Ivan Basso: “Lance, ho pagato per i miei errori”

Ivan Basso risponde a Lance Armstrong

Ivan Basso ha voluto dire la sua sul documentario Lance in cui è chiamato in causa, ribadendo di aver pagato per i propri errori e di rispettare Armstrong

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso ha voluto replicare alle parola pronunciare da Armstrong nel documentario “Lance” in onda sull’emittente televisiva americana ESPN. Il texano ha “dedicato” un passaggio ai ciclisti italiani, da Marco Pantani al ciclista varesino suscitando non poche reazioni di malcontento.

Basso, chiamato il causa dall’ex ciclista americano che ha sottolineato come i media abbiano avuto un approccio diverso nei confronti dei due atleti, ha voluto dire la sua in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale.

In realtà nel documentario di Marina Zenovich, Armstrong incolpa il ciclismo per quello che è successo, confrontando la sua condizione con quella di Ullrich e Pantani e fa un confronto sul modo in cui sono stati trattati altri ciclisti come Basso, Erik Zabel e George Hincapie.

Nell’intervista, il ciclista di Cassano Magnago, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di visionare il documentario e che quindi non è certo che le parole riportate da molti siti siano state correttamente tradotte. Parlando delle sue vicissitudini legate al doping, Ivan ha dichiarato:

“Nel 2006 sono stato catturato nell’Operacion Puerto e per questo ho appoggiato la schiena al muro: ho confessato e l’ho pagato con un divieto di due anni. Sono andato dal paradiso all’inferno”

Ivan Basso ha voluto spezzare una lancia a favore di Armstrong:

“A Lance sono e sarò sempre grato, perché con me si è sempre comportato benissimo. Quando mia mamma  si ammalò di cancro, lui si fece in quattro per darci una mano. Lo stesso accadde quando toccò a me nel 2015, è stato generoso e disponibile”.

 

 

 

Basso ha voluto dedicare un passaggio a Pantani:

non amava Lance, ma Marco era il genio assoluto. Il talento. Nessuno come lui. Nessuno”

Armstrong: “io come Marco Pantani”

Armstrong si paragona al Pirata!

Armstrong, protagonista di un documentario in onda sulla ESPN parla di doping e di ciclismo paragonando la sua discesa a quella di Marco Pantani

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Armstrong in questi giorni sta vivendo un momento di popolarità ritrovata grazie al documentario in onda su ESPN dal titolo “Lance” in cui “Ho deciso di raccontare tutta la mia verità” dichiara il texano.

Figura controversa quella del ciclista di Austin, in molti lo hanno amato quando era in sella in tantissimi lo hanno odiato fin quando ha pedalato e lo detestano con maggior forza dopo lo scandalo Doping che gli ha fatto perdere i sette Tour de France vinti barando.

Ora dal documentario andato  andata in onda su ESPN negli Usa la scorsa notte (la seconda puntata sarà on air lunedì prossimo) arrivano gli echi di alcune affermazioni forti tra doping, amicizia con Ullrich e un paragone azzardato con Marco Pantani. Il docu-film realizzato da Marina Zenovich arriverà in Europa a fine giugno ma le dichiarazione del cowboy texano fanno già molto discutere.

Lance spiega di aver imparato a “mentire guardando la gente negli occhi tanto ero abituato a farlo” e racconta che “tutti facevano uso di EPO, che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute non come gli ormoni che ti facevano crescere le cose  cattive, come appunto il tumore”.

Armstrong si getta poi in una digressione sul rapporto tra ciclismo ed Italia, Il texano ha passato molto tempo nel nostro paese, prima sulle rive del Lago di Como, poi frequentando il noto medico ferrarese Michele Ferrari (ricordiamo la assurda vicenda dell’inseguimento a Filippo Simeoni reo di aver segnalato la cosa). Le parole che escono dalla bocca dell’ex ciclista a stelle e strisce sono bordate graffianti che potrebbero ferire la sensibilità di molti.

Dopo un chiaro attacco ad Ivan Basso “l’Italia lo glorifica, gli da un poso di lavoro e lo invita in tv” ecco il paragone azzardatissimo con il Pirata con cui in strada non c’è mai stata simpatia:

“Gli italiani amavano ciclisti pieni di Epo, ma poi hanno distrutto e ucciso Marco Pantani. Lui è morto, fottutamente morto. La Germania disprezza Ullrich e gli americani mi odiano. Per tre come noi non ci sarà redenzione”.

 

 

Lance Armstrong: il ciclismo torni nelle mani dei ciclisti

Lance Armstrong e il ciclismo dopo la pandemia

Lance Armstrong e l’evoluzione del ciclismo al termine della Pandemia di Covid19: il texano invita i colleghi a collaborare affinché torni nelle mani dei ciclisti

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Lance Armstrong ultimamente è molto presente sulle pagine dei giornali e dei siti di ciclismo, prima per la polemica che lo ha visto protagonista con Alberto Contador e ora con una presa di posizione sul futuro del ciclismo. Il texano, da sempre grande fruitore dei social network, ha voluto lanciare la sua visione di quello che sarà il ciclismo terminata la pandemia di Covid19.

In una diretta Instagram per promuovere il suo podcast «The Move» ha voluto sottolineare come la centralità del ciclismo debba ritornare sul ruolo dei ciclisti a discapito di tanti, forse troppi, personaggi che ruotano attorno al “circus” del pedale.

Lance prende le parti dei propri ex colleghi ma forse, visto il suo passato, avrebbe avuto più senso evitare esternazioni certamente sibilline.

“Per il ciclismo professionistico, per tutti i ciclisti seduti a casa senza sapere se otterrete lo stipendio per  il mese prossimo, non sono sicuro che la vostra squadra sopravviverà a questo: ora è l’occasione per prendere in mano la situazione”

Certamente l’idea è buona, la fattibilità è certamente tutta da valutare ma Armstrong pare particolarmente convinto della delicatezza del periodo lanciando un vero e proprio “se non ora quando?”:

“E’ il momento di ripristinare le priorità, di sedersi ad un tavolo e riprendere il potere perduto. Se non cogliete quest’occasione ora potrebbe non esserci più modo di farlo. Valutate le mie parole, confrontatevi, parlatene quando siete con i colleghi: unitevi! Siete voi gli attori protagonisti e senza gli attori nessuna commedia può continuare”

 

 

Bruyneel parla del Tour de France 2009

Bruyneel sulla battaglia Armstrong-Contador al Tour del 2009

Bruyneel torna a parlare del Tour de France 2009 e della lotta tra Lance Armstrong e Alberto Contador all’interno del Team Astana

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Bruyneel storico manager belga di Lance Armstrong ha voluto dare la sua lettura sul botta e risposta tra Contador e il texano sugli accadimenti legati al Tour de France 2009 all’interno del Team Astana. Attraverso un podcast su Youtube il manger ha raccontato il suo “essere in mezzo” tra i due litiganti

“Il mio obiettivo principale come manager era quello di vincere il Tour, e il mio più grande timore era che scoppiasse una litigata interna. La nostra era la squadra più forte ma bisognava gestire due potenziali vincitori ed io ho sempre scelto per il bene del team non per questo e per quello” ha detto Bruyneel.

Contador ha riacceso questa sopita rivalità ed è stato seguito nella discussione da Lance ed ora a far chiarezza è arrivato il “mentore” del texano a cercare di dare la sua visione della situazione:

“sia Lance che Alberto volevano vincere, con il texano ha acuto un rapporto personale molto stretto e con lo spagnolo uno professionale. Armstrong quell’anno ha corso gratuitamente in quanto era coperto dagli sponsor. L’obiettivo dell’americano era dare visibilità alla fondazione, lui indossava i colori dell’Astana in corsa ma fuori era libero di proporre i propri brand. Ha corso con una bici diversa, appositamente progettata in ogni gara, e in seguito le ha vendute per beneficenza” ha spiegato l’ex DS dell’Astana.

Una delle “accuse” di Contador è legato al fatto che il team avesse riservato delle ruote diverse da quelle del texano ma il belga chiarisce:

“Nel 2009, Contador aveva le migliori attrezzature del team, le ruote aerodinamiche per il team provenivano da una filiale di Trek, mentre Lance montava altre ruote”.

Insomma niente figli e figliocci, niente tentativo di sabotare le performance di Contador, anzi Bruyneel allontana ogni dubbio su cospirazioni interne:

“e’ una paranoia frutto di congetture mentali, nessuno ha remato contro, questa è la cosa più ridicola che abbia mai sentito. Alberto nel 2009 era molto giovane e probabilmente la sua visione era legata all’età. Voleva vincere ed ha vinto perché era il più forte ma senza una squadra forte nessuno può vincere da solo. Non è stato semplice mantenere il feeling durante la stagione, già durante il primo training camp di Gennaio a Tenerife ci sono state frizioni ma non penso che la cosa sia stata drammatica come raccontata dai media spagnoli”.

Lance Armstrong parla del Tour 2009: “ha vinto il migliore”

Lance Armstrong al Tour 2009: “ha vinto il migliore”

Lance Armstrong accetta il rivale spagnolo, Alberto Contador, meritato di vincere la gara del 2009 dopo una lotta di potere interna

Lance Armstrong presto su ESPN (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong è tornato sulle vicende legate al Tour de France 2009 vinto da Alberto Contador su cui l’iberico si era espresso qualche giorno fa. Non è comune per il texano esprimersi favorevolmente nei confronti di un avversario, eppure questa volta Lance è stato assolutamente netto: “ha vinto il migliore e non sono stato io”.

La vicenda legata al Tour 2009 ha visto una faida interna al Team Astana con da una parte c’era il clan texano e dall’altro quello dello spagnolo. Una divisione marcata che tutti gli appassionati avevano colto anche “in diretta”.

Alberto Contador ha raccontato apertamente dei  giochi mentali messi in piedi da Armstrong e da una parte della squadra ma a  Parigi, nonostante la rivalità interna, Il Pistolero è riuscito a chiudere in testa con oltre 4 minuti di margine su  Andy Schleck per 4:11, con un Armstrong in terza fila assoluto sul podio finale alle 5:24.

“C’è stato tanto chiacchiericcio nel mondo del ciclismo su una recente intervista che Alberto Contador ha fatto e mi è stato chiesto di commentare questa cosa – detto Armstrong – sinceramente non c’è nessun commento da fare. Dico solamente che il Tour 2009 l’ha vinto il migliore. Non mi interessa tornare su quei fatti, non mi interessa parlare di liti sul pulman o di sgarri. Per me l’argomento è concluso”.

 

 

Contador racconta della rivalità con Lance Armstrong

Contador rivela nuovi dettagli sulla rivalità con Armstrong

Contador racconta lo scontro con il clan del texano all’interno del Team Astana tra ordini di squadra disattesi, parole di fuoco e tradimenti.

Contador

Contador

Contador torna a parlare dei fatti legati al Tour de France 2009 quando, in casa Astana, scoppia la guerra interna tra spagnoli e texani per conquistare la leadership nel team e la maglia gialla finale. Come sono andate le cose in quell’annata lo sappiamo e sappiamo anche molto, forse troppo, bene come è andata la storia di Lance Armstrong di li a poco quello che meno si sa sono alcuni dettagli della convivenza tra i due fenomeni del pedale.

Lance Armstrong nel 2009 è al ritorno alle corse e si accasa nel Team Astana con l’obiettivo di conquistare nuovamente il Tour de France. In squadra il feeling tarda ad arrivare, i clan di Alberto Contador e del Texano sono in guerra fredda fin da subito e il destino è già segnato.

I rapporti tra Lance e Alberto sono tesi fin da subito con l’americano che manda via Twitter messaggi di sfida allo spagnolo ma Contador è convinto di poter trionfare. Poi alla vigilia del Tour arriva il primo scossone:

“Tre giorni prima del Tour, mi dissero che il mio pilota di fiducia, che era Benjamin Noval, non sarebbe andato al Tour, dissi, “che cos’è uno scherzo?”

Partita la corsa francese le cose non migliorano e la frattura si amplia:

“Il Tour è iniziato con tante polemiche su chi fosse il leader della squadra, io avevo vinto il Tour nel 2007 e nel 2008 avevo colto la doppietta Giro-Vuelta ed ero intenzionato a conquistare la maglia gialla – racconta oggi Contador in una intervista su Youtube – Solo uno dei due poteva conquistare la maglia e Lance la voleva tanto quanto me. Un giorno, ho saltato il riposo e sono andato nella sua stanza per parlarne con lui, e lui ha detto: “è meglio per me se vinci il Tour”. Quello era il giorno prima della prima prova a cronometro a Monaco. C’era una tensione tremenda ogni sera a tavola, non tanto per noi, ma per i compagni di squadra, lo staff, tutti. Poi più tardi quel pomeriggio ho visto su Twitter, “domani nella cronometro vedremo chi è il leader”.

Le divisioni tra i due sono note a tutti e le distanze sono anche tra compagni di squadra in quanto all’interno dell’Astana, come detto, i clan sono ben divisi: spagnoli da una parte e “americani” dall’altra.

“Nella quinta frazione di quel Tour c’era vento, ho parlato con George Hincapie, amico di Armstrong, e mi ha detto che puntavano a dividere il gruppo. Sul finale della tappa il gruppo si è spezzato e io sono rimasto indietro, davanti a tirare c’erano i miei compagni di squadra in quanto Lance era nel primo troncone. Arrivato al traguardo mio fratello e l’addetto stampa mi hanno fatto salire sul bus per calmarmi. Lance ha guadagnato 40 secondi diventando l’uomo di classifica del team. A me raccontarono che la radiolina era rotta”.

Armstrong lancia i suoi proclami su Twitter tappa dopo tappa fino alla frazione di Andorra quando gli ordini di scuderia sono di affrontare la frazione con calma, tenendo il ritmo basso e restando uniti attorno a Lance.

“La tappa di Andorra presentava un terreno a me favorevole. La riunione della sera prima aveva come obiettivo quello di stare tranquilli ma io non ero sereno.  Più tardi sono andato in camera di compagno di squadra “neutrale” e ha detto: “Alberto, prima che tu possa passare per sciocco fai che sia lui ad esserlo”. Il giorno seguente Cadel Evans e Van der Broeck attaccano così li ho seguiti, staccati e ho vinto la tappa. Dopo la corsa sul pulman l’aria era pesante in quanto avevo staccato Lance.
La mattina seguente sul bus Bruynel chiese se qualcuno avesse qualcosa da dire e Lance mi accusò di non aver rispettato la strategia. L’ho interrotto e gli ho detto: ‘Se vuoi il rispetto, sei il primo a doverlo mostrare. Hai mancato di rispetto a me e al resto della squadra dall’inizio dell’anno”. Armstrong mi ha detto: “ok Pistolero”. Dopo è calato il silenzio assoluto e tutti sono scesi dall’autobus, Lance  portò nella stanza sul retro dell’autobus, che era condivisa da tutti, ma da quando era tornato era diventata sua, e disse: “Non fottermi”. 

Come sono andate le cose lo sappiamo ma queste rivelazioni aggiungono pepe ad un quadro già piccante.

Michele Ferrari è tornato nel gruppo?

Michele Ferrari potrebbe esere “nel gruppo”

Michele Ferrari medico allontanato dal mondo del ciclismo per le vicende legate a Lance Armstrong potrebbe essere tornato ad “operare”

Doping

Doping

Michele Ferrari è tornato nel gruppo? Secondo articoli apparsi su siti prestigiosi che trattano di ciclismo, ci sarebbe un dossier segreto della CADF che rimarca come il noto medico italiano sia nuovamente attivo tra i ciclisti professionisti collaborando, in particolare con il Team Astana.

Accuse veramente gravi e sconfortanti ma, secondo quanto dal prestigioso cyclingnews.com, i media danesi avrebbero citato il dossier che coinvolgerebbe l’atleta di punta della formazione kazaka Jakob Fuglsang. Ferrari, medico personale dell’ex ciclista Lance Armstrong (non un nome qualunque) si sarebbe incontrato a Monaco con Fuglsang e Lutsenko.

La Cycling Anti-Doping Foundation (CADF)  avrebbe pubblicato un dossier, diffuso dal sito Politiken.dk, secondo cui “Fuglsang fa parte del programma di Michele Ferrari e che il suo compagno di squadra Alexey Lutsenko era presente durante almeno un incontro tra loro a Nizza / Monaco”.

L’incontro sarebbe della scorsa estate e non si sanno i contenuti dello stesso ma la notizia è certamente pesante tanto che la stessa UCI ha voluto precisare che:

“Ad oggi, l’UCI non ha ricevuto una relazione dal CADF al fine di avviare procedimenti contro le persone e il team menzionato. La nostra Federazione segue da vicino questo caso e adotterà le misure ritenute appropriate nell’interesse del ciclismo “.

Finora, Astana e Fuglsang non hanno commentato pubblicamente queste indiscrezioni che svelerebbero una trama di rapporti tra il medico noto per la sua spregiudicatezza nell’uso di sostanze vietata e il team. Sicuramente c’è preoccupazione nel mondo del ciclismo per il riaffiorare di un personaggio la cui fama è tristemente nota non solo agli addetti ai lavori.

Michele Ferrari, che ha avuto un ruolo chiave nello scandalo Armstrong, è sottoposto ad un divieto a vita ed al suo nome sono collegati alcuni rapporti avuti con Alexander Vinokourov, che a sua volta ha ricevuto un divieto di due anni per doping ematico nel 2007. Su questo argomento il corridore kazako aveva si ammesso di aver usufruito della consulenza del medico italiano ma solo per stilare programmi di allenamento.

Queste segnalazioni arrivano in un memento teso per il ciclismo internazionale che ha visto un incremento dei casi di positività all’antidoping in particolare in Sud America. Altrettanto delicati sono gli sviluppi dell’inchiesta “Aderlass” che ha coinvolto sciatori nordici e ciclisti professionisti.

“Dobbiamo continuare a lavorare perché il numero di casi di doping è aumentato in tutto il mondo e soprattutto in alcuni paesi dell’America Latina, siamo andati in un paese, abbiamo eseguito 12 test e 12 sono risultati positivi” ha spiegato David Lappartient.

 

Johan Bruyneel, lancia 7evenPlusTwo

Johan Bruyneel fonda una società di gestione sportiva

Johan Bruyneel bandito dal ciclismo nel 2014 per i fatti legati alla Us Postal di Lance Armstrong ha avviato un’impresa di gestione sportiva

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel e Lance Armstrong hanno scritto la storia (tutta al negativo) del ciclismo dei primi anni 2000 tra vittorie scintillanti e l’annullamento delle stesse per scandali legati al doping che tutti conosciamo alla perfezione.

Ora, passati sei anni, dal momento in cui venne bannato dal ciclismo, il manager belga si lancia in una nuova avventura con una società di gestione sportiva denominata 7evenPlusTwo. L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire ad una gestione diversa degli atleti attraverso un management in grado di offrire organizzazione di eventi promozionali, gestione del brand e pianificazioni.

Inevitabilmente balza all’occhio il nome, 7evenPlusTwo, che ha un evidente riferimento ai sette Tour conquistati dal pupillo Lance Armstrong. “Agenzia internazionale di strategia e marketing sportivo”, così di autodefinisce la neonata azienda sul proprio sito internet, sviluppo di strategie vincenti su larga scala per trasformare le buone squadre in grandi squadre è l’obiettivo del progetto di Johan Bruyneel che aggiunge:

“Lo sport è un grande business, quindi lavoriamo con sponsor, proprietari di diritti, governi e organizzazioni sportive internazionali per creare spettacoli sportivi di classe mondiale redditizi”.

Quali siano gli attuali clienti dell’azienda dell’ex manager belga è ignoto ma c’è da capire se il progetto andrà a coinvolgere ciclisti dal momento che nel 2014 l’American Arbitration Association ha interdetto il belga per 10 anni dall’attività ciclistica e il successivo appello alla Court of Arbitration of Sport, di quattro anni più tardi, ha imposto uno stop a vita.

Su questo aspetto, però, Bruyneel pare deciso:

“la decisione del CAS non sposta il mio desiderio di far crescere il mio sport e migliorarlo negli anni a venire”.

Ora andrà capito come questa visione si vada a conciliare con il divieto prendere parte o organizzare a livello nazionale o internazionale a qualsiasi competizione previsti dagli articoli 10 e 12 delle norme UCI antidoping.

 

La corsa di Sagan verso il quarto mondiale

Sagan affronta nuovi rivali verso il quarto mondiale

Peter Sagan dovrà vedersela con un gruppo di giovani talenti emergente per andare alla ricerca del quarto titolo mondiale

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan non è un tipo che si fa spaventare dalle sfide, la sua vita stessa è una perenne ricerca della novità e della sfida, insomma di nuovi avversari da “sfidare” con lo stile scanzonato ma determinato tipico dello slovacco,

Il mondiale in Yorkshire potrebbe però essere il terreno adatto (dopo il mondiale per scalatori di Innsbruck) per entrare nella storia come primo ciclista a conquistare quattro magli iridate in linea.

Se il percorso inglese può essere selettivo ma non troppo la differenza vera potrebbe farlo, più che i Sali e scendi britannici, il meteo che, stante alle previsioni, potrebbe essere fresco e piovoso.

Non sarà facile per nessuno affrontare un  percorso umido e tecnico, spesso le condizioni meteo “dure” hanno portato a sorprese e capovolgimenti di pronostici (ricordate un tale di nome Lance Armstrong ad Oslo?).

Sagan, naturalmente, non sente (o non sembra sentire) alcuna pressione anzi, qualche giorno fa a Sporza ha candidamente detto “E cosa cambierà se dovessi vincere il quarto titolo mondiale? Niente ”.

La risposta controcorrente di Peto è chiaramente in linea con il personaggio “Sagan” ma va a sbattere contro la determinazione con cui ha conquistato il “triplete” a Richmond, Doha e Bergen (diventando il primo ciclista di sempre a vincere tre mondiali di fila ).

“Non sogno la notte i mondiali dello Yorkshire ma non posso negare che sia uno dei miei obiettivi stagionali” ha spiegato un sereno Peter Sagan.

Il meteo avverso potrebbe favorire Peter facendo emergere le doti di ex biker ma la schiera dei rivali è particolarmente agguerrita ed impreziosita da giovani campioni emergenti come il fresco vincitore del Tour de France Egan Bernal, il “cannibalino” che  Evenepoel ha vinto la Clásica San Sebastián a soli 19 anni o il ciclocrossista van der Poel che proprio come Sagan potrebbe far valere le doti di funambolo.

“Evenepoel anche se  giovanissimo, è forte e quando ho corso con lui mi ha davvero impressionato certo ora ha molta pressione e riflettori addosso” ha detto Sagan.

Proprio lo stesso Remco ha voluto allontanare la pressione che sta montando attorno al suo nome:

“non pensavo di essere convocato per il campionato del mondo nel mio primo anno tra i professionisti ma a questo punto non voglio perdere questa opportunità, bisogna osare sempre per riuscire a crescere”.

In effetti il Belgio sarà al via con due “giganti” come Gilbert e Van Avermaet che potrebbero fare da ombrello per Evenepoel.

Se il belga prova a giocare a carte coperte l’altro giovane talento, l’olandese van der Poel ha impressionato tutti in questa stagione e il percorso inglese potrebbe riservare non pochi colpi di scena e premiare quello che nel basket americano viene definito un all-around ovvero un atleta che si destreggia su più terreni.

Van der Poel non si spaventa dell’attenzione che ruota attorno a lui:

“Sono il favorito per la maglia iridata? Forse è così ma va detto che i mondiali sono una corsa a parte rispetto a tutte le altre gare. Le gambe girano bene, vediamo cosa accade domenica”.

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici?

Quanto tempo ci vorrebbe per pedalare sino alla Luna?

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici? Ammesso che sia possibile ci vorrebbero 267 secondo il fisico Rhett Allain

Luna (fonte pixabay)

Luna (fonte pixabay)

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici? Domanda bizzarra ma l’anniversario dello sbarco sul nostro unico satellite naturale ha stimolato la fantasia di tanti redattori. Sulla nota rivista Wired è apparso un articolo del fisico Rhett Allain in cui si paragonava il viaggio dell’Apollo 11 che il 20 luglio 1969 portò Neil Armstrong ha mettere piede sulla Luna a una lunga pedalata.

Ma quanto tempo impiegherebbe una persona per raggiungere la bici a pedalata? Ipotizzando che non sia Lance Armstrong a ripercorrere le orme di Neil ma una persona “normale” ecco che Rhett ha fatto qualche congettura arrivando ad un valore: 267 giorni.

“Per buypassare un oggettivo problema bisognerebbe posare un lungo cavo dalla Terra alla Luna e possedere una bicicletta della Nasa con ruote in grado di far presa sul cavo stesso – spiega il fisico Rhett Allain nell’intervista a Wired – ma non essendo l’orbita lunare perfettamente circolare non possiamo avere un dato certo sui chilometri da percorrere, possiamo ipotizzare 386.000 km”.

Considerando una velocità di crociera di 24 km/h come se fossimo in pianura il fisico ha inserito alcune variabili. Anzitutto per uscire dall’orbita terrestre il tracciato sarebbe “in salita” per via della gravità del nostro pianeta. Poi, man mano che si allontana, la strada diventerebbe pianeggiante sino a diventare una piacevole discesa verso la Luna.

Grazie ad alcuni calcoli scientifici la conclusione è sorprendente: sarebbero necessari 267 giorni per raggiungere la Luna in bicicletta pedalando ininterrottamente. Se però consideriamo una durata in media di 6 ore ai pedali il numero di giorni diventerebbe 1068. Insomma non resta che fare un bel carico di ossigeno e iniziare ad allenarsi!