La corsa di Sagan verso il quarto mondiale

Sagan affronta nuovi rivali verso il quarto mondiale

Peter Sagan dovrà vedersela con un gruppo di giovani talenti emergente per andare alla ricerca del quarto titolo mondiale

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan non è un tipo che si fa spaventare dalle sfide, la sua vita stessa è una perenne ricerca della novità e della sfida, insomma di nuovi avversari da “sfidare” con lo stile scanzonato ma determinato tipico dello slovacco,

Il mondiale in Yorkshire potrebbe però essere il terreno adatto (dopo il mondiale per scalatori di Innsbruck) per entrare nella storia come primo ciclista a conquistare quattro magli iridate in linea.

Se il percorso inglese può essere selettivo ma non troppo la differenza vera potrebbe farlo, più che i Sali e scendi britannici, il meteo che, stante alle previsioni, potrebbe essere fresco e piovoso.

Non sarà facile per nessuno affrontare un  percorso umido e tecnico, spesso le condizioni meteo “dure” hanno portato a sorprese e capovolgimenti di pronostici (ricordate un tale di nome Lance Armstrong ad Oslo?).

Sagan, naturalmente, non sente (o non sembra sentire) alcuna pressione anzi, qualche giorno fa a Sporza ha candidamente detto “E cosa cambierà se dovessi vincere il quarto titolo mondiale? Niente ”.

La risposta controcorrente di Peto è chiaramente in linea con il personaggio “Sagan” ma va a sbattere contro la determinazione con cui ha conquistato il “triplete” a Richmond, Doha e Bergen (diventando il primo ciclista di sempre a vincere tre mondiali di fila ).

“Non sogno la notte i mondiali dello Yorkshire ma non posso negare che sia uno dei miei obiettivi stagionali” ha spiegato un sereno Peter Sagan.

Il meteo avverso potrebbe favorire Peter facendo emergere le doti di ex biker ma la schiera dei rivali è particolarmente agguerrita ed impreziosita da giovani campioni emergenti come il fresco vincitore del Tour de France Egan Bernal, il “cannibalino” che  Evenepoel ha vinto la Clásica San Sebastián a soli 19 anni o il ciclocrossista van der Poel che proprio come Sagan potrebbe far valere le doti di funambolo.

“Evenepoel anche se  giovanissimo, è forte e quando ho corso con lui mi ha davvero impressionato certo ora ha molta pressione e riflettori addosso” ha detto Sagan.

Proprio lo stesso Remco ha voluto allontanare la pressione che sta montando attorno al suo nome:

“non pensavo di essere convocato per il campionato del mondo nel mio primo anno tra i professionisti ma a questo punto non voglio perdere questa opportunità, bisogna osare sempre per riuscire a crescere”.

In effetti il Belgio sarà al via con due “giganti” come Gilbert e Van Avermaet che potrebbero fare da ombrello per Evenepoel.

Se il belga prova a giocare a carte coperte l’altro giovane talento, l’olandese van der Poel ha impressionato tutti in questa stagione e il percorso inglese potrebbe riservare non pochi colpi di scena e premiare quello che nel basket americano viene definito un all-around ovvero un atleta che si destreggia su più terreni.

Van der Poel non si spaventa dell’attenzione che ruota attorno a lui:

“Sono il favorito per la maglia iridata? Forse è così ma va detto che i mondiali sono una corsa a parte rispetto a tutte le altre gare. Le gambe girano bene, vediamo cosa accade domenica”.

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici?

Quanto tempo ci vorrebbe per pedalare sino alla Luna?

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici? Ammesso che sia possibile ci vorrebbero 267 secondo il fisico Rhett Allain

Luna (fonte pixabay)

Luna (fonte pixabay)

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere la Luna in bici? Domanda bizzarra ma l’anniversario dello sbarco sul nostro unico satellite naturale ha stimolato la fantasia di tanti redattori. Sulla nota rivista Wired è apparso un articolo del fisico Rhett Allain in cui si paragonava il viaggio dell’Apollo 11 che il 20 luglio 1969 portò Neil Armstrong ha mettere piede sulla Luna a una lunga pedalata.

Ma quanto tempo impiegherebbe una persona per raggiungere la bici a pedalata? Ipotizzando che non sia Lance Armstrong a ripercorrere le orme di Neil ma una persona “normale” ecco che Rhett ha fatto qualche congettura arrivando ad un valore: 267 giorni.

“Per buypassare un oggettivo problema bisognerebbe posare un lungo cavo dalla Terra alla Luna e possedere una bicicletta della Nasa con ruote in grado di far presa sul cavo stesso – spiega il fisico Rhett Allain nell’intervista a Wired – ma non essendo l’orbita lunare perfettamente circolare non possiamo avere un dato certo sui chilometri da percorrere, possiamo ipotizzare 386.000 km”.

Considerando una velocità di crociera di 24 km/h come se fossimo in pianura il fisico ha inserito alcune variabili. Anzitutto per uscire dall’orbita terrestre il tracciato sarebbe “in salita” per via della gravità del nostro pianeta. Poi, man mano che si allontana, la strada diventerebbe pianeggiante sino a diventare una piacevole discesa verso la Luna.

Grazie ad alcuni calcoli scientifici la conclusione è sorprendente: sarebbero necessari 267 giorni per raggiungere la Luna in bicicletta pedalando ininterrottamente. Se però consideriamo una durata in media di 6 ore ai pedali il numero di giorni diventerebbe 1068. Insomma non resta che fare un bel carico di ossigeno e iniziare ad allenarsi!

Joseba Beloki e la caduta al Tour de France 2003

Joseba Beloki: la caduta al Tour de France 2003

Joseba Beloki in piena lotta con Lance Armstrong e la caduta al Tour de France 2003 le cui conseguenze hanno condizionato il resto della carriera

Joseba Beloki, la caduta del 2003

Joseba Beloki, la caduta del 2003

Joseba Beloki Dorronsoro in Guipúzcoa, nella città di Lazkao il 12 agosto del 1973, passa professionista nel 1998 nelle fila della mitica Euskaltel-Euskadi dove non riesce a incidere Nel 2000 si accasa alla Festina, reduce dallo scandalo del Tour 98, conquistando il terzo posto al Giro di Francia. per poi trasferirsi l’anno successivo alla ONCE-Eroski conquistando la Volta a Catalunya e bissando il terzo posto al Tour.

 

Il 2002 è l’anno dell’esplosione definitiva con il secondo posto al Tour de France vinto dall’americano Lance Armstrong e il terzo posto alla Vuelta a España
Proprio la rivalità tra l’iberico e il texano è stata uno delle parentesi più avvincente di quegli anni targati Armstrong e terminati, come tutti sappiamo, con l’annullamento dei sette Tour conquistati da Lance.

Il 14 luglio 2003 il plotone del Tour parte da Bourg d’Oisans alla volta di Gap, è il giorno della commemorazione della presa della Bastiglia e gli organizzatori hanno, come d’abitudine, programmato una delle tappe regina della corsa.

Joseba Beloki alla partenza occupa il secondo posto in generale e ha da colmare un gap di 40 secondi dal padre-padrone della corsa Lance Armstrong. La frazione è movimentata, c’è tensione ne gruppo dei big con il kazako della Telekom Alexandre Vinokourov che scalpita e davanti i fuggitivi che tirano.

Sul Cote de la Rochette (quota 1120 m. colle di 3° cat.) è Vinokourov ad allungare di una quindicina di secondi per poi butarsi come un kamikaze in discesa. A condurre l’inseguimento è proprio Joseba Beloki con a ruota l’impassibile Lance.

Proprio in un tratto della Rochette, una chiazza oleosa sull’asfalto reso al limite dell’impraticabile dal calore del luglio francese tradisce, complice una sbavatura tecnica,  l’iberico che “scoda, vede scoppiare la ruota della bicicletta e vola a terra.
Alle spalle di Beloki la maglia gialla Lance Armstrong evita un gendarme posto lungo il tracciato e, complice il terreno reso secco dall’arsura dell’estate transalpina, si infila nello sterrato come un ciclocrossista tagliando un intero tornante ma restando miracolosamente in sella e proseguendo senza intoppi la frazione che viene vinta da Vinokourov .

Se Lance riesce a proseguire, Joseba resta a terra dolorante e sanguinante. Viene soccorso dai compagni che sopraggiungono e dai medici di corsa. Il suo Tour è naturalmente finito e, trasportato in ospedale, il responso clinico è da mani nei capelli: frattura del femore, traumi diffusi e contusioni all’anca.

Haimar Zubeldia compagno di Beloki ha spiegato l’incidente così: “C’era una curva pericolosa ed il catrame era sciolto dal calore. L’abbiamo affrontata forte e la ruota di Joseba ha perso aderenza portandolo a cadere, Armstrong si è sbarazzato di tutti andando dritto attraverso il campo mentre io sono riuscito miracolosamente a fermarmi”.

Tanto fu drammatica e, per certi versi storica, quella caduta che, in seguito all’evento, il luogo dell’incidente viene ribattezzato Curva Beloki.

A causa i postumi di quella spaventosa caduta, Beloki non è riuscito più ad esprimersi ad alti livelli, non ha ottenuto altri successi e, anche in seguito al suo coinvolgimento con le indagini dell’Operación Puerto nel 2006, all’età di trentatré anni, decide di concludere la sua carriera.

Beloki sta attualmente scrivendo un libro sul suo incidente e sulle relative conseguenze che, ancora oggi, gli hanno lasciato in eredità una lieve zoppia oltre ad una serie di problemi legati ai cambiamenti metereologici.

Joseba Beloki: chi è?

Nome:                                 Joseba
Cognome:                          Beloki Dorronsoro
Nazionalità:                       Spagna
Data di nascita:                 12-08-1973
Luogo di nascita:              Lazkao (Paesi Baschi) Spagna
Professionista:                 1998-2006

Joseba Beloki e l’incidente di Chris Froome

Come detto Beloki è stato vittima di un grave incidente da cui non è più riuscito a risollevarsi professionalmente così, commentando quanto accaduto a Chris Froome nel giugno del 2019 ha sottolineato come una simile esperienza cambia la vita” e “una da cui sarà molto difficile tornare alle corse”.

Come accaduto al corridore del Team Ineos, l’iberico si fratturò il femore e il gomito, oltre al polso, mentre Froome ha anche rotto alcune costole, lo sterno e delle vertebre.

“il corpo di ogni individuo è diverso, così come ogni incidente è diverso, ma non appena ho appreso di Chris, ho notato alcune similitudini con il mio – ha spiegato Beloki a Cyclingnews – per quello che so i medici hanno stabilito sei mesi per tornare alle corse ma, anche se la medicina ha fatto grandi progressi, non è facile prevedere un cammino di recupero perfettamente lineare”.

Beloki, forte della sua esperienza personale, ha sottolineato come è impossibile trovarsi realmente preparati a simili accadimenti. Froome potrebbe quindi dover affrontare alcuni accadimenti che si creeranno a catena, come conseguenza della caduta. In primis la necessità di dover affrontare altri interventi chirurgici anche solo banalmente per “rimuovere le aste poste all’interno del femore, anche se non ho avuto l’operazione, altre persone lo fanno”.

Beloki teme anche che le conseguenze delle ferite possano costringere Chris a modificare la propria posizione in sella alla bicicletta anche se “Froome è psicologicamente molto forte come dimostrato allo scorso Giro e poi merita di vincere un quinto Tour, mi piacerebbe che lo facesse anche per lanciare un messaggio che le ferite possono essere superate lottando”.

Lance Armstrong: Non cambierei nulla

Lance Armstrong parla alla NBCSB TV

Lance Armstrong: Next Stage, il texano si racconta ai microfoni di Mike Tirico: “ho sbagliato ma non cambierei nulla”

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Lance Armstrong, ex professionista americano spogliato dei sette allori conquistati al Tour de France per la purtroppo nota vicenda legata al doping, in una intervista al network statunitense NBCSN TV ha spiegato come l’essersi dopato sia stato un errore ma che “non cambierebbe nulla” in quanto una decisione interamente sua.

Ad Armstrong è stato consegnato un divieto a vita perdendo e ha visto i suoi titoli del Tour de France rimossi dal suo palmares a seguito di un’indagine dell’Autorità antidoping statunitense. Dopo aver fortemente negato ogni collegamento ad attività dopanti, nel gennaio 2013 in un’intervista con Oprah Winfrey ha confermato ogni addebito.

 

“Non cambierei nulla”, ha detto Armstrong al giornalista Mike Tirico in un video dell’intervista di 30 minuti su nbcsports.com , “perché sono seduto qui oggi, quindi non  cambierei ciò che ho fatto. L’errore, ha portato a molti altri errori… Ma ho imparato molto “.

Il 47enne texano ha paragonato la sua esperienza come ciclista professionista in Europa a un combattimento con il coltello a cui la concorrenza combatteva armato di pistole.

“Sapevo che, oltre a tanti pugni, ci sarebbero stati coltelli in quella lotta e io mi ero armato di coltelli. Poi un giorno i rivali hanno iniziato a usare pistole. A quel punto cosa fai? O torni a casa o vai in negozio di armi e io ci sono andato” ha metaforicamente spiegato Lance.

Insomma il controverso texano dipinge un quadro tutt’altro che idilliaco dello stato del ciclismo negli anni in cui la sua US Postal dominava in lungo e in largo al Tour e non solo.

“Non voglio usare scuse per me stesso dicendo che lo fanno e quindi non potevo fare altrimenti perché la decisione finale è stata mia. Ma io non volevo tornarmene a casa! Ho commesso errori nei confronti di chi mi additava di doping, ho negato sapendo che le loro parole erano vere” ha concluso Armstrong.

“Lance Armstrong: Next Stage” sarà trasmesso il prossimo mercoleì alle 23:30 negli USA.

Armstrong al Tour Down Under per un  milione di dollari

Armstrong al Tour Down Under 2009 per un milione!

Armstrong al Tour Down Under 2009 rivelata la quota pagata al texano per essere al via: un milione di dollari

Armstrong al Down Under 2009

Armstrong al Down Under 2009

Armstrong al Tour Down Under 2009, dettagli sulla cifra incassata emergono dopo la scadenza della clausola di segretezza di 10 anni. Il governo del Sud Australia ha confermato che quell’anno il ciclista americano ricevette un premio di partecipazione di un milione di dollari. Lance prese parte anche all’edizione 21010 e 2011 della corsa australiana, ma le cifre sono ancora ignote.

Il rapporto tra la corsa australiana e il texano non è banale, dopo il ritiro del 2005, Armstrong fece il suo ritorno alle corse proprio al Tour Down Under 2009 mentre chiude definitivamente la carriera professionistica con l’edizione 2011.

Le vicende del “cowboy” sono poi note a tutti con la confessione dell’uso di Doping e l’annullamento dei sette Tour vinti. La popolarità di Lance era però una grande attrattiva e una fonte di business per le varie società organizzatrici di corse ciclistiche. Ecco che gli organizzatori del Down Under proposero ad Armstrong un ingaggio di un milione di dollari accompagnati da molti altri benefits tra cui voli in prima classe, alberghi di primissimo livello e cibi particolari.

Caduta la clausola di riservatezza di 10 anni, il tesoriere del South Australia, Rob Lucas ha fatto la pubblicazione delle informazioni che circondano l’offerta inviata nel 2009 a Armstrong.

“Finalmente, possiamo rivelare ai sud australiani quanto venne offerto ad un atleta che è stato successivamente esposto come il leader dei più sofisticati del mondo programma di doping nella storia dello sport  – ha detto Lucas – è una quantità incredibile di denaro per una corsa di sei giorni a cui si aggiungono tutta una serie di benefits”.

I dettagli riguardanti le presenze di Armstrong alla corsa australiana nel 2010 e nel 2011 non possono essere svelati ma, la Commissione di riforma indipendente del ciclismo del 2015 ha riferito che Armstrong avrebbe ricevuto un totale di $ 3 milioni di dollari come parte del suo accordo triennale.

Quando nel 2011 Lance, già sotto inchiesta della FDA (Food and Drug Administration), fu presente alla corsa “dei canguri” il direttore del Tour Down Under Mike Turtur difese la decisione di invitare il texano. Dopo la squalifica a vita di Lance Turtur definì la notizia con un “colpo al cuore”.

 

Floyd Landis torna nel ciclismo sponsorizzando un team

 

Floyd Landis torna nel mondo delle due ruote

Floyd Landis torna nel ciclismo grazie ai soldi ottenuti dalle cause a Lance Armstong sponsorizzando una squadra americana

Floyd Landis

Floyd Landis

Floyd Landis torna a far parlare di se, l’ex ciclista americano ha vissuto una vita degna del percorso di un rollercoaster, le megagalattiche montagne russe americane. Dopo essere passato professionista, il timido ragazzo americano è entrato nell’entourage di Lance Armstrong come giovane delfino dell’americano. Classe e talento non mancavano a Floyd che, complice, il desiderio di emergere rispetto alla realtà in cui era cresciuto non ha esitato a inserirsi appieno nel sistema US Postal. Tutto bene fino a quando Landis non è entrato in rotta di collisione con il “cowboy” Lance tanto da lasciare la US Postal per andare alla Phonac.

Nel 2006 ecco il picco delle montagne russe, dopo una rimonta ai limiti dell’umano ecco che Floyd conquista il Tour de France come naturale proseguimento della strada battuta da Armstrong.

Come ogni salita, ecco la discesa; la gloria dura solo tre giorni, il tempo per essere trovato positivo ed esautorato del titolo di vincitore della Grande Boucle perché positivo al testosterone. Floyd si professa inizialmente innocente e completamente estraneo ai fatti, la sua carriera è segnata dall’indelebile marchio del doping. Nel 2010 travolto dagli scandali, vedendo l’ex mentore (Lance) tornare a correre in maglia Astana, ecco che Landis decide di svuotare il sacco: è uno dei massimi accusatori di Armstrong e del sistema US Postal.

“Ne avevo abbastanza di continuare a sentire tutte quelle menzogne – ricorda Landis – mancavano pochi giorni al Tour della California e ho deciso di mandare una mail di accusa. Quando ho premuto invio mi sono sentito sollevato dopo tanti anni mi toglievo un peso enorme che portavo da troppo tempo e che non sopportavo più”

 

Landis nel 2016 ha aperto, in Colorado, a Leadville (Colorado) ha aperto Floyd’s of Leadville un’azienda che si occupa della coltivazione di cannabis.

“dopo un’operazione all’anca mi vennero prescritti alcuni oppiacei ma mi resi conto immediatamente della dipendenza che creavano. In Colorado il consumo di cannabis è regolamentato e ho quindi deciso di provarla e ne ho sentito i benefici senza la dipendenza che provocano gli oppioidi” ha raccontato Floyd a La Gazzetta dello Sport.

Floyd decide di coinvolgere l’ex collega ed amico David Zabriskie ed ecco che parte il business, in tre anni il fatturato è aumentato del 1000% con ottime prospettive di ulteriore incremento per il 2019. Belli introiti per Landis che, in aggiunta, può beneficiare dei risarcimenti ottenuti da Armstrong tanto da buttarsi nella creazione di un team ciclistico:

 

“Amo questo sport e voglio restituirgli quello che mi ha dato, l’idea del team piace ho ricevuto solo feedback positivi, sia da parte dei fan sia da parte dei corridori: in tanti ci hanno chiesto di entrare nel team. Non abbiamo obiettivi troppo ambiziosi e personalmente mi occupo di sponsorizzare con la mia azienda mentre tutte le decisioni sportive spettano al direttore, Gord Fraser”.

 

 

Lance Armstrong protagonista nella serie di ESPN

Lance Armstrong nella serie tv del network americano

Lance Armstrong verrà inserito da ESPN in un episodio della serie 30 per 30: voglio essere totalmente onesto

Lance Armstrong presto su ESPN (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong presto su ESPN (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong sarà incluso nella nuova serie di film prodotti dalla rete sportiva statunitense ESPN. Il texano sarà protagonista di un episodio e ha raccontato all’emittente KXAN di Austin come si sono sviluppate le riprese televisive.

Armstrong alla ha confessato di aver utilizzato sostanze dopanti nel 2013 dopo essere stato indagato e accusato di più violazioni del regolamento antidoping da parte dell’Agenzia antidoping statunitense.

Lance, lo sappiamo tutti, ha perso le sue sette vittorie del Tour de France e altri risultati e ha dovuto negoziare un accordo di cinque milioni di dollari con il Governo degli Stati Uniti.

Bandito a vita dall’USADA, da allora ha ha cercato di compensare i suoi peccati originali cerando di riavvicinarsi a molte persone che aveva ferito (non a tutte).

“L’unica cosa che posso fare è essere me stesso, essere totalmente onesto e trasparente, e crudo a volte”, ha detto Armstrong a KXAN. “Mi fido di quella serie per come racconta in modo sincero le storie dei protagonisti, naturalmente non sarò in sala di montaggio, quindi non so con certezza cosa ne uscirà”.

30 per 30 è una serie di cortometraggi legate a personaggi dello sport mondiale che vogliono raccontare storie che vanno oltre le vicende sportive per indagare quelle umane. Tra le storie più curiose quella di un cavallo in Giappone che non ha mai vinto una gara ma è diventato un simbolo di speranza per il paese. Un altro film di John Dower ha ripercorso le vicende di Greg LeMond e la sua famosa battaglia con Bernard Hinault al Tour de France.

ESPN ha lanciato uno spot a gennaio per annunciare il film su Lance Armstrong insieme ad altri su Dennis Rodman, Florence Griffith Joyner e Michael Vick.

Il film ripercorre le vicende della vita di Lance tra la gloria e la vergogna, lungo le strade del Texas che lo hanno visto portato in trionfo e poi dimenticato.

Lance ha detto che “le ferite si sono cicatrizzate” ma ha anche ammesso che in molti potrebbero non essere nelle sue stesse condizioni.

Armstrong è bandito da qualsiasi competizione sportiva ufficiale ma ha preso parte alla Maratona di Austin per raccogliere fondi. La sfida era ottenere un dollaro per ogni corridore superato, è riuscito a riacciuffare quasi tutti, solo 59 runner hanno superato la sfida.

Trofeo Laigueglia 2019 guida completa

Trofeo Laigueglia 2019 presentazione

Trofeo Laigueglia 2019  guida completa alla corsa del 17 febbraio, percorso, starting list, diretta Tv e diretta Streaming

Trofeo Laigueglia 2019

Trofeo Laigueglia 2019

Trofeo Laigueglia 2019, edizione numero 56 per la prestigiosa corsa ligure in programma per domenica 17 febbraio. Organizzata dal GS Emilia di Adriano Amici la gara fa parte dell’ UCI Europe Tour (evento 1.HC) ed è la prima prova della Ciclismo Cup 2019. Per il secondo anno consecutivo questa prova sarà gemellata con il Giro dell’Appennino, andando a creare il Challenge Liguria.

La prima edizione del Laigueglia è data 1964 e in quell’occasione si impose Guido Neri, primo nome di un albo d’oro che prevede nomi di altissimo livello come Eddy Mercks, Johan Museeuw, Michele Bartoli, l’ultimo campione del mondo italiano Alessandro Ballan, Beppe Saronni ed addirittura Lance Armstrong.

Lo scorso anno ad imporsi fu Moreno Moser mentre nel 2017 a trionfare fu Fabio Felline.

Trofeo Laigueglia 2019: Diretta TV e Diretta Streaming

Per l’edizione 2019 è prevista la diretta TV offerta dalla Lega del Ciclismo Professionistico assieme a PMG Sport, attendiamo i dettagli. Molto probabile anche una diretta streaming dell’evento

Trofeo Laigueglia 2019: il percorso

Laigueglia è teatro di partenza ed arrivo della corsa che si svilupperà lungo 203 km con un tracciato tradizionale. Prima parte di corsa tra Alassio, Albenga e Ceriale, fino alla salita di Onzo a cui farà seguito la Cima Paravenna (primo GPM di giornata). Il plotone tornerà poi sulla costa con il primo passaggio sul traguardo di Laigueglia.

Il gruppo sarà poi chiamato ad affrontare il Capo Mele (presente anche alla Milano-Sanremo) per poi attaccare il “simbolo” del Trofeo Laigueglia: il Testico che sarà da preambolo al circuito finale di 12km con il Colle Micheri circa da affrontare tre volte,l’ultima a meno di 10 km dall’arrivo di Via Roma.

 

Trofeo Laigueglia 2019: Starting List

Al via le seguenti squadre:

2 Team WorldTour: le francesi Groupama-FDJ e Ag2R La Mondiale
8 Team Professional: Androni-Sidermec, Bardiani-Csf, Nippo-Vini Fantini, Neri-Selle Italia, Arkea Samsic, Gazprom-RusVelo, Israel Academy e RiwalReadynez
9 Team Continental: Sangemini-Trevigiani, D’Amico UM Tools, Team Colpack, Cycling Team Friuli, Iseo Serrature, Beltrami-TSA, Biesse Carrera, Amore&Vita-Prodir, Giotti Victoria
Nazionale italiana.

 

 

 

 

 

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed, recensione del libro

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed edito da Bollati Boringhieri, racconto della sofferenza del gregario Solomon tra amore per la moglie e per la bicicletta

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed

Magnifici perdenti di Joe Mungo Reed, edito da Bollati Boringhieri racconta la storia di un ciclista professionista impegnato al Tour de France. Salomon è il nome del protagonista del libro che si trova, alla soglia dei trent’anni, ad affrontare la corsa francese come gregario a favore del capitano Fabrice.

Rafael, il direttore sportivo del team, è solerte nel ricordare a Solomon che lui non corre per vincere ma solo per aiutare il capitano della squadra.

Lungo le pagine di Magnifici perdenti (titolo originale We begin our ascent), Solomon sfoggia un carattere piuttosto remissivo, che lo porta ad accettare compromessi sia con la moglie Liz che con il team.

Salomon sa che il suo compito è quello di lavorare per gli altri, ha accettato il fatto senza problemi. Liz lavora con un assegno di ricerca come genetista ma ogni pomeriggio, dalla TV, osserva le prove del marito, confuso nel gruppo senza le luci dei riflettori che spettano ai “campioni”.

Tutto corre secondo i binari della normalità sino a quando l’allenatore della squadra propone l’assunzione di sostanze dopanti non rintracciabili durante i controlli. Solomon coinvolgerà la moglie in questa vicenda che porterà Solomon ad affrontare una discesa senza freni.

Mungo Reed, vincitore del “Joyce Carol Oates Award”, ha tratto spunto per il suo libro dalle vicende che hanno coinvolto Lance Armstrong e il compagno Tyler Hamilton ma il romanzo non parla di doping o almeno non solo di doping. Magnifici perdenti percorre invece la strada dei sentimenti dell’esistenza dell’individuo che deve condividere con il gruppo logiche a volte non condivise tra gloria (poca) e rinunce (tante) come il non poter vedere moglie e figlio per lunghi periodi.

Joe Mungo Reed descrive perfettamente la sofferenza del suo protagonista attraverso dialoghi intensi che scivolano rapidamente mescolando tensione, conflitto interiore e dramma.

Un libro assolutamente interessante non solo per gli amanti del ciclismo in cui gli appassionati delle due ruote ritroveranno elementi tristemente noti alle cronache.

 

Ventolin per pedalare tra gli amatori

Ventolin: non solo Froome ma anche alcuni amatori lo usano

Ventolin e altri farmaci, un’inchiesta pubblicata da Il Giorno spiega come l’uso di prodotti vietati sia in calo tra i pro e in aumento tra amatori e giovanissimi

Ventolin e pastiglie

Ventolin e pastiglie

Ventolin e ciclismo, Ventolin e doping. Poco più di undici mesi fa scoppiava lo scandalo (poi rientrato con un nulla di fatto) della positività al farmaco di Chris Froome. Oggi, a distanza di quasi un anno, il farmaco incriminato torna agli onori della cronaca per vicende legate agli amatori.

Il doping è uno dei mali principali che il ciclismo ha cercato di estirpare nel corso degli ultimi venti anni con risultati alterni ma dimostrando, certamente, una minore propensione agli scandali. Solo la vicenda legata alla presunta positività di Froome alla Vuelta 2017 ha fatto tremare le vene ai polsi dei massimi dirigenti dell’UCI che hanno temuto un nuovo caso Lance Armstrong.

Secondo gli studi promossi da “Il movimento per un ciclismo pulito“, il movimento professionistico sta registrando un forte calo nell’assunzione di sostanze proibite trend assolutamente e tristemente opposto tra gli amatori.

In un recente articolo apparso sul quotidiano lombardo “Il Giorno”, in cui si cita una interessante inchiesta condotta da Giulio Mola lo scenario relativo agli amatori appare alquanto preoccupante.

Pare che su alcuni forum e in gruppi sui social media sia fin troppo facile entrare in contatto con “spacciatori” di sostanze proibite. Alcuni blitz della Guardia di Finanza hanno portato alla luce questa triste, ma reale, situazione.

In alcuni siti si trovano “ricette” di cocktail di farmaci e sostanze per poter “spingere di più” in corsa la domenica o sentire meno la fatica in allenamento.

L’inchiesta racconta di account fittizi con cui sportivi “della domenica” interagiscono alla ricerca di venditori senza badare minimamente ai rischi che farmaci proibiti possono comportare per la salute.

Giorgio Mola riporta alcuni stralci di discussione postati in alcuni forum:

 “I miei amici, soprattutto i più giovani, li vedevo sfrecciare mentre io arrancavo. Così ho cominciato a prendere il Ventolin, mi apriva i bronchi e mi dava più ossigeno. E pedalavo più in scioltezza”.

Il Ventolin non è un gioco né un prodotto con cui scherzare, ha una funzione legata agli attacchi d’asma. Il suo uso, come quello di ogni farmaco, senza controllo ne cognizione di causa può risultare potenzialmente dannoso per la salute (come del resto ogni farmaco assunto in modo scorretto).

Nel Deep Web il Ventolin e anche farmaci ben più pericolosi possono essere acquistati senza difficoltà anche da giovanissimi atleti e ciclisti consentendo la creazione di “cocktail” assolutamente pericolosi che possono generare anche malattie cardiache, impotenza e trombosi.

 

 

 

 

 

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