La confessione di Armstrong: che crack economico!

La confessione di Armstrong gli è costata oltre 100 milioni di dollari

La confessione di Armstrong al programma TV di Oprah, secondo una intervista a USA Today sarebbe costata al texano 100 milioni di dollari!

La confessione di Armstrong

La confessione di Armstrong

La confessione di Armstrong è stata una degli scandali sportivi del secolo, il texano miracolosamente sfuggito al cancro e caduto nella tentazione estrema del doping tanto da ingannare non solo l’interno mondo del ciclismo ma anche fans e sponsor milionari.
La carriera di Lance gli ha consentito non solo di conquistare tantissimi titoli (poi revocati) ma di accumulare una vera fortuna. Gli eventi che lo hanno travolto a che sono culminati nella confessione di Armstrong hanno fortemente eroso il suo patrimoni.

In una intervista di USA Today l’ex campione americano ha risposto a una serie di domande sul suo “pensionamento”, una delle quali era quanto gli è costata quella famosa confessione TV a Oprah.

La risposta del texano?  “Oltre 100 milioni“, ha detto ai giornalisti, un’incredibile somma di denaro quando realizzi che il premio in denaro per Chris Froome che ha vinto il Tour de France del 2017 (ed ora anche lui al centro di uno scandalo legato al doping) è stato di € 500.000.

Armstrong è stato testimonial di numerose campagne di marketing e proprietario di un marchio tutto suo, il noto Livestrong legato a filo doppio alla lotta mondiale contro il cancro. Naturalmente gli eventi che hanno travolto il ciclista di Austin hanno distrutto la sua immagine e spazzato via i contratti milionari con gli sponsor (su tutti Nike e Oakley) che hanno fatto causa all’americano.

La cifra persa dopo la confessione di Armstong potrebbe ulteriormente incrementarsi se il Governo degli Stati Uniti decidesse di muoversi contro l’ex superman USA.

“Lance Armstrong e la sua squadra di ciclismo hanno ottenuto più di 30 milioni di dollari dal servizio postale degli Stati Uniti (US Postal Service) in base alla promessa contrattuale di correre onestamente e rispettare le regole – comprese le regole contro il doping”, ha dichiarato Ronald C Machen Jr, procuratore statunitense del distretto di Columbia nel 2013.

Il governo degli Stati Uniti è arrivato a chiedere un rimborso di denaro pubblico in un processo che dovrebbe costare $ 100 milioni. Non è chiaro se Lance Armstrong lo abbia già preso in considerazione nei suoi calcoli, ma, in caso contrario, la questione diventerebbe economicamente ancora più dura per l’ex pupillo di Michele Ferrari.

 

 

Bardet contro Froome: “siamo al ridicolo”

Bardet contro Froome: “Se non verrà squalificato il ciclismo rischia di morire”

Bardet contro Froome parla all’Equipe e attacca il ciclista del Team Sky per la positività al salbutamolo

Bardet contro Froome

Bardet contro Froome

Bardet contro Froome: il #Froomegate continua a tenere banco nel mondo del ciclismo dopo che il britannico è risultato non  negativo al salbutamolo durante la Vuelta Espana 2017. In tanti hanno detto la loro sulla vicenda: da Greg Lemond che non ha risparmiato le critiche al vincitore del Tour de France 2017 a due “esperti” di doping come Michele Ferrari e il suo “assistito” Lance Armstrong. Tony Martin a pochi giorni dalla notizia aveva preso posizione dura sulla vicenda cosi come Richie Porte, ex compagno del kenyano bianco, non le ha di certo mandate a dire.

In tanti, dunque, si stanno esprimendo sulla questione in attesa del verdetto da parte della UCI su un’eventuale squalifica.

 Bardet contro Froome sulle pagine de l’Equipe

Il francese Romain Bardet è stato l’ultimo solo in ordine di tempo a dire la sua, sulle pagine de L’Equipe e, come riportato da OASport, le sue parole non sono state leggere:

Siamo al ridicolo, quello che è successo mi dispiace molto. È un fatto molto brutto per tutto il nostro sport e conferisce al ciclismo un’immagine negativa all’esterno. Rimette lo spettro del doping nel nostro sport“, ha dichiarato il francese.

Bardet contro Froome non ha usato molti giri di parole: “Bisogna essere esemplari sull’equità, sul modo di trattare i problemi: il ciclismo manca di trasparenza e rischia di morire se non verranno adottate delle misure idonee. Sono preoccupato dal potere del Team Sky”.

Bardet contro Froome: le soluzioni

Non possiamo essere permissivi, sarebbe catastrofico per tutto il movimento – ha aggiunto il francese – Non posso pensare che un corridore che abbia assunto una dose così elevata possa essere assolto. Perché mettere un limite allora? Spero ci sia un’indagine indipendente e che Froome dia spiegazioni. I corridori presi sono stati squalificati”.

Il corridore della AG2R si rammarica della mancata trasparenza: “Froome viene testato a settembre e noi lo apprendiamo casualmente a dicembre”, con un chiaro riferimento  all’inchiesta fatta dal Guardian e da Le Monde che ha svelato i risultati del controllo antidoping, che sarebbero rimasti ancora nascosti al pubblico. “Sono stupito che senza una fuga di notizie, questo controllo sarebbe stato ignorato e sono sollevato dal fatto che non abbiamo lavato i panni sporchi in famiglia. C’è una mancanza di trasparenza. Il ciclismo potrebbe morire se non vengono presi provvedimenti”, ha dichiarato ancora il francese, secondo al Tour 2016 e terzo in quello 2017.

Froome di correre in attesa di ulteriori riscontri: “Spero che Froome possa chiarire e che ci sia un verdetto indipendente. Non capisco perché i regolamenti non prevedano una sospensione temporanea in attesa dei risultati”. Ma una ragione, forse, l’ha trovata lo stesso ciclista francese: “Posso credere alla sua buona fede, ma ha superato i limiti. La Federazione è cauta perché, in caso di assoluzione, rischia di dover pagare un risarcimento. La pressione finanziaria è molto forte. E questo fa pensare”, ha concluso Bardet.

Michele Ferrari parla di Chris Froome

Michele Ferrari parla della vicenda Froome-Salbutamolo

Michele Ferrari parla della non negatività di Chris Froome al Salbutamolo durante la scorsa Vuelta Espana, ecco le parole riportare da blastingnews

Michele Ferrari parla di Froome

Michele Ferrari parla di Froome

Michele Ferrari parla della vicenda della  positività al salbutamolo di Chris Froome che a distanza di un mese dall’essere diventata di dominio pubblico non ha ancora trovato una soluzione. Michele Ferrari, famigerato medico inibito nel 2012 a vita dall’USADA per violazioni del regolamento antidoping nell’ambito delle indagini su Lance Armstrong, secondo quanto riportato da Blastingnews avrebbe detto la sua sul caso del corridore del Team Sky.

Michele Ferrari parla di Froome “non avrebbe vinto senza salbutamolo’

Il controverso dottore avrebbe commentato il #Froomegate nel forum del suo blog personale in risposta ad un utente che chiedeva al dottore un parere in merito alla strategia difensiva del team britannico.

Secondo il virgolettato riportato dal noto sito di notizie  Michele Ferrari ha affermato: “La percentuale di asmatici negli sport di endurance è più alta del dovuto a causa della cronica inalazione di agenti irritanti e allergenizzanti, alle basse temperature, ai gas di scarico dei veicoli e ad altri fattori. Si tratterebbe, almeno in parte, di una forma di ‘patologia professionale'”.

Nello specifico avrebbe parlato di Froome: “La escrezione urinaria di salbutamolo è piuttosto variabile e dipende da vari fattori, alcuni dei quali sconosciuti. Il salbutamolo non migliora le prestazioni nei soggetti non asmatici. Non è vero che abbia effetti anabolizzanti, nemmeno ad alto dosaggio. Non esiste un solo studio scientifico che affermi il contrario. Il mio parere è che Froome abbia esagerato con le ‘puffate’, magari involontariamente, perdendo o sbagliando il conto. Nelle tappe precedenti la sua concentrazione nelle urine era costantemente attorno ai 600 nanogrammi per millilitro. Magari avrà pensato che raddoppiando la dose abituale sarebbe comunque rimasto nei limiti, non tenendo conto che oltre un certo dosaggio il metabolismo della sostanza può essere saturato e, dunque, l’eliminazione urinaria essere maggiore”.

Il sito aggiunge anche che Ferrari sia sceso nel dettaglio: “facendo un discorso più ampio, potrei dire che Froome, senza salbutamolo, probabilmente non avrebbe mai vinto quattro Tour de France. Così come sarebbe accaduto, ad esempio, ad un ciclista con 38 di ematocrito senza EPO. Sia il salbutamolo che l’EPO rimediano alle ingiustizie della genetica”.

 

Van der Poel: Froome va sospeso!

Van der Poel parla della positività di Chris Froome

Van der Poel inflessibile sulla positività di Chris Froome al Salbutamolo: “va sospeso”

Van der Poel

Van der Poel

Van der Poel fenomeno del ciclocross mondiale prende posizione sulla positività del capitano della Sky al salbutamolo per aver assunto il farmaco in un quantitativo superiore alla dose tollerata dalle normative antidoping. Il capitano del Team Sky rischia seriamente che gli venga revocata la vittoria alla scorsa Vuelta Espana (la sua positività risale, appunto, alla corsa iberica).

Sulla vicenda si sono succeduti i pareri di tanti campioni ed ex campioni del ciclismo: di qualche giorno fa le parole di Lance Armstrong (uno che di doping se ne intende) e di uno degli “antagonisti” del texano, Greg Lemond. Sulla faccenda salbutamolo si sono espressi anche l’ex compagno di Froome, Richi Porte, Vincenzo Nibali e tanti altri corridori.

Il direttore del Team Sky, Dave Brailsford ha dichiarato che “ci sono complesse questioni mediche e fisiologiche che influenzano il metabolismo e l’escrezione di salbutamolo” e che non è detto che la positività sia dovuta ad un uso illegale di farmaci tanto da dichiarare  “la massima fiducia che Chris abbia seguito la guida medica nella gestione dei suoi sintomi di asma, rimanendo entro la dose ammissibile per il salbutamolo”.

Sulla questione ha detto la sua anche Mathieu van der Poel durante una intervista allo show televisivo olandese AvroTros (OneToday) che ha dichiarato “È molto stupido, non posso fare a meno di dirlo, forse sono un po’ troppo brusco nei modi ma la penso così. Il ciclismo è uno sport per persone sane, forse i pazienti asmatici capiranno meglio le mie parole”.

Alla domanda su come Froome dovrebbe essere punito, Van der Poel è stato di nuovo diretto: “è necessaria una sospensione, questo è quello che penso. Per me è un test positivo.Se il limite è 1.000 e lui ha fino a 2.000 non penso ci sia molto da discutere. La positività deve portare a una sospensione”.

Le proprietà di Salbutamol come broncodilatatore lo portano ad essere  presente nell’elenco delle sostanze non autorizzato della World Anti-Doping Agency (WADA), ma è consentita per motivi terapeutici. Un atleta deve affrontare una potenziale sanzione antidoping se un campione di urina contiene un livello di salbutamolo superiore a 1.000 ng / ml. Sopra certi livelli si ritiene che salbutamolo abbia un effetto anabolico e aumenti le prestazioni.

Van der Poel ha suggerito che i limiti di alcune droghe non sono corrette: “UCI a volte consente qualche abuso nell’uso dei farmaci e penso che superare le soglie sia incredibile: se dichiari che sia possibile usare un farmaco è chiaro che qualcuno si spingerà fino al limite e magari lo supererà”.

Van der Poel è stato intervistato mentre guidava verso casa dopo la prova di Coppa del Mondo di ciclocross di Namur. Ha detto di non avere problemi a parlare del problema dello sport con il doping, anche se spesso è un argomento tabù: “Non ho molti problemi, anzi, purtroppo in molti non credono più nel ciclismo e questo è un vero schifo. E’ un peccato se la gente pensa che un ciclista menta e credo che sia giusto parlarne per far capire che non tutto il ciclismo è sporco”.

 

 

Porte contro Froome: “una vergogna”

Porte contro Froome sulla vicenda salbutamolo

Porte contro Froome, il tazmaniano attacca il britannico del Team Sky per la positività al doping per l’uso di salbutamolo

Porte contro Froome

Porte contro Froome

Porte contro Froome è solo l’ennesima presa di posizione di atleti in attività e protagonisti del mondo del ciclismo. E’ di ieri la dichiarazione dell’ex campione americano Greg Lemond, qualche tempo fa anche Lance Armstrong ha voluto parlare della vicenda della positività all’antidoping del capitano del Team Sky.

Richie Porte, dopo un 2017 che non gli ha riservato grandi soddisfazioni a causa di un brutto infortunio al Tour de France, ora è pronto a battagliare per vincere le principali corse WolrdTour.

Il capitano della BMC farà il suo esordio in questa stagione al Tour Down Under dal 16 al 21 gennaio in Australia e fin da subito punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella stagione 2018.

Porte, va ricordato, è stato compagno di Chris Froome sal 2012 al 2015 e, possiamo dirlo, conosce bene i pregi e difetti del capitano della Sky che lo scorso mese di settembre è stato trovato positivo al doping per, pare, un uso scorretto del Ventoli (la positività è stata sera nota solo lo scorso 13 dicembre scatenando non poche polemiche).

Come riportato da CyclingnewsRichie Porte è rimasto shockato dalla notizia della positività dell’ex compagno di team e, in attesa del verdetto  dell’UCI e dalla Wada si è cosi espresso: “non c’è sinceramente molto da dire su questa vicenda, è una vergogna. Quando ho sentito la notizia sono rimasto assolutamente shockato. Non possiamo che attendere che la cosa faccia il suo corso ma sono assolutamente colpito da questa vicenda come lo sono tutti nel mondo del ciclismo”.

“Ho rispetto per lui – ha detto Porte di Froome – è  un buon amico e siamo stati compagni di squadra per molto tempo. Ho la massima fiducia che Chris abbia seguito la guida medica nella sua gestione sintomi di asma, rimanendo entro la dose ammissibile di salbutamolo. “

Greg Lemond contro Froome sul Times

Greg Lemond contro Froome: ” Le sue scuse sono ridicole”

Greg Lemond contro Froome, non è un cartellone che pubblicizza una kermesse ma è il titolo del giorno sulla vicenda del corridore britannico risultato positivo al salbutamolo.

Greg Lemond contro Froome

Greg Lemond contro Froome

Greg Lemond contro Froome: l’ex corridore statunitense, vincitore di tre Tour de France e due mondiali in linea era già stato in prima linea contro le sospette vittorie di Lance Armstrong nella sua corsa alle sette maglie gialle. Ora il campione a stelle e strisce è intervenuto sulla vicenda Froome in moto abbastanza duro.

Greg Lemond contro Froome: l’intervista del “The Times”

In una intervista al periodico “The Times” è arrivato l’attacco di Greg Lemond contro Froome: “È responsabilità dell’atleta seguire le regole. Anche nel caso del salbutamolo, dipende da Froome la gestione di quanto va introdotto nel proprio corpo. Solo lui è il responsabile. Il gruppo vuole una applicazione equa delle regole, se queste non vengono seguite si danneggia lo sport”.

Insomma la tutela del ciclismo, secondo Lemond non può prescindere dalla responsabilità che le figure di spicco del ciclismo devono prendersi anche nei confronti di eventuali farmaci assunti senza una reale necessità o ingeriti in quantitativi eccedenti il tollerato.

Greg Lemond contro Froome: il salbutamolo è doping!

Lemond ha poi parlato di come il salbutamolo spesso venga visto non come una sostanza dopante ma come qualcosa di veniale: “non migliora le prestazioni solo se lo si usa come prescritto: assunto per via orale o per iniezione agisce come uno steroide anabolizzante, simile al clenbuterolo, il farmaco per cui Alberto Contador era risultato positivo”.

Froome si è difeso dichiarando che ha assunto tre “boccate” del suo inalatore poco prima di fornire il suo campione all’antidoping dopo la tappa 18 della Vuelta: “Questa scusa è ridicola, se questo è ciò che afferma, allora è semplice, ha infranto le regole e dovrebbe essere punito di conseguenza”.

Il tre volte vincitore del Tour de France (1986, 1989, 1990) ha poi parlato dell’atteggiamento del Team Sky e del suo direttore: “Non credo in Dave Brailsford, evita tutte le domande e da quello che ho letto e sentito, il team non è così scientifico né informato come dicono”.

LeMond già lo scorso mese si luglio aveva parlato delle affermazioni dell’ex cavaliere Sky Michael Barry riguardo l’uso passato della squadra del tramadol: “Penso solo che ci sia stata una mancanza di trasparenza e di volontà di aprire file e dati. Sono uno scettico sulla gestione del Team, il farmaco in questione è un oppiaceo”.

Lance Armstrong parla di Froome

Lance Armstrong parla della positività di Chris Froome

Lance Armstorng parla della vicenda Froome-Salbutamolo entrando nei dettagli del danno di immagine per il britannico.

Lance Armstrong parla

Lance Armstrong parla di Froome

Lance Armstrong parla del caso della positività di Chris Froome al Salbutamolo durante la scorsa Vuelta Espana. Il campione britannico ha difeso la sua posizione sottolineando come a tutti è nota la sua asma e, di conseguenza, l’uso del Ventolin era ben noto all’UCI ed è sempre rimasto sotto i livelli tollerati. Trattandosi di una sostanza concessa dal sistema (naturalmente entro limiti stabiliti) l’eventuale squalifica non eccederà i 9-12 mesi.

Sul caso della positività di Froome ha voluto dire la sua anche il texano Lance Armstrong che, lo ricordiamo, è stato squalificato a vita per lo US Postal che gli è costato la revoca dei sette Tour de France vinti in carriera. Lance ha parlato nella sua periodica rubrica Stages, in onda, a mezzo podcast, su iTunes

“Potrebbe anche essere completamente scagionato, ma la sua reputazione è offuscata per sempre. Il danno ormai è fatto”.

Armstrong, ora 46enne, è andato oltre, ipotizzando un’eventuale partecipazione di Froome al prossimo Tour de France: “Per lui sarà un vero caos. So esattamente cosa si prova e non è affatto divertente”.

Indipendentemente dall’opinione personale sul caso Froome e su quello (ben più spesso) del caso Armstrong, sicuramente è certo che il corridore di Austin ben conosce quelle che possono essere le conseguenze che uno scandalo doping può portare ad un ciclista e soprattutto a un leader planetario dello sport.

 

 

 

Bernard Hinault: “Sono tutti asmatici?”

Bernard Hinault e il caso Froome: “Sono tutti asmatici”

Bernard Hinault, dura presa di posizione dell’ex corridore francese dopo la notizia della positività del leader della Sky.

Bernard Hinault

Bernard Hinault

Bernard Hinault è intervenuto sul caso della non negatività di Chris Froome in una intervista al giornale francese “Ouest France“. Il francese è stato molto duro sia con Froome che con il resto del gruppo attaccando pesantemente l’abuso del Ventolin: “Sono dispiaciuto, non pensavo questo di lui, ma una cosa è sicura: dobbiamo fermarci con il Ventolin, nel ciclismo sono tutti asmatici! Se hai bisogno di questi farmaci per correre, allora è meglio che non corri“.

L’ex campione non ha usato mezze misure nell’intervista al quotidiano francese: “Quando le cose vanno male, quando peggiora, ti fermi. Lui ha preso più della dose ammessa, è chiaro. Dirlo dopo, trovare delle scuse, è troppo facile“.

Il fuoriclasse britannico è risultato positivo al salbutamolo durante la scorsa Vuelta Espana per un utilizzo eccessivo del farmaco (lecito entro certi limiti quantitativi),   aFroome è stata riscontrata una presenza doppia rispetto al limite, e solo nei giorni scorsi la notizia è stata ufficializzata, mentre il corridore e la squadra erano stati informati già il 20 settembre.

Bernard Hinault: “Froome può essere finito”

Bernard Hinault ha parlato anche del futuro del corridore britannico non risparmiando parole pesanti: “Dopo il caso di Lance Armstrong, pensavo che tutti avessero capito, evidentemente non è cosi. Froome doveva stare attento, non prendere una doppia dose. Aveva vinto quattro Tour senza che ci fosse nulla di anormale. Adesso basta! La sua carriera potrebbe essere finita”. L’immagine del ciclismo è inevitabilmente scalfita da questa vicenda e le tante prese di posizione richiedono una risposta importante da parte dei massimi organismi che governano il ciclismo.

Kayle Leogrande il tatuatore che incastrò Armstrong

Kayle Leogrande ex ciclista reo confesso diede il via alle indagini di Novitzky

Kayle Leogrande

Kayle Leogrande

Kayle Leogrande aveva due grandi passioni: la bicicletta e i tatoo. Proprio la passione per i tatuaggi lo portò, all’età di diciassette anni ad abbandonare la bicicletta che lo aveva accompagnato fino a quel momento per seguire questa nuova passione.
Kayle iniziò non solo a esercitare la professione del tatuatore ma cominciò a sperimentare il piacere di colorare la propria pelle direttamente sul suo corpo. Il numero di tatuaggi aumentava in modo esponenziale tanto da andare a coprire piano, piano tutta la pelle del ragazzo.

Kayle Leogrande chi è?

Nato a Grand Terrace nel 1977, corse per un periodo a livello giovanile per poi, appunto dedicarsi al mondo dei tatuaggi, la passione per le due ruote, però, non sparì. Dopo un periodo da amatore, nel 2005 divenne professionista per la Jelly Belly e conquistò notorietà proprio per il suo corpo completamente ricoperto di tatoo. L’anno seguente fece ritorno nel mondo degli amatori e conquistò il titolo nazionale americano di categoria (National Amateur Criterium Champion).
L’anno seguente fece il suo ritorno tra i professionisti firmando un contratto con la Rock Racing-Murcia, in quell’anno vinse la classifica a punti alla Redlands Bicycle Classic, poi ben figurò all’International Cycling Classic-Superweek ma il suo top di stagione lo raggiunse al CSC International in cui si batté ad armi pari con corridori europei.
Kayle Leogrande cadde nelle maglie dell’antidoping nel 2008 e chiuse la sua carriera da professionista.

Kayle Leogrande perché è importante?

A leggere la carriera del ciclista, probabilmente vi starete chiedendo perché la sua storia merita di essere raccontata. Semplicemente perché Kayle Leogrande, anche se venne poco pubblicizzato, fu uno dei pezzi del puzzle che permise alla USADA di far crollare il mito di Lance Armstrong creando un precedente su squalifiche di atleti anche se non risultati positivi all’Antidoping

Kayle Leogrande vs Lance Armstrong

Kayle Leogrande non si è guadagnato pagine di giornali per la sua passione per i tatuaggi o per i risultati ottenuti (di cui nessun eco giunse in Europa) ma perché fu il primissimo tassello del domino doping che ha nel suo ultimo elemento caduto niente poco di meno che Lance Armstrong. Quando Kayle fece la sua entrata nelle corse professionistiche nel 2005, dopo aver visto il texano vincere il suo sesto Tour de France consecutivo, non riuscì a restare lontano dalle “sostanze miracolose” che giravano in quegli anni.

Il suo primo fornitore sarà Joe Papp ex ciclista poi condannato per traffico di sostanze dopanti, tutto sembrava filare liscio, i risultati erano anche confortanti ma, nel 2007, mentre era in forza al del Team Rock Racing (in cui militavano molti ex “postini”) prima di un controllo antidoping (in cui era certo di essere “pizzicato”) andò nel panico e svelò alla massaggiatrice Suzanne Sonye di aver assunto sostanze vietate.

Il test risulterà negativo, ma l sua confessione alla masseur sarà compromettente in quanto  la massaggiatrice racconterà l’incredibile testimonianza all’USADA, e fu così che Kayle Leogrande diventò il primo corridore ad essere squalificato senza essere risultato positivo ad un controllo ma prove non analitiche

Pochi mesi dopo la squalifica casa Leogrnade si presentò l’agente FDA Jeff Novtzky che era all’inizio di una, ancora non nota indagine su ciclismo e doping. La ricerca di Novtzky passò tassello dopo tassello passando da Papp arriva fino a Floyd Landis (che 2006 vince il Tour che gli venne revocato poco tempo dopo). Nel 2010, dopo numerosi interrogatori sarà proprio Landis a svelare tutto il programma doping della US Postal dando l’ultima spallata per far cadere l’impero di Lance Armstrong.

Kayle Leogrande: ancora positivo

Leogrande, la scora primavera, è risultato positivo al raloxifene (un farmaco anti-estrogeno), quattro modulatori di reattori androgeni selettivi (SARM), ostarina, RAD140, LGD4033 e andarina, ibutamoren (un fattore simile all’ormone della crescita) e sulfone GW1516 un farmaco di pillola).

Di tutti e sette dei farmaci trovati nel campione di Leongrande, solo il raloxifene è approvato per uso umano come trattamento di osteoporosi. Gli altri sei sono ancora in fase di sviluppo e, nel caso di GW1516 che è stato abbandonato dai suoi sviluppatori dopo che ha causato il cancro negli animali da laboratorio, sono stati definiti come inadatti per gli esseri umani.

Dopo la sua ultima prova positiva del Dana Point Grand Prix of Cycling, dove ha vinto l’evento Masters 35+, Leogrande non ha chiesto un’audizione per contestare le accuse contro di lui e ha accettato una sospensione provvisoria il 25 maggio 2017.
Leogrande è stato squalificato da tutti i risultati concorrenziali ottenuti a partire dal 30 aprile 2017, inclusa la perdita di qualsiasi medaglia, punti e premi.

Ciclisti Dopati? Meno dei giocatori di Bridge

Ciclisti Dopati? Qualcuno dice che il ciclismo è lo sport più “sporco” ma ci sono categorie più toccate

Ciclisti Dopati

Ciclisti Dopati?

Quante volte abbiamo visto additare i protagonisti del nostro sport come i più dopati sportivi al mondo? Certo le vicende degli anni 90 e 2000 non hanno aiutato il ciclismo nel farsi un’immagine pulita. È innegabile che la vicenda di Lance Armstrong, prima autoproclamata divinità intoccabile dei pedali e poi travolto dagli scandali e dalle cause legali, nonché dalla cancellazione delle sue clamorose vittorie, non ha contribuito a creare una buona immagine al ciclismo. Il problema del doping, non nascondiamoci, probabilmente è ancora assolutamente vivo in tanti settori del nostro sport. Tanti sono casi di corridori, spesso “pesci piccoli”, che vengono presi nelle maglie dei controlli anti-doping. Ma siamo sicuri che i ciclisti, come spesso si sente dire, siano i più dopati? Scorrendo la poco onorevole classifica dei fedelissimi dei farmaci proibiti relativa al 2016, però, si ha una strana sorpresa.

Chi sono i più dopati?

La sorpresa è che a trionfare a sono gli insospettabili giocatori di bridge! Si avete capito bene i giocatori dello sport con le carte con ben 22 positivi ogni 100 testati contro i 19 del bodybuilding, i 5 del football americano, i 2 della lotta libera e il solo uno virgola qualcosa del ciclismo.

Il ciclismo è indubbiamente uno degli sport più controllati e che, conscio dei tanti fantasmi che vi hanno aleggiato e vi aleggiano, ha creato una maglia più fitta di verificazioni.

Il dato va analizzato anche in virtù, come dicevamo, del numero di controlli: c’è una bella differenza tra gli appena 100 controlli (in poche nazioni e pochi eventi) nel gioco delle carte e i 21 mila del sorvegliatissimo ciclismo.

Quali sono i prodotti dopanti usati?

Per restare concentrati durante le lunghe sfide di bridge, i campioni non sempre giovanissimi delle carte abusano di diuretici inconsapevoli del fatto che siano proibiti. Se si analizzano i dati del 2016, si possono trovare ben 220 tipologie si sostanze dopanti riscontrate nei test: i più gettonati restano anabolizzanti (43%) davanti ad ormoni (17%) e stimolanti (13%). Tra i principi attivi fa la parte del leone il Meldonium (515 casi nel mondo) che però risente del periodo transitorio tra liberalizzazione e divieto.

I più utilizzati da professionisti e amatori nel ciclismo sarebbero stati l’Effortil e l’Efedrina, farmaci che aiutano la resistenza alla fatica.