Rafal Majka smentisce il collegamento al caso Altopack

Rafal Majka smentisce un suo coinvolgimento nell’Affaire Altopack!

Rafal Majka smentisce ogni collegamento alla vicenda doping del caso Altopack collegato alla morte di Linas Rumsas

Rafal Majka smentisce

Rafal Majka smentisce

Rafal Majka smentisce ogni addebito legato al caso Altopack, l’ex re delle montagne al Tour de France ha pubblicato su Facebook: “dichiaro di non essere d’accordo con tali calunnie in quanto potrebbe espormi alla perdita di fiducia dei miei amici, fan e influenzare direttamente il mio buon nome.

Insomma, il collegamento al suo nome fatto da alcuni dirigente della squadra toscana finita nell’occhio del ciclone per una vicenda di doping legata alla morte di Linas Rumsas, non è andato giù al campione polacco che ha aggiunto: “È un attacco diretto ai miei successi passati, che ho ottenuto solo con il duro lavoro, i sacrifici e la frequente separazione dalla mia famiglia. Non sono mai stato un membro del team di Altopack che è attualmente legata a questa vicenda di doping”.

L’inchiesta condotta dalla polizia italiana di Lucca è iniziata dopo che Linas Rumsas, figlio dell’ex corridore professionista e collegato a brutte vicende di doping Raimondas Rumsas, è stato trovato morto una mattina nonostante fosse assolutamente in buona salute. La vicenda del giovane atleta ha destato l’attenzione delle forze dell’ordine che hanno fatto scattare negli scorsi giorni un’importante azione di indagine.

Sei persone sono state arrestate tra cui il proprietario del Team Altopack Eppella, Luca Franceschi e il direttore sportivo Elso Frediani, per aver fornito sostanze proibite ai  giovani atleti del team. Uno dei sei arrestati era Andrea Del Nista. che quando ha parlato con Gazzetta dello Sport ha affermato che Majka faceva parte della squadra e ha preso testosterone quando è stato allenato da Frediani.

Majka ha sempre negato di far parte della squadra che, secondo quanto riferito, avrebbe puntato  i futuri corridori e li ha incoraggiati a doparsi per ottenere risultati migliori. L’indagine sulla squadra continua.

Ivano Fanini: la vicenda doping ferisce la mia città

Ivano Fanini patron della squadra Amore&Vita parla di Doping

Ivano Fanini patron della squadra Amore&Vita interviene sullo scandalo doping che ha travolto la città di Lucca per lo scandalo Altopack

Ivano Fanini

Ivano Fanini

Ivano Fanini patron della squadra Amore&Vita con quartier generale in provincia di Lucca, da sempre in prima linea nella lotta contro doping, ha commentato l’inchiesta partita dalla scomparsa del corridore lituano Linas Rumsas e che ha condotto sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 all’iscrizione sul registro degli indagati.

 

“Sono dispiaciuto per la vicenda doping che ha coinvolto la mia città, Lucca, da sempre punto nevralgico del nostro ciclismo. Le persone coinvolte abitano molto vicino a me e le conosco, in tanti quindi hanno chiesto la mia opinione – ha dichiarato Ivano Fanini – ma preferisco non esprimermi, posso solo dire che è strano che ad essere così fortemente coinvolta è una squadra cha ha vinto veramente poco”.

 

Ivano Fanini è da una vita nel mondo delle due ruote e ha da sempre preso posizioni forti e non sempre condivise. Quando fondò l’Amore&Vita ci fu una grossa polemica per aver messo sulle divise degli atleti la scritta “No all’aborto”,Il team voleva spingere i valori cristiani ma la cosa venne bloccata dai regolamenti della Lega ciclismo.

Anche sul doping la posizione di Fanini fu sempre molto dura tanto da farlo diventare un paladino dell’antidoping: “quello che penso e ho sempre pensato sul doping è da oltre 30 anni che lo dico, e mi è costato parecchio – ha commentato Ivano Fanini – negli anni abbiamo perso il conto dei morti per uso di farmaci proibiti.

Ora i controlli sono aumentati e grazie anche alle forze dell’ordine si sono fatti passi da giganti. Il futuro è dei corridori puliti, ma come sempre c’è chi bara e prima o poi viene beccato. Negli ultimi anni abbiamo visto coinvolti anche quasi tutti i corridori più significativi. Ma noi in Italia abbiamo il campione più pulito, Vincenzo Nibali, un esempio per il mondo. Voglio sottolineare che nel 2017 il ciclismo ha portato al Coni il record di 34 medaglie da mondiali ed Europei. Medaglie pulite perché chi le ha vinte è stato sottoposto a molti controlli”.

 

Altopack Eppela scandalo doping: arresti

Altopack Eppela blitz antidoping della polizia di Lucca

Altopack Eppela blitz antidoping della polizia di Lucca a seguito dell’indagine nata dopo il decesso di Linas Rumsas.

Altopack Eppela

Altopack Eppela

Altopack Eppela, una delle maggiori squadre di ciclismo dilettantistico italiano è al centro di uno scandalo doping. Secondo quanto riportato da La Stampa sarebbe stati un blitz della polizia di Lucca che avebbe portato all’arresto del proprietario del team e dell’ex direttore sportivo oltre che un farmacista, che riforniva la squadra di farmaci vietati dalla normativa sul doping.

L’indagine è scattata a seguito del decesso di Linas Rumsas, promessa del ciclismo e figlio di Raimondas, ex atleta lituano di fama internazionale in forza alla Altopack Eppela. Il giovane, 21 anni, è morto improvvisamente il 2 maggio scorso.

Sarebbero numerose le perquisizioni svolte a Lucca e in altre aree della Toscana. Parrebbe sia stato perquisito anche lo studio legale di un avvocato del foro lucchese.

Secondo quanto riportato dal Corriere lo scorso settembre Altopack Eppela era solita trascorrere lunghi periodi in ritiro in un casale ad Altopascio, nel Lucchese ,a poche centinaia di metri dall’abitazione dei Rumsas, dove venivano eseguite le partiche dopanti.

A seguito di alcuni appostamenti era stato ritrovata una “quantità importante” di flaconi di soluzione fisiologica tra i rifiuti. Gli investigatori perquisirono le stanze dei corridori, la casa dello sponsor, quella dei Rumsas e l’auto di Raimondas jr, fratello maggiore di Linas (squalificato di recente per 4 anni per doping)

All’interno di abitazioni e uffici, gli agenti della Mobile trovarono siringhe e aghi da flebo, insulina, disintossicanti epatici, ormoni per stimolare la gravidanza, antidolorifici ospedalieri, antianemici, sonniferi e molte fiale senza etichetta il tutto senza la presenza di idonee prescrizioni mediche.

Il capo della procura di Lucca Pietro Suchan: “Qui non si parla soltanto di doping ma di un’associazione a delinquere con valenza criminale dietro cui si celava un utilizzo di quantità inimmaginabili di sostanze dopanti, pericolose e potenzialmente letali. Qui c’è gente, ci sono genitori e allenatori che scherzano con la vita e la salute di ragazzi giovanissimi”.

Altopack Eppela: il post della Polizia di Stato

Operazione antidoping a Lucca arresti e perquisizioni e a dirigenza squadra del ciclismo dilettantistico italiano
Gli atleti venivano incoraggiati dal presidente della squadra a doparsi indagini avviate dopo morte di RUMSAS Linas giovane promessa del ciclismo

Rumsas Junior positivo all’antidoping

Rumsas Junior positivo al  GRHP-6, un ormone della crescita

Rumsas Junior

Raimondas Rumsas Junior

Rumsas Junior ciclista dilettante lituano (figlio dell’ex pro Raimondas, a sua volta positivo per doping nel 2003 e poi arrestato nel giugno 2005) è stato trovato positivo al GRHP-6, un tipo di ormone della crescita, a un controllo fuori competizione di Nado Italia effettuato il 4 settembre scorso a Capannori. Non sembra, dunque, trovare pace la situazione in casa Rumsas che, dopo le tristi vicissitudini che hanno coinvolto i genitori nei primi anni 2000 (come si diceva il padre ha avuto le sue gatte da pelare in materia di doping ma anche Edita ha avuto i suoi guai con la giustizia per via di vicende di traffico di doping finendo nei carceri francesi).

Qualche mese fa la famiglia Rumsas è stata colpita dalla tragedia della scomparsa del figlio Linas sulla quale non sono poche le voci che girano. A tal riguardo è di pochi giorni fa la notizia di un bliz coordinato dal sostituto procuratore Salvatore Giannino, che ha portato ad alcune perquisizioni avvenute all’alba di lunedì 4 settembre. La Procura di Lucca sta ancora indagando sui fatti che hanno coinvolto anche alcuni dirigenti della squadra per cui gareggiava Linas.

A seguito della morte del fratello, Raimondas Rumsas Jr aveva intenzione di smettere con il ciclismo tanto che aveva restituito il materiale di gara alla Palazzago (squadra per cui militava) per poi tornare sui suoi passi e riprendere a gareggiare in autonomia (tanto che a luglio aveva dedicato una vittoria al fratello scomparso). Ora arriva questa nuova tegola che aggiunge ulteriori dettaglia sulle vicende di “doping di famiglia” in casa Rumsas.

Raimondas Jr ha dichiarato: “Prima di fare dichiarazioni in merito a questa vicenda voglio attendere le controanalisi ma voglio dire che la Palazzago è estranea a tutta questa situazione”. Attendiamo le controanalisi ma ci chiediamo come, a seguito di tutte questi accadimenti, in casa Rumsas ci si possa ancora far coinvolgere in vicende che anche solo in modo supposto si avvicinano a casi di doping.

 

Linas Rumsas l’ombra del doping sulla morte

Linas Rumsas scomparso lo scorso 2 maggio in circostanze misteriose, ombra del doping?

Linas Rumsas

Linas Rumsas

Linas Rumsas figlio dell’ex corridore Raimondas Rumsas aveva appena 21 anni quando, a seguito di uno strano malore, è mancato lo scorso 2 maggio in circostanze non del tutto chiare che hanno portato la procura di competenza a indagare. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Giannino, hanno portato ad alcune perquisizioni avvenute all’alba di lunedì 4 settembre. Il commissario Silvia Cascino della squadra mobile di Lucca, dopo giorni di pedinamento, ha messo in atto un blitz e circondato l’abitazione della famiglia dello sfortunato corridore, le perquiszioni hanno portato al sequestro di ingenti quantità di sostanze dopanti o utilizzabili solo a seguito di prescrizione medica (che a quanto pare non era esistente).

Tra gli indagati della procura, sembra  figurare anche  Raimondas Rumsas padre e alcuni dirigenti della Altopack Eppela, la formazione per cui correva il giovane Linus. Le perquisizioni hanno coinvolto anche l’altro figlio Raimondas Rumsas jr, che invece non risulta indagato, così come il direttore sportivo del team.

 Sarà importante verificare l’esito degli esami tossicologici sui campioni prelevati dalla salma del povero Linas Rumsas.

Raimondas Rumsas, vittoria per il fratello

Raimondas Rumsas vince alla Freccia dei Vini

Raimondas Rumsas

Raimondas Rumsas

Raimondas Rumsas, figlio dell’omonimo corridore lituano podio al Tour 2002, c’è finalmente riuscito. Era dallo scorso 2 maggio quando il fratello Linas è scomparso che cercava una vittoria da dedicargli e domenica è riuscito nel suo intento.

Ci era già andato molto vicino la settimana scorsa, al Giro del Montalbano, dove era stato battuto da Andrea Montagnoli. Stavolta, per non sbagliare ha deciso di attaccare staccando tutti quanti a 20 chilometri dall’arrivo.

Il giovane lituano coglie, dunque,  la sua prima vittoria in Italia in maglia Palazzago alla Freccia dei Vini corsa prestigiosa che si svolge ogni anno a Vigevano. Naturale la dedica al povero fratello scomparso.

Morto Linas Rumsas

Sembra senza fine il momento terribile del ciclismo: dopo le morti di Michele Scarponi e Chad Young, arriva oggi la terribile notizia dell’improvvisa scomparsa di Linas Rumsas figlio di Raimondas Rumsas

Il giovanissimo (solo 21 anni) corridore in forza alla Altopack Eppela è stato ritrovato stamani senza vita dai propri familiari, probabilmente vittima di un malore. Non si hanno ulteriori dettagli di questa tragedia che ha straziato il cuore di amici e parenti.

Il giovane ciclista aveva iniziato bene la stagione con un terzo posto a Poggio alla Cavalla e il quinto piazzamento a Terranuova Bracciolini e si stava preparando per i prossimi appuntamenti.