Pantani, Tafi, Squinzi la Mapei e il Processo alla Tappa

Pantani, Tafi, Squinzi la Mapei e il Processo alla Tappa

Pantani, Tafi, Squinzi la Mapei e il Processo alla Tappa ecco cosa accadde il 21 maggio 1999 a pochi giorni da Madonna di Campiglio

Il caso Pantani

Il caso Pantani

Pantani nel 1998 dopo la doppietta Giro-Tour è il ciclista più famoso e “desideerato” al mondo. Il suo team, la Mercatone Uno, lo ha “scortato” alla vittoria di questo storico “doublete” ma, a dispetto dei grandi team, è di poco peso “politico” ed economico. Telekom e Mapei sono delle corazzate da roster e bugdet assolutamente inarrivabile e proprio la Mapei di Giorgio Squinzi butta gli occhi (e non solo) sul Pirata di Cesenatico.

Il Team Mapei, nelle ultime annate, ha vinto tutto quello che c’era da vincere per ciò che concerne le corse da un giorno mentre nelle gare a tappe non ha ottenuto allori ed è reduce dal secondo posto di Pavel Tonkov al Giro ’98.

Nell’agosto del 98 Marco sta dando le ultime pedalate per portare la maglia gialla a Parigi e al patron Squinzi viene l’idea di proporre un contratto al Pirata. Secondo quanto indicato anche da RomagnaOggi l’offerta è da capogiro: 15 miliardi di vecchie lire per tre stagioni.

Marco decide di restare alla Mercatone Uno di Giuseppe Martinelli, allora DS del Team Emiliano Romagnolo come confermato, a distanza di anni, dal giornalista Philippe Brunel:

“il signor Squinzi… fece di tutto per riuscire ad avere Pantani nella sua squadra”.

Lo stesso Martinelli, come riportato dal quotidiano Romagnolo, confermerò negli anni questa voce:

“la Mapei lo voleva e ci fu un colloquio in agosto. Marco aveva il contratto in scadenza, con noi non aveva ancora rinnovato l’accordo. Declinò l’offerta di Squinzi e decise di restare con il suo gruppo”.

Il rifiuto non piace al patron di Mapei e tra il gruppo sportivo e il Pirata inizia una sorta di “guerra fredda” che, nove mesi dopo, esplose a latere di una frazione del Giro 1999.

Il  21 maggio 1999 si svolgono i controlli antidoping del Coni per la campagna “Io non rischio la salute”, sono verifiche su base volontaria, non i “classici” controlli legati alla corsa (e quindi non obbligatori ne validi per eventuali esclusioni).

Il gruppo, già iper-controllato, si oppone a questo ennesimo controllo e in molti pressano Pantani perché si faccia portavoce del pensiero diffuso. Marco prende posizione difendendo la posizione del gruppo che, però, non riesce a restare unito: tre formazioni decidono di aderire ai controlli tra cui proprio la Mapei in cui corre Andrea Tafi.

Dopo l’arrivo a Lanciano, durante l’immancabile Processo alla Tappa ecco che nello studio della trasmissione di “mamma Rai” c’è il confronto tra Tafi e Pantani.

“La Mapei è favorevole ai controlli, possiamo discutere sulla modalità, ma non sulla sostanza” dice Tafi a cui Marco ribatte: “Oggi dicevi una cosa diversa. Non parli con la tua testa, ma esprimi la linea della società”.

Il 22 maggio del 1999 la tappa affronta il  Gran Sasso e prima della partenza Pantani affronta Tafi e gli fa capire che la posizione presa può spaccare in due il gruppo.

Tafi, portacolori della Mapei che si era dissociato dalla protesta contro gli ulteriori test anti doping, durante la corsa viene insultato da alcuni esponenti del gruppo (Pantani non assolutamente è tra questi). Tafi si lascia sfilare in fondo al plotone e lamentando gli insulti anche nei confronti della moglie, scoppia in un pianto e minaccia di ritirarsi dalla corsa.

«Mi ritiro, mi ritiro» ripete mentre l’ammiraglia Mapei si avvicina e lo sostiene e gli fa cambiare idea. Il vincitore della Roubaix all’arrivo non dice i nomi dei “protagonisti” ma il portavoce del team definisce l‘iniziativa come “mafiosa”.

La polemica non si placa, Pantani dice che i suoi attacchi li fa in corsa mentre pare che Squinzi abbia dichiarato che Pantani ha alzato la bandiera di sindacalista perché teme di essere “beccato”.

Il Pirata risponde per le rime:

“Il signor Squinzi non può parlar da lontano e attraverso i comunicati all’Ansa. Il signor Squinzi mi voleva a tutti i costi in Mapei e non mi ha avuto. Ho solo detto che non devono sovrapporsi tanti test di tanti organismi diversi, che, operando sulla nostra pelle, sembrano avere lo scopo di mettersi in dubbio l’uno con l’altro. I suoi sono tutti puliti? Spero che i ragazzi della Mapei, tra i quali ho molti amici, non debbano mai avere problemi con l’antidoping, perchè sarebbe loro difficile raccogliere la solidarietà del gruppo. Il documento che hanno sottoscritto: capisco che talvolta la voce del padrone sia più forte della loro. Anche Tafi dà pareri sovrapposti: concorda con la nostra protesta, ma si dice disponibile a ogni tipo e numero di controlli. Forse non parla completamente libero dalle opinioni della società”

Pantani segnala che in caso di ulteriori controlli i ciclisti sono pronti ad abbandonare la corsa rosa, quindici giorni più tardi, il 5 giugno a Madonna di Campiglio i controlli UCI gestiti da Federciclismo rilevano un tasso di ematocrito fuori soglia e quel giorno inizia la discesa agli inferi del Pirata.

Ad Aprica il Giro arriva senza maglia rosa, Savoldelli secondo il classifica si rifiuta di indossarla per rispetto del Pirata mentre il Patron Squinzi all’arrivo indossa la maglia “io tifo Tafi”.

Opportuno o non opportuno quel 5 giugno del ’99 segna uno squarcio nel mondo del ciclismo e un solco nella vita di Marco Pantani, nulla sarà più come prima

Centro Ricerche Mapei Sport nono convegno

Centro Ricerche Mapei Sport: nona edizione il 6 aprile

Centro Ricerche Mapei Sport nono convegno lunedì 6 aprile: Allenamento e performance: Sport di squadra e sport individuali, differenti strategie

Centro Ricerche Mapei Sport

Centro Ricerche Mapei Sport

Allenamento e performance: Sport di squadra e sport individuali, differenti strategie è il titolo del 9° Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport, che si terrà lunedì 6 maggio 2019 al Centro Congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio (Va).
Come ormai da tradizione preparatori, medici e atleti attivi nel mondo dello sport di alto livello provenienti da tutto il mondo si confronteranno di fronte a studenti, tecnici del settore e semplici appassionati che potranno vivere una mattinata ricca di interventi qualificati.
Dopo i saluti di rito dell’amministratore unico di Mapei Spa Giorgio Squinzi, della direttrice marketing e comunicazione del gruppo Adriana Spazzoli, del direttore di Mapei Sport Claudio Pecci e del presidente della Camera di Commercio di Varese Fabio Lunghi, l’imperdibile programma inizierà con Relazione tra carico di allenamento e performance del calciatore di alto livello nel corso del periodo preparatorio a cura di Antonio Gualtieri, uno dei preparatori atletici appartenenti al dipartimento di Sport Science di Juventus Football Club.
Dall’Australia il noto ricercatore Arron Coutts, attivo nella facoltà di Salute della University of Technology di Sidney, porterà il suo contributo Uomo vs Macchina: valutazione dell’efficacia dei sistemi di monitoraggio degli atleti guidati da preparatori e da computer per prendere decisioni sulla preparazione atletica mentre l’allenatore belga della Trek Segafredo Mattias Reck, ci illustrerà Come prepararsi per l’Inferno del Nord, vale a dire per la mitica Parigi-Roubaix.
Verrà quindi presentato l’8° assegno di ricerca “Aldo Sassi”, bandito da Mapei Spa in collaborazione con Varese Sport Commission, che sarà dedicato alla Relazione tra carichi di lavoro e prestazione fisica dei ciclisti. Il laureato in Scienze Motorie Marco Martin, vincitore della passata edizione, illustrerà i risultati del suo lavoro svolto nei laboratori di Mapei Sport e sui campi da calcio negli scorsi 12 mesi.
Infine andrà in scena la tavola rotonda dedicata alle esperienze sul campo, nella quale il mister del U.S. Sassuolo Roberto De Zerbi e il campione di ciclismo Ivan Bassooggi dirigente della formazione Kometa Cycling Team si confronteranno con Ermanno Rampinini, a capo dello Human Performance Lab (HPL) di Mapei Sport e consulente per gli sport di squadra come calcio, pallacanestro e la nazionale di sci alpino, e Andrea Morelli, responsabile del laboratorio di analisi del movimento e referente per il settore ciclismo, rispondendo alle domande del giornalista sportivo Pier Augusto Stagi.
L’iscrizione al convegno Mapei Sport è gratuita e obbligatoria: basta mandare un’email con il proprio nominativo all’indirizzo segreteria@mapeisport.it.

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

 

Giorgio Squinzi: fermate Froome!

Giorgio Squinzi: alla Mapei avrei fermato Froome

Giorgio Squinzi, ex presidente di Confindustria e Mister Mapei, parla della vicenda doping-Froome e ricorda la vicenda Garzelli al Giro d’Italia

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi non le manda a dire: “Non ho dubbi, come non ne ho avuti sedici anni fa: io al posto del Team Sky Froome l’avrei fermato”. Cosi ha parlato l’ex patron di uno delle squadre più forti del ciclismo moderno che continua a seguire, seppur da lontano, le vicende del mondo del pedale.

Giorgio Squinzi ha lasciato il mondo del ciclismo nel 2002 dopo che Stefano Garzelli, capitano della Mapei e già vincitore di due tappe nella prima settimana, risultò positivo ad un controllo antidoping e il patron della Mapei ben ricorda quel momento. “Era il 17 maggio 2002, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticare quella mazzata. Il Probenecid fu la pietra dello scandalo, un diuretico. Stefano venne allontanato dalla corsa, nonostante sostenesse di non aver mai assunto tale sostanza e si facesse l’ipotesi di un probabile inquinamento alimentare”.

Per Garzelli arrivarono ben 11 mesi di squalifica per responsabilità oggettiva e dice Squinzi “noi a fine stagione abbandonammo l’attività legata al ciclismo”.

Secondo Giorgio Squinzi  uno dei problemi che intrappola il ciclismo è il regolamento: “farraginoso, troppo vulnerabile e poco chiaro. Ricco di zone grigie, che il ciclismo e lo sport in genere non devono avere e non possono più permettersi”.

Il patron della Mapei è intransigente sul caso Froome-Salbutamolo: “Il limite è 1.000 nanogrammi millilitro? Lui è stato trovato a 2.000: è fuori. Lo ripeto: se fosse stato un nostro corridore, Froome non avrebbe incominciato nemmeno la stagione”.

Insomma intransigenza e trasparenza devono essere alla base del ciclismo secondo Squinzi: “Tim Wellens lo scorso anno si è ritirato dal Tour per non chiedere un’autorizzazione a utilizzare del cortisone per curare alcuni problemi di respirazione. Ho apprezzato parecchio le sue parole: le cose devono essere bianche o nere”.

Squinzi si interroga sull’importanza politico-economica del team di Chris Froome: “quello che trovo sbagliato sono i due pesi e le due misure e mi auguro che questo non dipenda dal peso che ha il marchio Sky e gli investimenti che fa in questo sport”.

E proprio sul capitolo investimenti, Squinzi attuale patron del Sassuolo è categorico: “Eravamo il team Sky di quei tempi, arrivammo a mettere nel ciclismo anche 15 milioni l’anno. Investiamo ancora negli eventi UCI Ma non vogliamo legare il nostro nome alle vicende di uno o dell’altro corridore, è troppo rischioso, il ciclismo oggi è un investimento negativo”.

Le parole del patron di Mapei seguono una serie di polemiche che hanno coinvolto il capitano del Team Sky, le posizioni sono spesso diametralmente opposto ma spesso condivisibili.

 

Giorgio Squinzi: chi è?

Giorgio Squinzi nato a Cisano Bergamasco il , 18 maggio del 1943 è un notissimo imprenditore del settore  chimico italiano, amministratore unico di Mapei, azienda fondata da suo padre Rodolfo nel lontano 1937. Squinzi è stato presidente di Confindustria dal 2012 al 2016.

Il proprietario della Mapei è stroricamente appassionato di ciclismo, il padre Rodolfo era stato per qualche anno professionista, la sua azienda ha sponsorizzato per dieci anni la squadra professionistica Mapei-Quick Step che ha rappresentato un dei team più forti degli anni ’90.

Dopo aver abbandonato il ciclismo la passione sportiva di Giorgio si è riversata nel calcio, arrivando ad acquistare il Sassuolo Calcio, squadra di provincia che ha portato a disputare l’Europa League (la seconda competizione europea per club).

Nel 1995 ha ottenuto il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana