Sebastiano Alicata intervista all’autore di Mister D

Sebastiano Alicata intervista esclusiva per Ciclonews

Sebastiano Alicata, autore dell’interessantissimo libro Mister D in cui si parla di sport e doping intervistato in esclusiva per Ciclonews.biz

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata

Sebastiano Alicata è l’autore di un interessante e introspettivo libro che trappa lo spigoloso argomento de rapporto tra sport e doping e tra sport e manipolazioni dei risultati. Ci siamo imbattuti nel suo libro (Mister D. Il doping e la manipolazione dello sport professionisticoche ci ha colpiti per il modo innovativo di trattare una materia a volte inflazionata e troppo spesso “usata” per far notizia. L’opera di Sebastiano, edita da    , ci è apparsa subito equilibrata e originale.
Abbiamo incontrato Sebastiano Alicata in un caldo pomeriggio di settembre e ci ha raccontato del suo rapporto con lo sport e con il ciclismo in particolare.

Ciao Sebastiano, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a Voi ragazzi per lo spazio che mi state dando e che avete dato al mio libro

Ci racconti come è nata l’idea del libro Mister D?

Scrivo un po’ da sempre ed in passato ho pubblicato poesie e racconti. L’idea di Mister D. è nata sia come sfida sia come atto d’amore nei confronti della scrittura e delle storie che hanno a che fare con la fragilità umana ma anche nei confronti della dimensione più pura dello sport. Per dimensione più pura intendo il coinvolgimento interiore di chi si rivolge all’attività sportiva e alla ricerca di se stessi nell’espressione e nell’esecuzione del gesto atletico. Con questo libro il tema doping, oltre a prestarsi per fare il punto sulla situazione attuale intorno al problema e ad indagare sulle possibili manipolazioni che ci sono state nel corso degli anni, è diventato anche funzionale al racconto di alcune drammatiche vicende umane e sportive.

Nel libro tratti approfonditamente la vicenda di Marco Pantani, hai un ricordo di qualche impresa del Pirata?

Beh, senza dubbio la storica doppietta compiuta da Marco Pantani nell’estate del 1998 quando riuscì a vincere Giro d’Italia e Tour de France. In particolare la 15ª tappa, quando sul Col du Galibier, in una terribile giornata di vento e pioggia, il Pirata infligge al rivale tedesco del momento Jan Ullrich quasi 9 minuti di distacco, strappandogli la maglia gialla e mettendo le mani, di fatto, sul Tour de France. All’epoca avevo 23 anni e fui testimone come tanti di un evento sportivo che divenne storia, forse l’ultimo atto di un ciclismo che non c’è più e che già allora non esisteva più, ma che per rivisse per un attimo, un’ultima esplosione intensa e brillante. Era il ciclismo epico ed eroico di Marco Pantani, quello che sapeva di antico e di imprese, quello che per due mesi regalò al nostro paese forse l’impresa più incredibile di quegli anni: la doppietta Giro-Tour, trasformando Pantani in leggenda. Bisogna anche ricordare che allora il ciclismo era molto meno pulito e controllato di oggi e che non si è mai escluso che anche Pantani possa aver fatto uso di EPO come molti ciclisti negli anni ‘90. Ha compiuto comunque qualcosa di incredibile perché vincere due grandi corse a tappe in due mesi è qualcosa capitata solo ai migliori: a Fausto Coppi, a Jacques Anquetil, a Eddy Merckx, a Bernard Hinault, a Stephen Roche, a Miguel Indurain e proprio a Marco Pantani.

Come è nata la passione di Sebastiano Alicata per il ciclismo?

 Mi sono appassionato al ciclismo cominciando a fare triathlon, quindi nuotando, pedalando e correndo, oltretutto senza provenire dal punto di vista atletico da nessuna delle tre discipline. Pratico triathlon in modo amatoriale ma comunque agonistico dal 2012 e quindi sono dovuto inevitabilmente salire sulla bici da corsa, ho dovuto imparare a portarla in un certo modo e cominciare a macinare salite e chilometri. Ciò che prima vedevo come estremamente faticoso, ed in effetti lo è, è diventato pian piano affascinante ed avvincente. Andare in bici e fare determinati allenamenti è spesso pesante, nell’immaginario collettivo la fatica qualcosa da evitare, come sappiamo la fatica fisica è sempre stata pure meno corrisposta economicamente di quella intellettuale, fare fatica gratis solo per guardarti dentro perché altrimenti non lo faresti, credo che sia oltremodo poetico. Sarà un luogo comune ma la bicicletta, oltre ad essere divertente, è davvero una metafora della vita.

C’è un ciclista in attività per cui fai il tifo? Se sì, perché?

Non sono un tifoso di nessuno in particolare ma c’è un ciclista che mi piace più di tutti e che seguo molto per il suo modo di prendersi sempre molto poco sul serio e di essere agli antipodi delle convenzioni ciclistiche. Sto parlando di Peter Sagan, uno si muove nel mondo del ciclismo come un attore ed una specie di rockstar, uno che detta lo stile e che sta cambiando un po’ pure il modo di andare in bici ed il ciclismo moderno. Il suo modo di guidare la bicicletta secondo me è unico, è avanguardia, è ispirazione, è potenza usata in modo naturale e disarmante, è arte fatta di impennate, numeri da funambolo e discese al limite della fisica. Sagan è un anticonformista comunque fortissimo, a 28 anni vanta oltre cento vittorie in carriera e tre mondiali vinti consecutivamente dal 2015 al 2017.  Non si può paragonare a nessun altro corridore in circolazione, e nemmeno a qualche campione del passato, perché ha caratteristiche che nessun altro ciclista ha avuto concentrate tutte assieme. Sagan vince, quest’anno ha vinto per la prima volta la grande classica Parigi-Roubaix, ma appare quasi sempre scanzonato e sereno, anche quando perde, sottolineando spesso in modo beffardo e irriverente che: “In fondo stiamo parlando solo di una corsa in bicicletta” Sagan è il ragazzo più divertente, esuberante e criticato dal ciclismo internazionale e per questo non può che piacermi molto più di chiunque altro.

Quale potrebbe essere per Sebastiano Alicata una soluzione al problema doping?

 Sono dell’idea che fin quando non si analizzano i problemi alla radice non si riuscirà mai nemmeno a comprenderli fino in fondo. Nel libro sottolineo quanto sia per esempio importante il contesto sociale, culturale e familiare in cui l’atleta fin da giovanissimo si ritrova. E’ importante e determinante l’attitudine che nei confronti del doping hanno quelli che Sandro Donati, ex allenatore della nazionale italiana di atletica leggera e maestro dello sport, chiama “adulti significativi”, quindi genitori, familiari, allenatori, medici e dirigenti che, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna chiedersi quale sia la propensione degli adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita per cui è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza che si avvicina alla pratica sportiva. Un possibile approccio al problema potrebbe essere la creazione da parte delle federazioni sportive di uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo e l’impegno a far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori. Una soluzione definitiva probabilmente non si otterrà mai.

Secondo Sebastiano Alicata, si può ancora credere nello sport pulito?

E’ molto difficile perché il doping è stato “normalizzato” e spesso è stato organizzato dalle stesse istituzioni sportive. Per uno sport pulito è necessario smascherare chi lavora a quella catena di montaggio di atleti destinati a primeggiare e utili solo in funzione di determinati risultati. Data la componente competitiva dello sport professionistico e non solo, purtroppo sarà molto difficile avere un sport pulito in tutti i sensi, perché se il doping ha un giro di affari di 500 milioni di euro all’anno solo in Italia, è la vittoria a tutti i costi che consolida un sistema di potere politico in cui istituzioni sportive, doping, antidoping, interessi delle grosse case farmaceutiche e business giganteschi si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

 

Lance Armstrong: “voglio aiutare Ullrich”

Lance Armstrong: “Farò tutto per aiutare Ullrich”

Lance Armstrong parla dell’ex rivale Jan Ullrich, vuole aiutarlo e su Pantani: “Non merita di essere infangato”

Lance Armstrong e Ullrich

Lance Armstrong e Ullrich

Lance Armstrong conosce bene cosa vuol dire l’oblio. Indipendentemente dal pensiero che si può avere sul texano è palese che abbia conosciuto non pochi fantasmi nella sua vita. Ora, ad una settimana circa dalla notizia shock che ha colpito l’ex capitano della Telekom Jan Ullrich, l’ex corridore della US Postal Service ha voluto dire la sua.

Ullrich, lo ricordiamo, è stato arrestato a Francoforte con accuse di lesioni gravi e pericolose. L’ex atleta teutonico reduce da una denuncia in Spagna si è poi ricoverato in un Ospedale psichiatrico per via della dipendenza da sostanze.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Ullrich questa situazione è conseguenza della separazione dalla moglie. Sulla vicenda ha detto la sua Lance Armstrong, storico antagonista del tedesco:

 

Farò di tutto per aiutare Jan, è stato uno degli avversari più degni che ho trovato sulla mia strada non merita di essere infangato come sta avvenendo”.

Le vicende del campione tedesco ricordano, per certi versi, quelle che hanno colpito Marco Pantani e lo stesso Armstrong ha speso una parola per questo fatto ed in particolare per come in Germania il pubblico indichi Erik Zabel come esempio opposto a Ullrich:

“Anche Pantani è stato infangato, in Italia si loda Ivan Basso  e si è infangato il Pirata”

sono state le parole del texano, intervistato dacyclingtips.

 

La scorsa settimana il quotidiano tedesco Bild ha citato l’avvocato di Ullrich Wolfgang Hoppe dicendo che Armstrong era pronto a volare in Europa per aiutare l’ex rivale.

“Lance Armstrong è molto interessato al destino di Jan,  e dice che la comunità ciclistica deve restare unita”, ha detto Hoppe. “Ma la cosa più importante è che Jan voglia essere aiutato. Allora Armstrong è pronto per salire su un aereo con un medico e venire in Europa “

Scarcerato Jan Ullrich, è in ospedale psichiatrico

Scarcerato Jan Ullrich: le condizioni per la detenzione non soddisfatte

Scarcerato Jan Ullrich per l’aggressione ad una escort, secondo il PM “le condizioni per la detenzione non sono state soddisfatte”, ora è in ospedale psichiatrico

Scarcerato Jan Ullrich

Scarcerato Jan Ullrich

Scarcerato Jan Ullrich, finalmente una notizia positiva per il  44enne ex corridore  che era  stato arrestato l’altro giorno in un hotel di lusso a Francoforte. Secondo un portavoce della polizia, il ciclista tedesco al momento dell’arresto era sotto l’effetto di droghe ed alcool.

La scorsa settimana il vincitore del Tour de France del 1997 era finito in manette a Maiorca per aver violato la proprietà privata ed aver cercato di aggredire il suo vicino, il regista e attore Til Schweiger. Proprio per via di questo brutto episodio, Kaiser Jan, come era soprannominato ai tempi della Telekom, si è trasferito in Germania per seguire un programma di disintossicazione.

L’episodio che lo ha visto triste protagonista è avvenuto, appunto, in un hotel di Francoforte (Villa Kennedy) in cui pare abbia tentato di aggredire una prostituta. Prontamente arrestato dalle autorità locali, la polizia ha deciso poi di rilasciare l’ex ciclista tedesco, visto che “le condizioni per la carcerazione non sono state soddisfatte“.

La Polizia tedesca ha comunque aperto una inchiesta  “per tentato omicidio e lesioni corporali pericolose” ai danni di Jan Ullrich che si è avvalso della facoltà di non rispondere e che  nel frattempo è stato rimesso in libertà dopo un confronto con l’ufficio del pubblico ministero di Francoforte.

Secondo quanto riportato dalla AFP, l’ex campione tedesco avrebbe passato la notte in compagnia della ragazza (una escort) per poi colpirla e cercare di strangolarla sul pavimento della camera.

Scarcerato Jan Ullrich: ora è in ospedale psichiatrico

Secondo quanto riportato da Il Corriere dello Sport,  Jan Ullrich è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico nella giornata venerdì dopo la breve detenzione per l’aggressione alla prostituta.  Attualmente il suo stato di salute viene valutato dagli specialisti che lo stanno costantemente monitorando. “A causa del suo stato mentale e fisico non c’era altra scelta“, ha detto il portavoce della polizia di Francoforte in una nota.

 

Jan Ullrich arrestato in Germania

Jan Ullrich arrestato stava strangolando una prostituta

Jan Ullrich arrestato in Germania stava strangolando una prostituta soltanto pochi giorni fa era stato denunciato per violazione di domicilio

Jan Ullrich arrestato con l'accusa di lesioni gravi

Jan Ullrich arrestato con l’accusa di lesioni gravi

Jan Ullrich arrestato con l’accusa di lesioni gravi e pericolose nei confronti di una prostituta a Francoforte. Ullrich era rientrato in Germania da Maiorca per seguire una terapia di riabilitazione dalla dipendenza di droghe e alcol dopo che era stato denunciato per violazione di domicilio. Qualche giorno fa l’ex ciclista della Telekom, vincitore del Tour de France 1997, era già stato arrestato dalla polizia di Maiorca per aggressione all’attore e regista Til Schweiger

Questa volta l’arresto è scattato presso un hotel di lusso (Villa Kennedy) a Francoforte dove il ciclista si era appartato con una prostituta che ha tentato di abusare e strangolare. Ullrich è stato trovato dagli agenti di polizia in evidente stato di alterazione da alcool e sostanze stupefacenti.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport nella stanza dell’hotel sono stati rinvenuti diversi grammi di una sostanza bianca, che potrebbe essere speed o cocaina.

“La separazione da Sara e la distanza dei miei figli, che non vedo da Natale e con i quali non sono quasi riuscito a parlare, mi hanno portato a fare e prendere cose di cui mi pento molto”,

ha ammesso Ja Ullrich alla ‘Bild’.

Non sembra accennarsi la caduta libera dell’ex campione tedesco che dopo essere stato uno delle stelle del ciclismo mondiale ha visto il finale di carriera rovinato da continui problemi di peso e oltre che dalla squalifica per doping. Ritiratosi dell’attività agonistica, il tedesco non ha trovato pace nella vita quotidiana segnata dalla separazione dalla moglie e dalla dichiarata dipendenza da sostanze. Ora dopo l’arresto di Maiorca arriva quello a Francoforte ci auguriamo che Jan possa trovare la serenità per affrontare e superare questo periodo buio.

 

 

 

Ullrich arrestato per aggressione

Ullrich arrestato per aggressione al regista Schweiger

Ullrich arrestato a Maiorca per aggressione al regista Schweiger che non lo aveva invitato al party per l’uscita del film ‘Honey in the Head’

Ullrich arrestato dalla polizia di Maiorca

Ullrich arrestato dalla polizia di Maiorca

Ullrich arrestato dalla polizia di Maiorca per aggressione all’attore e regista Til Schweiger, suo vicino di casa nella zona Establiments. Per l’ex ciclista tedesco, vincitore del Tour 1997, si preannunciano nuovi guai. Il motivo scatenante del raptus di Jan sarebbe stato il mancato invito del regista ad un party in occasione dell’uscita del film ‘Honey in the Head‘.

Evidentemente Jan Ullrich non ha gradito l’esclusione dalla festa tanto da aver saltato la recinzione della casa di Schweiger, minacciandolo a aggredendolo prima di essere dell’intervento della polizia locale che verso le sei del mattino ha proceduto al fermo dell’atleta tedesco.

Secondo un testimone Ullrich voleva a tutti i costi entrare nel giardino del regista che gli aveva negato l’accesso all’abitazione in quanto già qualche giorno prima  “si era comportato in modo strano”.

“Ho suonato e siccome nessuno mi apriva, ho deciso di entrare. Ed è stato un amico di Til a perdere il controllo, ha cercato di colpirmi con un calcio in stile kung-fu che sono riuscito a schivare e poi è arrivata la polizia”.

Sono state le dichiarazione di Jan Ullrich dopo che la notizia è stata resa nota dal quotidiano tedesco Bild.

” Ullrich era quasi uno di famiglia ma da quando la moglie lo ha lasciato le cose sono cambiate. Jan ha iniziato a usare anfetamine, mi raccontava che dormiva solo due ore. Iniziava a bere birra alle 6 del mattino e continuava per tutto il giorno. Mi disse anche che aveva una ricetta per poter assumere cocaina perché era meno dannosa delle anfetamine”.

Le parole rilasciate dal regista che danno l’idea della condizione in cui versa l’ex campione della T-Mobile che già nel 2014 aveva avuto problemi quando si schiantò contro un’auto ferendo due persone e venne condannato a 21 mesi di reclusione per guida in stato di ubriachezza.

“La separazione da Sara e la distanza dai miei figli, che non vedo da Natale e con i quali quasi non ho potuto parlare, mi hanno portare a fare e prendere cose di cui mi pento molto. Ho abusato di alcool e droghe, ma per amore dei miei figli sto facendo terapia. Sono diventato agorafobico, non potevo dormire. È stata una delle prove più difficile della mia vita”

Lo stesso Jan ammette che la separazione dalla moglie ha fortemente condizionati i suoi ultimi periodi portandolo ad assumere sostanze che gli hanno naturalmente arrecato problemi.