Mirko Manazzale intervista per Ciclonews

Mirko Manazzale intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale, Bergamasco classe 1999 (al limite del millennial!), giovanissimo talento del Downhill tricolore, si racconta in questa intervista in esclusiva per la nostra redazione.

Ciao Mirko e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come hai iniziato a praticare il Downhill?

Ciao ragazzi e grazie a voi per l’ospitalità è un piacere fare due chiacchiere con voi, seguo il vostro sito perché dà spazio alla nostra amata disciplina. Dunque come ho iniziato, diciamo che è iniziato un po’ tutto per caso. Ammetto che non conoscevo assolutamente nulla di questo sport poi un giorno mi sono imbattuto in una gara di Downhill che si correva nel mio paese. Mi sono goduto la gara e sono tornato a casa con qualcosa dentro. La settimana successiva andai a chiedere informazioni ad un team, il Bikers Petosino. Furono davvero molto gentili, mi invitarono per una prova e mi prestarono il materiale necessario. Da quel momento non ho più smesso con questo sport.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare come mai hai scelto questa disciplina?

Come ti dicevo tutto è partito un po’ per caso, il Downhill è uno sport che passa pochissimo alla televisione, devi andarlo a cercare o, come nel mio caso, è lui che cerca te. Ricordo, come dicevo prima, che la prima gara che vidi mi lasciò dentro un qualcosa e dopo la prima prova capii subito cos’era. Era emozione allo stato puro perché il DH è cosi, senti tanta agitazione prima della gara, poi parti e senti l’adrenalina a mille, il cuore che batte a tutta e non senti più i pensieri, solo l’emozione.

C’è una gara che Mirko Manazzale ricorda con più piacere?

Sinceramente non ho alcun dubbio nel rispondere a questa domanda: il Mondiale in Val di Sole. Per me, così giovane, era già una emozione incredibile la sola idea di prendervi parte. Poi trovarsi li, sulla pista, tantissima gente, un rumore infernale che ti dava una carica pazzesca. Non dimenticherò mai il tifo nelle mie orecchie e l’adrenalina che sentivo scorrere dentro di me.
Questo è uno sport di nicchia che ti dà delle emozioni assurde perché chi segue questo sport lo ama davvero, non lo fa per moda o perché è uno sport mediatico. Ecco tu immagina tutta questa passione amplificata da un evento mondiale.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Sono un ragazzo normale, come tutti quelli della mia età nel tempo libero amo uscire con gli amici, divertirmi, riedere. Mi piace passare del tempo con la mia ragazza e poi adoro andare a pescare, è uno dei miei hobby preferiti perché mi rilassa. Forse è un modo per compensare tutta l’adrenalina del downhill?

C’è stato qualche atleta che ha ispirato Mirko Manazzale?

Fin da subito mi ha colpito il modo di correre di Danny Hart, secondo me è un vero fenomeno e i risultati parlano per lui. E’ stato Campione del Mondo due volte, nel 2011 e nel 2016 e quando scende sa davvero trasmettere una grinta pazzesca. Direi che anche oggi è per me fonte di grande ispirazione.

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica è un pezzo integrante della mia vita, anche se ammetto di non avere un genere musicale preferito e ascolto un po’ di tutto, sono sicuro che senza musica impazzirei. Mi dà la carica giusta o mi rilassa a seconda del momento. Diciamo che nel tempo libero cerco qualcosa di rilassante mentre in allenamento scelgo sempre dei pezzi che mi diano la carica.

 

Sei molto giovane, quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sinceramente non sono uno che si pone dei singoli obiettivi. Amo dare sempre tutto me stesso in quello che faccio e nello sport ci metto anche qualcosa di più. Come hai detto sono giovane e quindi ho tanta strada da fare ma sono focalizzato sulla continua ricerca del miglioramento e spero di poter ottenere buoni risultati in Italia e, perché no, mi piacerebbe far conoscere il nome Mirko Manazzale anche all’estero.

 

Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Gianluca Zaghi intervista esclusiva per Ciclonews

Gianluca Zaghi noto restauratore di biciclette si racconta a www.ciclonews.biz

Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi è un personaggio senza età, energia di un teenager e animo profondo di uno che ha vissuto molte esperienze nella sua vita. La sua passione per il restauro delle biciclette vintage nasce quasi per caso ma ha una funzione quasi di nuova genesi e di rispetto per le cose in un mondo un cui il consumismo la fa da padrone. Dopo un periodo a New York torna nella sua Svizzera e inizia una meravigliosa avventura che ha raccontato nello splendido “Biciclette Vintage“. Scopriamo la sua storia in questa intervista.

Ciao Gianluca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il tuo libro “Biciclette Vintage”

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate e per l’attenzione a questo mondo affascinante ma un po’ di nicchia.

Sei un recuperatore, un creatore di sogni su due ruote, come nasce la tua passione per il restauro delle biciclette?

 

La mia passione nasce per caso e per necessita’. Nel 2010 mi trovai momentaneamente senza lavoro e avevo deciso che non sarei piu’ ritornato a fare l’impiegato. Con parecchio tempo libero a disposizione cominciai a pensare a che tipo di attivita’ potevo dedicarmi. Poi un amico mi telefona dal nulla e mi dice: “Visto che sei a casa a far nulla, vieni in bici a farti qualche giro…”.  Economicamente non potevo permettemi una bici nuova, e’ a quel punto che scoprii il mondo del vintage e comprai una Moser degli anni 70.

In un mondo industrializzato, la tua scelta immagino sia di cuore. Una bicicletta “artigianale” ha un’anima che una industriale non potrà mai avere. Concordi?

Certo oltre ad essere una scelta di cuore e’ soprattutto di occhi. La bellezza parla senza aver bisogno di didascalie. Le biciclette come tutti i prodotti di oggi non parlano di mani, di sudore, di maestria. Ma al contrario sanno di “robotica” appunto industriale. Ne risultano prodotti in serie e identici, semplicemente dei cloni, senz’anima nè bellezza.

Chi è il cliente medio di Gianluca Zaghi? Cosa vuole da una tua bicicletta?

Il mio cliente medio e’ uomo sopra la quarantina. Se e’ un collezionista cerca sempre “la chicca” o la bici che lo fa innamorare al primo colpo. Se invece viene da me per restaurare, si aspetta maestria e alla fine soddisfazione ed emozioni.

Restaurare un oggetto in disuso ha una funzione catartica e anche etica: passare da uno “scarto” a un prodotto. Quanta soddisfazione c’è in questo percorso?

Wow questa è una  domanda davvero  interessante a cui rispondere ed è di gran lunga la piu’ importante. La soddisfazione nel recuperare un oggetto dato per “morto” è pari a quella di un chirurgo nel rianimare un cuore che non batte piu’. Ma con le bici e gli oggetti c’è di piu’. Oggi la globalizzazione e la produzione di massa danno vita a prodotti e oggetti con un’obsolescenza programmata. Ora combattere contro questa obsolescenza e’ un po’ per Davide combattere contro Golia. Questo tipo di battaglia anche personale, impone un cambiamento culturale e un cambio di mentalità.

Hai una bicicletta (tua) a cui sei più legato?

Si ho una ALAN record del 1978 che uso frequentemente

C’è una bicicletta (restaurata per qualche cliente) a cui sei più legato? O che ti ha dato più soddisfazione recuperare?

Sì, devo dire piu’ di una. Ma mi piace ricordare una bicicletta che ho restaurato con l’aiuto del cliente, il Signor Soldati,  e che ha dato poi orgine al libro “biciclette Vintage”.

Pensi che fra 30 anni ci possa essere ancora spazio per il restauro delle biciclette attuali o il fascino sarà inferiore?

Credo tutto dipenda dai materiali e ancora da quella parola spaventosa “obsolescenza”. Fra 30 anni il carbonio ho paura sarà solo un ammasso di polvere e credo che ci sarà poco da restaurare. D’altra parte pero’ credo si guarderà magari agli anni 90, oggi ancora poco considerati. Oppure visto che i produttori attuali hanno inserito ancora in catalogo modelli in acciaio, si ripescheranno quelli. Come dire si restaurerà il “nuovo vintage”, prodotto ora.

C’è un ciclista del passato a cui sei più legato

In assoluto il mio ciclista preferito è Francesco Moser, è stato un grandissimo che ha segnato un’epoca a cui sono veramente molto legato

Cosa ne pensi del ciclismo moderno?

Penso che sia ancora uno sport affascinante, ma come tutti gli sport manca di “personaggi” in questo caso ciclisti con la C maiuscola. Come e’ successo per il calcio e il tennis, anche il ciclismo si e’ svuotato di questi uomini, rispetto al passato. Oggi ci sono due massimo 3 sportivi per tipologia di sport  che mi appassionano veramente. Prima ogni sport contava una ventina di questi personaggi.

C’è qualche ciclista attuale per cui Gianluca Zaghi ha un debole?

Se devo guardare al momento attuale posso indicare solo due nomi e basta: il primo è Peter Sagan perchè oltre a essere un grande campione, tre mondiali non si vincono per caso, è uno che sa dare spettacolo, fa divertire la gente e sa che il ciclismo è uno sport serio ma a volte ci sta anche scherzare. L’altro è il nostro Gianni Moscon, lui è un talento naturale incredibile, un campione nato. Sai, se mi avessi fatto questa domanda quindici anni fa, probabilmente avrei detto almeno 15 nomi, oggi di ciclisti che sanno dare emozioni vedo solo loro due.

 

Beatrice Migliorini intervista per Ciclonews

Beatrice Migliorini intervista per www.ciclonews.biz

Beatrice Migliorini, giovane torinese figlia di Stefano Migliorini (ex downhiller professionista di successo e ora titolare del marchio Thok), è una dei talenti della Downhill italiana, già campionessa Europea e Italiana di specialità si racconta in questa intervista.

Beatrice Migliorini

Beatrice Migliorini

Ciao Beatrice e grazie per averci concesso questa intervista

Grazie a voi, seguo con piacere il vostro sito ed è un piacere essere intervistata

Ci racconti come hai iniziato con il Downhill?

Ho cominciato a fare Downhill un paio di anni fa, Roberto Vernassa mi ha vista girare a San Romolo e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto provare a fare discesa. Avevo appena cominciato a fare Enduro e mi sono lanciata. Prima di andare in bici avevo provato diversi sport, ho giocato a tennis, ho fatto pattinaggio sul ghiaccio e nuoto, ho persino fatto qualche anno di danza classica da piccola!

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare  come mai hai scelto questa disciplina?

Mi piace l’adrenalina, mi piace il rischio, mi piace osare, mi piace l’ambiente, insomma mi piace tutto di questo sport. E poi penso che sia nel mio DNA, visto che mio padre ha corso per molti anni e probabilmente mi ha passato geneticamente la passione per questa splendida disciplina

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

Durante le discese devi sempre essere sul pezzo, è fondamentale per fare una run a tutta e cercare di non cadere. Appena parti dimentichi ogni pensiero, senti l’adrenalina che ti scorre nelle vene, un enorme senso di onnipotenza e tanta tanta felicità e divertimento. Una emozione davvero da provare e che suggerisco a tante ragazze per trovare un modo per sviluppare la propria personalità.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Fortunatamente ho diverse gare che ricordo con piacere ho corse in tantissime competizioni e francemente mi sono sempre ben disimpegnata. Se devo citare alcune gare a cui sono in qualche modo più legata ti direi i percorsi di Coppa del Mondo in Val di Sole e ad Andorra, oppure il  il tracciato del mondiale a Cairns e quello dell’Europeo a Sestola

Cosa piace fare a Beatrice Migliorini nel tempo libero?

Mi piace molto viaggiare credo sia uno dei modi migliori per maturare e capire le persone. Poi amo passare il tempo con i miei amici, tra la scuola, gli allenamenti e le gare ammetto che li trascuro un po’ e quindi quando sono a casa ne approfitto sempre per stare in loro compagnia. Adoro leggere, leggo di tutto è un modo per rilassarmi e per scaricare i pensieri e poi, da vera donna, adoro fare shopping, sono una ragazza normale come tante mie coetanne.

Hai qualche sportivo che ti ha ispirata?

Beh questa domanda ha solamente una risposta: mio padre!

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica per me è fondamentale. Ogni periodo della mia vita è caratterizzato da una diversa colonna sonora. Ascolto qualunque genere musicale, durante gli allenamenti sono più incline a musica ritmata e aggressiva ma nei momenti di relax ascolto anche musica classica.

Come hai preparato i mondiali?

Purtroppo non ho avuto molto tempo per seguire un allenamento specifico perché fino a due settimane prima sono stata impegnata con altre gare che mi hanno impegnato parecchio. Ho cercato comunque di concentrarmi sull’allenamento da Enduro, visto che era una gara molto pedalata.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali? 

Il prossimo anno mi tocca la “maturità” e purtroppo non potrò prendere parte a diverse gare importanti. Questo inverno comunque mi allenerò normalmente, mi piacerebbe far bene nelle gare in cui riuscirò a partecipare. Riprenderò poi pienamente l’attività agonistica l’anno successivo. Non so, è ancora tutto da valutare, le cose cambiano molto rapidamente, staremo a vedere !

Rebecca Gariboldi intervista per Ciclonews

Rebecca Gariboldi intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Rebecca Gariboldi giovanissima atleta del Team Isolmant Specialized già Campionessa Italiana di ciclocross ci racconta, in questa intervista, la sua passione per le due ruote.

Rebecca Gariboldi

Rebecca Gariboldi

Ciao Rebecca, anzitutto grazie per aver accettato con entusiasmo la nostra intervista

Ciao ragazzi, grazie a voi per questa opportunità, è un piacere fare due chiacchiere con voi.

Ci racconti com’è nata la passione per la bici?

Ero in prima elementare quando un giorno dopo scuola, un’amica di mia mamma ci ha informato che la società Lissone Mtb organizzava delle lezioni di mountainbike e ci invitava a fare una prova. Siamo andate a provare, ricordo l’incredibile emozione che ho provato e da quel sabato pomeriggio non ho più smesso con le due ruote.

Come mai hai scelto mtb/ciclocross?

Diciamo che da quando ho iniziato mi sono letteralmente innamorata della bici in generale, indipendentemente dalle gare ho sempre amato andare in bicicletta. La mia preferenza è, però,  sempre ricaduta sulle discipline del fuoristrada, Mountain Bike all’inizio e di conseguenza il ciclocross nella stagione invernale. Devo dire che, comunque, durante la settimana mi alleno spesso con la bici da corsa per tenermi in forma e posso dire che mi piace molto.

Il ciclismo è uno sport di fatica, quali valori ti ha trasmesso e perché lo suggeriresti ad una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo ha sicuramente formato parte del mio carattere. Mi ha insegnato a non mollare mai davanti alle difficoltà e lottare con la giusta grinta per raggiungere i miei traguardi, quello che serve anche nella vita quotidiana. Lo suggerirei ad una ragazza che vuole iniziare perché è molto divertente, ti dà la possibilità di visitare posti nuovi e conoscere nuove persone.

C’è una corsa che Rebecca Gariboldi ricorda con più piacere?

Sicuramente una gara che ricordo con emozione é quella in cui mi sono laureata campionessa italiana categoria Junior a Vittorio Veneto nel 2013. Ma anche le prime gare della stagione di ciclocross appena iniziata mi stanno regalando soddisfazioni incredibili, iniziare con dei podi in gare internazionali all’estero è una bella partenza, sono davvero contenta ma spero sicuramente di poter ulteriormente migliorare.

Hai vestito la maglia di campionessa italiana e la maglia della nazionale, cosa si prova a difendere quei colori?

Si ho avuto la fortuna di vincere il Campionato Italiano Juniores e di essere convocata per la nostra nazionale, è una soddisfazione  enorme, uno di quei traguardi che tutti vorrebbero prima o poi raggiungere quando si inizia a correre. E’ il classico sogno di ogni bambino o bambina che fa sport quello di diventare campione Italiano o difendere i colori azzurri. Si provano tantissime emozioni ma c’è anche il rovescio della medaglia che è la tanta pressione che quei colori mettono addosso ma francamente credo che la grinta che ti danno può portare ogni atleta a rendere oltre il proprio limite.

Hai qualche ciclista a cui ti ispiri?

Ci sono tante cicliste donne che mi piacciono, sia per come corrono quindi per la grinta e la determinazione che ci mettono ma anche per il loro saper essere donne e attente all’immagine. Il ciclismo è uno sport duro, ci vuole grinta e, in particolare nella MTB o nel ciclocross ci si sporcano le mani… e non solo. Se non ami il fango meglio non cimentarsi con questo sport.

Segui altri sport?

Mia sorella gioca a basket, quindi seguo ogni tanto le sue partite e vado a vedere qualche partita di serie A, la pallacanestro mi diverte molto è uno sport veloce e assolutamente divertente. In TV seguo tutte le prove della Moto GP è uno sport adrenalinico, mi piace molto guardarlo e spero un giorno di avere l’occasione per seguire una gara dal vivo.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Premetto che di tempo libero ne ho ben poco frequentando il terzo anno della facoltà di marketing all’Università Bicocca di Milano. Diciamo comunque che appena ho del tempo libero mi dedico alle uscite con gli amici, stare con il mio ragazzo, cenare fuori (adoro mangiare), cucinare dolci e fare shopping. Insomma cose normali che credo ogni ragazza della mia età adora fare.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Rebecca Gariboldi?

In questo momento mi sto completamente concentrando sulla stagione di ciclocross in corso, essendo l’ultimo anno da u23 voglio dare il massimo e togliermi il maggior numero di soddisfazioni possibili in questa categoria. Il calendario prevede importanti competizioni in Svizzera e altre gare di carattere internazionale che si svolgeranno in Italia e poi, naturalmente, sono già focalizzata sul Campionato Italiano del prossimo mese di gennaio.

 

Vera Colombi intervista per Ciclonews

Vera Colombi intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Vera Colombi

Una bellissima immagine di Vera Colombi

Vera Colombi racconta alla redazione di Ciclonews del suo rapporto con la bicicletta, il Downhill e la sua passione per questo sport. L’abbiamo trovata subito dopo un fastidioso infortunio alla clavicola ma la sua gentilezza e disponibilità è stata davvero notevole.

Ciao Vera, grazie per aver accettato la nostra intervista nonostante il recente infortunio alla clavicola

Grazie a voi ragazzi per l’ospitalità sul vostro sito, è un piacere fare questa intervista.

Vera ci racconti come hai iniziato a praticare Downhill?

Ho sempre praticato molti sport fin da piccolissima, mi sono dedicata al basket, allo sci, al judo e anche al pattinaggio a rotelle passando per il nuoto. Insomma ne ho sperimentati un bel po’ ma non ho mai trovato nulla che mi appassionasse veramente in modo profondo. Quando ho iniziato le superiori ho deciso di prendere una pausa dallo sport, non trovandone uno che mi appassionasse, ho preferito evitare di impegnarmi in qualcosa che non sentivo mio. Poi un bel giorno mio fratello mi ha chiamato e mi ha fatto vedere un video. Mi avvicino al video e vedo dei pazzi discesisti che si buttavano in picchiata su sentieri sterrati, mi sono subito esaltata. Poi è stata mia madre a spingermi a provare, io ho accettato e direi che è stata la miglior scelta della mia vita.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare (sia perché visibilmente pericoloso sia per i terreni di gara idonei) come mai hai scelto questa disciplina?

Beh devo ammettere che il mio inizio è stato decisamente traumatico, considera che io non avevo mai corso in bicicletta, molti ragazzi e ragazze che fatto DH arrivano da esperienze su strada o in MTB. Io invece ero completamente digiuna di ciclismo quindi non ero per nulla reattiva e la mia propensione ad essere “spericolata” tendeva allo zero. Ci sono state tante difficoltà e tanto timore all’inizio ma è durato veramente poco perché poi l’adrenalina ha preso il sopravvento e probabilmente era quello che stavo cercando e non trovavo in altri sport.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

Se devo essere sincera ti dico che le prime due sensazioni che mi viene da citare sono: agitazione e insicurezza! Quasi un paradosso per una atleta che si cimenta nel Downhill ma subito dopo si trasformano in voglia di attaccare la discesa. So bene che sono ancora molto acerba, sia fisicamente che mentalmente ma dalla mia ho il tempo, penso di essere già a buon punto della mia crescita ma anche di avere molto tempo ed occasioni per crescere ed imparare.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Se devo essere sincera ad oggi non ho ancora una gara da ricordare, mi sono trovata bene all’Abetone, sulla discesa di Prali e al Sestriere ma non ho ancora avuto la fortuna di fare una performance cosi importante da essere ricordata. Prometto che quando la farò non mancherò di raccontarvi le mie emozioni!

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Sono una ragazza semplice e amo le cose semplici ma che mi fanno stare bene. Ascoltare la musica che mi fa emozionare, andare a camminare tra le montagne o portare il mio cane a spasso o nel parco a giocare sono le mie attività preferite

Vera Colombi ha un’atleta a cui si ispira?

Beh direi che il mio modello di ispirazione è Tahnée Seagrave, ha una tecnica stratosferica e sarebbe un sogno poter anche solo avvicinarmi al suo livello, ecco lei è veramente il mio mito nel mondo della Downhill.

Come prepari una gara di DH?

Ah questa si che è una bella domanda, mi viene da sorridere perche se devo essere sincera non faccio quasi niente di particolare se non andare a pedalare quando ho l’opportunità oppure andare nei park durante i weekend, cose semplici ma che mi permettono di mantenermi in forma e allenata nel modo migliore e poco stressante.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Beh sicuramente per la stagione 2018 ho intenzione di arrivare preparata alle gare per potermi avvicinare sempre di più alle altre ragazze italiane che corrono in Coppa del Mondo! Con la giusta preparazione fisica, anche quella mentale arriverà e allora sarò pronta per giocarmi le mie carte.

Federico Monzoni intervista per Ciclonews

Federico Monzoni intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Federico Monzoni

Federico Monzoni

Federico Monzoni  giovane talento del Downhill italiano laureatosi Campione Italiano Junior nel 2016, noto per il suo “baffo da sparviero”, ci racconta in questa intervista come è nata la sua passione per questa disciplina.

Ciao Federico e grazie per aver accettato la nostra intervista

Grazie a voi, è un piacere essere intervistato per un sito come il vostro che dà spazio alla Downhill

Ci racconti come hai iniziato con il DH? Hai praticato altri sport?

Ho iniziato a fare Downhill nel bikepark vicino la mia casa in montagna. Ero molto incuriosito nel vedere questi riders salire in seggiovia per poi sparire nei boschi, cosí un giorno ho preso la mia mountain-bike e sono salito per provare a fare un giro. Quel giorno alla fine penso di averne fatti 10 come minimo. Prima del Downhill ho giocato due anni a calcio e tre a tennis, capendo però che gli spazi chiusi non facevano per me.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare come mai hai scelto questo sport?

Effettivamente non è un disciplina “immediata” ma, almeno secondo il mio parere il Downhill è uno sport incredibilmente bello ed estremamente adrenalinico. Come ti dicevo prima di iniziare a praticarlo ho fatto altri sport ma l’idea di praticare uno sport all’aria aperta e a stretto contatto con la natura è stato sicuramente quello che mi ha fatto innamorare di questo sport.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

É difficile descrivere cosa si prova perché in realtà durante una run provi un mix di sensazioni: si passa dall’euforia all’agitazione per poi finire in uno stato di concentrazione assoluta dove ci sei solo tu, la bici e la pista.

C’è una gara che Federico Monzoni  ricorda con maggior piacere?

Sicuramente la mia prima gara. La gara di casa a San Lorenzo di Treia! Ricordo bene le farfalle nello stomaco al cancelletto di partenza e il gran tifo della mia squadra, lo Smile Bike team.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Nel tempo libero mi piace viaggiare, suonare la chitarra e fare fotografie

C’è qualche sportivo che ti ha particolarmente ispirato?

Più che singolo atleta, In Italia ho preso come riferimento un team che è stato negli ultimi anni ai vertici della classifica assoluta in campo nazionale, ovvero l’AB Devinci Italy. A livello internazionale un rider che mi ha sempre colpito per la sua bravura e costanza è Aaron Gwin che nonostante la sua età tiene alta la bandiera americana in coppa del mondo

Hai detto che suoni la chitarra, che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica è parte integrante del mio allenamento, dalla palestra ai campi gara, mi accompagna fino alla partenza. Mi piace ascoltare musica che mi dia ritmo e che mi carichi al punto giusto, senza farmi perdere la concentrazione.

Come prepari una gara di dh?

Si inizia il primo giorno percorrendo la pista a piedi. Facciamo un sopralluogo in cui vediamo cosa ci aspetterà il giorno seguente. Il primo giorno di prove cerco di provare tutte le linee che mi sono proposto. Il giorno della qualifica punto a fare delle discese senza fermarmi in pista, vedendo come reagisce il mio corpo affinando sempre di più la pulizia di guida. Il giorno della gara faccio poche discese ma a ritmo gara in modo da prepararmi al meglio per la run.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Federico Monzoni?

I miei prossimi obbiettivi saranno sicuramente più a lungo termine dato che il prossimo anno cambierò categoria. Inizierà la mia grande parentesi da Elite e punterò a migliorarmi di gara in gara al fine di entrare preparato in coppa del mondo.

 

Alessia Missiaggia intervista per Ciclonews

Alessia Missiaggia intervista esclusiva per Ciclonews

Alessia Missiaggia

Alessia Missiaggia con la medaglia d’oro

Alessia Missiaggia uno dei talenti emergenti del Down Hill tricolore ci racconta in questa intervista di come è nata la passione per questo sport. Alessia è stata vincitrice del titolo di campionessa del mondo di Downhill femminile 2016 nella categoria Junior e corre per la Development Team GT.

Alessia ha cominciato la sua esperienza nel ciclismo su strada da giovanissima, vincendo tre medaglie nazionali e guadagnandosi la fama di prodigio del ciclismo. Crescendo, ha cercato nuove sfide ed avventure nel ciclismo ed è stata affascinata dalle emozioni delle gare di Downhill

 

Ciao Alessia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a voi per l’ospitalità e per lo spazio che il vostro sito da al nostro meraviglioso sport.

Ci racconti come hai iniziato a praticare il Downhill?

Ho iniziato quasi per caso, ho provato a fare Downhill quando ancora correvo in bici da strada. È stato amore a prima vista, l’anno dopo ho cominciato a fare gare di DH. Devo dire che ho sempre amato lo sport in generale, ho fatto sci alpino a livello agonistico e ho giocato in una squadra di calcio femminile ma il fascino di questo sport mi ha davvero conquistata.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare (sia perché visibilmente pericoloso sia per i terreni di gara idonei) come mai hai scelto questa disciplina? 

Mi è fin da subito piaciuto l’ambiente che la circonda, poi venivo da un momento difficile nel ciclismo su strada e quando ho provato il downhill ho capito che era lo sport giusto per me! Poi amo la bici, cambia poco la disciplina, mi diverto su qualsiasi mezzo.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

In realtà l’unica cosa che provo davvero è la fatica. Anche se le gare sono corte e c’è l’idea che andando in discesa non sia difficile, da un punto di vista fisico lo sforzo è grande. Per il resto devi essere estremamente concentrata, non c’è spazio per altre emozioni.

C’è una gara che Alessia Missiaggia ricorda con più piacere?

Di certo i Mondiali in Val di Sole dell’anno scorso. Ho dato davvero tutta me stessa su quella pista e all’arrivo è stata un emozione grandissima vedere che il mio tempo mi aveva consegnato la maglia iridata, un sogno che è diventato realtà!

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Nel tempo libero adoro fare quello che mi rilassa ed in particolare amo leggere, i libri riempiono il mio tempo, la mia testa e il mio cuore. Poi appena ho l’occasione adoro passare del tempo con i miei amici, uscire, fare passeggiate o anche solo una chiacchierata in tranquillità

C’è qualche sportivo che ha ispirato Alessia Missiaggia?

Venendo dalla strada gli atleti di riferimento per me da bambina sono sempre stati i ciclisti. Mi aveva colpita molto Ivan Basso, avevo circa 8 anni quando avevo letto il suo libro e mi ha impressionato leggere di tutti i sacrifici che ha fatto fin da quando era solo un bambino per diventare un campione. Ho quindi compreso che se anche io volevo fare la atleta avrei dovuto mettere in conto quegli sforzi.

 Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

Certo, ascolto moltissima musica, difficilmente esco in bici senza le cuffiette. Però non ho un genere preferito, né una playlist abituale, di solito metto sempre in casuale e trovo l’ispirazione in quello che il lettore mi propone.

Ci sono i mondiali e non potrai difendere la tua maglia

E’ una vera tristezza non avere l’opportunità di difentere il titolo iridato ma purtroppo non sono stata convocata per i Mondiali e me ne devo fare una ragione.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali? 

Col cambio di categoria le cose saranno molto più difficili, però ho in serbo alcuni progetti interessanti. Mi piacerebbe l’idea di poter fare qualcosa per il movimento del Downhill italiano. che ha bisogno di crescere, spero di poter dare una mano in quel verso

Alia Marcellini intervista per Ciclonews

Alia Marcellini intervista esclusiva per www.Ciclonews.biz

Alia Marcellini

Alia Marcellini

Alia Marcellini è una delle giovani atlete italiane che hanno preso parte alla prova della Val di Sole per la categoria Down Hill. Classe 1991, Alia è sicuramente un talento emergente di questo sport cosi affascinante quanto un po’ trascurato dai media. In questa intervista ci racconta della sua passione per questa disciplina.

Ciao Alia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il Down Hill?

Ciao ragazzi e grazie a voi. Ho provato a praticare questo sport per la prima volta nel 2006 se non ricordo male. Ho noleggiato una bici al bike park di Livigno e mi sono subito innamorata! Non c’è voluto molto per capire che era la mia disciplina e con il giusto impegno avrei potuto ottenere dei buoni risultati. Prima praticavo il tennis, disciplina più “tranquilla” ma quando è scattato il fulmine per il DH ho deciso di dedicarmi anima e corpo a questo splendido sport.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare (sia perché visibilmente pericoloso sia per i terreni di gara idonei) come mai hai scelto questa disciplina?

Ho scelto di praticare Down Hill perché, appunto, è una disciplina adrenalinica, amo il rischio, amo la velocità poi unisce il bello della bici al motocross che è uno dei mie hobby che pratico fin da quando avevo cinque anni.

Quali sensazioni prova Alia Marcellini quando scende a tutta in una gara?

Durante una gara si provano tante emozioni. Sicuramente la tensione è a mille, sai che non puoi sbagliare perché ogni minimo errore può costarti la gara o anche qualcosa di più. In una prova di Down Hill devi essere sempre concentrato al 100%, l’aspetto mentale-psicologico è importantissimo, devi saper governare l’adrenalina ma anche prenderla e sfruttarla per dare il massimo.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Una gara sicuramente che ricordo molto volentieri è quella dei mondiali dello scorso anno in Val di Sole dove un po’ a sorpresa (nemmeno io ci credevo tanto) ho conquistato uno splendido sesto posto. Arrivavo da una stagione un po’ deludente e non avevo grandi aspettative, sono scesa molto tranquilla, senza pressioni ed alla fine ho ottenuto un grandissimo risultato.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

La mia vita ruota intorno alla bici, sono una vera malata delle due ruote. Non c’è giorno in cui io non sia in sella. Per un allenamento, una gara o anche solo per divertimento non mi faccio mai mancare un’uscita in bici, poco importa se sia bici da strada, da enduro o Down Hill. Poi come ti dicevo adoro il motocross e quindi ogni tanto mi dedico anche a quello.

C’è qualche sportivo che ha ispirato Alia Marcellini?

Non voglio passare per presuntuosa ma ti devo dire di no, ti spiego: naturalmente ci sono tanti atleti sia del Down Hill che ciclisti su strada o di MTB che ammiro infinitamente ma per come sono fatta io non amo copiare nessuno. Io sono fatta a modo mio e mi piace come sono, non voglio imitare nessuno.

Che rapporto hai con la musica?

Ah io adoro la musica, la ascolto sempre: quando mi alleno, quando mi riscaldo prima di una partenza e nei momenti di relax. Sinceramente ascolto un po’ di tutto, non c’è un genere che prediligo, dipende tutto dal momento, dal mio stato d’animo. Una cosa, però, è certa la musica mi aiuta tantissimo in quello che faccio, è la colonna sonora della mia vita e non potrei mai e poi mai farne a meno.

E’ tempo di mondiali, come ti sei preparata?

Venerdì partiremo per i mondiali ma, lo ammetto, la mia convocazione è stato un po’ una sorpresa in quanto un mese e mezzo fa mi sono rotta la clavicola, è stato un duro colpo. I miei risultati prima dell’infortunio sono stati buoni ma, comunque, dopo un frattura rientrare dopo così poco e con una forma fisica accettabile è molto dura!
Io non ho mai smesso di allenarmi e sono davvero soddisfatta per la fiducia che mi è stata accordata, come ti dicevo non ho smesso un secondo di pedalare e quindo spero di poter giocare al meglio le mie carte e sono certa di poter dare il mio massimo per non deludere chi ha creduto in me.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Questa stagione sta volgendo al termine, mancano poche gare ma ora sono focalizzata al cento per cento sui mondiali, non sono nelle condizioni da top five ma voglio provare ugualmente a centrare i primi posti. Poi con calma penserò alla prossima stagione che sarà sicuramente molto, molto intensa.

 

Edoardo Affini intervista per ciclonews

Edoardo Affini intervistae esclusiva per www.ciclonews.biz

Edoardo Affini

Edoardo Affini

Edoardo Affini è uno dei talenti emergenti del ciclismo giovanile italiano, in forza al SEG Racing Academy, un team a matrice olandese controllato dall’omonima agenzia di procuratori che, acquistando alcuni tra i migliori giovani a livello internazionale, li fa crescere con l’obiettivo di far di loro dei corridori pronti al professionismo. In questa intervista Edoardo ci racconta il suo rapporto con il ciclismo e della volontà di ben figurare ai prossimi mondiali di Bergen.

Ciao Edoardo, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista.

Grazie a voi ragazzi mi fa piacere poter far due chicchiere con voi, conosco il vostro sito è  un piacere.

Ci racconti come è nata la tua passione per le due ruote?

La passione per il ciclismo è una cosa di famiglia. Mio nonno Giulio è stato il primo a intraprendere questo sport, seguito poi da mio papà Roberto. Entrambe hanno corso fino al dilettantismo e ora è giunto il mio turno per essere il “pedaladore” di famiglia. Devo ammettere che il loro esempio ha sicuramente influenzato la mia propensione mentale alle due ruote ma tutto è nato da una mia libera scelta di provare col ciclismo.

Come influisce l’essere un ciclista nella tua vita, quanto sacrificio ci vuole per essere un corridore?

Questo sport richiede delle rinunce se si vuole essere competitivi, soprattutto a livello internazionale. E’ evidente che non può fare uno stile di vita uguale a quello dei miei coetanei, le uscite serali sono quasi nulle e anche nell’alimentazione è importante essere sempre controllati. Però tutto ciò non pesa se hai fissato le tue priorità e i tuoi obiettivi, io ho scelte di “provare” con il ciclismo e sono contento di questa scelta. Il ciclismo è uno sport che ti tempra, che ti da dei valore e questa è una cosa meravigliosa.

Hai parlato di valori, quali ti ha trasmesso il ciclismo?

Come dicevo prima, il ciclismo ti insegna a essere capace di fare delle rinunce per inseguire un obiettivo, ti insegna che senza il lavoro, non si ottiene niente. Grazie alle due ruote ho imparato il valore del rispetto delle persone, dei compagni di team e della fiducia che ti viene accordata. Il ciclismo è uno sport che suggerirei a un giovane per formare il suo carattere e la sua personalità. Credo sia giusto definire il ciclismo come un’ottima palestra per la vita.

C’è una gara che ricordi con maggior soddisfazione?

Ho un bel ricordo di quasi tutte le gare che ho disputato, anche di quelle che magari sono andate male, perché da quelle c’è sempre qualcosa da imparare. Sicuramente vincere l’Europeo nel 2014 è stata una grandissima soddisfazione, ma direi che il quarto posto di quest’anno nella cronometro europea di Herning è alla pari. In questa corsa sono  riuscito a stupire anche me stesso a livello di prestazione. Il mio inizio di stagione non è stato dei migliori e invece in quella prova sono andato veramente forte.

Cosa fa Edoardo Affini nel suo tempo libero?

Nel tempo libero non ho grandi hobby, mi piace andare al cinema, ascoltare musica, uscire con gli amici e ogni tanto provo a mettermi ai fornelli, ma su questo c’è da lavorarci sopra

Hai parlato di musica, hai qualche gruppo preferito?

In questo periodo ascolto tantissimo i Linkin Park e devo dire che sono rimasto colpito dalla morte improvvisa di Chester Bennington, un vero dramma. Mi piacciono, però, un po’ tutti i generi musicali dai Red Hot Chili Peppers a Eminem passando anche per la musica dance.

Hai un ciclista che ammiri particolarmente?

Ho sempre ammirato Cancellara, per le sue capacità il suo modo di correre e per il suo carisma

Segui altri sport?

Mi piace seguire anche gli altri sport, ogni tanto guardo qualche partita di calcio con gli amici. Mi piace molto anche l’atletica e la Moto GP.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Edoardo Affini?

A breve termine direi che l’obiettivo principale è riuscire a fare un buon mondiale a crono a Bergen mentre l’obiettivo più grande  è riuscire a migliorarmi il più possibile per meritare il passaggio nei pro, che ovviamente è l’obiettivo di ognuno di noi