Valgren:“L’antidoping può aspettarmi tutto il giorno”

Valgren: è il mio momento, l’antidoping può aspettare

Valgren dopo la vittoria vuole godersi il momento magico e ritarda il controllo antidoping: “può aspettare anche tutto il giorno”.

Valgren indispettito

Valgren indispettito

Valgren è l’uomo del giorno, il giovane danese dell’Astana ha trionfato quest’oggi sul traguardo della Amstel Gold Race e, se non bastasse la prova appena disputata, il corridore ha dimostrato di avere sicuramente carattere durante le interviste post-gara.

Subito dopo la vittoria ecco che il danese viene “rapito” dalle televisioni per i commenti di rito ed ecco e mentre sta rispondendo ai giornalisti ecco che i commissari dell’Unione Ciclistica Internazionale lo chiamano per espletare le procedure dei controlli di routine.

Evidentemente il corridore dell’Astana viene trattato un po’ troppo bruscamente per i suoi gusti, ed ecco che arriva prontamente la risposta piccata: “Francamente il controllo antidoping può aspettarmi anche tutto il giorno, per come la vedo io”, dice all’addetto stampa Astana che vorrebbe interrompere le interviste per portarlo via.

I commissari (fuori dal campo dell’inquadratura)  richiamano all’ordine Michel Valgren, e lui ripete che il controllo può aspettare tutto il giorno. Gli ribattono che il medico deve andare via, ma Valgren zittisce l’interlocutore esclamando “ma è il mio medico!” tornando a rispondere alle domande dei giornalisti.

L’episodio è stato reso noto dal portale  WielerFlits.nl ha ripreso il siparietto nel post-gara e l’ha diffuso via Twitter

 

 

Riccardo Clementi autore di Un Pirata in Cielo

Riccardo Clementi intervista con l’autore dello splendido libro su Marco Pantani

Riccardo Clementi intervista all’autore di Un Pirata in Cielo uno splendido libro che ripercorre le vittorie di Marco Pantani

Riccardo Clementi

Riccardo Clementi

Riccardo Clementi, nato il 27 dicembre 1982 a Fiesole e vive a Pontassieve, è un giovane giornalista amate di ciclismo e di Marco Pantani. Di recente ha scritto uno splendido libro che ripercorre le vittorie del Pirata di cui vi abbiamo proposto la nostra recensione.

Ciao Riccardo, grazie per la questa intervista, ci racconti come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani?

Ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio che mi concedete. Come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani? Quando Pantani esordì nei professionisti, avevo 11 anni. Già dalle prime vittorie rimasi affascinato da quel ragazzo piccolo e agile che in sella alla bici volava leggiadro verso le vette, facendo il vuoto dietro di sé. Un amore che da tifoso mi ha accompagnato fino alla tragica morte di Marco e e che è rimasto intatto anche dopo. Crescendo, sono diventato giornalista e ho maturato l’idea che, attraverso gli strumenti della mia professione, fosse giusto rendere onore a un campione fuori dal normale, capace di regalare emozioni indescrivibili a milioni di sportivi. Qualche mese fa l’idea è diventata progetto e, grazie alla disponibilità e all’attenzione dell’editore Gianluca Iuorio di Urbone Publishing, ho potuto concretizzarla.

Il 14, numero ricorrente nella vita del Pirata, quale delle 14 vittorie che hai raccontato ti resta più nel cuore?

Il libro ruota tutto in intorno al numero 14. 14 come il numero di tappa della prima vittoria al Giro ‘94, 14 come i successi di tappa in solitario prima del 5 giugno 1999, 14 come il giorno di San Valentino in cui Pantani se n’è andato per sempre, 14 come gli anni che in questo 2018 sono trascorsi da quel triste giorno del 2004. Potremmo dire anche 14 come le tappe di una sorta di via Crucis umana e laica alla ricerca di un infinito che l’anima sensibile e combattuta di Pantani ha cercato ed annusato in terra, lassù sulle sue montagne, ma che forse non è riuscito a trovare. In questo viaggio più unico che raro, sportivo ma anche umano, ognuna delle 14 vittorie di tappa è nel mio cuore di tifoso e oggi, per altri aspetti, anche di giornalista. Certo, se pensiamo a Plan di Montecampione, che gli consegnò il Giro ‘98, o alle Deux Alpes, dove nello stesso anno conquistò la storica maglia gialla che portò fino a Parigi, ma anche all’incredibile rimonta di Oropa nel ‘99, proviamo brividi forse più acuti. Ma, lo ripeto, ogni vittoria di tappa, dalle prime di Merano e Aprica passando per Guzet-Neige, l’Alpe d’Huez e Morzine fino a Madonna di Campiglio, rivela qualcosa di nuovo e di diverso su Pantani ed è bello rivederle una alla volta, assaporarle, rivisitarle per scoprire l’uomo e il campione.

 

 La storia di Marco è un esempio di come i media abbiano “usato” e poi gettato il Pirata e in generale le star dello sport?

Credo che la realtà sia più complessa, nel senso che quando avvengono queste cose non c’è mai un solo soggetto ad innescare un meccanismo. Ciò che è accaduto a Pantani è molto strano è ancora oggi per certi aspetti misterioso, da queste vicende sono nati processi mediatici ma non solo. Qualcosa si è rotto nella testa di Marco, perché lui si sentiva “fregato” e non riusciva a dimostrarlo. Non solo nel mainstream mediatico ma anche nel suo mondo e tra la gente. E anche se in tanti continuavano ancora ad amarlo, lui non era capace di superare questa umiliazione da cui si sentiva schiacciato. Credo sia andata più o meno così, ma la vicenda umana è così delicata e degna di rispetto che non mi pronuncio oltre. Nel libro, infatti, ho cercato proprio di attenermi ai fatti sportivi, ovviamente commentandoli, senza però avventurarmi lungo i pendii dei giudizi.

C’è quella sua famosa frase in cui Marco Pantani disse: “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia. Che idea ti sei fatto di questa affermazione

Un’idea meravigliosa, un concetto che fa capire che nell’andare in bicicletta di Marco Pantani c’è del filosofico. Una battaglia interiore. Un dialogo profondo tra l’uomo e il creato. Era questo, oltre alle sue ineguagliabili doti atletiche, che rendeva Pantani così speciale e diverso dagli altri.

Marco è stato un fenomeno mediatico del ciclismo, pensi che in futuro ci possa essere un altro ciclista in grado di appassionare a tal modo il pubblico?

Nello sport può accadere di tutto e quando meno ci si aspetta. In questa epoca credo però che sia difficile rivedere uno come Marco Pantani.

Che rapporto hai con lo sport e come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ho un bel rapporto con lo sport, perché lo sport è vita, passione, gioia. Spesso noi umani proviamo a rovinarlo, ma lui, lo sport, continua ad essere elemento di unità, di dialogo e di incontro tra bambini e popoli. Ho praticato calcio fin da piccolo, sono tifoso della Juventus anche se risiedo in terra fiorentina e su questa storia ho scritto pure un libro nel tentativo di sdrammatizzare una rivalità che dovrebbe essere solo sportiva. Ma, oltre al calcio, ho sempre amato il ciclismo, il basket, il tennis, l’atletica, un po’ tutto insomma. Quando vidi Pantani fare quei numeri in bici, chiesi a mio babbo di regalarmi una bicicletta da corsa e lui esaudì il mio desiderio. Da lì sono sempre andato in bici per passione con i miei amici per i nostri colli della Valdisieve, in provincia di Firenze, dove vivo. Nell’estate 2004 con il mio amico Daniele abbiamo pedalato fino alla tomba di Pantani, poi fino a Santiago De Compostela e l’anno dopo siamo arrivati a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono state bellissime esperienze di vita, che hanno segnato la mia giovinezza e la mia crescita e su cui ho scritto anche due piccoli libri “Quando una pedalata ti cambia la vita – Due pontassievesi in sella verso Santiago” e “Noi. Pellegrini del nuovo millennio – Due pontassievesi in sella verso Colonia”.

 

C’è un altro ciclista a cui Riccardo Clementi dedicherebbe una sua nuova opera?

Da piccolo ho tifato anche Gianni Bugno e Claudio Chiappucci, oggi provo grande ammirazione per Vincenzo  Nibali, campione vero. Ma no, non riuscirei a fare opere per nessun altro. Solo per Pantani sono stato in grado di trascorrere notti a studiare e a scrivere.

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista esclusiva per ciclonews

Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta classe 1997 nata a Montebelluna che difende i colori della GS Top Girls Fassa Bortolo

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista esclusiva

Nadia Quagliotto intervista con la giovane atleta della Top Girl Fassa Bortolo, una delle speranze del ciclismo rosa italiano.

Ciao Nadia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate.  Da bambina, quando avevo 5 anni, un Natale mi venne regalata una bicicletta da ciclismo, molto bella che usavo, però esclusivamente per giocare.  Ho iniziato a praticare il nuoto e per un periodo ho fatto anche agonismo ma devo ammettere che non trovato le soddisfazioni necessarie per impegnarmi in quello sport. All’età di dieci anni quasi per caso ho iniziato a praticare il ciclismo ed è stato vero amore.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Devo ammettere che il ciclismo ha effettivamente influenzato tanto la mia vita soprattutto durante il periodo scolastico , mi è risultato molto difficile far coincidere scuola e ciclismo particolarmente durante il periodo invernale in cui le giornate erano corte e la scuola lontana da casa ma grazie all’aiuto dei miei genitori il tutto è risultato meno complicato. Ad ogni modo rifarei tutte le scelte che ho fatto perché il mio impegno è stato ampiamente ripagato dalle soddisfazioni quotidiane che questo sport mi ha regalato.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato tanto e continua ad insegnarmi e continuo ad imparare molto .ad ogni allenamento e ad ogni corsa. Mi ha trasmesso etica al lavoro e capacità di collaborare con le altre ragazze del team, fare squadra e fare gruppo. Lo suggerirei a una ragazza perché potrebbe scoprire un mondo nuovo di cui non sa l’esistenza e ne rimarrebbe meravigliata

 C’è una corsa che Nadia Quagliotto ricorda con particolare piacere?

Sicuramente la mia prima gara da G4 , ero talmente stanca che volevo cadere proprio dov’era parcheggiata l ambulanza nel lato della strada ma fortunatamente sono arrivata sana e salva all’arrivo. Uno sforzo che però mi ha regalato tanta gioia per essere stata in grado di terminare quella prova.

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Beh sarà un po’ banale, perché in tanti rispondono così, ma tra i ciclisti attuali stravedo per Peter Sagan, è un fenomeno in bicicletta ma anche lontano dai pedali. E’ la rock star del ciclismo.

Cosa fa Nadia Quagliotto nel suo tempo libero?

 

Quando ho del tempo libero adoro potermi ritrovare con le mie amiche. Da poco ho iniziato a seguire anche una squadra di Giovanissimi e quando riesco li  accompagno alle corsa con lo staff del team stiamo portando avanti un progetto per diffondere il ciclismo elle scuole elementari, un impegno importante ma che mi sta veramente dando soddisfazioni. Mi piace molto poter passare del tempo coi miei genitori oppure rilassarmi prendendo del tempo per me stessa.

Come ti trovi nel team?

Assolutamente bene, la fortuna del nostro gruppo è quella di essere composto da atlete che hanno tutte più o meno la stessa età, questo ci consente di fare gruppo e condividere la crescita quotidiana sia come atlete che come donne.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Nadia Quagliotto per il 2018?

Per il 2018 vedremo ! Per svariati motivi non sono partita molto bene ma la stagione è lunga quindi sono tranquilla e spero di togliermi qualche soddisfazione!

 

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva per la redazione di ciclonews

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva con la nostra redazione in cui ci racconta il suo amore per la bicicletta, le amicizie nate nel gruppo con le nuove compagne

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari già nostra ospite qualche mese fa ci è venuta a trovare per raccontarci della sua esperienza nel nuovo team.

Ciao Giorgia, grazie per aver accettato la nostra intervista, nuova stagione, nuova squadra come è partita questa stagione.

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio. Eh si stagione nuova e nuovo team. E’ un bel gruppo tutto di atlete giovanissime con tanta voglia di imparare, ci sono tanti stimoli che fanno pensare ad un anno molto positivo.

Il ciclismo insegna a rialzarsi dopo le cadute. è solo un luogo comune?

Credo che se da una parte iniziare a praticare il ciclismo sia una scelta quasi insita nel DNA di una ragazza, dall’altro credo che questo sport abbia davvero una grande funzione formativa. Spesso si vedono ciclisti o cicliste che cado e incuranti del dolore riprendono la loro bicicletta e portano a termine una corsa, ecco questa idea va lentamente a diventare uno stile di vita nello sport e nella quotidianità, quindi non dire che non è per nulla un luogo comune.

Spesso il ciclismo rosa paga un po’ in termini di visibilità rispetto ai colleghi maschi, che ne pensi.

Guarda uno dei valori più importanti che penso il ciclismo sia in grado di trasmettere è proprio quello dell’ugualianza e del merito, il messaggio di parità tra uomo e donna è una cosa molto importante e penso che in questo lo sport sia un ottimo veicolo del concetto. Noi ciclista ma posso dire tutte le sportive donne, stiamo molto attenti a mantenere ben alto questo concetto. Il ciclismo femminile italiano sta attraversando un ottimo periodo e confido che i media possano aumentare la visibilità delle nostre imprese sportive.

Spesso di parla del ciclismo come di uno sport individuale ma non è cosi, hai un aneddoto sullo spirito di squadra?

Beh si molti parlano del nostro sport come di uno sport individuale ma non è assolutamente cosi, ho un ricordo particolarmente importante che mi lega in modo emotivamente forte al Giro di Toscana, la corsa non è andata come immaginavamo, il risultato non è stato dei migliori ma proprio in quella occasione il riuscire a condividere con le mie colleghe e (soprattutto) amiche di team le emozioni, mi hanno fatto sentire davvero il senso di appartenenza, come in una famiglia.

In una precedente intervista ci avevi raccontato del bel rapporto con tuo padre, che ti ha ispirata nello scegliere il ciclismo, ci racconti qualcosa di lui?

Mio papà ha un carattere molto forte e deciso e per questo può accadere di scontrarci ma condividere con lui questa passione è sicuramente una cosa positiva e assolutamente speciale. A lui e a mia madre devo tutto quello che ho e quello che sono. Loro mi sono sempre venuti incontro per assecondare la mia passione e permettendomi di fare tante nuove esperienze.

Come ti trovi nel nuovo team?

In realtà dobbiamo ancora conoscerci bene, però per il momento mi sembrano veramente tutte delle brave persone, e le mie nuove compagne sono state molto carine alla prima gara di stagione. Mi sto trovando molto bene sia in allenamento che nel tempo libero, credo ci sia un buon feeling nel gruppo e questo si trasmette anche alle nuove atlete come la sottoscritta.

Come riesci a unire ciclismo e studio?

Non è semplice perché tra allenamenti e corse, ritiri e sessioni di palestra vi posso garantire che il tempo è davvero super pieno. Poi un po’ di riposo ci vuole ma l’idea di continuare la mia carriera scolastica per me è basilare. Sono iscritta alla facoltà di Scienze Motorie e devo dire che la materia mi sta davvero entusiasmando, a volte riuscire a conciliare studio e sport può essere faticoso ma anche molto appagante.

Quali sono gli obiettivi per questo 2018 di Giorgia Fraiegari?

L’anno scorso verso fine stagione ho ottenuto diversi piazzamenti, quindi il mio obiettivo principale è sicuramente quello di far meglio. Ho un carattere abbastanza deciso, fin da piccola ho sempre avuto una tensione verso il miglioramento personale che probabilmente mi ha permesso di potermi confrontare con le migliori atlete al mondo. Mantengo sempre l’umiltà e la voglia di imparare e crescere e spero che questo 2018 possa consentirmi di tornare utile per le mie compagne di squadra e farmi fare un ulteriore passo in avanti.

 

 

Debora Silvestri intervista per ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews con il giovane talento del ciclismo italiano che ci racconta della sua passione per le due ruote

Debora Silvestri

Debora Silvestri

Debora Silvestri intervista esclusiva con il giovane talento del ciclismo italiano in cui ci racconta di come è nata e come sta evolvendo la sua passione per il ciclismo. Debora ci ha raccontato dell’incontro fortuito col ciclismo su strada che fin da subito l’ha colpita diventando una passione veramente viscerale.

Ciao Debora, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? 

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Tutto è nato perché mio padre è un grande appassionato di ciclismo e fin da quando ero molto piccola uscivo in sua compagnia per delle passeggiate in bicicletta. Un giorno, durante una delle nostre gite, siamo arrivati in un luogo dove di stava allenando una squadra di ciclismo, ci siamo fermati ad osservarli e da li è partito il mio amore per il pedale. Ho guardato mio padre e gli ho detto: “voglio una bicicletta come quella”. Ero ancora piccola e mio padre mi ha suggerito di attendere ancora un anno. Fremevo dalla voglia di iniziare così quando sono salita in sella non ho più mollato. Ho iniziato da G1 e nel 2018 saranno 14 anni che corro in bicicletta.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

 

Il ciclismo è uno sport che richiede tanto impegno e sacrificio e per un adolescente comporta tante piccole scelte che in parte vanno a influenzare questi anni: dallo stile di vita sano, a qualche rinuncia alle feste o ad uscire con gli amici perché magari ti devi allenare. Queste rinuncia in realtà non sono tali perché se ami una cosa poi nulla ti pesa.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare? 

Una cosa è certa: il ciclismo è una scuola di vita, ti forma il carattere, ti educa ad essere indipendente. Capita spesso di dover essere lontano da casa, di doverti arrangiare o dover entrare in relazione con persone nuove e che non conosci. Lentamente capisci che il mondo del ciclismo è una seconda casa, una seconda famiglia da cui puoi imparare tante cose. Lo suggerirei ad una ragazza perché penso che il ciclismo sia uno di quei pochi sport che ti insegna e ti faccia diventare veramente una donna con la “D” maiuscola piena di valori e che si sa bastare da sola

C’è una corsa che Debora Silvestri ricorda con particolare piacere?

Si direi proprio  la prima volta che sono salita su una bicicletta da corsa con le tacchette. Ero un pò impacciata e facevo fatica a capire il meccanismo “agganciare-sganciare” ma dopo che avevo imparato non mi riuscivano più a fermare. Insomma una cosa che mi è entrata nel cuore e non la scorderò mai,

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Nel tempo libero mi piace uscire con le mie amiche per negozi o anche solo al bar per scambiarci gli ultimi pettegolezzi, mi piace la musica e devo dire che ascolto un po’ di tutto dal pop al rap ai cantanti italiani

Come si trova Debora Silvestri nel team?

Nel mio team mi trovo benissimo, oltre a condividere chilometri e chilometri ci divertiamo, siamo un gruppo unito e con grandi potenzialità, con loro non ci si annoia mai e le trasferte sono più che piacevoli da condividere

Quali sono i prossimi obiettivi professionali per il 2018?

I miei obbiettivi per questo 2018 sicuramente è migliorarmi, il salto di categoria si farà sentire ma io cercherò di essere pronta e a disposizione della squadra in ogni gara e perché no se capita mi leverò anche io qualche soddisfazione

 

Silvia Pollicini intervista esclusiva per Ciclonews

Silvia Pollicini intervista esclusiva per la redazione di ciclonews

Silvia Pollicini intervista esclusiva con ciclonews in cui l’alteta della Valcar PBM ci racconta del suo amore per le due ruote e gli obiettivi per la stagione 2018

Silvia Pollicini

Silvia Pollicini

Silvia Pollicini intervista esclusiva con Ciclonews, la giovane atleta classe 1998 che si sta affacciando in modo importante tra le professioniste del pedale rosa alla sua seconda stagione con la maglia Valcar PBM è chiamata ad un ulteriore salto in avanti in termini di prestazioni.

Ciao Silvia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate, ho iniziato con il ciclismo un po per caso: mi sono approcciata con il mondo dello sport praticando il triathlon. Ben presto mi sono resa conta che la parte che più apprezzavo era, appunto, quella del ciclismo. Mi sono quindi rivolta ad una società sportiva che aveva i giovanissimi ed era vicina a casa. Ho provato e lentamente ma inesorabilmente mi sono allontanata dal ciclismo perché sentivo nascere una vera passione per il ciclismo.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Si effettivamente il ciclismo è uno sport molto duro, per natura necessita di molto impegno, dedizione e costanza. I risultati sono dettati da un piano costante di allenamento e di miglioramento. Se non hai tenacia e costanza presto ti allontani da questo sport. Ecco queste caratteristiche rendono il ciclismo non solo uno sport ma anche una scuola di vita. Devo dire che la mia adolescenza può definirsi influenzata in modo positivo dal ciclismo e non credo che se tornassi indietro farei scelte diverse.

Perché suggeriresti il ciclismo ad una ragazza?

Spesso si sente dire che il ciclismo è uno sport non adatto alle ragazze ma penso che questo luogo comune sia assolutamente da sfatare, oltretutto in questi anno il movimento rosa del nostro paese è in grande crescita di risultati e la cosa può far avvicinare qualche ragazza in più a questo meraviglioso sport. Perché iniziare col ciclismo? Come dicevo prima, questo sport non è facile ma ti trasmette valori che tornano utili in tanti aspetti della vita quotidiana. Pur essendo spesso additato come uno sport individuale, viceversa il ciclismo ti insegna a fare gruppo, a lavorare di squadra e questo torna utile in ogni aspetto della vita. . Ho imparato che se vuoi raggiungere un obiettivo devi lavorare sodo e fare dei sacrifici, se semini bene poi i frutti arrivano.

C’è una corsa che Silvia Pollicini ricorda con particolare piacere?

L’anno scorso ho fatto il mio esordio tra le grandi ed  è stato un anno pieno di nuove esperienze: le prime corse tra le migliori, le prime gare World Tour, le prime corse a tappe. Sinceramente non saprei dirti una gara che mi ha segnata in modo particolare, diciamo che ogni gara fa storia a parte, ogni sfida ti insegna qualcosa e ogni sfida ti insegna qualcosa. Lo scorso anno posso definirlo un anno duro, di apprendistato ma le emozioni che ho incamerato ripagano di ogni sacrificio.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Questo sport non lascia molto spazio al tempo libero tra corse e allenamenti ma credo che ognuno di noi possa ritagliarsi il proprio spazio personale. Nel tempo libero mi piace leggere, sono un’appassionata di libri gialli. Ho poi un grande obiettivo personale, quello di riuscire a laurearmi in Economia e Commercio, mi sono infatti iscritta a questa facoltà  all’università di Castellanza.

Come si trova Silvia Pollicini nel Team Valcar PBM? 

Sono alla Valcar PBM ormai da tre anni e mi sono trovata sempre molto bene. Tra il nostro presidente Valentino Villa, il nostro preparatore e ds Davide Arzeni e tutto lo staff tecnico di meccanici e massaggiatori siamo sempre state trattate bene e con professionalità. In più tra noi ragazze si instaura sempre un bel rapporto di amicizia e quindi si crea una bella atmosfera di gruppo.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Silvia Pollicini per il 2018?

Il 2018 sarà sicuramente un’altra stagione piena. Sicuramente sono pronta ad aiutare al meglio possibile la mia squadra per riuscire a fare dei bei risultati durante tutta la stagione, aiutare le mie compagne mi riempie di soddisfazioni e credo che se una lavora bene poi possa uscire qualche occasione per mettersi in mostra.

Sofia Beggin intervista esclusiva con ciclonews

Sofia Beggin intervista esclusiva con  la redazione di ciclonews

Sofia Beggin intervista esclusiva con la redazione di ciclonews in cui ci racconta della sua vita e della passione per il ciclismo

Sofia Beggin

Sofia Beggin

Sofia Beggin intervista con l’atleta nata ad Abano Terme nel 1997 attualmente in forza al Astana Woman Team già Campionessa Italiana Donne categoria Juniore nel 2015. Sofia Beggin si era  messa in ottima evidenza nel 2014 con con due medaglie ai Giochi Olimpici Giovanili di Nanchino.

Ciao Sofia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ciao ragazzi e grazie a voi per questo spazio, il ciclismo l’ho iniziato quasi per sbaglio. Io praticavo danza e personalmente la bici non mi affascinava cosi tanto però grazie a mio fratello, che ha iniziato a correre, mi hanno regalato una bicicletta, fu un dono della locale squadra provinciale. Da quel momento è iniziata la mia avventura nel mondo delle due ruote e penso che scelta migliore non potevo fare.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Personalmente l’influenza sulla mia adolescenza non l’ho mai sentita cosi tanto, anche perché non mi è mai pesato il fatto di dover tenere uno stile di vita diverso dai miei coetanei. Il ciclismo è una cosa che amavo ed amo e penso che eventuali rinunce fatte per una cosa che ami in realtà non sono tali.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il valore principale che mi ha trasmesso il ciclismo è che la corsa è un po’ come la vita: bisogna impegnarsi al massimo per cercare di realizzare i propri sogni. Nella vita come nello sport nessuno ti regala nulla, quello che ottieni, salvo rarissimi casi, devi sudarlo giorno dopo giorno.

Lo consiglierei a qualsiasi ragazza o ragazzo che vuole avvicinarsi allo sport perché sono sicura che il ciclismo ti insegna a vivere. Da questo sport impari come rialzarti dopo le cadute e queste cose nella vita quotidiana sono all’ordine nel giorno. E’ bello potersi rialzare e, dopo la sofferenza, assaporare il gusto della gioia.

 

C’è una corsa che Sofia Beggin ricorda con particolare piacere?

La corsa che adoro di più e che mi piace particolarmente ricordare, sono le Strade Bianche dell’anno scorso, mi piace come gara, la simbiosi tra sterrato e strada, la scenografia… Uno spettacolo vero, imperdibile!

Cosa fa Sofia Beggin nel tempo libero?

Nel tempo libero adoro stare con le persone che amo, divertirmi insieme a loro, mi piace tantissimo lo shopping e comprare vestiti anche perché prima di essere una ciclista sono una ragazza. Adoro ascoltare la musica commerciale, mi rilassa.

Come ti trovi nel team?

Con il team mi trovo davvero bene, ho i miei spazi, le mie opportunità. Il gruppo è davvero molto unite, si è creata la giusta armonia tra le ragazze del gruppo e  c’è molta tranquillità per potermi esprimere al meglio.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Sofia Beggin?

Gli obbiettivi per questo 2018 sono sempre quello di migliorarmi e cercare di fare del mio meglio sempre, magari fare qualche bel piazzamento nelle Grandi Classiche che sono le gare che mi stanno più Ho poi un grande songo nel cassetto che spero di realizzare : prendere parte al mondiale, ci lavorerò con costanza e spero di ottenerlo.

 

Gloria Manzoni intervista esclusiva per ciclonews

Gloria Manzoni intevista esclusiva per www.ciclonews.biz

Gloria Manzoni intervista esclusiva con ciclonews per la giovane atleta vercellese di Santhià classe 1998 uno dei prospetti del ciclismo rosa

Gloria Manzoni

Gloria Manzoni

Gloria Manzoni intervista esclusiva in cui la giovane atleta della Eurotarget Bianchi Vitasana in cui ci racconta come è nata la sua passione per il ciclismo.

Ciao Gloria, grazie per aver accettato questa intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ciao e grazie a voi per questa opportunità che mi state dando. Devo ammettere che in realtà non c’è una motivazione particolare alla base della mia scelta. Tutto è legato a quando un giorno mio padre mi lanciò la sfida in bicicletta, dicendomi: “scommettiamo che non riesci a battermi?” e così io ho accettato la sfida e ho iniziato ad allenarmi. mano a mano che mi allenavo, la passione per il ciclismo cresceva in me e così è tutt’ora.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Il ciclismo, con i suoi ritmi, ha influenzato moltissimo la mia adolescenza. Pratico ciclismo in FCI da quando ero allieva primo anno quindi da ormai 6 anni.  Certamente chi fa ciclismo non ci si può permettere la vita di un adolescente normale: bisogna andare a dormire presto la sera in modo tale da non svegliarsi esausti già di prima mattina, così da poter affrontare un allenamento al massimo delle proprie capacità fisiche e psichiche. Bisogna controllarsi nell’alimentazione e consumare cibi sani e in funzione della tipologia di allenamento da farsi durante la giornata. Ma tutto questo non pesa se lo fai per una cosa che ami ed io amo il ciclismo.

Gloria Manzoni oltre a correre sta studiando, come unisci i due impegni?

Bisogna sapersi organizzare ma certamente nel periodo degli studi è ancora più difficile farlo: tutta la mattinata si passa tra i banchi di scuola poi, dopo un pranzo veloce si torna a casa e ci si allena. Terminata l’uscita bisogna rituffarsi nello studio e non è semplicissimo preparare le verifiche e completare i compiti ma per ora ci riesco.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita?

Sicuramente il ciclismo è uno sport impegnativo e duro, richiede innanzi tutto perseveranza cosa che è alla base anche della vita di tutti i giorni. E’ importante avere molta disciplina, correttezza e sapersi relazionare e condividere le proprie esperienze di vita con soggetti che sono al di fuori della propria famiglia. Il bello è che con il tempo tutte queste persone entrano in qualche modo a far parte della tua famiglia visto che ci condividi molto tempo. Questo sport ti consente di comprendere l’importanza di impegnarsi sempre al massimo e ti aiuta moltissimo nel miglioramento personale.

Perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Lo consiglierei sicuramente ad una ragazza proprio perché il ciclismo forma il carattere delle persone ed è un’ottimo mezzo per far bene al proprio corpo e alla propria persona.

C’è una corsa che Gloria Manzoni ricorda con particolare piacere?

La gara che non scorderò mai nella mia vita è il mio primo Mondiale, ad Aigle in svizzera. ero junior 2 anno ed ho avuto la fortuna di ottenere due ottimi risultati, due medaglie d’argento. Uno di questi risultati però ha il sapore un po’ più dolce perché ottenuto dopo un lungo anno di sacrifici con Martina Fidanza, la mia attuale compagna di squadra nonché mia migliore amica.

C’è un ciclista o una ciclista che  ha ispirato Gloria Manzoni?

A dire il vero ce ne sono tanti ma sicuramente Anna Meares e il grande Antonio Maspes sono i due che mi hanno stimolato di più

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Nel tempo libero amo aiutare i miei nonni con i lavori di casa, dato che ho la fortuna di vivere in una grande cascina e avere moltissimi animali e spazi verdi per coltivare frutta e verdura. Di certo però la musica e la lettura occupano la maggior parte del mio, purtroppo scarso, tempo libero. Mi piace moltissimo suonare il pianoforte così come leggere libri di ogni tipo, da Giorgio Faletti a Dan Brown, da Paolo Giordano a Nicolay Lilin

Come ti trovi nel team?

Mi trovo molto bene nella mia squadra: questa è la mia seconda stagione tra le file dell’Eurotarget, che quest’anno si chiamerà Eurotarget Bianchi Vitasana. Diciamo che è come una seconda famiglia, con loro condivido successi e momenti più difficili della vita sia legati al mondo del ciclismo che non. le compagne sono sempre disponibili e molto alla mano e ogni trasferta è sempre sinonimo di divertimento e di felicità con loro.

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Gloria Manzoni per il 2018?

Il mio obiettivo principale, da quando ho iniziato a correre, è quello di continuare a migliorarmi. Stò seguendo una preparazione basata sul settore veloce della pista quindi nelle gare su strada cercherò di essere in supporto alle mie compagne di squadra per quanto mi sarà possibile. Per ciò che concerne il settore su pista, spero di poter vestire la maglia azzurra in gare internazionali per le quali sto lavorando davvero molto.

Sicuramente come obbiettivo principale per questa prima parte di stagione ci sarà il Campionato Europeo U23 su pista che si terrà in estate. In questi giorni si tiene l’ultimo ritiro con la nazionale in funzione del Campionato Mondiale che si terrà i primi giorni di Marzo in Olanda e parteciparvi sarebbe un sogno!

Manuela De Iuliis intervista esclusiva per ciclonews

Manuela De Iuliis intervista con la redazione di ciclonews

Manuela De Iuliis intervista esclusiva con la giovane atleta neo acquisto della Conceria Zabri Fanini

Manuela De Iuliis intervista

Manuela De Iuliis intervista

Manuela De Iuliis intervista esclusiva con la 26enne molisana  al secondo anno fra le Elite che è giunta nel team del presidente Manuel Fanini per confermare quanto di buono fatto vedere nelle categorie giovanili.

In precedenza Manuela De Iuliis era stata protagonista delle Gran Fondo conquistando  il titolo italiano Fci Medio Fondo, la Gran Fondo di Forano (Lazio), la “Garibaldina” a Mentana, la “Faren Sabina Time” e la Gran Fondo “New York Italia”.

Ciao Manuela, anzitutto grazie per aver accettato l’intervista. Ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? 

Ciao ragazzi è un piacere fare questa intervista. Mi ha sempre affascinata la bicicletta, fin da quando ero piccolina. La mia storia ed il mio avvicinamento al mondo del ciclismo è un po “particolare”. Ho scoperto il mondo delle corse solo a 20 anni, e senza passare per le categorie giovanili, ho iniziato con le Granfondo. Prima di salire sulla bici da corsa seguivo mio padre in MTB, ma già da piccolina passavo le mie estati in bicicletta! Nel mio paese, Rocchetta a Volturno, in Molise, c’è una piccola squadra di ciclismo e così grazie a loro ho iniziato a pedalare sulla bici da corsa e non me ne sono più separata!

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Ho iniziato con l’agonismo a 20 anni, quindi il ciclismo non ha influenzato la mia adolescenza, ma lo sport in generale si. Aver inziato tardi è una cosa che ha molti contro, poiché i bambini grazie alle categorie giovanili sono seguiti ed apprendono tutto già da giovanissimi, mentre io mi sono ritrovata ad apprendere tutto in poco tempo ed ho faticato davvero molto per ricavarmi un posto nel mondo delle corse.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Tutti gli sport insegnano tanto, ne ho praticati diversi, ma il ciclismo ha qualcosa di “particolare”, ti insegna a soffrire, a non mollare e anche quando vorresti scendere dalla bici, poi ci torni perchè sai che senza quella fatica non puoi stare. La bicicletta ti fa conoscere i tuoi limiti, ti aiuta a superarli e questa cosa un ciclista riesce ad applicarla anche nella vita quotidiana. Alle ragazze che vogliono iniziare dico di provare, di osare, perché nella vita se non si osa si resta sempre con il dubbio di come sarebbe potuta andare. Ho provato spesso ad avvicinare le ragazze alla bicicletta, ma sempre con scarsi risultati, poiché vedono la bici come uno sport prettamente maschile e troppo faticoso.

C’è una corsa che Elena De Iuliis ricorda con particolare piacere?

La corsa che ricordo con particolare piacere è sicuramente la 6^ tappa del Giro Rosa, con partenza da Isernia, la tappa di casa! Prima partecipazione al Giro Rosa e partenza da casa, non potevo desiderare di meglio! Non solo emozione, ma anche soddisfazione, per essere arrivata a quella tappa, dove c’erano tutte le persone a me care, e per aver portato a termine il Giro a tappe femminile più importante di tutti, nonostante molte persone pensavano non ce la facessi!

C’è un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Da piccola andavo spesso a vedere il passaggio del Giro d’Italia. Per me l’emozione che mi dava il primo corridore era la stessa che mi dava l’ultimo. Pensavo che tutti percorrevano la stessa strada, provavano la stessa fatica e quindi tutti erano i migliori! Poi ovviamente c’è sempre qualche corridore che ammiriamo in modo particolare o uno al quale ci ispiriamo. Tra i miei preferiti c’è sicuramente Marco Pantani, che con i suoi scatti in salita ha fatto sognare generazioni di tifosi. Tra le donne invece, un idolo indiscusso è Alfonsina Strada, detta la Suffraggetta delle cicliste, la prima ed unica donna nella storia ad aver partecipato al Giro d’Italia nel 1891, correndo con altri 90 corridori uomini, percorrendo 3613 km in 12 tappe.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Oltre a praticare ciclismo, ho ripreso lo studio presso l’università di scienze motorie quest’anno, dopo qualche anno di stop. Nel tempo libero mi piace ascoltare la musica, soprattutto il rock anni ’60, leggere e cucinare dolci. Ho la passione per la montagna, la natura e la fotografia, queste tre cose sono per me come un toccasana per lo spirito e la mente!

Come ti trovi nel team?

Il mio team è la Conceria Zabri Fanini Guerciotti, di Manuel Fanini con sede in Toscana, a Lucca. Il clima all’interno del team è sereno, lo staff ci supporta in tutto e per tutto e con le ragazze mi trovo davvero bene. La mia preparazione atletica, invece, è seguita da Cellini Alessio, al quale dico GRAZIE!

Quali sono i prossimi obiettivi professionali di Manuela De Iuliis?

Dopo aver militato per 4 anni nella categoria EWS, come amatore, questo è per me il terzo anno come Elitè. Sicuramente in due anni ho imparato tanto e spero che in questo 2018 riuscirò ad esprimermi al meglio. Come in tutte le cose, l’esperienza è quasi tutto, ma non mi sono mai arresa, anzi questa è una vera sfida con me stessa e con tutti quelli che qualche anno fa mi dissero di lasciar perdere il mondo del ciclismo. Sicuramente la mia testardaggine mi ha aiutata molto! Ovviamente resto con i piedi per terra, so che un giorno tutto questo finirà e quindi già penso alla mia vita futura fuori dalle corse, restando sempre nel mondo del ciclismo o dello sport in generale! L’obiettivo di questa nuova stagione sarà soprattutto quello di guadagnarmi il posto al giro rosa 2018, mi piacerebbe rivivere tutte quelle emozioni, fatte di fatica, sudore, dolore e soddisfazione!

Elena Franchi intervista esclusiva per ciclonews

Elena Franchi intervista esclusiva con la nostra redazione

Elena Franchi intervista esclusiva alla giovane atleta in forza alla Conceria Zabri Fanini in cui ci racconta della sua passione per il Ciclismo

Elena Franchi intervista

Elena Franchi intervista

Elena Franchi intervista della nostra redazione con la giovane atleta della Conceria Zabri Fanini. Piacentina di Fiorenzuola D’Arda, al suo quarto anno fra le Elite, è uno dei volti nuovi del team. Le migliori annate Elena le ha vissute fra le Juniores dove ha avuto la grande soddisfazione di entrare a far parte del giro azzurro convocata per i Mondiali del 2013 che si svolsero a Firenze.

 

Ciao Elena, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi concedete. La scelta di questo sport è avvenuta un po’ per caso poiché in casa mia nessuno ha mai praticato ciclismo né in modo agonistico né in modo amatoriale ad accezione di uno zio.

La “colpa” di tutto è legata a un mio carissimo amico delle scuole elementari  che mi chiese di andare a provare ciclismo e siccome era stato molto insistente decisi di tentare. Dal primo momento in cui sono salita in sella mi sono innamorata di questo sport e la mia passione è nata così e da lì è nato il mio sogno che son riuscita in parte a realizzare. Sarò sempre grata a quel ragazzo che è tutt’ora un mio grande amico.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Sì, il ciclismo è uno sport di grande fatica ma per me non sono mai stati sacrifici poiché ho fatto ciò che mi piace e non c’è nulla di più bello. Certo un po’ ha influenzato la mia adolescenza, non potevo uscire con la stessa frequenza dei miei amici ma questo mi ha fatto capire anche chi sono i veri amici: quelli che mi sono rimasti accanto, pur sapendo che non sempre sarei potuta essere con loro.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha trasmesso tantissimi valori: la lealtà, l’umiltà, l’impegnarsi in ciò che si vuol fare e soprattutto l’aiutarsi a vicenda tra compagni di squadra ma anche tra avversari alle corse.  Una delle mie più grandi amiche corre in una squadra avversaria e spesso ci capita di aiutarci a vicenda anche in corsa, soprattutto nei momenti di difficoltà.

C’è una corsa che Elena Franchi ricorda con particolare piacere?

Sì, c’è una corsa che ricordo in particolare che è stata la mia prima vittoria.. Era agosto, ero Allieva secondo anno e si correva in Veneto faceva un gran caldo, e a circa metà corsa era andata via una fuga di 4/5 ragazze e tutto sembrava finito per noi che eravamo in gruppo, però io ho tentato di riprendere la fuga e dopo uno scatto dal gruppo sono riuscita tutta sola a riagganciarmi alla fuga e dopo pochi km disputare la volata che ho vinto per pochissimi centimetri con un colpo di reni! Ogni volta che riguardo la foto del traguardo rivivo sempre la stessa emozione!

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Ora come ora di tempo libero ne ho ben poco poiché nei mesi invernali sto lavorando oltre che allenarmi per i primi appuntamenti stagionali poiché purtroppo si sa che con il ciclismo femminile non si riesce ad avere uno stipendio tale che ti possa permettere di vivere, comunque davvero solo poche ci riescono.

Nel poco tempo libero che mi rimane, mi piace stare con i miei più cari amici oppure rilassarmi a casa e ascoltare musica, ascolto qualsiasi tipo di musica in base al mio stato d’animo ma comunque quasi sempre musica commerciale

Come ti trovi nel tuo nuovo team?

Quest’anno ho cambiato squadra e mi trovo davvero bene, lo staff è molto disponibile a venire incontro a qualsiasi esigenza e li devo ringraziare tanto per ciò, mi sembra una squadra umile, che è consapevole di quel che possiamo fare, daremo il meglio di noi per fare il massimo e fare buoni risultati!

Quali sono gli obiettivi di Elena Franchi per questo 2018?

I miei obbiettivi per il 2018 sono cominciare alla grande la stagione e spero, alla prima corsa che sarà Montignoso, di centrare un bel risultato.
Ci sono poi tante altre corse in cui con la squadra abbiamo deciso di puntare tra cui anche il campionato italiano perché ogni anno che passa faccio sempre risultati migliori e spero di migliorare ancora di più, spererei di entrare nelle 5 … se il percorso sarà adatto alle mie caratteristiche!