Le città del Giro 102 si illuminano di Rosa

Le città del Giro 102 si illuminano di Rosa

A 102 giorni dalla partenza della Corsa Rosa, l’11 maggio da Bologna, le città di tappa del Giro d’Italia hanno illuminato di rosa le loro bellezze #Giro

L'Arena di Verona, dove il Giro d'Italia terminerà il 2 giugno / Credit LaPresse

L’Arena di Verona, dove il Giro d’Italia terminerà il 2 giugno / Credit LaPresse

Mancano esattamente 102 giorni alla partenza del Giro d’Italia edizione 102 e le città che lo ospiteranno hanno voluto mostrare al mondo il loro legame con la Corsa Rosa, illuminando i simboli che le rappresentano tra monumenti, piazze, vie e luoghi particolari.

Il Giro d’Italia, organizzato da RCS Sport / La Gazzetta dello Sport, partirà dall’Emilia Romagna (Bologna) l’11 maggio per terminare all’Arena di Verona il 2 giugno. Questa edizione della Corsa Rosa sarà praticamente tutta italiana, con unico sconfinamento nella Repubblica di San Marino.

 

Questi, tappa per tappa, sono i monumenti che si sono illuminati di Rosa:
  • 1ª tappa – 11/05/2019 – Bologna – Bologna (San Luca) (ITT): il palazzo del Podestà a Bologna
  • 2ª tappa – 12/05/2019 – Bologna – Fucecchio: la Fondazione Montanelli Bassi a Fucecchio
  • 3ª tappa – 13/05/2019 – Vinci – Orbetello: il Museo Leonardiano nel Castello dei Conti Guidi a Vinci ed il Mulino di via della Diga ad Orbetello
  • 4ª tappa – 14/05/2019 – Orbetello – Frascati: palazzo Marconi, il Monumento ai Caduti e la Fontana Monumentale a Frascati
  • 5ª tappa – 15/05/2019 – Frascati – Terracina: il Tempio di Giove a Terracina
  • 6ª tappa – 16/05/2019 – Cassino – San Giovanni Rotondo: la Rocca Janula a Cassino e la Croce Obelisco di Renzo Piano nella Chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo
  • 7ª tappa – 17/05/2019 – Vasto – L’Aquila: la statua di Gabriele Rossetti a Vasto ed ilpalazzo dell’Emiciclo a L’Aquila
  • 8ª tappa – 18/05/2019 – Tortoreto Lido – Pesaro: la Torre dell’Orologio a Tortoreto Alta e la Torre Panoramica a Pesaro
  • 9ª tappa – 19/05/2019 – Riccione – San Marino (SRM) / Sangiovese Wine Stage (ITT): lecabine della spiaggia di Riccione e le Tre Torri di San Marino
  • 10ª tappa – 21/05/2019 – Ravenna – Modena: il Mausoleo di Teodorico a Ravenna e la Ghirlandina del Duomo di Modena
  • 11ª tappa – 22/05/2019 – Carpi – Novi Ligure: il palazzo dei Pio di Carpi ed il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure
  • 12ª tappa – 23/05/2019 – Cuneo – Pinerolo: via Roma a Cuneo e la Torre del Palazzo Comunale di Pinerolo
  • 13ª tappa – 24/05/2019 – Pinerolo – Ceresole Reale (Lago Serrù): la diga del Lago Serrù, accompagnata da una fiaccolata rosa
  • 14ª tappa – 25/05/2019 – Saint-Vincent – Courmayeur (Skyway Monte Bianco): l’Arco di Augusto in Valle d’Aosta
  • 15ª tappa – 26/05/2019 – Ivrea – Como: il palazzo Municipale di Ivrea ed il Tempio Voltiano di Como
  • 16ª tappa – 28/05/2019 – Lovere – Ponte di Legno: l’Accademia di Belle Arti Tadini di Lovere e le piste di sci di Ponte di Legno
  • 17ª tappa – 29/05/2019 – Commezzadura (Val di Sole) – Anterselva / Antholz: il campo di gara della Coppa del Mondo di Mountain Bike in Val di Sole ed il poligono di tiro dello Stadio del Biathlon di Anterselva
  • 18ª tappa – 30/05/2019 – Valdaora / Olang – Santa Maria di Sala: il Museo di Plan de Corones e Villa Farsetti a Santa Maria di Sala
  • 19ª tappa – 31/05/2019 – Treviso – San Martino di Castrozza: il palazzo del Podestà ed il monumento della Teresona a Treviso e la baita Segantini a San Martino di Castrozza
  • 20ª tappa – 01/06/2019 – Feltre – Croce d’Aune-Monte Avena: il Castello e la Fontana di Piazza Maggiore a Feltre ed il monumento a Tullio Campagnolo a Croce d’Aune
  • 21ª tappa – 02/06/2019 – Verona – Verona (ITT): l’Arena di Verona

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Stefania Andriola alla cena della Fausto Coppi Polyglass

Stefania Andriola ospite d’onore della Fausto Coppi Polyglass

Stefania Andriola è stata l’ospite d’onore all’annuale cena sociale della società ciclistica Fausto Coppi Polyglass al ristorante Alla Croce di Negrisia di Ponte di Piave

Stefania Andriola ospite della Fausto Coppi Polyglass (comunicato stampa)

Stefania Andriola ospite della Fausto Coppi Polyglass (comunicato stampa)

Stefania Andriola, giornalista meteo al seguito del Giro d’Italia per cinque edizioni prima come ammirata Miss e poi come inviata della Gazzetta della Sport, è stata l’ospite d’onore all’annuale cena sociale della società ciclistica Fausto Coppi Polyglass al ristorante Alla Croce di Negrisia di Ponte di Piave. La brillante Stefania, che ha anche approfittato della trasferta trevigiana per visitare le bellezze archeologiche di Oderzo, ha premiato con simpatia e charme i cicloamatori del gruppo messisi in luce nella stagione agonistica 2018. Gli atleti plurivittoriosi nel circuito Acsi sono stati: Enrico Buoro, campione triveneto strada, campione provinciale strada e campione provinciale ciclocross; Andrea Bergamo con due vittorie su strada e campione sociale Gentlemen 1; Sergio Tondato, campione provinciale ciclocross e campione sociale Supergentlemen; Christian Marchese, una vittoria su strada e campione sociale Senior 2; Federico Lorenzon , campione sociale Veterani 1; Nello Marcassa, campione sociale Gentlemen 2; Edi Tempestin, campione sociale V2. Si è così aperto nel migliore dei modi il 2019, anno in cui ricorrono due anniversari rotondo. Si tratta del cinquantesimo di fondazione della sagra ferragostana di Calderba e dell’azienda Polyglass di Negrisia (acquisita nel 2008 dal gruppo Mapei). Alla cena sociale della ciclistica ha partecipato, infatti, anche l’amministratore delegato di Polyglass l’ingegner Pierluigi Ciferni. Nel corso della serata, inoltre, il giornalista Giacinto Bevilacqua ha presentato il suo libro “Cento Coppi “ (Alba edizioni) nel centenario della nascita del Campionissimo.

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Mikel Landa supporta Eduardo Santas

Mikel Landa supporta il ciclista paralimpico Eduardo Santas

Mikel Landa supporta Eduardo Santas ciclista vittima di una emiplagia per preparare il cammino verso le Paralimpiadi di Tokio 2020

Mikel Landa (fonte pagina Facebook)

Mikel Landa (fonte pagina Facebook)

Mikel Landa supporta Eduardo Santas nell’avventura verso le Pralimpiadi di Tokio 2020, l’atleta paralimpico vittima di emiplagia da quando aveva quattro anni (la malattia paralizza la parte destra del corpo). Il campione paralimpico iberico ha conquistato il bronzo alle Paralimpiadi di Rio 2016 nel team dello sprint ma era rimasto senza squadra

Landa è il Presidente della Fondazione Euskadi e ha proposto a Santas di unirsi al gruppo sportivo

“Eduardo è un esempio di forza per quello che ha fatto, lui ha combattuto due volte più rispetto a noi e ha moltissimo da insegnare” ha spiegato il forte ciclista iberico.

Landa ha scoperto  la storia di Santas grazie al collega Markel Irizar, il corridore terzo al Giro d’Italia 2015 e quarto al Tour de France 2017, ha quindi deciso di aprire le porte del team Under 23 facendo diventare Eduardo a tutti gli effetti un professionista del pedale

“La Fondazione Euskadi vuole darmi la possibilità di fare un salto di qualità nella mia carriera sportiva avendo l’opportunità di gareggiare nella squadra Elite Under 23 per tutta la stagione – ha spiegato Santas in merito alla sua firma – spero di poter offrire prestazioni in grado di farmi competere con loro e insieme possiamo dimostrare il grande livello che esiste nel ciclismo Paralimpico , oltre ad aiutarmi a progredire nel mio viaggio verso Tokyo 2020″, conclude il Navarrese.

L’11, il 12 e il 13 gennaio si è svolta a Manchester la prima gara della Coppa europea di paraciclismo su pista e il Zaragozano Eduardo Santas ha iniziato la sua stagione in modo imbattibile con una medaglia d’argento, due medaglie di bronzo e un quarto posto.

 

Nibali tra passato, presente e futuro

Nibali ha parlato della stagione 2019 e non solo

Nibali ha parlato della stagione alle porte con un occhio a quella passata e al futuro del ciclismo che passa anche dalla sicurezza stradale

Nibali (fonte pagina Facebook)

Nibali (fonte pagina Facebook)

Nibali ha da poco raggiunto Cambrils, Costa Daurada, per il secondo ritiro pre-stagionale per preparare al meglio la propria forma fisica in vista del debutto del 24 febbraio all’UAE Tour. Nibali si è confidato con i colleghi della carta stampata sottolineando la sua voglia di riscatto:

“Dopo la Sanremo, il mio 2018 non è andato come volevo ed ho molta voglia di riscatto. La competizione è la mia vita voglio concentrarmi sul Giro d’Italia e poi vedrò come approcciare il Tour de France, non voglio caricarmi di stress” ha spiegato a La Gazzetta dello Sport.

L’aspetto legato alla stagione alle porte non è l’unico argomento a tener banco attorno allo Squalo dello Stretto, la sua situazione contrattuale e le “sirene” della Trek-Segafredo sono cosa nota:

“ci sono trattative e progetti importanti ma sono un atleta della  Bahrain-Merida. Vero, sono in scadenza e ci sono team che chiedono informazioni. C’è stato un incontro con la Segafedo che essendo un’azienda italiana ha interesse per un ciclista italiano. Le cose cambiano, anche qui alla Bahrain Merida, dopo l’ingresso di McLaren ci saranno novità.” ha spiegato Vincenzo.

Enzo ha poi parlato del suo passato

“Sono passati tanti anni, andati alla giusta velocità, non voglio fermare il tempo ma chiaro si potesse tronare indietro per evitare alcuni accadimenti sarebbe bello. Potessi tornare indietro, cambierei le cose che ti segnano, rivorrei indietro Michele Scarponi”.

Nibali ha spiegato al Corriere come l’incidente al Tour 2018 lo abbia cambiato

“ho dovuto trovare un altro equilibrio, posizione in sella e spinta sui pedali: quando ti rompi una vertebra non sari mai più quello di prima. Ho lavorato duro, però, e so di poter andare forte tanto quanto prima o anche di più. Nel ciclismo ci sono momenti negativi, se sai di essere tu ad aver sbagliato come a Rio è più semplice accettarlo, in questo caso è più difficile”.

Nibali si è espresso proprio su quel maledetto giorno all’Alpe du Huez: “ci sono tanti video amatoriali fatti da tutte le angolazioni, il tifoso è riconoscibile ma non è stato identificato, non ho rancore con lui ma una lettera, anche anonima, di scuse mi avrebbe fatto piacere riceverla”.

 

“il ciclismo mi dato molto, mi ha tolto dalla strada. In Sicilia ci sono poche ditte e poco lavoro, se non hai una famiglia forte alle spalle rischi di fare una brutta fine. Questo sport mi ha aiutato molto, mi ha allontanato da certe amicizie sbagliate e mi ha dato tanto successo, gloria, soddisfazione” ha concluso Nibali

 

Savio: ciclismo italiano in un momento drammatico

Savio parla del futuro del ciclismo tricolore

Savio team manager della Androni Giocattoli Sidermec parla del futuro del ciclismo italiano e mondiale dopo la riforma UCI

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio teme per il ciclismo italiano

Savio, team manager della Androni, parla della situazione del ciclismo mondiale e italiano alla lice dalla riforma voluta dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale). L’ Androni Giocattoli Sidermec ha chiuso il 2018 con all’attivo qualcosa come 36 vittorie, un vero record per un team Professional che tra mille difficoltà dello sport del pedale riesce sempre a battagliare a testa alta.

Gianni Savio ha voluto dire la sua sulla situazione del ciclismo italiano e sul futuro di quello mondiale:

“L’UCI aveva preso in considerazione una riforma assolutamente interessante che voleva portare il World Tour a 15 squadre. Poi dopo i mondiali austriaci vi è stato un dietrofront volto al mantenimento delle attuali 18 formazioni. Non penso però che il movimento sia in grado di sostenere 18 grandi squadre. Molte formazioni puntano tutto sul Tour de France e presentano sia al Giro che alla Vuelta formazioni non all’altezza della competizione tanto che i media hanno spesso definito questi Team delle squadre fantasma. Alcune formazioni portano addirittura le terze linee o schierano al via atleti demotivati.

I miei corridori dopo la riunione del mattino sono  motivati e vanno al villaggio di partenza sorridenti e pronti a godersi la corsa e questo penso lo si veda anche in corsa mentre in altri team vedi volti tristi e cupi fin dalla partenza della tappa”.

In una situazione come quella descritta da Savio, sono pochi i momenti di “luce” per il ciclismo tricolore che paga l’assenza di sponsor di alto profilo che consenta ai team italiani di investire ed emergere.

“Mi piace Don Chisciotte, lo trovo affascinante, ma personalmente non amo combattere contro i mulini a vento. Se vi saranno le condizioni per continuare con un team ne sarò felice, viceversa accetterò l’offerta di una Nazione straniera per andare a scoprire altri giovani talenti. Lottare è nel mio DNA e mi mantiene giovane ma questa riforma in cui le wild card si riducono a due squadre lascia come unica ancora di salvezza per il ciclismo italiano la Ciclismo Cup” ha dichiarato Gianni Savio.

 

Per ciò che concerne gli scenari che coinvolgeranno direttamente il team di Savio, il manager è stato come sempre schietto:

“ho convinto gli sponsor con un progetto serio che riguarda i giovani, abbiamo lanciato talenti del livello di Ballerini, Masnada, Vendrame, Sosa e  Egan Bernal che sono certo a breve vedremo sul podio al Tour de France. Non pretendo che una squadra solo perché italiana debba essere invitata al Giro ma bisogna valutare le qualità dei progetti. Ora se le wild card si riducono a 2 squadre su 25 sarà difficile rispondere alla domanda degli sponsor sulla nostra partecipazione al Giro. In questa situazione come può uno sponsor scegliere di sostenere il nostro sodalizio sportivo? Senza sponsor il ciclismo chiude e oggi il ciclismo italiano può contare solo su 4 formazioni Professional se le wild card si riducono l’ancora di salvezza, lo ripeto, è la Ciclismo Cup”.

Bike ToURgether un libro contro la fibrosi cistica

Bike ToURgether di Matteo Marzotto

Bike ToURgether scritto da Matteo Marzotto ed edito da Cairo Editore non è solo un libro ma un vero e proprio percorso contro la fibrosi cistica

Bike ToURgether

Bike ToURgether

Bike ToURgether (ed. Cairo Editore), reportage fotografico lungo l’Italia nel nome di una grande squadra. Bikers, malati, volontari e ricercatori, uniti per vincere la fibrosi cistica sono raccontati nel lavoro di Matteo Marzotto.

Il libro raccoglie una serie di contributi di amici della Fondazione circa questa iniziativa nata nel 2012 da un’intuizione di Matteo Marzotto che vuole essere un Giro d’Italia della solidarietà e della generosità.

Campioni dello sport e campioni di solidarietà si uniscono, in numero sempre crescente, con semplici appassionati dal grande cuore (dai cinque ciclisti la manifestazione ha toccato i 150 partecipanti nella tappa-record in Barolo del Bike Tour 2017).

Il Bike Tour raccontato nel libro non è quindi solo una raccolta di fondi contro la malattia ma un viaggio che modifica la visione della vita e della consapevolezza comune a proposito di questa terribile malattia genetica.

Bike ToURgether – pedalare per la ricerca  è impreziosito dalle testimonianze dei malati e dei ricercatori impegnati per trovare la cura per la malattia genetica più diffusa nel nostro Paese.

La fibrosi cistica ha colpito Annalisa, sorella di Matteo, scomparsa nel 1989 a 32 anni

“La Fondazione è diventata negli anni una mia priorità, viaggia con me, ovunque io vada e con chiunque io sia. Se la fibrosi cistica è una malattia che si eredita, l’entusiasmo dei volontari è una virtù che contagia”. ha affermato Matteo Marzotto

Dumoulin all-in per il Tour di France 2019

Dumoulin punterà tutto sul Tour de France

Dumoulin dopo essere arrivato secondo al Giro e al Tour nel 2018, potrebbe concentrarsi esclusivamente sulla maglia gialla

Dumoulin punta sul Tour

Dumoulin punta sul Tour

Dumoulin, a pochi giorni dalla presentazione del Tour de France 2019,  ha lasciato intendere che metterà la maglia gialla al centro della prossima stagione agonistica.

La stella della Sunweb è in attesa di vedere che cosa metterà in campo l’organizzazione del Tour per la prossima edizione della Grande Boucle.

“Non abbiamo ancora preso la decisione finale, ma mi piacerebbe andare al Tour per vincere. Non considererei un fallimento il non vincere ma ammetto che dopo due secondi posti vorrei provare a vincere”.

Dumoulin, 28 anni, è arrivato secondo al Giro d’Italia, al Tour e alla cronometro ai Mondiali di Innsbruck rendendo la sua stagione comunque importante anche senza nessuna vittoria.

“Non ho alcun rimpianto, sento di non aver commesso errori, semplicemente Chris Froome e Thomas erano più forti di me. La semplice verità è che c’era sempre qualcuno un po’ più forte di me. Quando Froome ha vinto a Zoncolan, non l’ho detto, ma era evidente che Froome era tornato. Qualcuno ha detto che non avrei dovuto aspettare sul Colle delle Finestre ma quella era la decisione migliore in quel momento”.

Dumoulin ha le caratteristiche per gareggiare e vincere grandi tour: è uno dei migliori cronoman al mondo ed in salita solo gli scalatori puri possono batterlo sulle salite più dure.

Probabilmente tra i migliori cronometristi del mondo, può scalare con l’élite del gruppo. Solo un semplice alpinista può far cadere Dumoulin sulle salite più ripide.

Dumoulin ha conquistato il Giro del 2017 e ha sorpreso molti addetti ai lavori puntando sulla doppietta Giro-Tour ma l’esperienza della stagione che si sta concludendo ha fatto cambiare strategia: puntare su un unico obiettivo.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

Bruno Zanoni ciclista bergamasco fu maglia nera nel 1979

Bruno Zanoni, corridore bergamasco, fu campione italiano nell’inseguimento ma è noto per essere stato l’ultima maglia nera.

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni ora fa il ristoratore a Laigueglia ma negli anni 70 fu uno dei più fedeli gregari di Gianbattista Baronchelli, l’uomo che conquisto per sei anni di fila il Giro dell’Appennino.

Nel 1973 Zanoni divenne campione italiano nella categoria dilettanti nell’inseguimento e ai Mondiali su Pista di Monteroni del 1976 chiuse settimo nell’inseguimento individuale.

La sua popolarità tocco il massimo splendore non per una vittoria ma per… un ultimo posto per certi versi storico. Correva l’anno 1979 e lungo le strade del Giro d’Italia ad imporsi fu Beppe Saronni ma una fetta di popolarità la ottenne anche Bruno che quell’anno chiuse la corsa all’ultimo posto vestendo la maglia nera, divisa sicuramente popolare ma che proprio quell’anno venne assegnata per l’ultima volta.

Il fascino della maglia nera è particolare tanto che l’organizzazione del Giro ha reintrodotto un premio per l’ultimo in generale. Nessuna maglia, perché il regolamento non lo consente in quando ne sono consentite solamente quattro e ci sono già quelle rosa, bianca, ciclamino e verde ma il più “lento” del gruppo viene identificato con un numero bianco su fondo nero.

“Colsi quel riconoscimento nel 1979, l’anno successivo l’organizzazione cancellò la speciale competizione forse anche per il tanto clamore che suscitava”

ha dichiarato l’ex ciclista ai microfoni dell’emittente televisiva ligure Primocanale.

“Quanta nostalgia e per non dimenticare talenti straordinari, a Laieguglia, abbiamo creato il muretto delle due ruote. I grandi ciclisti della nostra corsa, e non solo, appongono la loro firma sulla piastrella. E il tempo pare non passare mai”

spiega Bruno che nel ’79 lottò a suon di “colpi di freno” con Rosola e Porrini chiudendo a tre ore da Saronni.

“Quella maglia non piaceva per nulla a mia mamma Speranza che non gradiva che fossi bollato come il bradipo del gruppo. Mi ripeteva sempre: essere ultimi non è una bella cosa o una qualità di cui vantarsi” – ricorda Zanoni – quando capì che quel curioso primato mi dava il ruolo di personaggio più popolare dle giro dopo Saronni cambiò un po’ idea”.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

“Ricordo che tre giorni dopo la conclusione de Giro mi comunicarono che non sarebbe stato più assegnato il riconoscimento all’ultimo, ufficialmente per togliere i ciclisti più lenti del gruppo dal pubblico ludibrio ma forse la vera ragione era che la maglia nera toglieva un po’ di luce alla rosa” spiega Zanoni.

La maglia nera viene proposta per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale e da quel momento nasce la leggenda di Malabrocca ultimo al Giro del 1946 a ben 4 ore da Gino Bartali

L’anno successivo il distacco fu addirittura di sei ore da Fausto Coppi. Nel 1948 non fu al via del Giro ma nel ’49 Malabrocca ci riprovò venendo però “battuto” da Sante Carollo. L’ultima maglia nera fu quella di Giovanni Pinarello, nel 1951, ma venne riproposta appunto nel’79, per dare un segno di riconoscimento alla «sconcia fatica dei gregari».
“Ero caduto nelle prime tappe, al Sud ma non mi persi d’animo e pensai a mantenere l’ultima posizione: chiusi 111°, ultimissimo ad oltre 3 ore da Saronni” ricorda a distanza di quasi 40 anni.

Terminata la corsa rosa Bruno Zanoni venne ospitato da Raffaella Carrà e Mike Buongiorno e prese parte a molti circuiti in cui viene accolto come una star:

“Moser e Saronni quell’anno fecero 33 circuiti io 31, roba da non credere se penso che il mio capitano Roberto Visentini ne fece venti meno di me. In gruppo c’erano gli sfottò e qualche malumore ma io ringrazierò sempre quella maglia che mi faceva guadagnare 250 mila lire a circuito. A fine stagione decisi di smettere, avevo solo 27 anni ma avevo ottenuto il massimo che potevo e mi ero stufato di portare acqua ai capitani. Mi sono dedicato all’hotel di mia moglie, lavoro alla reception dove accolgo tutti, soprattutto gli ultimi”.

 

 

 

 

 

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO 

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO colpo per la Bahrain-Merida

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO in un controllo a sorpresa il 31 luglio. Il team manager: “Prenderemo ulteriori decisioni”

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO, ecco che una  brutta tegola sulla Bahrain-Merida formazione di Vincenzo Nibali. Il 36enne corridore bielorusso è stato fermato dall’Uci a seguito della positività all’Epo riscontrata ad un controllo effettuato a sorpresa lo scorso 31 luglio.

Siutsou, che è stato immediatamente sospeso dalla squadra, può far richiesta delle controanalisi ma, come sempre accade in questi casi, è arduo che queste diano un risultato divergente rispetto al primo.

Kanstantin Siutsou già a giugno era stato informato dalla Bahrain che il suo contratto in scadenza a fine anno non sarebbe stato rinnovato. Ora con questa positività e in virtù della non più giovane età del corridore è facile ipotizzare che la positività ponga fine alla sua carriera professionistica.

Dura la posizione del general manager del team arabo Brent Copeland

 ” Questa notizia è terribilmente deludente, noi siamo estremamente rigidi su questo aspetto e prenderemo ulteriori provvedimenti nei confronti del corridore”.

Siutsou milita nella Bahrain, in precedenza aveva indossato per quattro anni la maglia del Sky, fino al 2015, e quella del Team Dimension Data nel 2016. Il corridore bielorusso, classe 1982, vanta un titolo di campione iridato in linea Under 23 nel 2004 a Verona ed una medaglia di bronzo nella cronometro a squadre iridata in Toscana nel 2013.

Nelle 13 stagioni da professionista, Kanstantin Siutsou ha ottenuto 11 vittorie tra cui spicca la tappa di Bergamo del Giro d’Italia 2009. Proprio con la maglia rossa dell’emirato ha ottenuto due successi, nell’aprile scorso, una tappa e la classifica finale del Giro di Croazia.

Quest’anno il bielorusso doveva essere al via del Giro d’Italia ma durante la ricognizione della tappa a cronometro inaugurale a Gerusalemme è stato vittima di una brutta caduta in cui si è procurato una frattura vertebrale che gli ha precluso la partecipazione alla corsa rosa.

Kanstantin era tornato alle gare senza brillare al Giro d’Austria per poi ritirarsi alla Classica di San Sebastian, lo scorso 4 agosto, la sua ultima gara.

 

 

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta 2018?

Quanto guadagnano i corridori alla corsa iberica?

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta Espana 2018? Il montepremi è in crescita ma non ancora paragonabile ai premi di Giro d’Italia e Tour de France

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana? Va anzitutto detto che l’organizzazione della corsa spagnola hanno deciso di incrementare il montepremi dell’edizione 2018 grazie a un aumento del 15% rispetto a quanto messo a disposizione lo scorso anno.

La corsa spagnola resta però ancora molto indietro rispetto agli altri due Grandi Giri a tappe. Giro d’Italia e Tour de France restano ancora inarrivabili per la Vuelta se pensiamo che il montepremi della corsa rosa è circa il doppio di quello della corsa iberica senza parlare del gap assolutamente incolmabile con la Grande Boucle (che ha un montepremi tre volte più ampio).

Al Tour de France viene garantito un Montepremi assolutamente  succulento di 2,2 milioni di euro, quindi 700mila euro in più rispetto a quanto visto in occasione dell’ultimo Giro d’Italia 

 

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta Espana 2018? 

Come detto, la Vuelta a España 2018 sarà caratterizzata da un montepremi più ricco ma la corsa a tappe in terra iberica si conferma come la più povera.

Il trionfatore della Vuelta di Spagna porterà a casa infatti di “appena” 150mila euro, solo 57mila andranno al secondo classificato mentre il terzo gradino del podio consentirà di incamerare 30mila euro.

Il premio per le vittorie di tappa è uguale a quello offerto dal Giro e Tour con 11.000 euro a chi taglia il traguardo a braccia levate. Naturalmente vengono garantiti premi anche per la maglia della classifica a punti (11mila euro), per quella degli scalatori (13mila euro) e per la speciale classifica della “combinata” (11mila euro).

Chiaramente i “big” del ciclismo mondiale possono contare non solo sui premi delle corse (che spesso “devolvono” al team) ma soprattutto sui loro ingaggi.