Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari alla base della debacle al Giro del sardo

Intolleranze alimentari sono uno dei motivi che hanno portato Fabio Aru a non eccellere al Giro d’Italia 2018

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari, se ne parla spesso negli ultimi anni, sono sempre più diffuse e producono non poche problematiche nelle persone che ne sono colpite. Immaginate cosa può accadere quando la “vittima” è uno sportivo professionista il cui corpo deve sempre essere al 100%.

Sono proprio alcune intolleranze alimentari una delle cause della debacle di Fabio Aru al Giro d’Italia 2018 che hanno visto il sardo partire con i galloni del leader per chiudere con un deludente ritiro. Accanto a questo fastidioso problema appare chiara una preparazione fisica approssimativa che ha, purtroppo, accentuato gli effetti negativi dei problemi di alimentazione.

A rendere noto i problemi di intolleranze alimentari è stata La Gazzetta dello Sport che ha spiegato come il ciclista sardo sia letteralmente sparito anche dai “socia”l da più di due settimane per cercare di trovare la serenità perduta per causa di questi problemi.

Il periodo di riposo è stato sfruttato anche per effettuare accertamenti clinici sulle allergie alimentari del ciclista

Della situazione di Fabio ha parlato anche Beppe Saronni, direttore sportivo della UAE Emirates, ha dichiarato al quotidiano rosa:

” In questi giorni c’è stata grande umiltà da parte di tutti. Non per difendere il proprio io, ma per capire dove si può migliorare. Fabio ci ha aiutato tanto perché è stato il primo perché a mettersi in discussione senza difendere interessi personali: ha voluto capire. Inutile nasconderlo, c’è stato un momento difficile, un attimo di smarrimento. Ci siamo sentiti tutti sotto pressione, ma poi c’è stata la volontà e la professionalità di mettere tutto in discussione.

Sul banco degli imputati appare anche il preparatore personale del sardo, Paolo Tiralongo, preparatore personale di Fabio Aru. L’UAE Emirates ha lasciato assoluta carta bianca al preparatore ma l’analisi sulle performance di Aru non paiono essere stati eccezionali.

Ora tutti si chiedono quando Aru tornerà a gareggiare ma la momento non vi è nulla di pianificato: il sardo potrebbe rientrare direttamente ai Campionati italiani per poi prendere parte al Tour o, in alternativa, prendere il via ai prossimi Giro d’Austria e Giro di Polonia per pensare a un grande finale di stagione. Di certo non sarà al via dell’Adriatica Ionica che partirà il prossimo 20 giugno.

 

 

 

Carlos Betancur alla UAE Emirates?

Carlos Betancur riforzo per il team di Beppe Saronni?

Carlos Betancur pare essere vicino alla firma con la UAE Emirates di Beppe Saronni e Fabio Aru per avere un organico più competitivo alla prossima Vuelta

Carlos Betancur

Carlos Betancur

Carlos Betancur potrebbe essere il prossimo rinforzo per la Vuelta Espana della UAE Emirates. Secondo i programmi di inizio stagione il ruolo di leader della squadra di Beppe Saronni per la corsa iberica dovrebbe essere il nostro Fabio Aru. Il cavaliere dei quattro mori, però, arriva da un Giro d’Italia assolutamente al di sotto delle aspettative, concluso con un ritiro inaspettato alla vigilia.

L’obiettivo dello staff dirigenziale è quello di provare ad approcciare la corsa spagnola con un organico più profondo e competitivo. Ecco che il nome del colombiano sotto contratto con la Movistar anche per la prossima annata è balzato all’onore della cronaca. Carlos Betancur potrebbe, però, liberarsi per accettare la proposta della UAE.

La voce gira nell’ambiente da qualche tempo ed è stata rilanciata prima da La Gazzetta dello Sport e poi dal sito specialistico Cyclingnews.

E’ stato lo stesso agente di Betancur, rispondendo alle sollecitazioni del noto sito, a dichiarare che al momento non viene escluso nessun possibile sviluppo contrattuale.

Va detto che nel mondo del ciclismo sono rari (ma non impossibili) i casi di passaggio di corridori da un team all’altro durante la stagione.

La carriera di Carlos Betancur , reduce da un Giro d’Italia assolutamente positivo, è stata caratterizzata da luci (poche) e ombre (tante). Passato professionista con molte aspettative, dopo aver ottenuto un quinto posto al Giro 2013 e la vittoria alla Parigi-Nizza 2014 ha iniziato una parabola negativa caratterizzata da tanti infortuni e problemi di peso tanto da perdere l’ingaggio con la AG2R La Mondiale.

Nel 2016 si è accasato alla Movistar accettando un ruolo più da gregario che da capitano per provare, con meno pressione, a ritrovando lo smalto perduto nel corse degli anni.

Ora l’ipotetica chiamata della UAE Emirates potrebbe rappresentare una opportunità per rilanciare la carriera del colombiano accanto a un altro talento un po’ in difficoltà come Fabio Aru.

Giovanni Visconti “ho rischiato di morire”

Giovanni Visconti “ho visto la morte in faccia”

Giovanni Visconti, 35enne siciliano in forza alla Bahrain-Merida si è scontrato con l’ammiraglia della Groupama a 60 km/h, per lui solo ferite minori.

Giovanni Visconti

Giovanni Visconti

Giovanni Visconti ha passato la serata stanco, dolorante ma felice. Felice perché la serata post Caltanissetta-Etna, sesta tappa del Giro d’Italia 2018 avrebbe potuto essere nettamente più complicato e doloroso.

Nel corso della tappa di ieri, prima con arrivo in salita, il corridore nato a Torino ma cresciuto a Palermo ha tamponato un’ammiraglia del Team Groupama ferendosi ma senza dover abbandonare la corsa rosa.

E’ lo stesso Giovanni Visconti che ha raccontato a La Gazzetta dello Sport cosa è accaduto: “ho visto la morte in faccia”. Il 35enne atleta ha battuto la parte sinistra del corpo riportando abrasioni e contusioni. “Stavamo procedendo a circa 60 km/h e mi sono spostato in coda al gruppo, ho fatto pipì e poi sono andato a recuperare delle borracce quando l’ammiraglia della Groupama-FDJ ha frenato improvvisamente. Ho centrato in pieno la vettura, sono volato in aria. Avrei potuto anche sfondare il lunotto posteriore della macchina con chissà quali conseguenze”.
Nessuna tensione con la squadra francese: “si sono fermati per capire cosa mi era accaduto, probabilmente hanno avuto un attimo di distrazione. Quando sono atterrato ho battuto la testa e non mi ricordavo dov’ero. Ora ho solo forti dolori dovuto alle botte ma penso di poter dire di essere un miracolato perché non mi sono fatto nulla di serio”

 

 

Calze linfodrenanti per ciclisti

Calze linfodrenanti: La leggenda del ciclista coi collant

Calze linfodrenanti, la leggenda del ciclista coi collant, un metodo per ridurre gli effetti della ritenzione idrica: l’uso di calze a compressione graduata

Calze linfodrenanti

Calze linfodrenanti

Calze linfodrenanti: la leggenda del ciclista coi collant ovvero l’importanza di utilizzare calze elastiche a compressione graduata per ridurre gli effetti della ritenzione idrica. Questo tipo di calze rappresentano uno dei ausili medici più impiegati in casi in cui il ritorno di sangue venoso al cuore è ridotto (come ad esempio le vene varicose).

Le calze linfodrenanti aiutano a ridurre il “ristagno” di liquidi negli arti, molto utili nel post allenamento o nel dopo gara se tenute per almeno un’ora.

Spesso vengono impiegate anche nella fase che precede le corse e durante il riscaldamento per tenere le gambe sgonfie e libere dalle tossine.

Le calze elastiche a compressione graduata sono classificare come segue:

  •  Classe di compressione I (compressione di 18-20 mmHg);
  • Classe di compressione II (compressione di 21-32 mmHg);
  • Classe di compressione III (compressione di 33-46 mmHg);
  • Classe di compressione IV (compressione maggiore di 49 mmHg).

Carlo Guardascione, medico sociale della Bahrain Merida ha parlato di questo stratagemma in una intervista a La Gazzetta dello Sport: “I corridori le indossano dopo la corsa nel trasferimento all’hotel e spesso accade anche di indossarle prima del via. Le calze a compressione graduata possono essere a gambaletto o lunghe fino all’inguine”.  L’uso delle calze non è l’unico modo per evitare che le gambe trattengano liquidi: “è fondamentale anche l’assunzione di prodotti naturali drenanti fitoterapici nonché l’ausilio di apparecchiature specifiche per il linfodrenaggio”.

L’uso di calze contenitive non è scientificamente ritenuto valido, anzi alcune ricerche riportano un effetto nullo circa il miglioramento delle prestazione insinuando dubbi sul reale funzionamento di questo presidio medico.

E’ certo, però, che le calze elastiche a compressione graduata, funzionano come una pompa supplementare per favore la fuoriuscita dei liquidi dalle gambe e lo svuotamento venoso e rappresentano anche una importante metodica conservativa della qualità della circolazione periferica.

 

 

 

 

 

Il perizoma e l’autografo: storie da Sagan

Il perizoma e l’autografo

Il perizoma e l’autografo ovvero come diventare uno dei campioni più famosi del ciclismo mondiale possa comportare anche richieste inusuali

Il perizoma e le fans

Il perizoma e le fans

Il perizoma e l’autografo, non è il titolo di uno dei film di Tinto Brass, maestro del cinema erotico italiano di fine anni 80 ma è una delle curiose richieste che possono arrivarti se, per caso, conquisti tre titoli mondiali uno in fila all’altro. Trinità, come qualcuno l’ha soprannominato, Peter Sagan è un personaggio sicuramente accattivante e magnetico e non è strano per le stelle dello sport di essere circondate, come per le rock star, di uno stuolo di Groupies pronte ad ogni follia per il proprio idolo.

Peter Sagan è chiamato a sfatare la maledizione che lo vede perdente alla Milano-Sanremo e, proprio in attesa della classica monumento di apertura della stagione 2018, lo slovacco si è confessato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.  La popolarità non ha scalfino la genuinità di “Peto” ma sicuramente un po’ influisce sulla quotidianità anche solo per il numero incredibile di persone che vogliono entrare in contatto con lui.

“Ricevo dalle 600 alle 1.000 lettere al mese, da ogni parte del mondo. Le smista Gabriele (Uboldi, il suo addetto stampa, ndr) altrimenti non potrei più vivere, sarei sommesso da messaggi. Le richieste sono le più disparate da chi richiede semplicemente un autografo o una cartolina a chi racconta episodi personali”.

Indubbiamente, si diceva, c’è sempre qualche richiesta un po’ bizzarra da “evadere”, la più strana? Peter Sagan non ha dubbi: “c’’è anche stata una ragazza che mi ha mandato il suo perizoma per farselo autografare. Accontentata”.

VAR dal calcio al ciclismo: ecco il Grande Fratello

VAR dal calcio ecco un nuovo modello per il ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo: l’occhio elettronico inserito nel mondo del pallone viene permutato dall’UCI per controllare eventuali scorrettezze in corsa

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo? Si effettivamente il titolo è corretto, niente rigori per “falli” durante le volate ma qualche espulsione potremmo anche vederla. Pare possa arrivare una rivoluzione o per lo meno una nuova era per il ciclismo che, sabato, in occasione della Milano-Sanremo del centenario vedrà esordire una nuova figura: il giudice dell’UCI addetto alle immagini TV.

La notizia è stata resa ufficiale da La Gazzetta dello Sport, che organizza la classicissima di primavera e vedrà la nuova figura impegnata in un apposito camion “regia” con una decina di monitor a disposizione e che dovrà rispondere direttamente a Martjn Swinkels, presidente di giuria.

L’obiettivo è quello di poter intervenire in tempo reale su eventuali scorrettezze o situazioni di gara al limite del regolamento un po’ come avviene nel mondo del calcio per valutare gol fantasma o episodi da calcio di rigore.

Il sistema varrà per le cinque classiche Monumento (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia), i tre grandi giri (Giro, Tour, Vuelta) e il Mondiale.  Insomma il Grande Fratello entra nel ciclismo non per le “prodezze” di Ignazio Moser ma per aumentare i controlli, vediamo cosa accadrà!

 

VAR dal calcio al ciclismo: cos’è?

Il VAR, acronimo di Video Assistant Referee, è stato approvato dall’IFAB (International Football Association Board) nel giugno 2016 ed è un sistema di supporto all’arbitro mediante l’impiego di strumenti tecnologici (tv, in parole semplici) sotto la supervisione di due assistenti.

In Italia l’ok definitivo allo sbarco del VAR in Serie A e Coppa Italia è arrivato nel mese di giugno 2017, con contestuale abolizione degli addizionali (gli arbitri di porta).

Lo scopo dell’utilizzo del VAR è quello di correggere eventuali decisioni chiaramente sbagliate o segnalare episodi gravi o importanti sfuggiti all’occhio dell’arbitro.

Caso Altopack, ecco le intercettazioni

Caso Altopack nuove inquietanti notizie

Caso Altopack nuove inquietanti notizie sono state pubblicate da La Gazzetta dello Sport e disegnano una situazione impressionante

Caso Altopack

Caso Altopack

Caso Altopack, squadra dilettante italiana, arrivano nuovi misteri e di colpi di scena. Nei giorni scorsi, ve ne abbiamo parlato,  sono stati arresti vari membri del team con l’accusa di doping per cui è stato aperto un fascicolo da parte del GIP di Lucca. Sono centinaia le intercettazioni di conversazione tra i dirigenti dell’Altopack e i genitori di Luca Franceschi, il presidente della squadra ed alcune sono state pubblicate sulla Gazzetta.

Luca Franceschi  ha spinto il polacco Gracjan Szelag all’uso doping. Il presidente della squadra ha tirato in ballo anche Rumsas (atleta risultato positivo all’EPO). Ecco le parole:

“se vuoi andare forte te lo dico, se no fai come ti pare. Fai la vita, fai tutto, però bisogna che tu… per dire domenica corri e domenica sera senza dire nulla vieni su… fanno ventimila (unità di Epo, ndr). Se vuoi andare forte te lo dico, se no fai come ti pare… quando… hai visto Rumsas, in venti giorni ha sistemato la stagione (gli inquirenti annotano: si riferisce al fatto che nell’ultimo mese ha ottenuto ottimi risultati mai raggiunti prima, come la vittoria nella Freccia dei Vini). Bisogna che tu la sistemi anche te”.

Gracjan Szelag all’inizio si era posto contro l’uso di sostanze e ne ha parlato ai compagni:“mi hanno proposto…. di fare… della roba, ma non voglio. Roba seria. Ho detto no, non voglio”.

Ci sono stati molti i dialoghi tra Narciso Franceschi, padre del presidente dell’Altopack, e la moglie Maria Luisa:

Luisa: “l’hai già presa la roba per i corridori?”.
Il marito: “sì”.
Luisa: “allora loro aspettano, te arrivi, vengo giù a prendere la roba. Ci devo mettere quindici di acqua e metà boccettina di quello, non la mettere tutta. Tutta ti fa male, ti brucia il rene“.

Caso Altopack, è Scioccante l’intercettazione tra il padre di un ex corridore del team  e il farmacista Bianchi sulla compravendita di alcune fiale contenenti delle sostanze dopanti:

Padre del corridore: “pronto Andrea, sono Mauro, il papà di… il corridore. Ti domandavo se era possibile avere qualcosa perché…”.
Il farmacista: “quello lassù vuole venti euro a fiala… per te ci avevo pensato, te vai tranquillo che domani ci dovrei avere tutto”.

Nell’occhio del ciclone potrebbe finire anche Rafal Majka della Bora Hansgrohe. Andrea Del Nista, ds dell’Altopack avrebbe dato al polacco del testosterone preso in delle fiale. Ecco le frasi che sono state scritte nei verbali della Procura di Lucca:

“Del Nista prosegue dicendo che quando Majka era allenato da Frediani assumeva il testosterone e poi gettava le fiale nel giardino del confinante Tomei… Del Nista dice che Majka è cambiato nella mandibola proprio perché facendo testosterone e Gh la mandibola diventa più quadrata”.

 

Gran Fondo Pantani 2018: Armstrong presente?

Gran Fondo Pantani 2018: il texano sarà presente al via?

Gran Fondo Pantani 2018, Lance Armstong potrebbe essere al via. Si va versa la riconciliazione con la famiglia del Pirata?

Gran Fondo Pantani 2018

Gran Fondo Pantani 2018

Gran Fondo Marco Pantani 2018, in occasione del ventesimo anniversario dalla storica doppietta Giro d’Italia – Tour de France, mamma Tonina è fermamente intenzionata a fare le cose in grande. Secondo quanto riportato da ‘La Gazzetta dello Sport‘, i genitori di Marco Pantani hanno scelto di invitare anche “l’americano”, che adesso dovrà decidere se prendere parte all’evento.

Tra Marco Pantani e il texano i rapporti non sono mai stati idilliaci. Personalità troppo forti e troppo divergenti per far si che tra i due potesse nascere un feeling vero.

Al Tour de France 2000, nel quale il Pirata battè in ben due occasioni l’ex corridore texano diventato simbolo del doping organizzato, tra i due ci fu un brutto episodio al Mont Ventoux in cui Armstrong sminuì la vittoria di Marco.

Dopo quell’episodio i due non ebbero più modo di confrontarsi se non per lanciarsi qualche frecciatina a mezzo stampa. Nel 2018 ricorre il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Marco e pare che Armstrong potrebbe riconciliarsi con la famiglia dell’indimenticato ciclista romagnolo.

Gran Fondo Pantani 2018, Armstrong presente?

La Granfondo dedicata al Pirata si disputa ogni estate dall’annodopo l’anno la sua morte. Quest’anno, accanto a mamma Tonina, opererà Alessandro Vanotti, ex corridore di Liquigas e Astana che ha dichiarato alla Gazzetta l’obiettivo di raggiungere “le 2000 partecipazioni da ogni parte del mondo. Alcuni campioni del passato hanno già confermato la loro presenza”.

Tra gli ex corridori che potrebbero essere presenti: Jan Ullrich (rivale al Tour ’98), Pavel Tonkov (rivare al Giro ’98), Miguel Indurain (rivale nei primi anni di carriera del Pirata) e Bradley Wiggins.

La Gran Fondo Pantani 2018, in programma il 2 settembre, comprenderà tre distanze: una sui 73 km, un’altra sui 107 km e, infine, l’ultima, la più impegnativa, sui 145 km. Il percorso prevede anche la scalata del Monte Carpegna, dove spesso si allenava il Pirata

A precedere la vera e propria competizione è prevista una cena venerdì 31 agosto per raccogliere fondi in favore dell’associazione benefica ‘Cycling for Armenia’.

Sabato 1 settembre è prevista una pedalata con i ciclisti del passato (tra i quali potrebbe figurare, per l’appunto, Lance Armstrong.

Keagan Girdlestone incidente e ritorno alle corse

Keagan Girdlestone incidente e ritorno alla vita: “sono miracolato”

Keagan Girdlestone incidente terribile il 5 giugno 2016: finisce contro il lunotto di un’ammiraglia e rischia la morte, mercoledì torna a correre in Nuova Zelanda

Keagan Girdlestone incidente e ritorno alla vita

Keagan Girdlestone incidente e ritorno alla vita

Keagan Girdlestone incidente e ritorno alla vita per il giovanissimo ciclista sudafricano all’epoca dei fatti in forza alla Dimension Data Development (la formazione giovanile del team di Mark Cavendish)

Il 5 giugno 2016 resterà impresso nella sua vita inesorabilmente. Si corre la Corsa della Pace dilettanti a Sant’Ermete, vicino a Rimini, tutto sembra essere come sempre. Biciclette, moto al seguito, ammiraglie, insomma la classica giornata di corsa. Poi l’impatto. Poi la notizia corre nel gruppo. Un corridore è andato contro un’ammiraglia, si è procurato una lesione della giugulare e della carotide. Pare che abbia sfondato il lunotto di un’ammiraglia. Forse è morto!
Sul web in tam tam da fake news parte, su Twitter appaiono messaggi di colleghi: “R.i.p. Keagan”. “Adesso basta”. “Maledetta bicicletta”. Ma il corridore morto non era morto.

Keagan Girdlestone non è morto ma ci è andato molto vicino, è lo stesso atleta che lo racconta: “Due ore e mezza senza ossigeno al cervello, quasi quattro litri di sangue persi e un arresto cardiaco proprio sul tavolo operatorio. I medici prima dissero che non sarei sopravvissuto più di 24 ore, poi che avrei riportato danni permanenti al cervello”.

Keagan Girdlestone dopo l’incidente viene trasportato d’urgenza in ospedale, caso disperato. Passa 10 giorni di coma e tre settimane in terapia intensiva ma viene salvato, ridato miracolosamente alla vita, un diritto per un diciannovenne. Ha inizio  un sorprendente processo di recupero che ora sta per raggiungere il suo momento più importante.
Sono passati 591 giorni dal terribile schianto, Keagan ha ottenuto un contratto con il Frezzor Racing Team e mercoledì prenderà parte a New Zealand Classic, corsa di cinque tappe UCI.

C’è voluto il giusto tempo perché la voce tornasse squillante (nell’impatto una corda vocale era rimasta lesionata), i muscoli riprendessero forza e anche i nervi che si pensavano danneggiati tornassero a funzionare.

Keagan di quel giorno porta una profonda cicatrice sul collo e un tatuaggio sul braccio sinistro che saranno per sempre uno stimolo alla vita e anche il solo tornare ad una gara di livello senza ambizioni è una gioia che riempie il cuore.

“Sono nella forma migliore che abbia mai avuto dopo l’incidente, non ho grosse aspettative, solo una lista di obiettivi che cancellerò durante il tour mano a mano che li raggiungo: finire in gruppo, poi finire nei primi 20, poi provare ad attaccare, poi finire sul podio, poi… Sono un opportunista: se c’è una chance di ottenere il risultato e le gambe stanno bene, io ci provo” ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport.

Keagan Girdlestone è un miracolato e non lo nega: “si, non lo posso negare sono un miracolato, la mia forza viene da Dio e questo incidente mi ha insegnato che posso superare anche i momenti più duri per fare ciò che amo”.

Non sono stati momenti facili, è palese, ma “Mamma e papà sono stati fondamentali, Edvald Boasson Hagen mi ha dedicato la vittoria di tappa al Delfinato. Ho sentito tanto affetto attorno a me”.

“Se ho un rammarico legato a quell’accadimento? Non aver potuto assistere al matrimonio di mio fratello” ha dichiarato a Repubblica Keagan.

Il ciclismo ha vissuto periodi bui anche legato a finte speranze: “Avevo molti idoli nel ciclismo che si sono rivelati dei truffatori: è avvilente. Così spero di essere io quel cambiamento nel nostro sport che ho sempre voluto vedere: il corpo umano e la mente sono in grado da soli di realizzare cose incredibili”

Una tragedia sfiorata come questa qualche ricordo indelebile lo lascia non solo nello spirito ma anche nella mente: “ricordo solo la sensazione di un liquido caldo che corre sul mio collo, e uno spettatore che urla ‘Piano, piano’. Dei giorni in terapia intensiva ricordo un gran dolore, ma anche la voglia di tornare alla vita.
La vicenda di Girdlestone ricorda quella che ha vissuto Claudia Cretti:“Ho seguito la vicenda di Claudia, è stata una notizia terribile, ma è bello sapere che sta recuperando. Il mio consiglio è di essere sempre grati per quello che si ha, amare ciò che si fa, non perdere mai la speranza. E non lasciarsi scoraggiare dai momenti negativi”

Sagan da Papa Francesco battezza mio figlio!

Sagan da Papa Francesco: chiederà di battezzare il figlio Marlon

Sagan da Papa Francesco porterà in dono una bicicletta Specialized con una richiesta speciale: vorrei che il Santo Padre battezzasse mia figlia

Sagan da Papa Francesco

Sagan da Papa Francesco

Sagan da Papa Francesco, il corridore della Bora Hansgrohe farà il suo debutto al Tour Down Under, corsa australiana che si terrà dal 16 al 21 gennaio di cui sarà una delle stelle.

Il  prossimo 24 gennaio, invece, il tre volte campione del mondo incontrerà Papa Francesco portando in dono una bicicletta Specialized in edizione speciale per onorare  il Santo Padre.

Peter è un personaggio sicuramente estroso, a volte “sopra le righe”, sicuramente mai banale ma è anche un  uomo molto religioso che non manca mai di ringraziare Dio con il segno della croce prima di recarsi al foglio firma delle corse e non vede l’ora di poter incontrare Sua Santità. All’incontro con Papa Francesco, Peter si farà accompagnare dai famigliari più stretti.

Sull’incontro di fine gennaio è intervenuto Ermanno Leonardi, il signor “SpecializedItalia” ha svelato qualche dettaglio della bicicletta che Peter Sagan regalerà a Papa Francesco, come riportato dalla Gazzetta dello Sport:

“la base sarà il modello Venge, che però al buio rifletterà la luce bianca e sarà arricchito da dettagli unici, come i loghi del Vaticano, lo stemma Papale e la bandiera argentina sul telaio assieme al nome Francesco. Peter è stato davvero felicissimo di potere avere questa opportunità. Lo accompagneranno anche la moglie, la sorella, la mamma. E ha intenzione di chiedere al Pontefice di battezzare il suo primogenito Marlon”.