Jacopo Mosca, intervista esclusiva per ciclonews

Jacopo Mosca intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Jacopo Mosca

Jacopo Mosca

Jacopo Mosca 24enne piemontese della Wilier Triestina Selle Italia reduce da una buona stagione con la vittoria del Tour Hainin è stato ospite di ciclonews per una simpatica notizia.

Ciao Jacopo, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai  hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Fin da piccolo ho avuto la passione per le due ruote anche se in famiglia nessuno prima di me aveva corso in bicicletta. Ho cominciato a undici anni in modo serio con le prime gare da G5. Devo poi ringraziare mio padre che mi è sempre stato vicino e spesso mi ha accompagnato durante gli allenamenti o alle corse.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Beh devo ammettere che se vuoi emergere anche nelle categorie giovanili il livello di impegno è molto altro ed è normale che si debba fare qualche rinuncia che magari pesa ma sinceramente questo sport mi ha insegnato l’amore per la fatica e la dedizione per il lavoro duro. Alla fine il piacere che ottieni nel vedere i tuoi miglioramenti ti ripaga delle rinunce fatte.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a un ragazzo che vuole iniziare?

Può sembrare una frase fatta ma quello che il ciclismo ti insegna ti tornerà utile per tutta la vita. Ecco se un ragazzino mi chiedesse perché iniziare con questo sport gli direi proprio questo. Il ciclismo ti insegna a non mollare, a fronteggiare senza paura le difficoltà a rialzarti quando cadi a terra e penso che nella vita possa accadere di trovarsi a terra. Ecco se impari a rialzarti quando sei fisicamente sull’asfalto avrai la forza di rialzarti quando sarai a terra nei momenti difficili della vita.

La corsa che ricordi con più piacere?

Credo che il sogno di ogni ragazzino che pratica il ciclismo in Italia sia quello di avere l’opportunità di correre il Giro d’Italia, io quest’anno non sono riuscito a prendervi parte e spero di avere l’occasione di cimentarmi nella corsa rosa magari già nella prossima stagione sportiva

Cosa ama fare Jacopo Mosca nel tempo libero?

Beh diciamo che tutto dipende da quando ho tempo libero. Il ciclismo ti prende molto tempo tra allenamenti e gare e non sempre il mio tempo libero corrisponde a quello dei miei amici o della mia ragazza. Però appena ho l’occasione amo stare con amici o uscire con Federica (la mia ragazza) anche se pure lei è molto impegnato con lo studio.

Che musica ti piace? 

Non sono un grande esperto di musica, diciamo che ascolto quello che mi trasmette emozioni. Devo dire che ho una predilezione per la musica di qualche anno fa che ritengo essere qualitativamente migliore della attuale, però non ho un gruppo o un genere preferito.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Devo dire che quando ho iniziato a correre avevo come mito Ivan Basso non tanto per il suo modo di essere ma proprio per le sue vittorie. Crescendo ho imparato a guardare oltre la prova sportiva e devo dire che Ivan, per impegno e dedizione al ciclismo abbia tantissimo da insegnare e credo che nella sua nuova avventura possa aiutare tanto i giovani a crearsi la giusta mentalità per essere competitivi.

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti a cui ti ispiri?

Generalmente seguo molto lo sport anche se non posso definirmi un esperto di altri sport. Non ho un mito in generale ma ultimamente ho letto il libro di Andre Agassi e devo dire che è molto bello leggere la vita di uno dei più grandi Tennisti, partito dal basso ed arrivato al Top.
Amo poi l’atletica un po’ per “colpa” della mia fidanzata, Federica, che la pratica fin da quando era bambina cosi, nella pausa invernale mi capita di uscire a correre con lei.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sono da poco tornato da una splendida vacanza a Capoverde in cui ho rigenerato le batterie in vista della nuova stagione. Ora si riprende a fare sul serio in vista del 2018 in cui spero di potermi togliere qualche grande soddisfazione per me e per il team.

 

Alessia Vigilia intervista esclusiva per ciclonews

Alessia Vigilia intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Alessia Vigilia

Alessia Vigilia

Alessia Vigilia è uno dei talenti più in luce del ciclismo Italiano e Mondiale, medaglia d’argento nella cronometro junior ai recenti Mondiali di Bergen è stata nostra ospite per una piacevolissima intervista.

Ciao Alessia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Partiamo con una domanda particolare: come mai il soprannome “ranocchia”?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Come mai il soprannome “ranocchia”? Beh è una storia che risale ai tempi delle scuole medie. Non ricordo più i dettagli ma so che l’avevo messo su Fecebook e da qual momento è diventato il mio soprannome.

Come è nata la tua passione per il ciclismo?

La passione per il ciclismo è nata un po’ per caso, una mia carissima amica lo praticava. Io non lo conoscevo molto come sport ma un giorno questa mia amica mi ha invitata a seguirla ad un allenamento. Ho fatto una prova e da quel momento ho deciso di iniziare a correre, da quel momento è diventata la mia grandissima passione.

Il ciclismo è uno sport di sacrificio, quanto ha influito sulla tua vita?

Il ciclismo è passione e se ad esso uniamo un pizzico di fortuna e tanto sacrificio ecco spiegata la sua essenza. Dedicarsi con costanza alla propria passione richiede molto impegno, e l’inconveniente è quello di non avere il tempo per dedicarsi agli amici e a fare gruppo in modo stabile: non è facile creare legami se nel momento in cui gli amici escono per divertirsi tu devi rinunciare. D’altra parte il ciclismo mi ha permesso di incontrare molte persone nuove e di instaurare legami molto stretti  con le compagne di squadra e di allenamento. Facendo un bilancio, non posso che dire che sono più i piaceri che il sacrificio.

Che valori ti ha trasmesso il ciclismo?

Come dicevamo prima, il ciclismo mi ha insegnato il significato di sacrificio, di lottare per qualcosa in cui si crede. Praticando questo sport ho imparato a saper aspettare la “fortuna” o il momento buono, la ruota prima poi gira, nella vita come nello sport. Certo, è fondamentale impegnarsi e questo vale per ogni aspetto della vita. La pazienza e l’impegno sono due concetti fondamentali per uno sportivo ma in generale, credo, per ogni persona. Ci sono momenti in cui devi saper stare calma e ingoiare qualche boccone amaro e quelli in cui buttare tutta la tua energia per attaccare, anche la vita è così!
Lo sport ed il ciclismo in particolare insegnano che non sempre le cose vanno bene ma che puoi vincere e quindi è importante provarci impegnandosi al massimo. E poi il risultato è aleatorio a volte. Sarò strana ma ho sempre preferito correre “bene” che correre solo per vincere.

Tra i valori classici di questo sport c’è l’amicizia, raccontaci del tuo rapporto con Elena Pirrone

Sull’amicizia con Elena Pirrone ci sarebbe da scrivere tantissimo, un libro intero, il libro della nostra vita in pratica!  Siamo amiche da quando abbiamo otto anni e, come appunto dicevo prima, il fatto di passare tanto tempo insieme tra allenamenti, gare e scuola (eravamo nella stessa classe) ti fa legare in modo inscindibile con una persona. Ci troviamo molto bene e anche caratterialmente siamo molto simili. Ci siamo supportate e sopportate a vicenda tantissime volte! E questo é stato spesso fondamentale per entrambe.

Il ciclismo femminile Italiano, nonostante il poco spazio, mediatico sta ottenendo grandi risultati, secondo te quale sono le ragioni?

Hai ragione! A dispetto della poca visibilità sui media il nostro settore sta vivendo un momento davvero importante. Credo che tutto dipenda dalla serietà di noi atlete e dello staff che abbiamo a disposizione. Il ciclismo è stato un po’ “sdoganato” come sport adatto anche alle donne e noi ragazze ci stiamo veramente impegnando in modo pazzesco per emergere a livello mondiale.

C’è una gara che Alessia Vigilia ricorda con maggiore piacere?

Sicuramente la prima gara che ho vinto, è stata una corsa davvero molto strana: ero allieva, primo anno, abbiamo affrontato un percorso abbastanza impegnativo, mi ricordo che c’è stata una fuga in cui eravamo presenti sia io che Elena Pirrone ed altre due ragazze. Avevamo fatto quasi 25 km in fuga e poi ci hanno ripreso quando mancavano poco più 10 km all’arrivo, tutto sembrava finito. Poi un attimo dopo l’ispirazione: ho provato a partire e ho staccato tutte arrivando al traguardo da sola. E’ stato bellissimo, una gioia unica vedere il mio allenatore commosso all’inverosimile, era felice per me, lui che in me aveva sempre creduto.

Cosa piace  fare ad Alessia Vigilia nel tempo libero?

Sono una ragazza abbastanza tranquilla, nel poco tempo libero che mi rimane oltre a coltivare le amicizie, mi piace leggere e, quando riesco, adoro andare in montagna: è un modo per staccare dai pensieri quotidiani.

Ti piace la musica, hai un gruppo o un genere che apprezzi particolarmente?

Si amo moltissimo la musica, mi accompagna quasi sempre ma non ho un genere o un gruppo per cui sono fanatica. Ascolto un po’ quello che capita in base alla emozione del momento.

Un sogno che vorresti realizzare dal punto di vista professionale?

Il mio grande sogno è quello di riuscire a laurearmi in medicina, per me gli studi sono una cosa fondamentale. Voglio proseguire sulla mia strada impegnandomi nel ciclismo ma dando l’importanza che merita al mio sviluppo extra-ciclismo.

Un sogno che vuoi realizzare per la tua vita?

Ho una passione infinita per i viaggi e mi piacerebbe riuscire a fare il giro del mondo, chissà sarebbe bello riuscire a farlo continuando ad andare in bicicletta!

Salvaciclisti, Gianni Bugno rilancia l’iniziativa

Salvaciclisti: ecco la visione di Gianno Bugno

Salvaciclisti

Salvaciclisti: l’idea di Gianni Bugno

Salvaciclisti, una norma di civiltà che viene spinta anche da Gianni Bugno che, ne abbiamo parlato già qualche giorno fa, ha affermato che da tre anni non pratica più il ciclismo per ragioni di sicurezza.

“Mi sono stancato di litigare con gli automobilisti è troppo pericoloso – ha dichiarato Gianni Bugno ad Avvenire – se sono da solo, ho paura di trovare qualcuno che mi stringe, se sono al sicuro di un gruppo, c’è sempre una macchina che arriva dietro e suona”. In effetti uscendo in bicicletta a tutti è capitato, pur mantenendo un comportamento idoneo ed educato di trovarsi di fronte a automobilisti indisciplinati.

La mancanza di sicurezza stradale potrebbe comportare anche una riduzione di praticanti e lo stesso campione non nasconde la sua preoccupazione in materia  “se un genitore mi dice che non fa praticare ciclismo a suo figlio per non farlo pedalare sulla strada, come posso dargli torto?”.

Salvaciclisti: l’idea di Bugno

Il rispetto delle norme della strada è un obbligo e un impegno per tutti ma secondo Gianni Bugno “Automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni: ognuno dovrebbe riflettere sul proprio comportamento e rispettare tutti gli altri, invece si finisce per pensare solo a se stessi”.  L’ex campione del mondo ha aggiunto “La cosiddetta Salvaciclisti se adottata, avrebbe permesso all’Italia di adeguarsi ad altri Paesi come Francia e Spagna ma nell’estate scorsa è sparita dal provvedimento esaminato dal Parlamento”.

Persa in questa storia anche la tragica morte di Michele Scarponi, punta di un iceberg che ha coinvolto tanti ciclisti negli ultimi anni.

Salvaciclisti: equiparare la bici al motorino? Per Bugno è ok!

“Un corridore che pratica il ciclismo agonistico ha bisogno di allenarsi sulla strada. Il ciclista deve pedalare ad una certa velocità, anche in mezzo ad un gruppetto e deve poter svolgere lavori specifici che ha in programma. Farlo pedalare su una pista ciclabile sarebbe impossibile ed io, come presidente dei ciclisti professionisti, devo guardare la realtà con gli occhi dei corridori. Intendiamoci, non chiediamo soltanto, ma come abbiamo sempre fatto siamo disposti a metterci in gioco e a fare la nostra parte. Noi vogliamo che la bicicletta venga equiparata ad un motorino. Tra un motorino e un ciclista non c’è nessuna differenza, perché vanno realmente alla stessa velocità, il problema è equipararli. Se servono targa e assicurazione apposite, noi siamo pronti. E vi invito a riflettere: quante volte sulle nostre strade di periferia, nella Brianza o nella bassa Padana ci imbattiamo in mezzi agricoli che occupano tutta la carreggiata? E lo sapete quale velocità massima raggiungono? I 40 orari, la stessa di un gruppetto di ciclisti. Chi va in bici sa che è sempre meglio procedere in fila indiana, ma un gruppetto non è un intralcio insormontabile per gli automobilisti. Stai dietro ad uno spargi letame? Stai dietro anche a dei ciclisti”

Alice Arzuffi intervista al Fans Club

Alice Arzuffi  intervista esclusiva con il Fans Club

Alice Arzuffi

Alice Arzuffi

Alice Arzuffi, una delle atlete che sta tenendo alti i colori azzurri nel mondo, ha da poco conquistato una medaglia ai Campionati Europei di Tabor. Abbiamo intervistato in esclusiva il responsabile del Fans Club.

Cosa ha fatto scattare questa passione e come avete trasmesso ad altre persone il vostro entusiasmo?

Personalmente ho cominciato ad ammirare le doti di Alice Arzuffi da quando ha vinto la Coppa Rosa a Borgo Valsugana (dov’ero presente). La “molla” però è scattata solo nel 2015: dopo quella ennesima stagione ricca di soddisfazioni, Alice si meritava un fans club! Il nostro entusiasmo lo trasmettiamo con la dedizione in quello che facciamo, cercando di essere sempre all’altezza nel sostenerla. Tutto è diventato più facile grazie a tutti i suoi fans che, giorno dopo giorno, mi aiutano in questa avventura e amplificano all’unisono la mia passione. Siamo una bella comunità, devo ringraziare tutti.

Avete un posto in cui vi ritrovate, magari un bar?

E’ difficile riunirci fisicamente perché siamo molto “sparpagliati” (Italia, Francia, Belgio) ed io, in qualità di amministratore, sono pure lontano da dove sono concentrati maggiormente i suoi fans italiani. Il nostro punto di ritrovo è la pagina Facebook, quindi.

Organizzate “trasferte” in occasioni delle gare? Se sì, c’è stata una trasferta che ricordate con più piacere?

La nostra passione per il ciclismo femminile ci porta sui luoghi delle gare. A maggior ragione, quando Alice Arzuffi corre non ci pensiamo su due volte ad andarci. Resta difficile scegliere una trasferta, da quando è nato il fans club. Forse direi Bologna perché ho fatto la prima foto con lei (che naturalmente tengo come sfondo del telefono). Ma anche al Giro del Trentino, dove era in maglia azzurra ed ha fatto un garone.

L’emozione più grande che avete provato per Alice Arzuffi?

Il momento più emozionante da quando è aperto il fans club penso sia stata la sua gioia dopo il terzo posto in coppa del mondo a Zeven. Il suo volto sorridente e soddisfatto sul podio è una delle immagini più belle che porto dentro. Ogni volta che riguardo il video della gara mi emoziono.

Qual è la caratteristiche che più apprezzate in Alice?

Di Alice apprezzo il fatto che non molla mai, e si vede che ama quello che fa. Mi piace seguirla anche su Strava e che dire .. è straordinaria per sacrificio e costanza. Grande atleta, grandi doti, grande professionalità. A livello umano, Alice ha davvero un carattere eccezionale. Insomma… sempre forza AMA!

Organizzate eventi collaterali al ciclismo? (es Cene, lotterie, raccolte fondi)

Il fans club ha solo la pagina in Facebook, non ha altri riscontri “reali”. Mi piacerebbe raccogliere fondi per creare uno striscione “come si deve”, e poi le maglie. Chiedo magari ad altri fans club più esperti di me in queste cose come si potrebbe avviare la cosa!

Nadir Colledani Fan Club intervista per Ciclonews

Nadir Colledani Fan Club intervista con la redazione di www.ciclonews.biz

Nadir Colledani

Nadir Colledani

Nadir Colledani Fan Club, il fans club del giovane talento della MTB tricolore (nostro ospite qualche mese fa) passato da poco alla Team Bianchi Countervail.

 

Ciao Ragazzi e grazie per aver accettato il nostro invito. Cosa ha fatto scattare questa passione e come avete trasmesso ad altre persone il vostro entusiasmo?

Grazie a Voi per lo spazio che ci concedete. Il cuore di questo fans club nasce nella famiglia e parenti, quindi diciamo che la passione che ci spinge a seguire Nadir nasce con la sua stessa passione per la bici. Poi crescendo e diventando un vero Fan Club si è allargato prima ai più vicini sostenitori e poi, grazie anche ai social, ad un pubblico di simpatizzanti più ampio.

Avete un posto in cui vi ritrovate, magari un bar? 

Per il momento no ma non escludiamo di creare un “covo” dove riunirci per organizzare trasferte, cene o altri eventi legati alla nostra comune passione per Nadir Colledani

Organizzate “trasferte” in occasioni delle gare? Se si c’è stata una trasferta che ricordate con più piacere?

Sì, spesso ci organizziamo tra noi per seguirlo in occasione degli appuntamenti più importanti. Crediamo sia importante fargli sentire il nostro calore e il tifo friulano lungo il percorso! Ci divertiamo molto in occasione del mondiale di ciclocross che generalmente si svolge nel Nord Europa. Due anni fa era a Zolder, in Belgio, e abbiamo organizzato un furgoncino. Ci abbiamo messo molte ore ad arrivare. Una sera ci siamo capiti a gesti per ordinare la cena in un locale greco,  l’unico aperto alle 20.00 in Olanda; un episodio che ricordiamo ancora con il sorriso nelle nostre serate!

Quante corse seguite in un anno?

Nadir corre sempre di più all’estero (purtroppo per noi, fortunatamente per lui) e questo ci rende sempre più difficile seguirlo. Cerchiamo di esserci nelle gare in Italia, come la Coppa del Mondo in Val di Sole, i Campionati Italiani e le prove degli Internazionali d’Italia. Per l’anno prossimo si ha in mente anche il mondiale, se avrà l’occasione di correrlo, dato che quest’anno l’Australia era abbastanza proibitiva da raggiungere in un weekend.

L’emozione più grande che avete provato per Nadir?

Quest’anno ce ne sono state moltissime! L’ultima è stata la vittoria in Coppa del Mondo in Val Di Sole, dove eravamo quasi tutti presenti. Che dire, ci ha regalato una grande emozione. Poi, riguardando indietro, è stato meraviglioso assistere alle vittorie dei due titoli italiani di ciclocross: a Pezze di Greco nel 2015 non partiva da favorito, dunque l’emozione nel vederlo tagliare il traguardo per primo è stata alle stelle! Poi come dimenticare la vittoria a Monte Prat lo scorso anno, proprio nel nostro Friuli.

Qual è la caratteristica che più apprezzate in Nadir?

Ciò che apprezziamo di più in Nadir sia come atleta che come persona è l’umiltà, la sua capacità di stare sempre con i piedi per terra. Un’umiltà che, unita alla sua determinazione e cocciutaggine, ne fa un grande atleta.

Organizzate eventi collaterali al ciclismo? (es Cene, lotterie, raccolte fondi)

Per ora ancora no, ma assieme a Nadir avevamo in mente di organizzare una cena aperta a tutti! Amici, amici di amici, sostenitori, simpatizzanti. Per ora è un’idea, ma appena prenderà forma ne daremo voce, sempre sulla nostra pagina Facebook.

LA PAGINA FACEBOOK DEL GRUPPO

Mirko Manazzale intervista per Ciclonews

Mirko Manazzale intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale

Mirko Manazzale, Bergamasco classe 1999 (al limite del millennial!), giovanissimo talento del Downhill tricolore, si racconta in questa intervista in esclusiva per la nostra redazione.

Ciao Mirko e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come hai iniziato a praticare il Downhill?

Ciao ragazzi e grazie a voi per l’ospitalità è un piacere fare due chiacchiere con voi, seguo il vostro sito perché dà spazio alla nostra amata disciplina. Dunque come ho iniziato, diciamo che è iniziato un po’ tutto per caso. Ammetto che non conoscevo assolutamente nulla di questo sport poi un giorno mi sono imbattuto in una gara di Downhill che si correva nel mio paese. Mi sono goduto la gara e sono tornato a casa con qualcosa dentro. La settimana successiva andai a chiedere informazioni ad un team, il Bikers Petosino. Furono davvero molto gentili, mi invitarono per una prova e mi prestarono il materiale necessario. Da quel momento non ho più smesso con questo sport.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare come mai hai scelto questa disciplina?

Come ti dicevo tutto è partito un po’ per caso, il Downhill è uno sport che passa pochissimo alla televisione, devi andarlo a cercare o, come nel mio caso, è lui che cerca te. Ricordo, come dicevo prima, che la prima gara che vidi mi lasciò dentro un qualcosa e dopo la prima prova capii subito cos’era. Era emozione allo stato puro perché il DH è cosi, senti tanta agitazione prima della gara, poi parti e senti l’adrenalina a mille, il cuore che batte a tutta e non senti più i pensieri, solo l’emozione.

C’è una gara che Mirko Manazzale ricorda con più piacere?

Sinceramente non ho alcun dubbio nel rispondere a questa domanda: il Mondiale in Val di Sole. Per me, così giovane, era già una emozione incredibile la sola idea di prendervi parte. Poi trovarsi li, sulla pista, tantissima gente, un rumore infernale che ti dava una carica pazzesca. Non dimenticherò mai il tifo nelle mie orecchie e l’adrenalina che sentivo scorrere dentro di me.
Questo è uno sport di nicchia che ti dà delle emozioni assurde perché chi segue questo sport lo ama davvero, non lo fa per moda o perché è uno sport mediatico. Ecco tu immagina tutta questa passione amplificata da un evento mondiale.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Sono un ragazzo normale, come tutti quelli della mia età nel tempo libero amo uscire con gli amici, divertirmi, riedere. Mi piace passare del tempo con la mia ragazza e poi adoro andare a pescare, è uno dei miei hobby preferiti perché mi rilassa. Forse è un modo per compensare tutta l’adrenalina del downhill?

C’è stato qualche atleta che ha ispirato Mirko Manazzale?

Fin da subito mi ha colpito il modo di correre di Danny Hart, secondo me è un vero fenomeno e i risultati parlano per lui. E’ stato Campione del Mondo due volte, nel 2011 e nel 2016 e quando scende sa davvero trasmettere una grinta pazzesca. Direi che anche oggi è per me fonte di grande ispirazione.

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica è un pezzo integrante della mia vita, anche se ammetto di non avere un genere musicale preferito e ascolto un po’ di tutto, sono sicuro che senza musica impazzirei. Mi dà la carica giusta o mi rilassa a seconda del momento. Diciamo che nel tempo libero cerco qualcosa di rilassante mentre in allenamento scelgo sempre dei pezzi che mi diano la carica.

 

Sei molto giovane, quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Sinceramente non sono uno che si pone dei singoli obiettivi. Amo dare sempre tutto me stesso in quello che faccio e nello sport ci metto anche qualcosa di più. Come hai detto sono giovane e quindi ho tanta strada da fare ma sono focalizzato sulla continua ricerca del miglioramento e spero di poter ottenere buoni risultati in Italia e, perché no, mi piacerebbe far conoscere il nome Mirko Manazzale anche all’estero.

 

Marta Bastianelli intervista esclusiva per Ciclonews

Marta Bastianelli intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli

Marta Bastianelli è una delle colonne del ciclismo italiano. Nata a Velletri, Marta è stata campionessa del mondo in linea Elite a Stoccarda nel 2007 a soli 20 anni. Il matrimonio con Roberto De Patre e la nascita della piccola Clarissa, lo scorso anno, sono stati fonti di stimolo per mantenersi ad alto livello nel mondo del ciclismo. Di recente Marta, attulamente in forza alla Alè Cipollini, si è aggiudicata il Gran Premio Beghelli.

Ciao Marta e grazie per aver accettato questa intervista

Grazie a voi per avermi invitata, è un piacere!

Ci racconti come è nata la passione per il ciclismo?

Ho iniziato a praticare il ciclismo all’età di dieci anni. Il ciclismo era lo sport di famiglia, soprattutto mio zio era veramente appassionato di questa disciplina e i miei cugini correvano in una squadra. I loro allenamenti si svolgevano al pomeriggio e io, dopo aver fatto i compiti, mi recavo a vedere i loro allenamenti. Li è nata la mia passione per questo sport. Devo dire che i miei genitori consideravano un po’ troppo “da maschio” il ciclismo, mi dicevano che mi avrebbe richiesto troppo impegno e sacrificio ma io sono sempre stata molto testarda e non ho mollato.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Se devo essere sincera, all’inizio ho interpretato questo sport come uno splendido gioco, non badavo troppo al fatto che fosse così duro e così impegnativo. Come ti dicevo i miei genitori non erano completamente convinti della mia scelta perché sapevano quanto impegno avrei dovuto mettere e piano piano me ne sono resa conto anche io ma sinceramente il peso di non fare alcune attività perché impegnata con il ciclismo non l’ho mai minimamente sentito. Le emozioni che mi ha regalato fin da subito il ciclismo le altre cose non me le davano e cosi non rimpiango nulla di quello che non ho fatto per dedicarmi a questo sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Come ti dicevo prima, per me il ciclismo è stata una palestra incredibile, mi ha fatto provare emozioni uniche e ha formato in modo perfetto (o almeno spero) il mio carattere. Ho fatto dei sacrifici ma che non hanno mai pesato sul mio modo di essere e, appunto, questo è uno dei valori che ho appreso: sapere che ci vuole sacrificio e impegno nella vita ma che se ti applichi puoi raggiungere i tuoi obiettivi. Da ragazza so che c’è un po di diffidenza attorno a questo sport duro e faticoso e per molti adatto solo agli uomini ma ad una ragazza che mi chiedesse un consiglio direi di provare, perché il ciclismo le darà le opportunità per testare e allenare il proprio carattere.

Hai una carriera piena di soddisfazioni, c’è una corsa che ti ha particolarmente emozionata?

Beh se ripercorro mentalmente la mia carriera credo sia fin troppo facile parlarti del Mondiale di Stoccarda del 2007. Non capita a tutti di poter vincere in una gara iridata a soli 20 anni. Non potrò mai dimenticare  la fuga di 15 km, da sola con l’adrenalina a mille e un po’ di paura di non farcela e poi tagliare il traguardo felici, quasi incredula. Piangere su quel podio con al collo la medaglia d’oro mentre suona l’inno Italiano, credo sia troppo facile indicarlo come momento più alto della mia vita sportiva.

Cosa ama fare Marta Bastianelli nel tempo libero?

Beh come credo molte mie colleghe possano dire, il ciclismo non lascia molto tempo a disposizione per se stesse. Io però ho una carriera ben avviata e so come gestirmi tra ciclismo e vita privata. Ho poi la fortuna di avere una splendida famiglia e la mia piccola Clarissa a cui dedico tutto il mio tempo libero. L’emozione di essere diventata mamma è superiore ad ogni altra situazione della vita, ti dà una forza e una consapevolezze e un desiderio di donare amore a quella piccola creatura che ho portato in grembo che nemmeno avrei immaginato.

Ascolti musica quando ti alleni o quando sei in casa?

Si mi piace molto ascoltare musica, diciamo che sono una ragazza con gusti abbastanza comuni. Mi piace la musica italiana che sa trasmettermi emozioni, è più facile che mi entri nel cuore ma devo dire che ho un debole per i Coldplay che mi rilassano moltissimo e la musica latina che mi dà, invece, la carica.

C’è un ciclista o una ciclista che Marta Bastianelli ammira particolarmente?

In questo momento, credo di dire un nome banale, faccio il tifo per Peter Sagan, è un corridore fortissimo e un personaggio dentro e fuori le corse, sa non essere banale ed è una cosa che ammiro molto poi è veramente un fenomeno e lo ha dimostrato anche al recente Mondiale di Bergen. Tra i miei miti però voglio citarti due corridori italiani che ora non ci sono più ma che hanno dato tantissimo a questo sport sotto il profilo professionale ma, lasciamelo dire, soprattutto sotto quello umano: Marco Pantani e Michele Scarponi. Ho sempre una predilezione per chi, ok è forte sui pedali, ma sa anche trasmettere emozioni personali.

Tra le donne sicuramente ho amato come atleta Fabiana Luperini, lei è stata davvero una campionessa eccezionale che ha contribuito a dar lustro al ciclismo femminile italiani. Ora ho la fortuna di averla come direttore sportivo e posso dire che è veramente una persona speciale oltre che un tecnico davvero molto preparato.

 

Chiudiamo parlando di sport in generale, segui altre discipline oltre al ciclismo?

Si mi piace lo sport in generale con una predilezione per il nuoto e l’atletica, se devo citarti un mio “mito” extraciclismo non ho alcun dubbio a dire Usain Bolt ma quando ci sono le gare internazionali non riesco ad essere obiettiva il mio tifo va sempre e comunque per gli atleti azzurri.

 

 

Gianluca Zaghi intervista esclusiva per Ciclonews

Gianluca Zaghi noto restauratore di biciclette si racconta a www.ciclonews.biz

Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi

Gianluca Zaghi è un personaggio senza età, energia di un teenager e animo profondo di uno che ha vissuto molte esperienze nella sua vita. La sua passione per il restauro delle biciclette vintage nasce quasi per caso ma ha una funzione quasi di nuova genesi e di rispetto per le cose in un mondo un cui il consumismo la fa da padrone. Dopo un periodo a New York torna nella sua Svizzera e inizia una meravigliosa avventura che ha raccontato nello splendido “Biciclette Vintage“. Scopriamo la sua storia in questa intervista.

Ciao Gianluca, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il tuo libro “Biciclette Vintage”

Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate e per l’attenzione a questo mondo affascinante ma un po’ di nicchia.

Sei un recuperatore, un creatore di sogni su due ruote, come nasce la tua passione per il restauro delle biciclette?

 

La mia passione nasce per caso e per necessita’. Nel 2010 mi trovai momentaneamente senza lavoro e avevo deciso che non sarei piu’ ritornato a fare l’impiegato. Con parecchio tempo libero a disposizione cominciai a pensare a che tipo di attivita’ potevo dedicarmi. Poi un amico mi telefona dal nulla e mi dice: “Visto che sei a casa a far nulla, vieni in bici a farti qualche giro…”.  Economicamente non potevo permettemi una bici nuova, e’ a quel punto che scoprii il mondo del vintage e comprai una Moser degli anni 70.

In un mondo industrializzato, la tua scelta immagino sia di cuore. Una bicicletta “artigianale” ha un’anima che una industriale non potrà mai avere. Concordi?

Certo oltre ad essere una scelta di cuore e’ soprattutto di occhi. La bellezza parla senza aver bisogno di didascalie. Le biciclette come tutti i prodotti di oggi non parlano di mani, di sudore, di maestria. Ma al contrario sanno di “robotica” appunto industriale. Ne risultano prodotti in serie e identici, semplicemente dei cloni, senz’anima nè bellezza.

Chi è il cliente medio di Gianluca Zaghi? Cosa vuole da una tua bicicletta?

Il mio cliente medio e’ uomo sopra la quarantina. Se e’ un collezionista cerca sempre “la chicca” o la bici che lo fa innamorare al primo colpo. Se invece viene da me per restaurare, si aspetta maestria e alla fine soddisfazione ed emozioni.

Restaurare un oggetto in disuso ha una funzione catartica e anche etica: passare da uno “scarto” a un prodotto. Quanta soddisfazione c’è in questo percorso?

Wow questa è una  domanda davvero  interessante a cui rispondere ed è di gran lunga la piu’ importante. La soddisfazione nel recuperare un oggetto dato per “morto” è pari a quella di un chirurgo nel rianimare un cuore che non batte piu’. Ma con le bici e gli oggetti c’è di piu’. Oggi la globalizzazione e la produzione di massa danno vita a prodotti e oggetti con un’obsolescenza programmata. Ora combattere contro questa obsolescenza e’ un po’ per Davide combattere contro Golia. Questo tipo di battaglia anche personale, impone un cambiamento culturale e un cambio di mentalità.

Hai una bicicletta (tua) a cui sei più legato?

Si ho una ALAN record del 1978 che uso frequentemente

C’è una bicicletta (restaurata per qualche cliente) a cui sei più legato? O che ti ha dato più soddisfazione recuperare?

Sì, devo dire piu’ di una. Ma mi piace ricordare una bicicletta che ho restaurato con l’aiuto del cliente, il Signor Soldati,  e che ha dato poi orgine al libro “biciclette Vintage”.

Pensi che fra 30 anni ci possa essere ancora spazio per il restauro delle biciclette attuali o il fascino sarà inferiore?

Credo tutto dipenda dai materiali e ancora da quella parola spaventosa “obsolescenza”. Fra 30 anni il carbonio ho paura sarà solo un ammasso di polvere e credo che ci sarà poco da restaurare. D’altra parte pero’ credo si guarderà magari agli anni 90, oggi ancora poco considerati. Oppure visto che i produttori attuali hanno inserito ancora in catalogo modelli in acciaio, si ripescheranno quelli. Come dire si restaurerà il “nuovo vintage”, prodotto ora.

C’è un ciclista del passato a cui sei più legato

In assoluto il mio ciclista preferito è Francesco Moser, è stato un grandissimo che ha segnato un’epoca a cui sono veramente molto legato

Cosa ne pensi del ciclismo moderno?

Penso che sia ancora uno sport affascinante, ma come tutti gli sport manca di “personaggi” in questo caso ciclisti con la C maiuscola. Come e’ successo per il calcio e il tennis, anche il ciclismo si e’ svuotato di questi uomini, rispetto al passato. Oggi ci sono due massimo 3 sportivi per tipologia di sport  che mi appassionano veramente. Prima ogni sport contava una ventina di questi personaggi.

C’è qualche ciclista attuale per cui Gianluca Zaghi ha un debole?

Se devo guardare al momento attuale posso indicare solo due nomi e basta: il primo è Peter Sagan perchè oltre a essere un grande campione, tre mondiali non si vincono per caso, è uno che sa dare spettacolo, fa divertire la gente e sa che il ciclismo è uno sport serio ma a volte ci sta anche scherzare. L’altro è il nostro Gianni Moscon, lui è un talento naturale incredibile, un campione nato. Sai, se mi avessi fatto questa domanda quindici anni fa, probabilmente avrei detto almeno 15 nomi, oggi di ciclisti che sanno dare emozioni vedo solo loro due.

 

Beatrice Migliorini intervista per Ciclonews

Beatrice Migliorini intervista per www.ciclonews.biz

Beatrice Migliorini, giovane torinese figlia di Stefano Migliorini (ex downhiller professionista di successo e ora titolare del marchio Thok), è una dei talenti della Downhill italiana, già campionessa Europea e Italiana di specialità si racconta in questa intervista.

Beatrice Migliorini

Beatrice Migliorini

Ciao Beatrice e grazie per averci concesso questa intervista

Grazie a voi, seguo con piacere il vostro sito ed è un piacere essere intervistata

Ci racconti come hai iniziato con il Downhill?

Ho cominciato a fare Downhill un paio di anni fa, Roberto Vernassa mi ha vista girare a San Romolo e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto provare a fare discesa. Avevo appena cominciato a fare Enduro e mi sono lanciata. Prima di andare in bici avevo provato diversi sport, ho giocato a tennis, ho fatto pattinaggio sul ghiaccio e nuoto, ho persino fatto qualche anno di danza classica da piccola!

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare  come mai hai scelto questa disciplina?

Mi piace l’adrenalina, mi piace il rischio, mi piace osare, mi piace l’ambiente, insomma mi piace tutto di questo sport. E poi penso che sia nel mio DNA, visto che mio padre ha corso per molti anni e probabilmente mi ha passato geneticamente la passione per questa splendida disciplina

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

Durante le discese devi sempre essere sul pezzo, è fondamentale per fare una run a tutta e cercare di non cadere. Appena parti dimentichi ogni pensiero, senti l’adrenalina che ti scorre nelle vene, un enorme senso di onnipotenza e tanta tanta felicità e divertimento. Una emozione davvero da provare e che suggerisco a tante ragazze per trovare un modo per sviluppare la propria personalità.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Fortunatamente ho diverse gare che ricordo con piacere ho corse in tantissime competizioni e francemente mi sono sempre ben disimpegnata. Se devo citare alcune gare a cui sono in qualche modo più legata ti direi i percorsi di Coppa del Mondo in Val di Sole e ad Andorra, oppure il  il tracciato del mondiale a Cairns e quello dell’Europeo a Sestola

Cosa piace fare a Beatrice Migliorini nel tempo libero?

Mi piace molto viaggiare credo sia uno dei modi migliori per maturare e capire le persone. Poi amo passare il tempo con i miei amici, tra la scuola, gli allenamenti e le gare ammetto che li trascuro un po’ e quindi quando sono a casa ne approfitto sempre per stare in loro compagnia. Adoro leggere, leggo di tutto è un modo per rilassarmi e per scaricare i pensieri e poi, da vera donna, adoro fare shopping, sono una ragazza normale come tante mie coetanne.

Hai qualche sportivo che ti ha ispirata?

Beh questa domanda ha solamente una risposta: mio padre!

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

La musica per me è fondamentale. Ogni periodo della mia vita è caratterizzato da una diversa colonna sonora. Ascolto qualunque genere musicale, durante gli allenamenti sono più incline a musica ritmata e aggressiva ma nei momenti di relax ascolto anche musica classica.

Come hai preparato i mondiali?

Purtroppo non ho avuto molto tempo per seguire un allenamento specifico perché fino a due settimane prima sono stata impegnata con altre gare che mi hanno impegnato parecchio. Ho cercato comunque di concentrarmi sull’allenamento da Enduro, visto che era una gara molto pedalata.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali? 

Il prossimo anno mi tocca la “maturità” e purtroppo non potrò prendere parte a diverse gare importanti. Questo inverno comunque mi allenerò normalmente, mi piacerebbe far bene nelle gare in cui riuscirò a partecipare. Riprenderò poi pienamente l’attività agonistica l’anno successivo. Non so, è ancora tutto da valutare, le cose cambiano molto rapidamente, staremo a vedere !

Rebecca Gariboldi intervista per Ciclonews

Rebecca Gariboldi intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Rebecca Gariboldi giovanissima atleta del Team Isolmant Specialized già Campionessa Italiana di ciclocross ci racconta, in questa intervista, la sua passione per le due ruote.

Rebecca Gariboldi

Rebecca Gariboldi

Ciao Rebecca, anzitutto grazie per aver accettato con entusiasmo la nostra intervista

Ciao ragazzi, grazie a voi per questa opportunità, è un piacere fare due chiacchiere con voi.

Ci racconti com’è nata la passione per la bici?

Ero in prima elementare quando un giorno dopo scuola, un’amica di mia mamma ci ha informato che la società Lissone Mtb organizzava delle lezioni di mountainbike e ci invitava a fare una prova. Siamo andate a provare, ricordo l’incredibile emozione che ho provato e da quel sabato pomeriggio non ho più smesso con le due ruote.

Come mai hai scelto mtb/ciclocross?

Diciamo che da quando ho iniziato mi sono letteralmente innamorata della bici in generale, indipendentemente dalle gare ho sempre amato andare in bicicletta. La mia preferenza è, però,  sempre ricaduta sulle discipline del fuoristrada, Mountain Bike all’inizio e di conseguenza il ciclocross nella stagione invernale. Devo dire che, comunque, durante la settimana mi alleno spesso con la bici da corsa per tenermi in forma e posso dire che mi piace molto.

Il ciclismo è uno sport di fatica, quali valori ti ha trasmesso e perché lo suggeriresti ad una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo ha sicuramente formato parte del mio carattere. Mi ha insegnato a non mollare mai davanti alle difficoltà e lottare con la giusta grinta per raggiungere i miei traguardi, quello che serve anche nella vita quotidiana. Lo suggerirei ad una ragazza che vuole iniziare perché è molto divertente, ti dà la possibilità di visitare posti nuovi e conoscere nuove persone.

C’è una corsa che Rebecca Gariboldi ricorda con più piacere?

Sicuramente una gara che ricordo con emozione é quella in cui mi sono laureata campionessa italiana categoria Junior a Vittorio Veneto nel 2013. Ma anche le prime gare della stagione di ciclocross appena iniziata mi stanno regalando soddisfazioni incredibili, iniziare con dei podi in gare internazionali all’estero è una bella partenza, sono davvero contenta ma spero sicuramente di poter ulteriormente migliorare.

Hai vestito la maglia di campionessa italiana e la maglia della nazionale, cosa si prova a difendere quei colori?

Si ho avuto la fortuna di vincere il Campionato Italiano Juniores e di essere convocata per la nostra nazionale, è una soddisfazione  enorme, uno di quei traguardi che tutti vorrebbero prima o poi raggiungere quando si inizia a correre. E’ il classico sogno di ogni bambino o bambina che fa sport quello di diventare campione Italiano o difendere i colori azzurri. Si provano tantissime emozioni ma c’è anche il rovescio della medaglia che è la tanta pressione che quei colori mettono addosso ma francamente credo che la grinta che ti danno può portare ogni atleta a rendere oltre il proprio limite.

Hai qualche ciclista a cui ti ispiri?

Ci sono tante cicliste donne che mi piacciono, sia per come corrono quindi per la grinta e la determinazione che ci mettono ma anche per il loro saper essere donne e attente all’immagine. Il ciclismo è uno sport duro, ci vuole grinta e, in particolare nella MTB o nel ciclocross ci si sporcano le mani… e non solo. Se non ami il fango meglio non cimentarsi con questo sport.

Segui altri sport?

Mia sorella gioca a basket, quindi seguo ogni tanto le sue partite e vado a vedere qualche partita di serie A, la pallacanestro mi diverte molto è uno sport veloce e assolutamente divertente. In TV seguo tutte le prove della Moto GP è uno sport adrenalinico, mi piace molto guardarlo e spero un giorno di avere l’occasione per seguire una gara dal vivo.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Premetto che di tempo libero ne ho ben poco frequentando il terzo anno della facoltà di marketing all’Università Bicocca di Milano. Diciamo comunque che appena ho del tempo libero mi dedico alle uscite con gli amici, stare con il mio ragazzo, cenare fuori (adoro mangiare), cucinare dolci e fare shopping. Insomma cose normali che credo ogni ragazza della mia età adora fare.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Rebecca Gariboldi?

In questo momento mi sto completamente concentrando sulla stagione di ciclocross in corso, essendo l’ultimo anno da u23 voglio dare il massimo e togliermi il maggior numero di soddisfazioni possibili in questa categoria. Il calendario prevede importanti competizioni in Svizzera e altre gare di carattere internazionale che si svolgeranno in Italia e poi, naturalmente, sono già focalizzata sul Campionato Italiano del prossimo mese di gennaio.