Filippo Ganna verso la firma con il Team Sky

Filippo Ganna verso il cambio di squadra

Filippo Ganna verso la firma con il team britannico lascia la UAE Emirates con l’obiettivo di crescere nelle prove in pista in vista di Tokyo 2020

Filippo Ganna verso il Team Sky

Filippo Ganna verso il Team Sky

Filippo Ganna verso la  firma del contratto con il Team Sky. La notizia non è ancora stata ufficializzata dalle parti ma le voci ormai sono troppe per essere solo voci tant’è che è apparso qualche giorno fa un articolo su La Gazzetta dello Sport che ne dava per certa la soluzione positiva.

Il due volte Campione del Mondo dell’inseguimento individuale vestirà dunque i colori della corazzata inglese in cui militano Chris Froome e Geraint Thomas fresco vincitore del Tour de France.

Se appare ormai chiaro che il forte e talentuoso 22enne abbia firmato per la Sky, è importante capire quali sono le opportunità che si aprono per l’atleta italiano. Secondo indiscrezioni è stato predisposto un piano di crescita e di “formazione”. Filippo Ganna si è più volte confrontato con il suo manager Giovanni Lombardi e insieme hanno studiato gli obiettivi dei prossimi anni: cercare di conquistare l’oro col quartetto alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e il Mondiale a cronometro.

Ganna sembra voler seguire la parabola già vista con Elia Viviani che  tra il 2015 e il 2017 ha indossato la maglia della Sky andando poi a conquistare  l’oro nell’omnium alle Olimpiadi di Rio 2016. Il passaggio al Team Sky consentirebbe a Ganna di poter utilizzare biciclette Pinarello che sono utilizzate anche dal quartetto nazionale.

Il Team Sky probabilmente il team più importante (e discusso) del World Tour con grandissimo potenziale economico e di fascino. Secondo alcune voci Brailsford ha adocchiato Filippo già da under 23 per la squadra ‘development’ ma Ganna aveva già siglato un accordo con la Lampre diventata poi UAE.

Pare siano stati in tanti i team ad avanzare una proposta al giovane campione tra cui la Quick Step Floors, la BMC (che cambierà denominazione in CCC)  ma i britannici hanno anticipato i tempi e già da qualche mese, pare, siglato un preaccordo.

 

Vincenzo Nibali ha paura di non guarire

Vincenzo Nibali ha paura di danni permanenti

Vincenzo Nibali ha paura di non guarire completamente dai postumi della caduta e critica il “ciclismo diventato un circo”

Vincenzo Nibali ha paura di non guarire

Vincenzo Nibali ha paura di non guarire

Vincenzo Nibali ha paura di non guarire al cento per cento dopo la brutta caduta che lo ha visto suo malgrado protagonista durante lo scorso Tour de France. Il siciliano stava correndo in modo accorto la prova francese quando, per colpa di un tifoso esagitato, è caduto violentemente a terra. Ora, nonostante la conferma della sua presenza alla Vuelta Espana 2018, teme di non poter recuperare al cento per cento dai postumi dell’incidente.

Lo Squalo dello Stretto si è “confessato” sulle colonne de La Gazzetta dello Sport:

“Guarirò? Questa è la domanda che mi faccio perché ho ancora nelle orecchie quel tremendo “clack” che ho sentito quando sono caduto”

Lo “coccole” dello staff che lo segue, a partire da Emilio Magni che lo cura come un figlio  passando per Michele Pallini (il massaggiatore) e Paolo Slongo, gli stanno rendendo il post intervento meno duro ma i dubbi restano.

L’obiettivo stagionale di conquistare la maglia iridata al Mondiale di Ciclismo di Innsbruck del 30 settembre è messo a dura prova dalla caduta della dodicesima tappa della Grande Boucle.

Vincenzo si sente meglio ma il periodo dopo la caduta è stato decisamente duro e non privo di preoccupazioni che non se ne sono ancora del tutto andate:

“La prima uscita in bici l’ho fatta pochi giorni dopo la morte di mio nonno che come me si chiamava Vincenzo Nibali, l’intervento mi ha reso un altro ma quel giorno mi ha staccato anche mio padre che mi ha chiesto se stavo bene. Venerdì ho ripreso ad allenarmi seriamente,  tre ore con un test per capire i miei valori attuali (un incrementale su 1,5 km in salita partendo da 3,5 watt/kg, con step di 30 watt fino alla soglia). Sono arrivato morto anche se non ho avuto particolari problemi. La mia condizione è simile a quella di gennaio e se sto troppo nella stessa posizione sento male, faccio fatica a ruotare il busto e le manipolazioni post-allenamento devono essere molto blande. Spero vivamente che la situazione migliori”.

Vincenzo Nibali ha poi parlato del particolare rapporto che si è creato tra ciclisti e tifosi. Il ciclismo, sport popolare per definizione, sta vivendo un momento delicato con tifosi spesso scalmanati e in evidente stato di ebrezza che correndo lungo la strada mettono a repentaglio l’incolumità dei ciclisti per non parlare della cattiva abitudine di accendere fumogeni.

“Ormai il ciclismo è diventato un circo, capisco la passione ma così non va bene, spesso i tifosi hanno un tasso alcoolico troppo elevato e pur di apparire in televisione fanno di tutto. Quando passiamo tra la folla siamo stretti tra il pubblico, le moto e le bandiere, dobbiamo pregare il cielo che la strada si apra davanti a noi. Pedaliamo alla cieca e questo non è tollerabile anche perché al Tour i team si giocano una grande parte della loro visibilità e il mio team ha avuto una grave perdita economica dal mio ritiro obbligatorio”

ha commentato a il siciliano circa i disagi che un pubblico così maleducato può comportare.

E non è una questione solo di soldi ma anche di salute, vi immaginate in altri sport un tifoso che prende un atleta ferito, lo solleva e lo rimette in sella?

“E’ una follia, ero a terra dolente e sono stato preso e sollevato senza le dovute precauzioni, sarebbe bastato un movimento scorretto e ora potevo essere immobile. Quando sono arrivato al traguardo non riuscito a scendere dalla bicicletta e ho capito che la mia situazione era grave. Sono rimasto shockato quando mi hanno devo che avrei rischiato tre mesi di stop”

ha detto ai giornalisti della Gazzetta.

Il problema dei comportamenti scorretti dei tifosi lungo le strade del Tour de France non ha toccato solo Nibali ma anche Chris Froome  e il siciliano ha sottolineato la cosa:

“Lui non si lamenta mai, ma vi pare giusto che Froome venga preso a schiaffoni mentre fa il suo lavoro? Ne ha preso uno anche un attimo prima della mia caduta. Corriamo in condizioni assolutamente folli.

Vincenzo Nibali operato salterà la Vuelta?

Vincenzo Nibali operato la prossima settimana

Vincenzo Nibali operato la prossima settimana per ridurre i problemi legati alla frattura alla vertebra ma i tempi di recupero si allungano ed il rischio è perdere la Vuelta!

Vincenzo Nibali operato

Vincenzo Nibali operato

Vincenzo Nibali operato dopo la caduta della tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France, la notizia è stata presa ieri e resa nota nella giornata di oggi dallo staff della Bahrain-Merida. In accordo con lo staff medico del team e l’entourage del ciclista siciliano si è optato per un intervento di “vertebro-plastica” (iniettare del “cemento” per saldare la frattura dell’osso).

Il rischio più grosso è quello che i tempi di recupero dall’intervento (che garantirà un miglior recupero) possano allungarsi tanto da far perdere la Vuelta Espana che rappresenta una tappa fondamentale di avvicinamento al l’appuntamento clou dell’anno: i Mondiali di Innsbruck

 “Sono ottimista. Il morale è buono. Ma il rischio di non prendere il via alla Vuelta c’è e complicherebbe la corsa verso il Mondiale di Innsbruck” ha dichiarato lo Squalo ai giornalisti de La Gazzetta dello Sport. “Ho trovato un bel aiuto nel centro Rehability di Lugano, la Technogym mi fornirà di accessori a casa e si stava pensando di utilizzare non appena possibile una sorta di idrobike per pedalare in piscina senza gravare troppo sulla parte infortunata”. 

 

Vincenzo Nibali operato: parla Emilio Magni

Emilio Magni è il medico della Bahrain-Merida che ha spiegato nel dettagli dell’operazione:

Lo scopo dell’intervento è  quello di dare maggiore stabilità alla vertebra al fine di potere sopportare certi carichi di lavoro, ovviamente progressivi, in tempi più brevi rispetto alle vie tradizionali.  Vincenzo sarà sottoposto a vertebroplastica percutanea: mediante l’introduzione di due aghi, uno per ogni lato della colonna, si va sotto visione scopica diretta, con l’ago nel punto desiderato. E lì viene iniettata questa sostanza cementante”.

Il medico si è pronunciato circa i tempi di recupero:

“Ci sono delle previsioni ottimistiche, e altre più reali. L’intervento non è di per se complesso ma i rischi ci sono sempre, al termine dell’operazione sarà possibile stabilire in modo più preciso i tempo di recupero.Io spero che possa ricominciare con un paio di settimane, ma con quale intensità e frequenza è difficile da capire. Sulla Vuelta direi che siamo 50 e 50”.

Gianni Moscon espulso dal Tour de France!

Gianni Moscon espulso,  pizzicato dalla VAR

Gianni Moscon espulso dopo essere stato pescato dalla VAR mentre litigava con Elie Gesbert della Fortuneo Samsic

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso dal Tour de France, a decretarlo sono le immagini catturate dalla VAR che hanno “pizzicato” il trentino mentre litigava con il collega francese Elie Gesbert in forza alla Fortuneo Samsic.

Secondo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport“, Gianni al termine della discussione, avrebbe sferrato un pugno al transalpino. Corretto usare il condizionale in quanto nella decisione della giuria si parla di “aggressione particolarmente grave” e non espressamente di pugno.

Chris Froome e Geraint Thomas perdono quindi un forte compagno di squadra importante in vista dell’ultima e decisiva settimana di fatiche per delineare la classifica finale della Grande Boucle.

Ci spiace dover nuovamente parlare di Gianni Moscon per episodi legati ad intemperanze. Il primo caso fu quello degli insulti razzisti contro Reza, seguito al “traino” ai Mondiali di Bergen per arrivare alla vicenda della scorsa Tre Valli Varesine quando Reichenbach lo accusò di averlo fatto cadere di proposito durante la corsa.

Gli insulti a Reza costarono a Moscon un lungo stop da parte del Team Sky mentre per l’“affaire Reichenbach” li 20 giugno scorso era stato i assolto dalla Commissione Disciplinare dell’Uci per mancanza di prove. Il traino al Mondiale norvegese costatorno, invece, a Gianni la squalifica.

Il susseguirsi di episodi poco piacevoli hanno portato Moscon ad essere “mal visto” da una parte del gruppo e, soprattutto dalla stampa transalpina che ha fortemente criticato l’atteggiamento tenuto dal trentino in questi episodi.

Altre accuse vennero rivolte a Gianni da alcuni corridore della FdJ al termine dello scorso Lombardia ma senza portare effettive motivazioni.

La Fortuneo ha reso noto che Elie Gesbert è stato colpito dal Trentino appena 800 metri dopo la partenza della tappa e i giudici, sentiti i manager dei team e i due corridori hanno optato per la pena massima applicabile.

Gianni Moscon espulso: i commenti

Dave Brailsford della Sky ha preso subito posizione sulla vicenda: “Siamo d’accordo sulla decisione presa dalla giuria. Gianni è seriamente pentito del suo gesto, parleremo con lui a fine del Tour e valuteremo se prendere ulteriori decisioni. Intanto vogliamo porgere le nostre scuse a Gesbert e alla sua squadra per quanto accaduto”.

Moscon ha affidato ad un video diffuso online le proprie scuse a Gesbert, alla sua squadra ed al Tour de France.

Questo nuovo capitolo che certamente non renderà simpatico il nostro corridore agli occhi di molti e sicuramente a quelli dei francesi che identificano ancora un corridore di casa come vittima delle intemperanze del ciclista tricolore.

Spiace vedere un atleta del valore di Gianni cadere in questi errori. Forse, però, l’errore più grande è quello di vestire la maglia del Team Sky che lo espone a continue critiche da parte della stampa transalpina. Gianni ha sicuramente sangue caldo ma anche tanta classe ed è un vero peccato leggerlo come protagonista di questi episodi e non di vittorie che per stoffa meriterebbe di ottenere.

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari alla base della debacle al Giro del sardo

Intolleranze alimentari sono uno dei motivi che hanno portato Fabio Aru a non eccellere al Giro d’Italia 2018

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari, se ne parla spesso negli ultimi anni, sono sempre più diffuse e producono non poche problematiche nelle persone che ne sono colpite. Immaginate cosa può accadere quando la “vittima” è uno sportivo professionista il cui corpo deve sempre essere al 100%.

Sono proprio alcune intolleranze alimentari una delle cause della debacle di Fabio Aru al Giro d’Italia 2018 che hanno visto il sardo partire con i galloni del leader per chiudere con un deludente ritiro. Accanto a questo fastidioso problema appare chiara una preparazione fisica approssimativa che ha, purtroppo, accentuato gli effetti negativi dei problemi di alimentazione.

A rendere noto i problemi di intolleranze alimentari è stata La Gazzetta dello Sport che ha spiegato come il ciclista sardo sia letteralmente sparito anche dai “socia”l da più di due settimane per cercare di trovare la serenità perduta per causa di questi problemi.

Il periodo di riposo è stato sfruttato anche per effettuare accertamenti clinici sulle allergie alimentari del ciclista

Della situazione di Fabio ha parlato anche Beppe Saronni, direttore sportivo della UAE Emirates, ha dichiarato al quotidiano rosa:

” In questi giorni c’è stata grande umiltà da parte di tutti. Non per difendere il proprio io, ma per capire dove si può migliorare. Fabio ci ha aiutato tanto perché è stato il primo perché a mettersi in discussione senza difendere interessi personali: ha voluto capire. Inutile nasconderlo, c’è stato un momento difficile, un attimo di smarrimento. Ci siamo sentiti tutti sotto pressione, ma poi c’è stata la volontà e la professionalità di mettere tutto in discussione.

Sul banco degli imputati appare anche il preparatore personale del sardo, Paolo Tiralongo, preparatore personale di Fabio Aru. L’UAE Emirates ha lasciato assoluta carta bianca al preparatore ma l’analisi sulle performance di Aru non paiono essere stati eccezionali.

Ora tutti si chiedono quando Aru tornerà a gareggiare ma la momento non vi è nulla di pianificato: il sardo potrebbe rientrare direttamente ai Campionati italiani per poi prendere parte al Tour o, in alternativa, prendere il via ai prossimi Giro d’Austria e Giro di Polonia per pensare a un grande finale di stagione. Di certo non sarà al via dell’Adriatica Ionica che partirà il prossimo 20 giugno.

 

 

 

Carlos Betancur alla UAE Emirates?

Carlos Betancur riforzo per il team di Beppe Saronni?

Carlos Betancur pare essere vicino alla firma con la UAE Emirates di Beppe Saronni e Fabio Aru per avere un organico più competitivo alla prossima Vuelta

Carlos Betancur

Carlos Betancur

Carlos Betancur potrebbe essere il prossimo rinforzo per la Vuelta Espana della UAE Emirates. Secondo i programmi di inizio stagione il ruolo di leader della squadra di Beppe Saronni per la corsa iberica dovrebbe essere il nostro Fabio Aru. Il cavaliere dei quattro mori, però, arriva da un Giro d’Italia assolutamente al di sotto delle aspettative, concluso con un ritiro inaspettato alla vigilia.

L’obiettivo dello staff dirigenziale è quello di provare ad approcciare la corsa spagnola con un organico più profondo e competitivo. Ecco che il nome del colombiano sotto contratto con la Movistar anche per la prossima annata è balzato all’onore della cronaca. Carlos Betancur potrebbe, però, liberarsi per accettare la proposta della UAE.

La voce gira nell’ambiente da qualche tempo ed è stata rilanciata prima da La Gazzetta dello Sport e poi dal sito specialistico Cyclingnews.

E’ stato lo stesso agente di Betancur, rispondendo alle sollecitazioni del noto sito, a dichiarare che al momento non viene escluso nessun possibile sviluppo contrattuale.

Va detto che nel mondo del ciclismo sono rari (ma non impossibili) i casi di passaggio di corridori da un team all’altro durante la stagione.

La carriera di Carlos Betancur , reduce da un Giro d’Italia assolutamente positivo, è stata caratterizzata da luci (poche) e ombre (tante). Passato professionista con molte aspettative, dopo aver ottenuto un quinto posto al Giro 2013 e la vittoria alla Parigi-Nizza 2014 ha iniziato una parabola negativa caratterizzata da tanti infortuni e problemi di peso tanto da perdere l’ingaggio con la AG2R La Mondiale.

Nel 2016 si è accasato alla Movistar accettando un ruolo più da gregario che da capitano per provare, con meno pressione, a ritrovando lo smalto perduto nel corse degli anni.

Ora l’ipotetica chiamata della UAE Emirates potrebbe rappresentare una opportunità per rilanciare la carriera del colombiano accanto a un altro talento un po’ in difficoltà come Fabio Aru.

Giovanni Visconti “ho rischiato di morire”

Giovanni Visconti “ho visto la morte in faccia”

Giovanni Visconti, 35enne siciliano in forza alla Bahrain-Merida si è scontrato con l’ammiraglia della Groupama a 60 km/h, per lui solo ferite minori.

Giovanni Visconti

Giovanni Visconti

Giovanni Visconti ha passato la serata stanco, dolorante ma felice. Felice perché la serata post Caltanissetta-Etna, sesta tappa del Giro d’Italia 2018 avrebbe potuto essere nettamente più complicato e doloroso.

Nel corso della tappa di ieri, prima con arrivo in salita, il corridore nato a Torino ma cresciuto a Palermo ha tamponato un’ammiraglia del Team Groupama ferendosi ma senza dover abbandonare la corsa rosa.

E’ lo stesso Giovanni Visconti che ha raccontato a La Gazzetta dello Sport cosa è accaduto: “ho visto la morte in faccia”. Il 35enne atleta ha battuto la parte sinistra del corpo riportando abrasioni e contusioni. “Stavamo procedendo a circa 60 km/h e mi sono spostato in coda al gruppo, ho fatto pipì e poi sono andato a recuperare delle borracce quando l’ammiraglia della Groupama-FDJ ha frenato improvvisamente. Ho centrato in pieno la vettura, sono volato in aria. Avrei potuto anche sfondare il lunotto posteriore della macchina con chissà quali conseguenze”.
Nessuna tensione con la squadra francese: “si sono fermati per capire cosa mi era accaduto, probabilmente hanno avuto un attimo di distrazione. Quando sono atterrato ho battuto la testa e non mi ricordavo dov’ero. Ora ho solo forti dolori dovuto alle botte ma penso di poter dire di essere un miracolato perché non mi sono fatto nulla di serio”

 

 

Calze linfodrenanti per ciclisti

Calze linfodrenanti: La leggenda del ciclista coi collant

Calze linfodrenanti, la leggenda del ciclista coi collant, un metodo per ridurre gli effetti della ritenzione idrica: l’uso di calze a compressione graduata

Calze linfodrenanti

Calze linfodrenanti

Calze linfodrenanti: la leggenda del ciclista coi collant ovvero l’importanza di utilizzare calze elastiche a compressione graduata per ridurre gli effetti della ritenzione idrica. Questo tipo di calze rappresentano uno dei ausili medici più impiegati in casi in cui il ritorno di sangue venoso al cuore è ridotto (come ad esempio le vene varicose).

Le calze linfodrenanti aiutano a ridurre il “ristagno” di liquidi negli arti, molto utili nel post allenamento o nel dopo gara se tenute per almeno un’ora.

Spesso vengono impiegate anche nella fase che precede le corse e durante il riscaldamento per tenere le gambe sgonfie e libere dalle tossine.

Le calze elastiche a compressione graduata sono classificare come segue:

  •  Classe di compressione I (compressione di 18-20 mmHg);
  • Classe di compressione II (compressione di 21-32 mmHg);
  • Classe di compressione III (compressione di 33-46 mmHg);
  • Classe di compressione IV (compressione maggiore di 49 mmHg).

Carlo Guardascione, medico sociale della Bahrain Merida ha parlato di questo stratagemma in una intervista a La Gazzetta dello Sport: “I corridori le indossano dopo la corsa nel trasferimento all’hotel e spesso accade anche di indossarle prima del via. Le calze a compressione graduata possono essere a gambaletto o lunghe fino all’inguine”.  L’uso delle calze non è l’unico modo per evitare che le gambe trattengano liquidi: “è fondamentale anche l’assunzione di prodotti naturali drenanti fitoterapici nonché l’ausilio di apparecchiature specifiche per il linfodrenaggio”.

L’uso di calze contenitive non è scientificamente ritenuto valido, anzi alcune ricerche riportano un effetto nullo circa il miglioramento delle prestazione insinuando dubbi sul reale funzionamento di questo presidio medico.

E’ certo, però, che le calze elastiche a compressione graduata, funzionano come una pompa supplementare per favore la fuoriuscita dei liquidi dalle gambe e lo svuotamento venoso e rappresentano anche una importante metodica conservativa della qualità della circolazione periferica.

 

 

 

 

 

Il perizoma e l’autografo: storie da Sagan

Il perizoma e l’autografo

Il perizoma e l’autografo ovvero come diventare uno dei campioni più famosi del ciclismo mondiale possa comportare anche richieste inusuali

Il perizoma e le fans

Il perizoma e le fans

Il perizoma e l’autografo, non è il titolo di uno dei film di Tinto Brass, maestro del cinema erotico italiano di fine anni 80 ma è una delle curiose richieste che possono arrivarti se, per caso, conquisti tre titoli mondiali uno in fila all’altro. Trinità, come qualcuno l’ha soprannominato, Peter Sagan è un personaggio sicuramente accattivante e magnetico e non è strano per le stelle dello sport di essere circondate, come per le rock star, di uno stuolo di Groupies pronte ad ogni follia per il proprio idolo.

Peter Sagan è chiamato a sfatare la maledizione che lo vede perdente alla Milano-Sanremo e, proprio in attesa della classica monumento di apertura della stagione 2018, lo slovacco si è confessato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.  La popolarità non ha scalfino la genuinità di “Peto” ma sicuramente un po’ influisce sulla quotidianità anche solo per il numero incredibile di persone che vogliono entrare in contatto con lui.

“Ricevo dalle 600 alle 1.000 lettere al mese, da ogni parte del mondo. Le smista Gabriele (Uboldi, il suo addetto stampa, ndr) altrimenti non potrei più vivere, sarei sommesso da messaggi. Le richieste sono le più disparate da chi richiede semplicemente un autografo o una cartolina a chi racconta episodi personali”.

Indubbiamente, si diceva, c’è sempre qualche richiesta un po’ bizzarra da “evadere”, la più strana? Peter Sagan non ha dubbi: “c’’è anche stata una ragazza che mi ha mandato il suo perizoma per farselo autografare. Accontentata”.

VAR dal calcio al ciclismo: ecco il Grande Fratello

VAR dal calcio ecco un nuovo modello per il ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo: l’occhio elettronico inserito nel mondo del pallone viene permutato dall’UCI per controllare eventuali scorrettezze in corsa

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo? Si effettivamente il titolo è corretto, niente rigori per “falli” durante le volate ma qualche espulsione potremmo anche vederla. Pare possa arrivare una rivoluzione o per lo meno una nuova era per il ciclismo che, sabato, in occasione della Milano-Sanremo del centenario vedrà esordire una nuova figura: il giudice dell’UCI addetto alle immagini TV.

La notizia è stata resa ufficiale da La Gazzetta dello Sport, che organizza la classicissima di primavera e vedrà la nuova figura impegnata in un apposito camion “regia” con una decina di monitor a disposizione e che dovrà rispondere direttamente a Martjn Swinkels, presidente di giuria.

L’obiettivo è quello di poter intervenire in tempo reale su eventuali scorrettezze o situazioni di gara al limite del regolamento un po’ come avviene nel mondo del calcio per valutare gol fantasma o episodi da calcio di rigore.

Il sistema varrà per le cinque classiche Monumento (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia), i tre grandi giri (Giro, Tour, Vuelta) e il Mondiale.  Insomma il Grande Fratello entra nel ciclismo non per le “prodezze” di Ignazio Moser ma per aumentare i controlli, vediamo cosa accadrà!

 

VAR dal calcio al ciclismo: cos’è?

Il VAR, acronimo di Video Assistant Referee, è stato approvato dall’IFAB (International Football Association Board) nel giugno 2016 ed è un sistema di supporto all’arbitro mediante l’impiego di strumenti tecnologici (tv, in parole semplici) sotto la supervisione di due assistenti.

In Italia l’ok definitivo allo sbarco del VAR in Serie A e Coppa Italia è arrivato nel mese di giugno 2017, con contestuale abolizione degli addizionali (gli arbitri di porta).

Lo scopo dell’utilizzo del VAR è quello di correggere eventuali decisioni chiaramente sbagliate o segnalare episodi gravi o importanti sfuggiti all’occhio dell’arbitro.