Bike ToURgether un libro contro la fibrosi cistica

Bike ToURgether di Matteo Marzotto

Bike ToURgether scritto da Matteo Marzotto ed edito da Cairo Editore non è solo un libro ma un vero e proprio percorso contro la fibrosi cistica

Bike ToURgether

Bike ToURgether

Bike ToURgether (ed. Cairo Editore), reportage fotografico lungo l’Italia nel nome di una grande squadra. Bikers, malati, volontari e ricercatori, uniti per vincere la fibrosi cistica sono raccontati nel lavoro di Matteo Marzotto.

Il libro raccoglie una serie di contributi di amici della Fondazione circa questa iniziativa nata nel 2012 da un’intuizione di Matteo Marzotto che vuole essere un Giro d’Italia della solidarietà e della generosità.

Campioni dello sport e campioni di solidarietà si uniscono, in numero sempre crescente, con semplici appassionati dal grande cuore (dai cinque ciclisti la manifestazione ha toccato i 150 partecipanti nella tappa-record in Barolo del Bike Tour 2017).

Il Bike Tour raccontato nel libro non è quindi solo una raccolta di fondi contro la malattia ma un viaggio che modifica la visione della vita e della consapevolezza comune a proposito di questa terribile malattia genetica.

Bike ToURgether – pedalare per la ricerca  è impreziosito dalle testimonianze dei malati e dei ricercatori impegnati per trovare la cura per la malattia genetica più diffusa nel nostro Paese.

La fibrosi cistica ha colpito Annalisa, sorella di Matteo, scomparsa nel 1989 a 32 anni

“La Fondazione è diventata negli anni una mia priorità, viaggia con me, ovunque io vada e con chiunque io sia. Se la fibrosi cistica è una malattia che si eredita, l’entusiasmo dei volontari è una virtù che contagia”. ha affermato Matteo Marzotto

Dumoulin all-in per il Tour di France 2019

Dumoulin punterà tutto sul Tour de France

Dumoulin dopo essere arrivato secondo al Giro e al Tour nel 2018, potrebbe concentrarsi esclusivamente sulla maglia gialla

Dumoulin punta sul Tour

Dumoulin punta sul Tour

Dumoulin, a pochi giorni dalla presentazione del Tour de France 2019,  ha lasciato intendere che metterà la maglia gialla al centro della prossima stagione agonistica.

La stella della Sunweb è in attesa di vedere che cosa metterà in campo l’organizzazione del Tour per la prossima edizione della Grande Boucle.

“Non abbiamo ancora preso la decisione finale, ma mi piacerebbe andare al Tour per vincere. Non considererei un fallimento il non vincere ma ammetto che dopo due secondi posti vorrei provare a vincere”.

Dumoulin, 28 anni, è arrivato secondo al Giro d’Italia, al Tour e alla cronometro ai Mondiali di Innsbruck rendendo la sua stagione comunque importante anche senza nessuna vittoria.

“Non ho alcun rimpianto, sento di non aver commesso errori, semplicemente Chris Froome e Thomas erano più forti di me. La semplice verità è che c’era sempre qualcuno un po’ più forte di me. Quando Froome ha vinto a Zoncolan, non l’ho detto, ma era evidente che Froome era tornato. Qualcuno ha detto che non avrei dovuto aspettare sul Colle delle Finestre ma quella era la decisione migliore in quel momento”.

Dumoulin ha le caratteristiche per gareggiare e vincere grandi tour: è uno dei migliori cronoman al mondo ed in salita solo gli scalatori puri possono batterlo sulle salite più dure.

Probabilmente tra i migliori cronometristi del mondo, può scalare con l’élite del gruppo. Solo un semplice alpinista può far cadere Dumoulin sulle salite più ripide.

Dumoulin ha conquistato il Giro del 2017 e ha sorpreso molti addetti ai lavori puntando sulla doppietta Giro-Tour ma l’esperienza della stagione che si sta concludendo ha fatto cambiare strategia: puntare su un unico obiettivo.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

Bruno Zanoni ciclista bergamasco fu maglia nera nel 1979

Bruno Zanoni, corridore bergamasco, fu campione italiano nell’inseguimento ma è noto per essere stato l’ultima maglia nera.

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni ora fa il ristoratore a Laigueglia ma negli anni 70 fu uno dei più fedeli gregari di Gianbattista Baronchelli, l’uomo che conquisto per sei anni di fila il Giro dell’Appennino.

Nel 1973 Zanoni divenne campione italiano nella categoria dilettanti nell’inseguimento e ai Mondiali su Pista di Monteroni del 1976 chiuse settimo nell’inseguimento individuale.

La sua popolarità tocco il massimo splendore non per una vittoria ma per… un ultimo posto per certi versi storico. Correva l’anno 1979 e lungo le strade del Giro d’Italia ad imporsi fu Beppe Saronni ma una fetta di popolarità la ottenne anche Bruno che quell’anno chiuse la corsa all’ultimo posto vestendo la maglia nera, divisa sicuramente popolare ma che proprio quell’anno venne assegnata per l’ultima volta.

Il fascino della maglia nera è particolare tanto che l’organizzazione del Giro ha reintrodotto un premio per l’ultimo in generale. Nessuna maglia, perché il regolamento non lo consente in quando ne sono consentite solamente quattro e ci sono già quelle rosa, bianca, ciclamino e verde ma il più “lento” del gruppo viene identificato con un numero bianco su fondo nero.

“Colsi quel riconoscimento nel 1979, l’anno successivo l’organizzazione cancellò la speciale competizione forse anche per il tanto clamore che suscitava”

ha dichiarato l’ex ciclista ai microfoni dell’emittente televisiva ligure Primocanale.

“Quanta nostalgia e per non dimenticare talenti straordinari, a Laieguglia, abbiamo creato il muretto delle due ruote. I grandi ciclisti della nostra corsa, e non solo, appongono la loro firma sulla piastrella. E il tempo pare non passare mai”

spiega Bruno che nel ’79 lottò a suon di “colpi di freno” con Rosola e Porrini chiudendo a tre ore da Saronni.

“Quella maglia non piaceva per nulla a mia mamma Speranza che non gradiva che fossi bollato come il bradipo del gruppo. Mi ripeteva sempre: essere ultimi non è una bella cosa o una qualità di cui vantarsi” – ricorda Zanoni – quando capì che quel curioso primato mi dava il ruolo di personaggio più popolare dle giro dopo Saronni cambiò un po’ idea”.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

“Ricordo che tre giorni dopo la conclusione de Giro mi comunicarono che non sarebbe stato più assegnato il riconoscimento all’ultimo, ufficialmente per togliere i ciclisti più lenti del gruppo dal pubblico ludibrio ma forse la vera ragione era che la maglia nera toglieva un po’ di luce alla rosa” spiega Zanoni.

La maglia nera viene proposta per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale e da quel momento nasce la leggenda di Malabrocca ultimo al Giro del 1946 a ben 4 ore da Gino Bartali

L’anno successivo il distacco fu addirittura di sei ore da Fausto Coppi. Nel 1948 non fu al via del Giro ma nel ’49 Malabrocca ci riprovò venendo però “battuto” da Sante Carollo. L’ultima maglia nera fu quella di Giovanni Pinarello, nel 1951, ma venne riproposta appunto nel’79, per dare un segno di riconoscimento alla «sconcia fatica dei gregari».
“Ero caduto nelle prime tappe, al Sud ma non mi persi d’animo e pensai a mantenere l’ultima posizione: chiusi 111°, ultimissimo ad oltre 3 ore da Saronni” ricorda a distanza di quasi 40 anni.

Terminata la corsa rosa Bruno Zanoni venne ospitato da Raffaella Carrà e Mike Buongiorno e prese parte a molti circuiti in cui viene accolto come una star:

“Moser e Saronni quell’anno fecero 33 circuiti io 31, roba da non credere se penso che il mio capitano Roberto Visentini ne fece venti meno di me. In gruppo c’erano gli sfottò e qualche malumore ma io ringrazierò sempre quella maglia che mi faceva guadagnare 250 mila lire a circuito. A fine stagione decisi di smettere, avevo solo 27 anni ma avevo ottenuto il massimo che potevo e mi ero stufato di portare acqua ai capitani. Mi sono dedicato all’hotel di mia moglie, lavoro alla reception dove accolgo tutti, soprattutto gli ultimi”.

 

 

 

 

 

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO 

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO colpo per la Bahrain-Merida

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO in un controllo a sorpresa il 31 luglio. Il team manager: “Prenderemo ulteriori decisioni”

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO

Kanstantin Siutsou positivo all’EPO, ecco che una  brutta tegola sulla Bahrain-Merida formazione di Vincenzo Nibali. Il 36enne corridore bielorusso è stato fermato dall’Uci a seguito della positività all’Epo riscontrata ad un controllo effettuato a sorpresa lo scorso 31 luglio.

Siutsou, che è stato immediatamente sospeso dalla squadra, può far richiesta delle controanalisi ma, come sempre accade in questi casi, è arduo che queste diano un risultato divergente rispetto al primo.

Kanstantin Siutsou già a giugno era stato informato dalla Bahrain che il suo contratto in scadenza a fine anno non sarebbe stato rinnovato. Ora con questa positività e in virtù della non più giovane età del corridore è facile ipotizzare che la positività ponga fine alla sua carriera professionistica.

Dura la posizione del general manager del team arabo Brent Copeland

 ” Questa notizia è terribilmente deludente, noi siamo estremamente rigidi su questo aspetto e prenderemo ulteriori provvedimenti nei confronti del corridore”.

Siutsou milita nella Bahrain, in precedenza aveva indossato per quattro anni la maglia del Sky, fino al 2015, e quella del Team Dimension Data nel 2016. Il corridore bielorusso, classe 1982, vanta un titolo di campione iridato in linea Under 23 nel 2004 a Verona ed una medaglia di bronzo nella cronometro a squadre iridata in Toscana nel 2013.

Nelle 13 stagioni da professionista, Kanstantin Siutsou ha ottenuto 11 vittorie tra cui spicca la tappa di Bergamo del Giro d’Italia 2009. Proprio con la maglia rossa dell’emirato ha ottenuto due successi, nell’aprile scorso, una tappa e la classifica finale del Giro di Croazia.

Quest’anno il bielorusso doveva essere al via del Giro d’Italia ma durante la ricognizione della tappa a cronometro inaugurale a Gerusalemme è stato vittima di una brutta caduta in cui si è procurato una frattura vertebrale che gli ha precluso la partecipazione alla corsa rosa.

Kanstantin era tornato alle gare senza brillare al Giro d’Austria per poi ritirarsi alla Classica di San Sebastian, lo scorso 4 agosto, la sua ultima gara.

 

 

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta 2018?

Quanto guadagnano i corridori alla corsa iberica?

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta Espana 2018? Il montepremi è in crescita ma non ancora paragonabile ai premi di Giro d’Italia e Tour de France

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana

Quanto guadagnano i corridori che vinceranno la Vuelta Espana? Va anzitutto detto che l’organizzazione della corsa spagnola hanno deciso di incrementare il montepremi dell’edizione 2018 grazie a un aumento del 15% rispetto a quanto messo a disposizione lo scorso anno.

La corsa spagnola resta però ancora molto indietro rispetto agli altri due Grandi Giri a tappe. Giro d’Italia e Tour de France restano ancora inarrivabili per la Vuelta se pensiamo che il montepremi della corsa rosa è circa il doppio di quello della corsa iberica senza parlare del gap assolutamente incolmabile con la Grande Boucle (che ha un montepremi tre volte più ampio).

Al Tour de France viene garantito un Montepremi assolutamente  succulento di 2,2 milioni di euro, quindi 700mila euro in più rispetto a quanto visto in occasione dell’ultimo Giro d’Italia 

 

Quanto guadagnano i corridori alla Vuelta Espana 2018? 

Come detto, la Vuelta a España 2018 sarà caratterizzata da un montepremi più ricco ma la corsa a tappe in terra iberica si conferma come la più povera.

Il trionfatore della Vuelta di Spagna porterà a casa infatti di “appena” 150mila euro, solo 57mila andranno al secondo classificato mentre il terzo gradino del podio consentirà di incamerare 30mila euro.

Il premio per le vittorie di tappa è uguale a quello offerto dal Giro e Tour con 11.000 euro a chi taglia il traguardo a braccia levate. Naturalmente vengono garantiti premi anche per la maglia della classifica a punti (11mila euro), per quella degli scalatori (13mila euro) e per la speciale classifica della “combinata” (11mila euro).

Chiaramente i “big” del ciclismo mondiale possono contare non solo sui premi delle corse (che spesso “devolvono” al team) ma soprattutto sui loro ingaggi.

Doppietta Giro-Tour, Froome continua a crederci

Doppietta Giro-Tour il capitano della Sky non rinuncia al sogno

Doppietta Giro-Tour non è riuscito Chris Froome nella storica doppietta ma l’ambizioso obiettivo è solamente rimandato

Doppietta Giro-Tour: Froome non demorde

Doppietta Giro-Tour: Froome non demorde

Doppietta Giro-Tour, Chris Froome ha dovuto ammainare la bandiera di questo sogno. Sogno che lo avrebbe portato direttamente nell’olimpo degli immortali del ciclismo. Froome è il corridore che più di ogni altro è andato vicino all’impresa compiuta vent’anni fa da Marco Pantani grazie alla vittoria al Giro d’Italia e al terzo gradino del podio al Tour de France appena concluso.

“Continuo a credere che sia possibile centrare la doppietta, ho vinto tre Grandi Tour consecutivi e ho chiuso terzo a Tour. Per queste ragioni penso che prima o poi ci riuscirò” ha detto Froome nella conferenza stampa del dopo corsa”

Il record è stato ottenuto da sette ciclismi ma, come detto, nessuno riesce nell’impresa dal 1998 quando a riuscirci fu il sempre compianto Marco Pantani. Il campione britannico ha dovuto cedere gli allori al compagno di team Geraint Thomas ma non ha perso il morale.

“Tom Dumoulin ha chiuso secondo in entrambe le grandi corse a tappe e questo suffraga ulteriormente la teoria che sottolinea la fattibilità della cosa. Quest’anno c’era una ulteriore settimana di riposo tra Giro d’Italia e Tour de France per via dei Mondiali di calcio in Russia e questo ha favorito la mia decisione di provare il Double, per ora mi tengo stretto l’aver vinto i tre grandi giri, una cosa enorme!”.

Fin da subito la corsa di Froome, al Giro come al Tour, è partita in salita e, se al Giro la rimonta è stata possibile grazie ad una fuga d’altri tempi, nella corsa francese questo non è accaduto (e forse non poteva nemmeno accadere avendo un compagno leader della generale).

Se sulle Alpi Froome aveva mostrato qualche difficoltà ma in molti erano pronti a scommettere sulla rinascita del britannico sui Pirenei. La crisi di forma del kenyano bianco è arrivata, invece, proprio nella tappa con arrivo al Col du Portet a cui ha fatto seguito il paradossale incidente con il gendarme nel post-gara.

Chris è salito sul podio nell’ultima tappa di montagna di venerdì, ma ha cambiato le gerarchie nella cronometro in cui ha scalzato Roglic dal podio ma in cui, naturalmente, non ha potuto ottenere altro.

“Ho avuto molte emozioni durante questa gara, momenti di delusione, incidenti, momenti di gioia quando abbiamo vinto le tappe e preso la maglia gialla. Questo è il ciclismo, come ogni Grande Tour è stato un ottovolante con alti e bassi. Sono contento di essere di nuovo sul podio e stare lì con Geraint mi ha riempito di orgoglio”.

Froome non è riuscito a fare suo il quinto titolo ne la doppietta Giro-Tour de France mentre il Team Sky ha conquistato il sesto alloro con Geraint Thomas. Comprensibilmente, Froome è entrato in gara come il loro principale leader mentre Thomas aveva ricevuto i gradi di vice capitano in caso di difficoltà.

Nel 2012, quando Froome sembrava più forte del suo capitano Bradley Wiggins, ci furono evidenti tensioni tra i due migliori corridori del Team Sky. Mentre quest’anno pare che tra i due sia regnata l’armonia:

“siamo compagni di squadra ma prima ancora siamo degli amici. Non sono stato solo un compagno di squadra di Geraint negli ultimi 10 anni, ma sono stato suo amico negli ultlii 10 anni. Ci alleniamo spesso insieme, viviamo molto vicini, trascorriamo molto tempo insieme e se osserviamo le mie vittorie al Tour degli scorsi anni c’è molto merito di Thomas. E’ stato facile per noi comunicare apertamente l’uno con l’altro prima della gara, dopo la gara e penso che siamo sempre stati molto aperti e onesti. Visto la sua condizione di forma ero certo che sarebbe salito sul podio, vederlo suo gradino più altro agli Champs Elysees mi riempie di orgoglio”.

 

 

101 racconti d’Italia in salita e discesa #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia un bellissimo libro fotografico

101 racconti d’Italia, progetto digitale di Banca Mediolanum racconta con storie immagini l’avventura del Giro d’Italia

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro

101 racconti d’Italia #StorieDalGiro è un libro edito da Mondadori Electra e nato da un digitale di Banca Mediolanum, sponsor della corsa rosa, in cui vengono narrate 100+1 storie di ciclismo e vita.

Sono tanti i volti noti che con i loro racconti, i loro aneddoti, testimonianze e pensieri hanno dato forma al libro che abbina ad ogni racconto un’immagine scattata durante il Giro d’Italia. Il libro è un viaggio lungo l’Italia, un viaggio tra le persone e le loro emozioni scandite dal passaggio delle biciclette rosa.

Adorni, Bettini, Fondriest, Moser, sono alcuni degli ex corridori che hanno prestato il loro volto e la loro memoria per la stesura di questo particolarissimo libro che racchiude tre le sue pagine un viaggio lungo 4 anni attraverso le strade del bel paese. Un viaggio, come detto, fatto di memorie ma anche di scatti digitali per raccontare la passione del popolo del ciclismo pronto a tutto pur di godere dello spettacolo “corsa più bella del mondo nel Paese
più bello del mondo”.

Il concept del libro vuole l’uomo, con il suo volto, protagonista della storia tra passione, emozioni e folklore locale. Il progetto online è cresciuto con il passare dei giorni anche grazie alla cassa di risonanza dei social network come Facebook, Twitter e Instagram.

Il progetto ha infatti voluto espressamente coinvolgere il pubblico con l’hashtag #storiedalgiro diventando così espressione del volto che lo stesso sponsor vuole mostrare del suo essere banca. L’idea, spinta da un team di ragazzi del marketing di Banca Mediolanum, è diventato un caso di studio in alcune Università che si occupano di comunicazione.

Sfogliare le pagine di 101 racconti d’Italia porta il lettore a gustare i sapori e gli odori delle zone che il Giro percorre osservando le foto dei protagonisti. Leggere gli aneddoti riportati trasporta il lettore in un momento di fantasia collettiva e gioia quale è il Giro d’Italia

101 racconti d’Italia: parla Massimo Doris

“La passione per il Giro d’Italia me l’ha trasmessa mio padre – dichiara Massimo Doris, amministratore
delegato di Banca Mediolanum – portandomi fin da piccolo ad assistere al passaggio della corsa a bordo
strada. Una passione che sedici anni fa si è trasformata nella sponsorizzazione della Maglia dedicata al
miglior scalatore e con essa la possibilità di valorizzare il nostro impegno sul territorio con clienti e
appassionati che nel mese di maggio popolano le strade del Giro. Il libro #StorieDalGiro è il risultato e la
testimonianza di questa continua contaminazione tra digitale e reale.”

Doodle Google omaggia i cento anni di Gino Bartali

Doodle Google omaggia il campione toscano

Doodle Google omaggia i centro anni dalla nascita del mitico Gino Bartali nella home page del noto motore di ricerca

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle: Google omaggia Bartali

Doodle Google omaggia i centro anni di Gino Bartali con un l’ambitissimo logo temporaneo del noto motore di ricerca. Sono in tanti oggi a celebrare i cento anni dalla nascita del mitico Ginettaccio vincitore di 3 Giri d’Italia e due Tour de France oltre che mattatore nelle “classiche monumento” con 4 Sanremo e 3 Lombardia.

Il nome di Bartali è leggenda nel mondo del ciclismo e dello sport mondiale ma la popolarità dell’atleta toscano, le cui gesta sono narrate anche in numerosi libri (esiste anche un fumetto) va oltre i meriti sportivi. Il nome di Gino entra nella leggenda “politica” del nostro paese per aver quantomeno  calmato gli animi (se non evitato la guerra civile) dopo l’attentato a Palmiro Togliatti a cui furono sparati colpi di pistola da parte di Antonio Pallante, un fanatico anticomunista.

La popolarità extrasportiva di Bartali prende vigore a livello mondiale per la vicenda, per tanti anni taciuta, del suo supporto a favore di molte famiglie ebree fiorentine vittime delle persecuzioni razziali durante la seconda guerra mondiale.

In particolare il campione toscano, fece da “corriere” tra l’arcivescovado di Firenze e il convento francescano di Assisi portando documenti indispensabili per fornite identità nuove ai perseguitati.

Il maggio scorso, in occasione della partenza dell’ultimo giro d’Italia da Gerusalemme, Gino ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele dopo essere stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni conferito dallo stesso Stato d’Israele qualche anno prima.

Ora Google omaggia con un Doodle la figura di Gino con l’onore dell’immagine in home page, sicuramente una moderna celebrazione di un grande Uomo.

Doodle: cosa sono?

doodle sono dello modificazioni del logo di Google che il noto motore di ricerca presenta sulla propria home page in occasione di particolari eventi o ricorrenze. I Doodle possono essere mondiali o risultare differenti in base alla nazione di accesso

Il primo della storia venne dedicato il 30 agosto 1998 al Burning Man, un festival della durata di otto giorni che si svolge ogni anno dal 1986 a Black Rock City.

I doodle successivi sono usciti dall’estro di a Dennis Hwang, allora stagista presso Google e oggi affermato disegnatore (di doodle e non solo).

Sono diversi i personaggi famosi che sono stati celebrati da Google tra gli altri, si ricordano nomi del calibro di Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Andy Warhol, Nikola Tesla, Mahatma Gandi oltre ad atleti come Ayrton Senna e, appunto, Gino Bartali.

Doodle: il significato?

La parola in inglese significa “scarabocchio” ovvero i disegni che si fanno quando si è al telefono o durante noiose riunione. In origine il termine significava “sciocco”(dal tedesco dödel) da cui la canzone Yankee Doodle cantata dalle truppe inglesi durante la prima Guerra di Indipendenza Americana poi diventato canto patriotico statunitense.

 

 

Dumoulin attacca l’UCI sulla vicenda Froome

Dumoulin attacca l’UCI: “pessima gestione del caso Froome”

Dumoulin attacca l’UCI, l’olandese del Team Sunweb teme che la decisione possa allontanare la gente dal ciclismo

Dumoulin attacca l'UCI

Dumoulin attacca l’UCI

Dumoulin attacca l’UCI: “Hanno creato un caos nella gestione del caso di Chris Froome che rischia di allontanare gli appassionati dal nostro sport”.  Il vincitore del Giro d’Italia 2017 che ha chiuso la scorsa corsa rosa proprio alle spalle del britannico non risparmia le critiche sulla recente presa di posizione dei vertici del ciclismo.
Già prima dell’avvio del Giro d’Italia Tom Dumoulin non le aveva mandate a dire a Froome: “Nelle sue stesse condizioni, il mio team ed io avremmo deciso di non correre” aveva dichiarato.

Ora alla vigilia dell’avvio della Grande Boucle la Farfalla di Maastricht è stata decisamente pungente: “Il caso Froome è stato semplicemente un caos” ha dichiarato Tom che ha aggiunto: “Questa faccenda è davvero fastidiosa, in realtà non è quello di cui il ciclismo ha bisogno in questo momento. Chris è stato assolto e ne va preso atto ma tuttala situazione è stata gestita malissimo mettendo in cattiva luce il nostro sport. Si rischia che per una faccenda così stupida i tifosi tornino ad allontanarsi dal ciclismo, sono davvero rattristato”.

Quando ancora la posizione del capitano del Team Sky era traballante, il corridore del Team Synweb aveva rigettato l’ipotesi di vincere il Giro per squalifica del Kenyano ma sicuramente non ha apprezzato il metro di giudizio dell’UCI oltre che la tempistica della decisione: “La vicenda si è risolta nelle ultime ore, con la sentenza che ha scagionato il keniano bianco proprio qualche istante dopo l’esclusione chiesta dagli organizzatori del Tour de France”

Dumoulin attacca l’UCI, Lappartient risponde

Il timore dell’UCI è quello che la presa di posizione di atleti, ex ciclisti e opinionisti possa esacerbare il pubblico così il presidente dell’UCI ha tenuto a precisare che “a decisione sul caso Froome è stata presa in modo serio, sulla base dei rapporti di esperti. E’ una decisione che va rispettata, così come vanno rispettati tutti i ciclisti in gara, compreso Froome”.

Circa la questione dei tempi della sentenza il presidente ha tenuto a motivarne le cause:  “La procedura è stata particolarmente lunga perché il caso era complesso: è stato rispettato il diritto alla difesa del corridor. In realtà i tempi li ha dettati la Wada, che ha comunicato la propria posizione sul caso il 28 giugno. L’UCI ha solo redatto la decisione finale e l’ha comunicata nel più breve tempo possibile”.

 

 

Nibali un fenomeno in discesa

Nibali batte la moto in discesa

Nibali si dimostra come sempre un fenomeno di abilità staccando la moto del team guidata da Slongo che lo seguiva il allenamento

Nibali una saetta

Nibali una saetta

Nibali è uno dei più grandi ciclisti dell’attuale panorama mondiale ciclistico. Non scopriamo certo ora le sue doti ma un video, diventato ormai virale sui Social Network, ne celebrano ulteriormente le capacità di discesista.

E’ stato, infatti, diffuso un filmato registrato durante un recente Training Camp in cui lo Squalo dello Stretto dimostra ancora una volta (se ce ne fosse bisogno) di essere un fenomeno.

Avendo saltato il Giro d’Italia, Nibali è pronto per il Tour de France il prossimo mese, e spera fortemente di poter replicare la sua straordinaria vittoria nel 2014 quando il suo rivale Chris Froome si staccò sul pavé del nord della Francia.

Il video è stato postato dal Direttore Sportivo del Team Bahrain Merida, Paolo Slongo, e testimonia una folle discesa lungo le Dolomiti. Il DS che stava seguendo Vincenzo mostra il tachigrafo della moto su cui stava viaggiando riportare la velocità di 80km/h.

Il video è stato postato su Twitter con il cinguettio di Slongo: “Vincenzo non mi stacca in salita ma in discesa… che fatica a seguirlo…”

Lo start del Tour de France 2018 presenta tante difficoltà e il 33enne siciliano si sta già leccando i baffi all’idea di poter battagliare con il fresco vincitore del Giro d’Italia, Chris Froome.

Il corridore della Bahrain Merida arriverà al Tour de France 2018 forte dello splendido successo alla Milano-San Remo, ma anche con l’incognita del fatto che la miglior performance del siciliano è stata registrata alla Tirreno-Adriatico con un deludente 11esimo posto.