Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane Tour 2006

Floyd Landis l’impresa più grande del ciclismo moderno?

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane entra nella storia come una delle più epiche imprese del ciclismo moderno… qualche giorno dopo ecco le vicende di doping

Floyd Landis

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane la ricorderà per tutta la vita. Uno dei momenti più epici del ciclismo moderno e, sicuramente, della sua carriera verrà poi spazzato via dallo scandalo doping che coinvolgerà il ciclista americano.

Landis, delfino di Lance Armstrong alla US Postal poi passato all’epoca sorprendentemente (lo scandalo che coinvolgerà Lance negli anni successivi spiegherà molte cose) alla Phonak, parte alla conquista del Tour de France 2006 che, complice le mutilazioni alla starting list operate da Operación Puerto, lo vede come uno dei favoriti.

Floyd Landis: tra leadership e crisi

Il 13 luglio nella tappa pirenaica da Tarbes a Val d’Aran l’americano conquista la sua prima maglia gialla. Due giorni dopo il gruppo comandato dalla formazione di Floyd lascia andare via una fuga, apparentemente non vi sono uomini importanti per la generale. Landis decide di non far lavorare la squadra e la situazione sfugge di mano a tutti: al traguardo il gruppo dei leader farà segnare un distacco dal vincitore superiore ai 29 minuti. La maglia gialla passa sulle spalle dell’iberico Oscar Pereiro Sio (l’americano ora è secondo a un minuto e 29).

Il 18 luglio il Tour arriva all’Alpe d’Huez a vincere è il lussemburghese Andy Schleck mentre nel gruppo dei favoriti Floyd Landis ed Andreas Kloeden fanno il diavolo a quattro staccando la maglia gialla Oscar Pereiro che perde 2’49 cedendo la maglia allo statunitense.

Il giorno seguente il gruppo arriva a La Toussuire e a vincere è il danese della Rabobank Michael Rasmussen che con una pazzesca fuga solitaria di 176 km conquista la tappa. Landis soffre fin dalle battute iniziali, gli occhiali nascondono gli occhi segnati dalla sofferenza e, quando mancano 15 chilometri all’arrivo, la bicicletta dell’americano si inchioda, quasi incollata all’asfalto rovente. La Phonak lo ha lasciato solo, forse per via di un organico non pienamente all’altezza dell’obiettivo da raggiungere. La mattina Floyd sembrava poter essere il padrone della corsa la sera deve ammainare la bandiera statunitese dal gradino più alto del podio. A gioire è Pereiro Sio che torna in giallo riaprendo la discussione sulla “fuga bidone” di Montelimar che gli ha permesso di guadagnare circa 30 minuti. A quel punto della corsa lo spagnolo è il favorito per la vittoria finale, i suoi finali in crescendo sono noti e gli unici avversari paiono essere Sastre e Kloden visto che Landis sembra ormai privo di energie.

 

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane

Il 20 luglio Landis parte con sulle spalle il peso dell’imbarcata presa il giorno precedente. Gli addetti ai lavori l’hanno oramai bollato come KO,“”Fini, perdu” hanno gridato alla Tv francese il giorno prima. L’ex compagno di Armstrong ha però preso dal texano la irrefrenabile voglia di successo. Landis mette alla frusta la squadra fin dai primi chilometri, attacca da solo sul Col de Saisies si riporta sugli attaccanti di giornata e scappa senza più essere ripreso.

All’arrivo di Morzine Floyd non sorride, sembra arrabbiato, tormentato (come da sua natura), vorrebbe spaccare il mondo. Probabilmente la rabbia per l’umiliazione del giorno precedente è talmente grande che nemmeno aver fatto una delle più grandi imprese del ciclismo moderno riesce a placarla.

Floyd Landis conquista una tappa incredibile, con una fuga fantascientifica, roba da ciclismo in bianco e nero mettendo un margine interessante sui diretti rivali in classifica. Il giorno prima è stato Rasmussen a fare l’impresa ma forte dell’essere ormai fuori dai giochi di classifica, lo stesso Pereiro Sio aveva approfittato di una fuga bidone.

La tappa è terribile e spaventosa ma Landis non sa cosa sia la paura. Ci sono tante salite e tante opportunità, partire presto può sembrare follia invece la Phonak segue le istruzioni del capitano che attacca sulla prima ascesa (, il Col de Saisies) e spiana letteralmente il Col des Aravis, il Col de la Colombiere e il Joux-Plane.

Pereiro Sio ha paura di spremere troppo i suoi uomini in vista del Joux Plane, Landis sul Col de la Colombiere è in giallo virtuale e riesce a non perdere troppo nel tratto a lui più avverso (la pianura prima dell’ascesa finale). Al traguardo Pereiro paga 7 minuti e otto secondi di distacco mantenendo la maglia di leader ma con Landis ora a soli 30 secondi.

La vittoria finale si gioca nella cronometro da Le Creusot a Montceau-les-Mines di 57 km in cui a trionfare è lo specialista Serhij Hončar, Floyd scacca di 1’29” Pereiro e di 3’31” Sastre potendo sfoggiare, il giorno seguente la maglia gialla nella passerella degli Champs Élysées

Floyd Landis l’impresa e l’inferno

Il 26 luglio 2006 a pochi giorni di distanza dall’esultanza sui Campi Elisi a far esplodere la bomba è il quotidiano danese Ekstra Bladet che rende noto il fatto che l’antidoping francese ha “pescato” un corridore della fascia alta della generale positivo dopo la tappa di Morzine.

Il giorno successivo è la stessa Phonak ad annunciare il nome del corridore risultato positivo: è Floyd Landis. Le sostanze rinvenute nel campione di urine dell’americano sono il testosterone e l’epitestosterone.

Landis dichiara che le sostanze sono assunte per dei noti problemi alla tiroide che affliggono il ciclista.

Il 5 agosto l’UCI rende noto che la positività è confermata dal campione B delle urine dell’americano e, di conseguenza, procede con la revoca della vittoria del Tour assegnandola allo spagnolo Pereiro Sio,

Il 20 settembre 2007 l’Agenzia Antidoping degli Stati Uniti dichiara colpevole il corridore, infliggendogli una squalifica di due anni. Nel mese di giugno dello stesso anno esce il libro titolo “Positively False: The Real Story of How I Won the Tour de France” in cui Landis professa la sua totale innocenza.

Solo 3 anni dopo arriva l’ammissione da parte di Landis di aver usato sostanze vietate non solo durante il Tour de France 2006 ma soprattutto nel periodo in cui corse per la US Postal Service di Lance Armstrong e Johan Bruyneel .

Il proseguimento della storia è cosa nota con la guerra tra il corridore nato a Lancaster e il “miracolato” Armstrong.

Tyler Hamilton motori impiegati nei grandi giri!

Tyler Hamilton parla dell’impiego di motorini tra i pro

Tyler Hamilton, compagno di team di Lance Armstrong e coinvolto nello scandalo doping dell’US Postal, parla dell’usi di motorini elettrici nei grandi giri

Tyler Hamilton

Tyler Hamilton

Tyler Hamilton, uno dei principali luogotenenti di Lance Armstrong durante il suo famigerato dominio nel mondo del ciclismo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 ha dichiarato che crede che i motori vengano usati nel ciclismo professionale.

Tyler Hamilton, che ha corso per la squadra americana di US Postal 1995 al 2001, è apparso nello show televisivo irlandese “Off The Ball”, e ha dichiarato: “Ho alcune fonti interne e da quello che ho sentito sono stati utilizzati nelle più grandi gare del mondo … da grandi corridori”.

Hamilton, la cui carriera è durata 13 anni dal 1994 al 2009, ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di doping meccanico quando era un professionista, ma nel 2008 o nel 2009 “ha iniziato a sentirne parlare”.

La faccenda del doping tecnologico nel ciclismo è diventata di stretta attualità negli ultimi 12 mesi in seguito a diversi casi di “gioco sporco”, in particolare con la ex atleta del ciclocross Femke Van den Driessche. La sportiva belga è stato “beccata” ad aver usato un motore nascosto durante i Campionati del Mondo di ciclocross del 2016 categoria Under 23  e successivamente è stata bandito dallo sport per sei anni.

Per difendersi la Van den Driessche affermò che  “Quella bici non era la mia, ma quella di un amico, identica alla mia, e mi è finita in mano a causa di un malinteso di un meccanico”

All’inizio di quest’anno l’UCI sotto la guida del suo nuovo presidente, David Lappartient, ha presentato una serie di nuove misure progettate per combattere l’uso di questa tecnologia fraudolenta della nuova tecnologia. Questi includono l’uso più diffuso di telecamere a raggi X mobili e termiche avanzate durante le gare professionistiche, compresi i Grandi Tour, e maggiori multe per i motociclisti catturati con un divieto minimo di sei mesi.

Alla Vuelta di un paio d’anni fa sollevò un gran polverone il filmato del canadese Ryder Hesjedal, vincitore di un Giro d’Italia, caduto a terra la cui bicicletta aveva la ruota posteriore che continuava a girare.

Il problema non tocca solo il mondo dei pro, anzi, pare più diffuso tra gli amatori. Anche le gare amatoriali sono state fortemente colpite e condizionate dal “doping tecnologico”. Nel febbraio di quest’anno, il dilettante francese 43enne Cyril Fontaine ha fatto notizia dopo aver ricevuto una squalifica di ben 5 anni dalle competizioni organizzate dalla Federazione Ciclistica Francese per aver adoperato un motorino nascosto nel telaio della bicicletta.

La carriera Tyler Hamilton si è conclusa nel 2009, dopo che gli era stato imposto un divieto di otto anni da parte dello sport dopo un test positivo per un antidepressivo vietato. Tyler ha anche scritto un interessantissimo libro intitolato “La corsa segreta”, uscito nel 2012, in cui scoperchiava il calderone sul sistema di doping (farmaceutico) dell’US Postal di Lance Armstrong.

Armstrong antidoping costoso e infruttuoso

Armstrong antidoping costa troppo e non da risultati

Armstrong antidoping poco utile, il texano noto per aver creato uno dei sistemi di doping più organizzato al mondo sottolinea l’inefficacia delle norme contro le sostanze vietata

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping poco utile! L’ex professionista ormai caduto in disgrazia, che ha ammesso di essere stato al centro di uno dei programmi di doping più intricato nella storia dello sport mondiale ha dichiarato in una intervista a velonews che il sistema antidoping non funziona.

“So che sembrerà terribile sentire da me queste parole, ma seriamente, a volte penso che dobbiamo smettere di credere cosi duramente nell’antidoping“. Questa è stata la risposta data dal texano alla domanda sulle continue controversie che il mondo del ciclismo attraversa in materia di doping.

“Primo, non funziona. In secondo luogo, non riceviamo alcun credito per queste audaci iniziative, rispetto ad altri sport. Terzo, costa un sacco di soldi per pochissimi risultati ” ha rincarato la dose il corridore di Austin.

Lance Armstrong che aveva vinto sette Tours de France prima di vederseli annullare a causa delle notissime vicende che lo hanno visto come principale protagonista dello scandalo US Postal Service non le manda a dire e, come di consueto prende posizioni assolutamente forti:  “Ora sento che alcune persone stanno parlando della cessazione dei TUE. Ma la maggior parte degli altri sport può utilizzare tantissime sostanze che nel ciclismo sono illegali. Insomma prendete Tony Romo (ex quarterback dei Dallas Cowboys) lui ha potuto assumere del cortisone prima di una gara, nel ciclismo nessuno può farlo”.

Quella di Lance Armstrong è da sempre una figura controversa, fin dalle corse adolescenziali, passando per la storia miracolosa della rinascita dal cancro alle polveri dell’annullamento dei sette Tour de France vinti. Lance è passato da essere un simbolo positivo (o presuto tale) ad essere l’icona del male dello sport: “Questo genere di cose accade in tutti i tipi di percorsi della vita – che siano io, i russi o una statua confederata. I simboli vengono attaccati per far sembrare buoni i regolatori, ma il vero problema non sta davvero sparendo ”

 

 

Il Giro non vuole Armstrong alla partenza

Il Giro non vuole Armstrong: “Per il ciclismo non esiste più”

Il Giro non vuole Armstrong :Il texano sul suo podcast aveva annunciato la sua presenza ma è arrivata la replica di RCS sulla Gazzetta dello Sport

Il Giro non vuole Armstrong

Il Giro non vuole Armstrong

Il Giro non vuole Armstong, Un no secco, che chiude la porta al texano, che aveva annunciato la sua presenza alla Grande Partenza del Giro 101 da Gerusalemme.

Le parole di Paolo Bellino, direttore generale di RCS, non lasciano spazio a interpretazioni: “Lance non è stato invitato dagli organizzatori del Giro d’Italia. È squalificato a vita dall’UCI e quindi non può avere ruoli in eventi UCI. Tantomeno può ricevere un accredito dall’organizzazione. È stato quello che è stato, di fatto per il ciclismo non esiste più. Non fa più parte del nostro mondo”

Ecco dunque, puntuale, la risposta degli organizzatori del Giro allo statunitense, che comunque sarà libero di presentarsi alla partenza senza accredito.

“Una grande partenza di questo livello in un paese così lontano dall’Europa è un’opportunità unica. La possibilità di andare in un Paese come Israele, per raccontare un evento come il Giro d’Italia, non ha precedenti. Ci aspettano tre giorni di grande spettacolo: il prologo a Gerusalemme, la seconda tappa a Tel-Aviv e la terza tappa al sud. Un’occasione molto bella, sono contento di andarci” aveva dichiarato Lance Armstrong

Insomma il destino di Lance Armstrong è quello di essere il reietto del mondo del ciclismo dopo che per sette anni era stato il re (finto) del circus del ciclismo, i suoi sette Tour de France vinti e poi revocati sono nella storia dello sport mondiale come il più grande bluff della storia dello sport.

 

Armstrong al Giro d’Italia 2018

Armstrong al Giro d’Italia 2018, seguirà le tappe Israeliane

Armstrong al Giro d’Italia 2018, il texano torna alla corsa rosa dopo la sua unica partecipazione in maglia Astana, seguirà le tre tappe Israeliane.

Armstrong al Giro 2018

Armstrong al Giro 2018

Armstrong al Giro d’Italia 2018, il texano sarà presente a Gerusalemme per le prime tre tappe della corsa rosa in quanto impegnato con il ruolo di commentatore.

Qualche tempo fa il texano aveva dichiarato di escludere la sua presenza al via di una grande corsa a tappe, ma la scelta di Israele lo ha spinto a cambiare idea

“Una grande partenza di questo livello in un paese così lontano dall’Europa è un’opportunità unica, non potevo perderla” ha spiegato l’ex ciclista di Austin sul suo podcast motivando la scelta di presenziare al via del Giro d’Italia 2018.

Secondo quanto riportato da WielerFlits Lance Armstrong sarà al via non a seguito di un invito da parte dell’organizzazione ma di una decisione spontanea da parte dell’ex vincitore di sette Tour de France, che proprio in questi giorni ha risolto molti dei suoi problemi finanziari patteggiando una causa da 100 milioni di dollari versandone cinque più le spese legali
Tempo fa il texano aveva dichiarato di escludere la sua presenza al via di una grande corsa a tappe, ma la scelta di Israele lo ha spinto a cambiare idea. «La possibilità di andare in un Paese come Israele, per raccontare un evento come il Giro d’Italia, non ha precedenti. Ci aspettano tre giorni di grande spettacolo: il prologo a Gerusalemme, la seconda tappa a Tel-Aviv e la terza tappa al sud. Un’occasione molto bella, sono contento di andarci».

 

Lance Armstrong patteggia nel processo per falso

Lance Armstrong patteggia: pagherà 5 milioni al governo USA

Lance Armstrong patteggia: rischiava il processo e sanzioni per 100 milioni, con 5 chiude tutto per i soldi della sponsorizzazione della Us Postal negli anni del doping

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia

Lance Armstrong patteggia, il più sofisticato sistema di doping organizzato della storia dello sport mondiale si chiude con un patteggiamento. Le vittorie sporche del Tour de France dal 1999 al 2005 e la successiva caduta nella polvere vengono spazzate vie. Il texano se la cava con “poco”: “Sono molto felice, e ora posso tornare alla mia vita — come ha detto in un comunicato —. Posso finalmente guardare avanti. Ho tantissime cose da fare, ci sono i cinque figli, mia moglie, tanti progetti eccitanti di libri e film, il mio impegno come sopravvissuto al cancro, e la mia passione per gli sport e la competizione. C’è tanto davanti a me”.

Lance Armstrong patteggia: i fatti

Lance Armstrong dopo l’ammissione di aver fatto uso di prodotti dopanti nel corso della sua carriera avrebbe dovuto vedere la sua causa giungere in tribunale il prossimo 7 maggio con US Postal Service e Floyd Landis che chiedevano all’ex vincitore del Tour de France una cifra vicina ai  100 milioni di dollari di danni, ma le parti hanno raggiunto un accordo per evitare l’iter legale.

Il processo avrebbe dovuto aver luogo il prossimo mese di maggio in sostanza il capo di imputazione era quello di aver utilizzato denaro pubblico per finanziare il sistema di doping che portò Lance ad essere la più grande truffa della storia dello sport mondiale. La trama (al limite della perfezione) venne smascherata nel 2012 dall’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, che portò alla radiazione di Armstrong con la conseguente confessione televisiva negli studi di Oprah Winfrey.

Lance Armstrong patteggia: si chiude la vicenda

“Sono lieto di aver risolto la vicenda e di poter andare avanti nella mia vita, non vedo l’ora di dedicare tutto me stesso alle cose più importanti che ho nella vita, i miei cinque bambini, mia moglie, il mio podcast, alcuni eccitanti progetti di film, il mio lavoro come sopravvissuto al cancro e la mia passione per gli sport e la competizione” ha dichiarato Lance Armstrong simbolo decaduto dell’America.

L’ex ciclista eviterà quindi il processo e verserà 5 milioni di dollari  (poco più di 4 milioni di euro) nell’ambito della causa da 100 milioni di dollari intentata dal governo USA e dal suo ex compagno di squadra Floyd Landis per aver fatto uso di sostanze dopanti mentre correva per lo sponsor US Postal Service.

Donald Trump lo starter di Lance Armstrong

Donald Trump fu uno dei motivi per cui Lance divenne un pro!

Donald Trump e Lance Armstrong, ecco come la storia del presidente degli Stati Uniti e quella del Texano si intrecciarono nel 1989 al Tour de Trump

Donald Trump e Lance Armstrong

Donald Trump e Lance Armstrong

Donald Trump e Lance Armstrong due personaggi assolutamente controversi e molto, molto americani nei modi e nei fatti, hanno intrecciato le loro esistenze nel 1989.

Il Tour de Trump viene corso per la prima volta nel 1989. Parte da Albany, nello stato di New York, termina ad Atlantic City proprio sotto il casinò di proprietà di The Donald. La corsa presenta 10 tappe, un arrivo in salito e una cronometro finale. Che la nascente corsa americana non sarà una gara come tutte le altre lo si capisce fin da subito. Trump, da sempre istrionico ed egocentrico, impone un montepremi da capogiro di poco inferiore a quello offerto dal Tour de France: 250mila dollari in totale di cui 50 destinati al vincitore finale.

Il ricco bottino e la vetrina americana attirano un parterre de roy: ci sono Greg LeMond, che a luglio aveva vinto la sua seconda Grande Boucle, Andrew Hampsten, che l’anno prima aveva fatto suo il Giro, Steve Bauer, secondo alla Parigi-Roubaix ad aprile, Davis Phinney, Olaf Ludwig, Viatcheslav Ekimov, capitano della nazionale dell’Unione Sovietica, Eric Vanderaerden, vincitore del Fiandre del 1985 e della Roubaix del 1987 e 137 gare in carriera. In tanti evitano di prendere il via alla Vuelta Espana per essere ai nastri di partenza del Tour de Trump.

A imporsi nella prima edizione è Dag-Otto Lauritzen, norvegese, energumeno in forza alla 7-Eleven, la squadra di casa.

“Gli ho messo il mio nome perché credo che abbia un grande futuro e credo che mi basteranno pochi anni per farlo diventare più importante del Tour de France”, dirà il tycoon americano ed in effetti la prima edizione è un vero e proprio successone. Trump investe 800 mila dollari per promuovere l’evento e riesce a fare  notevoli margine tra diritti tv e sponsorizzazioni.

Donald Trump e Lance Armstrong

E’ il 1989 e tra i grattacieli, le spiagge e i casinò di Atlantic City c’è anche un giovanissimo Lance Armstrong che è presente alla prima corsa americana grazie a un viaggio vinto in una gara di triathlon che ha conquistato qualche mese prima. Ed è in quella occasione che il texano decide che un giorno sul palco del vincitore ci sarebbe stato lui. Lui da sempre sicuro di se lo capisce quel giorno che i lustrini e i baci delle miss, i soldi e la popolarità sono cibo per il suo ego. Ha solo 18 anni Lance ma ha già una autostima smisurata, una rabbia (come si evince dalle pagine del libro The Fall) e una voglia di emergere che lo porteranno a fare il “patto col diavolo” del doping appena pochi anni dopo quel giorno.

La bicicletta negli anni Ottanta in America è soprattutto offroad ma nel 1986 era stato  Greg LeMond a far conoscere “l’asfalto” agli amanti delle due ruote a stelle e strisce conquistando il Tour de France. Due anni dopo Andrew Hampsten aveva fatto lo stesso al Giro d’Italia e Donald Trup aveva fiutato l’affare.

La corse ha una seconda trionfale edizione nel 1990 ed è ancora spettacolare e piena di successo. Quella seconda edizione però è l’ultima con il marchio di Donald Trump infatti nel 1991 l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è sull’orlo del fallimento per una serie di investimenti errati tra cui quella del casinò Taj Mahal con sede sempre ad Atlantic City finanziato a suon di bond spazzatura.

L’addio della sponsorizzazioni di The Donald rischia di far chiudere i battenti alla corsa ma l’ingresso nella batteria di sponsor del colosso DuPont riesce a salvare la manifestazione. Quella del 1996 è l’ultimo anno in cui si disputa la corsa americana e, come per il 1995, a vincere è il Campione del Mondo di Oslo, Lance Armstrong. Un giovane talento texano adatto alle corse di un giorno. Come è andata il resto della carriera di Lance lo sappiamo tutti piuttosto bene (purtroppo) ma possiamo dire che proprio l’incontro tra Trump fu lo starter per la sua carriera da rollercoaster.

“Capii di voler diventare il numero uno nel ciclismo al Tour de Trump del 1989, per questo le vittorie del 1995 e del 1996 del Tour DuPont non furono due vittorie come le altre”, disse il corridore nel 2002 al Newsweek. Proprio al termine del Tour DuPont 1996 la prima parte della vita sportiva di Lance termino. Gli venne diagnosticato il tumore ai testicoli, rischiò di morire e torno per vincere i sette famosi (tristemente famosi) Tour de France.

 

 

 

 

Atlanta 1996: la nazionale Spagnola era dopata!

Atlanta 1996: la nazionale della Spagna su pista era dopata.

Atlanta 1996: la nazionale spagnola su pista era dopata, la confessione di Del Moral medico spagnolo e dell’U.S. Postal di Lance Armstrong

Atlanta 1996: Del Moral medico per la nazionale iberica

Atlanta 1996: Del Moral medico per la nazionale iberica

Atlanta 1996, olimpiadi del centenario rese “troppo commerciali” tanto da non essere assegnate ad Atene ma alla città che vede nascere la Coca Cola. Oggi però non parliamo di come le logiche del business abbiano penalizzato la storia. No oggi parliamo, purtroppo, di doping. Gli anni novanta, lo sappiamo tutti perfettamente sono stati dei veri anni da far-west per ciò che concerne le pratiche dopanti. Nel 1996 probabilmente tutti sapevano e pochi parlavano, nel 1996 si gettavano le basi per lo scandalo Festina e il futuro dominio incontrastato del grande “bluff” chiamato Lance Armstrong.

In quell’anno, secondo quanto rivelato dal quotidiano iberico El Pais, la nazionale spagnola di ciclismo su pista era completamente dopata. Durante un interrogatorio svolto al TAS di Losanna  nel 2016  James Buntling, avvocato di Johan Bruyneel, chiese a Luis Garcia del Moral, medico squalificato a vita per una partecipazione nel sistema di doping di Lance Armstrong e della squadra US Postal, se avesse lavorato per la selezione iberica di ciclismo su pista e per il Dottor Michele Ferrari.

Del Moral rispose affermativamente ad entrambi i quesiti, aggiungendo che aveva somministrato EPO ai corridori spagnoli durante le Olimpiadi di Atlanta 1996 e che addirittura era stato messo in atto un programma di doping dal 1993 al 1998 da parte della stessa Federazione.

Va detto che a quelle olimpiadi la spedizione iberica tornò a casa con le tasche vupte e i migliori risultati arrivarono con due quinti posti dell’inseguimento a squadre e di Juan Martinez Oliver nell’inseguimento individuale, mentre Izaskun Bengoa prese parte anche alla prova su strada.
Certamente queste affermazioni gettano ulteriori dubbi sulla pulizia del ciclismo iberico di quegli anni e che fu poi coinvolto dalla Operacion Puerto.

 

Ciclismo le tragedie che hanno segnato lo sport

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti

Ciclismo le tragedie che hanno coinvolto atleti professionisti sono molteplici da Cepeda a Casartelli, da Weylandt a Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie: Goolaerts

Ciclismo le tragedie sono purtroppo abbastanza frequenti, non tutti ritengono il nostro uno sport pericoloso ma in realtà lo è sempre stato. Negli ultimi anni le autorità hanno introdotto una serie di accorgimenti per ridurre la rischiosità in corsa ma questo non è sinonimo di annullamento dei rischi di infortuni o tragedie.

Già l’inserimento obbligatorio del casco che inizialmente raccolse perplessità da parte di una fetta del plotone, aveva incrementato non di poco la sicurezza ora si spera che altre introduzioni possano ulteriormente ridurre la percentuale di rischiosità ma sicuramente senza la possibilità di annullarla.

L’ultima tragedia ha colpito Michael Goolaerts della Veranda’s Willems-Crelan, spirato a soli 23 anni dopo un terribile attacco cardo-respiratorio mentre stava affrontando il settore numero 28 di pavé la Parigi-Roubaix.

Il giovane atleta è stato soccorso con defibrillatore,  trasportato all’Ospedale di Lille in gravissime condizioni ma si è spento nella tarda serata di domenica 8 aprile.

La sua scomparsa si aggiunge al lungo e triste elenco di lutti che hanno colpito il mondo del ciclismo. Da Serse Coppi  a Fabio Casartelli, da Andrei Kivilev a Wouter Weylandt sono troppi i corridori che hanno perso la vita in sella alla propria bicicletta.

  • 1935: Armando Cepeda, spagnolo, muore cadendo in un burrone durante una tappa del Tour de France.
  • 1951: Serse Coppi, fratello del campionissimo Fausto, cade nell’ultimo chilometro del Giro del Piemonte, per lui l’impatto sarà fatale lasciando un vuoto nell’anima del fratello.
  • 1967: un arresto cardiaco (dettato da un cocktail letale) stronca l’inglese Tony Simpson durante la salita al Mont Ventoux al Tour de France
  • 1984: Joachim Agostinho, icona del ciclismo portoghese, cade durante una tappa al Tour d’Algarve causata da un cane, muore una decima di giorni.
  • 1987: a Benidorm in occasione del Trophée Luis-Puig un’autovettura investe e uccide Vicente Mata.
  • 1987: durante il Tour di Haut Var, cade in discesa e muore Michel Goffin
  • 1995: Il campione olimpico di Barcellona 1992 Fabio Casartelli, compagno di squadra di Lance Armstrong alla Motorola, muore per una caduta durante la discesa del Portet-d’Aspet nella15^ tappa del Tour de France
  • 1999: al Giro di Catalogna lo spagnolo Manuel Sanroma muore dopo una brutta caduta
  • 2003: il Corridore della Cofidis Andrei Kivilev cade nel finale della seconda tappa della Parigi-Nizza riportando una terribile frattura dell’osso frontale con danni cerebrali. Muore la mattina seguente.
  • 2005: Subita al Naranco l’italiano Alessio Galletti viene colpito da un arresto cardiaco
  • 2006: lo spagnolo Isaac Galvez colpisce una balaustra durante la sei giorni di Gand dopo un contatto con il belga Dimitri De Fauw. Vano il trasporto in ospedale
  • 2010: Giro del Friuli, Thomas Casarotto finisce contro un’automobile, l’impatto è devastante, morirà qualche giorno dopo.
  • 2011: il belga Wouter Weylandt della Leopard-Trek muore durante la terza tappa al Giro d’Italia. Per lui è fatale l’impatto contro un muro durante la discesa del Passo del Bloccoù2016: Gent-Wevelgem, Antoine Demoitié, del team Wanty-Groupe Robert, viene colpito da una moto durante la classica, trasportato d’urgenza in ospedale morirà poche ore dopo.
  • 2016: Criterium International, durante la prima tappa il corridore belga Daan Myngheer viene colpito da un infarto, trasportato all’Ospedale di Ajaccio morirà dopo qualche giorno.
  • 2017: Michele Scarponi perde la vita durante un allenamento, investito da un furgone a un incrocio vicino a casa sua.

Lance Armstrong niente Giro delle Fiandre

Lance Armstrong niente Fiandre per il texano

Lance Armstrong niente Fiandre, forse per problemi famigliari o forse per evitare ulteriori polemiche con il mondo del ciclismo e il presidente Lappartient

Lance Armstrong niente Fiandre

Lance Armstrong niente Fiandre

Lance Armstrong niente Giro delle Fiandre per il texano che originariamente era stato invitato per un evento pre-gara. Lance Armstrong ha dovuto ritirarsi dall’evento parlando di “un’emergenza familiare” come causa dell’assenza appena tre giorni prima della data concordata.

L’americano aveva suscitato polemiche quando ha accettato un invito a parlare al Tour of Business Academy delle Fiandre, spingendosi fino al punto di costringere il presidente dell’UCI David Lappartient a lanciare un avvertimento sul fatto che dovrebbe stare lontano dalla corsa.

“Non posso confiscare il passaporto americano e impedirgli di venire in Belgio”, ha detto Lappartient.

“Capisco che potrebbe essere invitato come relatore della conferenza, e ovviamente attirerà molta attenzione, ma non è questa l’immagine che vogliamo inviare dal ciclismo. Vogliamo promuovere uno sport pulito, e Armstrong non è il simbolo giusto “.

Non ci sarà bisogno confiscare il passaporto di Armstrong perché è lo stesso texano a chiamarsi fuori dall’evento. “È con grande tristezza e rammarico che, a causa di una grave questione familiare e personale, non posso partecipare al Tour of Flanders di quest’anno”, ha affermato in una nota ufficiale.

“Senza entrare troppo nei dettagli, e per rispetto della privacy della mia famiglia, devo stare vicino a casa mia qui in Texas per affrontare la situazione.

“Sono molto felice che Wouter Vandenhaute (patron del Flanders Classics) sia riuscito a trovare un grande oratore per l’evento del Tour of Flanders Business Academy in Roberto Martinez, l’allenatore della squadra di calcio belga. Sono certo che ha una storia molto interessante da raccontare e gli è stato detto che è un grande fan del ciclismo. “