triestina Selle Italia conferma la bontà dell’organico del team di Ivan Basso e Alberto Contador. La vittoria è avvenuta nella prima frazione del Tour of Antalya in cui il giovane ciclista della Polartec Kometa ha dato sfoggio alle sue qualità conquistando un trionfo più che meritato.

Matteo Moschetti ha analizzato la vittoria parlando con i colleghi de La Gazzetta dello Sport: “è stato un successo inaspettato. Dopo la Valenciana non sono stato bene, la mia presenza in Turchia era in dubbio: ora mi ritrovo con la maglia di leader e non mi sembra vero. Ivan mi ha contattato dopo la vittoria nel campionato italiano: il progetto mi ha attirato subito”.

Polartec nuova Mapei? Il roster è di primo piano

Ivan Basso, ex campione del pedale italiano, ora DS della Polartec Kometa, ha organizzato un roster veramente di primissimo piano:  da urlo. tanti giovani prospetti italiani e spagnoli che ambiscono a entrare nell’universo dei professionisti in poco tempo.

La formazione Continental è la “cantera” del Trek Segafredo: infatti la squadra spagnola è legata team americano. In questo inizio di stagione, la Polartec Kometa ha già vinto due tappe: una con Giuliano Kamberaj in Spagna e una in Turchia con Matteo Moschetti imponendosi come un punto di riferimento per i corridori più giovani.

Polartec nuova Mapei? Parla Ivan Basso

E’ giusto considerare la Polartec nuova Mapei? Ivan Basso non ha dubbi: “il nostro modello è quello, puntiamo a valorizzare giovani talenti o talenti inespressi. Vogliamo seguire tutte le tappe dei nostri atleti: abbiamo ideato un progetto che parte dai bambini, dalle scuole di ciclismo con cui stringiamo gemellaggi”.

Insomma non una operazione di immagine o a corto respiro ma qualcosa di più strutturato volto a valorizzare i prospetti di tutto il mondo. Il progetto è stato corroborato dalla bella prova di Giuliano Kamberaj in Spagna e i risultati proseguono.

Ma qual è il segreto del successo? Assolutamente la professionalità del progetto: “Entro sera ogni atleta deve caricare i dati dell’allenamento su una piattaforma. Questi vengono valutati da Andrea Morelli e Matteo Azzolini di Mapei Sport, gli allenatori. Anche io e Alberto controlliamo tutto: vogliamo formare uomini, atleti a tutto tondo. Il nostro obiettivo è essere ricordati tra 10 anni per avere fatto qualcosa di importante partendo dalle basi” ha dichiarato Ivan il Terribile e se lo dice lui c’è da fidarsi.

 

 

 

 

 

 

Giorgio Squinzi: fermate Froome!

Giorgio Squinzi: alla Mapei avrei fermato Froome

Giorgio Squinzi, ex presidente di Confindustria e Mister Mapei, parla della vicenda doping-Froome e ricorda la vicenda Garzelli al Giro d’Italia

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi non le manda a dire: “Non ho dubbi, come non ne ho avuti sedici anni fa: io al posto del Team Sky Froome l’avrei fermato”. Cosi ha parlato l’ex patron di uno delle squadre più forti del ciclismo moderno che continua a seguire, seppur da lontano, le vicende del mondo del pedale.

Giorgio Squinzi ha lasciato il mondo del ciclismo nel 2002 dopo che Stefano Garzelli, capitano della Mapei e già vincitore di due tappe nella prima settimana, risultò positivo ad un controllo antidoping e il patron della Mapei ben ricorda quel momento. “Era il 17 maggio 2002, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticare quella mazzata. Il Probenecid fu la pietra dello scandalo, un diuretico. Stefano venne allontanato dalla corsa, nonostante sostenesse di non aver mai assunto tale sostanza e si facesse l’ipotesi di un probabile inquinamento alimentare”.

Per Garzelli arrivarono ben 11 mesi di squalifica per responsabilità oggettiva e dice Squinzi “noi a fine stagione abbandonammo l’attività legata al ciclismo”.

Secondo Giorgio Squinzi  uno dei problemi che intrappola il ciclismo è il regolamento: “farraginoso, troppo vulnerabile e poco chiaro. Ricco di zone grigie, che il ciclismo e lo sport in genere non devono avere e non possono più permettersi”.

Il patron della Mapei è intransigente sul caso Froome-Salbutamolo: “Il limite è 1.000 nanogrammi millilitro? Lui è stato trovato a 2.000: è fuori. Lo ripeto: se fosse stato un nostro corridore, Froome non avrebbe incominciato nemmeno la stagione”.

Insomma intransigenza e trasparenza devono essere alla base del ciclismo secondo Squinzi: “Tim Wellens lo scorso anno si è ritirato dal Tour per non chiedere un’autorizzazione a utilizzare del cortisone per curare alcuni problemi di respirazione. Ho apprezzato parecchio le sue parole: le cose devono essere bianche o nere”.

Squinzi si interroga sull’importanza politico-economica del team di Chris Froome: “quello che trovo sbagliato sono i due pesi e le due misure e mi auguro che questo non dipenda dal peso che ha il marchio Sky e gli investimenti che fa in questo sport”.

E proprio sul capitolo investimenti, Squinzi attuale patron del Sassuolo è categorico: “Eravamo il team Sky di quei tempi, arrivammo a mettere nel ciclismo anche 15 milioni l’anno. Investiamo ancora negli eventi UCI Ma non vogliamo legare il nostro nome alle vicende di uno o dell’altro corridore, è troppo rischioso, il ciclismo oggi è un investimento negativo”.

Le parole del patron di Mapei seguono una serie di polemiche che hanno coinvolto il capitano del Team Sky, le posizioni sono spesso diametralmente opposto ma spesso condivisibili.

 

Giorgio Squinzi: chi è?

Giorgio Squinzi nato a Cisano Bergamasco il , 18 maggio del 1943 è un notissimo imprenditore del settore  chimico italiano, amministratore unico di Mapei, azienda fondata da suo padre Rodolfo nel lontano 1937. Squinzi è stato presidente di Confindustria dal 2012 al 2016.

Il proprietario della Mapei è stroricamente appassionato di ciclismo, il padre Rodolfo era stato per qualche anno professionista, la sua azienda ha sponsorizzato per dieci anni la squadra professionistica Mapei-Quick Step che ha rappresentato un dei team più forti degli anni ’90.

Dopo aver abbandonato il ciclismo la passione sportiva di Giorgio si è riversata nel calcio, arrivando ad acquistare il Sassuolo Calcio, squadra di provincia che ha portato a disputare l’Europa League (la seconda competizione europea per club).

Nel 1995 ha ottenuto il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana