Ivan Basso: “Lance, ho pagato per i miei errori”

Ivan Basso risponde a Lance Armstrong

Ivan Basso ha voluto dire la sua sul documentario Lance in cui è chiamato in causa, ribadendo di aver pagato per i propri errori e di rispettare Armstrong

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso (fonte pagina facebook)

Ivan Basso ha voluto replicare alle parola pronunciare da Armstrong nel documentario “Lance” in onda sull’emittente televisiva americana ESPN. Il texano ha “dedicato” un passaggio ai ciclisti italiani, da Marco Pantani al ciclista varesino suscitando non poche reazioni di malcontento.

Basso, chiamato il causa dall’ex ciclista americano che ha sottolineato come i media abbiano avuto un approccio diverso nei confronti dei due atleti, ha voluto dire la sua in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale.

In realtà nel documentario di Marina Zenovich, Armstrong incolpa il ciclismo per quello che è successo, confrontando la sua condizione con quella di Ullrich e Pantani e fa un confronto sul modo in cui sono stati trattati altri ciclisti come Basso, Erik Zabel e George Hincapie.

Nell’intervista, il ciclista di Cassano Magnago, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di visionare il documentario e che quindi non è certo che le parole riportate da molti siti siano state correttamente tradotte. Parlando delle sue vicissitudini legate al doping, Ivan ha dichiarato:

“Nel 2006 sono stato catturato nell’Operacion Puerto e per questo ho appoggiato la schiena al muro: ho confessato e l’ho pagato con un divieto di due anni. Sono andato dal paradiso all’inferno”

Ivan Basso ha voluto spezzare una lancia a favore di Armstrong:

“A Lance sono e sarò sempre grato, perché con me si è sempre comportato benissimo. Quando mia mamma  si ammalò di cancro, lui si fece in quattro per darci una mano. Lo stesso accadde quando toccò a me nel 2015, è stato generoso e disponibile”.

 

 

 

Basso ha voluto dedicare un passaggio a Pantani:

non amava Lance, ma Marco era il genio assoluto. Il talento. Nessuno come lui. Nessuno”

Gobik mette in vendita l’edizione limitata della maglia Abikes

Gobik: l’edizione limitata della maglia Abikes

Gobik, inizia venerdì 24 aprile la vendita dell’edizione limitata della maglia Abikes, il marchio di biciclette di Contador e Basso 

gobik

gobik

Il brand di abbigliamento per ciclismo Gobik, inizia venerdì 24 aprile la vendita dell’edizione limitata della maglia Abikes, il marchio di biciclette che Alberto Contador e Ivan Basso progettano per il 2020.

Il design in bianco e nero è stato implementato sul modello a maniche corte unisex CX PRO, una maglia ultraleggera, molto attillata e traspirante che svolge il ruolo di seconda pelle. E con una grafica che è la perfetta estensione del primo design di biciclette mostrato da Abikes.

Come dicono da Gobik: “Eravamo chiari sull’obiettivo di questa prima edizione limitata legata a Contador e Basso, due dei nostri ambasciatori di maggior successo. Nient’altro che dare continuità alla bicicletta nella pelle di Alberto e Ivan. ”

 

 

Tra eleganza e prestazioni

“Penso che la nuova maglia soddisfi l’eleganza e i vantaggi tecnici che ogni ciclista vuole indossare quando pedala in bici”, afferma Alberto Contador, che influenza sia le sue origini professionali che quelle Basso per collaborare al miglioramento delle prestazioni raggiunte dal capo.

In questo senso, Ivan Basso assicura che “Gobik ha raggiunto la versatilità che chiediamo, che funziona bene nei momenti di massima richiesta senza dimenticare l’aspetto estetico di cui ogni ciclista si prende cura. Vogliamo che questa sia una delle maglie preferite nel guardaroba di ogni apasionato. ”

Per quanto riguarda le prestazioni, Contador continua dicendo che “apprezziamo molto il suo aspetto tecnico con i migliori tessuti, una vestibilità perfetta è traspirante. È progettato per togliere i secondi, con la stessa richiesta che io e Ivan abbiamo richiesto quando eravamo professionisti.

“È unico, elegante e davvero unico. Autentica essenza delle collezioni Gobik “completa Alberto García, fondatore e Co-AD di Gobik e leader dell’area Sviluppo prodotti.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Ivan Basso, vogliamo diventar un top team

Ivan Basso e Alberto Contador puntano in alto

Ivan Basso e Alberto Contador lanciano la loro Kometa–Xstra verso l’alto, tra gli atleti in rampa di lancio Antonio Puppio e Alessandro Fancellu

Ivan Basso

Ivan Basso

Ivan Basso e Alberto Contador sono due campioni unici che hanno scritto pagine indelebili del ciclismo mondiale. I due ex rivali ora sono colleghi assieme al fratello del corridore spagnolo nel progetto Kometa–Xstra. La formazione, di categoria Continental, è il vivaio del team Trek Segafredo ma l’obiettivo è quello di dare autonomia al team per farlo crescere fino a debuttare nel World Tour per provare a competere con le corazzate del ciclismo.

Ivan Basso e Alberto Contador sono stati colleghi, per un breve lasso di tempo, sotto i colori del team Tinkoff e, appesi gli scarpini al chiodo, hanno deciso di sviluppare un percorso di crescita nel ciclismo giovanile. Ivan, Alberto e Fran hanno dato seguito ad un progetto legato alla Fondazione Contador che gestiva alcune formazioni giovanili. Da quel progetto è nata, appunto, la Kometa–Xstra che ha valorizzato due atleti del calibro di Matteo Moschetti e Enric Mas.

“vogliamo far crescere una nuova filosofia di ciclismo con i nostri sponsor – ha spiegato l’ex corridore italiano – il sogno è diventare la migliore squadra al mondo ma per farlo non bastano idee e buoni propositi, serve un budget all’altezza”.

Come può quindi evolvere il Team Kometa? Ivan Basso e soci hanno in programma una serie di incontri con potenziali investitori che potrebbero far svoltare le sorti della formazione:

“nei prossimi sei mesi ci saranno tanti impegni e saranno fondamentali per la squadra. Abbiamo in agenda almeno dieci incontri entro aprile che potrebbero farci fare un salto di qualità. Formazioni come la Sunweb o la Jumbo Visma hanno lavorato bene convincendo gli sponsor della validità del loro progetto e trovando sostegno finanziario”.

Ma quali sono gli atleti in rampa di lancio in casa Kometa–Xstra? Ivan non ha dubbi: Antonio Puppio e Alessandro Fancellu.

“Puppio mi ricorda Ganna per il motore, deve crescere molto ma ha ottime doti, Fancellu può vincere il Giro Under 23, lui potrebbe essere il nuovo Nibali, è il nostro miglior talento”.

Gravel KASK Soave al via Ivan Basso

Gravel KASK Soave con Ivan Basso

Gravel KASK Soave per chi ama lo stile “gravel” la diciannovesima edizione della Granfondo con Ivan Basso

Gravel KASK Soave

Gravel KASK Soave

Gravel KASK Soave tutto pronto. Domenica 26 maggio 2019 andrà in scena la diciannovesima edizione della Granfondo KASK Soave MTB, gara di mountain bike che si sviluppa nel cuore di Soave, e che sarà accompagnata da un lungo weekend di iniziative collaterali, tutte incentrate intorno al mondo delle due ruote. Tra queste la pedalata amatoriale Gravel KASK Soave di sabato 25 maggio 2019 che vedrà al via anche Ivan Basso, vincitore del Giro d’Italia 2006, e che nel pomeriggio incontrerà gli alunni della scuola primaria e secondaria presso il Soave Bike Expo.

Manca meno di una settimana e l’adrenalina cresce in vista della Granfondo KASK Soave MTB, gara point to point di mountain bike in programma domenica 26 maggio 2019 sulle dolci colline veronesi, territorio riconosciuto come il primo Paesaggio Storico Rurale Italiano. Una diciannovesima edizione che vedrà andare in scena un vero e proprio happening della mountain bike lungo due giorni e ricco di iniziative collaterali, tra cui la pedalata amatoriale Gravel KASK Soave a cui prenderà parte anche l’ex professionista Ivan Basso. Molti, quindi, gli eventi in programma che daranno l’opportunità a famiglie e amici di vivere e godere le bellezze del territorio di Soave nel divertimento assoluto.

DUE GIORNI A TUTTA BICI IN COMPAGNIA DI IVAN BASSO

Ivan Basso

Ivan Basso

Si inizierà la mattina di sabato 25 maggio 2019 con la Gravel KASK Soave, non una competizione ma una pedalata amatoriale aperta a tutti con partenza alla francese che si svilupperà lungo due percorsi. Il primo, seguendo il corso dell’Adige, condurrà i partecipanti attraverso vigneti, piccoli borghi e il centro storico di Verona, su un tracciato di 114 chilometri e con un dislivello di circa 900 metri. Il secondo, di circa 55 chilometri, porterà i partecipanti alla scoperta delle bellezze del territorio di Soave e dell’est veronese. Tra i partenti della Gravel KASK Soave ci sarà anche un ospite speciale: il vincitore del Giro d’Italia 2006 Ivan Basso che, nel pomeriggio, incontrerà tutti i suoi fan presso l’area expo.

Infatti, la festa continuerà dopo la pedalata Gravel nel Parco della Rimembranza di Soave dove sarà allestito il “Soave Bike Expo” con l’esposizione degli stand delle aziende, la possibilità di acquistare l’esclusiva maglia ufficiale della XIX Granfondo KASK Soave MTB e l’opportunità di partecipare al Bianchi Bike Test per provare la propria bici ideale. Non mancheranno ovviamente il buon cibo – durante il Soave Bike Truck Street Food sarà infatti possibile degustare le prelibatezze locali – e tanto divertimento, assicurato dalla presenza di Radio Number One.

Alle ore 15.00 di sabato 25 maggio, il varesino Ivan Basso, una volta terminata la pedalata gravel, incontrerà e si racconterà ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie e a seguire si svolgerà la gara dedicata ai più piccini su un circuito a loro dedicato. La giornata di sabato vedrà inoltre andare in scena numerose attività pensate appositamente per le famiglie tra cui una visita guidata con degustazione presso la Cantina di Soave Borgo Rocca Sveva, il Tour guidato al Giardino dei Semplici e altre iniziative che verranno comunicate nel corso della settimana.

IN ATTESA DELLA GRANFONDO KASK SOAVE MTB
Il Parco della Rimembranza sarà anche il quartier generale per tutti gli iscritti alla gara Granfondo KASK Soave MTB che sabato 25 – dalle ore 14.30 alle ore 18.30 – e domenica 26 maggio 2019, dalle ore 07.00 alle ore 08.30, potranno ritirare i pettorali e il Welcome Kit. La Granfondo KASK Soave MTB vedrà i partecipanti sfidarsi lungo un percorso di 50 chilometri e con un dislivello totale di 1.600 metri che ben si presta alla bici off-road ma che è, al contempo, adatto anche ai più semplici amatori. Otto i chilometri asfaltati e 42 quelli di sterrato che attraversano boschi e prati, con sentieri caratterizzati da rocce, ciottoli, gradoni e radici, con un grip vario e con curve non sempre ampie e agiate.
La partenza della competizione è fissata per le ore 09.15 da Via Roma e la Flower Ceremony vedrà i vincitori salire sul palco di Porta Verona alle ore 11.30: una volta terminata la fatica, i biker potranno rifocillarsi al Pasta Party by Giovanni Rana del dopo gara e assistere alle premiazioni dalle ore 14.30.

ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO E DEI SAPORI DI SOAVE

Grazie alla Granfondo KASK Soave MTB tifosi e accompagnatori potranno scoprire i prodotti e vivere da vicino il territorio di Soave che l’anno scorso ha ricevuto dalla FAO il titolo di “Patrimonio

Agricolo di rilevanza mondiale”, un riconoscimento assegnato ai viticoltori veronesi «per il loro modo unico di produrre uva e prodotti a base di uva usando pratiche e conoscenze tradizionali preservando biodiversità ed ecosistemi». Presso il locale La Casara, per esempio, sarà possibile degustare le specialità alimentari delle colline veronesi, dai formaggi DOP ai salumi, oltre che al vino DOC e DOCG del territorio di Soave e Valpolicella. Inoltre, presso il Soave Bike Hotel, situato a pochissimi chilometri dal centro, ogni ospite potrà trovare una raffinata e attenta ospitalità, con particolare cura per la propria mountain bike.

Dal Soave alla Valpolicella allargata

Tour guidato al Giardino dei Semplici

Medieval Safari in green-car twizy

Alla conquista del castello

Visita guidata con degustazione

alla cantina di Soave Borgo Rocca Sveva

Per ulteriori informazioni: www.gfkasksoave.com

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

 

Alan Marangoni ricorda la nascita del fenomeno Peter Sagan

Alan Marangoni lascia il ciclismo e parla di Sagan

Alan Marangoni si ritira dall’attività agonistica e ricorda con affetto il rapporto con il fenomeno Peter Sagan

Alan Marangoni

Alan Marangoni

Alan Marangoni si ritira dall’attività agonistica ma manterrà per sempre affettuosi ricordi del suo tempo passato nel plotone ed in particolare quando accolse il giovane Peter Sagan alla Liquidas muovendo assieme i primi passi che hanno portato lo slovacco a diventare una star mondiale.

Marangoni, 34 anni, ha corso per 10 anni nei team professionistici con la divisa del Team Liquigas prima e ora con quella della Nippo Vini Fantini. 

Con la Liquigas, ha contribuito al lancio di Sagan. Ora con il Tour of Hainan si accinge a salutare il mondo del ciclismo professionistico.

“Ricordo gli anni passati assieme a Peter Sagan al team Liquigas, i quattro anni in quel gruppo sono stati i migliori della mia vita perché facevo ciclismo al massimo livello in una squadra fatta di amici prima ancora che di colleghi. Ho pedalato con Ivan Basso, Vincenzo Nibali e un Peter Sagan pronto ad esplodere ed è stato un vero onore.”

Ha spiegato il ciclista al sito Velonews.

“Sono stato un ciclista normale, non avevo il talento per vincere le grandi corse ma ho avuto la fortuna di passare momenti speciali aiutando i campioni con cui ho corso. Il giorno più bellodella mia vita in bicicletta è stato al Tour Tour de France 2013 nella tappa da Montpellier ad Albi.  Abbiamo tirato 120 km a tutto gas lasciando indietro i favoriti per le volate Cavendish, Kittel e Greipel e siamo andati direttamente al traguardo e Peter ha vinto. Ha trionfato Sagan ma è stato il trionfo del lavoro di squadra, davvero una grande giornata”.

Dopo quella vittoria, Sagan si è avvicinato al compagno e gli ha sussurrato: “Oggi hai fatto un grande lavoro, mi hai salvato il culo!”

Marangoni è passato professionista nel 2009 e ha corso dal 2011 al 2014 con la maglia della Liquigas. Nel 2015, lo sponsor Cannondale ha iniziato a collaborare con la Garmin-Slipstream e da quel momento l’Italia ha perso il suo ultimo team World Tour. In quel momento le strade di Alan Marangoni  e Sagan, passato con Bjarne Riis e Oleg Tinkov al Team Saxo Bank, si sono separate:

“E ‘stato un peccato, mi sarebbe piaciuto seguirlo. Spero che Peter scelga di fare il Giro d’Italia, lui è legato all’Italia ma non ha mai corso al Giro e per un campione come lui, penso che sia necessario per completare la sua carriera, il pubblico italiano è molto caldo e uno come lui può divertirsi”.

Marangoni a metà novembre, partecipa al suo ultimo evento, una corsa di un giorno ad Okinawa:

“Sono felice perché il mio sforzo è quasi finito ad Okinawa sarà la mia ultima corsa ho apprezzato il Tour of Hainan, un posto davvero carino, abbiamo visto molte belle spiagge, un mare spettacolare e anche gli hotel sono molto buoni. Sicuramente l’anno prossimo raccomanderò ai miei colleghi di venire qui e fare l’ultima gara dell’anno perché è un piacere.”.

Lance Armstrong: “voglio aiutare Ullrich”

Lance Armstrong: “Farò tutto per aiutare Ullrich”

Lance Armstrong parla dell’ex rivale Jan Ullrich, vuole aiutarlo e su Pantani: “Non merita di essere infangato”

Lance Armstrong e Ullrich

Lance Armstrong e Ullrich

Lance Armstrong conosce bene cosa vuol dire l’oblio. Indipendentemente dal pensiero che si può avere sul texano è palese che abbia conosciuto non pochi fantasmi nella sua vita. Ora, ad una settimana circa dalla notizia shock che ha colpito l’ex capitano della Telekom Jan Ullrich, l’ex corridore della US Postal Service ha voluto dire la sua.

Ullrich, lo ricordiamo, è stato arrestato a Francoforte con accuse di lesioni gravi e pericolose. L’ex atleta teutonico reduce da una denuncia in Spagna si è poi ricoverato in un Ospedale psichiatrico per via della dipendenza da sostanze.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Ullrich questa situazione è conseguenza della separazione dalla moglie. Sulla vicenda ha detto la sua Lance Armstrong, storico antagonista del tedesco:

 

Farò di tutto per aiutare Jan, è stato uno degli avversari più degni che ho trovato sulla mia strada non merita di essere infangato come sta avvenendo”.

Le vicende del campione tedesco ricordano, per certi versi, quelle che hanno colpito Marco Pantani e lo stesso Armstrong ha speso una parola per questo fatto ed in particolare per come in Germania il pubblico indichi Erik Zabel come esempio opposto a Ullrich:

“Anche Pantani è stato infangato, in Italia si loda Ivan Basso  e si è infangato il Pirata”

sono state le parole del texano, intervistato dacyclingtips.

 

La scorsa settimana il quotidiano tedesco Bild ha citato l’avvocato di Ullrich Wolfgang Hoppe dicendo che Armstrong era pronto a volare in Europa per aiutare l’ex rivale.

“Lance Armstrong è molto interessato al destino di Jan,  e dice che la comunità ciclistica deve restare unita”, ha detto Hoppe. “Ma la cosa più importante è che Jan voglia essere aiutato. Allora Armstrong è pronto per salire su un aereo con un medico e venire in Europa “

Francesco Guidolin lo Zoncolan l’ho scoperto io

Francesco Guidolin lo Zoncolan e l’Udinese del 1998

Francesco Guidolin lo Zoncolan lo conosce bene, lo ha affrontato per la prima volta nell’agosto del 1998 quando allenava l’Udinese durante il Trofeo Birra Moretti

Francesco Guidolin

Francesco Guidolin

Francesco Guidolin lo Zoncolan lo conosce bene, l’ex tecnico dello Swansea in Inghilterra ama da sempre il ciclismo, è il suo modo per scaricare la tensione e lo stress che un allenatore di una squadra di calcio è solito accumulare nel corso della stagione.

Nell’agosto del 1998, Francesco Guidolin siede sulla panchina dell’Udinese. La squadra friulana ospita un grande classico del calcio d’Agosto, il torneo amichevole Trofeo Birra Moretti, e nella prima partita va in vantaggio contro l’Inter. Guidolin non si alza ad esultare e tutti si chiedono se vi siano dei dissapori o dei problemi. In realtà la mattina il buon Francesco si è avventurato con la sua bicicletta, fedele compagna di tante sgambate, fino alla cime dello Zoncolan.

Lo Zoncolan non è, nel 1998, così noto se non agli appassionati di locali, mai una corsa ufficiale lo ha scalato ma quel giorno le gambe di Francesco Guidolin fanno conoscenza del “mostro” carnico. Lo Zoncolan non è una salita comune è la manifestazione dell’imponenza della natura. L’idea della piccolezza dell’uomo di fronte alla roccia, alle rampe infami della salita.

Quel giorno Guidolin lo scopre: “in senso lato, almeno per il grande ciclismo. Perché non avevo mai visto una salita così terribile e ho cominciato a spargere la voce nel mondo della bicicletta”

Il Mostro Zoncolan farà il suo debutto alla corsa rosa cinque anni più tardi dal versante di Sutrio, il meno duro. “Lo Zoncolan è la salita più dura al mondo – continua Guidolin – non sono un professionista ma di salite ne ho fatte tantissime”.

Ma come ha fatto Guidolin a incrociare il Mostro Carnico? “Nel 98 l’Udinese era in ritiro ad Arta Terme e grazie ad un ragazzo del posto di nome Daniele ho scoperto questi luoghi meravigliosi. Il ragazzo mi parlava sempre dello Zoncolan, così all’ultimo giorno di ritiro, che coincideva con il Trofeo Moretti, ci siamo spinti ad affrontarlo. La strada era sterrata, un viottolo di montagna fangoso, i primi chilometri erano duri ma nulla di strano poi ecco i sei chilometri successivi e li ho capito che ero di fronte alla salita più dura al mondo”.

“Solo con la forza della disperazione ho finito quella salita – prosegue l’allenatore – ammetto che ho ache messo il piede a terra cosa che non faccio mai. Lo Zoncolan è il Wembley del ciclismo quel giorno ne ho capito il potenziale”.

Da quel momento Francesco Guidolin comincia a parlare del Monte Zoncolan così Enzo Cainero si impegna per organizzare l’arrivo di tappa in cima al Mostro e da quel momento si scrive un nuovo pezzo di storia del ciclismo mondiale.

I vincitori sullo Zoncolan

Anno Tappa Km Vincitore Tempo
2003 12ª 185 Gilberto Simoni
2007 17ª 142 Gilberto Simoni 39’03”
2010 15ª 222 Ivan Basso 40’45”
2011 14ª 172 Igor Antón 40’50”
2014 20ª 167 Michael Rogers 44’30”
2018 14ª 186 Chris Froome 39’58”

Nove Colli 2018 tra vip, chiodi e beneficenza

Nove Colli 2018 tra sabotaggio e tanti vip

Nove Colli 2018 ha fatto registrare ben 12000 atleti al via tra cui tanti vip e lo spiacevole “sabotaggio” con chiodi sul percorso

Nove Colli 2018

Nove Colli 2018

Nove Colli 2018 giunta alla 48esima edizione ha fatto registrare ben 12.000 atleti al via tra cui anche tanti vip ed ex ciclisti. Al via (ma solo come ospite) anche Mario Cipollini sempre al centro delle cronache rosa nazionale. Presente anche il due volte vincitore del Giro di Lombardia Joaquim “Purito” Rodriguez e il trionfatore di due Giri d’Italia Ivan Basso. Tra i VIP al via anche il Signore degli Anelli Yuri Chechi e gli ori olimpici Antonio Rossi (canottaggio) e Cristian Zorzi (sci di fondo).

La corsa è partita dal porto di Cesenatico per arrivare sul lungomare Carducci, con un passaggio anche tra gli scenari suggestivi dell’Alta Valmarecchia.

La prova nella 200 chilometri è andata a Federico Pozzetto, triestino classe 1990 con un passato tra i pro. Tra le donne la vittoria è andata alla bellissima e fortissima Simona Parente regina delle Granfondo.

Nel percorso breve il vincitore è stato lo spagnolo Oliver Aviles, ex campione del mondo Mtb a Livigno 2006 mentre tra le donne si è imposta Barbara Lancioni.

Nove Colli 2018: chiodi sul percorso

La bella giornata è stata in parte rovinata dal solito deficiente che ha pensato di diventare protagonista disseminando chiodi di piccole dimensioni lungo il percorso.

Sono state decine le gomme che tra i circa 26 mila pneumatici in corsa sono state vittime della stupidità umana. Il genio ha agito subito dopo il piccolo borgo di Piandispino nella salita che porta a Pieve di Rivoschio.

Tanti partecipanti hanno dovuto fermarsi per sostituire le ruote bucate, alcuni hanno preferito ritirarsi dalla corsa.

Tra le vittime del vile comportamento anche l’ex vincitore del Giro d’Italia, Ivan Basso, impegnato con la squadra speciale per la raccolta fondi per la Pediatria di Rimini.“. Il corridore varesino ha raccolto e donato circa 20mila euro all’ Istituto Oncologico Romagnolo Onlus (Ior) a favore di progetti del reparto di oncologia pediatrica.

Il responsabile del gravissimo comportamento, qualora venissi individuate, rischia diversi capi d’accusa compreso quello di attentato ai trasporti che prevede pene tutt’altro che leggere.

 

 

 

 

 

Francesca Baroni intervista esclusiva per ciclonews

Francesca Baroni intervista con la giovane atleta toscana

Francesca Baroni intervista con l’atleta della Selle Italia – Guerciotti –Elite talento del ciclocross italiano under 23 e della categoria Elite

Francesca Baroni

Francesca Baroni

Francesca Baroni, intervista con l’atleta toscana di Bozzano, una frazione della ridente Massarosa, talento del ciclismo italiano. Talento del ciclocross tricolore, in forza al team SelleItalia-Guerciotti-Elite e al Vallerbike ASD, sta ottenendo ottimi risultati nella categoria Under23 (Francy è una classe 1999).

Ciao Francesca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

La mia passione per il ciclismo nasce grazie a Ivan Basso (e lui lo sa!). All’età di 6 anni guardando la TV mi accorsi di un ciclista che stava vincendo il Giro d’Italia e mi “innamorai” di lui, era Ivan Basso!!! Per mia fortuna l’ho conosciuto subito anche personalmente, il primo incontro è stato molto emozionante e da allora continuiamo ogni tanto a sentirci e a vederci, è sempre molto disponibile con me.
Da quel giorno ho scelto la bici come compagna di vita, anno dopo anno ho sempre continuato senza mai mollare ed eccomi al primo anno di Elite per la strada ed al primo di U23 per il fuoristrada.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Penso la abbia influenzato molto, sicuramente mi ha dato delle regole e i sacrifici sono stati e sono tuttora tanti. Si deve sempre stare attenti a quello che si mangia, la sera a letto presto, nel weekend ci sono le gare.  Ma visto che ormai sono 12 anni che pedalo non riesco ad immaginarmi come potrebbe essere stata la mia adolescenza senza bici!

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

La cosa più importante che ho imparato è quella di “non mollare mai fino alla fine!” e questo mi servirà sicuramente anche nella vita! Poi, come già detto prima, quello di avere delle regole come l’attenzione, la precisione, la puntualità e per ultimo ma non meno importante, il costante contatto con altre persone che spesso da avversarie si trasformano a fine gara in vere e proprie compagnie ed amicizie…

C’è una corsa che Francesca Baroni ricorda con particolare piacere?

Sicuramente il Campionato Italiano di Ciclocross del 2016 a Monte Prat in Friuli quando ho vinto la mia prima maglia tricolore da Juniores al primo anno, una emozione indescrivibile che non potrò mai dimenticare…

 C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Come già detto in precedenza Ivan Basso! Attualmente sono una fan sfegatata di Peter Sagan che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere anche personalmente, è proprio un “matto” e persone come lui non fanno altro che bene al ciclismo!

A livello femminile ammiro molto Pauline Ferrand-Prévot capace di vincere 3 mondiali nello stesso anno in discipline diverse, anche per me è molto importante e fondamentale la multidisciplinarietà,

Cosa fa Francesca Baroni nel tempo libero?

A dire il vero di tempo libero ne ho veramente poco! Tra la bici e lo studio sono sempre molto impegnata ma quel poco di tempo che mi rimane lo passo sui social al cellulare, guardo un po’ di TV e leggo qualche libro e, molto importante, cerco sempre di riposare e recuperare un po’ di energie

Come ti trovi nel team?

Attualmente corro con la Vallerbike ASD di Empoli, con loro pratico sia strada che mountain-bike, lo ripeto, io credo molto nella multidisciplinarietà anche se purtroppo in Italia non è facile da praticare. Per il ciclocross sono legata alla SelleItalia-Guerciotti-Elite, top team italiano, non potevo chiedere di più, è sempre stato il mio sogno correre per loro… Con entrambi i teams mi trovo molto bene e cerco di ripagare la fiducia che hanno nei miei confronti con il massimo impegno e, spero, con qualche bel risultato!

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Francesca Baroni?

Io ce la metterò sempre tutta, questo è sicuro!!! Vedremo strada facendo, quest’anno è molto duro e difficile visto che sono al primo anno U23 (già Elite per la strada!).
L’inizio stagione con il Ciclocross non è andato male e per adesso anche in MTB credo che me la stia cavando. Su strada le gare un po’ più importanti cominciano adesso. Vedremo, ma la gara più importante e dura di quest’anno penso di averla a fine Giugno quando dovrò affrontare gli esami di maturità, ma anche li arriverò al “Traguardo”

Matteo Moschetti fenomeno del ciclismo tricolore

Matteo Moschetti fenomeno del presente e del futuro?

Matteo Moschetti fenomeno della formazione Continental Polartec-Kometa, creata da Alberto Contador ed Ivan Basso.

Matteo Moschetti fenomeno nascente

Matteo Moschetti fenomeno nascente

Matteo Moschetti fenomeno del ciclismo italiano in assoluta rampa di lancio, il corridore attualmente in forza al team continental Polartec-Kometa, creata da Alberto Contador ed Ivan Basso sta stupendo tutti con un inizio di stagione davvero di assoluta qualità.

Matteo Moschetti fenomeno lo è sempre stato ma possiamo tranquillamente affermare che le sue eccellenti prestazioni nelle prime uscite da corridore internazionali sono andare ben oltre le più rosee aspettative.

Il ventunenne lombardo, vincitore nel 2017 del titolo nazionale under 23, si è assolutamente ambientato tra gli élite con la maglia della Polartec-Kometa tanto che la Trek (per cui il team di Contador è la “cantera”) ha annunciato di aver siglato un accordo con il giovane talento per le stagioni 2019 e 2020.

Il corridore di Robecco sul Naviglio,classe 1996, vincitore nel 2017 del titolo nazionale under 23 con la maglia Viris, sinora ha già siglato qualcosa come sei le vittorie in stagione, cifra che lo porta al secondo posto al mondo al pari di Elia Viviani e alle spalle del solo Alejandro Valverde.

Se da una parte il pedale tricolore resta appesa al suo fuoriclasse, Vincenzo Nibali capace di azioni assolutamente incredibili come quella della scorsa Milano-Sanremo, dall’altro sta vedendo sbocciare alcuni talenti di primissimo livello.

Il ventunenne della Polartec-Kometa ha colto la sesta gioia del 2018 superando nella La Haye-Caen di 151 km il britannico Connor Swift della Madison Genesis e il tedesco Alexander Krieger della Leopard Pro Cycling.

“Moschetti? Ha una classe super. Incredibile” parola di Alberto Contador. Un commento sul giovanissimo passista veloce arriva anche da di Ivan Basso: “Matteo è un corridore tutto da scoprire. Ha privilegiato lo studio, e questo è un bene, e non s’è mai allenato con grande metodo. Lo vedevi e notavi che non era mai tirato, ma ciò gli assicura anche dei grandi margini di miglioramento. Sapevo che era forte, però confesso: sono sorpreso, non me l’aspettavo così tanto”.

Moschetti, con il quale abbiamo avuto modo di fare una interessante chiacchierata lo scorso mese di novembre è un ragazzo attento e dedico al lavoro, condizioni indispensabile come base per diventare un campione e, se il buon giorno si vede dal mattino, Matteo è sulla giusta strada per il successo.